30 maggio 2014

Una lampadina sui vangeli - Il diavolo

Continuo a parlare dei vangeli sperando di riuscire a scatenare in voi un piccolo cortocircuito, dato che queste non sono le classiche spiegazioni mongoloidi del catechismo, ma dovrebbero invece suscitare un minimo di ragionamento, oltre a mostrare alcuni controsensi e ipocrisie tipiche sia dei cristianoni della domenica, sia di tanti altri studiosi e/o teologi pseudo-intellettualoidi che si riempiono la bocca di frasi a mo di pappagallo. Se non c’è un minimo di sentimento, non c’è niente e purtroppo tanti, sia “devoti” prelati e amici vari, sia detrattori dell’ultimo minuto perchè adesso “fa figo parlare male della religione”, si perdono in millemila elucubrazioni mentali da far schifo. O sono ignoranti o sono ottenebrati e rincoglioniti da anni e anni di sapiente lavoro atto a dare una forma mentis molto precisa, nella quale si sono inevitabilmente persi al punto da non trasmettere più nessun sentimento insieme alle parole.

Comunque sia, qui non si fa catechismo.

Se seguite questo blog da un po’, sapete bene che l’ho menata parecchio sul diavolo, fino allo sfinimento, perchè mi sono rotto le palle di continuare a leggere articoli nei quali si parla del diavolo seguendo sempre schemi inerenti la forma mentis di cui sopra. Il tizio con lo stramaledetto forcone di ‘sta cippa, in pratica, venerato dai quei grandi geni dell’èlite mondiale, che sta sempre lì a punzecchiarti il culo e a farti odorare lo zolfo.

No, non è così: il diavolo è “colui che divide”. Proprio etimologicamente. E chi è che divide? Tu, inteso come quell’agglomerato stantio di convinzioni, schemi mentali e identificazioni. Tu che ti metti in mezzo tra la vita e l’esperienza della vita. Tu sei il cazzo di diavolo ogni volta che confondi ciò che sei veramente con l’animale biologico. Questo più o meno è il riassunto della faccenda.

Leggendo, però, sempre il vangelo di Matteo è sorto un ragionamento. Se sui comandamenti è stata più una folgorazione istantanea e potente, qui l’evento è stato più soft, un sottile filo di sentimento da seguire. Tra l’altro, Matteo parla delle tentazioni del diavolo nei confronti di Gesù nel capitolo 4, ben prima dei due comandamenti enunciati da Gesù stesso (capitolo 22). Per un motivo a me ignoto, è però arrivata prima la folgorazione sui comandamenti e solo in seconda battuta il ragionamento sul diavolo. Vai a capire…

Il risultato del ragionamento va a colmare un vuoto nel puzzle, collegando concetti diversi e solo apparentemente staccati tra loro. Vediamo se riesco a farvi capire. Tutto parte da due considerazioni di base: il diavolo è “colui che divide” e l’esistenza in questo spettro di universo è composta da cicli. I più facilmente osservabili sono quelli giorno-notte e l’alternarsi delle stagioni, oltre ovviamente a quello vita-morte. Cos’è, fondamentalmente, un ciclo? E’ un succedersi meccanico di avvenimenti. Nell’universo, i cicli servono a far sì che la natura si mantenga in vita, che mantenga delle condizioni di sopravvivenza imprescindibili per generare l’esperienza. I cicli sono una conseguenza della separazione primaria, quella che dall’unità ha portato alla formazione del dualismo. L’eternità, senza inizio nè fine, improvvisamente si trova “spaccata”: per cui a un certo punto nasce ed è meccanicamente destinata a morire. Un ciclo.

Il ciclo delle reincarnazioni, il samsara… Stessa roba: cicli.

Cioè, non vorrei dire, ma è già scritto. E’ il diavolo. In formato macro, se vogliamo, da integrare al diavolo “micro” dentro ognuno di noi, ma d’altronde è il famoso “come sopra, così sotto”. La natura, intesa come insieme di cicli: questa è diavolo. Il dualismo, quella cosa che inizia e finisce, positiva e negativa, interiore ed esteriore. Il ciclo è prevedibile e previsto. E’ meccanico, mentale, in un certo senso, pensato, pianificato, studiato. E’ “morto”, gli manca la scintilla di imprevedibilità, di spontaneità. Di vita. Sottostare al ciclo significa non essere vivi: si sa già come va a finire, è già “scritto”, è ripetitivo, è una routine. Oltre a questo, poi, divide l’eternità/l’infinito in due: nascita-morte, giorno-notte eccetera. Più diavolo di così!

Dio non è prevedibile: è spontaneo, non può sottostare a nessuna “legge”, a nessun ciclo. E’ la vita stessa, non è pensato, non ha routine. La natura/diavolo ha la necessità di ripetersi sempre uguale e per farlo deve necessariamente mantenersi. L’esempio più lampante e più ovvio è il sesso. Restringendo il campo al solo sesso umano, la natura a un certo punto ha iniziato un ciclo “umanità”, chiamiamolo, e da allora, tramite il sesso, permette al ciclo di continuare. “Aaaaaaah! Adesso è chiaro! Ecco perchè, per esempio, i satanisti puntano di brutto sul sesso nelle sue forme più animali!” L’energia sessuale è la più potente e, se usata in un certo modo (con una certa consapevolezza), può portarci fuori dal ciclo; viceversa, se usata in altri modi (ignorando il suo potenziale e fermandosi solo alla riproduzione o al piacere), può legarci di più ad esso.

“Ma quindi stai dicendo che la natura è il diavolo stesso?” Sì, in un certo senso sì. Ma qui sta il bello, perchè emerge sottilmente un dato di fatto: la natura non è cattiva. I cicli non sono “sbagliati”, e il diavolo non è “il male”: sono quello che sono. La natura è quella che è. Per fare funzionare un ciclo è sì necessario un certo livello di intelligenza, ma è comunque un livello limitato, fatto di leggi naturali, di paletti. Oh, non sto dicendo nulla di astruso: lo sperimentiamo tutti i giorni. Tirate una palla per aria e questa ricadrà meccanicamente al suolo, tanto per fare un esempio banalissimo. L’unico scopo della natura a livello meccanico/ciclico è mantenere le condizioni necessarie affinchè l’esperienza della vita soggettiva possa verificarsi. Fornisce il palcoscenico, l’ambiente necessario affinchè l’esperienza possa accadere in tutta la sua magnificenza. E’ funzionale a Dio, diciamo. Tutto qua. Ma non sta scritto da nessuna parte che noi dobbiamo rimanere incastrati nei cicli. Uscire dal ciclo significa essere vivi; significa realizzarsi; significa “entrare nel regno dei cieli” o nel nirvana; significa trovare Dio; significa sentire la perfezione dell’esistenza; significa “sconfiggere” il diavolo; significa trascendere il dualismo, congiungere gli opposti eccetera eccetera. I “capi” di questo mondo è ovvio che siano satanisti: il loro scopo è mantenere le cose come stanno. E’ lo scopo della natura: sopravvivere, così da fornire i mezzi necessari per lo svolgimento (meccanico) dei cicli.

Un ciclo di vita qui è un tentativo. Butti il gettone nella macchinetta, giochi e vedi se vinci. Hai perso? Butti un altro gettone e tenti di nuovo. E così via.

Poi capita di leggere articoli sui satanisti farciti di giudizi negativi, su quanto sia forte il male e quanto noi siamo nella merda. Niente di tutto questo. Oppure quelli che scrivono dell’èlite satanista che si rifà agli insegnamenti luciferini della teosofia di Helena Blavatsky, mettendo la sua citazione del pezzo in cui dice che “Satana è il signore di questo mondo”. “Aah! Stronza! Vedete quanto questa gente sia malata e perversa? Sono convinti devoti del Cornutazzi e vogliono portare qui il suo regno su tutti noi!” No no, avete capito male. La Blavatsky ha ragione: Satana è il signore di questo mondo. Poi sul resto può anche essere un’esaltata in delirio, ma su questo ha ragione. Forse dimenticate un passaggio evangelico e qui entra in scena Matteo, capitolo 4:

[8]Di nuovo il diavolo lo condusse [Gesù] con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: [9]«Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». [10]Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto». [11]Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

“Tutte queste cose io ti darò”. Capito? Come si fa a dare qualcosa a qualcun’altro se non si è proprietari di quella cosa? Gesù, ovvero noi nella nostra più vera essenza, la massima coscienza e consapevolezza, lo scaccia perchè è consapevole che quelle cose non sono di nessuno al di sotto di Dio. Il diavolo (ovvero la natura meccanica) le ha in gestione, diciamo, le possiede su mandato. Ma comunque è “lui” il “proprietario” più diretto. Noi, dimenticatici di essere Gesù, “adoriamo” il diavolo nel senso che siamo presi dentro la natura animale, meccanica, per cui non sentiamo il legame con Dio e invece percepiamo solo la natura meccanica stessa, quella animalesca. Quindi, mettiamo il diavolo tra noi… e noi, sostanzialmente, tra la vita e la vita. Il diavolo è il “primo signore” di questo mondo, ma che dico: di questo spettro di universo. E’ un’intelligenza “limitata” al servizio del padrone ultimo, del solo ed unico vero capo della baracca, il quale è creatore di ogni intelligenza in ogni angolo di tutto l’universo. Dio è l’intelligenza ultima, senza regole nè confini.

Riesco a farmi capire? Sentire l’intimo legame con l’essenza dell’universo significa percepire la presenza del vero “padrone”. Ecco perchè Gesù respinge Satana: perchè Gesù non è di questo piano di esistenza e non risponde all’intelligenza (limitata) che questo piano lo “gestisce” (con tutte le migliori intenzioni, per giunta). Finchè non ci si riesce a liberare della falsa coscienza, delle identificazioni, dei binari mentali sedimentati, del punto di vista costruito da altri per noi e da noi assimilato in toto, ovvero: finchè non si riesce a fare emergere Gesù, noi tutti rispondiamo alle regole del “padrone” più “diretto” di questo spettro di universo. E quindi giù di cicli, di causa ed effetto, di nascita e morte, di schiavitù agli istinti animali e tutto il cucuzzaro.

Ripeto: non c’è alcun tipo di giudizio, nell’intero discorso. La natura meccanica, di sopravvivenza, dell’universo non è sbagliata, non è il male, anzi è fantastica perchè, se non ci fosse, l’esperienza qui sarebbe impossibile. Se tutto andasse ad minchiam, come sostenuto dagli irriducibili più accecati dalla scienza (non migliori di quelli più accecati dalla religione), questo universo sarebbe già andato a puttane da qualche miliardo di anni. Se continua a fornire lo scenario perfetto per la vita è perchè c’è un’intelligenza che sa il fatto suo. Il diavolo è la natura nel suo livello di consapevolezza più basso, quello più inerente la sopravvivenza e il mantenimento. E’ la natura conflittuale, necessaria per generare l’attrito adatto ad accendere la fiamma, a generare una tensione sufficiente affinchè il dualismo stesso non vada in corto ed emerga la percezione della Verità con la “V” maiuscola. Punto.

Il passo successivo è comprendere intimamente che ognuno di noi non è destinato a sottostare a questo basso “livello di intelligenza”, ma è invece qui per trascenderlo e percepire di essere un “esponente fisico” di un’intelligenza infinitamente superiore, generatrice e sola vera padrona dell’intera realtà. E c’è anche questo nei vangeli.

Stay tuned!

27 maggio 2014

Una lampadina sui vangeli - I comandamenti

M’è arrivata una folgorazione. Non è la prima, ma era comunque da un po’ che non succedeva. Provo a descrivere il momento esatto come meglio posso, dato che stavolta più delle altre sono riuscito a essere un filino più presente.

Qualche giorno fa ho sentito l’impulso di andare a rileggermi i vangeli. Sarebbe la seconda volta che me li scorro tutti. La prima è stata più di un anno fa. Paradossalmente, finchè ho avuto una visione più cristiana canonica, essendo cresciuto in una famiglia cristiana come tante, non mi aveva mai sfiorato l’idea di sedermi a leggere di Gesù. Poi è arrivata la fase “ateismo acuto” e figurarsi… Dopodichè con il tempo la situazione è andata cambiando parecchio, ma non avrei mai pensato di accostarmi così tanto al messaggio del Cristo. Sia ben chiaro: il fatto di non aver mai letto per intero i vangeli prima di uno schiocco di dita fa, è stato una benedizione. Se fosse accaduto diversamente, infatti, mi sarei trovato di fronte a parole astruse e infarcite mentalmente di un significato molto superficiale che, per di più, nel suo complesso non ha molto senso. Tutto, però, si è incastrato perfettamente e i vangeli, sia canonici che apocrifi, me li sono spupazzati solo dopo qualche anno di “disintossicazione” mentale sull’argomento e di ricerca individuale, vedendo di attingere da fonti diverse e imparando a stimolare un genuino senso critico.

La ricerca, ovviamente, continua. E capita che porti con sè dei momenti, chiamiamoli magici, nei quali è come se un fulmine elettrificasse per un attimo la mente, rendendola improvvisamente sveglia e galvanizzando, con lei, anche il corpo. Sono quei classici momenti della pensata, della lampadina che tac! si accende e in un solo, imprevedibile istante ci si ritrova a comprendere ciò che finora era sempre stato lì, davanti ai nostri occhi ma a noi estraneo, guardato ma mai visto.

Ecco, venerdì nel tardo pomeriggio è stato pressappoco così. Stavo leggendo il vangelo di Matteo, cercando di carpire il senso profondo di quelle parole che non possono essere soltanto un semplice, quanto particolare, racconto di narrativa. Cambiando la chiave di lettura dal Gesù storico, fisico, vissuto 2000 anni fa al Gesù come coscienza, consapevolezza senza forma, spazio nè tempo, rappresentazione della vita stessa che muove ogni corpo, ogni mente e l’universo intero, i concetti espressi prendono un significato molto diverso. Non è più un tizio prodigioso che elargisce regole morali di comportamento in un tempo che non c’è più: è ognuno di noi, la vera essenza di ognuno di noi, la vita stessa nella sua più alta espressione a parlare “all’altro noi”, a quell’aggregato volatile di idee con il quale ci identifichiamo quotidianamente. Gesù è ognuno di noi spogliato di ogni identificazione, in sostanza. Non è tanto diverso dal buddhismo…

Tenendo a mente questa chiave di lettura, stavo leggendo appunto Matteo e, a differenza di un anno fa, quando i vangeli li avevo sì letti tutti ma piuttosto velocemente, stavolta mi son sentito di andare più lentamente e “gustarmi” meglio ogni frase perchè, cazzo, un senso profondo ce lo devono avere. Ho perfino deciso di creare, per ogni vangelo, un file doc nel quale inserire le parti migliori, quelle che più mi “restituiscono” una sensazione di bellezza e verità. Chiamo questi file “Best of”. In questo caso, “Best of Matteo.doc”.

E leggo e leggo, copio e incollo nel file doc e tutto va piuttosto tranquillo, con alcuni punti che parlano di tanto altro oltre le semplici parole. Questo tra mercoledì e giovedì. Poi arriva venerdì, quasi di sera. Sto leggendo il capitolo 22, che a un certo punto recita così:

[34]Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme [35]e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: [36]«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». [37]Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. [38]Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. [39]E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. [40]Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

“Ma certo! E’ ovvio! Come ho fatto a non capirlo prima?!” Finalmente ce l’avevo davanti agli occhi… e lo vedevo! Il senso dei comandamenti, intendo. Dal nulla è emersa una sensazione piacevole, di grande meraviglia. E’ come quando sbatti centinaia di volte la testa contro un concetto senza mai riuscire a capirlo e poi di colpo, in un battito di ciglia, toh: eccolo qui. E’ come quando si legge un testo scritto a mano con una calligrafia discutibile, si arriva a una parola molto importante per il senso del discorso ed è scritta malissimo, uno scarabocchio più simile a una macchia di Rorschach che a una parola di senso compiuto. E si sta per un tempo eterno lì a fare congetture, a provare a interpretarla in tutti i modi, tentando di capire se quella è una “t” o è frutto di un colpo di starnuto improvviso. Nemmeno un dottore scriverebbe così male, li mortacci sua. Poi, dopo tremilaquattrocentocinquantanove tentativi, bam! l’attimo risolutore. Tempozero e l’enigma è risolto. Non era una parola sola, ma due e più precisamente: “cazzo leggi?!”.

I comandamenti non sono precetti da seguire a tutti i costi, sforzandosi come dei pazzi così che non appena capita un evento esterno al quale reagiamo, chessò, in contrasto con il “non desiderare la roba d’altri”, allora ci mettiamo lì nel tentativo di auto-convincerci che in realtà “il desiderio è falso e illusorio e noi non desideriamo nè dobbiamo desiderare”. Non funziona così e i comandamenti non dovrebbero essere intesi in questo senso. Mamma mia che confusione che c’è in giro! Piuttosto che dogmi o leggi da non infrangere (o da illudersi di non infrangere), sono una breve descrizione di ciò che c’è e non c’è nel momento in cui si “prova Dio”, ovvero quando, anche solo per un istante, sparisce ogni identificazione, il dialogo mentale va a nanna e la consapevolezza si espande, facendoci provare un senso di verità profondissima, fuori dal mondo. La famigerata “illuminazione”. In quello stato d’essere, infatti,

1) si è il Signore Dio nostro, non c’è più separazione tra nulla, tra nessun fantomatico “io” e “il resto”;
2) non si hanno più altri dei, nel senso che si percepisce la sola e unica verità e non ci si lascia più ingannare dal mondo;
3) non si pronuncia il nome di Dio invano, perchè ogni parola è in un certo senso “guidata” da quella sensazione di perfezione;
4) ogni giorno è il settimo giorno, per cui è santificazione totale;
5) si onorano il padre e la madre in ogni declinazione, da quella fisica/umana, a quella naturale, astrofisica, fino a quella archetipica delle due polarità, del dualismo;
6) l’omicidio è totalmente fuori discussione;
7) idem l’adulterio, dato che non solo sparisce l’attaccamento a qualsivoglia desiderio (non è più nemmeno un desiderio…) ma anche l’istinto sessuale viene totalmente trasceso, per cui il problema non si pone;
8) rubare? E perchè?
9) dire falsa testimonianza? Impossibile quando c’è solo verità;
10) desiderare la roba d’altri e la donna d’altri… Ma va! Perchè attaccarsi alla materia? Tanto non è eterna come noi…

I comandamenti svolgono due funzioni: da un lato mostrano ai “profani” che cosa si prova quando si “entra nel regno dei cieli” e dall’altra potremmo dire siano una sorta di lista di controllo per chi, essendo già nell’estasi divina, avesse comunque dei dubbi sulla veridicità dell’esperienza. Tutto qua.

Vogliamo aggiungere i due comandamenti espressi da Gesù nella citazione di prima? Perfetto, ci rientrano tranquillamente;

1) “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. E’ ovvio, è il significato stesso di “illuminazione”, “realizzazione” eccetera;
2) “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Altrettanto ovvio.

Ma non ci si sforza di “amare il prossimo come noi stessi”: è spontaneo, emerge naturalmente, senza impegno nè altro. Basta fare spazio internamente, sciogliere un po’ i lacci delle identificazioni e delle dipendenze. Piano piano, poi, quella roba lì emerge da sola.

Bellissimo poi quando Gesù dice che il secondo comandamento è simile al primo. E’ così, ha perfettamente ragione: sono la stessa cosa espressa in due modi diversi. I farisei e i sadducei siamo noi nel nostro caos quotidiano, noi quando non siamo “nel regno dei cieli” ma ci perdiamo nei nostri mille falsi volti, perdendo di vista il fatto di essere la vita stessa, ovvero Gesù stesso.

Figata, eh? Quando è sorta questa presa di consapevolezza ero anch’io “un fariseo”, un ego vivente, e naturalmente lo sono ancora. Dopo aver provato questa folgorazione, mi sono chiesto: “Da dove viene? Da dove è venuta?” La risposta è stata: “Non lo so. Non da me (inteso come ego, personalità eccetera), non l’ho pensata io”. E questo, per me, è più che sufficiente, è un punto fondamentale a sostegno della sua autenticità. Ovviamente PER ME è un punto a favore: voi non dovete assolutamente crederci a prescindere, dato che non è capitato a voi in prima persona. Però è una figata…

;)

21 maggio 2014

De buch is on de teibol - II

Nel post precedente vi avevo fatto una domandina semplice semplice: voi, nella vostra vita, avete mai visto un tavolo? Spero siate stati onesti e sinceri con voi stessi, nel dare la vostra risposta. Qualcuno, che ringrazio, l’ha messa pure nei commenti al post. Tanto non ci sono risposte giuste o sbagliate ed è tutto libero da giudizi. Comunque sia, la domandina serviva per portare alla luce una realtà incredibile quanto sconcertante: noi non vediamo il mondo. Non lo vediamo, non lo percepiamo, ci scappa da sotto il naso. Siamo convinti di vederlo. Ma non lo vediamo. Vediamo sempre una descrizione del mondo, fatta di parole ed etichette. Ma il mondo reale non lo vediamo. Badate bene: con “mondo” intendo tutto, noi compresi.

Il tavolo della domandina sa di essere un tavolo? No: è quello che è. Siamo noi a dargli un nome ed è giusto che sia così, altrimenti è un macello, non ci si raccapezza più. Il limite però è sottile e noi l’abbiamo superato: il nome, da mera etichetta, è diventato l’oggetto stesso. Abbiamo sostituito alla realtà una sua rappresentazione arbitraria e non ci accorgiamo nemmeno del disastro. Perchè non ne abbiamo consapevolezza. Quindi le cose e gli esseri viventi non sono più “quello che sono”, ma sono: un tavolo, un albero, una persona, un uomo, una donna, un cane, una macchina. Per noi il mondo è questo qua:

Tra le varie parole, aggiungete pure “tavolo”

Letteralmente.

Noi stessi non siamo più ciò che siamo. Essere ciò che si è equivale a dire “realizzazione”, “illuminazione”, “Cristo”. Noi, invece, crediamo di essere. Ecco il grande ingannatore. Crediamo di essere Salvo Mastanco, nato 36 anni fa a Sanprepuzio Invaginato, junior market analist per la Place-In-Your-Ass assicurazioni, amante delle auto e del colore verde, delle bionde, dell’astrattismo maculato, accanito elettore del Partito Deituoisoldi, tifoso dell’Interlan, laico catto-induista, fidanzato tre volte e mollato quattro, placido e spietato, laureato in economia internazionale – specializzazione “commercio eco-sostenibile della lanetta dell’ombelico”, acerrimo oppositore della risoluzione Onu sulla limitazione del fosfato pneumo-idrogenato ai paesi del Terzo Mondo. E altre mille puttanate simili. (Un saluto agli amici di Sanprepuzio Invaginato)

Forse è una questione a cui non diamo molto peso, ma a Salvo basta un colpo in testa ben assestato per farlo entrare in coma. E può benissimo capitare che, una volta sveglio, non riconosca più i suoi cari. Può anche cambiare improvvisamente carattere e diventare letteralmente un’altra persona, irriconoscibile. Da amante del colore verde può diventare cultore del rosso; non è più tifoso dell’Interlan ma della Torintus, diventa ateo-buddhista, scontroso e sensibile, tendente a scacciare quello schifo infantile dell’astrattismo maculato in favore del neorealismo ad acqua. Cambia completamente, molla moglie e figli, tanto manco li conosce, e scappa con una brasiliana 23enne di nome Gnocchinha.

Ma cosa è cambiato davvero? Lui o la sua personalità? Per come la vediamo noi, è cambiato lui. Questo perchè siamo identificati con la nostra personalità, con tutto quel mare di idee/gusti/convinzioni/modi di pensare che abbiamo assorbito da quando siamo nati. Ma la vita, quella roba che muove il corpo e la mente di Salvo, non se ne è mai andata e non è mai cambiata. La vita è la vita. Che siamo tristi, felici, incazzati o innamorati, la vita è la stessa medesima. Siamo noi, quella roba lì. La personalità cambia, le emozioni ci trascinano dal paradiso all’inferno, ma la vita non si muove. Il fatto che diciamo “vivo la mia vita” è indicativo del caos nel quale siamo immersi. Nessuno vive niente: siamo già la vita stessa. Ma non ce ne accorgiamo perchè abbiamo schiacciato noi stessi sotto un mare di cagate alle quali continuiamo a credere. Quindi, per noi sono reali. A tutta questa marea di informazioni “artificiali”, impiantate, aggiungete l’aspetto biologico-animale, quello del corpo e degli istinti ormai fuori controllo per via del caos mentale. Non siete nemmeno l’animale: l’animale esiste perchè c’è la vita a renderlo possibile. Voi rendete vivo l’animale.

Per come stiamo messi, il tavolo della domandina nel post precedente è realissimo, ma basta fare un piccolo balzo “in alto” per capire che in verità non esiste. E’ finto, irreale, non c’è. Non è un tavolo: è quello che è. “Realizzarsi” significa mollare tutto: nome, cognome, modi di pensare, tifi vari, emozioni. Mollare tutto, smettere di rimanerne appiccicati. Per farlo è necessario rendersi conto di cosa siano in realtà. Una volta presa la consapevolezza il nome sarà solo un nome, il cognome solo un altro nome, i modi di pensare solo alcuni schemi tra tanti, i tifi solo dei passatempi scherzosi e le emozioni solo dei capricci. Tutti strumenti utili per la comprensione, ma destinati ad essere mollati, trascesi.

Uso il “voi” così ve la faccio pesare di più. Volete capire quanto siete rincoglioniti? Ok, lasciate perdere il tavolo e rispondete a questa, di domanda: chi siete voi?

Fermi! Fermate la testa! Sta già vagando. Se avete avuto la lucidità di scartare nome, cognome, animale eccetera, scommetto il mio testicolo destro che siete già partiti di immaginazione nel tentativo di appigliarvi a un concetto, a una risposta. Vi state inventando una definizione, state vagando nel mondo della fantasia. Perchè? Perchè siete superbi, già convinti di avere la risposta, e non vi piace/non volete ammettere la verità: non sapete chi siete. E’ inutile illudersi con espressioni tipo “sono spirito”, “sono anima”, “sono un’emanazione di Dio” e simili. Dietro queste parole c’è il vuoto. Poco fa ho scritto: “Nessuno vive niente: siamo già la vita stessa”. Bello, bellissimo, figata. Ma cosa significa davvero? Non lo sapete. Prendete la parola “vita” e la farcite con delle definizioni arbitrarie, che avete appreso da altri. Ma non c’è un vero sentimento, una vera comprensione delle parole finchè vi aggrappate a concetti mentali, li seguite e vi convincete siano reali. Lasciateli andare (tanto non sono vostri) e arrendetevi di fronte alla verità: non sapete chi siete. Fate un bel respiro profondo. Fatene un altro. Ascoltate quello che c’è. Non provate ad ascoltare: ascoltate.

Rendersi conto effettivamente (ovvero sentirlo dentro) di non avere idea di chi siete è un passo avanti chilometrico. Potete andare a sentire millemila pseudo-guru, life coach e altri cialtroni dalle belle parole, spendendo magari cifre a due o tre zeri e una quantità spropositata di tempo senza fare il minimo passo avanti. Il motivo è semplice: le loro belle parole non smontano ma anzi gonfiano ancora di più il vostro cosiddetto “ego”, ovvero ciò che credete di essere, i vostri modi di pensare e percepire, di rispondere agli stimoli del mondo. Fanno soldi dicendo alle persone, tendenzialmente con problemi di autostima, depressione, smarrimento o semplicemente rincoglionite, che “sono esseri meravigliosi, capaci di imprese straordinarie. Potete ottenere quello che volete, se lo volete davvero. Siete fantastici! Forza, alzatevi in piedi e gridatelo al mondo intero: ‘io sono bellissimo!’ Forza!”

Cazzate! E’ solo un altro modo per farli fuggire dalla loro condizione di miseria. Stanno male, evidentemente, e tu cosa fai per aiutarli? Li fai scappare (ancora) nel mondo della fantasia, li fai autoconvincere di nuove vaccate. Non è una cura, è un’altra inculata bella e buona. Non siete meravigliosi, stupendi, dei capolavori: siete delle merde ignoranti. Fate schifo, non siete niente. Guardate in faccia la verità, per una volta nella vita. Come vi sentite? Sentite di essere perfetti, fantastici? Ne dubito fortemente. Quindi, al momento, la realtà per voi è una sola: siete delle merde, la miseria fatta a persona. E allora smettetela di raccontarvi palle su palle. Smettete di fuggire, tanto non funziona: anche lo scappare è una mera fantasia perchè dalla realtà non si scappa. Si pensa di scappare, ci si illude di riuscirci. Ma non si scappa. E’ il miglior primo passo che possiate fare, la presa di consapevolezza “di base”. Poi sarà anche vero che siamo perfette emanazioni divine, che la realtà è intrinsecamente “buona” eccetera eccetera ma, al momento, non è quello che percepiamo. E’ pura immaginazione, basata su immagini mentali arbitrarie e costruite per aria. Lasciatele andare e ascoltate quello che c’è ora.

Esercitate la presenza. Sentite Renzi in tv e ogni parola lanciata dalla sua bocca è per voi un’offesa all’intelligenza? Reagite. Nel momento stesso in cui lo fate, siate presenti, testimoni della reazione. Non è nemmeno un’auto-osservazione o uno sviluppo dell’attenzione: è proprio… esserci, presenza, essere lì in quel preciso momento. Arriverà una presa di consapevolezza e un istante dopo sorgerà immediatamente una domanda: perchè? “Perchè ho reagito così?” Vi accorgete, per la prima volta in vita vostra, di aver reagito allo stesso modo già altre mille volte, sempre in risposta al medesimo stimolo. E non ve ne eravate mai accorti. Ovvio, non c’eravate. Non c’era consapevolezza, presenza, vita, niente: era tutto automatizzato. E’ come quando premete il tasto “P” sulla tastiera. Cosa vi aspettate di vedere sullo schermo? Una “V”? No, è meccanico, pre-definito, non è propriamente intelligente. Schiacci “P” ed esce “P”. Sempre. Ecco: siete voi in questo momento. Sopiti, addormentati, trascinati dall’intelligenza minima della sopravvivenza, arricchita da un oceano di idee e convinzioni che non vi appartengono. Infatti non è un caso se siete a disagio…

Siate vigili, presenti. Non immaginate i cambiamenti che potrebbero sorgere: emergeranno spontaneamente, alcuni piccoli e altri più grandi. E piano piano il mondo diventerà più chiaro, meno nascosto dai significati arbitrari dati alle parole. Diventerà più vero. Arriverà il momento che alla domanda “voi, nella vostra vita, avete mai visto un tavolo?” risponderete qualcosa tipo “E’ da una vita che non ne vedo uno”. Che ne so, sparo a caso. Comunque la risposta cambierà spontaneamente perchè sarà cambiato qualcosa dentro, senza sforzo, senza congetture su cosa fare e cosa dire e come comportarsi. Sarà tutto spontaneo.

19 maggio 2014

De buch is on de teibol

Vi faccio una domanda, semplice, senza giri di parole, trabocchetti, analogie o metafore. Se volete rispondere nei commenti sentitevi liberi di farlo. Non ci sono risposte giuste o sbagliate, non ci sono giudizi o pregiudizi: rispondete con onestà e sincerità. Tutto qui. Sì/no/non so. La domanda è questa:

Voi, nella vostra vita, avete mai visto un tavolo?

14 maggio 2014

Il miglior risultato del M5S

E’ una sottigliezza. Non è fatta di proclami, promesse nè programmi elettorali. Potete notarne un esempio nel video qui sotto. E’ un pezzo della trasmissione “Che tempo che fa” nel quale il vice direttore de La Stampa, Massimo Gramellini, parla dell’imminente partecipazione di Beppe Grillo al programma “Porta a porta” di Bruno Vespa. Prego la regia di agevolare il filmato.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-9b4a5b22-26c8-419e-905a-8af92270f7bc.html

Purtroppo i geni della Rai non l’hanno caricato su Youtube, per cui non riesco a incorporarlo nell’articolo. Comunque basta cliccare sul link qui sopra e andare al minuto 30 circa.

Gramellini mostra un video del 1983 nel quale si vedono Grillo e Vespa insieme. Dopodichè riporta alcune parole scritte da Grillo sul suo blog nel 2008 e indirizzate proprio a Vespa, ovvero:

Bruno Vespa è un danno per il Paese, per l’informazione libera e per l’economia. Devespizziamo la Rai a partire da questo insetto. Non comprate più i prodotti pubblicizzati all’interno di Porta a Porta.

Ecco cosa aggiunge Gramellini:

Io gli auguro [a Grillo] che i suoi elettori non lo prendano alla lettera, visto che stavolta il prodotto pubblicizzato all’interno di ‘Porta a porta’ sarà lui.

Gelo in studio. Nessuno ride. Il nulla. Manca solo il fischio del vento e la palla di fieno ruzzolante. Fazio prova colmare il silenzio con una delle sue considerazioni da spalla pseudo-comica in veste pseudo-intellettuale ma con scarsi risultati, tanto che lo stesso Gramellini evidenzia subito ironicamente l’imbarazzo:

Era di gran lunga la più bella battuta che ho detto nella mia vita. Non ha riso nessuno. Sono disperato.

Applauso del pubblico per sottolineare l’apprezzamento all’autoironia.

Ora proviamo a immaginare una notizia del genere ma cambiando il protagonista. Facciamo che al posto di Grillo mettiamo Berlusconi e facciamo finta che “Porta a porta” sia un inespugnabile feudo della miglior Sinistra, di quella vera e stoica. Quindi: 1983 – Berlusconi insieme a Vespa; 2008 – Berlusconi si scaglia nettamente contro Vespa e il suo programma di comunistoni falce e martello, inneggiando alla “devespizzazione” della Rai. Gramellini dice la stessa identica battuta:

Io gli auguro [a Berlusconi] che i suoi elettori non lo prendano alla lettera, visto che stavolta il prodotto pubblicizzato all’interno di ‘Porta a porta’ sarà lui.

Che reazione vi immaginate, da parte del pubblico in studio? E da parte vostra? Risate/risatine e applausi a scena aperta. Come mai? Perchè con Grillo no?

Perchè ironizzare nel senso di ridicolizzare/screditare il Movimento 5 Stelle non piace troppo. A parte i più convinti (e rincoglioniti, aggiungerei) berlusconiani o renziani o altre idiozie terminologiche simili, al resto delle persone non piace ridere di scherno verso Grillo e i 5 Stelle. Il motivo è presto detto: sono diversi, si differenziano nettamente dall’informe massa di cialtroni prezzolati che ormai hanno sfondato da parecchio il limite dello schifo e del ribrezzo. I 5 Stelle vengono percepiti come migliori, come unica e credibile alternativa all’immondizia del resto del Parlamento. A parte qualche elemento, tipo Vito Crimi, sugli altri e sul Movimento in generale è estremamente difficile riuscire a fare un’ironia “distruttiva”: la gente non l’appoggia e alle persone non viene da ridere. E’ un segno della credibilità e della serietà operativa che il Movimento è riuscito a costruirsi.

Prendiamo Crozza, toh, e il suo “Crozza nel paese delle meraviglie”. E’ da più di un anno che prova, giustamente essendo un comico, a ironizzare sui 5 Stelle e qualche volta c’è pure riuscito bene: qualche pezzo su Crimi, Casaleggio che “profetizza” delle assurdità sul futuro. Poi ha provato a caricaturizzare Grillo, facendogli dire una cosa e un attimo dopo l’esatto contrario, perchè “è un comico e quindi deve sempre stupire il pubblico”. Ha fatto ridere, effettivamente, ma come caratterizzazione del personaggio non c’ha preso granchè: Grillo non mi sembra cambi idea ogni due per tre, anzi: quello che dice una cosa e ritratta o cambia versione dopo tre secondi mi pare di ricordare essere un altro. Quindi, mmm, ancora non ci siamo. Ultimamente è venuto fuori con “Game of streaming”, una parodia in salsa 5 Stelle del “Trono di spade”, con risultati altalenanti.

Ma si è dovuto inventare una roba del genere per provare a schernire il Movimento e, anche qui, non ci riesce clamorosamente. Per deridere gli altri personaggi, di solito, bastano una parrucca e dei baffi. Maroni, Bossi, Berlusconi, Brunetta, Renzi, Formigoni, Razzi, Bersani, Ingroia, Monti, Napolitano (senza nemmeno la parrucca, tra l’altro), Salvini, perfino la Merkel. Indubbiamente, fa più ridere “Game of streaming” o un Formigoni? O un Bossi-Maroni? E poi tutti questi personaggi li ha imbroccati subito, al primo colpo: solo dopo, al limite, ha inserito qualche variazione comunque secondaria, più che altro per non diventare eccessivamente ripetitivo.

La gente non è troppo disposta a vedersi deriso il Movimento 5 Stelle, anche perchè, oltre al discorso sulla credibilità, di personaggi palesemente incompetenti o che comunque offrono il fianco alla derisione popolare non è che ce ne siano molti. Sì, si può ironizzare su alcune sparate di Grillo o su Casaleggio. O su Crimi. Ma non c’è il Renzi di turno, o il Formigoni a catalizzare ridicolmente la scena: ci sono persone comuni che si danno da fare e si ha la percezione che senza di loro saremmo totalmente nella merda. Poi si può discutere se sia effettivamente così o se invece sia solo una percezione, se siano davvero loro il cambiamento o se siano anche loro manovrati dai soliti noti (e non), ma l’alone di credibilità verso il M5S c’è. E non è cosa da poco.