11 febbraio 2014

Poveri disillusi

Illùdere v. tr. [dal lat. illudĕre «deridere, farsi beffe», comp. di in-1 e ludĕre «scherzare»] […]
a. Ingannare, attrarre a sé o suscitare vane speranze presentandosi con falso aspetto, oppure facendo apparire le cose migliori di ciò che sono in realtà o più rispondenti al desiderio e alle attese […]
b. rifl. Ingannarsi, concepire vane speranze, soprattutto per una inesatta e troppo ottimistica valutazione di fatti, cose o persone […] Part. pass. illuo, anche come agg. e sost.

Diṡillùdere v. tr. [comp. di dis-1 e illudere, coniato su disillusione] (coniug. come illudere). – Togliere dall’illusione, disingannare: era pieno di fiducia nella vita, ma la realtà lo ha presto disilluso; nel rifl., perdere un’illusione o le illusioni: speravo molto da lui, ma mi sono disilluso.  Part. pass. diilluo, anche come agg., disingannato, che ha perduto ogni illusione: essere, mostrarsi disilluso; l’ho trovato stanco e disilluso dalla vita.

Queste sono le definizioni del vocabolario della Treccani. Perchè ho scelto questi due concetti? Semplice: perchè sono un palese riflesso del rincoglionimento generale e della grande, maestosa e imperante confusione mentale nel mondo.

Ma usciamo un po’ dai vocabolari ed entriamo di più nella nostra realtà. Chi è l’illuso, per noi? E’ un tizio, o una tizia, pieno di tante idee belle ma false, o quantomeno ingenue. La realtà, per l’illuso, è migliore di quanto non appaia, ne è convinto e se ne auto-convince. Gli parlate di “amore” e l’illuso si dipinge un’immagine paradisiaca fatta di un sentimento vero e incrollabile di fronte alle difficoltà, superiore a qualsivoglia capriccio ed egoismo, cardine unico di una vita degna di tale nome.

Chi è il disilluso? E’ un tizio, o una tizia, il quale ha perso le illusioni, vede la realtà per quella che è per la maggioranza delle persone, ha dei tratti di realismo empirico e ci aggiunge una sfumatura amara, una connotazione negativa, tenendo comunque come base il realismo. E’ un realista scoraggiato, diciamo, ma realista di base. Per lui il termine “amore” richiama un’idea di compagnia temporanea, un’esperienza di forte potenza iniziale ma destinata a scemare nel tempo e diventare routine, fino alla semplice sopportazione (nei casi migliori) o fino alla rottura totale del rapporto.

L’illuso viene percepito come un cretino, in pratica, uno che si auto-inganna per fuggire la realtà; il disilluso, invece, ha vissuto sulla sua pelle la realtà ed è sì vero che tende un po’ troppo alla negatività e alla semplificazione, ma ha sicuramente più ragione, oltre che più merito, di quel pirla dell’illuso. Il disilluso è un realista. Tendente a toni sconfortati, ma realista.

C’ho preso? E’ così, più o meno, o sbaglio? Ed ecco quanto siamo rincoglioniti. Il disilluso non è un realista: è uno che si guarda intorno con occhi impauriti, vede tendenzialmente solo il lato negativo della faccenda, ci si focalizza sopra e semplifica mostruosamente il mondo e la vita, arrivando a conclusioni generali basate su un numero limitato di esperienze personali e/o di chi lo circonda. E’ uno che pensa di avere capito come funziona la baracca e non ha più bisogno di ulteriori spiegazioni/pareri: ha il vissuto, dalla sua. “La realtà è questa e nient’altro”. Siccome succedono delle cose a un certo numero (sempre limitato) di persone, allora è così per tutti. Il disilluso è uno che si è arreso. Non è un realista. Segue la corrente, si lascia trascinare, non si domanda più nulla. E’ un masochista: si auto-infligge una visione cupa della vita e ci si rifugia dentro, non mostra segni particolari di volerne uscire. Non è un disingannato, anzi: accontentandosi di portare il suo punto di vista al livello medio delle persone intorno a lui, si sta ingannando da solo. Il disilluso rimane scottato dalla vita; allora si focalizza sulle esperienze simili alla sua, vissute da altri; ne raccoglie un certo numero, mettendo la sua in testa, e si convince di avere capito come funziona. Si adegua al livello medio di vita, al livello medio di comprensione dei concetti riguardanti la vita. E questo livello medio è basso. Molto basso. Per cui si auto-limita in maniera molto, ma molto pesante.

L’illuso, al contrario, è un sognatore. Non si accontenta delle spiegazioni del livello medio, ma cerca in tutti i modi di andare oltre. Se anche uno o più dei suoi castelli in aria dovessero essere spazzati via, non c’è problema: ci sbatte la testa, si fa male, ma poi riparte. La realtà al livello medio non è soddisfacente, non ha senso, non lo sazia. “Deve esserci di più”. Si pone domande e cerca incessantemente risposte. Ne trova magari mille sbagliate e una giusta alla volta, ma quell’unica risposta giusta è il segno e lo stimolo per continuare. E’ un investigatore, sempre aperto a nuove spiegazioni/pareri. Il suo vissuto, e quello di chi lo circonda, per quanto possa essere negativo e “brutale”, non può rappresentare la totalità della realtà. L’illuso sì che è un realista. Non ci sono limiti, per lui. Non fugge la realtà, anzi: prova a capirla.

Ma noi no, non è così che li percepiamo normalmente. Il disilluso, pur avendo una connotazione negativa, è più pragmatico e perciò più “affidabile” del povero illuso. Non ha capito un cazzo, perchè il livello medio di comprensione della vita è questo, eppure ci si adegua, si arrende, smette di farsi domande e assurge sè stesso a ruolo di “saggio”. E nonostante questa condizione di miseria, viene percepito come “migliore” di chi, invece, cerca di dare un senso alla questione “che cazzo è ‘sta roba che stiamo vivendo?”. Capite quanto siamo rincoglioniti? C’è un’inversione di significato: l’arreso è etichettato come “realista”, “disingannato” per cui più vicino alla realtà delle cose (anche se più sul versante negativo), l’investigatore/ricercatore è un idiota con la testa tra le nuvole, pieno di cagate e in fuga dalla realtà.

Cioè, provate a chiedere a un realista, pardòn: un disilluso, chi è e che cosa fa qui. Fategli domande un po’ più profonde di “come va?” o “allora, il lavoro?” e guardate cosa ne viene fuori. Oppure, se avete la fortuna di avere contatti frequenti con uno/una disilluso/a, provate a capire qual è la sua immagine del mondo tramite quello che dice normalmente e come si comporta. Non ha senso. L’immagine che ne esce è di smarrimento e confusione. C’è molto nichilismo e caos. L’illuso non è detto abbia sempre ragione, anzi, però cazzo almeno prova a mettere un po’ di ordine. Non mette le mani in alto di fronte alla vita così, alla prima difficoltà, e non accetta la “versione ufficiale” sulla realtà perchè non la ritiene adeguata alla realtà stessa.

Ecco cosa si perde il disilluso. Si perde il sentimento interiore di essere un’estensione, o manifestazione, diretta del Creatore inteso come “infinito” o “tutto ciò che è”. Si perde la comprensione dell’intrinseca bontà e meraviglia della realtà tutta. Si perde il senso di tutto, ovvero: ognuno di noi (inteso come l’unico e solo Creatore) decide il momento e il luogo nel quale avere un’esperienza individuale di incarnazione in un corpo, si pone dei forti limiti iniziali di consapevolezza e decide che, alla fine di quell’esperienza corporea, arriverà a un determinato livello di consapevolezza, ovviamente più alto di quello iniziale. Questo è il “destino” e, una volta incarnati, non ci si può fare più niente: a quel livello si arriva. Il libero arbitrio entra in gioco nell’incarnazione, nel mondo “materiale”, e va ad influenzare il come si arriva a quel livello: in base alle scelte compiute nell’esperienza, man mano gli eventi “si adattano”, cambiano per diventare il più perfetti possibile al fine di rendere consapevole l’incarnato.

Questa immagine può aiutare a capire cosa intendo.

rombo

Da creatori entriamo nell’esperienza nel punto di consapevolezza A e fissiamo l’obiettivo a B, più alto di A. Una volta dentro l’esperienza, diventiamo “osservatori partecipanti” e, per arrivare a B, abbiamo a disposizione una marea di scelte/percorsi. Nel disegno non ci sono, ma immaginate migliaia di righe di ogni forma all’interno del rombo che partono tutte da A, si disperdono in giro, e si riuniscono poi tutte in B. In base alle scelte che facciamo, cambiamo “percorso”, ma sempre continuando ad andare verso “l’alto”. La realtà si “adatta” e fornisce sempre e costantemente le perfette esperienze (il famoso “pane quotidiano”) per farci diventare sempre più consapevoli di essa. Ma a B ci si arriva di sicuro. P e N sono i limiti del mondo materiale, in questo caso le due polarità “positivo” e “negativo”: avremo quindi percorsi più tendenti al negativo e altri più al positivo, ma TUTTI portano a B. (Tra l’altro, se tirate le rette orizzontale e verticale per collegare A con B e P con N, non si forma mica una croce?) Nel momento in cui da creatori decidiamo di entrare in un’esperienza individuale, allo stesso modo fissiamo un livello finale di consapevolezza da raggiungere (è il Creatore, diamine, mica il primo pirletta in strada); una volta dentro l’esperienza, in un certo senso “smettiamo” di essere il Creatore in sè e per sè, dimentichiamo tutto e ci crogioliamo di ciò che è stato creato. Diventiamo dei “mandanti con procura”, “in nome e per conto” del Creatore. Qualsiasi, e ripeto, QUALSIASI scelta che prendiamo, nonchè qualsiasi, e ripeto, QUALSIASI evento col quale entriamo in contatto porta alla fine a B. Non si scappa, è una dittatura della consapevolezza. E’ tutto meravigliosamente auto-referenziale: il Creatore “parla” con sè stesso sempre e ovunque. Vi ricordate quell’ometto là, come si chiama… quello con la barba e i capelli lunghi, lì… dai! coso… ah sì: Gesù, ecco. Vi ricordate quando dice “Io sono tutto: da me tutto proviene, e in me tutto si compie. Tagliate un ciocco di legno; io sono lì. Sollevate la pietra, e mi troverete”? Ecco, è quella roba qua: nulla può essere qualcosa di diverso dal Creatore. Non ve la ricordavate, la citazione? Ovvio, è nel vangelo apocrifo di Tommaso, sapientemente escluso dal lotto dei canonici.

Possiamo allargare il discorso alle diverse incarnazioni e, in generale, al grande ciclo dell’esistenza. A è il livello più basso possibile di consapevolezza, B il più alto. P e N rappresentano i limiti dell’esistenza tutta, che è quasi infinita, tendente all’infinito… ma non è infinita perchè comunque, per manifestarsi, l’infinito deve porre almeno un limite, in qualche modo. Dall’assoluto deve passare al relativo. Piano piano, da A si risale verso B, passando per un numero indefinito di esperienze o incarnazioni. Ma a B ci si arriva di sicuro.

Libero arbitrio e destino finalmente riuniti, uno in armonia con l’altro. E’ pura poesia. Ogni contrapposizione è una semplice apparenza. Il negativo non è “contro” il positivo, così come il destino non è contro il libero arbitrio e viceversa: uno completa l’altro e l’unione dei poli permette l’emersione dell’Unità. Ma di questo ne ho già parlato

Ecco, il realista amaro, altrimenti detto “disilluso”, e il realista “normale” difficilmente avranno il “coraggio” di staccare un attimo i piedi da terra per fare un piccolo salto nell’apparentemente impossibile o assurdo. A meno che non sia destino… L’illuso, invece, ce la può fare più tranquillamente. Prenderà delle tranvate clamorose, ma si divertirà nel farlo; si può dire che ci metterà “del suo”, tramite il libero arbitrio, per rendere più semplice la cosa e se la godrà maggiormente.

Capisc?

02 febbraio 2014

Hidden Hand aveva ragione… E smettiamola di chiamare “Illuminati” dei poveracci, per favore

Stavo riflettendo su una cosa. Alla luce delle conclusioni, provvisorie come sempre, a cui mi è capitato di arrivare nell’ultimo mese e che ho riportato negli ultimi due articoli su questo blog, un pensiero è sorto dal nulla e richiama un personaggio misterioso del quale vi parlai ormai quasi 3 anni fa: Hidden Hand. Ve lo ricordate? Era quel tizio che diceva di appartenere a una famiglia antichissima, da millenni sulla Terra, una di quelle più in alto nella piramide mondiale, praticamente al vertice della stessa, apparso su un forum americano di controinformazione definendo il suo exploit come “una finestra d’opportunità” per noi, per capire meglio come funzionano le cose su questo pianeta e per dare qualche suggerimento in termini spirituali.

Durante le sue sessioni di discussione, erano emerse delle rivelazioni allucinanti un po’ perchè provenienti da un anonimo che dichiara di appartenere a una famiglia animica superiore, in termini gerarchici, a qualsivoglia Rockfeller, Rothschild, famiglie reali eccetera esistenti sul pianeta, e un po’ perchè molti dei concetti espressi erano davvero estremamente fuori dal comune, al limite della pura fantasia. Infatti, intorno a questa enigmatica figura, si sono accesi pareri contrastanti tra chi sostiene la sua autenticità e chi invece lo reputa soltanto un mitomane burlone con un background di letture di testi sulla spiritualità.

Ora, non ho la minima intenzione di prendere posizione in uno dei due schieramenti. Non me ne frega un cazzo, detto proprio papale papale… Il richiamo a Hidden Hand mi è soggiunto nel momento in cui mi sono tornati alla mente alcuni dei concetti generali da lui trattati allora. Andando a rileggermi qualche suo pezzo, comunque, c’erano tante cose incredibili che non mi ricordavo proprio, ma fa niente: questo post non vuole essere un’analisi minuziosa della sua lunga esposizione. Semplicemente, mi sono ritornati in mente alcuni suoi punti straordinariamente in sintonia con quanto sono arrivato a comprendere io finora (o, meglio, quanto mi è capitato di comprendere… Non me la sento di prendere meriti che non mi competono…).

Faccio un breve riassunto, o una breve introduzione per chi se lo fosse perso. Se vi ricordate, lui diceva di appartenere al gruppo animico conosciuto col nome di “Lucifero” e il compito che questo tizio e la sua famiglia (più altre famiglie, credo) devono assolvere è quello di portare questo pianeta verso una sempre maggiore polarità negativa, in modo da generare un “raccolto” animico sufficiente a liberare il suo gruppo dalla prigionia di questo mondo di terza densità. Prigionia dovuta al fatto che Lucifero è un gruppo animico di sesta densità, il quale ha deciso di non ascendere alla settima densità per tornare “giù” (la famosa “caduta”) ad aiutare gli altri esseri viventi ad evolvere. Yahweh, il nostro gruppo animico del quale noi siamo una diretta manifestazione individualizzata, aveva creato il suo piccolo paradiso terrestre ma gli uomini e le donne che lo abitavano non mostravano segni soddisfacenti di evoluzione. Quindi, fu lo stesso Yahweh a chiamare Lucifero per creare un catalizzatore (il libero arbitrio) così da fornire un’alternativa all’incredibile, ma poco efficace, estrema positività esistente fino ad allora. Dopo un’accesa discussione, frizzi mazzi e lazzi, Yahweh, adirato e geloso, decise di imprigionare Lucifero qui e l’effetto karmico della negatività portata dall’”angelo caduto” ha avuto su esso stesso l’effetto di dover ottenere un “raccolto animico” negativo per poter essere rilasciato dalla “prigione”.

Questo proprio molto brevemente, ma il discorso è parecchio più ampio e articolato. Verità? Cagata epica? Non lo so. Comunque sia, andiamo al sodo. Ci sono delle affermazioni fatte da Hidden Hand che si sono rivelate clamorosamente false, tipo quando dice:

“San Francisco e Damasco saranno inabitabili entro il 2010, forse anche prima.” [La discussione originale è datata 18 ottobre 2008, ndM]

E’ anche vero che più di una volta si premura a ricordare di non essere “abbastanza in alto nella Gerarchia per conoscere i dettagli con largo anticipo”, oppure inserisce un alone di semplice ipotesi dipendente “da alcune 'forze' in gioco, e dalle tempistiche con cui si attiveranno”, per cui questi eventi potrebbero verificarsi. Ma anche no. E difatti non si sono verificati. Avremo pure un’informazione mainstream di merda, ma mi risulta che le tipiche strade in salita di San Francisco siano percorse ancora da persone e non da delfini e balene.

Basta ciò per etichettare il signor Mano Nascosta un vaccaro mitomane? Non credo, alla luce del resto della discussione. Ci sono dei punti, infatti, che all’epoca non capii minimamente ma che ora sono cristallini di fronte a me.

Prima, però, un paio di fatti che ho sempre ritenuto inspiegabili date le diverse versioni della storia e del mondo forniteci dal mainstream e, soprattutto, dalla controinformazione. Mi soffermo su quest’ultima. Ci sono dei tizi che da millenni controllano la baracca da dietro le quinte, giusto? E lo fanno cercando di opprimere sempre di più le persone, schiavizzandole, indirizzandole verso certi concetti e sopprimendone altri, giusto? Perfetto. Sono super-potenti, in totale controllo, fenomeni e tutto il cucuzzaro… e poi lasciano passare, tanto per fare un esempio, una roba rivoluzionaria come il messaggio cristico?! Idee e concetti messi nero su bianco, diffusi, copiati, stampati, ristampati, col potenziale di rompere qualsiasi catena di schiavitù a qualunque livello! Certo, mi direte: le parole sono lì alla portata di tutti, ma poi l’interpretazione è un’altra cosa. E l’interpretazione più diffusa (e quindi, implicitamente, voluta dall’èlite) è completamente sbagliata o quasi, molto fuorviante come minimo. Verissimo, ma ciò non toglie che le parole siano comunque lì. Dunque è lì anche la possibilità di comprenderle per davvero, liberandosi così da qualsivoglia forma di schiavitù (interiore in primis).

Secondo fatto. Quando sento parlare di “Illuminati” mi viene sempre da sorridere. Ne avevo accennato un attimo nello scorso articolo. Infatti, col termine “Illuminati” vengono sempre etichettati i signori appartenenti ai soliti Rockfeller&co., i quali sarebbero i veri padroni di questo pianeta, l’èlite dominante. Non solo: avrebbero, inoltre, una marea di conoscenze in più di noi in merito a noi stessi, al mondo, alla vita, a Dio eccetera eccetera. Sarebbero, appunto, illuminati. Ma non diciamo cazzate, per favore! Un vero illuminato capisce intimamente l’esistenza e sente perfettamente l’assoluta bellezza e l’amore incondizionato che la compongono. Di conseguenza, non potrebbe mai e poi mai fare del male col fine di fare del male (come, invece, risulta chiaramente dalle varie descrizioni sull’èlite che girano in ogni dove), semplicemente perchè saprebbe esattamente che il male assoluto non esiste, per cui ogni pensiero/azione/parola/evento/essere/particella/tempo/spazio/scoreggia ha un fine “benigno”, evolutivo e totalmente positivo, ovvero (in coro): LA CONSAPEVOLEZZA. I vari Rothschild and friends di cui si continua a parlare, ammettendo che siano davvero i capi, vi sembrano illuminati? Secondo voi questi capiscono davvero l’esistenza? No, questi sono solo dei sadici egoisti, inconsapevoli dell’intimità dell’essere, semplici attori inconsapevoli così come tutti gli altri. Ovviamente godono nella loro posizione, nella loro ricchezza, nel loro controllo: ma si sono lasciati “corrompere” da questi concetti e sono da essi controllati. Sono dei poveracci, anzi sono proprio i più poveracci dei poveracci: sono i più schiavi degli schiavi, illusi di essere i migliori del mondo, i più intelligenti, i più furbi, i più superiori. Sono più schiavi di me e di voi, non hanno il minimo “controllo” su loro stessi, sono alla mercè delle emozioni e dei pensieri, ne sono assuefatti e sottomessi e, infatti, l’idea di perdere tutto li manda ai pazzi: senza il loro bel controllo e la loro bella posizione nella gerarchia, chi sono? Cosa rimane loro per identificarsi?

Per questo ho proposto di sostituire “Illuminati” con “Opachi”. Tra l’altro, a loro fa comodo essere conosciuti col termine “Illuminati” perchè è un concetto che richiama un’idea di intrinseca superiorità… Anche perchè, scusate: a un illuminato vero, pienamente consapevole della sua essenza e dell’essenza dell’intera esistenza, che gliene frega del potere? Cosa può importargli di dominare una frazione di spazio (la Terra) per una frazione di tempo? “Ha ha ha! Sono il dominatore e controllore del mondo intero! Tutti voi prostratevi ai miei piedi! Ha ha ha!” Sì, ce l’hai più lungo. E allora? Tanto hai da morì e di te non si filerà più nessuno nel giro di 5 anni. Lo vedete come sono bambini? Non hanno la minima idea di chi siano veramente, per cui cercano all’esterno dei motivi di soddisfazione che possano colmare questo incommensurabile vuoto. Vogliono il riconoscimento altrui, tramite il dominio si sentono importanti, si sentono qualcuno. Sono dei poveracci, fanno tenerezza. Quindi, lancio ufficialmente un’etichetta che più si confà al loro stato attuale: Opachi, perchè, in loro, la luce non si esprime nella sua magnificenza ma viene offuscata, indebolita, filtrata e quello che ne esce è inconsapevolezza. D’ora in poi li chiamerò “Opachi”.

Sì ok, ma che c’entra tutto questo con Hidden Hand? C’entra perchè mi sono accorto sia di essere arrivato ad alcune “conclusioni” molto simili alle sue, e sia perchè lui rappresenta una forte spiegazione ai nonsense che ho appena elencato. Anche lui ha la concezione della realtà come assolutamente benigna e, quindi, ciò che noi identifichiamo come “male” è solo un mezzo (lui lo chiama “catalizzatore") e, in quanto tale, serve il solo scopo della consapevolezza (e qui rientra anche tutto il discorso su Satana et similia… Ne ho già parlato diffusamente). Questo suo punto è stato molto criticato e l’accusa rivoltagli è quella di fornire così una giustificazione bella e buona per le innumerevoli malefatte causate da lui o chi per esso nel mondo, un modo per lavarsi la coscienza, sostanzialmente. Sarà, ma la realtà è proprio questa: tutto proviene dalla consapevolezza, compie la sua parabola per portare consapevolezza e torna alla consapevolezza. La differenza sta nel capirlo o no. Riconosce, inoltre, la presenza di un’intelligenza dietro tutte le cose e il fatto che, se una cosa accade, significa che è assolutamente giusta così: altrimenti non accadrebbe. Tutto accade “in Dio”, in pratica, o come lo chiama lui, “l’Infinito Creatore”. Più tutto il discorso sull’unità dell’esistenza, ovviamente, fino ai cicli karmici.

Ma oltre a questi punti in comune, Hidden Hand è la più plausibile spiegazione alle contraddizioni che ho evidenziato poco più su. Vediamo di capire il perchè. Per farlo, devo prenderla un po’ alla larga, scusate. La realtà parte da un frequenza altissima, chiamiamola “primaria”, la più diretta emanazione dell’Ineffabile, dell’infinito, di ciò che sta oltre tutto. Quest’unica onda assume quasi infinite lunghezze: dalla vibrazione più alta, più veloce, più “eterea” a quella più bassa, più lenta, più “fisica” (che non è necessariamente la nostra). L’onda viene poi “suddivisa” in “blocchi”, quelli che Hidden chiama “densità”. Come facciamo a saperlo? Beh, è piuttosto ovvio: noi stiamo facendo esperienza dell’intero spettro di frequenza o solo di una sua piccola parte? Direi la seconda, per cui come minimo esistono due “blocchi”: quello piccolino di cui abbiamo consapevolezza, e quello enorme composto dal resto dello spettro. Nulla impedisce di ipotizzare che quest’ultimo sia a sua volta suddiviso in “blocchi” più piccoli. Vedetela come una matrioska: c’è un primo gigantesco “blocco”, generato dalla separazione primaria (l’uno che diventa due, l’assoluto che diventa relativo), nel quale la vibrazione (o consapevolezza) è altissima, la più alta possibile; dentro, o sotto, questo “blocco primario” ve ne è un altro un po’ più “piccolo”, meno consapevole, più denso, con una vibrazione un po’ più lenta, con qualche “limite” o “regola” in più; a sua volta, dentro (o sotto) quest’altro “blocco” ce n’è un altro un pelo più “piccolo” e via discorrendo. Una delle conseguenze di ciò è che i livelli inferiori riflettono le caratteristiche dei livelli superiori. Ovvero: tutto ciò che noi troviamo qui, in questo livello di percezione, e con tutto intendo dai semplici pensieri, ai modi di fare, ai concetti, fino ad oggetti materiali e fisici, sono rappresentazioni a questo livello di “princìpi” provenienti “dall’alto”. Vi ricordate quando vi parlavo dell’uomo e della donna, del mascolino e femminino, del sesso, delle polarità? Ecco, quello. “Come sopra, così sotto e come sotto, così sopra”, in sostanza. “Frattale”, “a Sua immagine e somiglianza” vi dicono qualcosa?

Ciò porta a una considerazione fondamentale: essendo tutto il creato un’emanazione diretta, a diversi “livelli”, dell’infinito, significa che l’infinito stesso è rappresentato in ogni singolo “livello” o “blocco”. L’infinito ha degli “emissari” per suo conto in ogni blocco. Non immaginate questi “emissari” come persone o esseri viventi antropomorfizzati: è solo un concetto per provare a rendervi l’idea. L’infinito genera la separazione primaria, i limiti primari: ciò porta alla prima, e più grande o più “veritiera”, sua rappresentazione nel campo del finito. L’infinito, in pratica, diventa per la prima volta “visibile”, esperibile. A sua volta, questa rappresentazione primaria dell’infinito pone nuovi limiti e genera un nuovo “blocco”, “comandato” da una nuova, e in un certo senso più “piccola” o meno consapevole, rappresentazione dell’infinito. E così via. Al nostro livello, l’infinito si manifesta dentro di noi sottoforma di amore incondizionato verso la qualunque e la chiunque, a partire da noi stessi. E’ la massima consapevolezza possibile in questo “blocco” di esperienza: il riconoscimento dell’assoluta perfezione dell’esistenza. Come si manifesta nel “mondo esterno”, specchio del “mondo interno”, non lo so. In passato si venerava il Sole e anche Hidden parla del “Grande Sole Centrale” come espressione massima dell’infinito in questo “blocco”: il Grande Sole Centrale, a sua volta, avrebbe generato gli altri Soli più “piccoli” fino ad arrivare anche al nostro. Non lo so, non ne ho idea. Tornando più sul metafisico, tutta ‘sta pappardella ha come conclusione che anche il nostro livello è “comandato” dall’infinito tramite una sua rappresentazione. Quindi, oltre a tutto il resto, anche il nostro pianeta “sottostà” direttamente all’intelligenza dell’infinito. Ergo, anche a livello fisico, i “capi” della baracca non possono essere che esseri consapevoli del quadro generale, i quali non stanno a capo per dimostrare di essere dei bambinoni fighi della madonna, ma per portare servizio alla consapevolezza.

Non posso verificare definitivamente che Hidden Hand sia un effettivo membro del gruppo a capo del mondo. Di certo è la spiegazione migliore che ho trovato finora alle incongruenze evidenziate prima. Ed è curioso come molti concetti da lui espressi siano praticamente identici a quelli esposti da me. E preciso un paio di cose: da quando ebbi la prima esperienza di apertura delle “porte del Paradiso”, come la chiamo io, ormai quasi 2 anni fa (tra l’altro molto simile a quella che Hidden chiama “esperienza di tempo punto zero”), e ancora di più dalla seconda esperienza dell’anno scorso, di materiale religioso-spirituale ne ho letto e guardato molto ma molto poco perchè, come avevo già scritto, mi sono reso conto (ah, la consapevolezza!) di quanto mi riempissi la bocca di tanti bei concetti senza però averli capiti per davvero, senza averne una intima comprensione. Quindi mi sono messo di più “in proprio”, in questo senso, e di intuizioni straordinarie ne sono arrivate parecchie. E aggiungo anche che è estremamente più bello arrivare alla comprensione di certi concetti per conto proprio piuttosto che farseli dire dagli altri. Intanto perchè è un allenamento potentissimo per distinguere la vera verità dall’”illusione”; e anche perchè ci sarebbe tutto il discorso sull’impossibilità di esprimere l’infinito tramite le parole, con tutte le distorsioni del caso e blablabla… Non mi ripeto, ne ho già parlato abbastanza in passato. E questo è uno.

In secondo luogo, giuro su qualsiasi cosa ed essere vivente che Hidden Hand era finito negli angoli remoti della mia mente e non ci pensavo neanche più. Il mio viaggio, nel corso di 3 anni, è andato ovviamente avanti e di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Non chiedetemi come, ma il giorno dopo aver pubblicato l’ultimo post (quindi martedì) mi è arrivato un flash, una breaking news mentale avente come oggetto il signor Mano Nascosta e l’incredibile somiglianza tra un po’ di punti della sua esposizione e i miei. Allora sono andato a rileggermi un po’ della trascrizione della discussione tra lui e gli utenti di Above Top Secret. Cioè, è abbastanza curioso l’essere arrivato per li cazzi miei alla comprensione di concetti riguardanti la nostra essenza, piuttosto “fuori dal comune”, praticamente allo stesso modo suo. Che ci sia qualcosa di vero vero più vero del vero? E notare anche l’incredibile tempismo: i punti “di contatto” più importanti con Hidden sono sostanzialmente quelli che ho scritto negli ultimi due post, dunque le conclusioni, come sempre provvisorie, a cui sono pervenuto nelle ultime 2-3 settimane. Per quasi 3 anni, di Hidden Hand, non me n’è potuto interessare di meno, manco mi passava per l’anticamera del cervello. L’esperienza, evidentemente, non ne richiedeva il (ri)contatto. Poi improvvisamente sorge la comprensione di determinati aspetti della realtà e, pochi giorni dopo, letteralmente dal nulla bum! atterra un pensiero del tipo “Oh cazzo! Ma sono idee molto simili a quelle di quel tizio là, Hidden Hand! Strano…”. Nonostante tutto, vale sempre il consiglio principe che chiunque dovrebbe avere stampato a caratteri cubitali sulla parete di casa propria: non prendete nulla come verità assoluta o come vangelo. Primo, perchè queste cose le leggete e basta, non vengono da dentro voi. Secondo, perchè io, Hidden e voi siamo ognuno diversi dall’altro, con tutto ciò che ne consegue a livello di consapevolezza. Quindi, io qui vi parlo con tutta la sincerità possibile di quello che io sento come verità più vera del vero: voi non dovreste credermi a prescindere. A me, che mi crediate o no, cambia poco o nulla: più che altro la differenza è importante per voi, così evitate di commettere l’errore che ho fatto io di credere di sapere una marea di cose, per poi accorgermi di non sapere effettivamente (comprendere) quasi nulla (su alcuni concetti ero sulla buona strada, ma su altri… Lasciamo perdere…). Così evitate di ingannarvi da soli, in pratica.

Comunque sia, un fatto rimane meravigliosamente incontrovertibile: non è proprio possibile che l’inconsapevolezza possa regnare. L’infinito, nelle sue diverse manifestazioni, si pone sempre a capo dell’esistenza e delle diverse parti di essa e la guida attraverso la sua evoluzione. Non può essere altrimenti. E’ un altro modo per dire che tutto accade col solo fine della consapevolezza. Mettetela come volete, ma siamo sempre qui. Che Hidden Hand sia o no membro degli esseri fisici “scelti” dalla consapevolezza per aiutarla a farci evolvere verso di essa, poco importa: ciò che conta è che siamo stati, siamo tuttora, e saremo sempre in “buone mani” sia a livello interiore che esteriore (uno è il riflesso dell’altro. Frattale…). Cercate di capire cosa intendo…

Quindi, per l’amor diddio: vogliamo smetterla di usare il termine “Illuminati” per rivolgerci a un branco di cretini messi peggio di noi? I vari tizi verso cui si punta sempre il dito a livello mondiale sono gli? Opachi, bravi. E loro non se ne rendono conto, impegnati come sono ad ingigantire il loro ego e a rivolgersi alle loro credenze sataniste, ma stanno svolgendo esattamente il “compito di Dio” (ammicco ammicco). Ma non diteglielo, eh…

27 gennaio 2014

Quando il controinformatore casca nella rete del nemico

Ho letto un articolo sul sito Anticorpi.info nel quale si parla ironicamente dei mass media e delle persone che ne fruiscono. Vengono elencati 11 punti da seguire per fare felici chi i mass media li controlla, perchè anche loro hanno “un cuore ed una sensibilità che bisogna rispettare” ed è quindi il momento di dire “basta coi discorsi complottardi e cerchiamo di amarli e rispettarli per ciò che sono, cioè degli onesti professionisti della comunicazione”. E’ un bell’articolo, divertente e amaro allo stesso tempo, un piccolo momento di sdrammatizzazione della situazione generale, in grado di strapparvi qualche sorriso.

Ma perchè ve ne parlo? Perchè c’è un punto, più precisamente il settimo, che evidenzia un grande, enorme limite/ostacolo/trappola nella quale tantissimi controinformatori cascano come pere cotte. Mi ci inserisco anch’io: sono consapevole di esserci finito dritto dritto dentro e di esserci rimasto per almeno un paio d’anni. Notare che il fatto di essere consapevole di questa cosa mi ha “allontanato” da essa, me ne ha “liberato”… Ah, la consapevolezza!

Comunque, ecco il punto incriminato:

7 - Tutte le volte che mandano un film, qualsiasi tipo di film, accoglierlo come un fatto artistico e culturale, da recensire e criticare come dei veri intellettuali post-moderni, e reprimere il pensiero ribelle secondo cui qualsiasi film non è che una favoletta di merda per adulti, praticamente uguale alle favolette per bambini; roba con cui si viene sedati con l'illusione di vivere le forti emozioni che ormai in prima persona non si vedono più manco col cannocchiale.

Si parla dei film, in questo caso, ma il discorso è ampliabile praticamente a qualsiasi forma d’arte, tipo la musica per esempio. E il nodo centrale è proprio l’arte. Orsù dunque, dove si cela il baco? Nella negazione dell’arte stessa. Il ragionamento è questo: stiamo parlando di mass media, quindi di mezzi controllati dalla solita èlite impropriamente chiamata “Illuminati” e dunque tutto quello che in questi mezzi passa è pura merda, funzionale solo ed esclusivamente agli scopi degli Opachi. (Vogliamo cambiargli il nome, per favore? “Illuminati” non è proprio giusto, per niente. Un vero “illuminato” non può essere cattivo perchè sente intimamente l’assoluta perfezione dell’armonia universale. Poi di questo ne parlerò magari nel prossimo post più approfonditamente… Intanto cambiamogli il nome, che dite? Da “Illuminati” a “Opachi”, perchè proprio “Illuminati” è ampiamente fuori luogo)

E’ vero che, in tv, di merda clamorosa ce n’è a bizzeffe. Eppure anche quella merda porta con sè la possibilità potenziale della consapevolezza. Ne ho parlato bene bene nell’ultimo articolo: tutto ciò che entra in relazione con noi, e con “tutto” intendo letteralmente TUTTO, genera una tensione, un’interazione, un conflitto, un attrito e da questo “sfregamento” c’è sempre la possibilità che emerga una nostra presa di consapevolezza di qualcosa. Tutto l’esistente è a servizio di quella roba qua: CONSAPEVOLEZZA. Quello che accade e che in qualche modo ci coinvolge ha uno e un solo scopo: renderci più consapevoli. Noi, a nostra volta, entriamo in contatto con gli altri in millemila modi diversi e lo facciamo con uno e un solo scopo: portare loro consapevolezza.

Quindi? Quindi anche tutto ciò che facciamo, anche giustamente, rientrare nella categoria mentale “merda fantasmagorica”, entrando in relazione con noi, ci rende più consapevoli. Di cosa? Non lo so, è diverso per ogni individuo. Questa relazione tra l’oggetto e noi, tra l’oggetto e il soggetto, è potenzialmente arte. L’arte non è nell’oggetto, ma nella sua relazione con l’osservatore. L’arte è la relazione, il contrasto, l’attrito nel momento in cui ci “tira fuori” dal mondo. Un qualcosa di simile a quello che capita quando vedete una cosa meravigliosa: ne rimanete incantati, non sapete perchè ma è straordinariamente stupenda. Può essere una frazione di secondo o di più, molto di più, poco importa. Ad esempio, mi rivolgo ai maschietti: vi è mai capitato di incrociare il volto di una ragazza ed esserne rimasti incantati in contemplazione? Manco vi viene da pensare al sesso o altre robe così: siete letteralmente rapiti da quel momento, il mondo sparisce e rimane solo l’attimo di incontenibile stupore. Altro che il sesso… Ecco, tendenzialmente un evento del genere dura come minimo un po’ di secondi, se non minuti o anche di più, per cui è più semplice accorgersene. Ma l’attimo di “fuga dal mondo” può durare davvero anche solo una frazioncina di secondo e potreste anche non accorgervene lì per lì. Quell’attimo qui è arte.

Vi avevo già detto del servizio di Superquark, no? Era palesemente una puttanata eclatante. Eppure, entrando in relazione con me, mi ha stimolato e mi ha reso consapevole di qualcosa che prima era per me invisibile.

Quindi, in definitiva, il ciclopico “errore” che commettiamo molto spesso è di precluderci la possibilità di divenire più consapevoli, dicendo a prescindere che un qualcosa è una merda inutile. Chiariamo subito la terminologia: quando dico “precluderci” non lo intendo in senso duro, ovvero: il fatto che noi vediamo/ascoltiamo qualcosa e la etichettiamo come “merda” a prescindere (nel nostro caso perchè viene da un mezzo di informazione controllato dai cattivoni) non mette un muro invalicabile tra noi e la consapevolezza. Il motivo è semplice: TUTTO è consapevolezza, anche l’ipotetico muro. Mettiamo comunque caso che il muro non sia consapevolezza, ok? Dio, e cercate di capirmi quando scrivo “Dio”, è troppo… troppo, infinito, illimitato e chi più ne ha più ne metta. Detto in termini papali papali: fa quel cazzo che gli pare. Per cui noi possiamo mettere muri su muri, fortezze e fortini, ridurre teoricamente al minimo la possibilità di diventare consapevoli, di “vedere” l’arte, eppure BAM! arriverà sempre la folgorazione dell’attimo inspiegabile, se così deve essere.

L’etichettare tutto negativamente come “proveniente dai soliti noti e dunque dannoso e dunque da rifiutare e denigrare a prescindere perchè non degno” eeh… Non so… L’ho fatto anch’io pesantemente, in passato, soprattutto in ambito musicale e non mi ha portato chissà quali benefici, se non appunto rendermi consapevole della questione (ed è proprio per questo motivo che si è verificato). Smettere di “vedere il sogno”, ovvero di concedersi la possibilità di non dare tutto per scontato, spiegato, appurato ed assodato (per di più connotandolo negativamente), è proprio ciò per cui gli Opachi si battono, il che significa che il controinformatore, paladino della Resistenza, casca come un pollo proprio nelle grinfie del suo grande nemico senza nemmeno rendersene conto.

Spero di avermi stato spiegato bbene. Non sto parlando di credere a quello che la tivù dice. Crederci o no non mi interessa, non c’entra una mazza col discorso. Intendo solo dire: occhio, perchè la meraviglia (leggi “consapevolezza”) si nasconde ovunque. State pronti…

10 gennaio 2014

Il titolo è semplice: “consapevolezza”. Le implicazioni sono milioni…

L’articolo di oggi è lunghetto ma non ho dubbi nel definirlo come il più importante tra tutti quelli che ho scritto fino ad ora. Esticazzi, direi…

Partiamo parlando di un aspetto sul quale ho insistito parecchio tra le righe di diversi post, ovvero quello della differenza tra la realtà e la sua rappresentazione. Ad esempio, prendiamo Dio: è un concetto, un modo di rappresentazione della realtà, ma non è propriamente LA realtà. E’ un modo per raffigurare un qualcosa di infinito attraverso un mezzo finito, cioè la mente. Nel momento stesso in cui pensiamo una parola, stiamo automaticamente escludendo le alternative, tra le quali il suo opposto (siamo sempre in un mondo duale), per cui risulta evidente l’impossibilità di definire in maniera perfetta qualcosa che definibile non è. Si può definire ciò che non è finito? No, assolutamente no. Il massimo che possiamo fare è un’approssimazione: possiamo provare a descriverlo in una qualche maniera, a raffigurarlo sotto diverse spoglie per tentare di veicolare un messaggio oltre le semplici parole e figure. L’interazione tra il messaggio veicolato tramite parole/suoni/immagini eccetera e noi genera una tensione, un contrasto, un attrito che ha l’intrinseca potenzialità di scatenare una reazione straordinaria che ci porti fuori dal dualismo. Questa interazione si chiama “arte”. E’ quel momento in cui si viene sopraffatti da un’impensabile bellezza; l’attimo in cui la mente non trova più parole e ciò che rimane è il tutto incondizionato.

L’intera esperienza qui, in questo piano esistenziale, è composta di singoli istanti potenzialmente artistici. Ogni momento è la composizione di due poli opposti: positivo-negativo, interno-esterno, io-altri, io-pensieri eccetera. L’interazione tra soggetto e oggetto porta con sè la possibilità di generare un salto di consapevolezza in noi. Può essere un semplice pensiero, un quadro, una canzone, un volto, o un fatto a cui stiamo assistendo: letteralmente ogni singolo avvenimento col quale entriamo in relazione può, potenzialmente, provocare una presa di consapevolezza più o meno grande in merito a qualche aspetto della realtà (o della realtà tutta). Ogni relazione “nasce” dalla consapevolezza, compie la sua parabola (lungo o breve a seconda dei casi) esistenziale portando con sè intrinsecamente consapevolezza, e “muore” nella consapevolezza. Ognuno di noi genera una relazione, sempre, continuamente. Questo livello di esperienza è dualistico, per cui tutto esiste in relazione con tutto il resto in qualche modo. E tutto ha un’origine che è perfettamente identica alla fine: consapevolezza. Tutto esiste per generare una tensione, un contatto, col solo ed unico fine di portare consapevolezza.

Il rischio che si corre (e del quale si può, e in un certo senso si deve, diventare consapevoli) è quello di attaccarsi alla manifestazione materiale (il mezzo) e sminuire il fine. La meditazione, ad esempio, non è il fine: non si dovrebbe dire “cià, faccio meditazione per il gusto di fare meditazione e non avere rompimenti di cazzo in giro per un po’”. La meditazione è un mezzo, uno strumento attraverso il quale (ed ecco il fine) si può giungere ad un aumento di consapevolezza. Questo è il solo scopo per il quale esiste la meditazione. Ma molto più banalmente: un pensiero. Perchè sorge un pensiero? A cosa serve? A generare un’interazione con te in modo tale da creare un piccolo big bang di consapevolezza. Consapevolezza di cosa? Boh! Di qualunque cosa. Ma chi se ne importa, tra l’altro: lo si scopre solo in quel preciso momento, quando di colpo, non sai come e non sai da dove, senti intimamente di aver capito qualcosa senza nessuna ombra di dubbio. Allora, e solo allora, riesci a “vedere oltre” il singolo pensiero, il suo contenuto, e capisci il messaggio “nascosto”. E’ solo in quel momento che ti stacchi dal materiale, lo trascendi, voli fuori dal dualismo, anche solo per una frazione di secondo.

Peccato che, il più delle volte, rimaniamo attaccati al contenuto materiale della cosa e non vediamo il significato più profondo. L’esempio di Gesù è clamoroso: l’interpretazione classica è incollata col super attak al corpo di Gesù, alla materia, ossessionata se sia esistito davvero o no, dove abbia predicato e altre menate inutili. Nel frattempo il messaggio viene o ignorato bellamente o distorto all’inverosimile, sempre perchè gli interpreti sono guidati dal lato materiale della realtà. Tra l’altro, piccola parentesi: questo è il motivo per cui nell’Islam non si raffigura mai Maometto: proprio per evitare, o comunque ridurre, il rischio di attaccarsi all’immagine materiale, alla rappresentazione fisica di princìpi troppo “alti” per essere spiegati in maniera esaustiva con le parole, e finire col dimenticarsi il significato vero, profondo. Poi lasciamo perdere come è andata a finire, che è un’altra faccenda, ma il motivo primario era questo.

Comunque sia, la realtà è una cosa; la sua rappresentazione un’altra. Per questo tante volte nei miei post ho scritto robe tipo “non attaccatevi alle parole e alle immagini”: così facendo perdereste di vista la relazione tra quelle parole e voi, per cui ignorereste l’esplosiva potenzialità inscritta nella relazione stessa. Quello che scrivo sul blog non è la realtà vera e propria: quella ve la dovete provare voi intimamente, non c’è niente da fare. I miei sono tentativi di rappresentare al meglio ciò che a me appare, ed è apparso come reale, ciò che sento e che ho sentito come reale. Ma sono solo immagini, raffigurazioni, parole, non sono LA realtà vera e propria. La speranza è che, leggendole, queste parole, entrando in contatto con voi, vi smuovano dentro qualcosa e che diventiate più consapevoli, anche solo di un minuscolo aspetto di voi e della realtà. L’arte è nella relazione, non nell’oggetto. “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, in sostanza.

Vi faccio 3 esempi di figure molto famose, rappresentazioni materiali di parti immateriali di realtà, così magari la differenza tra “realtà” e “rappresentazione della realtà” risulta più chiara.

1) i vampiri. Chi sono lo sappiamo tutti, ma analizziamo un attimino meglio i vari aspetti caratterizzanti. I vampiri hanno una forte repellenza alla luce del Sole, per cui vivono solo di notte (almeno, per i vecchi vampiri “originali” era così); sono non-morti; succhiano il sangue delle loro vittime; la loro immagine non viene riflessa negli specchi. Perchè? Vedete quanto siamo stati rincoglioniti? Non ci chiediamo più i perchè delle cose, siamo dei disillusi del cazzo che prendono le spiegazioni degli altri come oro colato. Cosa mi stanno a simboleggiare il Sole, la notte, il succhiare il sangue, il non-morto, l’immagine negli specchi? Il Sole è la consapevolezza, e quindi la notte è la mancanza di consapevolezza; il vampiro vive solo quando manca consapevolezza, mentre brucia quando questa emerge, o sorge; il vampiro si nutre della vita altrui e trasforma le sue vittime in vampiri a loro volta; non si riflette negli specchi perchè non ha consapevolezza di sè, non riesce a vedere sè stesso, non può farlo. E non è nè vivo (leggi “pienamente consapevole”), nè morto: è un non-morto, una via di mezzo, condannato a vagare guidato solo dall’istinto di sopravvivenza. Il vampiro siamo noi: siamo noi quando viviamo senza consapevolezza della vita e di noi, ci attacchiamo agli altri come sanguisughe e trasformiamo in vampiri pure loro. E’ una rappresentazione materiale di un aspetto “etereo” della condizione umana, di una possibilità di esistenza fornita dalla realtà. Siamo noi effettivamente, fisicamente, dei vampiri? Chiaramente no. Simbolicamente, invece? Già di più. Ecco la differenza tra un certo aspetto effettivo della realtà e la sua rappresentazione.

2) i licantropi. Anche qui abbiamo l’elemento della notte come simbolo della mancanza di consapevolezza, ma in più c’è la luna piena. Una persona diventa un mezzo lupo feroce e incazzoso solo nelle notti di luna piena. Perchè? Per quale assurdo motivo?! La luna, come ben sappiamo, influenza pesantemente la Terra per diverse ragioni, delle quali la più evidente e conosciuta è quella delle maree. Luna e acqua sono molto collegate. Man mano che la luna passa da nuova a piena, aumenta la sua influenza sulle nostre “acque”, sulla nostra energia (e non dimentichiamoci che anche a un livello più fisico siamo comunque composti per il 70 e rotti percento di acqua, se non di più). Smuove sempre più energia nel corpo, e dove va questa energia impazzita? Trovandoci in mancanza del Sole, lo sfogo è il canale animale, quello più “basso”, il percorso di minore resistenza e si manifesta in una più facile tendenza ad arrabbiarsi, a scaldarsi per cose che normalmente ci lascerebbero più quieti. Quando ho sentito questa cosa per la prima volta, non so… era strana, non l’avevo mai notato, ma aveva un senso logico e poi col tempo ho imparato a farci caso. Effettivamente nei giorni della luna piena e dintorni ho notato una maggiore propensione alle incazzature, al nervosismo, allo sfogo irruento, anche delle persone che ho attorno e che ignorano completamente questa faccenda. Provate a farci caso anche voi. Il lupo mannaro è una raffigurazione di questo aspetto reale “etereo”: è l’estremizzazione, ovviamente, di una persona incazzata per niente, non consapevole (manca il Sole) e dunque non in grado di gestire sapientemente un flusso più potente di energia in movimento. La persona che diventa un animale feroce per via della mancanza di consapevolezza.

3) per finire, gli zombie. Dopo quello che ho appena scritto direi che c’è poco da aggiungere. Siamo in una situazione simile a quella dei vampiri: una persona viva si ritrova infettata in qualche modo e diventa non-morta, costretta a vagare completamente rincoglionita senza una meta, guidata nemmeno da istinti di sopravvivenza quanto dall’insana tendenza di diffondere l’epidemia, ubbidendo in un certo senso alla “volontà” di un altro “essere”, del virus o quel che è. Di nuovo: siamo noi fisicamente degli zombie emaciati, sporchi e puzzolenti? No, ma lo zombie è un modo per rappresentare visivamente un possibile stato della condizione di esistenza di ognuno di noi.

Ecco la differenza tra un aspetto effettivo della realtà e una sua rappresentazione. Per cui quando leggete su questo blog, ad esempio, i vari post nei quali parlo di Dio, Satana, l’infinito, noi, il Paradiso eccetera, quelle parole, quelle immagini, quei concetti sono semplici rappresentazioni mentali di cose per la mente incomprensibili. Sono approssimazioni derivate dal mio sentire, filtrate dalle immagini mentali a me più consone e per questo motivo, se voi vi attaccate alle parole, inevitabilmente 1) le capirete in modo diverso perchè voi avete un “vocabolario” mentale diverso dal mio e 2) crederete di avere capito il significato di quei concetti, quando in realtà avrete solo assimilato immagini sulle quali poi lavorerete di semplice immaginazione mentale.

Vale per tutto, questo: cambiare un po’ lo sguardo e rendersi finalmente conto che nella realtà ci siamo anche noi, qualsiasi cosa siamo (e non lo sappiamo cosa siamo: crediamo di saperlo). Quindi ogni evento, dal più semplice pensiero in su, in ogni singolo istante, è un qualcosa che entra in relazione con noi: lo scontro, la tensione generata dalle due polarità genera la possibilità di espandere la consapevolezza e l’espansione di consapevolezza è il solo ed unico motivo per cui esiste l’intero creato. L’intero universo è esso stesso un mezzo, un qualcosa “nato” dalla consapevolezza, che sta vivendo la sua parabola esistenziale al servizio della causa di generare consapevolezza tramite l’attrito generato dal dualismo, e che “morirà” una volta esaurito il suo scopo. Vediamo un po’ come rappresentarlo. Prendete due cavi elettrici collegati uno al polo positivo di una batteria e l’altro a quello negativo. Scoprite le due estremità dei cavi e portatele a contatto una con l’altra. Cosa si genera? Una scintilla. Ecco, una cosa simile accade ogni singolo istante: le due polarità (soggetto o “osservatore” e oggetto o “osservato”) entrano in contatto in modo da generare una scintilla di consapevolezza. Quando la circostanza (immagini, suoni, percezioni fisiche, mentali, emotive, spaziali eccetera) è quella giusta, i vari componenti situazionali si compongono perfettamente e il risultato è che la scintilla accende un fuoco, oppure, tramite un’altra rappresentazione, il sistema va in corto e le due polarità collassano. Quello che rimane è l’effettiva consapevolezza della realtà, quella roba lì che cerco di raffigurare in modi diversi.

Rendersi conto (leggi “diventare consapevoli”) che non c’è solo il mondo esterno e non ci siamo solo noi, ma che tra i due c’è un contatto, una relazione, è il primo passo per comprendere (ovvero “capire intimamente) di più i vari aspetti della realtà. E’ l’unione degli opposti, in pratica, oppure il “trascendere il dualismo”. La manifestazione fisica di questi princìpi più “sottili” è sotto i nostri occhi tutti i giorni, porcaccia di quella miseria. Prendete il sesso. Come si fa a concepire una nuova vita? I due opposti maschile e femminile, raffigurati fisicamente dall’uomo e dalla donna, si uniscono, generano una relazione, un contatto, e bam! I poli si fondono e nasce un qualcosa di nuovo. Ed è davvero nuovo, nel senso: non si tratta di una semplice somma degli attributi di papà e mamma, ma è questa con l’aggiunta di una nuova unicità specifica. Non è la semplice somma delle parti e questa è una “lezione” di un’importanza mostruosa, perchè significa che l’intero, il Totale, è dato dalla somma delle singole parti più un qualcosa di nuovo, di precedentemente inesistente. Che significa? Che le eccezioni, ovvero le singolarità, ovvero i miracoli, esistono e quindi le cosiddette “leggi” o “regole” sono completamente relative e può capitare che vengano infrante.

Le leggi fisiche eccetera (e facciamo finta di conoscere tutte quelle esistenti in questo universo, ok?) sono dei limiti necessari per poter generare l’esperienza. Vediamo di rappresentare ‘sta cosa. Prendiamo il nocciolo più assoluto dell’esistenza, il punto zero, quello più intrinseco della realtà, il più interiore degli interiori, da cui tutto origina; quello fuori qualsiasi tipo di limite temporale, spaziale eccetera; un po’ come fu il Big Bang (un’es-plosione, ovvero dall’interno all’esterno). Chiamiamolo “Dio”, per comodità. Da questo punto esce una vibrazione, inizialmente altissima o velocissima: qui si crea il primo grande limite, ovvero la divisione primaria dell’unità in due “entità separate”. L’Uno diventa Due. Mano a mano la vibrazione diventa sempre più bassa, o lenta, e i limiti aumentano, diventano più tangibili. Sempre di più siamo “lontani da Dio” e la realtà diventa densa, materiale, fisica. Il mondo del quale facciamo esperienza è un semplice range di frequenze, minuscolo se paragonato allo spettro totale dell’esistenza (e questo è scientifico, non lo dico io). Questo range ha dei suoi specifici limiti, o leggi, in aggiunta a quelli ereditati dai vari range di frequenza superiori, o più “vicini” a “Dio”. Potremmo dire che queste leggi servano il proposito di fornire una struttura minima “automatica” per far vivere l’universo in un dato range di frequenza. Dato, però, che le frequenze hanno tutte una sola ed unica origine, la quale le rende possibili (le crea), significa che questa origine “Dio” può fare in sostanza quel cazzo che gli pare. Tanto è “lui” a creare tutto, quindi le conosce come le sue tasche e, se “Dio vuole/decide” di generare un evento che anche solo per un istante rompa le regole, le regole verranno infrante e l’evento si verificherà. L’impulso generato dal punto zero viene giù dritto per dritto nel nostro mondo, in barba a qualsiasi tipo di legge fisica/chimica/biologica/matematica eccetera qui presente. E’ la scintilla di cui parlavo prima con l’esempio della batteria. E’ quella cosa che permette al motore di partire. Ecco l’eccezione che conferma la regola. Ma se una regola non vale sempre, per tutti i casi, allora non è proprio una regola/legge ferrea, deterministica, inviolabile: diciamo che, tendenzialmente, è solo più probabile che le cose vadano in un certo modo piuttosto che in un altro, ecco.

Cioè, ragazzi, le diverse manifestazioni fisiche attorno a noi non sono lì per caso: sono rappresentazioni, idonee con questo mondo, dei princìpi più “alti” e insondabili. Il dualismo come lo viviamo qui è il modo col quale la “separazione” primaria si manifesta a questo livello vibratorio. Ma è una manifestazione della realtà, non è la realtà vera e propria: se potessimo per un attimo abbandonare il nostro corpo e la nostra mente, ovvero gli strumenti necessari per fare esperienza di questo livello di realtà, ed entrassimo in un altro corpo e un’altra mente, ovvero in un altro range di frequenza, troveremmo una manifestazione effettiva della separazione primaria diversa da quella presente qui da noi. Quello che cambia è la manifestazione, non il principio.

Ma, cazzo, il dualismo perchè c’è? Nel corso degli ultimi anni ho letto di tutto. Poi piano piano la frequenza delle letture chiamiamole “spirituali” è diminuita, è arrivata la prima delle due “aperture delle porte del Paradiso”, della quale ho più e più volte parlato, e ora gli articoli o video interessanti, quelli che generano una relazione/tensione maggiore, sono abbastanza pochi. Per dire, un video “stimolante” è stato il servizio di Superquark di cui ho scritto nell’ultimo post… Ma riguardando indietro ho veramente dato corda alla qualunque. Ad esempio, c’era un tizio su un blog, CosmicYoga, ora chiuso fermamente convinto che la mente è il nostro peggior nemico! Ma stiamo scherzando?! Mi piaceva, quel blog: anche se molte delle cose scritte erano piuttosto fantasiose e altre, per me, erano vere e proprie vaccate, forniva comunque qualche spunto interessante e soprattutto apprezzavo la grande spontaneità e sincerità del gestore. Erano qualità percepibili tra le righe. Proprio perchè mi piaceva, gli avevo anche scritto un commento a uno dei post sulla mente-nemica-mortale, provando a spiegargli che non è proprio così, che la mente è solo uno strumento, un mezzo, e non è lì per farti un dispetto a te: mi aveva risposto cortesemente, sostenendo sempre la sua linea e chiosando con una frase del tipo “te ne accorgerai anche tu con il tempo”. E’ passato un anno abbondante e, sulla base della mia esperienza personale, tutto l’enorme filone del discorso relativo alla mente come nostra nemica da abbattere è una cagata allucinante. O meglio: è vero che la mente non vede la realtà effettiva delle cose perchè uno strumento finito non può capire l’infinito blablabla, ma non ce la fa perchè non è quello il suo scopo, non è stata disegnata per quel motivo. Come è anche vero che si corre il rischio di rimanere invischiati nell’identificazione con pensieri, convinzioni ecc., ma mica è “colpa” della mente se ci si convince di essere una merda o Superman e se si crede a Babbo Natale e alla Fata Turchina.

La mente è un mezzo: la nostra interazione con essa genera tensione e, osservando questa tensione, possiamo comprendere il suo funzionamento. Non è un caso se la mente è fatta così, se lavora basandosi sul dualismo e di sicuro non è sbagliato il fatto che funzioni così. C’è un motivo, un fine, ed è esattamente lo stesso fine di tutto il resto della realtà. Tutto ciò che esiste e col quale entriamo in relazione è uno strumento, un mezzo, e ha uno e un solo scopo, sempre: CONSAPEVOLEZZA. Stampatevelo a fuoco nel cervello. Gli eventi che entrano in relazione con te, da un semplice pensiero a una persona, da un’emozione a un disastro, lo fanno per portarti consapevolezza. Tu, poi, entri a tua volta in relazione col mondo, con altre persone, e l’unico motivo per cui ciò accade è perchè, tramite la relazione tra te e quelle persone, esse ottengano consapevolezza. Punto. Una volta lessi un pezzo tipo racconto zen che faceva così:

Una storia racconta di un discepolo che è andato dal suo maestro e gli ha domandato: “Mi puoi dire una parola di saggezza? Mi puoi suggerire qualcosa che mi guidi per tutta la vita?”.
Era la giornata del silenzio di quel maestro, e così egli prese un foglio, e scrisse: “Consapevolezza”.
Quando il discepolo vide la parola, disse: “E’ troppo sintetico. Non puoi ampliarlo un po’?”.
Il maestro prese il foglio e scrisse: “Consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza”.
Il discepolo replicò: “Va bene, ma cosa significa?”.
Il maestro riprese il foglio e scrisse: “Consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza significa… consapevolezza”.

Cazzo se ha ragione, il maestro…

Quello che facciamo noi è questo: leggiamo o ascoltiamo determinati concetti relativi, per stare in tema, all’illuminazione. Concetti tipo “osservazione”, “lasciare andare”, “Dio”, “Uno”, “pace”, “libertà” e chi più ne ha più ne metta. Ok, perfetto. Ognuno di noi interpreta questi concetti a modo suo, tramite il suo “vocabolario” mentale, i suoi schemi e le sue convinzioni. Da questa interpretazione totalmente arbitraria nascono le nostre immagini personali di quei concetti. Dopodichè, ed è qui la gabola, ci attacchiamo ossessivamente a queste immagini campate totalmente per aria e ci convinciamo di avere capito tutto. Non solo. Entrano in gioco le emozioni e il giudizio: per cui siccome è sempre presente quel senso di inadeguatezza in noi (e meno male che c’è, tra l’altro), unito alla frustrazione di non essere ciò che vorremmo essere, consideriamo “sbagliato” lo stato attuale delle cose e ci danniamo l’anima per tendere verso tutte quelle belle robe di cui abbiamo letto e delle quali abbiamo costruito dal nulla delle immagini mentali arbitrarie. Quindi, se per esempio leggiamo che il dualismo è un’illusione (prima immagine mentale arbitraria); che la separazione non esiste e che la realtà è Uno (seconda, abnorme, immagine mentale arbitraria); che con l’illuminazione si trova la pace (terza immagine mentale arbitraria); che l’unica verità è l’amore incondizionato (quarta immagine mentale arbitraria) allora, siccome questo stato dell’essere è per noi molto appetibile e giusto, proveremo a forzare costantemente i nostri pensieri e i nostri comportamenti per adattarli a quel modello mentale lì, basato sul nulla. Costruiamo un castello di carte sulla punta di uno spillo.  Per cui, per esempio quando ci arrabbiamo, tac! scatta il meccanismo: “Azz, sono arrabbiato. Non devo esserlo, se voglio raggiungere la pace. Ok, allora adesso mi metto qua e osservo la rabbia. Non devo identificarmici nè devo fuggirla: è così che funziona nell’illuminazione, lo dicono sia Tizio che Caio”.

Forziamo le cose basandoci, sostanzialmente, sulla nostra immaginazione invece che su un sentimento interiore, intimo. Invece che sulla consapevolezza, in pratica. Ecco cos’è “il falso Dio”, “l’Ingannatore”. Non comprendiamo davvero i concetti; non sentiamo la relazione che si genera tra noi e, ad esempio, un pensiero. Cosa sta cercando di dirmi quel particolare pensiero? Perchè è qui? Di cosa vuole rendermi consapevole? Ci concentriamo sempre sul contenuto, sulla manifestazione effettiva di quel momento, senza vedere il motivo, il principio dal quale quella manifestazione origina. Un pensiero “cattivo” non è la “malattia”: è un sintomo. Se si continua a scacciare un pensiero arbitrariamente considerato “sbagliato” e ci si convince che così facendo si stia andando nella “giusta” direzione per arrivare all’illuminazione, è come se si stesse curando la febbre senza debellare il virus: al momento la febbre sparisce, ma dopo un po’ torna. Si capisce? La febbre è un sintomo, una manifestazione di una malattia: ma la manifestazione non è la malattia.

Possiamo dire che esiste una e una sola “malattia” della quale siamo tutti “infetti”: l’inconsapevolezza. La rabbia, la paura, l’identificazione eccetera eccetera sono i sintomi di questa “malattia”. A cosa cazzo serve curare i sintomi?! Che poi, come ho detto poco fa, neanche li curiamo perchè la nostra idea di “cura” è… nostra, cioè totalmente arbitraria, campata per aria. I sintomi non vanno curati: vanno compresi. Ti fanno stare male, è vero, ma l’unico e il solo scopo per cui accade ciò è portarti consapevolezza. Ti fanno stare male non per farti stare male e stop, anzi. Analogamente possiamo dire: la febbre viene con lo scopo di farti stare male? Assolutamente no: viene per farti capire, per renderti consapevole che qualcosa nel tuo corpo non sta andando per il meglio. E’ una spia, un allarme.

Ma come possiamo capire il motivo per cui in un determinato momento emerge la rabbia? Tramite la relazione, la tensione che si genera tra voi e la manifestazione effettiva della rabbia. Ecco la funzione del dualismo e della mente dualistica. Non è lì per imprigionarci. E’ vero: la mente limita enormemente la percezione della realtà, tanto che siamo consapevoli solo di una frazione dello spettro vibrazionale intero, come detto prima. Ma non significa che sia una trappola, il nostro più grande nemico o altre puttanate simili: è lo strumento tramite il quale vivere qui, su questo piano, nel migliore dei modi. Ed è il mezzo grazie al quale possiamo comprendere l’unità delle cose e “tornare” all’Uno. Come? Unendo gli opposti. Come? Osservando le relazioni e le tensioni da esse generate, ovvero non focalizzandosi solo ed esclusivamente sull’evento effettivo, cioè sulla manifestazione, ma sentendo cosa questa manifestazione vuole farci capire, qual è il suo messaggio “nascosto”, chi o cosa è il “mandante”. E’ tutto qua. E’ inutile provare a forzare uno stato dell’essere: bisogna solo capire ciò che già c’è e lo “scatto” di consapevolezza arriva di suo. Solo in questo preciso momento si capisce istantaneamente un qualcosa e si riconosce come l’idea precedente in merito a questo qualcosa fosse solo un’immagine mentale, magari distorta, e niente più.

E’ inutile sforzarsi per dire “ah, ho capito tutto e adesso sono oltre il dualismo” se non si sa cosa questo significhi. Non continuate a legare la vostra esistenza felice a un ipotetico stato di pace assoluta, per cui vi dannate l’anima per cercare di ricrearlo sulla base del nulla, solo perchè lo avete letto da qualche parte. E’ impossibile fare esperienza di quella roba lì con la mente. E’ inutile che ci proviate, è stato disegnato così di proposito non per ingannarvi ma per farvi capire. Non serve comportarsi come se quella roba lì la faceste voi. La consapevolezza non è un qualcosa che si fa: è già presente in quantità perfetta, va solo vissuta. Guardate ciò che è già qui, ciò che siete in questo momento: divisi, in conflitto, infelici, in cerca di approvazione, egoisti o che ne so io. E’ perfetto, non è un caso se siete così. Osservate le tensioni tra voi e l’evento, cercate di andare oltre il contenuto del momento (la manifestazione) in modo tale da capire davvero come quell’evento estemporaneo può aiutarvi, per quale motivo la consapevolezza si è “travestita” in questa maniera. Quando arriva il momento giusto, di colpo vi rendete conto di qualcosa e istantaneamente comprendete la ragione di quell’evento e di tanti altri prima di esso, tutti espressione dello stesso problema di fondo, diversi nella manifestazione ma espressioni dello stesso “ciclo di consapevolezza”.

E’ il karma, eh. Cicli più piccoli dentro cicli più grandi dentro cicli più grandi. Il massimo possibile è la consapevolezza del tutto; dentro questo super-ciclo ce ne sono un’infinità sempre più piccoli, riguardanti aspetti sempre più semplici della realtà tutta. Nell’attimo in cui, tramite l’uso della mente per osservare le tensioni generate tra voi e l’evento qualsiasi esso sia, si crea la scintilla, quello è il momento esatto nel quale si chiude un ciclo: dovevate diventare consapevoli (anche) di quella specifica cosa lì e ora lo siete. “Aaaaah! Ho capito! Ecco perchè quella volta accadde quello! E quell’altra volta c’era quel tizio là che mi ha detto quelle parole! Faceva parte dello stesso ciclo”. Non è solo la ruota delle reincarnazioni: se vogliamo usare la rappresentazione chiamata “karma” (che è una RAPPRESENTAZIONE per la mente di un aspetto insondabile della realtà), le ruote karmiche sono in azione in questo preciso momento a decine o centinaia o migliaia o fantastiliardi. Sono simili agli ingranaggi di un orologio, per intenderci: c’è un ciclo più grande che è quello della tua esistenza qui, il quale, per funzionare, ha bisogno del lavoro di una miriade di altri cicli minori, alcuni minuscoli, e tutti si incastrano con una perfezione che la mente non può comprendere. Anche l’essere frustrati o il sentirsi una merda fanno parte dei cicli e, lo ripeto per l’ennesima volta, svolgono una e una sola funzione: portare consapevolezza. E’ fantastico, non so se riesco a farvelo vedere. Tutto ciò che entra in relazione con voi, e con “tutto” intendo proprio “tutto”, è al vostro miglior servizio: “nasce” dalla consapevolezza, compie il suo ciclo e “muore” nella consapevolezza. Voi fate lo stesso a vostra volta con gli altri. Quello che cambia continuamente è il “come”, non il “perchè”. Nel caso più grande, arriverà il momento in cui “lascerete andare” il mondo intero nel quale viviamo, non sarete più suoi “schiavi”, ovvero non sottostarete più ai suoi cicli: siete diventati consapevoli, il mondo ha svolto il suo compito e ora, da gran signore e maestro, “si fa da parte”.

Il mondo è qui per essere “lasciato andare”, se capite cosa intendo. Va beh dai, direi che al momento più di così non posso fare. Spero che queste parole, entrando in contrasto con voi, vi smuovano un po’ di roba dentro e generino la scintilla giusta. E’ il massimo che ognuno di noi può fare. La Verità, con la “V” maiuscola, non è un cibo che la mente possa masticare.

06 gennaio 2014

L’Italia è avanti anni luce…

… grazie a noi.

Intanto: buon anno a tutti! Spero abbiate passato un bel Natale e un bel Capodanno con le persone che più amate e che vi vogliono bene, mandando affanculo gli stronzi. Scherzi a parte, spero siate stati bene. Mi scuso per il ritardo :) E buona epifania, toh!

L’altra sera ho visto un pezzo di “Superquark”. Il programma in sè è una vaccata di dimensioni transnazionali, pieno di tutta quella scienza che non spiega mai un cazzo sul mondo ma si limita semplicemente a descrivere ciò che appare, farcito di un punto di vista mainstream spacciato per verità assoluta e colmo di altezzosità. Ma a me piace. O meglio, non è il programma in sè a piacermi, quanto la relazione che si genera tra lui e me, tra i suoi concetti e i miei. Non è un tipo di programma che mi sveno volontariamente di trovare in televisione come un tossico in cerca della dose ma, se lo becco casualmente, gli dedico un po’ di attenzione.

La puntata era incentrata sul cervello e il servizio specifico riguardava il livello culturale italiano paragonato al resto d’Europa e del mondo. Si cita un rapporto dell’OCSE con numeri, frizzi lazzi e mazzi, ma sono le parole usate che mi fanno impazzire. Lo notavo mentre il servizio veniva lanciato dal solito Piero Angela. Provo a farvi vedere come, basandosi su dati reali ed empirici, quello che è a tutti gli effetti un semplice punto di vista, una semplice interpretazione, passi subdolamente come unica verità possibile. Sui dati fattuali si innesta un certo tipo di interpretazione che però per noi, ormai rincoglioniti da anni e anni di puttanate, è solo la pura verità assoluta. Vediamo le parole esatte.

Pierino: “[…] è da qui [dal cervello] che esce tutto quello che permette il nostro sviluppo, vale a dire il software e tutti quei beni invisibili che fanno la vera differenza tra le nazioni. E qui arriviamo al tema centrale dell’educazione e, naturalmente, della scuola, perchè anche il cervello, come il computer, funziona con un “in” e un “out”: se quello che entra è insufficiente in quantità e in qualità, ciò che esce ovviamente ne soffrirà. E’ qui che i cervelli possono cominciare a essere accesi ed essere preparati per la vita”.

Adesso arriva il bello.

Pierino: “Sappiamo, però, che anche qui [a scuola] ci sono problemi”.

Parte il servizio e vengono snocciolati un po’ di dati sui ragazzi di 15 anni e il loro rapporto con la scuola, rilevati dall’OCSE in alcuni Paesi industrializzati.

[…] l’Italia si trova nelle posizioni di coda […] La cosa che colpisce è che tra i primi 5 Paesi in classifica, 4 sono asiatici. E non è un caso che siano proprio i Paesi oggi più competitivi ad avere ragazzi che studiano di più […] Per quanto riguarda la spesa per l’insegnamento, l’Italia è in linea con la media degli altri Paesi europei. Quindi è il sistema che non funziona. Un’altra recente indagine dell’OCSE ha mostrato, del resto, una situazione drammatica anche tra gli adulti tra i 16 e i 64 anni: tra i 27 Paesi dell’Unione Europea, siamo gli ultimi come livello educativo. Nel nostro Paese, il 45% degli adulti non ha un diploma di scuola secondaria superiore, contro una media europea del 25%. In Italia i laureati, o con titoli equivalenti, sono il 15% della popolazione: la media europea è del 27%. Se poi si aggiunge che i ragazzi italiani fra i 15 e i 19 anni che abbandonano la scuola prima del diploma sono il 19% degli studenti, una percentuale quasi doppia della media europea, bisogna ammettere che i motivi per preoccuparsi non mancano. Come può crescere un Paese se i suoi abitanti non hanno le conoscenze per riuscirci, cioè per essere competitivi in un mondo sempre più globalizzato e interconnesso?”

Ho evidenziato in rosso le parti più ficcanti. Si vede il giudizio di fondo sulla questione? Passa in sordina. Voi lo ascoltate (o lo leggete) e vi risuona come ovvio, giusto, evidente. “E’ così, è vero, non puoi dire di no: senza cultura siamo morti. Ed è giusto, poi, che i ragazzi vadano a scuola e imparino quello che c’è da imparare”. Mi permetto di fare giusto un paio di osservazioni.

Intanto la scuola così come è oggi non serve più a un cazzo. La parte più bella della scuola è il fatto di stare in compagnia con gli amici e divertirsi insieme, rendendo appassionante e bello anche tutto il tran tran delle verifiche, dei compiti e delle interrogazioni. Per il resto si salva veramente poco. La grande maggioranza di quello che ti viene insegnato è o una panzana oppure è scollegato dalla realtà. In questo secondo caso, l’esempio lampante è la matematica: non so voi, ma io dei logaritmi, delle derivate et similia non ricordo una mazza salvo che, anche all’epoca, non mi risultavano per niente chiare le implicazioni pratiche di cotante formule. Se a uno studente gli spieghi bene in che modo quello che gli stai insegnando va ad incastrarsi nel puzzle della realtà, forse allora quello studente sarà più attento e desideroso di imparare. E forse dopo qualche anno tenderebbe di più a ricordarsi gli insegnamenti perchè, cazzo, gli permettono di capire davvero un aspetto della realtà. Diventano tangibili e poi, chissà, avendo capito una certa cosa userà quest’ultima come base per delle scoperte successive. E invece no, rimangono cose fumose e in sostanza inutili e lo studente, non avendo idea di come possano servirgli per capire meglio la realtà, non ci capisce niente di niente. E come biasimarlo? Gli stanno insegnando una roba strana della quale l’unico motivo per studiarla è per prendere la sufficienza alla fine dell’anno. Punto. Questo è l’insegnamento scolastico oggi: una serie infinita di nozioni fini a loro stesse.

Seconda osservazione. L’intero servizio è intriso del giudizio positivo dato all’economia e alla competitività tra Paesi. L’educazione serve solo per produrre, per fare soldi e mettere nella merda qualche altro Paese. Delle persone non ce ne frega un cazzo di niente, si fottano: l’importante è che quegli stronzetti brufolosi, una volta adulti, si facciano i cazzi loro, svolgano il loro lavoretto di merda, meccanico e ripetitivo, per niente stimolante nè creativo, 8-9 ore al giorno (quando va bene) e mandino avanti la macchina senza farsi domande. La competitività… La vita che diventa una gara per primeggiare e fottere il prossimo. Ma oh! la competitività è bella e la nostra situazione, bisogna ammetterlo, ci fornisce tanti problemi per preoccuparsi!

Preoccuparsi di cosa?! Io non voglio essere competitivo, vaffanculo la competitività: IO VOGLIO VIVERE, NON CORRERE PER SOPRAVVIVERE. Lo vedete il giudizio che passa senza che voi ve ne accorgiate? Anzi, non è vero: ve ne accorgete e lo supportate automaticamente. Perchè non è solo un punto di vista, ma è la verità. L’unica, la sola verità possibile.

L’Italia è una merda, è indietro su tutto, è un Paese di capre, non può competere, è un Paese morto. Cazzate. Ve lo do io, un punto di vista. Siamo avanti anni luce rispetto al resto del mondo, lo siamo sempre stati e le nuove generazioni portano avanti questa tradizione. Siamo sempre stati il Paese più artistico del mondo e quello più creativo. E lo siamo ancora. Il fatto che i ragazzi siano sempre più allergici al sistema scolastico attuale è un segno positivo di un’importanza straripante. Per capirlo, però, bisogna andare oltre la materia visibile, oltre la manifestazione specifica, e guardare alla vibrazione, alla coscienza. Perchè, mettetevelo bene in testa: tutto è coscienza e questa si manifesta primariamente come una vibrazione, che va da frequenze altissime per noi impercettibili con la mente, ad altre più basse, più “solide”. Per cui la materia (la manifestazione fisica) ci mette più tempo ad adeguarsi ai continui movimenti “alti” (chiamiamoli “tendenze”) della vibrazione. La tendenza naturale è il cambiamento, l’evoluzione. La vita in sè è ferma, è un infinito immobile e intoccabile, ma la sua manifestazione è un costante movimento. In campo scolastico-culturale, ci ritroviamo con un sistema vecchio, stantio, da pensionare domani mattina. Evidentemente i ragazzi, inconsciamente, avvertono i cambiamenti nella “tendenza” e sempre di più intuiscono lo scollamento tra ciò che viene insegnato e la realtà dei fatti. Il come si manifesta ciò è un altro discorso: l’importante è che si manifesta. E sentono anche lo scollamento tra la “tendenza” e il sistema-società, falso, da malati di mente pazzi allucinati. La vibrazione cambia sempre, la società di oggi persiste a basarsi su idee di centinaia di anni fa ma le persone, specialmente le più giovani, “rispondono” alla tendenza e la divaricazione tra questa e la manifestazione arriverà a un “punto di rottura”, nel quale il sistema attuale collasserà improvvisamente e se ne genererà uno nuovo.

Noi siamo all’avanguardia. Passiamo attraverso un sistema di formazione, ne facciamo esperienza diretta e ne sentiamo la puzza di marcio. Gli altri Paesi europei, osannati ed elevati a punto di riferimento in quanto a efficienza e bontà, rispondono meno di noi alla “tendenza”: i loro abitanti sono più ligi a seguire le puttanate che vengono loro passate, pagano tutti le tasse schisci schisci, asettici, sono più contenti dei loro politicanti asserviti alla solita cupola internazionale. Non è per fare nazionalismo, non me ne frega niente e non mi piace nemmeno. Non è della nazione che si parla, ma delle persone. E le persone non hanno nazione.

Fatevi delle domande, cazzo. Fatevene una: perchè? Perchè ce l’hanno con noi? Perchè siamo sempre noi le pecore nere? Perchè distruggere il nostro tessuto sociale? Perchè tenerci in un perenne stato di tensione e paura? Perchè tentare di imporre un sistema più matematico, più freddo, più standardizzato sul modello anglo-sassone? E perchè insistere nel fare tutto ciò? Tendenze.

Si sono sparati nelle palle da soli. Hanno messo su un teatrino politico pieno di fenomeni da baraccone e col tempo la gente ha imparato, e sta continuamente imparando, ad analizzare, a cercare informazioni per fare emergere le loro magagne e le magagne del sistema intero. Una roba come il Movimento 5 Stelle non s’è mai vista: un’aggregazione sociale nazionale così estesa e svincolata dai poteri forti non c’era mai stata. Poi possiamo discutere sulla manifestazione effettiva, su Grillo, Casaleggio, massoneria eccetera, ma non è questo il punto: il fatto è che una roba così è nata, una “tendenza” si è manifestata. Non so se è un qualcosa che c’è qui da noi, qualche centro energetico o salcazzo cosa, boh. Fatto sta che siamo creativi, è sempre stato così e le regole imposte da altri non ci piacciono. Negli ultimi anni stanno facendo di tutto per imporre un sistema più opprimente, per tendere sempre più la corda e tenere le persone nel terrore del baratro della povertà; stanno facendo di tutto per importare un sistema sempre più meccanico, standardizzato, sempre meno umano e spontaneo. Ma non funziona, non ci piace, non c’è niente da fare. E, grazie alla presenza dei pagliacci del circo politico, la “tendenza” diviene sempre più evidente e forte perchè è palese che sempre meno gente si fidi ancora di ‘ste merde umane. Si fidano ancora in troppi, ecco, ma grazie a Dio il numero è in calo.

Allora? Capito che quello di Superquark era solo un punto di vista, nè più nè meno del mio? Pensate che il mio, con tutto quel discorso sulla creatività e sui risvolti positivi del rapporto ragazzi-scuola, sia assurdo? Sì, forse è assurdo ed esagerato. Ho calcato un po’ la mano, questo è sicuro. Ma non importa: quello che mi premeva era farvi vedere come si assimilino in automatico delle opinioni e dei giudizi e li si prendano come verità assolute. Quello sbandierato da Superquark è UN punto di vista innestato su dati empirici non meno assurdo di quello che vi ho esposto io. Non prendete niente per oro colato e verità assoluta, perchè non lo è. Mai. La verità non si trasmette con le parole e non si capisce con la testa: si vive. Ma di questo ne parliamo un’altra volta…

Finalmente qualcuno si sveglia dal torpore e inizia a chiedersi: ma perchè? Fatevi questa cazzo di domanda! Prendete l’ovvio e interrogatevi: perchè? Una volta trovata la risposta, rifatevi la domanda. Trovata la risposta? Domanda. Se lo fate bene, arriverete a un punto in cui vi chiederete “perchè?” e non troverete la risposta. Ecco: quello è un momento di consapevolezza incredibile. Finalmente vi accorgete di non sapere davvero le cose: credete di saperle. E’ come un palazzo di decine di piani, bello, maestoso, pulito e lucente. Man mano scendete, scendete, scendete e arrivati in fondo vi accorgete che mancano le fondamenta.

Perchè la società è così? Perchè non può essere diversa? Perchè non si può fare, ad esempio, che tutti hanno vitto e alloggio garantito per il semplice fatto di essere venuti al mondo? Cambierebbe tutto, a cominciare dal lavoro. Oggi si lavora non per vivere, ma per sopravvivere, esattamente come gli schiavi con le catene di qualche tempo fa. Non stiamo effettivamente vivendo la vita. La vita manco ci piace davvero: abbiamo solo paura di morire, tutto qua. La vita per noi è sopravvivenza. Siamo a livello animale, niente di più. Competizione/competitività e sopravvivenza: punto. La vita non sappiamo neanche cosa sia: siamo troppo impegnati a fottere il prossimo per sopravvivere. Ma la paura della morte è un mezzo e, in quanto tale, è potenzialmente meraviglioso: sulla base della consapevolezza della morte, si può costruire una società che non ti faccia più dannare l’anima per delle inezie, costringendoti costantemente a rincorrere la vita e a rovinartela nel frattempo. Perchè farsi venire esaurimenti, depressioni, frustrazioni; perchè vivere costantemente in tensione e con la paura in gola; perchè rovinare la vita agli altri solo per via di una targhetta con scritto “capo”; perchè prendere tutto sul serio, nell’accezione più negativa del termine, se tanto poi alla fine muori comunque? Una società nella quale vieni al mondo e, cazzo, goditi la vita! Scopri le tue capacità, i tuoi talenti, sviluppali e rendili disponibili agli altri. Crea, inventa, sogna. Lavora per dare un servizio agli altri, non per dei pezzi di carta a fine mese o dei numeri su un computer: la sopravvivenza è garantita a prescindere. E lavora di meno, massimo 4 ore al giorno: un altro si occuperà delle rimanenti ed entrambi avrete metà giornata per dedicarvi finalmente alle vostre vite. Non c’è un motivo materiale per cui una roba così non sia possibile. Non ce ne è uno che sia uno. E’ tutto un blocco psicologico.

Questa società lavora incessantemente, e con ottimi risultati, per un solo scopo: toglierti il sogno. La rivoluzione oggi non è andare in piazza a chiedere al politico di turno di andarsene. La rivoluzione oggi è chiedersi “perchè?” e, di conseguenza, “perchè no?”. Gli sbocchi professionali artistici e creativi, per una persona normale, sono molto rischiosi, volatili, aleatori nella società attuale: il lavoretto meccanico, invece, è sicuro, nel senso che è molto più diffuso e incentivato e ogni mese ti garantisce un minimo di pezzi di carta per continuare a sopravvivere e a rubarti la vita. E’ ovvio che una società così arriverà a un punto di rottura: quando una persona non lavora più per via di un minimo senso di altruismo, ma lo fa controvoglia, solo perchè obbligata altrimenti muore di povertà, prima o poi la forbice tra “tendenza” (che altro non è se non l’Essenza, il lato divino dei divini, quello più libero e intoccabile, fuori dal tempo e dallo spazio) e “materia” si spaccherà. Aumenta l’oppressione e aumenta di pari passo la spinta per la libertà personale: la tensione tra i due poli cresce, cresce e cresce. Bisogna solo capire qual è il massimo sopportabile e lo si vedrà nel momento dello “scoppio”. Quando sarà, non ne ho idea: domani? Tra un anno? Cento? Mille? Boh. Ma il cortocircuito ci sarà, l’energia verrà “scaricata” e il ciclo ripartirà. E’ la natura del dualismo: gli opposti rimangono bilanciati tra di loro ma generano sempre più contrasto, sempre più tensione fino al punto di raggiungere una sorta di orgasmo energetico, un grande climax di cambiamenti che porteranno alla nascita di un nuovo ciclo di tensione, inizialmente bassa e successivamente in continuo aumento fino alla successiva “esplosione” e così via. E’ elettricità, meccanica sessuale, inizio e fine, alto e basso, la quiete dopo la tempesta. Aah, i frattali…