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16 maggio 2018

Siamo in due. Letteralmente.

M'è capitato che mi tornasse la scimmia verso la tematica spirituale/evoluzione personale. Dio santo, solo scrivere queste due etichette mi fa venire la pelle d'oca. Se penso a quanto sterco emerge nelle nostre teste quando si legge la parola "spiritualità"... Oceani marroni e mollicci di farneticazioni sul "qui e ora", sulla mente, sulla presenza eccetera eccetera. E quando si parla di "spiritualità" si pensa a qualcosa di etereo, impalpabile, volatile, filosofico nel senso deleterio e immateriale del termine. E invece, cazzo, è più materiale del materiale. È la materia della materia.

Non so esattamente come ma qualche settimana fa ho provato un piccolo "scatto" di consapevolezza, un fuoco che si è acceso e ha scosso la mia volontà. Allora ho sentito la spinta di un ritorno a queste tematiche e mi sono imbattuto, tra parentesi, nell'alchimia, che altro non è che l'ennesimo vocabolario diverso per descrivere le stesse cose nelle quali mi sono imbattuto in questi circa 10 anni. A meno che, certo, non la si intenda come mettersi lì con alambicchi, bunsen, provette e imbuti a giocare al piccolo chimico per trasformare il piombo in oro.

Ma non sono qua per disquisire di alchimia. Vorrei invece parlare di un dato di fatto, che forse è IL dato di fatto per eccellenza, l'inizio di qualsivoglia processo di evoluzione individuale: l'identificazione. O meglio: la consapevolezza dell'identificazione.

Ne ho già parlato, qualche anno fa (i lettori d'antan lo sanno molto bene: credo di aver fatto loro 'na capa tanta su 'ste cose), ma di acqua sotto i ponti ne è passata abbastanza ed è giusto tornarci sopra con una consapevolezza diversa e, spero, una maggiore chiarezza. È un'evoluzione del concetto di "diavolo", ovvero "colui che divide". Divide cosa? Noi dall'esperienza diretta del divino (cioè della vita, di noi stessi, dell'essenza ecc). Avevo già detto che il diavolo, in sostanza, siamo noi nel momento (cioè sempre) in cui ci identifichiamo con la nostra natura animale. Liberandoci da questa identificazione saremo liberi come esseri viventi.

Bene: è davvero così. Nel nostro corpo ci sono realmente due... intelligenze, potremmo definirle: una animale, meccanica, "bassa", egoica; una animica, viva, "alta", totale.

L'intelligenza animale, chiamiamola "natura bassa", si basa su pochi ed efficaci istinti: sopravvivenza e riproduzione. Da questa natura nascono tutte quelle emozioni e pensieri che normalmente definiamo come "negativi": paura, violenza, rabbia, tristezza, odio, bisogno di considerazione, invidia, inadeguatezza e non solo. Ma anche la pulsione sessuale, l'ossessività, il bisogno sempre di qualcosa o qualcuno per "essere felici".

L'intelligenza animica, chiamiamola "natura alta", invece è la fonte di tutto ciò che è positivo: amore, compassione, felicità, entusiasmo, allegria, altruismo, senso del servizio, innamoramento, gioia, comprensione e chi più ne ha più ne metta.

Ci siamo fin qui? No perchè, di solito, già entrare nell'ottica che forse non siamo esattamente come di norma ci percepiamo è una bella lotta contro un quercia con radici profondissime e contro un'enorme confusione interiore. Ok, ora: una volta fatta questa bella classificazione, che mi sta a significare?

Che c'è un'inculata. In sostanza è un discorso di attenzione e, come conseguenza, di identificazione. Nel corso della nostra vita abbiamo dato sempre più attenzione alla "natura bassa". Il risultato è che questa si è in un certo senso avvinghiata a noi, ha preso la nostra forma e ci guida costantemente attraverso i suoi loop, i suoi cicli fatti di azioni ripetute sempre uguali fra loro. Ti insulto? Ti insulto la madre? Tu ti incazzi e mi prendi a vangate nelle palle. Lo fa un altro? Tu ti incazzi e lo prendi a vangate nelle palle. Vedi una bella donna? Ti parte l'embolo. Ne vedi un'altra? Ti parte l'embolo.

Attenzione: non dico che sia sbagliato (perchè non lo è). Dico solo che è meccanico, automatico. L'animale, che ragiona in termini di sopravvivenza (attacco-difesa) e riproduzione della specie, è così. Punto. L'inculata è che non ci accorgiamo di cosa accade nel momento in cui accade, e quindi lasciamo che sia l'abitudine dell'animale ad agire al posto nostro. "Ma come? Come fa ad agire l'animale? Sono io che agisco". No! È questa l'inculata! È credere di essere presenti quando in realtà non lo siamo. "Perdonali perchè non sanno quello che fanno", diceva giustamente qualcuno. Crediamo che incazzarci quando ci insultano sia l'unica via disponibile perchè l'animale ha sempre fatto così. L'animale si sente minacciato e quindi, per istinto di sopravvivenza (sul quale l'influenza sociale ha costruito mille castelli di idee e abitudini), reagisce rizzando il pelo. Il che va bene, è il suo lavoro.

Ma chi l'ha detto che bisogna sempre seguire la rabbia? Nessuno. È questo il bello. E c'è un trucco per capirlo in prima persona: accorgersi. Nelle piccole noie quotidiane, quando si sente crescere la tristezza, la rabbia o quello che è, anche solo il fastidio, tac! Bisogna accorgersene, essere presenti. "Da dove viene questa cosa? Perchè provo fastidio? Chi è che lo sta provando, qual è l'origine?". E occhio perchè non è tanto un lavoro psicologico: è proprio un esercizio di presenza. È rendersi conto davvero qui e ora, non andare a cercare il trauma dell'infanzia di un padre che ci prendeva a cinghiate tenendoci la testa nel water subito dopo averci cagato dentro. È proprio un: "ora, adesso, questa emozione, questa sensazione... da dove viene?"

Allora, piano piano, accade un piccolo miracolo. Ci si rende conto che moltissimi dei nostri pensieri e giudizi hanno lavorato in automatico per anni e provenivano da un'intelligenza che non siamo noi. Si crea lentamente una sorta di spazio e sorge una sottile ma quantomai tangibile consapevolezza: l'animale è altro da noi. Noi non siamo l'intelligenza animale: siamo quell'altro, quella che prima ho chiamato "intelligenza animica", "natura alta". Più che un'intelligenza, c'è un altro termine che aiuta a definirla meglio: è una volontà. L'animale, l'intelligenza biologica, in sè, non ha volontà: reagisce agli stimoli esterni in maniera meccanica. Non è che vuole agire in un certo modo: è che non può fare altrimenti. "Esegue degli ordini", per così dire.

La volontà, invece, è un qualcosa di vivo, di intuitivo. La volontà agisce, perchè è l'unica parte realmente viva in noi. La volontà è l'essere, è quella parte che muove, che "sposta le montagne". Per rendersi conto, ci vuole volontà. Bisogna volerlo. Ci vuole una "abitudine volontaria", cioè una sorta di disciplina, di metodo, per cui ci mettiamo fisso in testa e nel corpo e in ogni dove di accorgerci di quello che facciamo e pensiamo; di osservare il motivo, l'origine del nostro comportamento. Perchè, al 99%, è una reazione meccanica, morta. Di sicuro lo è quando viene dall'animale. Quindi ogni volta che c'è rabbia, paura eccetera, ma anche solo lamentarsi, quello è al mille per mille l'animale. NON SIAMO NOI. Viceversa, ogni volta che c'è amore, gioia, innamoramento eccetera, eccoci lì! Quello che facciamo, e che abbiamo fatto per anni e anni, migliaia di giorni e fantastiliardi di secondi, è dare talmente tanta attenzione alla natura bassa da finire per credere di essere lei.

Quello spazio, quella separazione fra la nostra consapevolezza e la natura bassa, è scomparso, o forse non l'abbiamo mai avuto da quando siamo nati qui, da quando siamo "scesi nel corpo". Ciò non significa, però, che non possa esserci. Cominciando ad accorgersi (ovvero diventando consapevoli, ovvero osservando), lentamente, un pezzettino alla volta si crea spontaneamente questo spazio, un'intercapedine fra noi e l'animale. Con il tempo e la perseveranza l'animale avrà sempre meno potere di portarci dove vuole lui perchè questo potere glielo abbiamo dato noi e ora ce lo stiamo riprendendo. Lo abbiamo delegato a ruolo di guida senza nemmeno rendercene conto. La volontà si è sempre più ritirata e la natura, che in qualche modo deve perpetuarsi, ha predisposto un "sistema guida d'emergenza" che però non ha le capacità necessarie per fare un buon lavoro sul lungo periodo. E difatti, dopo un po' di tempo così, la gente obiettivamente non capisce più un cazzo ed è il regno della confusione.

Gesù, in Pistis Sophia, lo chiamava "spirito d'opposizione", che viene assegnato all'anima, ne prende la forma e la porta a commettere i suoi peccati, sigillandoli a lei così che poi, se essa non capirà i "misteri della luce" diventando libera, verrà giudicata colpevole e sarà costretta a tornare nel caos del corpo in un'altra incarnazione. E ancora e ancora e ancora e ancora e ancora...

Volontà. "Questa che provo è rabbia. Non è più giustificabile. Questo non sono io". "Mi sto lamentando. Non è più giustificabile. Questo non sono io". Che ne so, invento... Ci sono mille modi per razionalizzare una presa di coscienza. E non crediate che basti accorgersi una volta di essersi appena arrabbiati per trascendere la rabbia: è un processo molto più lungo, fatto di piccoli passi su piccoli passi. D'altronde qui si parla di abbattere un mondo intero e pensare di poterlo fare con una sola picconata è quantomeno da ingenui.

Lo sforzo è solo ed esclusivamente una questione di volontà: quello che sorge dopo viene da sè, senza che noi dobbiamo fare la minima fatica di immaginare chissà cosa. Bisogna solo dare il colpo alla prima tessera del domino. Poi la vita sa cosa fare. Sempre.

28 novembre 2017

La scientifica e la scienza (ovvero: la confusione tra il perché e il per-come)

Prendiamo un caso ipotetico. In una sperduta località di campagna nel Molise (notoriamente la regione italiana di cui sempre si parla ma mai si è vista, perfetta come set di scene fittizie) una donna viene ritrovata senza vita in un fienile, con le braccia mozzate e appoggiate accanto al cadavere. Partono le indagini, mentre il tremendo fatto giunge nei titoli di testa di Studio Aperto (il più famoso telegiornale fittizio della tv italiana). Dopo l'iniziale shock emotivo causato da tale efferata tragedia, l'italiano medio vuole soddisfare la sua morbosa, ma anche legittima, curiosità, ponendo di fronte al mondo la propria fatidica domanda: perchè? Arrivano gli inesorabili esperti del RIS di Parma e, dopo giorni di rilievi ed esami di laboratorio, giungono a delle prime, sconvolgenti, conclusioni: il cadavere femminile ritrovato è proprio di una donna, ed è morta di morte mortifera. Nelle giornate successive, la perspicacia e la temerarietà dei RIS definiscono la dinamica dei fatti: la morte è sopraggiunta non per sanguinamento dovuto all'asportazione degli arti superiori, ma bensì per soffocamento provocato con del fil di ferro.

Ma il popolo italico, imboccato e stimolato dai programmi televisivi pomeridiani sulle emittenti di Stato e quelle private, non si accontenta di avere la risposta relativa alla modalità dell'omicidio. D'altronde, la domanda posta originariamente non era "come è morta" ma "perchè è morta". Gli inquirenti indagano il marito della donna, del quale sono state trovate le impronte digitali sulla mannaia usata nel delitto. Dopo settimane di una rocambolesca caccia all'uomo nelle campagne vicino Bologna, l'uomo, tale Giovannino Lessopesce (detto "Ivan l'ucraino" per via dei suoi passati 3 matrimoni con altrettante badanti dell'anziana madre) viene catturato. Per la confessione è solo questione di ore. Avrebbe tagliato le braccia alla moglie come contrappasso per la di lei irrefrenabile mania di spendere interi stipendi in smalto per unghie con strass diamantati. Letteralmente diamantati. Dopodichè l'avrebbe soffocata con il fil di ferro come contrappasso per la di lei altra irrefrenabile mania di esercitare ripetutamente fellatio verso l'istruttore della palestra che frequentava un giorno sì e l'altro pure.

Ora, e soltanto ora, il quesito originario dei figli dello Stivale trova soddisfazione. Ora, e soltanto ora, il movente, ovvero il "perchè" dell'omicidio, è stato svelato. Da qui in avanti sarà solo questione di saziare l'incommensurabile sete di rosso e vivido sangue tipica della folla popolare di d'ursiana tradizione. Ma questo è un altro discorso...

Ordunque per quale ragione vi è cotanta smania di conoscere la motivazione dietro un semplice omicidio, mentre quando l'argomento è la conoscenza del mondo e dei suoi nobili meccanismi si eleva la scienza a nuova dea e svavillante faro dell'umanità, quando essa offre risposte solamente alla domanda "come?" e non a "perchè?"? Quando una persona chiede la natura di una determinata forza, come per esempio la forza di gravità, e le si risponde con una formula matematica, e dandole magari pure la definizione di "forza", codesta spiegazione, per quanto accurata e brillante, pecca gravemente di realtà, perdiana.

Nell'anglofono idioma del Bardo, il buon Guglielmo Scuotilancia, c'è una bella espressione che indica esattamente il problema: "to fall short", che si può tradurre con "fallire", "venir meno", ma che letteralmente sarebbe "cadere corto", ovvero "fermarsi prima". La scienza scaglia la sua freccia, da novella Robin Hood, ma evidentemente o l'arco non flette abbastanza o Robin ha il gomito dell'arciere, perchè la freccia va, va, va, va e va ancora, poi inizia una preoccupante parabola discendente e lemme lemme si smorza a terra senza aver nemmeno percorso metà della sua strada verso il bersaglio.

Per carità d'Iddio, saper descrivere come un evento, una forza o vattelapesca, si manifesta e si compie è cosa buona e giusta ed un buon passo iniziale. Ma iniziale. Dopodiché bisognerebbe interrogarsi sulla natura vera e propria di quel fenomeno. L'abbiamo osservato, l'abbiamo misurato, l'abbiamo descritto: ora capiamolo. Cioè: ora spieghiamolo. Cioè: ora rispondiamo alla domanda "perchè?". Cioè: ora capiamo cosa realmente è.

Cos'è il Sole, cos'è una forza, cos'è l'energia, cosa sono gli occhi... Cosa, cosa, cosa. Perchè, perchè, perchè.

13 ottobre 2017

Da -10 a +10: il potenziale dell'energia

Oggi vorrei parlare un po' degli stati d'animo che viviamo nella nostra vita quotidiana e di come si riesca a passare da un'apparente quiete normale all'euforia o alla depressione. È stato un periodo bello e intenso, quello degli ultimi 2 mesi circa, e mi ha dato l'occasione di osservare un meccanismo in azione con noi e su di noi 24 ore al giorno. Vediamo se riesco a spiegarlo. Molto probabilmente non vi suonerà nuovo, così come non suona nuovo a me, però stavolta sono riuscito a farci caso e penso sia comunque utile razionalizzarlo.

Il primo aspetto da ricordare e incidere nella pietra è che noi non agiamo (quasi) mai: noi reagiamo agli stimoli, da quelli mentali interiori a quelli materiali esteriori, seguendo delle "vie" che abbiamo assimilato, spesso inconsapevolmente, dal mondo esterno durante l'arco di tutta la nostra vita, giorno dopo giorno. Sono una miriade di voci provenienti dai genitori, dagli amici, dagli sconosciuti, dal contesto sociale, da quello culturale, da un evento e chi più ne ha più ne metta. Ne ho già parlato fino alla nausea tante altre volte, per cui non vi tedio oltre, ma serviva ricordarlo perchè il resto del discorso vi si innesta sopra.

Quanti cambi d'umore abbiamo, anche solo nell'arco di una giornata? Normalmente sono balzelli, più che sbalzi veri e propri, fra una modesta positività e una modesta negatività, passando per attimi di strana apatia. Come immagine per aiutarci nel discorso, usiamo un'onda sinusoidale.

(Ho riadattato un'immagine da Wikipedia)

(Ragazzi, è tutta una roba teorica, un modo per rappresentare un qualcosa che si verifica sempre. Non è realmente così: è soltanto la modalità che viene più congeniale a me per spiegare un fatto, tutto qua, non attaccatevici troppo)

L'asse verticale è il potenziale; quello orizzontale indica il tempo (il periodo, nell'immagine, è costante, ma nella realtà varia continuamente: possiamo essere felici per un quarto d'ora, così come per un secondo o per ore e ore o giorni, e poi piombare nella tristezza idem per qualche minuto, ora o secondo).

Lo 0 indica l'apatia; +10 e -10 sono, rispettivamente, la massima gioia/felicità/amore e la massima tristezza/depressione/odio esperibili dalla singola persona. In quanto tali, sono dei valori chiamiamoli "ideali" o "teorici", virtualmente irraggiungibili o dei quali è comunque estremamente complicato essere consapevoli (chi può affermare con certezza assoluta che "più di così non posso essere felice/triste"?). Sono i valori del cortocircuito, quelli in cui il dualismo scompare per lasciare il posto, anche per un solo istante, a un'altra cosa, trascendente.

La verticale, come detto, è il potenziale. Cos'è il potenziale? È l'energia della quale possiamo disporre sempre, tipo il serbatoio di benzina per un'auto. Per sua natura è neutra: "diventa" positiva o negativa in base a come noi interagiamo con essa, ovvero in base a quale "via" le facciamo prendere (ecco perchè ho dovuto fare quella breve introduzione, prima). Di norma, come già detto, non siamo però noi a scegliere consapevolmente in che "via" farla andare: al verificarsi di un determinato evento, ne prenderà una in particolare e, mancando quasi sempre l'occhio vigile della consapevolezza (ovvero: mancando noi), continuerà a prendere la stessa "via" ogni volta che quell'evento si verificherà uguale. Premo il tasto "vol+" sul telecomando e la tv alza il volume. Fine del discorso.

L'ampiezza è la quantità di energia potenziale che usiamo effettivamente in un determinato momento. Di norma è piuttosto bassa, ma se ci lanciassimo col paracadute da un aereo ne useremmo molta di più. Pensate all'innamoramento, all'attesa per un evento importante, al nervoso per un colloquio di lavoro: a tutte quelle circostanze, insomma, che esulano dalla normalità e che, in un modo o nell'altro, alzano in noi il livello di tensione (spesso anche di adrenalina). Ecco, questa tensione è l'ampiezza, cioè l'energia potenziale che effettivamente stiamo usando, della quale siamo effettivamente consapevoli in un dato momento.

Spero di essermi spiegato in maniera quantomeno decente e minimamente comprensibile, perchè il fulcro del post arriva ora. La questione è semplice: noi, la nostra energia, non la sappiamo gestire. Siamo un balìa delle onde, nell'oceano in tempesta con una barchetta di legno. Normalmente, di tutta l'energia potenziale, ne usiamo poca. Diciamo che oscilliamo tra un'ampiezza che va da +3 a -3, da "moderatamente felici" a "moderatamente infelici" in base alle circostanze. In questi momenti riusciamo ad avere un'apparenza di sanità, di controllo, di stabilità. I problemi sorgono quando, dal serbatoio del potenziale, caviamo fuori più energia. Un evento gradevole, che prima ci avrebbe portato da 0 a +3, ora può portarci fino a +7, +8 o +9 (+10 lasciamolo là). La tensione è maggiore e, finchè si rimane sul lato positivo del grafico, "sciambola che figata bella gente!" ma attenzione, perchè l'ampiezza è sempre speculare, dato che la quantità di energia in circolo, essendo neutra, può andare tutta da un lato o tutta dall'altro allo stesso modo. Quindi si può cadere nel lato oscuro in egual misura: -7, -8, -9 (-10 lasciamolo là). E lì, da festeggiare, c'è ben poco.

Qui sorgono molto evidenti le nostre magagne. L'aura di normalità si dissolve peggio della neve su Mercurio e ciò che prima era solo un piccolo fastidio ora diventa una botta di nervoso allucinante, da sfondare il muro a testate. O forse no. Forse siamo troppo "positivi" perchè quel piccolo evento negativo possa portarci "dall'altra parte" ma, dovesse riuscirci, sono ca...voli amari. Naturalmente vale anche l'opposto: un piccolo gesto che di norma ci porterebbe una modesta felicità potrebbe non essere sufficiente a farci uscire dal miasma di depressione nel quale siamo temporaneamente caduti ma, dovesse riuscirci, proveremmo una felicità amplificata, di molto superiore al solito.

Il fatto è che non lo sappiamo. Non siamo in controllo. Finchè il mare è abbastanza calmo riusciamo a destreggiarci in qualche modo, ma al minimo temporale si capisce subito che il culo, su quella barca, ce l'abbiamo per grazia ricevuta e le istruzioni per muoversi in maniera sensata dobbiamo trovarcele noi. Il mare va capito, va osservato. Altrimenti è normale essere schizofrenici; è normale che si uccida e che ci si uccida, che si stupri, che si voglia metterlo in quel posto al prossimo sempre e comunque, che si voglia prevalere, che ci si arrenda, che si passi dall'euforia alla depressione e ritorno in un nanosecondo, che si rimanga nell'ignoranza, che si creda a chiunque e a qualsiasi storia, che si cerchi appagamento sessuale a nastro, che si faccia il bastardo, che si voglia avere tutto come dei bambini capricciosi, che si crei e si perpetui una società come quella in cui viviamo.

Ogni volta che c'è maggiore tensione significa che una maggiore quantità di energia è stata "attivata", prelevata dal "serbatoio", cioè dal potenziale. Quindi c'è anche una maggiore possibilità di comprensione, di lavoro con l'energia per arrivare al famoso cortocircuito. La bravura sta nell'imparare piano piano come indirizzarla in maniera costruttiva.
E hai detto poco...

26 agosto 2017

Abusivi e sgomberi: due pesi e due misure

C'è un parallelo fantastico in questi giorni. Due situazioni completamente indipendenti l'una dall'altra, eppure così concettualmente affini. Vedi la realtà, a volte... Sto parlando del caso "abitazioni abusive ad Ischia" e degli "scontri a Roma per lo sgombero di un edificio occupato da immigrati".

Più che le situazioni specifiche, ad essere interessante è l'ennesima dimostrazione di evidente parzialità dolosa riguardante giornalisti e commentatori mediatici, asserviti alla subdola e schifosa retorica sinistroide per cui "l'immigrato è meglio di te", in contrapposizione con l'altra retorica, quella destroide, più appariscente e urlata ma ugualmente inutile e nauseante, per cui "tu sei meglio dell'immigrato".

Da un lato abbiamo l'annoso problema delle abitazioni abusive e degli abusivi che le abitano. Riporto degli articoli sui disordini che si sono verificati a Casamicciola nel 2010.

Quando nel 2010 a Casamicciola si 'difendevano' le costruzioni abusive
Clamoroso episodio sette anni fa quando in via Montecito, nel comune ischitano, centinaia di persone si scontrarono con la polizia che doveva demolire una casa abusiva. Lanci di pietre e bottiglie. A nulla valsero gli appelli a rispettare la legalità
(da Repubblica.it

A Ischia è guerriglia, scontri per difendere le case abusive: alle 17 si demolisce
Barricate dei proprietari che cospargono la strada di accesso di nafta. Cariche della polizia, sei agenti feriti
(articolo del Corriere del Mezzogiorno del 2010)
Dall'altro abbiamo dei migranti stipati in un edificio a Roma, costretti da un'ordinanza a lasciare il luogo in questione per essere sistemati in altri posti.
Migranti sgomberati a Roma, scontri con la polizia: 13 rifugiati feriti

Tensioni in piazza Indipendenza, al centro di Roma. Video-shock: se tirano qualcosa spaccategli un braccio. Il prefetto: "Cʼerano infiltrati". Aperta inchiesta interna su frase agente
(da TgCom24)
Sgombero migranti a Roma, scontri e cariche con idranti. 'Rompete braccia', questura indaga agente 
La frase di un funzionario di polizia rivolta ai suoi uomini impegnati a inseguire i migranti sgomberati dai giardini di piazza Indipendenza spinge la questura di Roma ad aprire un'indagine formale sull'episodio. Campidoglio: trovato accordo per 40 persone con fragilità

(da RaiNews)
Vedete la differenza? Nel caso degli abusivi si parla di "guerriglia"; nell'altro di "tensioni". Nel caso abusivi si parla di "6 agenti feriti" (quindi i "cattivi" sono i manifestanti); nell'altro di "13 rifugiati feriti" (quindi i "cattivi" sono i poliziotti). In più, nel caso migranti, si sposta immediatamente l'attenzione sulla "frase-shock" di un agente, rafforzando la percezione di un uso esagerato della forza e dell'autorità da parte delle forze dell'ordine.

Il risultato è evidente: gli abusivi sono degli stronzi delinquenti, dei criminali (comunque ben lontani da quei seguaci di Hitler che non vogliono far vaccinare coattivamente i loro figli, mettendo in pericolo la collettività, ma che dico!: il futuro dell'umanità tutta), verso le case dei quali è giusto emettere ordinanze di demolizione. I migranti sono dei martiri, gli oppressi dal potere di forze dell'ordine degne di una dittatura stile Mussolini.

In soldoni: gli abusivi, di solito famiglie, devono finire in mezzo a una strada, non importa che ci siano anche dei bambini (ci tengo a dirlo, visto che di solito viene sventolata la solita ipocrisia del cazzo "OMMIODDIO! I BAMBINI! MA NESSUNO PENSA AI BAMBINI!!111!!!1!111!!!!??????). Gli immigrati, invece, vanno tutelati, difesi, protetti, aiutati, incentivati perchè, di solito, viene sventolata la solita ipocrisia sinistroide del cazzo per cui "LORO SCAPPANO DALLA GUERRA!!111!!1!11! LORO ATTRAVERSANO IL MARE SUI GOMMONI!!1!!1111!!!!!11111!!!" eccetera eccetera, implicando consequentemente il fatto che, per queste e altre ragioni ("SONO NERI!!111!!11!! SONO SEMPRE VITTIME DI RAZZISMO!1!!!11111!!!!11!"), loro siano "migliori di noi".

Questa è la situazione. Il ragionamento? L'obiettività? Un minimo di oggettività? No, shhhh! Oh, ma sei pazzo?! O sei pro-migranti o sei contro. Cioè: o sei una brava persona, accogliente, aperto al prossimo e al mondo, civile, un buon cristiano; o sei uno xenofobo, retrogrado, razzista, che costruisce muri invece di ponti.

O sei contro l'abusivismo e pensi sia giusto mandare intere famiglie in mezzo alla strada dalla sera alla mattina, o sei contro l'abusivismo e pensi sia giusto mandare intere famiglie in mezzo alla strada dalla sera alla mattina.

Sono i classici schieramenti spuri che si formano attorno a ogni minimo argomento venga sollevato dai media. Sono le mode del momento. C'è una posizione "giusta", "progressista", "buona" e una "sbagliata", "retrograda", "cattiva". Qualsiasi minimo di sensatezza, di ragionamento critico, di osservazione, viene scartato a priori, quando non addirittura fatto ricadere fra le opinioni "cattive" (per esempio, pensate che questo post sia razzista e xenofobo? Se sì, complimenti! Siete anche voi vittime del "politically correct", ovvero: non sapete riconoscere il senso di quello che leggete/sentite; non avete un minimo di pensiero autonomo; le vostre idee sono definite da parole-etichette altrui).

È "l'opinione pubblica", ovvero una massa di menti non educate che si focalizza sui temi e nei modi che un manipolo di altre menti, più organizzate, influenti e importanti a livello mondiale, dà loro in pasto.

È un mondo strano...

24 agosto 2017

Camion, auto e accoltellamenti: due pesi e due misure

Non faccio in tempo a distrarmi un attimo che me la fanno, senza se e senza ma. Neanche un mese fa ho scritto un post dal titolo "R.I.P. Isis™", nel quale parlavo di come i media avessero messo in terza-quarta pagina il caso (il primo dopo parecchio tempo) di un tale ad Amburgo che aveva accoltellato delle persone urlando "Allahu akbar", e arrivavo a suggerire che l'Isis fosse ormai (per il "sistema") ai titoli di coda.

A quanto pare qualcuno del Sedicente Stato Islamico™ legge Informazione Libera e Vera (complimenti, raga, ottima scelta. Adesso però voglio la "certificazione" da parte del Site) e, di fronte all'idea che la sua azienda potesse essere dismessa, ha fatto un paio di telefonate e stretto qualche mano incravattata e bum! via di news 24 ore su 24 sull'attacco a Barcellona. L'azienda è tornata a regime, come ai vecchi tempi. E il tutto bypassando i sindacati.

C'è un aspetto, però, che mi fa riflettere. Un tizio ad Amburgo attacca dei civili con un machete urlando "Allahu akbar". Ci sono tutti gli ingredienti per l'ennesimo attentato rivendicato dai soliti noti (che poi 'sta storia delle rivendicazioni me la devono spiegare...) MA! dopo poco tempo, cioè quasi subito, quando la notizia ancora non è stata praticamente diffusa se non in qualche ultimissima ora su Internet, la polizia "esclude la pista terroristica" e la conseguenza giornalistica è il "declassamento" della notizia a livello di un comune litigio famigliare.

Ma quindi il fatto che dietro ci sia (o si dice che ci sia) l'Isis o meno fa davvero tutta 'sta differenza? Dunque, se uno squarta gente ad minchiam per strada inneggiando ad Allah, tuttoapposto; se uno squarta gente ad minchiam per strada inneggiando ad Allah e l'Isis rivendica (ovvero il Site dice che l'Isis rivendica, perchè a quanto pare l'Isis ha una propria agenzia stampa ma gli unici al mondo che riescono a leggerla sono Rita Katz e soci) apriti cielo. Poi ci sono i casi "intermedi", ovvero quelli in cui uno squarta gente ad minchiam per strada inneggiando ad Allah e l'Isis rivendica ma la rivendicazione "è poco credibile", non vengono trovati "legami" tra l'attentatore e "gli uomini del Califfato™". In questo caso si parla di "lupo solitario™" o di "simpatizzante" e la notizia passa da un primo piano iniziale giù giù in seconda, poi in terza pagina, restando latente nella memoria, pronta per essere richiamata in caso di gol.

È un mondo strano...

09 agosto 2017

Fatti una domanda e fottitene della risposta

Osho aveva maledettamente ragione. Non che sia stato lui a scoprire nulla di particolare o di particolarmente nuovo e rivoluzionario. Le realtà fattuali di cui parlava sono conosciute all'uomo da millenni, forse fin da quando ha fatto la sua comparsa su questo tòcco di roccia chiamato Pianeta Terra, e da allora tramandate sempre in qualche forma orale e scritta fra le generazioni fino al giorno d'oggi. E anche nei momenti di massima ignoranza c'è sempre stato qualcuno che con le sue parole ha tentato di riportare in superficie la sfera più profonda, il nucleo fondamentale di ogni essere umano e della vita stessa, affinchè le menti non ancora "corrotte" oltre il punto di non ritorno potessero trovarsi faccia a faccia con quei concetti utili per essere elevate al di sopra del materialismo.

Osho è stato il primo personaggio con cui sono entrato in contatto (non fisicamente, ovvio) che parlava di come moltissimi pensieri, anche quelli che riteniamo più nostri, appartengano in realtà al "sistema" o alle persone che ci stanno intorno: noi li assorbiamo soltanto e li ripetiamo fino a credere che siano davvero farina del nostro sacco. Addirittura, in merito a quelli provenienti dai nostri conoscenti e dai nostri parenti, diceva di fare molta attenzione: osservandoli un filo più attentamente, sarebbe possibile sentirli non con la nostra voce, ma proprio con quella delle persone che li hanno detti originariamente.

E parlava di come noi fossimo come il cielo: le nuvole, ovvero i pensieri, possono essere poche o tante, ma vanno e vengono in continuazione e in ogni caso il cielo rimane lì dov'è, senza venirne intaccato. Il nostro problema, invece, è quello di andare e venire con le nuvole, "dimenticandoci" (o "non accorgendoci") che noi in realtà siamo proprio il cielo, là, immobile, imperturbabile, osservatore imparziale dell'incedere degli eventi sottostanti.

Aveva ragione. Cazzo, se aveva ragione. Ci sono voluti più di 8 anni per iniziare a comprendere davvero un pochino cosa intendessero lui e mille altri maestri della riscoperta umana ma, ragazzi e ragazze: avevano (e hanno) ragione.

Stavo ripiombando in una buca psico-emotiva per una ragazza. Sentivo tornare lemme lemme il suo ascendente su di me. Mi attira, non mi attira, mi piace, non mi piace, ha un carattere tendenzialmente di m... però è bella, non mi ha fatto perdere la testa, non mi vede "in quel senso", ma sai... Insomma, credo sia una situazione nella quale tendenzialmente tutti, prima o poi, si sono trovati (magari pure più e più volte). Stavolta, però, mi sarei anche un po' rotto le balle di sottostare all'ennesimo ingarbugliato tormento basato sui soliti castelli di carta. Così mi sono preso un attimo di tranquillità, mi sono seduto, ho fissato un punto davanti a me, ho iniziato a respirare calmo e profondo, ho osservato un attimo il respiro e mi sono posto una domanda: perchè torni ciclicamente a pensare a 'sta ragazza che ti piace e non ti piace e che ok, è una buona amica, ma nulla più?

È una domanda di cui penso di sapere la risposta, la quale infatti è arrivata subito o quasi, seguita a breve distanza da congetture alternative a cui credo meno. Ma stavolta non era questo tipo di risposta mentale, che cercavo: volevo altro, qualcosa di più vero, di mio. Perchè non è possibile che la vita sia solo una serie infinita di ciclici problemi psico-emotivi dei quali non si conoscono l'origine nè i meccanismi, intervellata da alcuni fugaci momenti di gioia e felicità. Così, la risposta mentale è arrivata... e se n'è andata. Non le ho dato peso. C'era una distanza fra me e i pensieri, fra me e ciò che il pensiero di quella domanda e di quella risposta stavano generando nel mio corpo. Finalmente, porca miseria, sono riuscito per un attimo ad osservare.

L'attenzione era sul corpo, mentre il respiro scorreva lento, regolare e i pensieri si facevano incostanti, radi, lontani. Era solo osservazione: niente resistenza, niente lotta, niente fuga. Per un attimo sono stato seduto in riva al fiume mentre passava il cadavere del mio nemico. Puf! Magicamente il legame con il tormento in questione si è spezzato.

E mi sono accorto di come siamo costantemente tirati da tutti le parti dai pensieri. In noi si sono formati dei percorsi, dei sentieri: qualcuno più recente (il che spesso significa più superficiale), qualcuno meno (spesso coincide con quelli più radicati, più automatici). In primis i nostri familiari e poi, chiamiamolo, "il sistema" ci hanno impresso dentro dei canali, delle strade, vie attraverso cui (re)agire, pensare, vedere e, in ultima analisi, vivere. Col tempo le vie aumentano, aumentano e aumentano: ci sono quelle più battute e quelle meno. Alcune vie generano percorsi nuovi, altre si agganciano ed estendono tratti già esistenti. Man mano che scorre la clessidra e quotidianamente, cadenzati da un invisibile metronomo, i percorsi mettono sempre più in profondità le loro radici, noi confondiamo tali strade "iniettate" dall'esterno per le nostre, fino a farci dire: "io penso questo, questo e quest'altro". Arriva uno stimolo esterno e noi reagiamo in un modo che pian piano diventerà standard e si ripeterà identico ogni qualvolta si presenterà il medesimo stimolo. E saremo convinti sia il nostro modo.

Appena si riesce (anche con una bella dose di culo...) a staccarsi per un solo istante anche soltanto da una di queste strade, ci si accorge di come "il sistema" sia ferocemente avvinghiato sotto la nostra pelle e agisca costantemente al di sotto del nostro livello di consapevolezza. Pistis Sophia, ve lo ricordate? Lo "spirito d'opposizione"... Cosa diceva Gesù in merito allo spirito d'opposizione?
"Non appena l’anima beve dal calice [dell'oblio], dimentica tutti i luoghi nei quali era andata, e tutti i castighi tra i quali era passata. Quel calice dell’acqua dell’oblio diventa un corpo all’esterno dell’anima, rassomigliante all’anima in tutte le forme, e simile a lei: esso è il cosiddetto spirito di opposizione. [...] Questo calice dell’oblio diviene per l’anima lo spirito di opposizione: resta all’esterno dell’anima, le fa da abito essendole simile sotto ogni aspetto ed essendo un involucro all’esterno di lei, come un abito."
Ed è così. Aveva ragione. Banalmente: ho provato a replicare l'esperimento. Mi sono seduto, ho fissato un punto davanti a me, ho iniziato a respirare calmo e profondo eccetera e mi sono fatto un'altra domanda, a caso. Risultato? Non sono riuscito ad osservare. Perchè? Per vari motivi: seguivo la domanda, seguivo la risposta e gli altri ragionamenti, ma il motivo principale è: perchè ero legato a un'aspettativa. "Già una volta, seguendo questo tipo di preparazione, sono giunto a un meraviglioso risultato; ora, ripetendo la medesima preparazione, mi aspetto di giungere al medesimo risultato". Ciao, buonanotte. E infatti non è successo niente.

C'è un percorso estremamente battuto, ovvero estremamente radicato, estremamente "rassomigliante all'anima", che è quello dell'aspettativa: in momenti diversi, ricreo le stesse identiche condizioni e mi aspetto di ottenere lo stesso identico risultato. Da cretino (leggi "inconsapevole") seguo questo percorso, mi lego ad esso, mi identifico totalmente con lui e con la mia aspettativa, e puntualmente non succede nulla. Ma è ovvio: c'è attaccamento e, se c'è attaccamento, per definizione non può esserci osservazione.

Capite quanto subdolo, profondo, costante, radicato e convincente (d'altronde parliamo del "grande ingannatore") è l'insieme delle meccanicità inconsapevoli che noi identifichiamo come "io"? Capite quanto la "retta via" sia un filo spesso meno di un capello e come sia facilissimo all'inverosimile cadere da una parte o dall'altra? Il 99,9999% del tempo cadiamo: per pura botta di fortuna (dal nostro punto di vista) ogni tanto capita quell'attimo di lucidità, da saper cogliere al volo per iniziare ad apportare delle modifiche, per cominciare a smuovere qualcos'altro rimasto sopito.

Porsi una domanda e osservare le reazioni fisiche, psicologiche ed emotive è un'ottima "terapia". Alla fine... Quanti anni è che scrivo di questi argomenti? Quanti anni luce di testi sono stati scritti in merito, nel corso della storia umana? Quante rappresentazioni sono state fatte, quanti vocabolari usati, quante immagini dipinte e storie raccontate? Bene, l'argomento "liberazione personale", "rinascita interiore", "risveglio, salvezza dell'anima" o vattelapesca, si può riassumere tutto in una semplicissima espressione: osservazione della meccanicità.

Tutto, dal punto spazialmente e temporalmente più lontano dell'universo, a noi stessi, a me che sto scrivendo e a te che stai leggendo in questo preciso momento, è meccanico, ciclico, di causa-effetto. È la natura di questa realtà in manifestazione. Vuoi comprenderla? L'unico mezzo a disposizione, che ti accompagna costantemente dall'attimo della nascita a quello della morte, sei tu, ovvero: corpo, mente e (fumosamente) anima. Osservati, osserva la meccanicità di ciò che è stato innestato sulla/nella tua testa, e di conseguenza nel tuo corpo, sui tuoi istinti.

Passa una bella figa e ti parte l'embolo? Quello è un percorso innestato, chissà quanti anni fa e da allora molto ma molto ma molto ma molto ma molto battuto/radicato, sul tuo istinto sessuale naturale (e, quindi, tra i più difficili da osservare/comprendere davvero). Non è il TUO percorso. Prenditi un momento di calma e fatti una domanda: perchè alla vista della prima gonnellina mi parte l'embolo? Sbattitene il cazzo delle risposte mentali che arriveranno. Osserva e stop. Osserva i pensieri, il corpo, l'emotività. Osserva e stop. Non farti tirare dentro, non combattere, non resistere, non seguire. E non forzarti. Osserva e stop. E non attaccarti a quello che ho scritto, che hai letto in giro o ti hanno detto. Osserva e stop.

Va da sè, si capisce, come questo esempio riguardi uno degli aspetti biologici più grandi e potenti della natura umana. Per cominciare, farei domande su aspetti meccanici più circoscritti e semplici. L'esempio è solo un caso clamoroso, forse il più clamoroso, col quale credo tutti (specularmente anche le femminucce) abbiamo a che fare. Serve solo per darvi un'idea teorica del discorso.

Perchè tanto lo sapete, no? Nessun'altro può comprendere per voi; nessun libro puoi dirvi la verità; nessuna scuola può insegnarvela; nessuna persona può darvela. Sta solo a voi.

29 luglio 2017

R.I.P. Isis™

Grand Theft Auto docet

Ragazzi, ormai manca solo l'ufficialità esplicita, ma i fatti parlano chiaro: il Sedicente Stato Islamico™ è morto. Lo spettro costante, il babau dell'uomo nero, il califfo, le aggressioni urlando Allahu akbar™: tutto finito, basta, stop, kaput.

È vero: giusto ieri ad Amburgo il solito idiota armato di macete ha aggredito alcune persone, uccidendone una, "inneggiando ad Allah"™. Vero, tutto vero. Ma allora come è possibile che l'Isis™ sia finito, se uno dei suoi cani sciolti™, uno dei suoi radicalizzati™ ha appena compiuto un attentato niente popò di meno che in Cermagna?

Basta guardare i mezzi di informazione. Nei tg questa notizia è stata il terzo-quarto servizio, trattata alla stregua di un qualunque omicidio per gelosia nostrano, o un regolamento di conti tra bande. Sui giornali di oggi si è beccato giusto un trafiletto in prima pagina.

Fino a qualche mese fa (un paio al massimo)? Due secondi dopo il fatto avremmo avuto tutti i vari Rainews24, Skytg24, Tg1, Mentana e simili in diretta da Amburgo, con continui aggiornamenti dalle varie "fonti di polizia", "fonti interne", le interviste ai testimoni, le immagini del dispiegamento di furgoni della Polizei, le opinioni al telefono degli esperti di terrorismo internazionale, "era conosciuto ai servizi segreti", "non cambieranno i nostri stili di vita", la solidarietà dei vari capi di stato alla Merkel eccetera eccetera eccetera eccetera. Ma ormai, da un paio di "sciabolate" a questa parte, nel mainstream l'Isis™ fa meno paura di Norbert "Igor il russo" Feher.

Aggiungeteci il fatto che tra Siria e Iraq gli uomini in nero le stanno prendendo come se non ci fosse un domani e capite l'inesorabile spirale di declino nella quale sono finiti.

Mettetevi nei panni di quei poveri co****ni che tanto vorrebbero sbraitare la gloria di Allah mentre brandiscono una lama o guidano un camion: hanno perso il treno della fama. Ormai il "sistema" li ha scaricati. Usa (U.S.A.) e getta, come un preservativo. Sono passati da mostri terrificanti, spietati, folli e assetati di sangue, al livello di una comune lite familiare.

Questa società non ha rispetto per i suoi eroi. Non restare indifferente. Adotta a distanza anche tu un combattente dell'Isis™. Fallo sentire importante. Tornare alla normalità dopo aver assaporato i privilegi e i lussi della fama mondiale è potenzialmente distruttivo per la psiche. Con pochi euro al mese puoi evitare tutto questo. Grazie.


P.S.: che poi, l'asticella è stata alzata dal tizio che in Svizzera ha aggredito dei passanti con una motosega. Una motosega! Mica un coltello o un macete... Grand Theft Auto insegna. E il pirla ad Amburgo è stato pure preso a sediate dai clienti del supermercato. No dai, a me... sigh... vedere l'Isis ridotto così... sigh... non ce la faccio... sigh...

26 luglio 2017

E poi ci si chiede perchè la gente sta male...

Non so esattamente il perchè, ma mi è venuta in mente la parabola del seminatore. Così, ad minchiam. Allora sono andato a rileggermela e, per pura curiosità, ho pensato di cercare come essa venga spiegata da quella massa di scribi e farisei appartenenti all'istituzione impropriamente chiamata Chiesa. Non che una qualunque spiegazione sia necessaria, dato che, come potete leggere qui sotto, il messaggio è piuttosto chiaro, bello, tondo, pulito, semplice. Forse fin troppo semplice... E a certa gente le cose semplici non piacciono, devono complicarle, arzigogolarle con un oceano liquido di minchiate partorite dalle loro menti deviate nel corso dei decenni della loro vita.

Ecco il testo della parabola. È presente in tutti e 3 i vangeli sinottici, ma ho preso la versione di Marco perchè è quella un filo più completa.
Marco 4, 1-20
[1] Gesù si mise di nuovo a insegnare presso il mare. Una gran folla si radunò intorno a lui. Perciò egli, montato su una barca, vi sedette stando in mare, mentre tutta la folla era a terra sulla riva. [2] Egli insegnava loro molte cose in parabole, e diceva loro nel suo insegnamento: [3] «Ascoltate: il seminatore uscì a seminare. [4] Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono. [5] Un'altra cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; [6] ma quando il sole si levò, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. [7] Un'altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto. [8] Altre parti caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno». [9] Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda». [10] Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole. [11] Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: [12] "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati"».
[13] Poi disse loro: «Non capite questa parabola? Come comprenderete tutte le altre parabole? [14] Il seminatore semina la parola. [15] Quelli che sono lungo la strada, sono coloro nei quali è seminata la parola; e quando l'hanno udita, subito viene Satana e porta via la parola seminata in loro. [16] E così quelli che ricevono il seme in luoghi rocciosi sono coloro che, quando odono la parola, la ricevono subito con gioia; [17] ma non hanno in sé radice e sono di corta durata; poi, quando vengono tribolazione e persecuzione a causa della parola, sono subito sviati. [18] E altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine; cioè coloro che hanno udito la parola; [19] poi gli impegni mondani, l'inganno delle ricchezze, l'avidità delle altre cose, penetrati in loro, soffocano la parola, che così riesce infruttuosa. [20] Quelli poi che hanno ricevuto il seme in buona terra sono coloro che odono la parola e l'accolgono e fruttano il trenta, il sessanta e il cento per uno».
Concordate con me, sul fatto che ci sia ben poco da spiegare? Qualcosa c'è, eh... Qualcosa che forse sfugge, a una lettura veloce, qualcosa sul quale di primo acchito si tende un po' a sorvolare...

Ma vediamo come ne parla, e su cosa si focalizza, l'Avvenire. Cioè, voglio dire: stiamo parlando della Conferenza Episcopale Italiana. Mica cotica. Naturalmente io ho preso solo un esempio perchè mi preme evidenziare una criticità, che non si riferisce strettamente alle parole ma a un tipo di mentalità e di sentire.
Il testo integrale dell'intervento lo trovate a questa pagina: qui io riporto solo degli estratti, se no diventa 'na mattonata terrificante. Già il post è lungo (e vi chiedo perdono) perchè, se la parabola non richiede chissà quali spiegazioni, le vaccate interpretative sono tante e mastodontiche. Se mettessi pure il testo intero non finiamo più...
L'inizio della predica è già molto indicativo del disagio mentale insito in chi dovrebbe diffondere il messaggio e aiutare a capirlo:
"A un primo impatto, l’impressione che si ha leggendo la parabola del seminatore (Lc 8, 5-8.11 15), è che siamo di fronte a un contadino quanto meno sprovveduto e poco accorto, che non conosce il proprio mestiere. Getta il seme a caso, sprecando in abbondanza un bene prezioso e mettendo a rischio il buon esito del raccolto."
Cioè... È una cavolata, ovviamente. Non metto in discussione l'osservazione in sè e per sè, che ci può pure stare: quello su cui vorrei portare l'attenzione è lo stato mentale da cui, dopo aver letto e (teoricamente) provato a comprendere la parabola, può sorgere una riflessione su un simile aspetto. Pensate a quanto ingarbugliate devono essere le sinapsi dell'autore di questa predica, don Antonio Sciortino: di tutto il significato del messaggio, lui è riuscito a tirare fuori una considerazione su un aspetto totalmente trascurabile e sul quale, penso, nessuno si è mai soffermato (specialmente a una prima lettura, "a un primo impatto") e a cui nessuno può fregare di meno. Però, però, dai: è soltanto un'osservazione giusto per cominciare. Poi più avanti arriverà il punto di svolta e si capirà meglio il motivo di un inizio simile.

Certo che sì. E infatti, dopo qualche divagazione a sostegno dell'idea di incapacità di un contadino che spreca i semi gettandoli pure sul cemento, arriva uno dei punti nodali della predica:

"Quel che è stoltezza per gli uomini, è saggezza agli occhi di Dio. Non possiamo immaginare che Gesù sia uno 'sprovveduto seminatore', che spreca il seme gettandolo ovunque, a caso. Luca vuol farci capire subito che nel regno di Dio non c’è preclusione per nessuno. Nessuno è discriminato perché il suo terreno è sassoso o pieno di spine. Il cristianesimo non è un club esclusivo per eletti e santi, tanto meno una 'setta' per pochi adepti. La salvezza di Dio è universale. La 'buona novella' è per tutti, per i buoni e i cattivi."
Ottimo. Nulla da obiettare. Quando una persona, invece di rimanere intrappolata nella meccanicità di schemi mentali e modi sentire beceri, arbitrari, superficiali ("gli uccelli che mangiano i semi", o "Satana che li porta via", tutto ciò che va a comporre l'ego, lo spirito d'opposizione, il dia-volo ovvero "colui che divide"), inizia invece a intuire che c'è qualcosa che non quadra, che c'è qualcosa di diverso in merito a sè stesso, passa dall'essere "sulla strada" all'essere "in un suolo roccioso". Mano a mano che la persona riesce a far emergere questo stato dell'essere, fino a quel momento nascosto, il suo terreno cambia ed arriva piano piano, con un duro lavoro su di sè, a stabilizzarsi sempre di più sulla "buona terra", cioè quello stato in cui la "parola", ovvero l'essenza di sè, della vita, dell'Uno, dell'universo, di Dio eccetera eccetera, è manifesta, tangibile, meravigliosamente preponderante. I terreni di cui si parla sono stati dell'essere, che ognuno di noi sperimenta o può sperimentare e fra i quali oscilla, o può oscillare, in ogni minimo istante.

Perfetto. Visto? Alla fine della fiera quell'introduzione frutto di una mente petulante e "imparata" a perdersi su dettagli secondari ha prodotto comunque qualcosa di buono (anche se il don di sicuro non la intende proprio così, tutta la storia degli "stati dell'essere"...).

Due righe dopo, il disastro.
"Gesù intende seminare dappertutto, non si lascia guidare da criteri umani di opportunità ed efficienza. Semmai, contro ogni consuetudine, predilige i terreni più difficili e impervi, quelli all’apparenza improduttivi e ai margini, che nessuno prende in considerazione. Con grave scandalo dei benpensanti o di chi si ritiene d’essere, sempre e comunque, un «terreno buono». I poveri, gli ultimi, gli 'scarti di umanità' delle periferie esistenziali sono i prediletti, al centro della sua attenzione."
La solita, trita e ritrita, retorica per consolare i più materialmente sfortunati e lavarsi la coscienza. Troppo comodo. Tutto nasce dall'aver preso dei concetti stupendi e averli stuprati con interpretazioni assurde, fino a costruire un intero schema mentale definibile con un bel tecnicismo: "troiata". L'idea di base che Dio sia un essere vivente posto là fuori, da qualche parte, è la "troiata originale": le altre vengono di conseguenza.

Una di queste è la convinzione che Dio (o Gesù, scegliete voi... Tanto è sbagliata l'interpretazione di base, quindi...) "predilige i terreni più difficili e impervi". Ma non sta scritto da nessuna parte, Gesù non dice così nella parabola. Anzi, quello che risulta chiaro come il sole dalla parabola del seminatore è il fatto che il seminatore è assolutamente imparziale. I semi cadono "in parti" sui vari terreni: una sulla strada, una sul terreno roccioso, una fra i rovi e alcune sulla terra buona. A ben vedere, al limite è sulla terra buona che cadono non "una" ma "alcune parti": quindi al massimo, a voler tirare il concetto, Dio prediligerebbe le persone che "capiscono bene la Sua parola", non quelli che la ignorano. Ma noi sappiamo bene che Dio non predilige un cazzo di nessuno, essendo Dio la vita nella sua essenza e, va da sè, essendo insita in ognuno di noi... in quanto vivi.

Per non farsi mancare niente, il don collega poi i terreni difficili (cioè il livello più basso di consapevolezza, quindi appartenente alla sfera interiore, chiamiamola "spirituale" per comodità) con i poveri, gli ultimi, quelli delle "periferie esistenziali" eccetera (ovvero un concetto appartenente alla sfera sociale/socio-economica)... Devo veramente stare qui a scrivere il motivo per cui questo pezzo di retorica è una minchiata? Dai andiamo avanti, va, che il bello vero arriva adesso...

C'è infatti un'altra parte della parabola che è massacrante, una bomba atomica caricata all'ennesima potenza, un grave scandalo, questa sì, per i "benpensanti" o "chi si ritiene d'essere, sempre e comunque, un 'terreno buono'". La riporto:
[10] Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole. [11] Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: [12] "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati"».
BOOM! La sentite, l'esplosione? Se è vero che Dio è disposto a perdonare tutti... non tutti meritano di essere perdonati. Ovvero: se è vero che tutti hanno la possibilità di giungere a percepire (ed essere) l'essenza di sè/vita (passando, tra le altre fasi, dal perdono si sè), non tutti ci arrivano.

Capite la portata distruttiva di un'affermazione simile? Riporta clamorosamente la responsabilità in mano alla persona. Quello che fa la differenza è l'individuo, non la vita/Dio. La vita è lì, in costante manifestazione, perfetta, imparziale, ineffabile, disponibile per tutti: è il singolo che può arrivare a percepirla appieno. Tutti possono "essere perdonati": non tutti lo sono, o lo saranno, effettivamente. Quello che ha scritto il don, e che tanti "chiesaroli" pensano e di cui cercano di convincersi (sempre perchè è più rassicurante convincersi di essere chissà chi piuttosto che capire di essere, al momento, delle merde) è niente popò di meno che una bestemmia, un "nominare il nome di Dio invano". Altrochè affiancare il nome di Dio a un suino o al migliore amico dell'uomo...

È troppo comodo vivere nell'inconsapevolezza più totale "tanto qualsiasi cosa faccia poi Dio mi perdona". Sei tu che devi cominciare a ripulirti della marea di stronzate che ti hanno messo in testa. Sei tu che devi cominciare ad accorgerti che ti hanno inculato e continuano a incularti senza nemmeno la delicatezza di usare la vaselina. Se sei "sulla strada" e lì rimani... lì rimani, punto. Leggerai la parabola e non la capirai; vedrai e non saprai discernere; ascolterai e non comprenderai; non ti "convertirai" e i tuoi "peccati" non ti saranno "perdonati". È semplice, sensato, intelligente. Se non sai fare 2+2, o ti metti sotto e studi o tu, 2+2, non lo saprai mai fare. È così difficile da capire? Non mi sembra.

Eppure, a quanto pare, per tanti (troppi) è ai limiti dell'impossibile. Capite lo stato mentale malato da cui emergono questi e milioni di altri abomini?  Voglio dire, basta un'occhiata distratta alla società in cui viviamo: è lo specchio, il riflesso di qualcosa che è andato e sta andando leggermente male nella testa e, prima ancora, nel sentire delle persone.

Alcuni hanno interesse affinchè la responsabilità personale venga sempre e comunque delegata a qualcun'altro o a qualcos'altro; altri assorbono i concetti come vengono loro ripetuti, senza elaborarli, senza farli loro, senza comprenderli. In entrambi i casi il risultato non può che essere uno e uno solo: una vita inconsapevole, da zombie col bisogno di mangiare e scopare, senza porsi uno straccio di domanda o dandosi frettolosamente la risposta che il mondo circostante ha creato e trapanato nella testa. Alla faccia del pensiero critico...

Ma sentiamo ancora il don. Poi non rompo più, promesso. Ecco un bell'esempio per mettere in evidenza come le parole (per natura neutre) acquistano o perdono di sostanza in base a chi le pronuncia:
"Gesù, spargendo il seme dappertutto, non intende distinguere né giudicare i diversi terreni [detto da uno che, due righe prima, parlava della "predilezione di Dio verso i terreni più difficili e impervi". Capite la confusione?]. [...] Con Dio nessuno ha l’esclusiva del terreno buono, nessuno può rivendicarne il monopolio [?]. Anche se continui sono i tentativi di manipolare e strumentalizzare la religione per altri fini e scopi [sic!]. O a vantaggio di interessi particolari, inclusi quelli economici e politici [sic!]. Al suo cospetto non ci sono privilegiati o esclusi per sempre, perché in ogni essere umano coesistono sassi, spine e terra buona. La parabola del seminatore appare così chiara che non avrebbe bisogno di commenti. Ma se Gesù (o la Chiesa primitiva, non importa) [beh, un po' importerebbe...] ha voluto darne l’interpretazione, è perché c’è qualcosa di più profondo, che sfugge all’apparenza."
Cioè, cosa? Dai dai dai, fremo dalla curiosità (tra parentesi, a differenza del pezzo appena citato, nel quale le parole potevano anche starci se interpretate bene, da qui in poi è quasi tutto un delirio).
"Luca [io ho preso la versione di Marco, lui Luca, ma cambia niente] ne fa una 'chiave di lettura' non solo del Vangelo, ma della vita stessa della Chiesa. Con un duplice scopo: primo, indicare quale deve essere l’atteggiamento dei discepoli nell’ascolto della Parola; secondo, spiegare che, nonostante gli apparenti fallimenti di Gesù e gli insuccessi della prima comunità dei cristiani [?], il buon esito della parola di Dio è garantito. Luca ci dà un messaggio di speranza e ottimismo."
Di "prendersi la responsabilità della propria condizione e mettersi sotto a lavorare di brutto su di sè" no, eh...

01 settembre 2016

Camomilla Day - L'indignazione come sport nazionale

Rieccomi qui! Lo sapevo che un giorno sarebbe successo qualcosa che mi avrebbe fatto salire la Madonna e tutti i santi del Paradiso, portandomi di nuovo a scrivere sul blog.

Sarà forse stato il terremoto? Sarà forse stato Obama? Putin? Berlusconi 2.0? ISIS™? Il simpatico ometto sud-americano di bianco vestito? No, no, no, no, no e no. Il casus belli di oggi è il cosiddetto "Fertility Day", ovvero una "campagna di sensibilizzazione" (una volta si chiamava "propaganda" o "lavaggio del cervello"... Aah, quanto è bello il politically correct), lanciata dal Ministero della Salute, verso il tema della (scarsa) natalità e che culminerà il giorno 22 settembre con manifestazioni a Roma, Bologna, Catania e Padova.

Ciò che più mi preme evidenziare, però, non è l'iniziativa in sè, quanto più il macello devastante di polemiche, prese di posizione, indignazione e scappellamenti a sinistra che vi ruotano attorno. L'oggetto dello sdegno nazional-popolare, oltre al messaggio generale del "procreate, gente, procreate", sono le varie cartoline diffuse sul web, tipo queste.


Apriti cielo. Un puttanaio, ops, scusate: un'ondata di indignazione che neanche il rigore di Zaza agli Europei o il passaggio di Higuain dal Napoli alla Juventus, il che è preoccupante se pensiamo a quanto il calcio sappia smuovere la coscienza dell'italiano medio. Ecco, qua stiamo deppiù. I social network si riempiono di invettive contro il governo, contro l'idea propugnata che offenderebbe le donne (e te pareva) e più in generale chi, i figli, non li può avere per motivi naturali o di mancanza di lavoro o chi, semplicemente, non ne vuole avere per scelta personale. Qualcuno della gente "comune" addirittura sottolinea come i social network vengano sempre bistrattati dai media tradizionali perchè hanno la forza, quando la ggènte si muove compatta, di influire sulle decisioni prese dal potere e di cambiare le cose "come sta accadendo col Fertility Day" (tra parentesi, è stato il messaggio che ho visto ieri su Facebook e grazie al quale sono venuto a conoscenza dell'iniziativa). Roberto Saviano, che quando c'è da salire sul carrozzone del moralismo becero e dell'indignazione perenne non è secondo a nessuno, che si sfoga su Twitter: "Il #fertilityday è un insulto a tutti: a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro".

Ooooooooooh!! Raga, camomilla, eh. Neanche stessero dicendo "Oh, devi concepire un figlio entro il 22 settembre se no veniamo lì a casa tua e ti ammazziamo a te e a quel cazzetto moscio di tuo marito/compagno/botta-e-via".

Mettiamo in chiaro un paio di punti. E' un'iniziativa che sembra uscita dal MinCulPop? Sì. (Tra parentesi: è un po' demodè? Sì)
E' uno spreco di denaro? Sì.
Se ne poteva fare tranquillamente a meno? Decisamente sì.
Ci si deve sentire offesi se non si vogliono avere/non si possono fare figli per cause di forza maggiore? NO.

Ma le persone... chi si credono di essere? Voglio dire, sono schizofreniche, oscillano tra due estremi discendenti: da un lato, evidentemente, vivono vite noiose, frustrate e nelle quali si sentono nullità cosmiche; dall'altro, però, credono di essere gli esseri più importanti dell'universo che oh scendi le mani se no minchia ti finisco male. Io dovrei sentirmi offeso... da una campagna propagandistica contro la denatalità... la quale è esclusivamente un problema di produttività per il cosiddetto "sistema-Paese"... campagna divulgata dal governo... che per di più non mi obbliga a fare nulla?

E' il classico problema che non è un problema e che diventa un problema per via del problema del rincoglionimento generale di persone fomentate a dovere per far loro prendere posizione (e questo sì che è un problema). Oggi, se non prendi posizione e non ti indigni, vali meno di niente. Oggi hai tutti gli strumenti per far sentire la tua opinione. Oggi devi far sentire la tua opinione e la tua opinione deve essere "contro". Se non sei "contro" sei schiavo del sistema. "Contro" cosa? Contro tutto. Il governo, poi, cioè... Hai presente il governo? Quella massa di ladri e sanguisughe che vivono coi tuoi soldi sulle tue spalle e si fanno i loro porci comodi? E adesso vogliono che io faccia un figlio? Ma io mi indigno! (perchè? Boh) Mi sento preso in giro! (perchè? Boh) Mi sento offeso! (perchè? Boh) Colpevolizza le donne! (perchè? Boh)

Il cosiddetto "sistema" non deve fare più nulla. Ormai sono le persone stesse a seguire determinati modelli di comportamento, si auto-censurano e censurano altre persone, si auto-controllano e controllano altre persone. Provate a dire a qualcuno "Guarda che gli immigrati sono troppi, non riusciamo a gestirli tutti e stiamo anche concedendo loro dei privilegi che noi ce li sogniamo". AAAAAAARRRGGGHHH!! Xenofobo!!! Vergognati!!! "Guarda che, per disegno di natura, sono necessari un uomo e una donna per procreare. Quindi i gay..." AAAAAARRGGHHH!! Omofobo!!! Vergognati!!! "Guarda che non vi stanno obbligando a fare figli, quindi..." AAAAAAAAAARRRRGGHHHH!! Offensivo!!! Vergognati!!! "Ma io non ce l'ho..." AAAAAAAARRRRGGHHHHH!! Taci, sottospecie di larva antropomorfa!!! Se sei uomo, dovrebbero tagliarti i genitali e farteli ingoiare!!! Se sei donna, dovrebbero tagliarti la testa e infilartela nella vagina!!!

Non ci si rende conto che reazioni del genere, che partono da tendenze e istinti naturali, seguono poi schemi mentali calati dall'alto, proprio da quel "sistema" verso cui tutti, a parole, dicono di essere "contro". Ne avevo già parlato in merito al Family Day: ci sono idee ed atteggiamenti che vengono fatti passare come "buoni" e chiunque (anche i politici, tipicamente riconosciuti come parte del "sistema" stesso) provi a sollevare obiezioni dettate dal raziocinio, si becca una gragnuola di improperi; altre idee ed atteggiamenti vengono fatti passare come "cattivi" e chiunque (anche i politici) provi a sollevare obiezioni dettate dal raziocinio, si becca una gragnuola di improperi.

La realtà viene suddivisa in bianco e nero. Stop. Tu devi stare o di qua o di là. Punto. Se non sei di qua, sei di là. "Ma io veramente...", "Ma io veramente" un cazzo: o di qua, o di là. Basta che ci sia perennemente conflitto. Se non c'è, lo si crea. O meglio: si generano i presupposti affinchè siano poi le persone stesse a crearlo.

Adesso, liberi dal ciarpame maledetto che esclude il raziocinio e punta dritto all'inconsapevolezza/automatismo e allo stomaco, ditemi cosa c'è di male in questa immagine.


Si può discutere sul suo lato, diciamo, "artistico". Si può discutere sulle parole usate. Si può discutere sul fatto che sia una grandissima stronzata l'intera iniziativa. Però, il concetto espresso è un dato di fatto, una constatazione: si può essere belli sempre, anche a 80 anni, ma incinte no. Non è un male o un bene: è così. Quale cazzo è il problema?! Davvero, io non riesco a capire. Forse è più ampio. Forse me lo spiega la diocesi di Bergamo (un'amica su Facebook ha messo il "mi piace" all'articolo...):

"Poco importa al Ministero che magari il calo di natalità nel nostro paese non sia imputabile ad una carenza di spirito civico ma ad altri fattori, sui quali peraltro lo Stato potrebbe avere maggior voce in capitolo di quanta invece ne ha di diritto sulle scelte personali e di coppia  di chi decide di avere (o di non avere) figli. Iniziamo per esempio a parlare di lavoro: quanti di coloro che a 25 anni vorrebbero un figlio sono in realtà impegnati a dibattersi tra lavori precari, stage sottopagati o misere occupazioni semi-gratuite che di fatto rendono impossibile anche solo l’idea di formare una famiglia? Parliamo anche di tutele della maternità: una giovane donna che desiderasse diventare madre, sa che dovrà presumibilmente rinunciare al lavoro, sia perché ci sono altissime probabilità che il suo contratto di lavoro non preveda la tutela della maternità, sia perché gli asili nido o i servizi simili sono costosissimi."
Quindi? L'indignazione starebbe nella dicotomia tra quello che lo Stato mi permette di fare (cioè niente, perchè gli stipendi sono bassi) e quello che vorrebbe che io facessi (avere figli). Ripeto: quindi?

Vuoi avere figli? Puoi avere figli? E allora falli! Non vuoi? Non puoi? E allora non farli! Accetta la tua condizione. Dove sta l'offesa? Perchè le donne, ma anche gli uomini ovviamente, dovrebbero incazzarsi così tanto per una cosa, tra l'altro, di un'inutilità, un'ignoranza e un infantilismo atroci come il Fertility Day? Cioè, non vorrei dire, ma provate a leggere 'sta roba riportata da Repubblica:
"'Sono meravigliata, perché l'obiettivo del nostro lavoro di esperti a supporto del ministero e di questo ministro, che per primo si è interessato al tema della fertilità e a tutto questo universo poco noto, era quello di fare conoscere la struttura del corpo degli uomini e delle donne e il suo funzionamento dal punto di vista riproduttivo, dando strumenti semplici, accessibili, divulgativi a tutti per fare scelte consapevoli', ribatte Eleonora Porcu, presidente del tavolo consultivo sulla fertilità del ministero della Salute e direttrice del centro di Infertilità del policlinico Sant'Orsola-Università di Bologna.
E ginecologi, endocrinologi e andrologi si schierano in difesa del Fertility Day: "Ragazzi pensateci per tempo alla vostra fertilità!! Le ragazze lo fanno già!! Voi lo scoprite a 49 anni quando è già tardi! #fertilityday", scrive il noto andrologo Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia dell'Università degli Studi di Padova. 'Gli andrologi italiani plaudono alla iniziativa che mette in evidenza i fattori di rischio per la fertilità'."
No comment. Infantilismo contro infantilismo.
Adesso ve lo do io un motivo per incazzarvi veramente: gente che si polarizza con una facilità simile, se non ha figli, è meglio che non li faccia e, se ce li ha, è meglio li dia in adozione perchè rischiano seriamente di crescere da schizofrenici rincoglioniti a loro volta.

Siete incazzati, adesso? Se fosse uscito un Renzi qualunque a sparare una frase simile, avrei potuto comprendere l'ondata di indignazione susseguente, sarebbe stata molto più giustificata e giustificabile. Ma qui... Tanto è l'ennesimo fuoco di paglia dell'intrattenimento dualista come, tanto per dirne una relativamente recente, è stata la questione delle trivelle. Ve le ricordate? Nessuno se le è mai filate per decenni, secondo me molti manco sapevano esistessero nell'Adriatico, e 5 minuti dopo erano peggio degli hooligans inglesi in trasferta. La vita o la morte del pianeta, ma che dico, diamine! dell'intero universo dipendevano dall'esito di un referendum avente come oggetto un argomento sul quale il 95% (e sto basso) delle persone non aveva un'adeguata conoscenza in merito al punto da poter esprimere un parere minimamente valido.

"Le trivelle distruggono la natura". Ha ragione. "Le trivelle servono per il futuro energetico del Paese". Ha ragione. "Le trivelle deturpano il paesaggio". Ha ragione. "Le trivelle danno lavoro". Ha ragione. "Deciditi, cazzo!! Stai con noi o con loro? Con loro o con noi?", "Ma io non ne so abbastanza di energia, macroeconomia, le conseguenze...", "Vaffanculo! Sei uno di loro! Al rogo!".

Facciamo così: istituiamo il Camomilla Day. Prendiamo un giorno tranquillo... Il giorno dei morti, il 2 novembre, che più tranquillo di un morto non si può essere. Facciamo i manifesti "Chi va piano va sano e va lontano" (si indignerà la velocità), "Prima di parlare, conta fino a dieci" (si indignerà l'undici) e "La calma è la virtù dei forti". Ah. Ah cavolo, no, quest'ultimo no, che poi mi si indignano i deboli.

07 febbraio 2016

Regeni: i conti tornano poco

Come ben saprete, lo scorso 3 febbraio in Egitto è stato ritrovato il cadavere del giovane Giulio Regeni, brillante studente universitario 28enne giramondo con la passione per l'attivismo sociale. A quanto pare il ragazzo sarebbe stato catturato, torturato e seviziato da ignoti per poi essere abbandonato cadavere in un fosso alla periferia del Cairo.

L'ipotesi sulla quale si è sostanzialmente subito puntata la monetina è quella dell'omicidio su mandato governativo, in quanto Regeni sarebbe stata una figura molto critica nei confronti del presidente Al Sisi sia in Egitto che anche in Italia, dato che il collaboratore del quotidiano Il Manifesto, Giuseppe Acconcia, ha rivelato che Regeni scriveva per il giornale usando uno pseudonimo.

Ora, ci sono dei punti che mi fanno sollevare il sopracciglio. Intanto, piccola nota di contesto sull'Egitto. L'ISIS, vedendo la mal parata in terra siriana, si sta spostando fuori dal raggio d'azione dei MIG russi con una migrazione verso il nord-Africa e in tanti stanno andando in Libia. Ma non via terra, bensì via mare. Strano, no? Perchè, dalla Siria, basterebbe andare verso sud-est dagli amici dell'Arabia Saudita, deviare a ovest in Egitto (prendendosi il Paese) e arrivare in Libia. Il problema, però, è proprio l'Egitto che, a differenza di tanti altri, è davvero contro il Sedicente Stato Islamico™. Teniamo bene a mente questa nota.

Primo punto: lo pseudonimo. Si dice che Regeni scrivesse per Il Manifesto sotto falso nome per paura per la propria incolumità, ma non si sa quali articoli avrebbe scritto. L'unico apparentemente certo è quello pubblicato postumo, venerdì 5 febbraio, tra l'altro contro il parere della famiglia. E gli altri? Tanto ormai è morto, chi se ne frega dello pseudonimo.

Secondo punto: la tesi dell'opposizione al governo. L'abbiamo sentita già tante volte applicata ad altri Paesi con un governo etichettato come "regime" dai nostri media: il blogger di turno, fortemente critico nei confronti del dittatore/governo/regime, viene catturato e ucciso da agenti/militari/emissari del governo stesso "perchè scomodo per il potere" e noi istantaneamente ci identifichiamo col povero martire della libertà. Ma pensiamoci con un minimo di raziocinio. Per essere ritenuto "scomodo" è necessario scrivere o parlare di determinate tematiche, di contatti loschi, deviati, smascherare il vero fine di determinate scelte politiche, economiche, fornire visioni alternative e fondate su idee, decisioni e ideologie. Insomma, non basta essere il Travaglio di turno: bisogna picchiare duro sul serio.

Il problema è che, se picchi duro, in pochi ti seguono, principalmente per due motivi: visibilità e pecore. Cioè: se sei scomodo, il "sistema" non ti fa pubblicità e tu, di visibilità, non ne ottieni. Se proprio sei bravo bravo e per qualche motivo riesci a ottenere più di 5 visualizzazioni al tuo blog, per esempio, il massimo che puoi costruirti è una minuscola nicchia di qualche centinaio o forse migliaio di sconosciuti. E basta. Di sicuro un numero decisamente troppo, ma troppo, ma troppo basso per impensierire chissà chi. (Ma poi, 'sto ragazzo, cosa faceva di preciso? Scriveva, studiava, provava a mobilitare... Cosa faceva? Non s'è capito) L'altro motivo è che la massa delle persone è indottrinata e, quando va bene, alcuni smettono di leggere il Corriere per passare al Fatto Quotidiano. Stop. Questo è lo sforzo massimo di "opposizione al sistema". Siti e blog che cercano genuinamente di farli uscire dal seminato rimangono, per loro, esseri comodi e abituati alla pappa masticata da altri, totalmente sconosciuti. Infatti, se un sito di cosiddetta "controinformazione" improvvisamente registra un aumento di popolarità di un certo peso, significa che le informazioni lì riportate sono "annacquate", più vicine alle posizioni mainstream e, dunque, ritenute più veritiere dalla massa di pecoroni. Delle due l'una: o sei almeno discretamente famoso o dai fastidio. Non ci sono realisticamente altre possibilità.

Ora, su Facebook è stato organizzato un sit in davanti all'ambasciata italiana al Cairo e, sulla pagina dell'evento, hanno messo il "Partecipo" in circa 500. Già di suo non sarebbe un gran numero e lo è ancora di meno se pensiamo che arriva dopo il tam tam mediatico sulla morte di Regeni (immagino se ne sia parlato anche in Egitto). Quindi il ragazzo non era poi così famoso, nè seguìto e certamente, se vuoi essere un "fastidio per il regime", quel 500 lo dovresti moltiplicare minimo minimo per 100. Fatto sta che al sit in vero e proprio si saranno presentati in una cinquantina, come vedete nel filmato del TG1 (verso il minuto 5).

Terzo punto: la data del sequestro, ovvero il 25 gennaio, giorno del 5° anniversario della deposizione forzata di Mubarak. Molto simbolica, e sappiamo quanto determinati individui dei piani alti siano attenti ai numeri e al simbolismo.

Mettete tutto ciò nel quadro di un Paese anti-ISIS e i dubbi si fanno tangibili. E se questo omicidio, accollato al governo egiziano, servisse come testa di ponte mediatica per far passare l'Egitto come l'ennesimo "Stato canaglia", così da deporre pure Al Sisi come già fu deposto Mubarak (il 25 gennaio)? A me suona assurdo che un governo si sputtani così apertamente per un signor nessuno come era Regeni. E per di più, se ci pensate, Regeni incarnava praticamente tutte le caratteristiche possibili in grado di generare un forte empatia emotiva nel "pubblico": era giovane; studente universitario, pure molto brillante, molto intelligente; cittadino del mondo (Occidentale); idealista ma pragmatico; attivista anti-governativo; informatore indipendente; ultima ma non ultima, aveva una bella faccia, pulita, innocente, solare, di un ragazzo con tutta la vita davanti. Cioè, più di questo c'è solo un bambino orfano ritardato disabile malato di cancro. E io mando a puttane l'immagine del mio governo per un tizio sostanzialmente sconosciuto e con queste qualità da martire perfetto? Mmm...

I casi sono due: o Regeni non era proprio 'sto semplice studente brillante e aveva, invece, un background più "losco", da servizi segreti et similia che lo ha portato a diventare bersaglio di un governo, nel caso, impegnato a difendere il proprio Paese (perchè sappiamo bene come persone simili siano sempre implicate in veste di fomentatori del popolo per forzare un colpo di Stato); oppure gli assassini non hanno nulla a che fare col governo egiziano e hanno messo in atto l'episodio per demolire l'immagine e la credibilità di Al Sisi e soci.

Tra l'altro ho fatto una ricerca su Google mettendo come parole chiave "Giulio Regeni" e intervalli di tempo precedenti al 25 gennaio. Ho trovato un link all'università di Cambridge, che potete vedere anche qui sotto:


Poi c'è la pagina della discussione di un gruppo di scienze sociali nella quale Regeni, nell'ottobre 2011, chiedeva se fosse disponibile un libro in pdf.

Infine una pagina del sito ResearchGate, una sorta di motore di ricerca in ambito universitario, dove in sostanza si riportano le stesse informazioni presenti sul link del profilo di Regeni su Cambridge, ma qui si possono anche vedere le statistiche sulla visualizzazione del profilo perchè non si spiega benissimo come esso sia stato visto più di 2000 volte ma i follower risultino solo una decina. Ecco perchè.


Il grosso delle visualizzazioni si è verificato solo negli ultimi giorni. Quindi anche a Cambridge possiamo dire numeri alla mano che Regeni non era proprio una star.

E manca un'altra cosa che invece stiamo vedendo ovunque: la foto. O meglio, le foto. Fermandomi al 1 gennaio 2016 non c'è una sua singola immagine. Se ne trova una sola di lui con in braccio il gatto ma, se si apre il collegamento, si vede che è tratta da un articolo del sito NextQuotidiano datato 3 febbraio 2016, quindi subito dopo il ritrovamento del cadavere. Su Facebook, nada a parte gruppi "vogliamo la verità". Niente. Però, oh: magari era solamente molto riservato e le foto se le teneva per sè.

Insomma, secondo me qualche nuvola sulla questione c'è e la favoletta dell'attivista anti-regime l'ho già sentita fin troppe volte e, per quanto romantica e suggestiva, la trovo sempre poco plausibile. Quando tra un po' sentirete parlare di "ribelli", "rivoluzione" e "dittatore egiziano", non dite di non essere stati avvisati.


AGGIORNAMENTO: ho appena letto un bell'articolo di Fulvio Grimaldi nel quale si parla della questione gas-ENI-peso dell'Egitto nello scacchiere mediterraneo-sgambetto a Israele-messaggio all'Italia tramite la morte di Regeni. Non male.

02 febbraio 2016

E' la magia del progresso, altro che family day



Oggi essere gay è una moda. Fa tendenza, se non sei gay non sei nessuno. Gay è il nuovo etero. E' per questo che il family day è stato totalmente inutile.

Un passo alla volta. Sulla questione del matrimonio agli omosessuali mi ero già espresso più di un anno fa, evidenziando come fosse e sia, a mio parere, lecito conceder loro il matrimonio civile (essendo la società civile un'organizzazione di semplici regole e atti legislativi e giudiziari, senza alcun significato simbolico di fondo) ma non quello religioso in quanto, essendo la religione (intesa nel senso più alto del termine, non l'interpretazione stupida che ci viene spacciata per spiritualità) un insieme sensato di osservazioni sulla natura dell'uomo e dell'universo in generale, il significato simbolico del matrimonio (ovvero l'unione degli opposti), basato sul fatto che la realtà intera si regge sull'incontro/scontro/contatto/unione di due polarità contrapposte, verrebbe distrutto.

E la faccenda del matrimonio è bella che archiviata. Da qualche tempo, però, si parla anche della cosiddetta "stepchild adoption", che detta in inglese fa più figo, ma molto spesso sia i politici sia l'informazione si dimenticano di evidenziarne un aspetto quantomeno antipatico. L'adozione del figlio del partner, infatti, non è riferita solamente al pargoletto frutto di una precedente relazione etero, ma anche (e forse soprattutto) a un futuro bambino. Ovvero: io, maschio, sposo il mio partner, maschio pure lui. Vogliamo avere un bambino. Siccome la natura non ce lo permette (ma d'altronde, si sa: la natura è omofoba), allora facciamo così: prendiamo un ovulo, lo fecondiamo con il mio seme o con quello del mio partner (o con tutti e due, se no il mio partner s'offende...) e lo impiantiamo nell'utero di una donna, la quale porta avanti la gravidanza e dopo 9 mesi il bambino è nostro e lei, il famoso "utero in affitto", non ha alcun diritto su di lui. Il suo ruolo è semplicemente quello di incubatrice. Quando sentite parlare di "mercato dell'utero in affitto", dato che quasi nessuno nel mainstream sembra voler spiegare il concetto (e già qui dovrebbe suonarvi un campanello d'allarme), è a questo che ci si riferisce. Il che, in tempi nei quali ci si riempie la bocca con frasi del tipo "la donna viene sempre maltrattata", "l'immagine della donna viene sempre distrutta" eccetera, appare almeno controverso. Vero: ci sono coppie etero che già ricorrono a questa pratica in caso la donna non sia, per un motivo o per un altro, fertile. Ma è anche vero che, se nelle coppie etero, questa è soltanto una possibilità per avere un figlio loro e, tendenzialmente, nemmeno la prima in ordine di considerazione, per le coppie omosessuali sarebbe all'incirca l'unica.

Il problema, però, non è la stepchild adoption. Non sono i matrimoni gay. Non è la "famiglia tradizionale". E' un fatto di razionalità al servizio dell'irrazionalità. Ci sono dei momenti storici in cui l'idea di un relativamente piccolo gruppo di persone comincia ad attecchire, perchè basata su un'argomentazione razionale: le donne devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini; le coppie omosessuali devono avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Queste idee di cambiamento di alcune regole prendono sempre più piede, generando ovviamente una reazione uguale e contraria. Fino a qui la lotta è ad armi pari: c'è un fronte che vuole cambiare delle cose e un altro che pensa sia meglio restare così come si è.

A un certo punto, ed è qui che si compie la magia irrazionale, quelle che sono delle proposte per un semplice cambiamento passano sotto l'etichetta di "progresso". Qual è la differenza, chiederete voi. "Cambiamento" è un termine abbastanza neutro: c'è una connotazione solo lievimente positiva, perchè, diamine!, il cambiamento ogni tanto ci vuole, fa bene altrimenti l'ambiente diventa stantio, ma tutto sommato la percezione di "cambiamento" è relativamente neutra. Non è necessariamente vero, infatti, che un cambiamento sia sempre positivo: se proponessi di sopprimere tutti i bambini che piangono al cinema... non credo otterrei chissà quante adesioni, perchè sarebbe un cambiamento percepito negativamente.

"Progresso", invece... Lo sentite immediatamente anche voi: il progresso. Aaah, che bello, sentite come cambia l'aria: il progresso. Il progresso è fortemente positivo: bisogna progredire, bisogna andare avanti, bisogna avanzare... "Una società avanzata". Come suona bene. Sentite quanto stimola il vostro ego? Non volete anche voi... progredire? Evolvere? E' una figata, è la natura delle cose, evolvere. Chi si sognerebbe mai di porsi contro il progresso? Chi vorrebbe rimanere nel Medioevo? Io voglio essere "avanzato", così posso dire agli altri che loro sono "indietro", che sono "retrogradi" bleah! che schifo!

Questa è la magia. Oggi, per esempio, una società progredita è una società che concede agli omosessuali gli stessi identici diritti degli eterosessuali. Si gioca sempre con la percezione. Non appena una qualche cosa, qualsiasi cosa, viene etichettata come "progresso", per cui nella gente di ogni singolo individuo si scatena l'associazione "progresso = buooooono!", quella cosa ha il 100% di possibilità di avere successo. Ciò che prima era uno scontro ad armi pari tra un semplice "cambiamento" e un altrettanto semplice "mantenimento", ora è uno scontro impari che più impari non si può tra il "progresso" e l'"immobilismo" o il "Medioevo".

Tornando al nostro caso, al family day potevano andarci anche miliardi di persone, ma non avrebbe fatto differenza: quelle miliardi di persone sono retrograde, vecchie, ancorate a schemi ormai decrepiti, non vogliono evolvere. Che appeal ha, gente così? Zero, anzi: più sono numerosi i "retrogradi", più significa che è necessario svolgere un lavoro importante affinchè questi intralci umani al progresso capiscano di essere nel torto.

Aggiungiamoci che le motivazioni a difesa del matrimonio eterosessuale e contro l'adozione ai gay fanno a dir poco cagare e il gioco è ancor più fatto. Intanto, la "famiglia tradizionale". Che cazzo vuol dire? Perchè "tradizionale"? E' la famiglia "naturale", al limite. Possono due uomini avere figli? No. E due donne? No. E perchè no? Per tradizione? Perchè dei tizi si sono svegliati un giorno e mentre erano al circolo a giocare a briscola hanno deciso così? O per natura, perchè così stanno naturalmente le cose? Ovviamente, manco a dirlo, la vaccata nasce dall'assurda interpretazione del concetto di Dio e di tutto quello che ne segue. Poi fate che, sempre per lo stesso motivo, non appena si connota minimamente un concetto con sfumature religiose, l'accusa di essere retrogrado è sottintesa... Già solo sostituendo "tradizionale" con "naturale" sarebbe diverso perchè si penserebbe di più al fatto che, se sono necessari per natura un uomo e una donna per generare un figlio e quindi, implicitamente, per crescerlo, un motivo ci sarà. O no?

E aggiungo che, nel marasma dello scontro a suon di parole, battute, immagini, fotomontaggi, reportage, sfottò e chi più ne ha più ne metta (avrete facilmente notato come, in ogni occasione si parli dell'argomento, si tende a denigrare i "tradizionalisti"), manca una considerazione: ma le coppie omosessuali si amano di più di quelle etero? Perchè, da come viene presentata la situazione, sembra che le coppie eterosessuali durino lo spazio di un respiro affannato, mentre due gay o due lesbiche, una volta che stanno insieme, arrivano insieme alla tomba. Forse si tende a dimenticare che, omo o etero, stiamo comunque parlando di persone cresciute in questa società, con tutti gli immensi danni che essa provoca all'equilibrio psichico di un essere umano (sembra, infatti, che le coppie etero e quelle omo durino uguale).

Tutto l'enorme discorso che ho fatto su questo blog per anni, sull'ego, il sè, Dio, la Verità, il diavolo, il silenzio eccetera eccetera eccetera eccetera che sicuramente vi avrà anche provocato moti di nausea incontrollabile, qui entra prepotentemente e la considerazione è molto, ma molto semplice: le persone (tutte: gay, lesbiche, trans, etero, metrosexual, emo, truzzi, tamarri, scapoli, ammogliati, single per scelta, uomini che diventano donne che diventano lesbiche che diventano trans che diventano uomini gay con la vagina, chiunque) sono malate di mente e tendono a distorcere anche le più grandi e belle verità. Dai un blocco d'oro a una persona o a un gruppo di persone qualsiasi, senza distinzione di alcun tipo, e nel giro di poco tempo ti ritrovi in mano polvere nera.

La "battaglia" che imperversa ovunque... non è nemmeno una vera battaglia, non c'è una battaglia: c'è un'idea trasmutata magicamente in "progresso" e un'altra idea, "retrograda" di conseguenza, già morta e sepolta. Il processo di trasmutazione è fantastico ma molto pericoloso perchè un domani, tra un anno, dieci, cento non lo so, potrebbe diventare "progresso" il fatto di "concedere ai bambini il diritto" ad avere rapporti sessuali con adulti. Azzardato, dite? Beh, già oggi in Europa si vuole introdurre l'educazione sessuale sia teorica che pratica (masturbazione, orgasmi e toccatine varie) nelle scuole elementari. Già oggi questa è un'idea "progressista". Non importa che sia assurda, dato che un bambino o una bambina di 6-7-10 anni non è per nulla sviluppato sessualmente, come tutti ben sappiamo. Sono diritti, sono libertà, sono "modi per educare i nostri figli affinchè sappiano rapportarsi meglio con la loro sessualità e siano quindi più preparati quando, con l'adolescenza, gli ormoni prenderanno il sopravvento. In questo modo si ridurranno, tra le altre cose, gli stupri". Progresso rafforzato dalla paura per il bene dei nostri figli. Bum! E' l'esplosione atomica dell'irrazionalità, un'ondata di connotazioni positive da intontire perfino Leopardi morto.

Abracadabra.


P.S.: sì, ok i diritti alle coppie omosessuali eccetera, tutto molto bello, maaaa... i diritti alle coppie di fatto eterosessuali? Cioè, se io sono insieme alla mia compagna da 30 anni ma non ci siamo mai sposati e io ho un incidente per il quale vengo ricoverato in ospedale, lei non potrebbe nemmeno dire ai dottori come mi chiamo perchè, per la legge, nei miei confronti è una perfetta estranea. Tanto per fare un esempio, eh... Ah già, scusate: questo non è "progresso".

23 novembre 2015

Isis, Parigi, attentati, Islam, terrorismo: un po' di rapida chiarezza

Stavo per pubblicare un mio articolo sulla follia e il non-sense che circolano da una decina di giorni a questa parte ma poi ho visto questo filmato su Luogocomune.net e ho deciso fosse degno di avere la precedenza. A parlare è un ex marine americano, Ken O'Keefe, e diciamo che in merito agli ultimi avvenimenti e, più in generale, in merito al terrorismo nelle sue varie incarnazioni ci va giù leggermente piatto. Rapido, preciso, terra-terra, brutale e senza giri di parole, proprio come piace a me.

A parte la sua idea dell'acronimo ISIS, che starebbe per "Israeli Secret Intelligence Service" (che potrebbe anche starci, vedendo i comportamenti reciproci fra il Sedicente Stato Islamico™ e lo stesso Israele), per il resto il signor O'Keefe ha detto esattamente come stanno le cose. Quello che mi fa più impazzire, e che fa parte della follia di cui parlavo prima e della quale ho scritto nell'articolo che pubblicherò nei prossimi giorni, è che la realtà è già ora sotto gli occhi di tutti: l'Occidente, con Turchia, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e Giordania ha fornito finanziamenti, aiuti logistici, militari, gli equipaggiamenti, gli addestramenti e chi più ne ha più ne metta, TUTTO a favore dell'ISIS eppure la colpa è solamente di quei quattro coglioni che si fanno saltare in aria; la colpa è dell'Islam; la colpa è dei musulmani. Qua siamo ben oltre il lavaggio del cervello: qua è proprio un rifiuto irrazionale della verità. Prima almeno la verità, nei media ufficiali, veniva nascosta e, per le persone assuefatte al "sistema", era difficile credere al primo pirla con un computer, totalmente privo della benchè minima autorevolezza. Adesso è il "sistema" stesso a dire a tutti che l'ISIS è "roba sua", mentre contemporaneamente sostiene soltanto a parole di volerlo combattere. E la gente di chi si fida? Di Obama, di Hollande, dell'Europa, dell'Intelligence.

E' follia pura. Siamo arrivati al punto che, come dice giustamente anche O'Keefe, non è nemmeno più importante capire se quello di Parigi sia stato un false flag o no, dato che non farebbe alcuna differenza nel quadro attuale. Sia che sia stato tutto organizzato e attuato dall'Occidente, sia che siano stati quattro teste di cazzo solitarie, quale sarebbe la differenza? In entrambi i casi questa situazione è stata pesantemente cercata e voluta da gente che con l'Islam non c'entra una mazza, che ha lo stesso nostro colore della pelle e indossa giacca e cravatta.

Ho già scritto troppo. Guardatevi il filmato e basta.