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21 maggio 2018

Quando la realtà è il contrario

In più occasioni ho sottolineato come le parole e i concetti da capire ci siano già tutti: basta solo... capirli. Per farlo, è necessario prenderli e lavorarci sopra. Il risultato è che, quelle parole e quei concetti, li abbiamo fatti nostri. Per prenderli e lavorarci sopra, è necessario mollare un istante la titanica mole di idee, convinzioni, giudizi, pregiudizi e credenze a cui siamo tanto affezionati. Per mollare tutto ciò, è necessario uscire dalla gabbia della nostra percezione attuale. Per uscire dalla gabbia, è necessaria un po' di umiltà. Per essere umili, è necessario fare un passo indietro: "forse non ho tutte le risposte e magari alcune di quelle che ho sono basate su presunte verità altrui, o su ragionamenti influenzati dal mio contesto sociale, o su interpretazioni errate, o su esperienze altrui e non vissute da me in prima persona".

L'altro giorno il titolo di un articolo su Internet mi ha attirato: "Lettera aperta a Krishnamurti". Avete presente, no, il famoso filosofo/maestro spirituale indiano. Devo dire che non l'ho mai seguito molto, non mi ha mai "harbato" alla follia, ma un po' il suo pensiero l'ho ascoltato e letto. Va bene: apro l'articolo dal blog "Maestro di dietrologia" e lo leggo. Wow, ragazzi. È meraviglioso. Illuminante, oserei dire.

"Perchè?", vi chiederete. Semplice: perchè, da quelle parole, risulta chiaro come mille soli estivi che l'autore, in merito alla spiritualità o evoluzione individuale, non ha capito un beneamato cazzo. Ma niente, proprio.

E non c'è nulla di male in questo. Lo ritengo un articolo illuminante davvero, perchè mette in evidenza un tipo di approccio alle idee che è tipico della maggioranza delle persone nella maggior parte dei casi. Per dire, basta pensare alla questione "Dio esiste oppure no": un puttanaio atomico di gente che è convinta che esista e altrettanti che hanno le prove logiche della non esistenza, in un dibattito destinato ad andare avanti fin quando l'umanità non verrà scacciata dalla faccia della vita. In quanti, però, si chiedono: ma non è che stiamo basando tutto su un'idea di Dio sbagliata?

Ecco: l'autore della "lettera aperta a Krishnamurti", come purtroppo un numero mostruoso di persone, non rientra nell'ultimo modo di ragionare. Lui ha letto o ascoltato le idee di Krishnamurti (che poi sono sempre quelle, in giro da migliaia di anni... Il buon Jiddu non ha inventato nulla di nuovo), si è convinto che cozzassero con le sue convinzioni e le ha rigettate in blocco. Ha provato a capirle? Manco pe' niente. Esempio.
"Il discorso sulla libertà intesa come assenza di scelta, il discorso del pensiero dell'IO visto come limite umano, il discorso contro il dualismo.
Dicevi che proprio questa divisione dualistica impedisce la percezione diretta che è alla base del conflitto e dell'infelicità dell'uomo. Tutto ciò, però, è contraddetto dal fatto che sei sempre attento a qualsiasi alito di vento mentre cammini, alla faccia dell'assenza del'IO e dell'EGO, del lasciarsi andare, sei il primo a tradire i tuoi intenti.
Non c'è persona più egoica di quella che pretende di insegnare ad azzerare la memoria personale ed il pensiero mentale dell'IO, questo nirvana come luogo-non luogo di salvezza dal mondo illusorio, è una chimera per gli schiavi.
"
"Annullare l'Io" non significa "azzerare la memoria personale e il pensiero mentale": significa "far morire" quella parte "inferiore" (la "natura bassa" di cui ho parlato nel post precedente) con la quale ci identifichiamo. Gesù diceva: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà." (Matteo 16, 24-25). Stessa cosa. La morte di Gesù in croce è essa stessa un'altra raffigurazione della "morte" della carne e della "nascita in spirito".

E, parentesi, è proprio quando l'Io/ego/chiamatelo-come-volete sparisce che si è davvero "sempre attenti a qualsiasi alito di vento". Quando invece è presente l'Io, è l'inconsapevolezza a regnare sovrana perchè è lui a prendersi tutta l'attenzione, a vivere al posto nostro. È il contrario, insomma.

Comunque... Altro esempio.
"Forse devono viaggiare parallelamente per essere compiute e realizzate queste due vie, non può esistere spirito senza materialità, come piacerebbe a voi GURU / NON-GURU, il pensiero oggettivo, l'osservazione pura del mondo e stronzate del genere, NOI siamo incarnati in questa realtà proprio perché dobbiamo sperimentare il dualismo e non baipassarlo, dobbiamo sperimentare i sentimenti che sono la base del dualismo, la libertà in questa dimensione deve passare dal "sangue", dalla terra, a meno che il padrone di turno non faccia il suo mestiere ed allora potremo anche noi saltare queste fasi di apprendimento sociale."
Il dualismo non va bypassato: va trasceso. È diverso. Bypassarlo significherebbe saltarlo, ignorarlo; trascenderlo significherebbe comprenderlo, studiarlo, capirlo. È il contrario. Chi ha detto di "bypassare il dualismo"? Non ricordo esattamente ogni singola parola pronunciata da Krishnamurti, ma sono piuttosto sicuro non abbia mai inteso di "saltare il dualismo". Avrà forse detto di "uscire dal dualismo", che non è proprio la stessa cosa.

Insomma, avete capito. Cos'è successo? Questo tizio ha interpretato i concetti che ha sentito da Krishnamurti riportandoli alla sua visione, al significato che gli è stato detto che quei concetti hanno. Interpretazione, in pratica. Ma vi dirò di più: scommetto che l'autore non ha nemmeno mai minimamente tentato di capire davvero. Non si è mai messo lì a dire: "Aspetta, cos'è che ha detto questo qui? Io... Non-Io... Cosa intende? Cos'è l'Io? Zittire la mente? Cioè?". Nulla di tutto questo. Ha sentito che "la mente è sempre occupata a pensare e non c'è mai spazio per qualcos'altro. Dunque bisogna zittire la mente" e ha subito associato questa idea con "annullare i miei pensieri, le mie conoscenze, me stesso. È un'idea sbagliata, fa comodo al potere, quindi la rifiuto". Ma questa non è l'idea di Krishnamurti, del Buddismo, dell'Induismo, del Cristianesimo o di qualsiasi altra filosofia dell'evoluzione personale seria: è la sua stessa idea personale. L'autore non sta rifiutando un pensiero altrui: sta rifiutando la sua stessa interpretazione di un pensiero altrui.

E lo facciamo tutti, eh, molto spesso anche.

Negli ultimi anni mi è capitato di leggere della "teoria della Terra piatta". Ricordo che, all'inizio, rimasi talmente colpito da un'ipotesi del genere che ne fui interessato. "È una cosa talmente grande e ovvia, la forma della Terra, che potrebbe benissimo essere una bufala". E non sarebbe nemmeno la prima di proporzioni simili. Già solo questo senso di straniamento misto a fascino mi portò ad accantonare un attimo le mie (e, penso, vostre) convinzioni in merito, facendomi decidere di andare più a fondo. Ho letto un po' di informazioni a favore del "terrapiattismo", guardato immagini, video... Insomma: mi ci sono tuffato senza pregiudizi. Ero proprio semplicemente curioso, come un bambino. Quando sono stato soddisfatto dalla ricerca, ho tratto la mia conclusione: la "teoria della Terra piatta" è una cagata pazzesca. Sarei potuto giungere al medesimo verdetto senza spendere tempo ed energie con una ricerca? Sì, penso di sì. Però mi piace, e ritengo sia più corretto, tenere la mente aperta e analizzare seriamente punti di vista anche strani e fantasiosi. Solo così, prendendo informazioni e facendole nostre, ci si può fare un'idea delle cose, ma spesso non lo facciamo. Eh vabbè...

Ne approfitto, intanto, e cito ancora un passaggio dell'articolo per evidenziare un punto spinoso che io stesso ho faticato a comprendere, nel corso del mio cammino: l'osservazione.
"Capisco faccia comodo al POTERE, lo stesso che poi ti mantiene (brutto termine, ma quello si REALE e poco illusorio), fare tabula rasa del pensiero soggettivo, della nostra di coscienza, LUI si adopera a fare bene il suo mestiere, siamo noi che latitiamo e poi ci chiedi di osservare, di non ribellarci, di non fare nulla... 

Ok, dammi i tuoi soldi allora, poi ti prometto che rimango impassibile come una canna di bambù."
L'osservazione è la chiave della comprensione di noi, dei nostri meccanismi. Osservarsi significa diventare consapevoli di ciò che siamo/di ciò che è. E spesso, quando si cerca una spiegazione di cosa significhi "osservare", si legge qualcosa del tipo: "osservare significa non farsi trascinare dagli eventi, dai pensieri, dalle emozioni. Allo stesso tempo non significa 'resistere' o 'opporsi' ad essi. Significa 'lasciare andare'". Letto così, è facile associare l'osservazione con la passività: qualunque cosa succeda, io non faccio niente e lascio che vada da sè.

Nulla di più lontano dalla realtà. In effetti è l'esatto contrario della realtà.  State guardando il telegiornale e appare Renzi; lo vedete... e vi incazzate perchè è di un'antipatia unica. Ok? Bene. La prossima volta che guardate il tg e appare Renzi, lo vedete... e vi incazzate perchè è di un'antipatia unica, da prendere a sberle quanti sono i granelli di sabbia sulla faccia della Terra e sul fondo del mare.

Voi reagite. Giusto? Ok. Domanda: secondo voi, il vostro è un atteggiamento attivo o passivo? Pensateci bene. Tutte le volte che Renzi appare al tg, voi reagite sempre incazzandovi. Siete attivi o passivi?

Come avrete facilmente intuito dalle mie domande, la risposta è la seconda (ma va?): "passivi". Ma perchè? Perchè bisogna intanto chiedersi chi è che reagisce: siete voi o è il "pilota automatico" animale? La reazione è spontanea o "addestrata"? Sfido chiunque a dire con la certezza più assoluta che la reazione è spontanea. Perchè non lo è. A un certo punto, Renzi vi è stato sui coglioni per qualche motivo (come sta sui coglioni anche a me) e da lì in poi la sola vista del suo faccione paffuto genera in voi un certo fastidio. E voi cosa fate? Seguite questo fastidio. È lui a prendervi per mano, e voi accettate il suo invito senza che ve ne accorgiate.

Rifaccio la domanda: secondo voi, il vostro è un atteggiamento attivo o passivo? Scegliete di seguire il fastidio... o vi fate trascinare?

L'osservazione è l'esatto opposto. Io osservo il fastidio, non faccio resistenza (cioè non lo reprimo) nè mi faccio prendere: lo osservo. Io sono altro, sono staccato, separato. Lo sento, lo vedo, lo percepisco, lo vivo... ma sono in una posizione per cui scelgo io se ed eventualmente come seguirlo. Questo è un atteggiamento attivo. Si chiama "libertà". Voi guardate Renzi al tg, magari il fastidio lo provate, ma su di voi non ha effetto a meno che non siate voi a decidere che lo abbia.

Come fare? Accorgetevi. Fermate il pilota automatico, mettetevi in mezzo, interrompete il flusso, siate presenti. Lo si può fare in ogni momento della giornata e risulta particolarmente efficace farlo mentre si sta provando un'emozione, o un pensiero che genera un'emozione, negativa. In questo modo ci si renderà conto che quell'emozione, scatenata da un evento o un pensiero, è fragile, ha fondamenta leggere e, per di più, non è l'unica e sola emozione sperimentabile in quel determinato momento per quelle determinate cause. Trasmutare le emozioni da "succhiatrici di energia" a "donatrici di energia" non significa "cambiare i pensieri" e farli diventare tutti positivi. Quella è una forzatura, una sostituzione di merda brutta con merda bella: sempre merda è. Qui non bisogna sostituire niente: bisogna solo riconoscere ciò che già c'è. Punto.

È uno sforzo di volontà non indifferente ma tanto, ragazzi, la prospettiva finale è sempre e solo una: a un certo punto, qui, si deve morire. Preferite andarvene tormentati avendo vissuto solo per un paio di minuti, se vi è andata bene, oppure avendo provato davvero a vivere ogni singolo istante?
A voi la scelta.

16 maggio 2018

Siamo in due. Letteralmente.

M'è capitato che mi tornasse la scimmia verso la tematica spirituale/evoluzione personale. Dio santo, solo scrivere queste due etichette mi fa venire la pelle d'oca. Se penso a quanto sterco emerge nelle nostre teste quando si legge la parola "spiritualità"... Oceani marroni e mollicci di farneticazioni sul "qui e ora", sulla mente, sulla presenza eccetera eccetera. E quando si parla di "spiritualità" si pensa a qualcosa di etereo, impalpabile, volatile, filosofico nel senso deleterio e immateriale del termine. E invece, cazzo, è più materiale del materiale. È la materia della materia.

Non so esattamente come ma qualche settimana fa ho provato un piccolo "scatto" di consapevolezza, un fuoco che si è acceso e ha scosso la mia volontà. Allora ho sentito la spinta di un ritorno a queste tematiche e mi sono imbattuto, tra parentesi, nell'alchimia, che altro non è che l'ennesimo vocabolario diverso per descrivere le stesse cose nelle quali mi sono imbattuto in questi circa 10 anni. A meno che, certo, non la si intenda come mettersi lì con alambicchi, bunsen, provette e imbuti a giocare al piccolo chimico per trasformare il piombo in oro.

Ma non sono qua per disquisire di alchimia. Vorrei invece parlare di un dato di fatto, che forse è IL dato di fatto per eccellenza, l'inizio di qualsivoglia processo di evoluzione individuale: l'identificazione. O meglio: la consapevolezza dell'identificazione.

Ne ho già parlato, qualche anno fa (i lettori d'antan lo sanno molto bene: credo di aver fatto loro 'na capa tanta su 'ste cose), ma di acqua sotto i ponti ne è passata abbastanza ed è giusto tornarci sopra con una consapevolezza diversa e, spero, una maggiore chiarezza. È un'evoluzione del concetto di "diavolo", ovvero "colui che divide". Divide cosa? Noi dall'esperienza diretta del divino (cioè della vita, di noi stessi, dell'essenza ecc). Avevo già detto che il diavolo, in sostanza, siamo noi nel momento (cioè sempre) in cui ci identifichiamo con la nostra natura animale. Liberandoci da questa identificazione saremo liberi come esseri viventi.

Bene: è davvero così. Nel nostro corpo ci sono realmente due... intelligenze, potremmo definirle: una animale, meccanica, "bassa", egoica; una animica, viva, "alta", totale.

L'intelligenza animale, chiamiamola "natura bassa", si basa su pochi ed efficaci istinti: sopravvivenza e riproduzione. Da questa natura nascono tutte quelle emozioni e pensieri che normalmente definiamo come "negativi": paura, violenza, rabbia, tristezza, odio, bisogno di considerazione, invidia, inadeguatezza e non solo. Ma anche la pulsione sessuale, l'ossessività, il bisogno sempre di qualcosa o qualcuno per "essere felici".

L'intelligenza animica, chiamiamola "natura alta", invece è la fonte di tutto ciò che è positivo: amore, compassione, felicità, entusiasmo, allegria, altruismo, senso del servizio, innamoramento, gioia, comprensione e chi più ne ha più ne metta.

Ci siamo fin qui? No perchè, di solito, già entrare nell'ottica che forse non siamo esattamente come di norma ci percepiamo è una bella lotta contro un quercia con radici profondissime e contro un'enorme confusione interiore. Ok, ora: una volta fatta questa bella classificazione, che mi sta a significare?

Che c'è un'inculata. In sostanza è un discorso di attenzione e, come conseguenza, di identificazione. Nel corso della nostra vita abbiamo dato sempre più attenzione alla "natura bassa". Il risultato è che questa si è in un certo senso avvinghiata a noi, ha preso la nostra forma e ci guida costantemente attraverso i suoi loop, i suoi cicli fatti di azioni ripetute sempre uguali fra loro. Ti insulto? Ti insulto la madre? Tu ti incazzi e mi prendi a vangate nelle palle. Lo fa un altro? Tu ti incazzi e lo prendi a vangate nelle palle. Vedi una bella donna? Ti parte l'embolo. Ne vedi un'altra? Ti parte l'embolo.

Attenzione: non dico che sia sbagliato (perchè non lo è). Dico solo che è meccanico, automatico. L'animale, che ragiona in termini di sopravvivenza (attacco-difesa) e riproduzione della specie, è così. Punto. L'inculata è che non ci accorgiamo di cosa accade nel momento in cui accade, e quindi lasciamo che sia l'abitudine dell'animale ad agire al posto nostro. "Ma come? Come fa ad agire l'animale? Sono io che agisco". No! È questa l'inculata! È credere di essere presenti quando in realtà non lo siamo. "Perdonali perchè non sanno quello che fanno", diceva giustamente qualcuno. Crediamo che incazzarci quando ci insultano sia l'unica via disponibile perchè l'animale ha sempre fatto così. L'animale si sente minacciato e quindi, per istinto di sopravvivenza (sul quale l'influenza sociale ha costruito mille castelli di idee e abitudini), reagisce rizzando il pelo. Il che va bene, è il suo lavoro.

Ma chi l'ha detto che bisogna sempre seguire la rabbia? Nessuno. È questo il bello. E c'è un trucco per capirlo in prima persona: accorgersi. Nelle piccole noie quotidiane, quando si sente crescere la tristezza, la rabbia o quello che è, anche solo il fastidio, tac! Bisogna accorgersene, essere presenti. "Da dove viene questa cosa? Perchè provo fastidio? Chi è che lo sta provando, qual è l'origine?". E occhio perchè non è tanto un lavoro psicologico: è proprio un esercizio di presenza. È rendersi conto davvero qui e ora, non andare a cercare il trauma dell'infanzia di un padre che ci prendeva a cinghiate tenendoci la testa nel water subito dopo averci cagato dentro. È proprio un: "ora, adesso, questa emozione, questa sensazione... da dove viene?"

Allora, piano piano, accade un piccolo miracolo. Ci si rende conto che moltissimi dei nostri pensieri e giudizi hanno lavorato in automatico per anni e provenivano da un'intelligenza che non siamo noi. Si crea lentamente una sorta di spazio e sorge una sottile ma quantomai tangibile consapevolezza: l'animale è altro da noi. Noi non siamo l'intelligenza animale: siamo quell'altro, quella che prima ho chiamato "intelligenza animica", "natura alta". Più che un'intelligenza, c'è un altro termine che aiuta a definirla meglio: è una volontà. L'animale, l'intelligenza biologica, in sè, non ha volontà: reagisce agli stimoli esterni in maniera meccanica. Non è che vuole agire in un certo modo: è che non può fare altrimenti. "Esegue degli ordini", per così dire.

La volontà, invece, è un qualcosa di vivo, di intuitivo. La volontà agisce, perchè è l'unica parte realmente viva in noi. La volontà è l'essere, è quella parte che muove, che "sposta le montagne". Per rendersi conto, ci vuole volontà. Bisogna volerlo. Ci vuole una "abitudine volontaria", cioè una sorta di disciplina, di metodo, per cui ci mettiamo fisso in testa e nel corpo e in ogni dove di accorgerci di quello che facciamo e pensiamo; di osservare il motivo, l'origine del nostro comportamento. Perchè, al 99%, è una reazione meccanica, morta. Di sicuro lo è quando viene dall'animale. Quindi ogni volta che c'è rabbia, paura eccetera, ma anche solo lamentarsi, quello è al mille per mille l'animale. NON SIAMO NOI. Viceversa, ogni volta che c'è amore, gioia, innamoramento eccetera, eccoci lì! Quello che facciamo, e che abbiamo fatto per anni e anni, migliaia di giorni e fantastiliardi di secondi, è dare talmente tanta attenzione alla natura bassa da finire per credere di essere lei.

Quello spazio, quella separazione fra la nostra consapevolezza e la natura bassa, è scomparso, o forse non l'abbiamo mai avuto da quando siamo nati qui, da quando siamo "scesi nel corpo". Ciò non significa, però, che non possa esserci. Cominciando ad accorgersi (ovvero diventando consapevoli, ovvero osservando), lentamente, un pezzettino alla volta si crea spontaneamente questo spazio, un'intercapedine fra noi e l'animale. Con il tempo e la perseveranza l'animale avrà sempre meno potere di portarci dove vuole lui perchè questo potere glielo abbiamo dato noi e ora ce lo stiamo riprendendo. Lo abbiamo delegato a ruolo di guida senza nemmeno rendercene conto. La volontà si è sempre più ritirata e la natura, che in qualche modo deve perpetuarsi, ha predisposto un "sistema guida d'emergenza" che però non ha le capacità necessarie per fare un buon lavoro sul lungo periodo. E difatti, dopo un po' di tempo così, la gente obiettivamente non capisce più un cazzo ed è il regno della confusione.

Gesù, in Pistis Sophia, lo chiamava "spirito d'opposizione", che viene assegnato all'anima, ne prende la forma e la porta a commettere i suoi peccati, sigillandoli a lei così che poi, se essa non capirà i "misteri della luce" diventando libera, verrà giudicata colpevole e sarà costretta a tornare nel caos del corpo in un'altra incarnazione. E ancora e ancora e ancora e ancora e ancora...

Volontà. "Questa che provo è rabbia. Non è più giustificabile. Questo non sono io". "Mi sto lamentando. Non è più giustificabile. Questo non sono io". Che ne so, invento... Ci sono mille modi per razionalizzare una presa di coscienza. E non crediate che basti accorgersi una volta di essersi appena arrabbiati per trascendere la rabbia: è un processo molto più lungo, fatto di piccoli passi su piccoli passi. D'altronde qui si parla di abbattere un mondo intero e pensare di poterlo fare con una sola picconata è quantomeno da ingenui.

Lo sforzo è solo ed esclusivamente una questione di volontà: quello che sorge dopo viene da sè, senza che noi dobbiamo fare la minima fatica di immaginare chissà cosa. Bisogna solo dare il colpo alla prima tessera del domino. Poi la vita sa cosa fare. Sempre.

28 novembre 2017

La scientifica e la scienza (ovvero: la confusione tra il perché e il per-come)

Prendiamo un caso ipotetico. In una sperduta località di campagna nel Molise (notoriamente la regione italiana di cui sempre si parla ma mai si è vista, perfetta come set di scene fittizie) una donna viene ritrovata senza vita in un fienile, con le braccia mozzate e appoggiate accanto al cadavere. Partono le indagini, mentre il tremendo fatto giunge nei titoli di testa di Studio Aperto (il più famoso telegiornale fittizio della tv italiana). Dopo l'iniziale shock emotivo causato da tale efferata tragedia, l'italiano medio vuole soddisfare la sua morbosa, ma anche legittima, curiosità, ponendo di fronte al mondo la propria fatidica domanda: perchè? Arrivano gli inesorabili esperti del RIS di Parma e, dopo giorni di rilievi ed esami di laboratorio, giungono a delle prime, sconvolgenti, conclusioni: il cadavere femminile ritrovato è proprio di una donna, ed è morta di morte mortifera. Nelle giornate successive, la perspicacia e la temerarietà dei RIS definiscono la dinamica dei fatti: la morte è sopraggiunta non per sanguinamento dovuto all'asportazione degli arti superiori, ma bensì per soffocamento provocato con del fil di ferro.

Ma il popolo italico, imboccato e stimolato dai programmi televisivi pomeridiani sulle emittenti di Stato e quelle private, non si accontenta di avere la risposta relativa alla modalità dell'omicidio. D'altronde, la domanda posta originariamente non era "come è morta" ma "perchè è morta". Gli inquirenti indagano il marito della donna, del quale sono state trovate le impronte digitali sulla mannaia usata nel delitto. Dopo settimane di una rocambolesca caccia all'uomo nelle campagne vicino Bologna, l'uomo, tale Giovannino Lessopesce (detto "Ivan l'ucraino" per via dei suoi passati 3 matrimoni con altrettante badanti dell'anziana madre) viene catturato. Per la confessione è solo questione di ore. Avrebbe tagliato le braccia alla moglie come contrappasso per la di lei irrefrenabile mania di spendere interi stipendi in smalto per unghie con strass diamantati. Letteralmente diamantati. Dopodichè l'avrebbe soffocata con il fil di ferro come contrappasso per la di lei altra irrefrenabile mania di esercitare ripetutamente fellatio verso l'istruttore della palestra che frequentava un giorno sì e l'altro pure.

Ora, e soltanto ora, il quesito originario dei figli dello Stivale trova soddisfazione. Ora, e soltanto ora, il movente, ovvero il "perchè" dell'omicidio, è stato svelato. Da qui in avanti sarà solo questione di saziare l'incommensurabile sete di rosso e vivido sangue tipica della folla popolare di d'ursiana tradizione. Ma questo è un altro discorso...

Ordunque per quale ragione vi è cotanta smania di conoscere la motivazione dietro un semplice omicidio, mentre quando l'argomento è la conoscenza del mondo e dei suoi nobili meccanismi si eleva la scienza a nuova dea e svavillante faro dell'umanità, quando essa offre risposte solamente alla domanda "come?" e non a "perchè?"? Quando una persona chiede la natura di una determinata forza, come per esempio la forza di gravità, e le si risponde con una formula matematica, e dandole magari pure la definizione di "forza", codesta spiegazione, per quanto accurata e brillante, pecca gravemente di realtà, perdiana.

Nell'anglofono idioma del Bardo, il buon Guglielmo Scuotilancia, c'è una bella espressione che indica esattamente il problema: "to fall short", che si può tradurre con "fallire", "venir meno", ma che letteralmente sarebbe "cadere corto", ovvero "fermarsi prima". La scienza scaglia la sua freccia, da novella Robin Hood, ma evidentemente o l'arco non flette abbastanza o Robin ha il gomito dell'arciere, perchè la freccia va, va, va, va e va ancora, poi inizia una preoccupante parabola discendente e lemme lemme si smorza a terra senza aver nemmeno percorso metà della sua strada verso il bersaglio.

Per carità d'Iddio, saper descrivere come un evento, una forza o vattelapesca, si manifesta e si compie è cosa buona e giusta ed un buon passo iniziale. Ma iniziale. Dopodiché bisognerebbe interrogarsi sulla natura vera e propria di quel fenomeno. L'abbiamo osservato, l'abbiamo misurato, l'abbiamo descritto: ora capiamolo. Cioè: ora spieghiamolo. Cioè: ora rispondiamo alla domanda "perchè?". Cioè: ora capiamo cosa realmente è.

Cos'è il Sole, cos'è una forza, cos'è l'energia, cosa sono gli occhi... Cosa, cosa, cosa. Perchè, perchè, perchè.

13 ottobre 2017

Da -10 a +10: il potenziale dell'energia

Oggi vorrei parlare un po' degli stati d'animo che viviamo nella nostra vita quotidiana e di come si riesca a passare da un'apparente quiete normale all'euforia o alla depressione. È stato un periodo bello e intenso, quello degli ultimi 2 mesi circa, e mi ha dato l'occasione di osservare un meccanismo in azione con noi e su di noi 24 ore al giorno. Vediamo se riesco a spiegarlo. Molto probabilmente non vi suonerà nuovo, così come non suona nuovo a me, però stavolta sono riuscito a farci caso e penso sia comunque utile razionalizzarlo.

Il primo aspetto da ricordare e incidere nella pietra è che noi non agiamo (quasi) mai: noi reagiamo agli stimoli, da quelli mentali interiori a quelli materiali esteriori, seguendo delle "vie" che abbiamo assimilato, spesso inconsapevolmente, dal mondo esterno durante l'arco di tutta la nostra vita, giorno dopo giorno. Sono una miriade di voci provenienti dai genitori, dagli amici, dagli sconosciuti, dal contesto sociale, da quello culturale, da un evento e chi più ne ha più ne metta. Ne ho già parlato fino alla nausea tante altre volte, per cui non vi tedio oltre, ma serviva ricordarlo perchè il resto del discorso vi si innesta sopra.

Quanti cambi d'umore abbiamo, anche solo nell'arco di una giornata? Normalmente sono balzelli, più che sbalzi veri e propri, fra una modesta positività e una modesta negatività, passando per attimi di strana apatia. Come immagine per aiutarci nel discorso, usiamo un'onda sinusoidale.

(Ho riadattato un'immagine da Wikipedia)

(Ragazzi, è tutta una roba teorica, un modo per rappresentare un qualcosa che si verifica sempre. Non è realmente così: è soltanto la modalità che viene più congeniale a me per spiegare un fatto, tutto qua, non attaccatevici troppo)

L'asse verticale è il potenziale; quello orizzontale indica il tempo (il periodo, nell'immagine, è costante, ma nella realtà varia continuamente: possiamo essere felici per un quarto d'ora, così come per un secondo o per ore e ore o giorni, e poi piombare nella tristezza idem per qualche minuto, ora o secondo).

Lo 0 indica l'apatia; +10 e -10 sono, rispettivamente, la massima gioia/felicità/amore e la massima tristezza/depressione/odio esperibili dalla singola persona. In quanto tali, sono dei valori chiamiamoli "ideali" o "teorici", virtualmente irraggiungibili o dei quali è comunque estremamente complicato essere consapevoli (chi può affermare con certezza assoluta che "più di così non posso essere felice/triste"?). Sono i valori del cortocircuito, quelli in cui il dualismo scompare per lasciare il posto, anche per un solo istante, a un'altra cosa, trascendente.

La verticale, come detto, è il potenziale. Cos'è il potenziale? È l'energia della quale possiamo disporre sempre, tipo il serbatoio di benzina per un'auto. Per sua natura è neutra: "diventa" positiva o negativa in base a come noi interagiamo con essa, ovvero in base a quale "via" le facciamo prendere (ecco perchè ho dovuto fare quella breve introduzione, prima). Di norma, come già detto, non siamo però noi a scegliere consapevolmente in che "via" farla andare: al verificarsi di un determinato evento, ne prenderà una in particolare e, mancando quasi sempre l'occhio vigile della consapevolezza (ovvero: mancando noi), continuerà a prendere la stessa "via" ogni volta che quell'evento si verificherà uguale. Premo il tasto "vol+" sul telecomando e la tv alza il volume. Fine del discorso.

L'ampiezza è la quantità di energia potenziale che usiamo effettivamente in un determinato momento. Di norma è piuttosto bassa, ma se ci lanciassimo col paracadute da un aereo ne useremmo molta di più. Pensate all'innamoramento, all'attesa per un evento importante, al nervoso per un colloquio di lavoro: a tutte quelle circostanze, insomma, che esulano dalla normalità e che, in un modo o nell'altro, alzano in noi il livello di tensione (spesso anche di adrenalina). Ecco, questa tensione è l'ampiezza, cioè l'energia potenziale che effettivamente stiamo usando, della quale siamo effettivamente consapevoli in un dato momento.

Spero di essermi spiegato in maniera quantomeno decente e minimamente comprensibile, perchè il fulcro del post arriva ora. La questione è semplice: noi, la nostra energia, non la sappiamo gestire. Siamo un balìa delle onde, nell'oceano in tempesta con una barchetta di legno. Normalmente, di tutta l'energia potenziale, ne usiamo poca. Diciamo che oscilliamo tra un'ampiezza che va da +3 a -3, da "moderatamente felici" a "moderatamente infelici" in base alle circostanze. In questi momenti riusciamo ad avere un'apparenza di sanità, di controllo, di stabilità. I problemi sorgono quando, dal serbatoio del potenziale, caviamo fuori più energia. Un evento gradevole, che prima ci avrebbe portato da 0 a +3, ora può portarci fino a +7, +8 o +9 (+10 lasciamolo là). La tensione è maggiore e, finchè si rimane sul lato positivo del grafico, "sciambola che figata bella gente!" ma attenzione, perchè l'ampiezza è sempre speculare, dato che la quantità di energia in circolo, essendo neutra, può andare tutta da un lato o tutta dall'altro allo stesso modo. Quindi si può cadere nel lato oscuro in egual misura: -7, -8, -9 (-10 lasciamolo là). E lì, da festeggiare, c'è ben poco.

Qui sorgono molto evidenti le nostre magagne. L'aura di normalità si dissolve peggio della neve su Mercurio e ciò che prima era solo un piccolo fastidio ora diventa una botta di nervoso allucinante, da sfondare il muro a testate. O forse no. Forse siamo troppo "positivi" perchè quel piccolo evento negativo possa portarci "dall'altra parte" ma, dovesse riuscirci, sono ca...voli amari. Naturalmente vale anche l'opposto: un piccolo gesto che di norma ci porterebbe una modesta felicità potrebbe non essere sufficiente a farci uscire dal miasma di depressione nel quale siamo temporaneamente caduti ma, dovesse riuscirci, proveremmo una felicità amplificata, di molto superiore al solito.

Il fatto è che non lo sappiamo. Non siamo in controllo. Finchè il mare è abbastanza calmo riusciamo a destreggiarci in qualche modo, ma al minimo temporale si capisce subito che il culo, su quella barca, ce l'abbiamo per grazia ricevuta e le istruzioni per muoversi in maniera sensata dobbiamo trovarcele noi. Il mare va capito, va osservato. Altrimenti è normale essere schizofrenici; è normale che si uccida e che ci si uccida, che si stupri, che si voglia metterlo in quel posto al prossimo sempre e comunque, che si voglia prevalere, che ci si arrenda, che si passi dall'euforia alla depressione e ritorno in un nanosecondo, che si rimanga nell'ignoranza, che si creda a chiunque e a qualsiasi storia, che si cerchi appagamento sessuale a nastro, che si faccia il bastardo, che si voglia avere tutto come dei bambini capricciosi, che si crei e si perpetui una società come quella in cui viviamo.

Ogni volta che c'è maggiore tensione significa che una maggiore quantità di energia è stata "attivata", prelevata dal "serbatoio", cioè dal potenziale. Quindi c'è anche una maggiore possibilità di comprensione, di lavoro con l'energia per arrivare al famoso cortocircuito. La bravura sta nell'imparare piano piano come indirizzarla in maniera costruttiva.
E hai detto poco...

09 agosto 2017

Fatti una domanda e fottitene della risposta

Osho aveva maledettamente ragione. Non che sia stato lui a scoprire nulla di particolare o di particolarmente nuovo e rivoluzionario. Le realtà fattuali di cui parlava sono conosciute all'uomo da millenni, forse fin da quando ha fatto la sua comparsa su questo tòcco di roccia chiamato Pianeta Terra, e da allora tramandate sempre in qualche forma orale e scritta fra le generazioni fino al giorno d'oggi. E anche nei momenti di massima ignoranza c'è sempre stato qualcuno che con le sue parole ha tentato di riportare in superficie la sfera più profonda, il nucleo fondamentale di ogni essere umano e della vita stessa, affinchè le menti non ancora "corrotte" oltre il punto di non ritorno potessero trovarsi faccia a faccia con quei concetti utili per essere elevate al di sopra del materialismo.

Osho è stato il primo personaggio con cui sono entrato in contatto (non fisicamente, ovvio) che parlava di come moltissimi pensieri, anche quelli che riteniamo più nostri, appartengano in realtà al "sistema" o alle persone che ci stanno intorno: noi li assorbiamo soltanto e li ripetiamo fino a credere che siano davvero farina del nostro sacco. Addirittura, in merito a quelli provenienti dai nostri conoscenti e dai nostri parenti, diceva di fare molta attenzione: osservandoli un filo più attentamente, sarebbe possibile sentirli non con la nostra voce, ma proprio con quella delle persone che li hanno detti originariamente.

E parlava di come noi fossimo come il cielo: le nuvole, ovvero i pensieri, possono essere poche o tante, ma vanno e vengono in continuazione e in ogni caso il cielo rimane lì dov'è, senza venirne intaccato. Il nostro problema, invece, è quello di andare e venire con le nuvole, "dimenticandoci" (o "non accorgendoci") che noi in realtà siamo proprio il cielo, là, immobile, imperturbabile, osservatore imparziale dell'incedere degli eventi sottostanti.

Aveva ragione. Cazzo, se aveva ragione. Ci sono voluti più di 8 anni per iniziare a comprendere davvero un pochino cosa intendessero lui e mille altri maestri della riscoperta umana ma, ragazzi e ragazze: avevano (e hanno) ragione.

Stavo ripiombando in una buca psico-emotiva per una ragazza. Sentivo tornare lemme lemme il suo ascendente su di me. Mi attira, non mi attira, mi piace, non mi piace, ha un carattere tendenzialmente di m... però è bella, non mi ha fatto perdere la testa, non mi vede "in quel senso", ma sai... Insomma, credo sia una situazione nella quale tendenzialmente tutti, prima o poi, si sono trovati (magari pure più e più volte). Stavolta, però, mi sarei anche un po' rotto le balle di sottostare all'ennesimo ingarbugliato tormento basato sui soliti castelli di carta. Così mi sono preso un attimo di tranquillità, mi sono seduto, ho fissato un punto davanti a me, ho iniziato a respirare calmo e profondo, ho osservato un attimo il respiro e mi sono posto una domanda: perchè torni ciclicamente a pensare a 'sta ragazza che ti piace e non ti piace e che ok, è una buona amica, ma nulla più?

È una domanda di cui penso di sapere la risposta, la quale infatti è arrivata subito o quasi, seguita a breve distanza da congetture alternative a cui credo meno. Ma stavolta non era questo tipo di risposta mentale, che cercavo: volevo altro, qualcosa di più vero, di mio. Perchè non è possibile che la vita sia solo una serie infinita di ciclici problemi psico-emotivi dei quali non si conoscono l'origine nè i meccanismi, intervellata da alcuni fugaci momenti di gioia e felicità. Così, la risposta mentale è arrivata... e se n'è andata. Non le ho dato peso. C'era una distanza fra me e i pensieri, fra me e ciò che il pensiero di quella domanda e di quella risposta stavano generando nel mio corpo. Finalmente, porca miseria, sono riuscito per un attimo ad osservare.

L'attenzione era sul corpo, mentre il respiro scorreva lento, regolare e i pensieri si facevano incostanti, radi, lontani. Era solo osservazione: niente resistenza, niente lotta, niente fuga. Per un attimo sono stato seduto in riva al fiume mentre passava il cadavere del mio nemico. Puf! Magicamente il legame con il tormento in questione si è spezzato.

E mi sono accorto di come siamo costantemente tirati da tutti le parti dai pensieri. In noi si sono formati dei percorsi, dei sentieri: qualcuno più recente (il che spesso significa più superficiale), qualcuno meno (spesso coincide con quelli più radicati, più automatici). In primis i nostri familiari e poi, chiamiamolo, "il sistema" ci hanno impresso dentro dei canali, delle strade, vie attraverso cui (re)agire, pensare, vedere e, in ultima analisi, vivere. Col tempo le vie aumentano, aumentano e aumentano: ci sono quelle più battute e quelle meno. Alcune vie generano percorsi nuovi, altre si agganciano ed estendono tratti già esistenti. Man mano che scorre la clessidra e quotidianamente, cadenzati da un invisibile metronomo, i percorsi mettono sempre più in profondità le loro radici, noi confondiamo tali strade "iniettate" dall'esterno per le nostre, fino a farci dire: "io penso questo, questo e quest'altro". Arriva uno stimolo esterno e noi reagiamo in un modo che pian piano diventerà standard e si ripeterà identico ogni qualvolta si presenterà il medesimo stimolo. E saremo convinti sia il nostro modo.

Appena si riesce (anche con una bella dose di culo...) a staccarsi per un solo istante anche soltanto da una di queste strade, ci si accorge di come "il sistema" sia ferocemente avvinghiato sotto la nostra pelle e agisca costantemente al di sotto del nostro livello di consapevolezza. Pistis Sophia, ve lo ricordate? Lo "spirito d'opposizione"... Cosa diceva Gesù in merito allo spirito d'opposizione?
"Non appena l’anima beve dal calice [dell'oblio], dimentica tutti i luoghi nei quali era andata, e tutti i castighi tra i quali era passata. Quel calice dell’acqua dell’oblio diventa un corpo all’esterno dell’anima, rassomigliante all’anima in tutte le forme, e simile a lei: esso è il cosiddetto spirito di opposizione. [...] Questo calice dell’oblio diviene per l’anima lo spirito di opposizione: resta all’esterno dell’anima, le fa da abito essendole simile sotto ogni aspetto ed essendo un involucro all’esterno di lei, come un abito."
Ed è così. Aveva ragione. Banalmente: ho provato a replicare l'esperimento. Mi sono seduto, ho fissato un punto davanti a me, ho iniziato a respirare calmo e profondo eccetera e mi sono fatto un'altra domanda, a caso. Risultato? Non sono riuscito ad osservare. Perchè? Per vari motivi: seguivo la domanda, seguivo la risposta e gli altri ragionamenti, ma il motivo principale è: perchè ero legato a un'aspettativa. "Già una volta, seguendo questo tipo di preparazione, sono giunto a un meraviglioso risultato; ora, ripetendo la medesima preparazione, mi aspetto di giungere al medesimo risultato". Ciao, buonanotte. E infatti non è successo niente.

C'è un percorso estremamente battuto, ovvero estremamente radicato, estremamente "rassomigliante all'anima", che è quello dell'aspettativa: in momenti diversi, ricreo le stesse identiche condizioni e mi aspetto di ottenere lo stesso identico risultato. Da cretino (leggi "inconsapevole") seguo questo percorso, mi lego ad esso, mi identifico totalmente con lui e con la mia aspettativa, e puntualmente non succede nulla. Ma è ovvio: c'è attaccamento e, se c'è attaccamento, per definizione non può esserci osservazione.

Capite quanto subdolo, profondo, costante, radicato e convincente (d'altronde parliamo del "grande ingannatore") è l'insieme delle meccanicità inconsapevoli che noi identifichiamo come "io"? Capite quanto la "retta via" sia un filo spesso meno di un capello e come sia facilissimo all'inverosimile cadere da una parte o dall'altra? Il 99,9999% del tempo cadiamo: per pura botta di fortuna (dal nostro punto di vista) ogni tanto capita quell'attimo di lucidità, da saper cogliere al volo per iniziare ad apportare delle modifiche, per cominciare a smuovere qualcos'altro rimasto sopito.

Porsi una domanda e osservare le reazioni fisiche, psicologiche ed emotive è un'ottima "terapia". Alla fine... Quanti anni è che scrivo di questi argomenti? Quanti anni luce di testi sono stati scritti in merito, nel corso della storia umana? Quante rappresentazioni sono state fatte, quanti vocabolari usati, quante immagini dipinte e storie raccontate? Bene, l'argomento "liberazione personale", "rinascita interiore", "risveglio, salvezza dell'anima" o vattelapesca, si può riassumere tutto in una semplicissima espressione: osservazione della meccanicità.

Tutto, dal punto spazialmente e temporalmente più lontano dell'universo, a noi stessi, a me che sto scrivendo e a te che stai leggendo in questo preciso momento, è meccanico, ciclico, di causa-effetto. È la natura di questa realtà in manifestazione. Vuoi comprenderla? L'unico mezzo a disposizione, che ti accompagna costantemente dall'attimo della nascita a quello della morte, sei tu, ovvero: corpo, mente e (fumosamente) anima. Osservati, osserva la meccanicità di ciò che è stato innestato sulla/nella tua testa, e di conseguenza nel tuo corpo, sui tuoi istinti.

Passa una bella figa e ti parte l'embolo? Quello è un percorso innestato, chissà quanti anni fa e da allora molto ma molto ma molto ma molto ma molto battuto/radicato, sul tuo istinto sessuale naturale (e, quindi, tra i più difficili da osservare/comprendere davvero). Non è il TUO percorso. Prenditi un momento di calma e fatti una domanda: perchè alla vista della prima gonnellina mi parte l'embolo? Sbattitene il cazzo delle risposte mentali che arriveranno. Osserva e stop. Osserva i pensieri, il corpo, l'emotività. Osserva e stop. Non farti tirare dentro, non combattere, non resistere, non seguire. E non forzarti. Osserva e stop. E non attaccarti a quello che ho scritto, che hai letto in giro o ti hanno detto. Osserva e stop.

Va da sè, si capisce, come questo esempio riguardi uno degli aspetti biologici più grandi e potenti della natura umana. Per cominciare, farei domande su aspetti meccanici più circoscritti e semplici. L'esempio è solo un caso clamoroso, forse il più clamoroso, col quale credo tutti (specularmente anche le femminucce) abbiamo a che fare. Serve solo per darvi un'idea teorica del discorso.

Perchè tanto lo sapete, no? Nessun'altro può comprendere per voi; nessun libro puoi dirvi la verità; nessuna scuola può insegnarvela; nessuna persona può darvela. Sta solo a voi.

03 agosto 2017

Il gatto di Schrödinger e Dio

Con la logica si può arrivare a tutto. Fate una ricerca su Internet e vedrete come la logica applicata all'esistenza o meno di Dio sia fantastica da ambo i lati: tra chi dice che Dio, se davvero fosse onnipotente, potrebbe scegliere di non esistere ma ciò significherebbe che ciò che non esiste in realtà esiste; chi dice che tutto ciò che si muove è mosso da qualcosa, e quindi l'universo è mosso da un'entità superiore, più grande... Ce n'è per tutti i gusti e ogni volta qualcuno viene fuori con "la prova definitiva" dell'esistenza di Dio o della non esistenza.

Sapete una cosa? Hanno ragione entrambe le parti. Dio esiste e Dio non esiste. Come è possibile? È il gatto di Schrödinger. Cito Wikipedia:
"Si rinchiuda un gatto in una scatola d'acciaio insieme alla seguente macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilità d'essere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore Geiger si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un'ora forse uno dei suoi atomi si disintegrerà, ma anche, in modo parimenti probabile, nessuno; se l'evento si verifica il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un'ora, si direbbe che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo si fosse disintegrato, mentre la prima disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. La funzione \Psi dell'intero sistema porta ad affermare che in essa il gatto vivo e il gatto morto non sono degli stati puri, ma miscelati con uguale peso."
Ovvero: il gatto è vivo e morto allo stesso tempo, fino a che un osservatore esterno non apre la scatola per verificarne lo stato effettivo.

Dio esiste e non esiste finchè la persona non "apre la scatola", cioè fin quando la persona non la smette di farsi pippe mentali su pippe mentali credendo di stare trovando le risposte giuste alle domande giuste, e non inizia davvero ad osservare "il sistema".

Un conto è dire "Dio è questo, questo, questo e ha questa e questa e questa caratteristica, quindi esiste/non esiste per questo, questo e quest'altro motivo"; un altro è saperlo. Un conto è prendere carta e penna e disegnare una macchina o una casa; un altro è avere la macchina o la casa davanti agli occhi. Un conto è indicare; un altro è sentire, provare, toccare. Un conto è rappresentare un'idea; un altro è viverne il significato. Un conto è parlare tanto; un altro è dire tanto.

26 luglio 2017

E poi ci si chiede perchè la gente sta male...

Non so esattamente il perchè, ma mi è venuta in mente la parabola del seminatore. Così, ad minchiam. Allora sono andato a rileggermela e, per pura curiosità, ho pensato di cercare come essa venga spiegata da quella massa di scribi e farisei appartenenti all'istituzione impropriamente chiamata Chiesa. Non che una qualunque spiegazione sia necessaria, dato che, come potete leggere qui sotto, il messaggio è piuttosto chiaro, bello, tondo, pulito, semplice. Forse fin troppo semplice... E a certa gente le cose semplici non piacciono, devono complicarle, arzigogolarle con un oceano liquido di minchiate partorite dalle loro menti deviate nel corso dei decenni della loro vita.

Ecco il testo della parabola. È presente in tutti e 3 i vangeli sinottici, ma ho preso la versione di Marco perchè è quella un filo più completa.
Marco 4, 1-20
[1] Gesù si mise di nuovo a insegnare presso il mare. Una gran folla si radunò intorno a lui. Perciò egli, montato su una barca, vi sedette stando in mare, mentre tutta la folla era a terra sulla riva. [2] Egli insegnava loro molte cose in parabole, e diceva loro nel suo insegnamento: [3] «Ascoltate: il seminatore uscì a seminare. [4] Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono. [5] Un'altra cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; [6] ma quando il sole si levò, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. [7] Un'altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto. [8] Altre parti caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno». [9] Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda». [10] Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole. [11] Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: [12] "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati"».
[13] Poi disse loro: «Non capite questa parabola? Come comprenderete tutte le altre parabole? [14] Il seminatore semina la parola. [15] Quelli che sono lungo la strada, sono coloro nei quali è seminata la parola; e quando l'hanno udita, subito viene Satana e porta via la parola seminata in loro. [16] E così quelli che ricevono il seme in luoghi rocciosi sono coloro che, quando odono la parola, la ricevono subito con gioia; [17] ma non hanno in sé radice e sono di corta durata; poi, quando vengono tribolazione e persecuzione a causa della parola, sono subito sviati. [18] E altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine; cioè coloro che hanno udito la parola; [19] poi gli impegni mondani, l'inganno delle ricchezze, l'avidità delle altre cose, penetrati in loro, soffocano la parola, che così riesce infruttuosa. [20] Quelli poi che hanno ricevuto il seme in buona terra sono coloro che odono la parola e l'accolgono e fruttano il trenta, il sessanta e il cento per uno».
Concordate con me, sul fatto che ci sia ben poco da spiegare? Qualcosa c'è, eh... Qualcosa che forse sfugge, a una lettura veloce, qualcosa sul quale di primo acchito si tende un po' a sorvolare...

Ma vediamo come ne parla, e su cosa si focalizza, l'Avvenire. Cioè, voglio dire: stiamo parlando della Conferenza Episcopale Italiana. Mica cotica. Naturalmente io ho preso solo un esempio perchè mi preme evidenziare una criticità, che non si riferisce strettamente alle parole ma a un tipo di mentalità e di sentire.
Il testo integrale dell'intervento lo trovate a questa pagina: qui io riporto solo degli estratti, se no diventa 'na mattonata terrificante. Già il post è lungo (e vi chiedo perdono) perchè, se la parabola non richiede chissà quali spiegazioni, le vaccate interpretative sono tante e mastodontiche. Se mettessi pure il testo intero non finiamo più...
L'inizio della predica è già molto indicativo del disagio mentale insito in chi dovrebbe diffondere il messaggio e aiutare a capirlo:
"A un primo impatto, l’impressione che si ha leggendo la parabola del seminatore (Lc 8, 5-8.11 15), è che siamo di fronte a un contadino quanto meno sprovveduto e poco accorto, che non conosce il proprio mestiere. Getta il seme a caso, sprecando in abbondanza un bene prezioso e mettendo a rischio il buon esito del raccolto."
Cioè... È una cavolata, ovviamente. Non metto in discussione l'osservazione in sè e per sè, che ci può pure stare: quello su cui vorrei portare l'attenzione è lo stato mentale da cui, dopo aver letto e (teoricamente) provato a comprendere la parabola, può sorgere una riflessione su un simile aspetto. Pensate a quanto ingarbugliate devono essere le sinapsi dell'autore di questa predica, don Antonio Sciortino: di tutto il significato del messaggio, lui è riuscito a tirare fuori una considerazione su un aspetto totalmente trascurabile e sul quale, penso, nessuno si è mai soffermato (specialmente a una prima lettura, "a un primo impatto") e a cui nessuno può fregare di meno. Però, però, dai: è soltanto un'osservazione giusto per cominciare. Poi più avanti arriverà il punto di svolta e si capirà meglio il motivo di un inizio simile.

Certo che sì. E infatti, dopo qualche divagazione a sostegno dell'idea di incapacità di un contadino che spreca i semi gettandoli pure sul cemento, arriva uno dei punti nodali della predica:

"Quel che è stoltezza per gli uomini, è saggezza agli occhi di Dio. Non possiamo immaginare che Gesù sia uno 'sprovveduto seminatore', che spreca il seme gettandolo ovunque, a caso. Luca vuol farci capire subito che nel regno di Dio non c’è preclusione per nessuno. Nessuno è discriminato perché il suo terreno è sassoso o pieno di spine. Il cristianesimo non è un club esclusivo per eletti e santi, tanto meno una 'setta' per pochi adepti. La salvezza di Dio è universale. La 'buona novella' è per tutti, per i buoni e i cattivi."
Ottimo. Nulla da obiettare. Quando una persona, invece di rimanere intrappolata nella meccanicità di schemi mentali e modi sentire beceri, arbitrari, superficiali ("gli uccelli che mangiano i semi", o "Satana che li porta via", tutto ciò che va a comporre l'ego, lo spirito d'opposizione, il dia-volo ovvero "colui che divide"), inizia invece a intuire che c'è qualcosa che non quadra, che c'è qualcosa di diverso in merito a sè stesso, passa dall'essere "sulla strada" all'essere "in un suolo roccioso". Mano a mano che la persona riesce a far emergere questo stato dell'essere, fino a quel momento nascosto, il suo terreno cambia ed arriva piano piano, con un duro lavoro su di sè, a stabilizzarsi sempre di più sulla "buona terra", cioè quello stato in cui la "parola", ovvero l'essenza di sè, della vita, dell'Uno, dell'universo, di Dio eccetera eccetera, è manifesta, tangibile, meravigliosamente preponderante. I terreni di cui si parla sono stati dell'essere, che ognuno di noi sperimenta o può sperimentare e fra i quali oscilla, o può oscillare, in ogni minimo istante.

Perfetto. Visto? Alla fine della fiera quell'introduzione frutto di una mente petulante e "imparata" a perdersi su dettagli secondari ha prodotto comunque qualcosa di buono (anche se il don di sicuro non la intende proprio così, tutta la storia degli "stati dell'essere"...).

Due righe dopo, il disastro.
"Gesù intende seminare dappertutto, non si lascia guidare da criteri umani di opportunità ed efficienza. Semmai, contro ogni consuetudine, predilige i terreni più difficili e impervi, quelli all’apparenza improduttivi e ai margini, che nessuno prende in considerazione. Con grave scandalo dei benpensanti o di chi si ritiene d’essere, sempre e comunque, un «terreno buono». I poveri, gli ultimi, gli 'scarti di umanità' delle periferie esistenziali sono i prediletti, al centro della sua attenzione."
La solita, trita e ritrita, retorica per consolare i più materialmente sfortunati e lavarsi la coscienza. Troppo comodo. Tutto nasce dall'aver preso dei concetti stupendi e averli stuprati con interpretazioni assurde, fino a costruire un intero schema mentale definibile con un bel tecnicismo: "troiata". L'idea di base che Dio sia un essere vivente posto là fuori, da qualche parte, è la "troiata originale": le altre vengono di conseguenza.

Una di queste è la convinzione che Dio (o Gesù, scegliete voi... Tanto è sbagliata l'interpretazione di base, quindi...) "predilige i terreni più difficili e impervi". Ma non sta scritto da nessuna parte, Gesù non dice così nella parabola. Anzi, quello che risulta chiaro come il sole dalla parabola del seminatore è il fatto che il seminatore è assolutamente imparziale. I semi cadono "in parti" sui vari terreni: una sulla strada, una sul terreno roccioso, una fra i rovi e alcune sulla terra buona. A ben vedere, al limite è sulla terra buona che cadono non "una" ma "alcune parti": quindi al massimo, a voler tirare il concetto, Dio prediligerebbe le persone che "capiscono bene la Sua parola", non quelli che la ignorano. Ma noi sappiamo bene che Dio non predilige un cazzo di nessuno, essendo Dio la vita nella sua essenza e, va da sè, essendo insita in ognuno di noi... in quanto vivi.

Per non farsi mancare niente, il don collega poi i terreni difficili (cioè il livello più basso di consapevolezza, quindi appartenente alla sfera interiore, chiamiamola "spirituale" per comodità) con i poveri, gli ultimi, quelli delle "periferie esistenziali" eccetera (ovvero un concetto appartenente alla sfera sociale/socio-economica)... Devo veramente stare qui a scrivere il motivo per cui questo pezzo di retorica è una minchiata? Dai andiamo avanti, va, che il bello vero arriva adesso...

C'è infatti un'altra parte della parabola che è massacrante, una bomba atomica caricata all'ennesima potenza, un grave scandalo, questa sì, per i "benpensanti" o "chi si ritiene d'essere, sempre e comunque, un 'terreno buono'". La riporto:
[10] Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole. [11] Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: [12] "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati"».
BOOM! La sentite, l'esplosione? Se è vero che Dio è disposto a perdonare tutti... non tutti meritano di essere perdonati. Ovvero: se è vero che tutti hanno la possibilità di giungere a percepire (ed essere) l'essenza di sè/vita (passando, tra le altre fasi, dal perdono si sè), non tutti ci arrivano.

Capite la portata distruttiva di un'affermazione simile? Riporta clamorosamente la responsabilità in mano alla persona. Quello che fa la differenza è l'individuo, non la vita/Dio. La vita è lì, in costante manifestazione, perfetta, imparziale, ineffabile, disponibile per tutti: è il singolo che può arrivare a percepirla appieno. Tutti possono "essere perdonati": non tutti lo sono, o lo saranno, effettivamente. Quello che ha scritto il don, e che tanti "chiesaroli" pensano e di cui cercano di convincersi (sempre perchè è più rassicurante convincersi di essere chissà chi piuttosto che capire di essere, al momento, delle merde) è niente popò di meno che una bestemmia, un "nominare il nome di Dio invano". Altrochè affiancare il nome di Dio a un suino o al migliore amico dell'uomo...

È troppo comodo vivere nell'inconsapevolezza più totale "tanto qualsiasi cosa faccia poi Dio mi perdona". Sei tu che devi cominciare a ripulirti della marea di stronzate che ti hanno messo in testa. Sei tu che devi cominciare ad accorgerti che ti hanno inculato e continuano a incularti senza nemmeno la delicatezza di usare la vaselina. Se sei "sulla strada" e lì rimani... lì rimani, punto. Leggerai la parabola e non la capirai; vedrai e non saprai discernere; ascolterai e non comprenderai; non ti "convertirai" e i tuoi "peccati" non ti saranno "perdonati". È semplice, sensato, intelligente. Se non sai fare 2+2, o ti metti sotto e studi o tu, 2+2, non lo saprai mai fare. È così difficile da capire? Non mi sembra.

Eppure, a quanto pare, per tanti (troppi) è ai limiti dell'impossibile. Capite lo stato mentale malato da cui emergono questi e milioni di altri abomini?  Voglio dire, basta un'occhiata distratta alla società in cui viviamo: è lo specchio, il riflesso di qualcosa che è andato e sta andando leggermente male nella testa e, prima ancora, nel sentire delle persone.

Alcuni hanno interesse affinchè la responsabilità personale venga sempre e comunque delegata a qualcun'altro o a qualcos'altro; altri assorbono i concetti come vengono loro ripetuti, senza elaborarli, senza farli loro, senza comprenderli. In entrambi i casi il risultato non può che essere uno e uno solo: una vita inconsapevole, da zombie col bisogno di mangiare e scopare, senza porsi uno straccio di domanda o dandosi frettolosamente la risposta che il mondo circostante ha creato e trapanato nella testa. Alla faccia del pensiero critico...

Ma sentiamo ancora il don. Poi non rompo più, promesso. Ecco un bell'esempio per mettere in evidenza come le parole (per natura neutre) acquistano o perdono di sostanza in base a chi le pronuncia:
"Gesù, spargendo il seme dappertutto, non intende distinguere né giudicare i diversi terreni [detto da uno che, due righe prima, parlava della "predilezione di Dio verso i terreni più difficili e impervi". Capite la confusione?]. [...] Con Dio nessuno ha l’esclusiva del terreno buono, nessuno può rivendicarne il monopolio [?]. Anche se continui sono i tentativi di manipolare e strumentalizzare la religione per altri fini e scopi [sic!]. O a vantaggio di interessi particolari, inclusi quelli economici e politici [sic!]. Al suo cospetto non ci sono privilegiati o esclusi per sempre, perché in ogni essere umano coesistono sassi, spine e terra buona. La parabola del seminatore appare così chiara che non avrebbe bisogno di commenti. Ma se Gesù (o la Chiesa primitiva, non importa) [beh, un po' importerebbe...] ha voluto darne l’interpretazione, è perché c’è qualcosa di più profondo, che sfugge all’apparenza."
Cioè, cosa? Dai dai dai, fremo dalla curiosità (tra parentesi, a differenza del pezzo appena citato, nel quale le parole potevano anche starci se interpretate bene, da qui in poi è quasi tutto un delirio).
"Luca [io ho preso la versione di Marco, lui Luca, ma cambia niente] ne fa una 'chiave di lettura' non solo del Vangelo, ma della vita stessa della Chiesa. Con un duplice scopo: primo, indicare quale deve essere l’atteggiamento dei discepoli nell’ascolto della Parola; secondo, spiegare che, nonostante gli apparenti fallimenti di Gesù e gli insuccessi della prima comunità dei cristiani [?], il buon esito della parola di Dio è garantito. Luca ci dà un messaggio di speranza e ottimismo."
Di "prendersi la responsabilità della propria condizione e mettersi sotto a lavorare di brutto su di sè" no, eh...

21 luglio 2017

Chester Bennington e riflessioni sul suicidio

chris cornell - chester bennington
Chris Cornell e Chester Bennington

Volevo scrivere un post sul mio ritorno di fiamma verso certe tematiche, generalmente (e superficialmente) definibili come "spirituali", dopo un anno e mezzo abbondante di "allontanamento" da esse causa saturazione mentale sull'argomento, ma poi ho saputo della morte per suicidio del cantante dei Linkin Park, Chester Bennington, e quel post originale per il momento lo casso in favore di una riflessione, sempre di un certo tipo, sul suicidio stesso. (Comunque, per i fan "di lunga data" del blog, sappiate che al momento quel fuoco di cui ormai più di un anno fa avevo scritto quasi un epitaffio, è tornato bello vivo e cazzuto come al solito)

Solo un paio di mesi fa un altro artista rock, Chris Cornell, leader dei Soundgarden e degli Audioslave, se n'era andato per suicidio. Ieri, giorno del compleanno di Cornell, il suo amico Chester Bennington ha messo anch'egli nero su bianco che non ne poteva più della sua vita.

E questo evento catalizzatore, unito alla nuova e recentissima sfiammata personale verso il lato nascosto del mondo e della vita, mi ha fatto sorgere una considerazione sull'idea del suicidio, troppo spesso etichettata come "codardia" o "debolezza". Di codardo e di debole, cari miei, non c'è proprio un cazzo di niente. Anzi, vi dirò di più: pensare al suicidio è segno di sanità mentale.

Mi spiego, perchè qua già mi vedo i rompipalle che pensano io stia istigando al suicidio. È evidente, sotto gli occhi e sotto la pelle di chiunque, che non siamo felici. Il 99%, a essere ottimisti, delle persone non è felice. E con "felicità" intendo "realizzazione", la consapevolezza piena di sè stessi, della realtà, dell'universo, di Dio, della vita. Chiamatela come volete: è quella roba lì. Ognuno e ognuna di noi non è davvero a posto con sè stesso e con sè stessa. Chi sostiene il contrario mente. Con buona probabilità in buona fede, ma mente, a sè stesso in primis.

Percependo questo stato di perenne insoddisfazione, e non avendo le nozioni quantomeno teoriche per innescare un processo diverso e/o la lucidità necessaria a capirle autonomamente, di norma l'individuo cerca aiuto all'esterno: nelle altre persone, in organizzazioni, entità, istituzioni, gruppi, attività, usi e costumi eccetera. Ma il fatto è che: organizzazioni, entità, istituzioni, gruppi e similari sono in qualche modo corrotti e hanno l'obiettivo di perpetrarsi nel tempo; le persone, salvo quelle due o tre davvero sincere e amiche, sono malate di mente peggio di te; la cultura, gli usi e i costumi sono intellettualmente simpatici, ma rappresentano dei passatempi o informazioni rilevanti ma totalmente errate nell'interpretazione; le attività possono essere utili per esprimere sè stessi e scoprire parti di sè, ma le errate interpretazioni culturali portano sempre a far ricadere su di loro la possibilità per noi di essere felici, convincendoci così che possiamo essere felici, e che siamo effettivamente felici, solo quando svogliamo quella o quelle determinate attività.

Insomma: dentro di noi sentiamo merda e dal mondo esterno, ormai assurto a nostro salvatore, arriva ancora merda. Dopo anni e anni di sterco a palate quotidiane, una persona normale deve necessariamente arrivare a un punto di saturazione, a un momento in cui non ne può più di sentirsi addosso, sulla pelle e sotto la pelle, tutta questa miseria, questo schifo, questa stupidità e ignoranza. Deve arrivare un attimo in cui si ferma e dice: dev'esserci qualcos'altro, questo stato ridicolo e folle di conflitto e miseria costante non può essere l'unico esistente. Un individuo normale deve arrivare a dire: "Mi sono rotto il cazzo". Se non ci arriva significa che non ne ha avuto abbastanza, che non percepisce ancora la gravità immane della sua situazione, che si è perso in qualche illusione della felicità, che per lui è normale e che a lui va bene così. Per carità, liberissimo di vivere come meglio crede, ci mancherebbe. È il bello della natura/vita: dà per quello che si è, senza giudicare, senza giusto o sbagliato, bene o male. Quello che trovo allucinante è definire uno così "normale", mentre uno che pensa al suicidio è "malato" e "ha bisogno di aiuto".

Ovvio: uno può rompersi il cazzo senza arrivare al pensiero di ammazzarsi. Questo è il caso limite. Ma per me è più malato chi, dopo 50 anni di merda, è ancora convinto che in qualche modo vada bene così, che la vita sia così e stop: un perenne conflitto interiore sempre più ingarbugliato e schizofrenico. Questa è una persona che si è arresa, ed è centomila volte più bisognosa di aiuto rispetto a un ventenne con l'idea di impiccarsi.

Parlo per esperienza personale. Quasi una decina di anni fa (avevo 20-21 anni) mi era passato per la testa di uccidermi. Ero molto insoddisfatto della mia vita, del fatto che mi sentivo uno schifo con me stesso e non sapevo come uscirne o non ne avevo la forza, e niente e nessuno intorno a me sembrava poter capire il mio disagio costante e consigliarmi bene. Sentivo solo cazzate, vedevo gente stupida e nessuna minima alternativa. Una sera, supino nel mio letto, ero intento a pensare a un modo per finirla senza sentire troppo dolore (ricordo che pensai di buttarmi sotto un treno, ma poi scartai immediatamente l'opzione: non sopportavo chi si ammazzava così, magari pure in orario di punta, perchè creava disagi a me e agli altri pendolari, e io non volevo essere maledetto dai miei "compagni di treno") e ho avuto un sussulto, mentale e fisico: "Ma che cazzo sto facendo? Questo non sono io. Io non sono quella roba qua. Ma vaffanculo! Adesso basta, faccio io, cazzo". "Casualmente", poi, di lì a poco nella mia vita è entrato Zeitgeist, che ho già detto più di una volta essere stato la soglia oltre la quale ho scoperto un mondo un tantino diverso da quello che credevo. Dopo è arrivata la spiritualità e un mucchio di altre cose che non sto qui a ripetere... C'è un intero blog di circa 400 articoli...

Pensare di suicidarsi è un catalizzatore mostruoso. L'insoddisfazione è uno strumento importantissimo, del quale il suicidio è il polo estremo. Ricordando per l'ennesima volta che ogni esperienza in questo universo si compone di due polarità che hanno, dunque, come principio di funzionamento lo stesso dell'elettromagnetismo, nel momento in cui si arriva al pensiero di togliersi la vita significa che c'è tantissima energia in circolo, una carica potenziale altissima, estrema, un attrito pazzesco che può sfogarsi in due modi: o ci si ammazza effettivamente; oppure si prende in mano il timone e ci si decide a scrollarsi di dosso tutto lo schifo nel quale si è immersi. Qui sta tutto alla predisposizione e alla lucidità individuale, ma in entrambi casi una persona che arriva a un punto simile è degna di essere rispettata, perchè significa che ha percepito molto chiaramente il livello di miseria nel quale TUTTI NOI NORMALMENTE VIVIAMO ed è arrivata a un punto NORMALE di non sopportazione massima.

È potenzialmente un trampolino di lancio straordinario. Riuscire a reagire al pensiero di suicidarsi, invece di rimanerne schiacciati, mette in moto dei processi e dei meccanismi dei quali non siamo nemmeno consapevoli ma che portano a dei cambiamenti enormi a livello di vita, e non parlo necessariamente di stravolgimenti clamorosi: possono essere apparentemente piccole cose, un interesse, una persona, un cambio d'opinione, una nuova tendenza, qualsiasi cosa, piano piano.

Non mi riferisco necessariamente al caso di Bennington (pur essendo coinvolto anche lui), ma è troppo comodo giustificare un suicidio dicendo "già da tempo beveva e si drogava", sottintendendo che l'alcol e la droga sono le cause che hanno portato al gesto finale. Troppo comodo ed evidentemente sbagliato perchè tutto, come sempre, è uno strumento, il cui uso è determinato dalla ragione dell'individuo. Io posso essere un alcolizzato e drogato perchè insoddisfatto della mia vita, e dunque utilizzo questi due strumenti come sfogo, come segnale della mia insoddisfazione (esattamente come la febbre non è la malattia, ma è un segnale di malattia del corpo); ma potrei anche bere e drogarmi perchè sono incuriosito dagli effetti che queste sostanze hanno sul mio corpo e sulla mia psiche. Sono due intenzioni diverse, che si manifestano in modalità diverse, pur usando gli stessi medesimi strumenti.

Il problema non è pensare al suicidio. Il problema è essere assolutamente, indissolubilmente, categoricamente convinti di essere felici. Se qualcuno ne è convinto, significa che si è arreso. Se qualcuno si suicida, significa che si è arreso, ma solo dopo aver capito l'orrore che gli altri chiamano "normalità".

Chester e Chris: vi voglio bene.



P.S.: faccio una breve divagazione sul motivo per cui la morte di Bennington è, per quelli che hanno più o meno la mia età, diversa da tutte (o quasi) quelle che hanno riguardato altri cantanti e musicisti negli ultimi anni.

Io personalmente l'ho sentita di più. Di più di Cornell, più di Prince, di George Michael, di David Bowie. Più di Amy Winehouse, perfino più di Michael Jackson. Ed è per questo che ho scritto il post: perchè è un evento che fa da catalizzatore, che smuove qualcosa dentro a un livello piuttosto profondo, come non è accaduto prima con gli altri.

Il motivo è presto detto. Per quelli nati dalla seconda metà degli anni '80 ai primi '90, i Linkin Park sono uno dei gruppi emersi, e da noi scoperti e apprezzati, durante l'adolescenza, notoriamente il periodo nel quale si formano molti dei gusti personali e affettivi veri dell'individuo. È in questi anni che una persona inizia a guardarsi intorno in maniera un po' più autonoma rispetto alla famiglia e all'ambiente che ha guidato la sua infanzia. Sono gli anni dell'affermazione di un "io" in contrapposizione agli "altri". Sono gli anni della scoperta, delle prime esperienze, del San Tommaso che deve vedere e provare, prima di poter credere.

I Linkin Park sono proprio una di queste scoperte. A differenza di, che ne so, David Bowie che ha iniziato la sua carriera artistica internazionale negli anni '60, e dunque era in circolazione già da decenni ed è stato soltanto "tramandato" a noi giovini pargoli in preda ai primi pruriti alla fine del millennio, Bennington e i suoi sono "nostri", della nostra generazione, "li abbiamo scoperti noi" nella nostra adolescenza e ci hanno accompagnati, a differenza di Amy Winehouse, per un po' di anni anche oltre, nel periodo di maturazione che va dai 20 ai 30.

È questo legame, diverso, a scuotere in misura maggiore. Lo stesso dev'essere stato per chi, negli anni '80, da adolescente ha vissuto la "nascita artistica" di George Michael o, poco dopo, quella di Chris Cornell e dei Soundgarden, per non parlare di Michael Jackson (che da piccolo ascoltavo tanto, ma perchè me l'aveva fatto scoprire mio zio).


P.P.S.: comunque sia, alla fine di tutto il discorso, resta il fatto che quando ascolto una canzone di Cornell o dei Linkin Park mi sale una certa tristezza, che nel giro di mezzo secondo netto si trasforma nell'immagine di me che scuoto Chester/Chris mentre incazzoso gli sparo in faccia un "ma porca troia, cos'hai fatto?! Ma perchè ti sei ammazzato, porcoddue!"

02 marzo 2016

Adulti a fari spenti

Non voglio fare l'adulto-fenomeno navigato, quello che ha vissuto ogni tipo di esperienza possibile più e più volte, quello che ha girato il mondo in lungo e in largo al punto che gli conveniva comprarsi direttamente l'Alitalia e avrebbe risparmiato, quello che ha un aneddoto memorabile per ogni minima situazione e parola, quello che dispensa perle di verità e consigli di saggezza figli di una pluridecennale esperienza diretta di tutto ciò che può definirsi "vita", dal seminario alle droghe psicotrope. Non sono proprio titolato per essere questo tizio, però un piccolo pensiero fondato sull'esperienza diretta ce l'ho e vorrei condividerlo perchè sono abbastanza sicuro riguardi tantissime persone.

Riguarda la crescita, il diventare grandi. Perchè mi rendo conto che, nonostante io parli da una sempre più vicina soglia dei 30 anni (e direi che c'è di peggio...), a livello umano e personale sia migliorato sotto alcuni aspetti e peggiorato in altri. Di sicuro un lato decisamente cresciuto bene è quello della maturità generale: non mi ritengo super-maturo e c'è ancora parecchio da lavorare sotto questo punto di vista ma, rispetto a toh... anche solo 5 anni fa, di progressi ce ne sono stati. Altro aspetto positivo, del quale questo blog è la prova più evidente, è l'accresciuta comprensione della società in cui viviamo. Anche qui, niente di incredibilmente straordinario, però vi basti pensare che il pomeriggio dell'11 settembre 2001, quando mi mancavano pochissime settimane per compiere 14 anni d'età e il simpatico faccione di Giorgio W. Cespuglio apparve sullo schermo della televisione in cucina, io lo osservai e ascoltai le sue parole dalla porta-finestra con la mano destra solennemente sul cuore. Giuro su Iddio: è andata esattamente così. Potessi vederla ora, questa scena, andrei vicino al quasi 14enne me con un misto di pena e compassione fraterna, lo abbraccerei e gli direi: "Shh, shh, tranquillo, dai... Non è successo niente... Non è colpa tua, sono in tanti nelle tue condizioni".

Dopodichè, tornando al discorso principale, ho fatto e so fare più cose ora che 10 anni fa, quindi anche qui si va meglio. Idem per quanto riguarda il lato di cultura generale, quello analitico, il saper "leggere tra le righe" in svariati ambiti... Insomma, di passi avanti ce ne sono stati abbastanza, alcuni li sto vivendo proprio di questi tempi e di sicuro ne arriveranno molti in futuro.

E meno male, perchè ce ne sono stati altri nella direzione opposta. Ora mi rendo conto che, anche quando si dice "tornare indietro", "passi indietro" eccetera in realtà si sta sempre andando avanti, solo che non ci si accorge e si pensa che questo "male" (perchè tendenzialmente è così che percepiamo quando qualcosa non ci piace) sia effettivamente una regressione bella e buona, fatta e finita, il che aumenta la frustrazione, il rimpianto, il nervosismo e diminuisce l'autostima. E' un trappolone. Però devo esprimermi così, in questi termini di "involuzione", "peggioramento", se no non ci si raccapezza più, io non riuscirei a dire quello che vorrei dire e voi non lo riuscireste a capire.

Principalmente l'aspetto più peggiorato è quello della semplicità, ovvero quello più relativo al carattere. Qualche anno fa ero più simpatico, sorridente, spensierato non nel senso di "inconsapevole adolescenziale" ma proprio in termini di positività, di forza di andare contro le difficoltà, percepite in maniera più realistica e meno esagerata, e mazzularle fino a distruggerle, polverizzarle. Questa caratteristica si è un po' affievolita col tempo e le molte situazioni venutesi a creare nel mentre hanno generato arzigogoli mentali e complicazioni che hanno reso il tutto più nevrotico, meno spontaneo, più controllato (nell'accezione repressiva del termine). Allo stesso tempo sono andate crescendo la confusione e le preoccupazioni, spesso inutili ma nondimeno influenti.

Mi è, insomma, diventato un po' più chiaro perchè gli adulti siano fondamentalmente dei coglioni, nati come belle persone, cresciute felici della vita e successivamente "corrotte" a poco a poco da una mentalità stupida, figlia dell'inconsapevolezza più becera, imbottita di vaccate sempre più aderenti, appiccicate all'inverosimile attorno al loro nucleo essenziale ormai quasi totalmente nascosto, inglobato e attenuato nella sua forza. Dei malati mentali, in pratica.

E il tutto senza rendersene conto, o quasi. E' questo che intendo quando parlo di "inconsapevolezza": persone che da "semplici" diventano "complicate" come se niente fosse, di giorno in giorno, come se fosse il processo più normale del mondo, ma che dico! L'unico processo, quello naturale, ovvio. E allora, improvvisamente, ti ritrovi ad avere bisogno dello psicologo, dello psicoterapeuta, fino allo psichiatra. Capite la completa assurdità di una situazione simile? Capite la follia, l'inconsapevolezza? Una persona vive, giusto? Ogni giorno mette i piedi fuori dal letto e vive la sua vita, no? Eh no cazzo! Altrimenti, scusate, se io avessi controllo sulla mia vita (leggi "consapevolezza di me") non permetterei mai e poi mai di arrivare a un punto simile: sceglierei cosa fare e cosa no, come sentire le mille situazioni quotidiane in modo da trarne linfa per la mia comprensione e, in ultima analisi, per me stesso e la mia vita, la mia evoluzione. Se vivessi davvero "centrato in me", no scusate: SE VIVESSI DAVVERO, punto. Il fatto è che proprio non viviamo davvero: vaghiamo giorno per giorno rendendoci conto dello 0,1% (quando va bene) di ciò che facciamo, di ciò con cui interagiamo e di come ci influenza. E per noi è tutto normale, è così che è e stop, "questo sono io". Quando il tizio diceva "Perdonali, Padre, perchè non sanno quello che fanno" aveva totalmente, pienamente, assolutamente, indiscutibilmente ragione. Mai affermazione fu più veritiera nella storia dell'umanità.

Nel 2012-2013, solo per depressione sono andati in cura 2,4 milioni di italiani (solo per depressione!) mentre la fascia d'età maggiormente esposta a cure psichiatriche è quella tra i 45 e i 64 anni, seguita a ruota da quella dei 25-44 (ma la percentuale tra i 18 e i 24 è molto bassa, quindi presumibilmente sono maggiormente quelli sopra i 30 anni ad alzare la media). Non dimentichiamoci, poi, di tutti coloro i quali non si rivolgono all'aiuto medico: non è che stiano proprio così meglio degli altri, eh. Purtroppo non ho trovato dei dati nazionali ma solamente alcuni relativi alla Toscana, dai quali risulta che un toscano su due è ricorso almeno una volta nella vita allo psicologo.

E' una situazione piuttosto triste, che se non la si vive non si riesce a capirla (tra parentesi, non vado dallo psicologo). Tante volte guardando un adulto, diciamo, dai 40 anni in su, mi chiedo come fosse da ragazzo e come è stato possibile che sia diventato un cretino del genere. I peggiori sono i ragazzi della mia età. Quando ne vedo uno già bello che inquadrato, che glielo leggi negli occhi come abbia quasi perso quella fiamma di vita tipica dell'infanzia e dell'adolescenza, mi viene paura. Idem quando c'è il 50enne che si comporta ancora da 16enne, perchè non è che atteggiarsi sempre e comunque da adolescente a prescindere dall'età sia segno di una salute mentale migliore, di un sentire più genuino, anzi...

Si capisce un po' meglio quanto sia fondamentale tutto il discorso sulla consapevolezza? Non è una materia eterea, filosofica, da perditempo: è dannatamente materiale, fisica, tangibile e il fatto che non ce se ne renda conto è l'ennesima prova della malattia mentale da cui tutti siamo pesantemente affetti. Volete altre prove? Leggete un giornale, guardate la televisione, pensate al vostro punto di vista su una questione qualsiasi.

Perchè diciamocelo molto francamente: diventare adulti in questo modo fa schifo. Passare la vita con la consapevolezza che non stai davvero vivendo fa schifo. Avete presente... Perchè poi i fatti sono sempre lì davanti agli occhi... Avete presente l'espressione "botta di vita"? Perchè la si usa? Perchè diciamo "Ho bisogno di una botta di vita", se siamo già vivi? E allora giù col paracadutismo, il bungee jumping o altre attività "adrenaliniche"; giù con un'orgia, con la "trasgressione" tipica di Lucignolo su Italia 1; o se no diamo fuoco a un barbone, guidiamo ubriachi e fatti di crack, andiamo "a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire" ("Non è difficile!", come rispose sarcastico Paolo Rossi in un suo spettacolo). Perchè così allora sì che siamo vivi! Sono tutte attività che decidiamo di intraprendere per rispondere, inconsapevolmente, a questo senso di vuoto e non-vita che ci accompagna costantemente. Il problema è che ti prendi la tua "dose di vita", diventi euforico, esaltato, padrone incontrastato dell'universo ma dopo un'ora sei punto e a capo. E come potrebbe essere diversamente, se quella stupenda sensazione non è accompagnata da un reale cambiamento del tuo percepire te stesso, il mondo e la vita?

E lo psicologo/psichiatra/psicoterapeuta non è la risposta, perchè potrà sì aiutarti a togliere alcuni blocchi mentali, magari anche piuttosto pesanti, ma se poi continui a essere consapevole (perdipiù quasi sempre in maniera distorta) di una frazione di ciò che ti capita ogni giorno, siamo punto e a capo. Bisogna passare proprio oltre, uscire dalla personalità, dall'identità. Bisogna "rinnegare sè stessi", come diceva sempre lo stesso tizio di prima.

L'osservazione è la pratica migliore. Osservare la mente e il fatto che i pensieri scorrono senza pause anche quando non diamo loro retta, quando non li seguiamo nè rinneghiamo. Osservare come basti letteralmente un attimo, di una facilità disarmante, perchè un pensiero ci faccia rientrare nel flusso, nel mondo. Quanta energia, quanta volontà serve per "essere presenti" anche solo un singolo istante? E cosa significa "essere presenti"?

Dai va, basta per oggi. Spero solo che, tra un po' di anni, non sarà un impietosito quasi 14enne me a venire ad abbracciarmi.

18 ottobre 2015

Esercizio con la storia

Stavo per scrivere un post sul non-problema delle vaccinazioni obbligatorie per i neonati (tra parentesi, vedete come funziona la propaganda e il lavaggio del cervello quando il “sistema” si attiva?) ma poi ho letto un articolo interessante su un argomento che, con i vaccini, ha molto a che fare: i dinosauri.

Lo sottopongo alla vostra attenzione. In sostanza vengono elencate alcune “anomalie” sui ritrovamenti di molti fossili avvenuti nell’ultimo secolo e mezzo circa, sostenendo la tesi che i dinosauri non siano mai esistiti. “Seee ciao, ma come fai a crederci veramente? Ma ti sembra il caso di rifilarci un carico godzilliano di becero e bassissimo complottismo da bimbiminkia?”. Assolutamente no: dell’informazione in sè non me ne può fregare di meno. Vorrei fare un piccolo esperimento, un giochino: leggete l’articolo, quantomeno arrivate a metà, senza pregiudizi e disposti a far entrare liberamente in voi i dubbi sollevati dall’autore dell’articolo. Non credetegli ciecamente: la questione se i dinosauri siano una fregatura o no è solo uno strumento, un catalizzatore, un mezzo per uno scopo. Non è il punto centrale di quello che vorrei fare con voi, non mi interessa. Una volta letto soffermatevi su ciò che sentite, su ciò che provate e state lì qualche secondo. Alla fine dell’articolo trovate quello che ho provato io.

Buona lettura!


(tratto da Anticorpi.info)

I dinosauri sono una bufala?
di D. Wozney
Traduzione di Anticorpi.info

Introduzione

Quando i bambini si recano in un museo dei dinosauri, le figure esposte hanno a che fare con la scienza oppure con l'arte e la fantascienza? E' possibile che fin dall'età precoce siamo stati lavati di cervello affinché credessimo ad una favola? Domande del genere andrebbero poste a chi si arricchisce con il business dei dinosauri.

Questo articolo discute la possibilità secondo cui fin dalle prime, recenti 'scoperte' di 'fossili' di dinosauro abbia avuto luogo un continuo sforzo per costruire nell'immaginario collettivo un nuovo concetto artificiale di animale preistorico definito 'dinosauro.' Tutto ciò tramite l'uso di calchi in gesso combinata alla modificazione e riassemblaggio di ossa fossili di balene, elefanti, alligatori, rinoceronti, iguane, giraffe, bovini, canguri, struzzi, emù, ecc.

Quale sarebbe stato lo scopo di un tale sforzo ingannevole? La motivazione più evidente concerne la creazione di indizi a suffragio della Teoria dell'Evoluzione darwiniana, confutare o mettere in dubbio la Bibbia cristiana e l'esistenza del Dio cristiano, e ridicolizzare la Teoria della Terra Giovane. Eh, già; una simile mistificazione recherebbe in se importanti implicazioni politiche e religiose.

Il concetto dell'esistenza dei dinosauri implica che se Dio esiste, armeggiò con essi per un bel po', quindi scartò quella creazione e infine creò l'uomo. La storiografia circa i dinosauri, abbinata alla teologia, allude ad un Dio imperfetto che ripiegò sull'uomo per via di un ripensamento.

I gratificanti benefit economici elargiti a musei, enti educativi e di ricerca, dipartimenti di paleontologia, scopritori e proprietari di ossa di dinosauro, uniti al coro assordante dei media con migliaia di libri, prodotti televisivi e cinematografici, hanno creato un ambiente culturale fortemente avverso e dispregiativo nei confronti di chiunque si avventuri in una indagine di prima mano onesta e professionale sull'esistenza dei dinosauri.

La Scoperta dei Dinosauri.

Il trattato Prime Scoperte dei Dinosauri in Nord America ci fornisce informazioni interessanti sulla nascita di tale 'cultura.'

"La specie dei dinosauri fu citata per la prima volta da Sir Richard Owen nel 1842, durante un lungo discorso che catturò l'interesse dell'uditorio. I primi esemplari presi in esame furono il Megalosauro, l'Iguanodonte e lo Ileosauro, ma di essi si sapeva ben poco. Verso la metà del 19° secolo, per merito dei ritrovamenti avvenuti nel Nord America, finalmente la gente poté avere un quadro più chiaro in merito ai dinosauri."

"Si ritiene che la prima scoperta di fossili di dinosauro in Nord America fu effettuata nel 1854 da Ferdinand Vandiveer Hayden nel corso dell'esplorazione del fiume Missouri superiore."

"Alla confluenza tra i fiumi Judith e Missouri la squadra di ricerca di Hayden rinvenne alcuni denti isolati, descritti nel 1856 negli atti dell'Accademia di Scienze Naturali di Philadelphia dal paleontologo Joseph Leidy."

Dunque, ricapitolando: la prima descrizione dei dinosauri risale al 1842, cioè 12 anni prima che la loro esistenza fosse provata dalla scoperta di Ferdinand Vandiveer Hayden. Viene quasi da pensare che le scoperte siano state un atto di cortesia verso quelle descrizioni.

"Gli scheletri dei dinosauri furono rinvenuti per la prima volta, ed in gran numero, verso la fine del 1870, presso il Garden Park in Colorado e Como Bluff, Wyoming, Questi ritrovamenti diedero inizio alla prima grande 'corsa al dinosauro' in America del Nord, guidata in gran parte dagli sforzi dei paleontologi Edward Drinker Cope di Philadelphia e Othniel Marsh, dell'Università di Yale."

"Questi due uomini, che iniziarono collaborando amichevolmente, finirono per diventare acerrimi nemici in una faida di proporzioni leggendarie. Gli aneddoti narrano di guerre campestri armati di tutto punto, spionaggio e missioni di intercettazione per sottrarsi reciprocamente i fossili."

Wayne Grady ne scrive nel libro The Lost Dinosaurs:

"Da Cope, Sternberg aveva appreso la spietatezza necessaria per la caccia al dinosauro. Con il suo rivale Othniel Charles Marsh, professore di paleontologia dell'Università di Yale, Cope fu impegnato dal 1870 al 1880 in quelle che furono definite 'le guerre delle ossa.' Si trattò di una feroce rivalità scientifica, nella quale si consumarono alcuni degli imbrogli più subdoli della storia della scienza, ma che permise di accumulare in breve tempo molte stupende collezioni di fossili."

"La seconda grande 'corsa al dinosauro' ebbe luogo nei calanchi del Deer Red River, sud Alberta. Resti di dinosauri erano stati individuati sul posto già nel 1884, ma fino al 1910 la zona non divenne teatro di scavi. Fu allora che si sviluppò la seconda grande rivalità nella caccia alle ossa, tra Barnum Brown del Museo di Storia Naturale di New York e CH Sternberg del Geological Survey of Canada."

Ciò detto, come mai non risultano scoperte di fossili effettuate dai nativi americani che nei millenni precedenti avevano girovagato in lungo e in largo nel continente americano? Perché non esiste alcun mito e credenza riguardante i dinosauri nella cultura dei nativi americani?

E ampliando il discorso, come mai in qualsiasi altra parte del mondo non si udì mai parlare di simili scoperte nei secoli che precedettero il XIX secolo? Secondo la World Book Encyclopedia:

"Prima di fine '800 nessuno aveva idea dell'esistenza dei dinosauri."

"Dalla fine dell''800 all'inizio del '900 si rinvennero grandi depositi di fossili di dinosauri in America occidentale e del Nord, in Europa, Asia e Africa."

"Depositi di fossili di dinosauro furono rinvenuti anche in Belgio, Mongolia, Tanzania, Germania Ovest, ed in molte altre parti del mondo."

Il Belgio, la Mongolia, la Tanzania, la Germania Ovest (così come le Americhe) furono abitati e ben esplorati per migliaia di anni, ma fino al XIX Secolo nessuno ventilò nemmeno lontanamente l'ipotesi dell'esistenza dei dinosauri. Perché?

Nel testo Dinosauria: Fossil Record apprendiamo che:

"Il Diciannovesimo secolo è stato il ​​'periodo d'oro' della paleontologia dei dinosauri. Fu in tale epoca che molti animali a noi oggi molto familiari furono scoperti e catalogati. Oggi sembra che stiamo vivendo una nuova epoca d'oro, con molti nuovi dati che vanno accumulandosi rapidamente."

"La Prima Vera Prova dell'Esistenza dei Dinosauri."

"Otto anni dopo la pubblicazione del primo libro di riferimento fu mostrata la prima forma scheletrica completa appartenente ad un dinosauro. L'Hadrosaurus Foulkii, portato alla luce presso Haddonfield, New Jersey. Più alto di una casa, aveva la struttura pelvica di un uccello, la coda di un lucertola e, incredibilmente, camminava in posizione eretta su due zampe."

Hadrosaurus Foulkii

Dunque: struttura pelvica di uccello e coda di lucertola (alligatore). Parti anatomiche strettamente rassomiglianti a quelle di animali ben noti e reali.

Gli Scopritori e la Natura delle Scoperte.

Le scoperte mai furono compiute casualmente e da persone disinteressate quali agricoltori, allevatori, escursionisti, personale edile durante scavi di fondazioni, addetti alle operazioni di scavo di gasdotti, minatori, ecc. ma sempre a seguito di una precisa volontà di trovare, e da persone molto interessate al settore come paleontologi, scienziati, professori universitari e personale a libro paga dei musei; tutta gente che aveva studiato a fondo l'anatomia dei dinosauri. Nella maggior parte dei casi i reperti furono rinvenuti nel corso di specifiche spedizioni di caccia alle ossa, in remote regioni già abitate ed esplorate da millenni. Tutto ciò suona altamente inverosimile. In alcuni casi la scoperta del reperto da parte di persone disinteressate fu indotta da 'suggerimenti' di 'professionisti' del settore, in merito alle zone in cui cercare. E' anche interessante notare come ogni cacciatore di ossa dilettante / indipendente sia ancora oggi obbligato ad ottenere una licenza per ricevere l'autorizzazione a scavare in un limitato numero di 'zone speciali' destinate a tale attività.

Informatevi su come furono scoperti il Dilophosaurus e il dinosauro di Haddonfield per farvi un'idea più precisa al riguardo.

Inoltre un gran numero di ossa di dinosauri furono ritrovate stranamente nei medesimi luoghi, elemento che induce a sospettare una preventiva 'semina' delle ossa. I tre paragrafi seguenti sono tratti dal saggio di Bob Newland: The Seizure of Sue the T. rex.

"I Larsons stavano ancora lavorando su tale ritrovamento, che avevano denominato Ruth Mason Cava. Il ritrovamento conteneva i resti di almeno duemila bestie. Resta intatto il dubbio sul perché così tante ossa fossero raggruppate nello stesso luogo. La cosa può essere dovuta all'opera di trascinamento da parte di un corso d'acqua esistente nel Cretaceo. Oppure potrebbe essere accaduto che una grande tempesta li intrappolò su una lingua di terra, dove annegarono. Molti dei fossili appartenevano ad esemplari di Emontosaurus Annectens, dinosauri dotati di becco, che emigravano in branchi. Tuttavia mischiati a tali ossa furono trovati resti di dinosauri carnivori come i T. Rex, 'elemento che potrebbe significare che questi ultimi siano stati sorpresi mentre scavavano nei resti delle altre bestie. Ma si tratta solo di ipotesi', ha concluso Pete."

"Nel luglio del 1990 Maurice Williams, proprietario di un ranch nelle vicinanze, si recò presso la cava. Quei lavori lo avevano talmente affascinato da indurlo ad invitare i paleontologi ad iniziare nuove ricerche sui propri appezzamenti. Pete accettò l'offerta, e gli disse che alla prima buona occasione avrebbe approfittato dell'invito." (...)

Appena un mese più tardi "durante le ricerche nel ranch di Williams, il team avvistò un enorme femore che spuntava con altre ossa sul fondo di una rupe che affacciava sulla prateria. Pete diede comunicazione della scoperta a Williams, il quale affermò che in passato era transitato nei pressi della rupe in diverse occasioni, senza però mai accorgersi di quel grande osso che sporgeva dal terreno."

Come mai il ranchero Williams non notò mai "Sue" dopo tanti anni trascorsi a viaggiare in lungo e in largo nella sua proprietà? Non è piuttosto insolito? La merce 'rara' denominata: 'Osso di T-Rex' che attualmente si trova in vendita per la bellezza di 12.000.000 di dollari, sembra provare che mettere su una azienda specializzata in un simile commercio, sia potenzialmente molto redditizio!

Altra stranezza si riscontra nel fatto che le persone associate al reperimento del maggior numero di reperti siano troppo spesso in rapporti di lavoro con qualche museo. Una scoperta in una remota regione Argentina è stata descritta come segue:

"Nel novembre 1997 il dr. Luis Chiappe e il dr. Lowell Dingus si recarono in Patagonia con un team di spedizione che scoprì un sito di nidificazione contenente migliaia di uova di dinosauro, tra cui embrioni fossilizzati e pelle fossilizzata. (...) La concentrazione di uova era così massiccia che in un'area di circa 200 iarde furono contati circa 195 gruppi di uova."

La Comptons Encyclopedia cita alcuni paleontologi di primo piano e la loro incredibile vena prolifica in tema di nuove scoperte:

"Florentino Ameghino (1854-1911). Paleontologo argentino che descrisse ben 6.000 specie fossili ritrovate grazie agli scavi effettuati dal fratello Carlo, in Argentina. Ciò diffuse la convinzione che l'Argentina sia una zona particolarmente ricca di reperti fossili. Gran parte dei fossili di Ameghino sono esposti presso il museo di paleontologia di La Plata.
Earl Douglass (1862-1931). 'Cacciatore di dinosauri' statunitense che nel 1909 nello Utah rinvenne grandi giacimenti di fossili che oggi sono diventati il Dinosaur National Monument (sorta di riserva naturale - n.d.t.). Nel corso della sua carriera Douglass inviò 350 tonnellate di ossa di dinosauro al Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh."

Enormi quantità di reperti fossili concentrati in zone limitate e rinvenute da una o poche persone. Si tratta di una costante che contraddice la legge delle probabilità e suggerisce che possa aver avuto luogo una qualche sorta di piantagione concentrata.

I fossili di dinosauro rinvenuti dal museo Cleveland-Lloyd Dinosaur Quarry sono elencati nel dettaglio:

"Più di 30 scheletri completi, 12.000 singole ossa e uova di dinosauro sono stati rinvenuti tutti in questo prolifico letto di fossili (...) Nel corso degli anni le ossa sono state estratte dalla cava che conteneva parti anatomiche di almeno 70 diversi animali e 14 specie. Le ricostruzioni risultanti dall'assemblaggio di tali reperti sono oggi esposti in oltre 60 musei di tutto il mondo."
"Circa 147 milioni di anni fa questa zona era un lago d'acqua dolce superficiale con fondo fangoso. Tanto i dinosauri erbivori predati che i carnivori predatori occasionalmente restavano intrappolati nel fango. Col passare degli anni gli scheletri di questi animali si accumularono fino a quando il sito non diventò un complesso mix concentrato di reperti ossei. Il fondo del lago fu poi prosciugato e coperto da grandi quantità di cenere vulcanica. Fiumi e mari poco profondi depositarono su di esso spessi strati di sabbia e fango. Le ossa fossilizzate restarono in questo stato fino a quando l'opera di erosione dell'acqua e del vento non rese nuovamente sottile lo strato di deposito, avvicinandole alla superficie e rendendo possibile il loro rinvenimento per mezzo di scavi archeologici."

Una storia piuttosto difficile da accettare. Ad esempio non si spiega come mai la trappola del fango abbia imprigionato solo dinosauri e nessun altro antico animale.

Dallo Scavo al Museo.

Consideriamo ora in che modo le ossa di dinosauro sono preparate e trasportate dallo scavo archeologico all'esposizione.

"Le impacchettiamo con strisce di tela imbevute di gesso. Dopo aver applicato un separatore in tessuto che impedisca il contatto diretto tra il gesso e la superficie dell'osso, applichiamo sull'intera superficie queste strisce di gesso che diventano come un guscio protettivo. Il risultato finale è un osso del tutto racchiuso in una sorta di sudario rigido, pronto per essere trasportato in completa sicurezza."

Tutto questo intonaco in giro solleva qualche sospetto.

"Attraverso stampi e colate possiamo fabbricare dal nulla arti, costole, vertebre, ecc. per riprodurre i pezzi che completino lo scheletro da esporre. I materiali per i calchi di solito sono gesso, fibra di vetro e resine epossidiche. Nel lavoro di ricostruzione sulle ossa singole usiamo sanare le crepe con gesso miscelato a destrina, un amido che conferisce al materiale una qualità adesiva ed una maggiore durezza rispetto al comune intonaco da stampaggio. Anche gli stucchi epossidici sono indicati. I grandi frammenti mancanti possono essere riprodotti con gli stessi materiali."
"I fossili la cui estrazione dal campo si sia rivelata particolarmente problematica, sono ancora più difficili da preparare in laboratorio. La pulizia, consolidazione, riparazione di taluni campioni può richiedere mesi o anche anni di laboratorio. Quella del preparatore di reperti è una vera e propria arte."

Mesi o anni... a far cosa? Quindi al pubblico sarebbero mostrate versioni alterate dei reperti? Stiamo parlando di scienza o di fantascienza?

"La ricostruzione originale dell'Hadrosaurus foulkii conformò una creatura dall'assetto simile a quello di un canguro; un animale che utilizzava la coda come terza gamba. Il corpo dell'animale fossile era stato ritrovato quasi intatto, eccetto che per la testa, la quale mancava in quanto il teschio si era frantumato. Sulla base dei pochi frammenti del teschio si appurò che dovesse essere molto simile a quello di un'iguana, così il cranio di un'iguana moderna fu usato come modello per il teschio che fu costruito per completare lo scheletro da esporre nel 1868. Il teschio dell'iguana è tutt'ora in mostra presso l'Accademia di Scienze Naturali di Philadelphia in qualità di curiosità storica."

Dunque apprendiamo che per completare la ricostruzione dell'Hadrosaurus foulkii (somigliante a ... un canguro) fu usato il cranio di un'iguana. Tuttavia al pubblico questo dettaglio non fu comunicato. Viene da chiedersi cos'altro non venga comunicato.

Intaglio e scultura di Ossa.

Esiste la possibilità che fondamentali reperti ossei di dinosauro siano stati modificati artificialmente attraverso attività di scultura ed intaglio. La scultura ossea non è un'attività sconosciuta. Molte culture usano creare oggetti artificiali manipolando le ossa; oggetti che una volta completati risultano del tutto diversi dalle ossa da cui sono ricavati.  E' possibile che l'industria dei dinosauri tenda ad abusare di questo tipo di attività? E' possibile che interi scheletri di dinosauro siano segretamente assemblati usando ossa artificiali combinate ad ossa di animali moderni? Perché preoccuparsi di reperire veri fossili, quando simili presunte 'repliche' soddisfano pienamente le aspettative del pubblico?

Credibilità delle Illustrazioni ed Impressioni Artistiche.

Numerose illustrazioni in cui si ricostruisce l'aspetto dei dinosauri appaiono piuttosto assurde, con grandi animali a due zampe del tutto squilibrati, dato il peso di testa e addome visibilmente maggiore rispetto a quello della coda, che dovrebbe fungere da contrappeso. È possibile che l'industria dei dinosauri rappresenti uno di quei casi in cui la scienza cerca di compiacere le aspettative e i desideri del pubblico? Nel film Jurassic Park - ad esempio - i dinosauri raffigurati sono molto più grandi rispetto alle dimensioni denotate dagli scheletri nelle esposizioni museali (non esistono reperti ossei delle dimensioni degli animali di Jurassic Park). E' curioso notare come dopo l'uscita del film molti articoli si siano interrogati sulla plausibilità di quella ricostruzione. Anche la premessa del film secondo cui il dna dei dinosauri potesse estrarsi dall'ambra, si è rivelata del tutto infondata.

Il popolare reperto fossile 'transitorio' denominato Archaeopteryx, è una delle poche prove su cui viene appoggiata la teoria dell'evoluzione.

"Tuttavia Sir Fred Hoyle, eminente scienziato britannico, nel libro Archaeopteryx: l'Uccello Primordiale - Un Caso di Contraffazione di Reperti Fossili, sostiene che qualcuno modificò un piccolo fossile di specie nota, usando del cemento ed una piuma moderna. Il fabbricatore vendette poi la 'bufala' al British Museum per 36.000 marchi d'oro, cifra considerevole per il 1861."

Datazione Radiometrica.

La scienziata Margaret J. Helder, nel libro Completing The Picture, A Handbook On Museums And Interpretive Centres Dealing With Fossils, sostiene che:

"Gli scienziati hanno creduto per molto tempo che le datazioni radiometriche fossero totalmente affidabili, per lo meno riguardo alcuni tipi di roccia. Da qualche tempo non ne sono più così sicuri. Dopo aver avuto a che fare con numerose datazioni che si sono rivelate troppo antiche o troppo moderne rispetto alla collocazione che si aspettavano, ora hanno iniziato ad ammettere che simili tecniche sono molto più inaffidabili di quanto si ritenesse. Il pubblico non ha idea della fallibilità delle datazioni radiometriche. L'impressione diffusa nella maggior parte della gente è che numerose rocce presenti sulla Terra siano molto antiche e che oggi la scienza possiederebbe la tecnologia per misurare accuratamente l'età di ognuna di esse."

Fossilizzazione.

Margaret J. Helder spiega che la fossilizzazione è un processo di rarità davvero estrema:

"In quali circostanze interi organismi restano intatti abbastanza a lungo per trasformarsi in fossili? Nella maggior parte dei casi ciò ha luogo quando gli organismi vengono sepolti rapidamente da grandi carichi di sedimenti, che altrettanto in fretta devono trasformarsi in roccia. Non solo simili fattispecie richiedono il verificarsi di una situazione catastrofica, ma è anche necessario che il tipo di sedimento coinvolto possegga precise caratteristiche necessarie al processo. I geologi generalmente tendono a ritenere che basti un comune letto di limo, ma in realtà il semplice letto di limo provoca il decadimento del cadavere molto prima che possa avere luogo la litificazione.

La fossilizzazione è anche discussa nel dibattito tra evoluzionismo e creazionismo.

"... al giorno d'oggi non si riscontra in alcun luogo terrestre un qualsiasi processo di formazione di fossili su larga scala simile a quello che si sarebbe verificato nel passato remoto. Quando un pesce muore il suo organismo non va a depositarsi sul fondo marino per diventare un fossile, ma si limita a decadere e diventare cibo per altri pesci e animali. Allo stato attuale non esiste traccia fossile dei milioni di bufali che nel passato remoto popolarono fittamente le praterie (alcune mandrie erano talmente estese da ricoprire un intero stato)."

Il Paradosso delle Dimensioni.

Il saggio Dinosaurs and the Expanding Earth di Stephen Hurrell sottolinea il paradosso esistente tra le dimensioni dei dinosauri ed il loro presunto stile di vita.

"I calcoli effettuati in merito alle sollecitazioni dinamiche strutturali all'interno delle ossa dei più grandi dinosauri indicano che fossero troppo grandi per muoversi velocemente senza ferirsi. Eppure tutte le ricostruzioni effettuate sul loro stile di vita e di sopravvivenza li descrivono come creature molto attive ed agili. La dinamica strutturale dei dinosauri indica che le sollecitazioni a cui erano sottoposti i loro scheletri era di gran lunga più gravosa rispetto a quella degli animali odierni. In taluni casi i calcoli indicano che le ossa dei più grandi dinosauri avessero una forte probabilità di spezzarsi sotto il loro stesso peso. Tali calcoli confermano la teoria secondo cui i dinosauri per scongiurare shock ossei fossero costretti a muoversi molto più lentamente rispetto a ciò che si ritiene. Ma la lentezza nei movimenti risulta del tutto incompatibile con il ritratto confezionato al giorno d'oggi dello stile di vita dei dinosauri, secondo cui la loro sopravvivenza era strettamente connessa alla loro velocità, agilità, attività. Ecco: questo è il paradosso esistente tra la dimensione dei dinosauri e il loro supposto stile di vita."

L'unico modo per dirimere un simile paradosso è tenere fuori dal discorso la gravità terrestre!

Origine Abiotica del Petrolio.

Il petrolio è spesso indicato come 'energia fossile.' Tuttavia, l'astrofisico Thomas Gold sostiene che in effetti gli idrocarburi siano presenti in numerosi luoghi in cui è improbabile o impossibile l'esistenza di fossili, ad esempio su asteroidi, comete e pianeti quali Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone, e le loro lune, come Titano e Tritone. All'interno delle meteoriti sono stati rinvenuti carbone e idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Esiste una teoria secondo cui il petrolio non sarebbe un 'combustibile fossile' derivato da organismi provenienti dalla superficie. Sulla base di detta teoria si può ipotizzare che la presunta esistenza nel passato remoto di dinosauri (o di qualsiasi altro organismo vivente) non sia collegata con l'origine del petrolio.

Motivazioni.

Le ossa di dinosauro valgono un gran mucchio di quattrini. Si tratta di un business particolarmente redditizio. Esiste una diffusa, potente pressione sugli accademici affinché producano documentazione su tale argomento. I musei guadagnano cifre astronomiche dalla produzione di grandi scheletri assemblati da mostrare al pubblico, il quale non manca mai di restarne incantato. Anche il cinema e gli altri mass media hanno guadagnato molti soldi in molti modi grazie al business dei dinosauri e dei reperti archeologici ad essi collegati. E' indiscutibile che ci sia davvero molto da guadagnare mediante la conversione di un comune osso di specie note nell'impressionante scoperta di uno scheletro di dinosauro, sul quale ognuno potrà poi costruire le proprie interpretazioni ed i propri business, piuttosto che mostrare al pubblico un triste mucchietto informe di schegge ossee. Il mondo è stracolmo di gente che farebbe di tutto pur di avere il prestigio, la fama e l'attenzione del pubblico.
E poi ci sono individui ed organizzazioni che perseguono precise agende politiche e religiose.

Durante il XIX secolo ebbe luogo l'inaugurazione di una nuova visione del mondo (Evoluzionismo) grazie a personaggi influenti come Darwin e Marx. E fu proprio durante tale periodo che furono fatte le prime scoperte archeologiche di fossili di dinosauri. E' possibile che queste 'scoperte' furono fatte per compensare la penuria di elementi scientifici a supporto della teoria dell'evoluzione?

Ecco una lista dei personaggi più influenti che contribuirono ad instaurare nella cultura umana il pensiero evoluzionistico:

Jean-Baptiste Lamarck (1744-1829) 

Thomas Malthus (1766-1834) 

Georges Cuvier (1769-1832) 

William Smith (1769-1839) 

Étienne Geoffroy Saint-Hilaire (1772-1844) 

Adam Sedgwick (1785-1873) 

Patrick Matthew ( 1790-1874) 

Mary Anning (1799-1847) 

Sir Richard Owen (1804-1892) 

Louis Agassiz (1807-1873)

Selezione Naturale:

Alfred Russel Wallace (1823-1913) 

Thomas Henry Huxley (1824-1895) 

Ernst Haeckel (1834-1919) 

Edward Drinker Cope (1840-1897) 

Henry Fairfield Osborn (1857-1935)

Il finanziamento statale delle organizzazioni che all'epoca (e ancora oggi) promuovevano il concetto di dinosauro potrebbe essere considerato uno strumento strategico di guerra psicologica contro un impianto culturale che a quel tempo si basava su una base dottrinale cristiana e sul racconto biblico della creazione operata da Dio.

Le motivazioni per un'eventuale invenzione di sana pianta dell'esistenza delle creature che chiamiamo 'dinosauri' potrebbero includere elementi che corroborino la teoria dell'evoluzione e allo stesso tempo confutino o insinuino dubbi sul racconto biblico, sulla teoria della 'terra giovane' e sulla stessa esistenza di Dio.

Ricapitolando.

I seguenti elementi sollevano dubbi in merito all'integrità del settore di studio dei dinosauri, e sul fatto che i dinosauri siano mai esistiti:

1- I rinvenimenti di fossili di dinosauro si sono verificati solo negli ultimi due secoli ed in grandi quantità concentrate in zone circoscritte. Il che contraddice le leggi della natura e della probabilità.

2- I 'non scopritori' di fossili di dinosauro in generale sono anche coloro i quali non ricavano alcun vantaggio economico dalla loro 'scoperta.'

3- L'abituale pratica di 'preparare' i reperti esposti al pubblico accende una spia rossa in merito alla reale integrità e fonte di provenienza dei fossili, e lascia sospettare la possibilità di manomissione e sostituzione delle ossa, quindi la possibilità di attività fraudolente su base sistemica.

4- La conformazione anatomica dei dinosauri denota forti squilibri e posture irrealistiche che la fisica di base ha confutato mediante i suoi studi.

5- Sproporzione quantitativa esistente tra i rinvenimenti di fossili di dinosauro e quelli di fossili di qualsiasi altro animale preistorico.

6- La scoperta dei dinosauri ha avuto delle enormi implicazioni nella diffusione della teoria dell'evoluzione e successiva convinzione che l'uomo non sia stato creato a immagine di Dio, e può implicare l'esistenza di programmi politici o religiosi occulti al servizio di precise ideologie.

7- La totale assenza di fondi e finanziamenti verso organizzazioni e individui che mettano in discussione o che siano scettici nei confronti delle 'scoperte' esposte al pubblico.

Conclusione

Esiste la concreta possibilità che i dinosauri non siano esistiti. L'industria dei dinosauri dovrebbe essere studiata, e bisognerebbe iniziare a porre tutta una serie di domande in merito. Non sono a conoscenza di alcuna prova inconfutabile che possa indurre a confermare in modo assoluto l'antica esistenza dei dinosauri sulla Terra. E' possibile che l'intera disciplina sia stata un'invenzione di alcune persone vissute tra il XIX e XX secolo, le quali è risaputo che perseguissero un'agenda finalizzata a screditare il Cristianesimo.

L'esistenza dei dinosauri non è ancora stata dimostrata. Porre in discussione ciò che viene raccontato alle masse, invece, è la scelta più saggia. Si tratta di questioni che dovrebbero essere valutate molto attentamente per il bene della buona scienza.
"O Timoteo, sii fedele senza lasciarti irretire dalle profane vacuità di parole della falsa scienza."
1 Timoteo 6:20

La scelta è tra il credere alla parola degli evoluzionisti o alle parole riportate nella Bibbia. In entrambe i casi si tratta di una questione di fede.
Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito: Love for Life

Link diretto:
http://loveforlife.com.au/content/10/09/14/dinosaur-deception-dinosaurs-never-existed-dinosaur-fossils-are-hoax-dinosaurs-scie
Traduzione a cura di Anticorpi.info

Ndt - A proposito, ultimamente gli scienziati hanno dovuto ammettere che il triceratopo - notissimo esemplare di dinosauro crestato e cornuto esposto nei musei e raffigurato in centinaia di prodotti mediatici ... non è mai esistito. Ma avrete certamente sentito la notizia in TV... o no?

http://news.nationalpost.com/news/triceratops-never-actually-existed-scientists-say

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Letto? Vi siete presi qualche secondo di pausa? Almeno un pochino, il dubbio vi si è insinuato dentro tanto da smuovervi qualcosa? Provate a pensarci un attimo, mettetevi nella prospettiva, non leggete di sfuggita le seguenti parole ma soffermatevici un momento: i dinosauri non sono mai esistiti. E’ una balla, vi hanno mentito così spudoratamente e vi hanno fatto passare per ovvia una bugia colossale. Non è vero, non sono mai esistiti, molto probabilmente la Terra non è così vecchia come ci hanno sempre fatto credere gli espertoni nascondendosi dietro prove inventate ad arte, fantasiosi calcoli e improbabili datazioni. E’ tutto falso, pensato a tavolino ed eretto prima a verità scientifica e poi a verità e basta. La storia della Terra e, quindi, anche la storia dell’uomo, la storia mia e vostra, è frutto di un lavoro certosino e davvero ben orchestrato di nascondimento e rimozione della realtà fattuale tramite la sua sostituzione con nozioni, tesi e verità basate su evidenze create artificialmente da poche persone. Il passato vero, ciò che è davvero accaduto, è scomparso, è stato soppresso.

Non vi sentite la terra tremare sotto i piedi? D’altronde un conto è scoprire che ci hanno mentito, e continuano a farlo, dicendo che l’Occidente è contro l’ISIS, ma qui stiamo parlando di una menzogna infinitamente più grande e su un argomento molto più profondamente radicato nelle nostri convinzioni, nel nostro immaginario, nella nostra identità.

Però questo tremolio… non è meraviglioso? Non vi fa sentire più leggeri? Non vi riporta più vicini alla realtà dei fatti, ovvero che voi credete sostanzialmente a qualsiasi cosa… senza avere la certezza che sia effettivamente così? Tanto per stare nell’esempio dei dinosauri (ripeto: la loro esistenza o meno NON mi importa, non è il punto di questo post), le informazioni presenti nell’articolo, voi, le conoscevate? Ne eravate al corrente? E, realtà ultima, voi c’eravate all’epoca dei dinosauri?

A me personalmente riesce difficile credere davvero che sia tutta una montatura ma non mi interessa. La vera figata è stata la reazione avuta nel leggere di uno scenario simile. E’ successo qualcosa: è come se si fosse creato uno spazio, che prima non era presente, tra me e molte informazioni talmente tanto radicate da chiamarle “mie”, quelle che vanno a definire l’identità personale. C’è un fardello che si è alleggerito, come se quelle informazioni fossero passate improvvisamente da “vitali” e, dunque, da difendere e in un certo senso venerare, a “secondarie”, “apprese”, “assimilate” come effettivamente sono. Manca, ora, quello che potrei definire “attaccamento identitario morboso” nei confronti di informazioni e verità oggettivamente inverificabili con assolutissima certezza di persona.

Altro aspetto, stavolta meno “etereo” e personale: la memoria che va perduta tra le generazioni. Pensare che prima, in un luogo, tutto fila tranquillo e poi improvvisamente vengono ritrovate ossa di dinosauro fa un po’ spavento. Magari per anni su quel terreno sono vissute delle persone, le quali coltivavano per il proprio sostentamento: dopodichè queste traslocano, l’appezzamento va in malora e viene dimenticato da tutti, anche dai loro stessi discendenti diretti, al punto che nessuno ha nulla da ridire quando salta fuori un tirannosauro sottoposto a una dieta molto ferrea (o, in questo caso, ossea… Ahahaha, minchia che ridere…). E’ un’ipotesi, ma potrebbe essersi verificata davvero. Un caso più palpabile e che tutti conoscono: Babbo Natale. L’immagine classica dell’omone barbuto vestito di bianco e rosso con la slitta e le renne è nata nell’800, si è evoluta a cavallo del ‘900 e con la Coca-Cola è entrata definitivamente nell’immaginario collettivo. Con la Coca-Cola!! La memoria di ciò che c’era prima, nel frattempo, è sostanzialmente sparita.

Essere messi di fronte a una bugia di tale portata, di tale caratura, e confrontarcisi serenamente è un esercizio individuale formidabile, un cambio di punto di vista pauroso. Per questo ho voluto scrivere il post che, in sè e per sè, è semplicemente un catalizzatore: serve a farvi emergere delle sensazioni diverse, a portarle sotto la lente della vostra consapevolezza. Lo scopo era proprio farvi osservare voi stessi. Poi dei dinosauri… ma chissenefrega. Sarà pure una faccenda rilevante, per carità (cioè, se venisse fuori che si tratta davvero di una fregatura da milioni di anni, un paio di ripercussioni ci sarebbero…) ma, per oggi, rilevante non lo è. Il contenuto dell’esperienza è un mezzo: l’importante è ciò che genera in voi nell’interazione.