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02 febbraio 2016

E' la magia del progresso, altro che family day



Oggi essere gay è una moda. Fa tendenza, se non sei gay non sei nessuno. Gay è il nuovo etero. E' per questo che il family day è stato totalmente inutile.

Un passo alla volta. Sulla questione del matrimonio agli omosessuali mi ero già espresso più di un anno fa, evidenziando come fosse e sia, a mio parere, lecito conceder loro il matrimonio civile (essendo la società civile un'organizzazione di semplici regole e atti legislativi e giudiziari, senza alcun significato simbolico di fondo) ma non quello religioso in quanto, essendo la religione (intesa nel senso più alto del termine, non l'interpretazione stupida che ci viene spacciata per spiritualità) un insieme sensato di osservazioni sulla natura dell'uomo e dell'universo in generale, il significato simbolico del matrimonio (ovvero l'unione degli opposti), basato sul fatto che la realtà intera si regge sull'incontro/scontro/contatto/unione di due polarità contrapposte, verrebbe distrutto.

E la faccenda del matrimonio è bella che archiviata. Da qualche tempo, però, si parla anche della cosiddetta "stepchild adoption", che detta in inglese fa più figo, ma molto spesso sia i politici sia l'informazione si dimenticano di evidenziarne un aspetto quantomeno antipatico. L'adozione del figlio del partner, infatti, non è riferita solamente al pargoletto frutto di una precedente relazione etero, ma anche (e forse soprattutto) a un futuro bambino. Ovvero: io, maschio, sposo il mio partner, maschio pure lui. Vogliamo avere un bambino. Siccome la natura non ce lo permette (ma d'altronde, si sa: la natura è omofoba), allora facciamo così: prendiamo un ovulo, lo fecondiamo con il mio seme o con quello del mio partner (o con tutti e due, se no il mio partner s'offende...) e lo impiantiamo nell'utero di una donna, la quale porta avanti la gravidanza e dopo 9 mesi il bambino è nostro e lei, il famoso "utero in affitto", non ha alcun diritto su di lui. Il suo ruolo è semplicemente quello di incubatrice. Quando sentite parlare di "mercato dell'utero in affitto", dato che quasi nessuno nel mainstream sembra voler spiegare il concetto (e già qui dovrebbe suonarvi un campanello d'allarme), è a questo che ci si riferisce. Il che, in tempi nei quali ci si riempie la bocca con frasi del tipo "la donna viene sempre maltrattata", "l'immagine della donna viene sempre distrutta" eccetera, appare almeno controverso. Vero: ci sono coppie etero che già ricorrono a questa pratica in caso la donna non sia, per un motivo o per un altro, fertile. Ma è anche vero che, se nelle coppie etero, questa è soltanto una possibilità per avere un figlio loro e, tendenzialmente, nemmeno la prima in ordine di considerazione, per le coppie omosessuali sarebbe all'incirca l'unica.

Il problema, però, non è la stepchild adoption. Non sono i matrimoni gay. Non è la "famiglia tradizionale". E' un fatto di razionalità al servizio dell'irrazionalità. Ci sono dei momenti storici in cui l'idea di un relativamente piccolo gruppo di persone comincia ad attecchire, perchè basata su un'argomentazione razionale: le donne devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini; le coppie omosessuali devono avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Queste idee di cambiamento di alcune regole prendono sempre più piede, generando ovviamente una reazione uguale e contraria. Fino a qui la lotta è ad armi pari: c'è un fronte che vuole cambiare delle cose e un altro che pensa sia meglio restare così come si è.

A un certo punto, ed è qui che si compie la magia irrazionale, quelle che sono delle proposte per un semplice cambiamento passano sotto l'etichetta di "progresso". Qual è la differenza, chiederete voi. "Cambiamento" è un termine abbastanza neutro: c'è una connotazione solo lievimente positiva, perchè, diamine!, il cambiamento ogni tanto ci vuole, fa bene altrimenti l'ambiente diventa stantio, ma tutto sommato la percezione di "cambiamento" è relativamente neutra. Non è necessariamente vero, infatti, che un cambiamento sia sempre positivo: se proponessi di sopprimere tutti i bambini che piangono al cinema... non credo otterrei chissà quante adesioni, perchè sarebbe un cambiamento percepito negativamente.

"Progresso", invece... Lo sentite immediatamente anche voi: il progresso. Aaah, che bello, sentite come cambia l'aria: il progresso. Il progresso è fortemente positivo: bisogna progredire, bisogna andare avanti, bisogna avanzare... "Una società avanzata". Come suona bene. Sentite quanto stimola il vostro ego? Non volete anche voi... progredire? Evolvere? E' una figata, è la natura delle cose, evolvere. Chi si sognerebbe mai di porsi contro il progresso? Chi vorrebbe rimanere nel Medioevo? Io voglio essere "avanzato", così posso dire agli altri che loro sono "indietro", che sono "retrogradi" bleah! che schifo!

Questa è la magia. Oggi, per esempio, una società progredita è una società che concede agli omosessuali gli stessi identici diritti degli eterosessuali. Si gioca sempre con la percezione. Non appena una qualche cosa, qualsiasi cosa, viene etichettata come "progresso", per cui nella gente di ogni singolo individuo si scatena l'associazione "progresso = buooooono!", quella cosa ha il 100% di possibilità di avere successo. Ciò che prima era uno scontro ad armi pari tra un semplice "cambiamento" e un altrettanto semplice "mantenimento", ora è uno scontro impari che più impari non si può tra il "progresso" e l'"immobilismo" o il "Medioevo".

Tornando al nostro caso, al family day potevano andarci anche miliardi di persone, ma non avrebbe fatto differenza: quelle miliardi di persone sono retrograde, vecchie, ancorate a schemi ormai decrepiti, non vogliono evolvere. Che appeal ha, gente così? Zero, anzi: più sono numerosi i "retrogradi", più significa che è necessario svolgere un lavoro importante affinchè questi intralci umani al progresso capiscano di essere nel torto.

Aggiungiamoci che le motivazioni a difesa del matrimonio eterosessuale e contro l'adozione ai gay fanno a dir poco cagare e il gioco è ancor più fatto. Intanto, la "famiglia tradizionale". Che cazzo vuol dire? Perchè "tradizionale"? E' la famiglia "naturale", al limite. Possono due uomini avere figli? No. E due donne? No. E perchè no? Per tradizione? Perchè dei tizi si sono svegliati un giorno e mentre erano al circolo a giocare a briscola hanno deciso così? O per natura, perchè così stanno naturalmente le cose? Ovviamente, manco a dirlo, la vaccata nasce dall'assurda interpretazione del concetto di Dio e di tutto quello che ne segue. Poi fate che, sempre per lo stesso motivo, non appena si connota minimamente un concetto con sfumature religiose, l'accusa di essere retrogrado è sottintesa... Già solo sostituendo "tradizionale" con "naturale" sarebbe diverso perchè si penserebbe di più al fatto che, se sono necessari per natura un uomo e una donna per generare un figlio e quindi, implicitamente, per crescerlo, un motivo ci sarà. O no?

E aggiungo che, nel marasma dello scontro a suon di parole, battute, immagini, fotomontaggi, reportage, sfottò e chi più ne ha più ne metta (avrete facilmente notato come, in ogni occasione si parli dell'argomento, si tende a denigrare i "tradizionalisti"), manca una considerazione: ma le coppie omosessuali si amano di più di quelle etero? Perchè, da come viene presentata la situazione, sembra che le coppie eterosessuali durino lo spazio di un respiro affannato, mentre due gay o due lesbiche, una volta che stanno insieme, arrivano insieme alla tomba. Forse si tende a dimenticare che, omo o etero, stiamo comunque parlando di persone cresciute in questa società, con tutti gli immensi danni che essa provoca all'equilibrio psichico di un essere umano (sembra, infatti, che le coppie etero e quelle omo durino uguale).

Tutto l'enorme discorso che ho fatto su questo blog per anni, sull'ego, il sè, Dio, la Verità, il diavolo, il silenzio eccetera eccetera eccetera eccetera che sicuramente vi avrà anche provocato moti di nausea incontrollabile, qui entra prepotentemente e la considerazione è molto, ma molto semplice: le persone (tutte: gay, lesbiche, trans, etero, metrosexual, emo, truzzi, tamarri, scapoli, ammogliati, single per scelta, uomini che diventano donne che diventano lesbiche che diventano trans che diventano uomini gay con la vagina, chiunque) sono malate di mente e tendono a distorcere anche le più grandi e belle verità. Dai un blocco d'oro a una persona o a un gruppo di persone qualsiasi, senza distinzione di alcun tipo, e nel giro di poco tempo ti ritrovi in mano polvere nera.

La "battaglia" che imperversa ovunque... non è nemmeno una vera battaglia, non c'è una battaglia: c'è un'idea trasmutata magicamente in "progresso" e un'altra idea, "retrograda" di conseguenza, già morta e sepolta. Il processo di trasmutazione è fantastico ma molto pericoloso perchè un domani, tra un anno, dieci, cento non lo so, potrebbe diventare "progresso" il fatto di "concedere ai bambini il diritto" ad avere rapporti sessuali con adulti. Azzardato, dite? Beh, già oggi in Europa si vuole introdurre l'educazione sessuale sia teorica che pratica (masturbazione, orgasmi e toccatine varie) nelle scuole elementari. Già oggi questa è un'idea "progressista". Non importa che sia assurda, dato che un bambino o una bambina di 6-7-10 anni non è per nulla sviluppato sessualmente, come tutti ben sappiamo. Sono diritti, sono libertà, sono "modi per educare i nostri figli affinchè sappiano rapportarsi meglio con la loro sessualità e siano quindi più preparati quando, con l'adolescenza, gli ormoni prenderanno il sopravvento. In questo modo si ridurranno, tra le altre cose, gli stupri". Progresso rafforzato dalla paura per il bene dei nostri figli. Bum! E' l'esplosione atomica dell'irrazionalità, un'ondata di connotazioni positive da intontire perfino Leopardi morto.

Abracadabra.


P.S.: sì, ok i diritti alle coppie omosessuali eccetera, tutto molto bello, maaaa... i diritti alle coppie di fatto eterosessuali? Cioè, se io sono insieme alla mia compagna da 30 anni ma non ci siamo mai sposati e io ho un incidente per il quale vengo ricoverato in ospedale, lei non potrebbe nemmeno dire ai dottori come mi chiamo perchè, per la legge, nei miei confronti è una perfetta estranea. Tanto per fare un esempio, eh... Ah già, scusate: questo non è "progresso".

12 gennaio 2015

Volemose bene?????? Ma solo a me pare strano?!

Allora, non so voi ma io non ho il minimo dubbio su chi ci sia dietro l’ISIS.

1) Oltre ai già noti indizi sui finanziatori “ufficiali” (Qatar, Kuwait e Arabia Saudita e, quindi, Stati Uniti indirettamente), aggiungerei Stati Uniti direttamente e Turchia (quando era partita quella crociata scellerata contro Assad e la Siria).

2) Una giornalista americana di origini libanesi aveva beccato furgoni dell’Onu mentre trasportavano miliziani del “sedicente stato islamico” in Turchia. Inutile aggiungere che la poveretta è morta “in circostanze misteriose”.

3) Peshmerga e curdi chiedono da tempo aiuti all’Occidente e di tutta risposta continuano a prendersi un coro di gesti dell’ombrello.

4) Il senatore John McCain con i “ribelli” siriani?

5) Nella sede di Charlie Hebdo è morto anche il giornalista e consigliere generale della “Banque de France” Bernard Maris, recentemente molto critico nei confronti del sistema monetario e di tutta la storia sul debito. Casualmente la “libera informazione” non ne ha mai parlato…

6) L’ISIS, che tanto ce l’avrebbe con l’Occidente, con gli Stati Uniti e con mia nonna in carriola, non se la prende con Israele. Coulibaly, il cretino del negozio Kosher di Parigi, mi dà sempre più l’impressione di essere un cretino, appunto, associatosi all’ultimo momento e in cerca di una folle, e stupida, ribalta personale. Ma anche se fosse stato davvero un cattivone dell’ISIS, ostia ha ammazzato 4, e dico quattro, ebrei. E Israele cosa fa? Niente. Ma come “niente”?! Eh: niente. Quando, però, Hamas (?) aveva rapito e ucciso 3 studenti israeliani non mi pare sia finito tutto a tarallucci e vino… Tanto per fare un esempio…

7) L’11 settembre 2001, dopo un vero e proprio inferno di fuoco, detriti ed esplosioni, vennero ritrovati i passaporti INTATTI dei “terroristi”. A Parigi non solo i due pirla giravano con la carta d’identità (!!!!) ma l’hanno pure “dimenticata” in macchina (!!!!!!!!!!!).

8) Ancora una volta i servizi di polizia e difesa, questa volta francesi, dimostrano delle falle titaniche e una lentezza d’azione imbarazzante. Cioè, i due fratelli Clouseau hanno girato intorno alla sede di Charlie Hebdo per alcuni minuti, qualcuno dice anche 20 includendo l’uccisione dell’agente Hamed Merrabat (quello del video, insomma, che alcuni sostengono essere un falso, tra l’altro… Ma non è questo il punto e non mi interessa nemmeno granchè), si sono intrattenuti in un paio di scontri con la polizia (che ha pure avuto l’accortezza di parcheggiare la macchina a lato della strada, permettendo ai Clouseau di filarsela), hanno attraversato mezza Parigi all’ora di pranzo, si sono schiantati contro un’altra macchina e hanno dovuto mollare la Citroen C3 per rubare un altro mezzo e hanno pure avuto il tempo di dileguarsi nelle campagne. Nel 2015.

9) Uno dice di essere dell’ISIS, l’altro di Al-Qaeda. No, aspetta: sono tutti di Al-Qaeda. No, quello che dice di essere dell’ISIS in realtà è di Al-Qaeda: è quell’altro, quello dell’ISIS. No non hai capito: sono tutti dell’ISIS. Ma se Al-Qaeda ha detto che non è vero?! ‘scolta, fidati: due dell’ISIS, uno di Al-Qaeda e uno del Circolo delle bocce del Kurdistan.

Ma più di tutti, ragazzi, c’è una prova che dovrebbe essere palese che più palese non si può. Non ve ne siete accorti? La reazione dei leader Occidentali. Oltre al già citato Netanyahu e Israele, vorrei ricordare come l’Occidente non ebbe il minimo dubbio a intervenire in Egitto, in Libia e in Siria. Mubarak e Gheddafi improvvisamente divennero i nemici dell’umanità e, pur non rappresentando la benchè minima minaccia per alcun Paese del mondo, suscitarono una reazione armata “dell’Occidente libero” in men che non si dica. Idem, poco dopo, per Assad. Francia (libertè, egalitè, fraternitè in culo a te), Inghilterra, USA e anche Italia non si fecero scrupoli a esportare democrazia verso gente che NON CI DAVA IL MINIMO PROBLEMA.

Adesso i cattivoni colpiscono il “cuore dell’Europa”, casa nostra, si mostrano come una minaccia subdola e invisibile, un nemico da sconfiggere “in nome della libertà, della democrazia, dei valori del mondo libero Occidentale” e i guerrafondai permalosi come reagiscono? Beh dai, soldati, bombe, attacchi, invasioni, il solito insomma. No. Invocano una marcia per la pace, tutti lì belli in prima fila a stringersi le mani, invitando alla tolleranza per evitare l’odio verso i musulmani. We are the world, peace and love, “voglio la pace nel mondo”. Ma che cazzo è?! Solo a me risulta anomala, questa cosa?! Ragazzi, parliamo dell’Occidente, dell’ONU, della NATO!!! Degli Stati Uniti!!

Niente, il nulla. Improvvisamente si riscoprono pacifisti convinti, dopo aver ammazzato indiscriminatamente minimo minimo centinaia di migliaia di persone in ogni dove. Solamente negli ultimi 10-15 anni, perchè se torniamo indietro… Solo a me fa venire dei dubbi?

Cià, tiriamo fuori la palla di cristallo, che tanto qui tutti ne sparano a destra e a manca alla cazzo, proprio. Una in più o in meno cambia poco… Sembrerebbe che i leader europei non riescano a giungere a un compromesso sulle misure da applicare per “ridurre il rischio attentati” e “combattere il terrorismo” (ammicco ammicco) e il sentimento principale propagandato “all’opinione pubblica” (ahahahah) è il volemose bene. Perfetto, geniale. Se si continua così, tra un po’ (che può essere tra un giorno o un mese o chissà quando) casualmente verrà fuori un altro Charlie Hebdo, un altro attacco terroristico, magari un po’ pesante, dai, così i capoccioni del vecchio continente si “faranno passare” la ventata di pacifismo distensivo e, come già accaduto in altre parti del mondo, promulgheranno leggi a livello europeo che toglieranno a noi merde una buona fetta di privacy e alcune delle tanto sbandierate libertà di ‘stocazzo, in nome della protezione e della sicurezza.

Dove sarà questo attentato? Boh. Direi che le più probabili potrebbero essere Roma o Atene, ma lascio volentieri la scelta agli sceneggiatori mondialisti che sanno sempre proporci i migliori coup de theatre mai visti. Allora sì, cavolo, che i cattivoni saranno davvero cattivoni: reagiscono come dei vili alla manifestazione unanime di pace e fratellanza che il mondo libero Occidentale ha dimostrato di poter mettere in piazza. Noi non volevamo reagire, ma se ci istigano… E’ colpa loro. A quel punto dovrebbe essere ancor più evidente per tutti i piccoli San Tommaso in circolazione: noi siamo i buoni, loro, musulmani dimmerda, i cattivi. Andiamo in Siria o no?!

10 dicembre 2014

Reincarnazione reiterata e multiversi: ci sta?

Parto dall’ultimo post su Nietzsche e la reincarnazione per esprimere un paio di considerazioni in merito. Oggi “giochiamo” un po’ con delle idee strane, dai. Vediamo cosa ne esce.

L’ipotesi di Nietzsche (ma non poteva chiamarsi come si legge: “Nice”?!) sull’eterno ritorno è estrema e affascinante come poche. In pratica, per chi non avesse letto l’articolo precedente o comunque non avesse idea di che si tratti, secondo il buon Federico ognuno di noi è destinato a ripetere all’infinito le stesse azioni, gli stessi pensieri, le stesse parole, gli istanti della vita attuale in ogni futura reincarnazione. Non solo: l’intera vita che sta vivendo qui, dalla nascita alla morte, è esattamente identica a tutte quelle che ha vissuto in precedenza. L’individuo si ritroverebbe, quindi, in un ciclo infinito di esperienze nascita-morte uguali spiccicate l’una con l’altra. Io, Pinco Pallino, nato il 30/02/1987, figlio di Tizio Pallino e Tizia Caio, residente a Cessetto Di Sopra eccetera eccetera. E così all’infinito, con tutte le gioie e le frustrazioni ripetute sempre alla medesima maniera, uguali, identiche, immutabili, pari pari.

Come veniva fatto notare nell’articolo, al di là delle reazioni di noia, paranoia o depressione che una prospettiva del genere può facilmente provocare in persone poco avvezze ad argomenti non prettamente consumistici, un grande significato conseguente a questa teoria è l’esistenza di un solo e unico momento: quello presente, il famigerato “qui e ora” sbandierato a destra e a manca fin troppo diffusamente per preservarne il vero senso. Il tempo così come lo intendiamo noi non avrebbe ragione di esistere: se ogni istante è già accaduto infinite altre volte e accadrà altrettante infinite volte, si può davvero parlare di “passato” e “futuro”? Concettualmente, per poter “funzionare” bene, il tempo ha bisogno dei cambiamenti, di modifiche, di movimento: prima mi sentivo in un certo modo, ora in un altro e domani chissà. Ma se questi tre momenti diversi li ho già vissuti perfettamente identici altre infinite volte e li vivrò altre infinite volte… dov’è il cambiamento? Dov’è il movimento? Dov’è il tempo? Ergo: esiste solo il presente.

Altri pensatori la vedevano in maniera leggermente diversa, per cui ogni reincarnazione non sarebbe stata la copia perfetta della precedente ma avrebbe, invece, presentato delle piccole differenze così da permettere una sorta di “cammino evolutivo” personale. Per quel che conta, io mi rispecchio di più in questa versione “alleggerita”: non ci si ritrova imprigionati in un ciclo infinito senza possibilità di scelta e, concettualmente, ripropone a livello metafisico ciò che è possibile osservare virtualmente in ogni dove nella natura: l’evoluzione, la crescita, il movimento della vita. In definitiva, la vita stessa. Si rinasce sempre Pinco Pallino ma in questo caso per un numero finito di volte: quando arriva quella buona, ovvero quando si sono “imparate tutte le lezioni necessarie” (equivalente del famoso “giudizio” cristiano), si cambia e si rinascerà chissà dove, quando e chi.

Così intesa, però, viene a mancare l’esistenza esclusiva del “qui e ora” e il tempo, subdolo e infingardo, riprende il suo ruolo centrale di metronomo. Ma forse no.

Facciamo un ragionamento, esplicitiamo un attimo meglio la questione, giochiamo un po’ dai. Io, Pinco, nasco qui il giorno tal dei tali, vivo la mia vita e inesorabilmente tiro le cuoia dopo tot anni. Facciamo che voi siete vivi, invece. Ma non abituatevici troppo… Abbiamo così due punti di vista dai quali vedere la faccenda: io che crepo e voi che ne testimoniate.

1) Io che crepo: dal mio punto di vista, l’universo e le sue dimensioni spazio-temporali si dissolvono insieme a me e io vengo catapultato o indietro fino al giorno della (ri)nascita come Pinco o, se sono riuscito a comprendere meglio un paio di cosine interessanti, in qualche altro luogo in chissà quale tempo, in una esperienza per me completamente nuova.

2) Voi che ne testimoniate: per come la vedreste voi, il mio corpo sarebbe lì steso immobile, svuotato della mia presenza, e la vostra esperienza continuerebbe tranquillamente.

E qui entra in gioco il tempo, le linee temporali e gli universi paralleli, robetta utile per provare a capire un po’ di più di cosa si sta parlando. Assumendo che io, morendo, tornassi in qualche modo indietro nel tempo fino al giorno della mia (ri)nascita, avrei una situazione di conflitto con il “me originale”, quello che effettivamente è nato qui e ha vissuto fino all’attimo della morte. Classico paradosso temporale. Quello che accade, invece, è il “trasferimento” verso un’altra linea temporale “parallela” a quella attuale. Dunque c’è un “salto” al giorno tal dei tali dell’universo parallelo più “vicino” al nostro in termini di esperienze e di avvenimenti. Rinasco come Pinco, nello stesso luogo, nello stesso istante, la stessa famiglia eccetera e rivivo un’esistenza molto simile alla precedente, con delle piccole variazioni dettate tendenzialmente dal mio modo di “prendere” e reagire agli avvenimenti. La mia vita attuale diventa in pratica il punto di partenza della prossima, la quale sarà la base della successiva e così via.

Si capisce che in questo modo il tempo per come lo intendiamo viene cancellato in toto? Infiniti universi, infinite linee temporali. Ogni momento esiste sempre, all’infinito. Io sto nascendo (e morendo) proprio… ora. E ora. E ora. E ora. E ora. Però c’è anche il movimento: a un certo punto sarò giudicato “positivamente” e dunque per me non sarà più necessario rinascere come Pinco. Quindi un tempo esiste, ma non è quello che intendiamo noi. Trascendente il tempo “normale”, potremmo chiamarlo “tempo animico”, relativo all’anima, che porta con sè la memoria delle esperienze vissute in “passato”, senza risentire di morti fisiche e “salti” tra universi. Mettendola in termini informatici, che fa tanto figo, la mente e il corpo che ci ritroviamo in ogni incarnazione sono l’equivalente naturale della memoria RAM: ogni volta che spegniamo il computer, la RAM viene svuotata, resettata e i dati presenti vengono cancellati. L’anima è il disco rigido: non importa quante volte si spegne il computer perchè i dati memorizzati lì saranno presenti anche al prossimo riavvio e a quello dopo, e a quello dopo ancora e via di questo passo.

E’ tutto figurato, eh, sono tutte immagini fittizie per convogliare qualcosa di più profondo. Se poi funzioni effettivamente così non ne ho idea e non è nemmeno l’aspetto più importante. Lo scopo, come sempre, è riuscire a smuovervi qualcosa dentro e provare a farvi giungere a un piccolo shock interiore, un blackout estatico che faccia emergere un sottile e profondo entusiasmo. E’ quella stessa sensazione che ho provato io dopo aver letto l’articolo su Nietzsche e che mi ha spinto a riportarlo qui sul blog e a scrivere queste considerazioni.

Non dovete aspettarvi dagli altri la verità. Come fate a dire che un’informazione è vera? Perchè viene da una fonte piuttosto che da un’altra? Come fate a essere certi, ad esempio, che oggi a Karachi è esplosa un’autobomba? Piccolo consiglio: non siate passivi. Io non lo so se l’intuizione di Nietzsche e/o la versione “light” siano vere, ma nel leggerle hanno generato un attrito, si è creata una visione alternativa che prima non c’era e il contatto (dualismo) tra questa e la mia visione, preesistente, ha fatto partire un processo di ragionamento avente come risultato una nuova sintesi. Dal dualismo (tesi-antitesi) emerge una terza forza (sintesi), frutto del “lavoro” attivo personale svolto per elaborare i due blocchi di informazioni, armonizzarli e unirli. Congiungere gli opposti.

Comunque sia, torniamo a noi. Scendendo un po’ dalle stelle del multiverso, la teoria della “reincarnazione reiterata”, diciamo così, è la spiegazione migliore che ho trovato finora per un fenomeno che trovo straordinariamente affascinante nel suo mistero: il deja-vu. Per essere precisi, il “deja-vecu” (un tipo di deja-vu) ovvero la netta sensazione di avere già vissuto il momento e la circostanza che si sta palesando ora nella nostra realtà più strettamente circostante. Penso sia capitato anche a voi almeno una volta nella vita. A me succede ogni 3 settimane in media, a occhio e croce. Sono lì tranquillo, vivo la mia vita normalmente e poi, all’improvviso, sorge la nettissima sensazione di avere già “vissuto” quella determinata circostanza: “rivedo” esattamente lo stesso scenario che mi circonda, “ri-sento” esattamente gli stessi suoni, “ri-provo” esattamente le stesse emozioni. E’ tutto incredibilmente identico e dura, boh, 5-6 secondi, dopodichè la “finestra” si chiude a la magia finisce.

Ho provato a cercare “deja-vecu” su Google e il primo risultato è l’autorevole Treccani.it, che riporta la definizione del fenomeno. Eccola:

déjà-vécu   Sensazione di aver già vissuto una particolare situazione (dal franc. «già vissuto»). Classificato come un disturbo qualitativo della memoria, la sensazione di aver già vissuto un evento costituisce più frequentemente un disturbo dell’affettività associata alla memoria e si realizza nello sperimentare come familiare una condizione mai vissuta in precedenza. Come stato dissociativo, può essere presente tanto in malattie neurologiche, quanto in patologie psichiatriche come psicosi acute o croniche, disturbi dissociativi o gravi disturbi d’ansia. “

Ora, è vero che la mia memoria non rappresenta esattamente l’anello di collegamento con il prossimo passo dell’evoluzione umana, ma un paio di cosette riesco a ricordarle anch’io e so riconoscere la differenza tra un ricordo “normale”, che risiede nella memoria, e uno che non è nemmeno un vero ricordo ma ha un’intensità pazzesca. Non è nemmeno un vero ricordo perchè non ho la minima consapevolezza di cosa stia per accadere fin quando non accade. Non ricordo quella determinata circostanza fino all’attimo esatto nella quale si verifica. E comunque sia, un ricordo, per quanto bello o intenso, non riesce neanche lontanamente a raggiungere una veemenza così energica come quella del deja-vecu. Chiamarlo “disturbo qualitativo della memoria” mi sembra abbastanza denigratorio ed erroneo o, detto con un termine tecnico: una cagata. In salsa medico-scientifica, ma una cagata.

E, già che ci siamo, vorrei sapere anche quale razza di bislacco disturbo mentale sia riuscito a convincermi, appena mi svegliai un giorno di qualche anno fa, oltre ogni possibile dubbio che quella stessa mattina in università avrei fatto amicizia con qualcuno, cosa che puntualmente accadde un paio d’ore dopo.

Chiaramente, l’ipotesi della “reincarnazione reiterata” spiegherebbe perfettamente la faccenda: avendo già vissuto un numero imprecisato di volte quei momenti, ed essendo essi “memorizzati permanentemente nell’anima”, è solo una questione di attimi di “apertura sensoriale”, diciamo, che ci permettono di dare una sbirciatina temporanea su quello che ha da venì. Non fa una grinza. Magari non è la spiegazione reale, ma non fa una grinza.

Un altro aspetto affascinante ma che diamo puntualmente per scontato perchè “tanto è già stato tutto spiegato dagli scienziatoni dell’università di Thisdick” è quello relativo alle propensioni naturali, quei talenti innati, quelle cose che ci vengono più facili praticamente da quando nasciamo. Io, per esempio, ho scoperto di essere naturalmente portato per la lingua inglese: già da quando iniziai a studiarla in terza elementare (credo fosse la terza… Comunque giù di lì…) non la trovai particolarmente complicata e mi accorsi, nel tempo, che non ebbi mai troppo bisogno di sbatterci violentemente la testa a nastro per capirne le regole grammaticali e di sintassi. Ovviamente ero sempre il migliore della classe tanto che spesso, quando c’erano le verifiche, i professori mi mettevano a farle alla cattedra per evitare che suggerissi le risposte a mezzo mondo.

Alle superiori c’erano un altro paio di miei compagni piuttosto bravi ma qui stava la differenza: io quasi non aprivo neanche il libro e, giuro su Dio, non ho mai preso un voto più basso di 8 (una volta in seconda superiore, non per tirarmela, ma è andata proprio così, presi 8 e mezzo su un massimo di 8 da tanto feci bene la verifica); loro studiavano, studiavano e studiavano ed effettivamente erano bravi, ma a fine anno si beccavano sempre una valutazione più bassa della mia. Mentre per loro era necessaria una “forzatura” per riuscire a imparare la lingua di Albione, a me veniva quasi spontanea, naturale. Ero, al contrario, una discreta chiavica in geometria. In matematica andavo piuttosto bene, ma dovevo studiare parecchio: alle medie avevo un compagno che invece era un genio e il libro lo usava come fermacarte.

Come mai? Da dove vengono queste propensioni? Perchè nasciamo già predisposti verso determinate attività? Anche qui: “reincarnazione reiterata” ma nella versione “alleggerita”, non quella di Nietzsche perchè non ammette un qualsivoglia cambiamento, per cui a rigore noi verremmo creati direttamente con determinate caratteristiche statiche e ce le porteremmo dietro immutate per l’eternità. Rimarrebbe sempre la domanda: da dove vengono e per qual motivo? Con la versione alleggerita, invece, a ogni incarnazione si vivono quasi le stesse esperienze e oh, vivile una volta, vivile due, tre, quattro, cinquanta, millemila volte: alla fine qualcosa ti rimane, no? Evidentemente, per tornare al mio esempio, il mio compagno delle medie sarà arrivato a un punto nel quale si è innamorato della matematica e da lì in avanti ha ogni volta approfondito la materia; analogamente, io ho già avuto tante altre occasioni per entrare in contatto in qualche modo con il mondo anglo-sassone e il suo idioma (tra l’altro l’occasione ce l’ho anche oggi e non perchè l’inglese è diffusissimo ovunque, ma per questioni personali).

Lo ripeto per l’ennesima volta: non lo so se le cose stiano davvero così, non mi importa e non dovrebbe importare nemmeno a voi. Chi se ne frega! Qui si sta cercando di fare un esercizio, un “lavoro” di ragionamento dettato dalla continua collisione tra il vostro punto di vista e un altro. Punto. Dualismo in azione, polarità opposte che generano una carica potenzialmente liberatoria. Poi i giudici siete voi e solo voi, non fidatevi delle presunte verità altrui e non subitele passivamente: elaboratele, usate la vostra intelligenza perchè guardate che la utilizziamo effettivamente molto, ma molto meno di quanto crediamo. E’ molto più facile barricarsi dietro la propria presunta superiorità intellettuale e fare gli snob pieni di compatimento e pena verso tutto ciò che esula dal piccolo castello di sabbia che si è così faticosamente costruiti nel corso di anni e anni di comoda assimilazione della stessa minestra tiepida.

La meraviglia è che abbiamo la possibilità di prendere anche la più grande vaccata nella storia dei multiversi e “farla nostra”, ovvero: prenderla, elaborarla con tutto noi stessi (e non solo con la mente o con il cuore o con il culo) ed estrapolare chirurgicamente quell’aspetto di verità che si palesa sotto innumerevoli forme in ogni dove. In quel momento abbiamo creato un’informazione fino ad allora completamente assente, la quale diverrà una nostra verità. Tesi-antitesi-sintesi.

Si capisce che l’idea di “vero” e “falso” cambia? Non è più inerente al mero contenuto dell’informazione, ma al modo con il quale “lavoriamo” l’informazione grezza stessa. Il famoso motto del vecchio Fox Mulder in X-Files, “la verità è là fuori”, mmm… Non solo, direi.

03 novembre 2014

800mila anni?!

Ma qualcuno prende veramente sul serio un’affermazione del genere?

Allarme Onu sul clima: “Gas serra ai massimi da 800mila anni, resta poco tempo”

Io farei anche 1milione, già che ci siamo, almeno fai una bella cifra tonda. Ho fatto 1milione e due, lascio?

Ma come si fa a tirare fuori una sparata del genere, frutto ovviamente dell’indefesso lavoro di fior fiori di ricercatori di fama internazionale? Lo capisce anche un bambino che è una puttanata galattica. Quando l’ho sentita con i toni seri del telegiornale ho pensato fosse il servizio su uno scherzo, magari di qualche bontempone americano con lo scopo di “sensibilizzare”, come si dice, le persone sul problema apocalittico del riscaldamento globale (altra puttanata galattica). Invece no. Già me li vedo quelli ai piani alti, lì intenti a farsi delle grassissime risate per una vaccata che ti aspetteresti da un amico ubriaco marcio il mercoledì sera. L’asticella delle boiate mondiali è stata spinta ancora un pelo più in alto e ogni volta è una grande occasione di ghignate sguaiate e pacche sulle spalle per l’eccezionale e minuzioso lavoro di rincoglionimento portato avanti nel corso di molti anni. 145mila anni, per essere scientificamente precisi.

E il bello è che poi la gente ci crede davvero… Basta, non so più cosa dire, è talmente assurda come notizia. Di questo passo si inizieranno a prendere sul serio anche le previsioni di Crozza in versione Casaleggio.

21 luglio 2014

Va bene dai: torniamo indietro

Oggi vi lancio una provocazione. Magari è solo un discorso folle o magari no, chi se ne frega. Lo scopo è scatenare un po’ di caos, smuovere qualcosa dentro e vedere ciò che ne esce, ma sapete una cosa? Questa è la vera informazione. Il contenuto specifico può essere vero oppure no. Non si sta parlando della cronaca di tutti i giorni, di cosa ha detto Tizio alla riunione della Federazione Internazionale Ladri in Colletto Bianco, o di quell’altro che ha fatto fuori il vicino d’appartamento perchè ascoltava i One Direction con gli auricolari a volume troppo alto (e fa bene ad ammazzarlo, tra l’altro, non per il volume ma per dei gusti musicali a dir poco rivoltanti). Non si parla dell’informazione da telegiornale o da quotidiano: lì sì che è fondamentale l’accuratezza sulla veridicità effettiva del contenuto, anche se poi abbiamo le prove praticamente tutti i giorni della marea di vaccate propinateci dai cosiddetti “media mainstream”. Ma questo è un altro discorso…

La vera informazione, fuori dalla cronaca quotidiana, non è quella preconfezionata dall’esterno, elaborata da altri, da prendere per intero e ficcarsela direttamente in testa. E’ invece quella ai limiti della logica comune, probabilmente assurda, ma che prende la vostra mente e la scuote violentemente; che richiede uno sforzo attivo da parte vostra per creare una nuova sintesi. E’ quella che vi fa lavorare, cazzo! Fa partire quel processo apparentemente caotico chiamato “ragionamento”, quello che crea nuovi collegamenti cerebrali e vi fornisce un qualcosa che prima mancava. Se poi quell’informazione è vera o falsa… ma importa davvero? E’ meglio prendere asetticamente una verità altrui, frutto di un processo mentale a voi esterno e forse corretto o forse no, oppure assimilare informazioni ad ampio spettro, attivarsi mentalmente e giungere da par vostro a una conclusione (temporanea)?

Comunque sia, basta chiacchiere e andiamo al sodo. L’ipotesi di oggi è vera informazione, cioè: il contenuto potrebbe essere vero o falso, ma ad ogni modo ha lo scopo di farvi lavorare, di stimolarvi le sinapsi. Chiamiamola “informazione consapevole”, toh. Pronti? Via!

Un po’ di tempo fa avevo scritto di come ogni essere umano nella storia, dal primo fino al neonato in questo preciso secondo, abbia già tutti gli strumenti necessari per giungere alla conoscenza della realtà delle cose. Non importa dove si nasca o in che epoca: la vita è la vita. Dunque, per il solo fatto di essere vivo, ognuno di noi ha già tutto l’occorrente per comprendere sè stesso. Non è assolutamente necessario entrare in contatto con determinati e precisi concetti o dogmi. D’altronde, è nata prima la vita o la Chiesa? O la scienza?

Una persona nata 100mila anni fa aveva le stesse identiche possibilità di comprensione di vostra nonna e di voi stessi oggi. Non ci sono nati di serie A e di serie B: “tutti gli esseri umani sono creati uguali”.

Premessa: conoscere sè stessi è l’equivalente di “conoscere la realtà”. Non si può conoscere uno e rimanere ignoranti dell’altra, essendo la stessa identica cosa. Sì lo so: avete già sentito ‘sta storia migliaia di volte. E avete ragione, ma purtroppo la new age ha stuprato il concetto di “unità” così come la Chiesa ha violentato quello di Dio, ma non significa che “unità” e “Dio” siano concetti da ignoranti: basta purificarli dalle distorsioni. Se mi seguite da qualche tempo sapete che i miei discorsi non appartengono nè alla logica cattolica nè a quella new age. Il motivo è semplice e parte da un banale presupposto: la gente è rincoglionita. Non tutta, per carità, ma sui grandi numeri non c’è scampo: le milioni di bugie applicate assiduamente e chirurgicamente dal “sistema” distorcono la percezione della stra-stra-stra-stra-stragrande maggioranza delle persone. Quindi, quando vedo una certa “massa critica” condensarsi all’unisono intorno a un determinato concetto, scatta la spia rossa del “c’è qualcosa che non quadra” e solitamente l’errore è più di interpretazione che d’altro.

Bene, torniamo a noi e alla provocazione. Dunque, avendo già noi di nostro gli strumenti per conoscerci ed essendo noi, in quanto vita stessa, l’oggetto da conoscere… perchè siamo tutti contenti quando viene fatta una scoperta? Tipo le leggi di Keplero… o la non-località. Scoperte (che poi non sono propriamente delle “scoperte”) di questo tipo, insomma, nel campo della chimica, della biologia, della fisica.

Ogni scoperta del genere dovrebbe essere occasione di riflessione profonda, altro che caviale e champagne. Bisognerebbe accoglierla con una sana e positiva tristezza. Scoperte simili sono un segnale chiarissimo di quanto siamo lontani dalla vera consapevolezza, dalla conoscenza consapevole, l’unica vera comprensione, quella che non ha bisogno di essere richiamata mentalmente e ripetuta mille volte perchè se no ce la si dimentica.

Più scoperte ci sono, più significa che ci stiamo allontanando dalla vita (in senso lato) e abbiamo bisogno di mettere tutto nero su bianco per accorgerci di un qualcosa che già dovremmo intimamente sentire e sapere. Fortuna che la natura non è scema e sa perfettamente come mantenere l’equilibrio e fornire a noi, distratti smemorati, le informazioni necessarie là dove noi guardiamo di più: fuori. Per cui, se una volta non c’era bisogno di scoprire la gravità perchè la conoscevamo perfettamente e ne avevamo la piena consapevolezza in qualunque momento e in qualunque situazione, a un certo punto siamo diventati così rincoglioniti da spingere la natura a costringere qualcuno, che è “capitato” essere Newton, a “scoprirla”, a formalizzarla matematicamente in modo che la mente potesse capire, che l’attenzione della mente potesse focalizzarsi su di essa. Dalla “conoscenza consapevole”, l’unica vera conoscenza esistente, siamo passati a quella “inconsapevole”, superficiale, solo mentale. Quella conoscenza non sentita, che se vi chiedessi “quali sono i princìpi dello termodinamica?” dovreste compiere uno sforzo mentale per andare ad aprire i cassetti polverosi della memoria riempiti quando eravate adolescenti.

Il telescopio, ad esempio. Grande scopertona di inizio ‘600, portata a perfezione da Galilei, la quale permette all’uomo di allungare lo sguardo verso le profondità cosmiche come mai prima nella storia. Figata! E se invece fosse il segno di una perdita di consapevolezza? Improvvisamente la natura, la realtà, ha reagito all’abbassamento della “conoscenza consapevole” (interiore, sentita, vera) permettendo la creazione di uno strumento materiale (esterno) con lo scopo di portare la nostra attenzione su una capacità, o conoscenza, che già prima avevamo ma della quale abbiamo perso consapevolezza. Civiltà intere conoscevano le stelle e i movimenti planetari senza l’ausilio di particolari attrezzature che non fossero gli occhi. L’elaborazione delle informazioni ricavate da essi risiedeva all’interno, al sentire interiore, non era mentale: la mente entrava in azione dopo, convertendo il sentimento nella lingua del luogo e rendendolo comprensibile. Un procedimento non dissimile da quanto facciamo noi quotidianamente quando descriviamo l’amore, o la paura, o la rabbia: prima c’è il sentimento (in questo caso è meglio usare il termine “emozione”), poi la mente lo razionalizza e sorge il pensiero-parola “amore”, “odio” eccetera.

Dando per buono quanto detto finora, un’ulteriore deduzione sarebbe questa: l’uomo sta regredendo, “delegando” all’esterno sempre più facoltà che invece gli sono proprie. Il cosiddetto “progresso” della società o della civiltà è in realtà una regressione dell’uomo, sempre più schiavo di impulsi, oggetti, persone e concetti/formule “strabilianti” inerenti la realtà chiamati “scoperte”. Il nostro mondo sta diventando sempre più mentale, ovvero sempre più limitato a livello di attenzione, più circoscritto come consapevolezza. Più ignorante, insomma. Aumenta la “conoscenza inconsapevole” e crolla quella “consapevole”.

Lo avevo già scritto una volta: la manifestazione fisica cambia, ma l’intelligenza che la muove è sempre la medesima. Sono cicli più piccoli dentro cicli più grandi dentro cicli ancora più grandi e via così. Ora stiamo vivendo una nuova manifestazione fisica del ciclo “società umana” e ci troviamo nella fase “discendente” della ruota, quella della negazione dell’esistenza stessa, dell’allontanamento della consapevolezza dalla realtà delle cose. E’ l’onnipotenza ai massimi livelli: la realtà che rinnega sè stessa. Questo sistema sociale globale è funzionale allo svolgimento del ciclo, Illuminati inclusi.

Il paradosso poi è evidente: per quanto ne sappiamo, mai come oggi l’umanità è stata così connessa e una tale mole di informazione disponibile non s’è mai vista nell’intera storia. Eppure ci stiamo sempre più allontanando dalla vera conoscenza. E non mi tirate in ballo quella vaccata che ho già letto mille volte, ovvero “sempre più persone nel mondo si stanno rendendo conto delle bugie che vengono loro raccontate e il cambiamento sta arrivando, e i potenti hanno i giorni contati, e la consapevolezza di qua e la consapevolezza di là”. Balle. Sarà anche vero che molti, sfruttando intelligentemente Internet, indagano e provano a capirci di più, ma occhio: il sistema ha una ragnatela per tutto, fornisce una risposta preconfezionata a qualsiasi domanda ed è estremamente facile, ma davvero molto molto facile, rimanerne impigliati. Per questo è fondamentale sviluppare un sincero sentire interiore: questa consapevolezza è l’unica verità a non cambiare mai per delle paturnie del guru di turno. Ma la ragnatela di risposte è così per disegno, non è colpa degli stracciaballe degli Illuminati o di mio nonno in carriola. Ma cosa credete, che siano loro a manovrare tutto? A creare la realtà? (ecco un esempio di risposta preconfezionata, se vi steste domandando a cosa mi riferissi)

No no, toglietevelo dalla testa: loro sono strumenti, materializzazioni fisiche funzionali all’esperienza esattamente come lo è ognuno di noi.

Tutto è perfettamente dove e come deve essere. Il calo di consapevolezza continuerà, non fatevi illusioni: raggiungerà il suo picco “negativo”, quello nel quale tutte quelle idee strane normalmente etichettate come “sataniste” (non sono altro che intelligenza animale di base non guidata da un briciolo di consapevolezza più elevata) saranno dilaganti e poi ricomincerà pian piano a salire. Oppure, arrivato al minimo possibile, ci sarà un mega reset generale e la consapevolezza ripartirà direttamente “dall’alto”. Cioè, non vorrei dire, ma guardatevi voi per un attimo: quanta consapevolezza avete di voi stessi? Quanto siete presenti? Quanto ci siete da 1 a 10? Poco, molto ma molto poco, giusto per dare un contegno all’altrimenti straripante intelligenza animale di base propria del binomio mente+corpo.

Arriveremo al punto che uno scienziatone giapponese, tale Oratù Melosuki, farà la scoperta delle scoperte: l’acqua calda. E tutta l’umanità si unirà in giubilo e gloria, brindando al progresso della conoscenza derivante dalla formalizzazione matematica di un fenomeno “fino ad allora inspiegabile”. Premi Nobel multipli ed intere serie di documentari in onore dell’uomo venuto dall’oriente per far levare il sole della conoscenza sull’oscurità dell’ignoranza e “aprire un nuovo spiraglio verso la comprensione dell’universo”. Brinderete anche voi insieme agli altri, oppure vi farete una bella risata compassionevole di fronte a cotanta assurdità dettata dall’ignoranza?

Entrare in contatto con la “conoscenza inconsapevole” dovrebbe avere uno e un solo scopo: attirare l’attenzione per fare emergere la “conoscenza consapevole” intrinseca in ogni persona per il solo fatto di esistere e di essere esistenza pura. Vale per tutto il mondo e tutta la vita: servono per “uncinare” la vera essenza, la vera vita, e farla emergere dalle altissime profondità nelle quali si trova, sepolta sotto un mare di puttanate a cui diamo la nostra identificazione. La grande differenza tra “consapevole” e “inconsapevole” è che quest’ultima è mentale: quindi è superficiale, proveniente dall’esterno e manipolabile. Ma non preoccupatevi: è giusto sia così.

Stimola o no, l’ipotesi del “progresso come regresso”?

09 aprile 2014

Cosa vuoi fare da grande?

L’altra mattina ho meditato. Così, dal nulla. Mi sono svegliato, ho sgranchito braccia e gambe, realizzato dove fossi e in quale era geologica e poi, in un attimo, è spontaneamente sorto il pensiero. Come un dolce bisogno, innocente, di quelli che non creano dipendenza, una sorta di “una botta e via” spirituale. Nessuno me l’ha chiesto e men che meno ordinato, nemmeno io stesso. E’ semplicemente venuto a galla dalle profondità. Nel mentre della meditazione, e specialmente dopo, è emerso un meraviglioso silenzio e ho sentito di nuovo delle sensazioni che non provavo da tanto, da mesi e mesi, tanto da averle quasi dimenticate, sommerse da mille parole, mille pensieri, distrazioni di ogni sorta, convinzioni e convincimenti vuoti di sentimento.

E’ riemersa dal fondo della spazzatura quella… “cosa”, non saprei come definirla. Visivamente la prima immagine alla quale mi viene da pensare è una sfera, piccola ma raggiante, immobile, imperturbabile, calda e rassicurante. Una voce familiare, che infonde tranquillità, leggerezza e una pace amorevole. L’autorità, la vera e sola autorità, di fronte alla quale la mente si inginocchia all’istante e verso cui rende omaggi e ringraziamenti sentiti. L’allentamento nervoso tanto bramato dal corpo, un luogo di riposo totale nel quale lo stress non ha possibilità di entrare.

Il bello è che si può sentire distintamente come essa sia sempre lì e sia sempre stata lì. Le “cose del mondo”, in senso lato, mi hanno portato piuttosto facilmente a perderla di vista nel corso del tempo e, anche nei (pochi) momenti in cui ho avuto occasione di stare solo con me stesso, queste “cose del mondo” hanno sempre fatto la parte del leone attraverso il continuo ed incessante blaterare mentale, fatto di incredibili voli pindarici tra un’inezia e una preoccupazione, e poi un’altra peggiore, fino a cattivi giudizi su persone e rifiuto schifato del mondo, allietati dalle belle parole di qualche canzone, da qualche piccolo piacere della giornata, dallo sbiadito ricordo di meraviglie passate e subito dopo volti alla sfiducia verso ipotetiche bellezze future. Sapete come funziona la mente: vaga. Perdersi nei meandri delle vuote parole senza nemmeno accorgersene è molto più semplice di quanto possa sembrare.

Ma questa “cosa” riemersa di sua volontà ha riacceso la fiamma. Avendo finito gli studi universitari e dovendomi ora confrontare direttamente col pesante pensiero riassumibile nella domanda “Cosa vuoi fare da grande?”, non poteva esservi momento migliore per vivere il risveglio della Sensazione, con la S maiuscola. Ma, d’altronde, il tempismo della realtà è sempre paurosamente perfetto. Mi sono perso in mille prospettive poco o nulla attraenti, un marasma svogliato di giudizi e congetture, perso in mezzo a un enorme labirinto senza avere la minima indicazione plausibile. Una folla innumerevole di pensieri e un rumore assordante mi hanno incessantemente riempito, togliendomi lucidità ed energie, distraendomi e abbattendomi. Alla luce delle varie e molteplici “rivelazioni”, chiamiamole così, degli ultimi anni a livello personale, lo scorcio che mi si parava davanti relativo ai travagli necessari per sistemarmi in un lavoro mi dava ribrezzo. Il lavoro come è inteso oggi fa letteralmente schifo, ne avevo già scritto. E il conflitto potente, da guerra mondiale, in me vedeva due fazioni in una lotta all’ultimo sangue: da un lato l’ipotetico lavoro svolto solo e soltanto per contribuire al bilancio famigliare, e dall’altro le straordinarie meraviglie profonde della vita con le quali ho avuto la fortuna di entrare in contatto.

La constatazione di massima era, ed è ancora, un qualcosa del tipo: se ho avuto la possibilità di sondare in prima persona l’insondabile, di vedermi date esperienze di pura meraviglia ancor prima di chiederle, di vedermi aperte delle porte dorate ancor prima di aver bussato, un motivo dovrà pur esserci. E non voglio buttare tutto all’aria, rinnegare delle sensazioni vere più vere del vero, più vere della Verità stessa, solo per chinare il capo di fronte a degli stramaledetti pezzi di carta senza valore, impelagato in un inutile quanto non stimolante nè particolarmente attraente lavoro. Senza contare la pressochè totale mancanza di qualsivoglia idea intrigante in merito. Non voglio farlo, mi rifiuto. “E adesso?”, mi domandano. “Non lo so, non ne ho idea”, rispondo. Nulla mi convince davvero. Nulla stuzzica veramente la volontà.

Se non la voglia di indagare sempre più sulle profondità dell’esistenza. Il desiderio di trovare la “terra promessa”, l’unico luogo davvero degno della parola “casa”. Questa è sola attività che mi provoca il tarlo nel cervello, la sola a colpire positivamente la mia volontà. La fiamma prima spentasi per mano del vento del mondo è ora tornata ad accendersi, rianimata dalla scintilla proveniente da chissà dove, ma di sicuro residente fissa nel profondo dell’essere. Sentire questa “cosa” e percepirne sottilmente la maestosa grandiosità, pur non afferrandola in pieno, porta una sorta di invito, un invito alla Conoscenza con la C maiuscola, l’unica e sola e vera. La fame per questa Conoscenza è la mia guida. Per qualche tempo, troppo tempo, questa fame è stata saziata artificialmente, confondendomi i sensi e deviandomi dal dolce ardore della piccola sfera raggiante. Il risultato di ciò è stato quello di sfiduciarmi, di rendere me stesso e il mondo intero molto più grigio di quanto effettivamente sia.

La fiamma, però, ha bruciato l’enorme conflitto di portata da guerra mondiale e trasformato il grigio in tanti colori. “Cosa vuoi fare da grande?”. Non lo so, non ne ho idea. Ma la differenza è che ora non m’importa. Persisto nel non avere prospettive davvero interessanti. La carriera non rientra nelle priorità, ogni lavoro è solo un lavoro e non merita di essere elevato a scopo della vita. E non ci sono lavori “normali” che davvero mi stuzzicano il tarlo. Ma non importa.

Quello che davvero adoro fare è diventare intimamente consapevole di me e, come naturale ed automatica conseguenza, dell’intera Creazione. E, man mano che questa “attività” procede, provare a tirare fuori con le migliori parole possibili le sensazioni da essa generate. Qualunque lavoro “canonico” andrà ad occupare alcune ore della mia giornata sarà solo un lavoro e nulla di più, una qualche cosa da fare, possibilmente piacevole, senza prenderla troppo sul serio. Non è questo lo scopo della vita. Almeno non della mia. Ci sono molte cose decisamente più importanti e più degne, oltre che più vere, e riuscire a tirarle fuori in qualche modo, magari artistico e creativo così da non rischiare di far apparire tutto come la solita lezione di spiritualità da due soldi, è ciò che più mi piacerebbe diventasse il mio “lavoro”. Un’attività di servizio, messaggi profondi derivati dalle piccole grandi sensazioni di verità incanalati sotto la pelle di una storia gradevole.

“Cosa vuoi fare da grande?”. Non lo so, non ne ho idea. Mi basta solo Conoscere. Il resto viene da sè.

E voi? Cosa volete fare da grandi?

02 settembre 2013

Guerra alla Siria - I veri motivi. Il resto è propaganda.

(tratto da StampaLibera.com)

Guerra alla Siria: veloce ripasso



1. Tutte le guerre sono guerre di banchieri
Allora, se è vero quello che è stato scritto, cioè che “All wars are bankers’ wars” (“Tutte le guerre sono guerre di banchieri“, che ho tradotto in tre parti, che potete trovare qui: 12 e 3), anche questa dovrebbe essere una guerra che soddisfa le ambizioni dei banchieri: eliminare cioè dalla carta geografica tutti quegli stati che si permettono di avere una banca centrale pubblica, non privata e controllata dall’elìte finanziaria di poche famiglie mondiali, a tutti i costi, anche se gli stati interessati sono piccoli, perchè comunque con il loro esempio potrebbero stuzzicare la fantasia degli altri popoli, che poi potrebbero dire: perchè loro sì o e noi no? E in effetti, una rapida conferma di questo si trova facilmente: ad esempio in questo articolo di Nicoletta Forcheri su Stampalibera, o in questo video di Albamediterranea, sulla proprietà e indipendenza della banca centrale siriana.

2. La guerra alla Siria era da tempo pianificata
Bene. Ma… se fosse un caso? Se fosse cioè che l’attacco, e l’indipendenza della banca centrale siano una coincidenza? Togliamoci allora anche questo dubbio. In questo video il generale in pensione Wesley Clark racconta di come, già pochi giorni l’attentato dell’11 Settembre, fosse chiara, all’interno dell’amministrazione USA, l’intenzione dell’attacco all’Iraq; al quale sarebbero seguiti gli attacchi ad altri paesi, fra i quali Libia e Siria. Mission Accomplished.



Riprendiamo alcune parti dell’intervista dal sito Democracy Now (traduzione a cura di googletranslate):

About ten days after 9/11, I went through the Pentagon and I saw Secretary Rumsfeld and Deputy Secretary Wolfowitz. I went downstairs just to say hello to some of the people on the Joint Staff who used to work for me, and one of the generals called me in. He said, “Sir, you’ve got to come in and talk to me a second.” I said, “Well, you’re too busy.” He said, “No, no.” He says, “We’ve made the decision we’re going to war with Iraq.” This was on or about the 20th of September. I said, “We’re going to war with Iraq? Why?” He said, “I don’t know.” He said, “I guess they don’t know what else to do.” So I said, “Well, did they find some information connecting Saddam to al-Qaeda?” He said, “No, no.” He says, “There’s nothing new that way. They just made the decision to go to war with Iraq.” He said, “I guess it’s like we don’t know what to do about terrorists, but we’ve got a good military and we can take down governments.” And he said, “I guess if the only tool you have is a hammer, every problem has to look like a nail.”

So I came back to see him a few weeks later, and by that time we were bombing in Afghanistan. I said, “Are we still going to war with Iraq?” And he said, “Oh, it’s worse than that.” He reached over on his desk. He picked up a piece of paper. And he said, “I just got this down from upstairs” — meaning the Secretary of Defense’s office — “today.” And he said, “This is a memo that describes how we’re going to take out seven countries in five years, starting with Iraq, and then Syria, Lebanon, Libya, Somalia, Sudan and, finishing off, Iran.”

Circa dieci giorni dopo l’11/9, ho passato il Pentagono e ho visto il Segretario Rumsfeld e vice segretario Wolfowitz. Scesi le scale solo per dire ciao ad alcune delle persone in comune personale che lavorava per me, e uno dei generali mi ha chiamato dentro Egli disse: “Signore, hai avuto modo di venire a parlare con me un secondo. “dissi,” Beh, sei troppo occupato. “Ha detto,” No, no. “, dice,” Abbiamo preso la decisione che stiamo andando in guerra con l’Iraq. “Questo è stato il o intorno al il 20 di settembre. Ho detto, “Stiamo andando in guerra con l’Iraq? Perché? “Lui disse:” Io non lo so. “Ha detto,” Credo che non sanno che altro fare. “Allora ho detto:” Beh, hanno trovato alcune informazioni di collegamento Saddam ad al-Qaeda? “Ha detto,” No, no. “, dice,” Non c’è nulla di nuovo in questo modo. Hanno appena preso la decisione di andare in guerra con l’Iraq. “Lui ha detto,” Credo che sia come non sappiamo cosa fare con i terroristi, ma abbiamo un buon esercito e possiamo abbattere i governi. “E lui dissi, “credo che se l’unico strumento che hai è un martello, ogni problema ha a guardare come un chiodo.” Così sono tornato a vederlo un paio di settimane più tardi, e da quel momento ci bombardavano in Afghanistan. Ho detto, “Stiamo ancora andando in guerra con l’Iraq?” Ed egli disse: “Oh, è peggio di così.” Si allungò sulla sua scrivania. Prese un pezzo di carta. E lui ha detto: “Ho appena ricevuto questo giù dal piano di sopra” – che significa il Segretario di Difesa – “. Oggi” Ed egli disse: “Questo è un memo che descrive come stiamo andando a prendere sette paesi in cinque anni, partendo con l’Iraq, e poi la Siria, il Libano, la Libia, la Somalia, il Sudan e ha concluso a rete, l’Iran. “

In quest’altro video, che riprende sostanzialmente la stessa parte dell’intervista, alla fine si nota come, tramite cartina geografica, gli USA stiano attaccando gli stati della regione che non accettano “l’amicizia” di questo ingombrante alleato.


Quindi risulta evidente come l’aggressione alla Syria fosse stata messa in conto molto tempo fa, almeno una dozzina d’anni (ma probabilmente anche molto prima, se le informazioni uscirono, almeno all’interno degli ambienti militari, una dozzina d’anni fa).

3. La stessa sorte di Gheddafi
Come si può vedere bene e capire da questo video, la stessa sorte era toccata a Gheddaffi, ancora più colpevole, oltre che di stare sopra un mare di petrolio, di proporre una moneta africana slegata dal dollaro ma soprattutto basata sull’oro, il gold dinar.



4. Una scusa futile (per ascoltatori boccaloni)
Ovviamente, la “scusa” della lezione ad Assad non regge. Non solo Putin ha sputtanato Obama all’ONUmostrando immagini dai satelliti che mostrano razzi partiti dalle zone controllate dai ribelli salafiti, ma il buon senso ci dice che solo un pazzo commetterebbe un crimine così efferato proprio nel momento in cui stanno arrivando gli ispettori ONU.Un po’ come se una famiglia affidataria riempisse di botte il piccolo proprio quando stanno per arrivare gli assistenti sociali a controllare se va tutto bene.

5. Giornalisti criminali perchè complici di criminali
Ma i nostri mezzi di informazione, i giornalisti pagati, i giornali che campano solo grazie ai sussidi pubblici, queste cose non le dicono. Si vergogneranno? Faranno fatica a guiardarsi allo specchio? Gli verrà da vomitare al solo pensiero della loro complicità coi carnefici? Speriamo. Almeno avrebbero una possibilità di cambiare strada, prima o poi.

19 aprile 2013

Il lavoro nobilita 'sto cazzo

Ieri ho visto un pezzetto di Servizio Pubblico che mi ha fatto riflettere sul lavoro. Eccolo qui, sono un paio di minuti, fino all'intervista a quel simpaticone di Marini.



Quelle persone di fronte a Palazzo Chigi reclamano a gran voce il lavoro per poter vivere e poter avere una dignità, per potersela riprendere da questa massa di inetti doppiogiochisti prezzolati. Tesi condivisibile, almeno a prima vista. Se ci fermiamo un attimo, però, possiamo renderci conto di quanto queste proteste facciano godere come maiali in calore i signori e le signore nella stanza dei bottoni, e non mi riferisco alle mezzeseghe di politicanti da strapazzo, mafiosi e troie che ci ritroviamo sul groppone pagati a peso d'oro.

"Il lavoro nobilita l'uomo". Frase classica della retorica. "Il lavoro dà dignità". Vero, ma non il lavoro come lo intendiamo comunemente. Se infatti tu, per vivere, devi lavorare altrimenti schiatti come un cane abbandonato, puoi davvero affermare che quel lavoro ti nobilita? No. Guardiamo un secondo alla realtà delle cose: se tu devi lavorare per vivere, sei uno schiavo. Punto. Nè più nè meno degli schiavi dell'antichità (neanche tanto antica) o degli schiavi neri in America. Se vuoi vivere, fai come ti dico io e servimi: in cambio ti assicuro un minimo di cibo e un minimo di alloggio. Non mi vuoi servire? Allora, se non ti ammazzo io direttamente, ti caccio via di qui e vai morire nei boschi, animale! Erano per caso dei nobilitati, coloro i quali vivevano in quelle condizioni? E allora perchè oggi un lavoratore comune, che lavora perchè se no letteralmente crepa, dovrebbe considerarsi "nobilitato dal lavoro"? Se tu lavori per vivere, sei semplicemente uno schiavo.

Il vero lavoro che nobilita l'uomo è un altro e, ovviamente, non è previsto per la stragrande maggioranza delle persone in questa società, e il motivo è semplice: la nostra vita, che dovrebbe essere naturale, data, ovvia e intoccabile, ci viene sottratta pochi istanti dopo essere nati e noi ce la dobbiamo guadagnare costantemente per tutta la nostra esistenza qui. Se, infatti, io potessi tranquillamente continuare a vivere (e con "vivere" intendo proprio "vivere biologicamente", cioè avere un cuore che batte, un cervello funzionante eccetera) senza fare nulla ma, nonostante questo livello minimo di sussistenza garantita, decidessi comunque di dedicare parte del mio tempo ad attività che vadano a offrire un servizio agli altri, allora e solo allora potrò dirmi "nobilitato dal lavoro". La mia vita non dipende dal lavoro, ma ho voglia di aiutare gli altri in qualche modo e, invece di stare in uno stanzino a martellarmi di seghe, o di piazzarmi sul divano 24 ore a guardare la tv, scelgo di svolgere un'attività che dia un contributo alla società. Questo è un lavoro che dà dignità, perchè io potrei benissimo vivere senza fare nulla fino al momento della mia morte naturale, e invece scelgo di fare qualcosa come lavoro, non perchè la mia sopravvivenza dipende da questo, ma per contribuire allo sviluppo della società e al miglioramento della vita dei miei simili.

Capite cosa intendo con "la vita ci viene sottratta un attimo dopo essere nati"? Vedetela come volete: religiosamente, scientificamente, naturalmente, come vi pare. Date alla vostra esistenza qui la spiegazione nei termini che più vi aggradano, ma alla fine converrete con me che la vita dovrebbe essere ovvia (ed effettivamente lo è). Voglio dire, io non nasco qui perchè ho stipulato un contratto che mi vincola a farmi il culo 10 ore al giorno per sopravvivere: io vivo di mio, non devo essere costretto a lavorare per poter vivere. E' da pazzi, porca puttana! Non ha senso! Eppure abbiamo UN INTERO MONDO (e qui, guardate... Perchè è un piano malefico portato avanti da secoli, ormai, da gente bacata, ma ci sarebbe da fare un applauso per la minuziosità nella sua realizzazione e nella sua applicazione. E' straordinario, fermatevi un attimo a pensarci...), dicevo che abbiamo un intero mondo che si basa acriticamente su quest'assurdità.

Qui è proprio un problema di pensiero, non è il signoraggio, la sovranità monetaria, non è nulla di tutto questo. Al confronto, la sovranità monetaria è una bazzecola, una roba da niente. E' proprio il pensiero del lavoro ad essere totalmente sbagliato. Io non voglio dover lavorare per vivere! Io vivo già di mio! La vita non è una cosa che devo guadagnarmi ogni giorno! Ma cazzo, è così difficile da capire?! La metto giù nei termini che sono più congeniali a me, religioso-natuali: Dio, l'Eterno, il Presente, Noi, vattelapesca, ci ha fatto dono della possibilità di vivere, senza chiedere in cambio nulla, incondizionatamente (qualcuno lo chiama, infatti, "amore incondizionato"). Vai e vivi. Basta, semplice. Ma no, così è troppo bello. Aspetta: e se io questo dono incondizionato lo facessi diventare condizionato? Se per la vita chiedessi in cambio qualcosa? Il lavoro, magari... "Lavorare per vivere"... E se poi convincessi tutti della realtà di questa sciocchezza? Se tutti si dimenticassero che la vita è stata data noi naturalmente, senza lotte nè guerre per poterla perpetuare? E allora giù con il denaro, questo strumento artificiale attraverso il quale paghiamo per avere qualcosa che è già nostro. Se poi questo denaro lo rendiamo privato cosicchè chi lo prende si indebita pure, lo inculiamo due volte senza vaselina.

E quelle persone che nel video protestano non si rendono conto di stare supplicando i capi abusivi della baracca di portare avanti questa doppia inculata, hanno talmente subìto il lavaggio del cervello da pregare e supplicare in lacrime di continuare a essere schiavi. "Fateci lavorare per vivere e per potere, tramite il frutto del nostro lavoro, indebitare di più tutti gli altri e renderli/renderci ancora più schiavi!". Masochismo puro, che fa godere come porci i padroni, impegnati in orgasmi multipli alla vista di siffatte immagini e all'ascolto di siffatte parole.

Qua non è il signoraggio il problema: riprendiamoci pure la sovranità monetaria, ma continueremo a dover lavorare per vivere. Non ci toglieremo il cappio dal collo: lo allargheremo solo un po'. Il guinzaglio sarà sempre lì, ma solo un pelo più lungo. Riprendiamocela, non sono contrario, ma non è la soluzione, è solo una tappa di un percorso. SONO I SOLDI IL PROBLEMA, E' IL CONCETTO STESSO DEL DENARO CHE VA CANCELLATO DALLE NOSTRE TESTE, porca di quella troia! Perchè cazzo devo pagare per vivere??!!?!? Ma siamo matti?!
Matrix è un sistema, Neo. E quel sistema è nostro nemico. Ma quando ci sei dentro ti guardi intorno e cosa vedi? Uomini d'affari, insegnanti, avvocati, falegnami... le proiezioni mentali della gente che vogliamo salvare. Ma finché non le avremo salvate, queste persone faranno parte di quel sistema, e questo le rende nostre nemiche. Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo. (Morpheus) 
Ditemi se non è vero.

16 marzo 2013

Aaa Francè, eh

Cià, nel mentre che il papa viene azzoppato istantaneamente dalla controinformazione per alcuni fatti oscuri e per essere un gesuita (che non è un bel biglietto da visita), e mentre milioni di persone sembrano in preda a un’ipnosi per cui non si può parlare male di uno che fino a ieri non conosceva nessuno, eccovi un articolo interessante sull’attualità.

Buona lettura!

(tratto da MatrixUnaParabolaModerna)

Niente di nuovo sotto il sole. Francesco I.

Le porte si stanno richiudendo su di noi, le pecore devono ritornare all'ovile, dobbiamo proprio "restare in allerta come vedette in tempo di guerra", non lasciar passare nessuna "emozione", non un atomo di inferno nel nostro paradiso (interiore), in quella "luce" di speranza di poter cambiare: noi, non gli altri. Se vi sentite abbandonati è perché avete ancora una volta investito in una persona, in una scuola o in chissà cos'altro che non foste voi. Non indugiate sulla soglia, per attraversarla devi lasciare tutto, ma dentro, è necessario sgombrare la mente da attaccamenti, da ogni schieramento, ogni "illusione", ogni speranza di risoluzione della partita, ogni speranza di riaggiustare tutto, uno che dorme non si sveglia neanche a cannonate. Il risveglio è un processo personale, gli altri possono solo essere da coadiuvo, ci vuole un "evaso" che ti mostri come fare per evadere, ma poi sei tu che deve fare tutto, non puoi delegare nessuno al tuo posto, altrimenti resti al palo. Come ho già avuto modo di dire non ci sono mediazioni, le mediazioni non hanno mai chiarito, mai aiutato, mai accelerato il processo di consapevolezza, ma l'hanno sempre ritardato, sempre offuscato, sempre e solo confuso. La fase di normalizzazione è in atto. Come Ulisse dobbiamo uscire dalla caverna di Polifemo, nascondendoci tra le pecore. Polifemo è l'occhio che guarda, un solo unico occhio che tiene l'umanità schiava, ridotta a un gregge di pecore. 7 Miliardi di persone che vivono inconsapevolmente: cerchiamo di realizzare la nostra piccola fuga, il mondo non cambierà così alla svelta, come ci mostra questo dialogo di "matrix - revolutions", dobbiamo solo riuscire a conquistarci la "possibilità" per quelli che lo vorranno di uscire da questa condizione umana deleteria ed inconcludente. Se si creerà una massa critica, e credo che stia già accadendo, i risultati verranno da soli, ma bisogna partire dal singolo.

Architetto: "Hai giocato una partita pericolosa.."
Oracolo: "I cambiamenti lo sono, sempre!"
Architetto: "Quanto a lungo ritieni che questa pace possa durare?"
Oracolo: "Durerà finchè durerà!"
Oracolo: "Che ne sarà degli altri?"
Architetto: "Quali altri?"
Oracolo: "Quelli che ancora vorranno uscire!"
Architetto: "Ovviamente saranno liberati!"
Oracolo: "Ho la tua parola?"
Architetto: "Scusa per chi mi hai preso? per un umano?!!"

L'Oracolo è Maria, la vergine, l'umanità realizzata che sta cercando di aiutarci, le sue apparizioni nel mondo non sono mai state ben viste dall'istituzione del Clero, questo dovrebbe farci intuire qualcosa. Maria sta cercando da tempo di aiutarci a capire che l'uomo è al centro e che da lui e non dalle sue guide, i suoi pastori, può provenire il cambiamento. La persona matura da sè stesso nei suoi tempi questo bisogno, è una questione naturale che altri uomini però, interferendo, hanno cercato di allontanare, ostacolandola: sanno, non passano loro e non ti lasciano passare, creano dogmi, organizzazioni, culti, poteri, per farti deviare, per farsi dare il tuo consenso e poi continuare come hanno sempre fatto. Senza il tuo consenso non potrebbero fare niente. Ecco perché vi ho parlato di un evaso, l'evaso non ha ideali da difendere, non ha importanza personale (da difendere), non ha istituzioni o organizzazioni da difendere, ha solo uno scopo: la libertà.

E quindi poche illusioni ancora una volta niente di nuovo sotto il sole, almeno alle apparenze, il "potere" precostituito non può cambiare con un’elezione, ed anche in questo caso rivela tutta la sua ipocrisia. Si elegge un papa che si farà chiamare Francesco, nel tentativo di evocare grandi valori di carità ed umiltà, ma è tutta facciata, è solo illusione, l'ennesima finzione che va in scena; mediatica come mai nella storia, perché deve riportare tutte le pecore nel recinto del "buon pastore". Se la scelta di Benedetto XVI poteva essere letta come un passaggio importante e di novità in quanto affermava la scelta personale di "coscienza" dell'uomo prima che il mandato di Pietro, e quindi poneva i fedeli davanti all'ipotesi di "responsabilizzarsi" da sè stessi, perché deve venire prima l'individuo e poi tutto il resto, l'atto viene vanificato da un bagno di folla che finalmente può tornare a dormire sogni sereni perché ci sarà qualcun altro a provvedere a loro e alla loro conquista del "regno". A questo punto resta l'ipotesi precedente secondo cui è stato un altro modo per condizionare le folle, farle stare male per poi portare la cura: il nuovo pontefice. Non c'è che dire: se qualcuno aveva dei dubbi sull'uso strumentale dei "media" non può che averne l'ennesima conferma, da come viene continuamente trattata la questione del M5S a quest'ultimo "espluà" del conclave, siamo veramente difronte a quelle scene del film "V per vendetta", dove il potere precostituito racconta la verità che gli è più comoda per pilotare le masse. Non c'è nessuna oggettività, c'è solo spettacolarizzazione. Siamo ad una fase più evoluta dell'uso di questo strumento, dal varietà, alle letterine, dai reality ed i talk show, che per lo più sono contenitori per la pubblicità ingannevole (penso alla carne di cavallo trovata nel brodo fatto meglio di come lo fai tu), ad una fase di sofisticazione totale delle cose. 

Francesco I è lo strumento per rifarsi una facciata, per recuperare un immagine offuscata dagli eventi storici e dai recenti scandali sulla pedofilia. Elezione che di fatto, come ho già detto, chiarisce la strategia che stava dietro alla scelta di Benedetto XVI di dimettersi dal suo mandato; un mandato, quello di Pietro, dalle incredibili e drammatiche implicazioni. Gesù (in Giovanni 21, 15-17) si trova nell'impossibilità di far intendere il suo messaggio sentenziando l'incapacità dell'uomo di auto motivarsi, e della necessità che ha di essere pascolato come un gregge da un "pastore", anche lui a sua volta incapace di capire ed incarnare la rivoluzione del messaggio "cristico", facendone un dogma e realizzandone un istituzione, un potere che nel tempo è diventato offuscamento e dai toni coercitivi. 

"Non fatevi chiamare rabbì... Non chiamate nessuno sulla terra padre spirituale (...). Non fatevi chiamare maestri (...). Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato, e chi si abbasserà sarà innalzato". Matteo 23, 8-12

Ancora una volta il Cristo, la "coscienza" dell'uomo, viene tradito e posto sulla Croce e sempre dagli uomini, non da Dio, a favore di un pastore sempre più adatto a pascolare le sue pecore. Il punto è che il pastore non è disinteressato ed invece di aiutare le sue pecore a crescere le ha sempre tenute nell'ignoranza, nel sospetto e nell'invidia e il rancore l'uno per l'altro, per poi poterle tosare. Il pastore non può permettersi di perdere il suo gregge che cerca sempre di rimpolpare attraverso quello che chiama evangelizzazione. Dovete stare attenti alle parole che sono già state pronunciate tra ieri e oggi, l'attenzione verso l'evangelizzazione che viene nuovamente portata come baluardo di una nuova chiesa rinnovata. Il "lupo perde il pelo, ma non il vizio" e non mi sto riferendo alla persona, ma all'eggregora cattolico, all'istituzione del Clero che non può permettersi di cambiare e deve eleggere un cardinale di apparato, gesuita, e con una precisa visione dei poteri:

il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II. Quello che viene taciuto è che è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò almeno 9000 persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro - "L’isola del Silenzio". Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina è raccontata dal giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente. (fonte)

Poi certamente il singolo può aver fatto degli sbagli e questi sbagli gli sono serviti per cambiare e capire l'orrore di quello che ha commesso, ma ricordiamo che non si paga solo per quello che si è commesso, ma anche quando potendo fare non si è fatto. Il Clero ha sempre silenziosamente appoggiato ogni forma di tirannia, tacere equivale ad avvallare: silenzio assenso. Se il singolo uomo può cambiare, l'istituzione no, e siccome quest'uomo non ha "scelto", ma lo hanno scelto, siamo ancora una volta davanti ad un’istituzione, un "potere" che ha a cuore solo la sua sopravvivenza. E poi se uno cambia non si presta a questo genere di utilizzo, per salvare cosa? I papi non scelgono, servono il loro padrone: il Clero. Come per il sistema dei partiti che per mantenersi in vita è disposto a fare qualsiasi cosa, anche a rischio di dimenticarsi quali erano gli ideali che lo hanno motivato sino a quel momento. Incassare la fiducia per poi continuare come prima, raccontando dopo che non ci sono riusciti, ma non è colpa loro, ... già è solo inettitudine di chi ancora gli crede. Ciò che diventa importante è la facciata, poi se sotto è marcio, raccontiamo balle, facciamo fumo (la stessa fumata che ha tenuto attaccate milioni di persone nell'attesa del nuovo pontefice), incitiamo i nostri tifosi a difenderci, passando tutto sotto alti ideali di giustizia. Pensate al PD, non vedrebbe l'ora di fare il governo con il PDL e Monti, fosse solo per togliersi dalla scarpa il sasso M5S, ma non lo può fare per questioni di immagine, questo perché se lo facesse i propri elettori, che non sono così devoti come quelli del "divino" Silvio, li mollerebbero stavolta per davvero.

Francesco I un papa umile venuto “dalla fine del mondo”: ed è proprio della fine del mondo che si parla, la fine dei sistemi del mondo che sta avvenendo e che questo papa si occuperà di difendere, di salvare per il bene delle sue "pecorelle" che erano smarrite e spaventate per la perdita di una "guida" e per l'ingovernabilità recessiva. Potere politico e potere ecclesiastico ancora una volta uniti ed insieme nel tentativo di produrre un nuovo "medioevo" che gli garantisca nel futuro ancora lo "status quo". Il "medioevo" fu un tempo di splendore offuscato dagli apparati di potere che hanno cercato in tutti i modi di spegnere la rivolta, le macchine vanno sempre all'assalto di Zion, ma come dice Morpheus, dopo secoli che ci combattono: noi siamo ancora qui e non ce ne andremo. Lo scontro è psicologico, è a livello delle certezze e delle paure, la persona che ha fame non ha tempo per ridere, non ha tempo per pensare alla sua realizzazione, ha tempo solo di pregare ed obbedire a quello che altri hanno predisposto per lui altrimenti resta senza cibo. Dipendenti ed assuefatti al sistema, impotenti e senza alcuna speranza di cambiare. Mentre invece la "possibilità" c'è ed inizia da sè stessi ed inizia da una "sensazione": ci deve essere di più.

06 marzo 2013

Non avere paura: sono loro ad averla

(tratto da MatrixUnaParabolaModerna.blogspot.it)

La "stampa" strumento del sistema. L'omologazione.

La stampa internazionale, ma anche quella italiana si sta dando veramente un gran da fare per esorcizzare quello che si è mosso in Italia e che il M5S e Grillo ha solo intuito, capito e se ne sono fatto carico. Chi ha votato il movimento lo ha fatto perché si è rotto i "coglioni" di non essere preso sul serio, si è rotto di sentirsi raccontare favolette e poi vedere il parlamento che fa gli interessi di chissà cosa. E' stata fatta una legge di iniziativa popolare per liberare il parlamento dai condannati, niente. Sono stati fatti dei referendum sull'acqua pubblica, sul nucleare e altro, niente. E' stato chiesto da più parti di rivedere il nostro rapporto di sudditanza con le decisioni del parlamento europeo, niente. "Questa Europa così com'è non ci piace", - è questo quello che gli è stato detto, è così difficile da capire? Ma a chi piacerebbe che un pool di banchieri e finanzieri decida la solidità di un paese, decida della sua economia, decida del suo governo e soprattutto cosa devo o non devo produrre, e come devo approvvigionarmi? La preoccupazione se usciamo dall'euro sono le vacanze all'estero o l'acquisto di prodotti stranieri (parole di Fiorella Kostoris). Ma è mai possibile?! Ma dov'è l'individuo in tutto questo? Dov'è l'uomo? Dove sono finite le sue "possibilità"? In una vacanza? Ma di cosa stiamo parlando? E' di un individuo nuovo che dobbiamo parlare, non c'è organo sovranazionale che possa decidere per lui. Questi vivono in prigione, mettono i fiori alle sbarre e si permettono di parlare di libertà e di crescita. Ma la crescita passa dall'individuo, è lui che cresce e modifica l'ambiente, infatti l'ambiente è il riflesso del suo sviluppo. Come dice Smith siamo un virus, distruggiamo, deprediamo, e quando abbiamo esaurito tutte le risorse ci spostiamo da un altra parte, per fortuna non possiamo uscire dal pianeta, altrimenti con quella testa lì chissà cosa combineremmo in giro per l'universo.  

Sono tutti incazzati perché gli italiani gli hanno detto non ci piace quello che fate, tutti presi e convinti della giustezza ed inevitabilità delle loro "ricettine", tutti presi a farti capire chi sono i buoni e chi sono i cattivi, questo perché si ritengono sempre e comunque superiori intellettualmente e moralmente, unici portatori di "valori assoluti", la loro è l'unica soluzione possibile "altrimenti", ... "altrimenti" ci arrabbiamo! Non ce la fanno a mandarla già sta cosa. Ma avete capito che è una minaccia quella di tornare al voto? E' un altro "altrimenti". Questi non vogliono fare nessuna accordo, il balletto di Bersani è di facciata, stanno già pensando alle nuove elezioni, credono ancora che torneranno al voto e per la "paura" che hanno fatto provare alle persone e gli spauracchi sul crack finanziario e la "declassazione" dell'Italia, le persone si orienteranno a votarli. Sono piccoli, piccoli ed insignificanti, ma tanto arroganti.

Questo voto parla di gente che non vuole queste cose, speravano di essere loro i porta bandiere del cambiamento (mi riferisco sempre al PD, il PDL non gliene frega niente, basta sopravvivere, nel torbido si pesca meglio), ma la gente, almeno alcuni, non ci stanno a farsi "impapocchiare" di nuovo. Non avrebbero fatto nulla, perché non hanno la visione, non hanno gli organi della comprensione per capire, lo dimostra il fatto che continuano a non capire cosa gli sta cercando di dire una parte degli italiani. Sono costretti a parlare dei rimborsi elettorali o dei loro stipendi, dei doppi incarichi, dei vitalizzi e quant'altro, perché il movimento ne ha messo in luce il problema, la contraddizione e li ha messi in ridicolo davanti a tutti per la loro inezia; sono costretti a parlare di come approvvigionarsi senza sprechi, di come produrre energia pulita, sono costretti a parlare di ambiente, e soprattutto saranno costretti a farsene carico, volente o nolente. Senza il movimento non ne avrebbe parlato nessuno, è questo che gli rode, temi che dovevano essere in cima alla loro lista di interessi, ed invece si sono preoccupati solo di dire scemenze sull'economia e sull'occupazione ed adesso se non ne parlano sono scoperti. Si certo qualche editoriale (per lo più retorico) qualcuno lo scrive anche, ma tutto sarebbe passato come al solito, ed invece adesso se vogliono "sopravvivere" saranno costretti a "fare" ed operare in quella direzione per non smascherarsi e perdere quel poco di consenso che gli è rimasto, li abbiamo costretti ad ascoltarci. Sono in imbarazzo perché sono chiamati a rispondere a quelle cose che speravano di mandare in cavalleria, cose da rimandare come tutte le altre volte per la loro complessità e l'incapacità di mettersi d'accordo. Un parlamento che ha vivacchiato facendo minimi aggiustamenti e gettandola in "caciara" invocando la congiuntura regressiva. In Germania (guardavo la puntata di ieri sera di Piazza Pulita, penso ai tedeschi intervistati a teatro) la gente per lo più è omologata ad un unico pensiero, viziata dalla nostra stessa stampa e dalle opinioni dei loro economisti. Questi piccoli tedeschi tutti pieni della loro superbia, ridono degli italiani e poi vanno a teatro a sentirne le opere, ignorano completamente cosa stia accadendo in questo paese, di quale incredibile occasione si è presentata per cambiare tutti. Improvvisamente scopriamo che i paesi ai quali facevamo riferimento come "modelli" da seguire sono messi peggio di noi, se non economicamente, sicuramente dal punto di vista intellettuale, umano; sociologicamente morti, addormentati, sono disinformati e manipolati forse anche peggio di noi. E' incredibile ascoltare quelle interviste senza rimanere basiti difronte a tanta tracotanza, ignoranza e qualunquismo, e non si trattava di persone intervistate per strada, ma a teatro: la Germania bene. Se qualcuno si domandasse ancora come abbia potuto Hitler andare al potere in Germania guardando queste interviste qualche dubbio se lo è potuto togliere. 

In America, sono già più avanti, tolte le copertine ridicole dell'economist, si preparano a fare una guerra con l'Iran ... L'unità, il giornale intendo, si arrampica su delle cose che non hanno veramente ne capo ne coda, il nemico, prendono di mira Casaleggio e Grillo pensando che siano loro il movimento, non hanno capito, che se non sarà Grillo sarà qualcun altro, perché noi ci siamo proprio rotti le "palle" di come si comportano, ci siamo rotti le "palle" di farci dire cosa dire e cosa pensare, come agire e come comportarci. E' una rivoluzione del pensiero quella in atto, una rivoluzione della coscienza. Non avete nessuna autorità morale per farlo, siete morti, e i morti vanno solo seppelliti. Lo diceva anche Gesù lasciate che i morti seppelliscano i morti. Non puoi spegnere un movimento di popolo, non ci sarà modo di fermare questa cosa, è un onda, è un onda che si sta facendo "coscienza"; ha ragione Grillo, - "siete accerchiati, arrendetevi, non avete più scampo". Loro non rappresentano più nessuno, sono loro che hanno "paura", non sei tu, loro stanno cercando di fartela sentire, ma la "paura" è la loro, paura di cambiare, "paura" che se daranno retta a questa cosa e poi funziona, avranno veramente perso tutto. Non fatevi ingannare voi che potete, qui non c'è in gioco Grillo, ci siamo noi in gioco, è della nostra stessa libertà che si parla. E' una rivoluzione della coscienza. 

Oltre all'Unità ci sono altri, che fanno parallelismi tra il discorso di Hitler e quelli di Grillo, ma è veramente stupefacente come credono di conoscerci. Ci conoscono così bene da sapere come fare per imbeccarci, sanno quali tasti toccarci per farci vedere quello che vogliono, la loro posizione parziale, che non è neutra, per farci aderire attraverso lo stesso strumento di sempre: la paura. Per fortuna è ancora solo un problema di una certa massa, gli altri hanno capito, per questo che c'è fermento, vediamo la possibilità di liberarci da questo giogo. Vi ricordate Smith cosa dice di Morpheus? Che è un - "Un pericoloso criminale". Ad un occhio attendo non sfugge che la stampa ha il suo interesse, hanno "paura", sono terrorizzati e te la vogliono passare, non ci credere. Le Tv per lo più parteggiano per il PD, ma che cos'hanno questi psedo democratici da essere così accattivanti, così necessari da dover essere difesi? Difendono, l'indifendibile. Assuefatti al sistema. Cosa gli muovono dentro al punto tale da non fargli vedere più in là del naso? Li votano con la molletta al naso, semmai, perché pensano ancora di votare qualcosa di sinistra. A me fanno solo venire da vomitare. Stiamo ancora a pensare che è necessario dire cose di sinistra per parlare alla gente?! Ma che mondo è questo? Ma a quale livello di degenerazione è arrivato che non esiste più nemmeno l'ombra di un pensiero autonomo? Tutti omologati e pronti a farsi dire cosa dover pensare, a farsi orientare secondo sempre le stesse logiche. Vai tra le persone e senti nuovamente le stesse cose che la sera prima hai sentito nei programmi di approfondimento, ognuno schierato per la sua parte, come per il calcio, sono tifosi. Tifosi di bandiere e colori, tifosi che non vedono il nulla dei loro rappresentanti. 

Gli sta bene così, è il paese che gli piace; la senatrice Paola De Michelis eletta in Emilia Romagna per il PD, che ha passato la puntata di Piazza Pulita a dire che quelle del M5S erano le idee del PD, ma con che faccia? Dice - "abbiamo anche noi volti nuovi?" - Ma cosa stai dicendo, sono persone di apparato. Questi sono cittadini, il M5S sono cittadini che hanno deciso di farsi la politica da se, di decidere cosa fare della nostra società partendo da un ispirazione, da un cambiamento di visione, da un "utopia" realizzabile; e soprattutto perché non si fidano di "voi", non ci fidiamo, avete dato per troppo tempo dimostrazione di essere inaffidabili e opportunisti, non potete pensare di pulirvi il viso con un elezione. Siete lì da troppo tempo. Noi la vediamo quest'utopia che si realizza, ma questi non capiscono. Non capiscono, non possono capire non hanno l'organo della comprensione, ripetono un tormentone sul nulla. Sono allo sbando, sono l'armata di Cincischiello, colpita e spersa che gira per il campo di battaglia suonando ancora la fanfara della riscossa. L'euro è finito, stiamo ancora a dare colpe alle elezioni italiane. Cosa c'è di sbagliato nell'andare a rinegoziare la nostra sovranità nazionale? A dire non ci stiamo più, a dire a queste condizioni non ci stiamo più. Gente che ancora ha la faccia di dire - "ce lo chiede l'Europa", ma chi se ne frega dell'Europa, se è questa l'Europa, ma che andassero tutti a ... Un tedesco intervistato che ha la faccia di dire - "avreste dovuto votare Monti". Ma cosa stai dicendo? 

Stanno facendo terrorismo psicologico con l'aiuto dei media. "Rubo perché ho fame?" - A questo siamo?! Un altro di un giornale tedesco che dice - "Non è una questione interna vostra, porterete l'intero settore finanziare europeo in allarme?" Ma questo è terrorismo. Quindi o facciamo come dicono loro o facciamo come dicono loro. Cosa significa che l'Europa non è d'accordo con questa scelta? Ma questa è dittatura, dov'è la scelta? Terrorismo, spaventano le persone, usano i "quindi", mettono in relazione cose che non ce l'hanno. Questo è così, quest'altro è cosà, e quindi andrà cosè. Ma che razza di logica è questa - "siccome quando ci sono gli incendi ci sono anche i pompieri, quindi i pompieri appiccano gli incendi" - oppure - "le cicogne sono diminuite, nascono meno bambini, quindi le cicogne portano meno bambini". Questo è positivismo, è materialismo, e la materia cade perché la gente non ci crede più, ha smesso da tempo di dargli energia, e gli effetti sono quello che osserviamo. Se volete trovare un colpevole cercatelo tra di noi, lasciate perdere chi fa da megafono alle istanze, ascoltateci e sentirete cosa abbiamo da dirvi, e cioè che  - "adesso è finita", basta con questa "filosofia"; è di questo che si tratta un cambiamento di visione, e loro cercano solo di difendere quello che c'è a discapito di quello che potrà esserci, perché ci perdono tutti. Un mondo nella visione olistica è un mondo completamente diverso, questi non si possono permettere di perdere, sono secoli di storia e di malversazioni, di schiavitù che finiscono, secoli di potere che sta sgretolandosi, non lo potranno fermare, potranno cercare di ingannare i loro sostenitori, ma questa cosa non si ferma perché parte dalla coscienza dell'individuo che sta cercando di emanciparsi ad una visione diversa, più "credibile", più umana. Parte dall'individuo e si raccoglie in un grande movimento.

Bersani che dice - "se dicono tutti a casa, adesso fanno parte anche loro di quelli che dovranno andarsene a casa se non si fa il governo". Ma cosa dici? Ma quanta birra hai bevuto per andare in Tv a dire queste cose? Di cosa stai parlando? Più parlano e più rivelano la loro incapacità. I media sono schierati non fatevi infinocchiare da quello che fanno, non c'è un programma televisivo "oggettivo", trattano questo movimento dall'alto verso il basso, sono infastiditi ed arrabbiati perché sono costretti a scenderci a patti, si mordono la bocca perché non possono dire quello che sentono e pensano veramente perché altrimenti danno ragione a quello che le persone già sanno. In compenso restano agli atti, perché lo hanno detto in campagna elettorale ed adesso cercano di fare finta di non averlo detto. Lo sappiamo come la pensano, cosa pensano non del movimento, ma di noi, basta solo riascoltarseli tutti (le ultime parole famose M. Travaglio). Non hanno capito che è con noi che devono scendere a patti perché loro non ci rappresentano, anche chi li ha votati lo ha fatto per "paura" o per "difendere" un ideale che non esiste da tempo. Lo stesso Ugo Sposetti dice che ha votato il PD per questioni di partito, ma che se avesse 20 anni non sarebbe nemmeno sicuro se li avrebbe votati, forse avrebbe votato il movimento. Chi vuole capire ha capito!

Stanno cercando di ri-orientare le persone, e sanno perfettamente di poterlo fare, perché sono loro che ci hanno omologati, ma questa volta potrebbero anche "toppare" perchè ogni sistema alla fine mostra i suoi limiti, ha un suo break point (punto di rottura), ogni sistema manifesta la sua anomalia (sistemica) e questi potrebbero essere proprio quei tempi. Ci vorranno forse 100 o 1000 anni ancora per cambiare definitivamente, ma sta di fatto che questa cosa prima o poi accadrà, le mediazioni non faranno altro che ritardare questo tempo del compimento, il raggiungimento del numero della anime perfetto di cui si parla in Pistis Sophia. Accadrà, ci ritroveremo presto e di nuovo di fronte alle contraddizioni di fondo ed alla loro incapacità di rispondere alle istanze delle persone, ed allora non saranno più il 25% degli italiani, ma molti di più. Omologati proprio come le automobili. Con le misure ben stabilite per circolare, altrimenti non puoi girare, puoi giusto giocare sulle linee, le forme dell'auto, ma la struttura portante deve rispondere a quello standard. Il nostro pensiero è omologato, la creatività di una persona non esiste, la creatività non è la capacità di scrivere musica o di dipingere dei quadri, o di scolpire statue, queste sono solo il riflesso di una “possibilità” enorme, più grande inespressa, perché è stata soffocata da un modello di vita, da regole morali.
Un creatività che in quanto omologata ad un pensiero "comune" si manifesta solo in certe forme, solo nella libertà di fare quello che altri hanno già stabilito per te. Forme predefinite. Ma la creatività vera è una "possibilità" di realizzare un altro tipo di individuo. Questo lo ritrovi in tutto è per questo che questi pseudo guru che parlano di risveglio della coscienza non ti convincono. Cosa leggi a fare Gurdjieff se poi ti omologhi ad un pensiero, farai una scuola omologata, mentre l’intento di questi personaggi della storia era quello di farti acquisire le qualità di un pensiero libero, autonomo. Se il nostro pensiero è omologato quale opinione vogliamo esprimere? Quella che ci è stata detta. Siccome il panorama è vario, cioè nel campo dell’omologazione ci sono diverse offerte, crediamo di porte usufruire di una certa libertà, crediamo di esprime qualcosa di nuovo, mentre non è altro che ancora lo stesso pensiero, ci hanno concesso solo una possibilità e cioè quella di schierarci, da una parte o da un'altra: di polarizzarci. E' dentro che nasce l'alternativa, negli stati interni, quelli più elevati di coscienza, con cui si esprime un pensiero. Lo stesso pensiero di libertà enunciato da uno schiavo resta schiavitù, pronunciato da un uomo libero (dentro) è poesia. Loro lo sanno di questo meccanismo, ma non lo possono dire, perché dovrebbero ammettere di averti condizionato. Se non ci rieduchiamo non possiamo esprimere nessun pensiero autonomo, non c'è democrazia senza autonomia del pensiero. Ci si vede in onda.