Cari amici lettori e orizzontalmente amiche lettrici [cit.], auguro a tutti voi e ai vostri cari un bellissimo Natale! Che possiate essere tutti più in armonia con la vostra famiglia, con i vostri amici e con il prossimo. Buon Natale!
"Non puoi parlare di cose inutili 24 ore su 24, perchè, poi, ci sarà caos nelle strade, cosa che sta già avvenendo, perchè le persone sono frustrate dal non sentire confermata la loro voce della ragione. Ognuno di noi ha una voce della ragione che ci dice "Questa è una merda! Quello che sto guardando è una merda!" e i media non confermano la nostra voce. Quindi, dopo un po' di tempo, le persone iniziano a pensare di essere pazze. Ecco perchè non mi piacciono i grandi media.” Bill Hicks, 1993.
24 dicembre 2011
21 dicembre 2011
Di nuovo su scienza e spirito
Ho letto questo articolo di Massimo Mazzucco sul suo sito Luogocomune.net e lo trovo molto interessante.
Buona lettura!
(tratto da Luogocomune.net)
Il dilemma fra scienza e conoscenza
Nei giorni scorsi ho ricevuto una lettera da parte di una nostra utente, che mi raccontava di una esperienza, fatta con un “chiaroveggente”, simile per molti aspetti a quelle descritte nella biografia di Edgar Cayce. (Avevo iniziato a risponderle personalmente, poi è venuta fuori una tale pappardella che ho deciso di farne un articolo. Magari la cosa interessa anche altre persone). Ecco la lettera, seguita dalla mia risposta. (M.M.)
***
Ho conosciuto anni fa un "veggente", lui si definisce così. E' stato ospitato per qualche giorno in casa mia, all'epoca ero studentessa e abitavamo in 4 ragazze. Lui era un amico d'infanzia di una di loro, chiamiamola Sara. Sara mi aveva già parlato in passato di questo suo amico, ma di fronte al mio scetticismo aveva lasciato perdere, e non aveva mai ripreso il discorso.
Anche quando lui è arrivato da noi, inizialmente Sara non mi ha detto chi era. Nè lui nè lei hanno mai cercato di diffondere la cosa, anzi questa sua capacità è custodita e viene rivelata solo ad amici stretti. Poi però una sera sono tornata dalla mia lezione di fisica e Sara mi ha detto chi era, aggiungendo che se volevo mi avrebbe fatto l'analisi (loro chiamano così il "consulto").
Confesso che a quel punto fui presa da una curiosità morbosa, e cominciai a pensare a cosa potesse venire fuori da questo “veggente” che mi convincesse davvero delle sue capacità. Lui prese tra le mani un oggetto mio personale ed entrò in trance, cominciando a descrivere vari aspetti della mia vita... azzeccandoci in pieno sia sul passato che sul presente. Descrisse abbastanza con precisione il mio paesello d’origine, dove abito attualmente, come se lo stesse vedendo in quel momento. Lui dice che il flusso di immagini che vede nello stato di trance è completamente fuori dal controllo della sua volontà, le vede e basta. Poi, con i dovuti tempi, ha spaziato su tutta la mia vita, dagli studi agli affetti e anche a cenni sul futuro.
Inizialmente pensai che la mia amica gli avesse passato di nascosto le informazioni su di me, per farmi uno scherzo. Poi però mi sono resa conto che molte cose nemmeno lei poteva saperle. Insomma, mi sentivo come se lui mi avesse davvero “letto dentro”.
Nei giorni seguenti abbiamo fatto la prova con un’altra amica, e anche lì sono venute fuori cose che nessuna di noi sapeva. Ad esempio, mentre era in trance il ragazzo ha detto che lei era incinta, quando questa non ci aveva nemmeno detto che aveva avuto da poco una storia con un tipo. La settimana dopo è venuto fuori che era davvero incinta.
Un’altra volta hanno rubato la macchina a una di noi. Il giorno dopo ci siamo messe nella macchina dell'altra, e abbiamo cominciato a girare in cerca di quest’auto (una vecchia carriola), col veggente al telefono come tom tom che cercava di guidarci. La macchina non riuscimmo a trovarla, ma dopo qualche tempo i carabinieri la trovarono proprio in uno scenario che il veggente aveva descritto, un laghetto vicino a un bosco con la macchina buttata lì un po’ di traverso.
Ma la cosa più scioccante è che questo ragazzo è anche medium (comunica coi morti). Ci ha detto che assolutamente non fa queste cose di routine, ma che per amici o persone che sono rimaste davvero scottate da una perdita si prende la briga di farlo: dice che queste sedute lo devastano fisicamente e che evita il più possibile di farle. Io, già abbastanza scioccata dal tutto, me ne tiro fuori e dico che non voglio saperne nulla. Mentre le mie due amiche vogliono fare questa cosa, per alcune loro amicizie che ne avrebbero assoluto bisogno. Quindi vengono invitate in casa queste persone, fanno queste sedute, e a questo punto pare che ci sia stato un grande spavento e incredulità per quello che è venuto fuori (io non ho voluto esserci proprio perchè non ero pronta all'idea di un veggente, figuriamoci di un medium).
Una volta uscito dalla trance il ragazzo non ricordava nulla, però durante la trance ha detto anche che il purgatorio è la terra stessa, che le anime che non riescono a staccarsi dalla terra ci restano vicine, e che solo con quelle si può comunicare. Non tutti i morti sono contattabili, alcuni sono talmente in pace che non desiderano più avere contatti.
Devo dire che tutta questa esperienza mi ha sconvolto la vita. Quando sono tornata nelle mie aule di fisica ricordo che guardavo la prof e mi chiedevo, ma dove stiamo andando, che stiamo facendo?
Per molto tempo ho avuto addosso questa stana sensazione, non dico che prima di questa cosa fossi affiliata al Cicap, ma studiando una materia scientifica sono sempre stata abbastanza razionale, mentre adesso mi sembra quasi incredibile perdere tutte queste ore nei laboratori sapendo che esistono persone con queste doti.
Comunque, mi dispiace se sono stata noiosa e prolissa, ma è difficile raccontare un'esperienza simile senza scendere nei particolari. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di questa storia, perchè faccio molta fatica a vedere la vita come la vedevo prima.
Segue firma
RISPOSTA
Premesso ovviamente che quello che segue è solo la mia opinione personale, ti dico una cosa che forse ti sorprenderà: nulla, assolutamente nulla di quello che mi hai raccontato mi ha minimamente stupito. Eppure io sono un razionalista come te.
L’unica differenza – dovuta probabilmente all’età – è che io ho già potuto fare un percorso “aggiuntivo” di ricerca che tu forse non hai ancora affrontato. Quando cominci a studiare le varie tradizioni spirituali della storia (che non c’entrano niente con le “religioni”, sia chiaro) scopri due cose fondamentali: la prima è che dicono tutte più o meno le stesse cose, l’altra è che non c’è nessuna contraddizione effettiva fra l’osservazione “scientifica” della realtà e la dimensione spirituale di cui parlano (per “spirituale” intendo genericamente tutto ciò che è “metafisico”, cioè “non verificabile” direttamente con i nostri 5 sensi). Si tratta semplicemente di due aspetti della stessa realtà: il primo è quello visibile, il secondo quello invisibile.
Il materialista preferisce fermarsi al primo aspetto, perchè è l’unico che gli offre la “certezza” della verifica tangibile (altri la chiamano “dimostrazione scientifica”). Tocco/vedo/misuro questo tavolo, quindi so che esiste. Non posso vedere/toccare l’anima di mio nonno, quindi non dico per forza che non esista, ma la cosa non mi interessa, perchè non posso comunque verificarla.
In realtà, quando il materialista dice di “non poter escludere” l’esistenza dell’anima, lo fa solo perchè non vuole sentirsi chiedere “ma tu come fai ad essere sicuro che non esista?”. Di fatto però, nel momento stesso in cui decide che l’esistenza dell’anima “non gli interessa”, esclude quella possibile variabile dall’equazione generale, e limita drasticamente gli strumenti che ha a disposizione per risolverla.
In altre parole, l’approccio della scienza alla comprensione della realtà è fortemente contraddittorio, perchè da un lato pretende di “capire”, “determinare”, “misurare” e “ordinare” il tutto entro precise leggi immutabili, dall’altro si priva intenzionalmente di una parte di possibili “elementi” che potrebbero aiutarlo a trovare magari una soluzione più completa e soddisfacente.
Certo, in un’aula di tribunale andrebbero presentate solo prove tangibili e verificabili, lasciando fuori tutto ciò che è opinabile e soggettivo, e questo giustamente è il principio che ha ispirato tutta la tradizione giuridica dell’occidente. “Habeas corpus”, prima di tutto. Altrimenti non sognarti nemmeno di sporgere denuncia.
Se però ci riflettiamo meglio, le prove tangibili e verificabili sono solo il punto di partenza di un processo che sia degno di quel nome, ma raramente si arriva ad una conclusione valida senza introdurre anche elementi più sottili e “impalpabili” come il movente, il background culturale, le circostanze del momento, lo status sociale, i condizionamenti psicologici, e tutte quelle variabili che non si possono nè misurare nè “dimostrare scientificamente”, ma senza le quali molto spesso non si riesce nemmeno a ricucire tutti gli elementi fattuali che sono stati presentati.
Non bastano uno sceicco saudita e tre grattacieli crollati per fare un attentato. Ci vuole anche un valido movente. Senza di quello i “fatti’ nudi e crudi non dicono quasi nulla.
Pensa quindi al paradosso: proprio nel luogo dove viene data la massima importanza ai “fatti oggettivamente dimostrabili”, l’aula di giustizia, si deve comunque ricorrere ad una serie di elementi “astratti” – e quindi necessariamente soggettivi – per arrivare ad una conclusione valida.
La scienza invece pretende di emettere le sue sentenze escludendo a priori tutto ciò che non sia tangibile e oggettivamente dimostrabile. Salvo doversi arrestare di colpo, spesso in modo imbarazzante, di fronte ai limiti che essa stessa ha voluto imporsi.
- L’universo è nato esattamente 13,75 miliardi di anni fa – ti dice l’astrofisico - con un margine di errore di 0,13 miliardi di anni.
- Caspita! E tu come fai a saperlo?
- Abbiamo fatto i calcoli – ti risponde lui, mostrandoti con orgoglio la lavagna piena di equazioni.
- Quindi prima non c’era niente nello spazio, giusto?
- Sbagliato. Non c’è un “prima”, perchè prima il tempo non esisteva. E’ nato insieme all’universo.
- Ma scusa, da cosa sarebbe nato l’universo? Da qualche parte sarà uscito, no?
- Certamente. E’ nato da una cosa infinitamente piccola, grande come la capocchia di uno spillo.
- Ma come faceva tutto l’universo a stare dentro la capocchia di uno spillo?
- Ci stava, ci stava. Abbiamo i fatto i calcoli: se comprimi tutto in un modo pazzesco ci può stare.
- Va bene, ma chi l’ha messa lì questa capocchia?
- Ah, questo non me lo chiedere. Non lo so e non mi interessa saperlo, tanto non lo posso dimostrare.
- Ma scusa, come fai a spiegare un evento così enorme e complicato come la nascita dell’universo, senza nemmeno sapere che cosa l’ha causata?
- Te l’ho detto, i fatti sono fatti. Tutto il resto non mi interessa.
Ecco come nasce l’ “errore giudiziario” della scienza. Trova uno sceicco, trova tre grattacieli crollati, e decide che c’è stato un attentato. Se però non includi anche le motivazioni, nel tuo ragionamento, finisci per credere che gli islamici siano tutti terroristi.
In altre parole, i fatti sono sempre stati e sempre rimarranno di primaria importanza in qualunque percorso di indagine cognitiva. Ma lo sono solamente nella prima fase di questo percorso, quella analitica. Prendi i fatti disponibili, li valuti uno per uno, scarti quelli inaffidabili e tieni solo quelli accertati. Prima però di passare alla sintesi, dovrai includere nel ragionamento anche tutti quegli elementi “sottili” che sfuggono alla verifica fattuale, ma che sono il collante indispensabile per tenere insieme una qualunque soluzione accettabile.
Attenzione però, non confondiamo gli elementi “sottili” con quello che la scienza definisce sdegnosamente “superstizione”: non stiamo dicendo di analizzare prima i fatti concreti, e poi di fare una seduta voodoo ubriacandoti di candeggina per avere la risposta. Nè di certo stiamo dicendo di introdurre “dogmi” di alcun tipo per riempire i passaggi mancanti del nostro ragionamento. Anzi, è proprio lì che sta la differenza fra l’atteggiamento dogmatico/fideistico e quello razionale/analitico. Il primo accetta certe “verità” inamovibili ad occhi chiusi, e poi costruisce il suo ragionamento intorno a quello che gli rimane. Il secondo invece valuta apertamente tutti gli elementi disponibili, per quanto “esoterici” o “sfuggevoli” possano essere, cercando sempre di integrarli in qualche modo in un processo razionale.
Facciamo un esempio, per tornare alla tuo amico “veggente”. Quando dice che “la terra stessa è il purgatorio, e che non tutte le anime si distaccano immediatamente dalla sua sfera fisica”, può sembrare una cazzata qualunque, inventata lì per lì, che poteva essere qualunque altra cosa. Se però vai a guardare da vicino, scopri che diverse tradizioni spirituali sostengono una cosa simile, pur essendo appartenute a civiltà completamente diverse, che non hanno mai avuto modo di conoscersi fra di loro.
Pur senza affrontare direttamente la questione dell’anima, puoi quindi stabilire che questo concetto deve essere entrato a far parte delle varie tradizioni spirituali in un modo “diverso” dalla semplice comunicazione a livello fisico fra esseri umani.
Poi sta a te valutare quale possa essere questo “modo diverso”, per arrivare ad una eventuale conclusione. Resta il fatto che avrai comunque aggiunto uno strato di “conoscenza verificabile” - un elemento di fattualità - ad una questione metafisica che inizialmente sembrava sfuggire a qualunque tentativo di razionalizzazione.
Il succo della faccenda, secondo me, e che la studentessa di fisica può tranquillamente tornare sui banchi di scuola, e rimettersi a studiare con la stessa passione di prima. Non deve però sopprimere l’aspetto intuitivo della conoscenza, solo perchè quello che ti dice non è “scientificamente dimostrabile”. Visto il punto in cui è arrivata oggi la scienza, è evidente che non possiamo caricare esclusivamente sulle nostre capacità razionali il peso di un lavoro che da sole ormai non sono più in grado di svolgere. Oggi non dobbiamo più scoprire come è fatto l’atomo, dobbiamo capire come faccia a trovarsi contemporaneamente in due punti distinti dell’universo. E quello non lo scopri di certo usando il righello dell’ingegnere. Oggi dobbiamo integrare al meglio tutti gli aspetti disponibili della nostra conoscenza. Dobbiamo quindi mettere la ragione al servizio dell’intuizione, usando la prima per analizzare e organizzare nel modo più efficace non solo quello che ci arriva dal mondo esterno, ma anche tutto quello che ci arriva dal fronte interiore.
Non è un caso che il nostro cervello sia diviso in due parti ben distinte, ma collegate fra di loro. E nessuno oggi può illudersi di riuscire a vivere con mezzo cervello soltanto.
Massimo Mazzucco
Lo spirito di intuizione è un dono divino. Il cervello è il suo servitore.
Noi abbiamo creato una società che venera il servitore, e si è dimenticata del dono divino.
– Albert Einstein
16 dicembre 2011
RockaBill
Amici, è da molto che non scrivo più sul blog, ma è stato un periodo piuttosto intenso, tra una cosa e l’altra.
Una di queste è il video che trovate qui sotto. Oggi è il 16 dicembre 2011 e in questo stesso giorno, 50 anni fa, in Georgia nasceva un omino destinato a diventare, a mio avviso, una delle migliori menti dell’ultimo secolo come minimo. Nome: William Melvin, aka Bill. Cognome: Hicks. Per celebrare il mezzo secolo dalla sua nascita, ho messo insieme un video tributo, questa volta più rock rispetto a quello di due anni fa, e nel quale ho dato particolare enfasi ai concetti più rock, appunto, del pensiero di Bill: le riflessioni sulla vita e sulla morte, sull’esistenza, sulla realtà. Il suo messaggio più importante, tra le decine del suo repertorio, è questo, che permette di liberarsi dalle catene e di immaginare una società più moderna e meno opprimente.
Il tutto condito dal suo musicista preferito, Jimi Hendrix.
Spero vi piaccia! Buona visione!
22 novembre 2011
Qualche verità non fa mai male
Le citazioni qui sotto sono tratte dal libro “Antiche come le montagne”, che è a sua volta una raccolta di estratti dai vari testi di Mohandas, organizzati in modo da formare un discorso piuttosto continuo e coerente (con ottimi risultati) su vari argomenti, come la religione, le donne, l’educazione e altri. Oggi propongo qualche stralcio dal capitolo “La democrazia e il popolo”. Più in là, così, casualmente, quando mi verrà l’ispirazione, ne metterò altri su argomenti diversi. Perchè, come diceva lui stesso, le sue verità non sono sue: sono antiche come le montagne.
Buona lettura!
“Per me il potere politico non è un fine, ma uno dei mezzi per permettere al popolo di migliorare le sue condizioni in ogni settore della vita. Potere politico vuol dire capacità di governare la vita nazionale per mezzo di rappresentanti nazionali. Se la vita nazionale diventa cosi perfetta da governarsi da sé, non occorre più nessuna rappresentanza. Si ha allora uno stato di illuminata anarchia. In un tale stato ciascuno è governante di se stesso e si governa in modo da non molestare mai il vicino. Perciò, nello Stato ideale non vi è potere politico perché non vi è Stato. Ma nella vita, l'ideale non si attua mai pienamente. Donde la classica affermazione di Thoreau, che il miglior governo è quello che governa meno.”
“Il mio concetto di società è che, mentre siamo nati uguali, avendo cioè diritto a uguali occasioni, non abbiamo tutti le stesse capacità. E' impossibile, per la natura stessa delle cose. Per esempio, non tutti possono avere la medesima statura, o colore, o grado d'intelligenza ecc.; perciò, per la stessa natura delle cose, alcuni avranno la capacità di guadagnar di più e altri meno. Gente dotata di talenti otterrà di più, e utilizzerà i suoi talenti a questo scopo. Ma se li utilizza generosamente, agirà per conto dello Stato. Questi individui esistono in quanto fiduciari, e a nessun'altra condizione. Io permetterei a un uomo intelligente di guadagnare di più, non soffocherei il suo talento. Ma la maggior parte dei suoi più lauti guadagni dovrà essere usata per il bene dello Stato, esattamente come le entrate di tutti i figli che guadagnano vanno nel comune fondo familiare. Essi possono tenere per sé i loro guadagni soltanto in qualità di amministratori. Può darsi che io fallisca miseramente. Ma è a questo che io tendo.”
“Sento che fondamentalmente il male è lo stesso in Europa come in India, nonostante che là il popolo sia politicamente autonomo [...] E’ perciò probabile che si possa applicare lo stesso rimedio. Spogliato di ogni mimetizzazione, lo sfruttamento delle masse in Europa è sorretto dalla violenza.
La violenza da parte delle masse non eliminerà mai il male. In ogni modo, l'esperienza finora ha mostrato che il successo della violenza è stato di breve durata. Ha portato maggiore violenza. Finora si sono tentate soltanto variazioni della violenza e controlli artificiali dipendenti soprattutto dalla volontà dei violenti. Al momento cruciale questi controlli naturalmente non hanno funzionato. Mi sembra perciò che prima o poi le masse europee dovranno ricorrere alla non violenza, se vogliono ottenere la liberazione.”
“Perciò, dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola d'oro della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.”
“Le divergenze d'opinione non dovrebbero significare ostilità. Se cosi fosse, mia moglie e io dovremmo essere nemici giurati l'uno dell'altro. Non conosco due persone al mondo che non abbiano avuto divergenze d'opinione e, essendo seguace del Gitá [Bhagavad Gitá], ho sempre cercato di considerare coloro che dissentono da me con lo stesso affetto che ho per quelli che mi sono più cari e vicini.”
“Continuerò a confessare gli errori ogni volta che la gente li commetterà. L'unico tiranno che accetto in questo mondo è la « silenziosa piccola voce » dentro di me. E anche se devo affrontare la prospettiva di una minoranza di uno, credo umilmente di avere il coraggio di trovarmi in una minoranza così disperata.”
“Posso dire sinceramente che sono lento nel vedere i difetti dei miei simili, essendone io stesso pieno e avendo perciò bisogno della loro carità. Ho imparato a non giudicare nessuno severamente e a trovare attenuanti ai difetti che posso scoprire.”
“Un capo è inutile quando agisce in contrasto con i suggerimenti della sua coscienza, circondato com'è da gente che ha ogni genere di opinioni. Andrà alla deriva come una nave senz'ancora, se la voce interiore non lo tien saldo e lo guida.”
“Anche il governo più dispotico non può reggersi senza il consenso dei soggetti, e questo consenso è spesso ottenuto dal despota con la forza. Non appena il suddito cessa di temere la forza del despota, il potere di costui scompare.”
“Non vi è coraggio più grande del deciso rifiuto di piegare il ginocchio dinanzi a un potere terreno, per quanto grande esso sia, e questo senza amarezza di spirito e con piena fede che soltanto lo spirito vive, e nient'altro.”
“La libertà esteriore, che conquisteremo, sarà esattamente proporzionale alla libertà interiore alla quale potremo esserci elevati in un dato momento. E se questa visione della libertà è esatta, dobbiamo concentrare la massima energia nel riformarci dal di dentro.”
“La democrazia e la violenza vanno male assieme. Gli Stati, che oggi sono democratici di nome, o devono diventare apertamente totalitari o, se vogliono diventare davvero democratici, devono coraggiosamente diventare nonviolenti. E’ una bestemmia dire che la non violenza può essere praticata solo da individui e mai da nazioni, che sono composte da individui.”
“Dal momento in cui sono diventato un satyagrahi, ho cessato di essere un suddito, ma non ho mai cessato di essere un cittadino. Un cittadino ubbidisce alle leggi volontariamente, mai per forza o per paura della pena prescritta per l'infrazione. Viola la legge quando lo ritiene necessario e accetta con gioia la pena. In tal modo la priva del suo aculeo o dell'ignominia che si suppone essa comporti.”
“La perfetta disubbidienza civile è una ribellione priva di violenza. Un perfetto oppositore civile ignora semplicemente l'autorità dello Stato. Diventa un fuorilegge che afferma di disprezzare qualsiasi legge di uno Stato immorale. Così, per esempio, può rifiutare di pagare le tasse, può rifiutare di riconoscere l'autorità nella sua vita quotidiana. Può rifiutare di ubbidire alla legge sulla violazione di proprietà e pretendere di entrare nelle caserme militari per parlare ai soldati, può rifiutare di sottomettersi a limiti imposti all'uso dei picchetti e organizzare picchetti entro la zona proibita. Così facendo, non impiega mai la forza e non resiste mai alla forza quando è impiegata contro di lui. Infatti, egli si attira l'incarceramento e altre manifestazioni di forza contro di lui. Agisce così perché e quando ritiene che la libertà fisica, di cui gode apparentemente, è un peso intollerabile. Ragiona tra sé che uno Stato tollera la libertà individuale fin dove il cittadino si sottomette alle sue norme. La sottomissione alla legge dello Stato è il prezzo che il cittadino paga con la propria libertà personale. Perciò la sottomissione a una legge di Stato totalmente o in parte ingiusta è un baratto immorale con la libertà. Un cittadino che si rende conto della natura malvagia di uno Stato, non si accontenta di vivere rassegnandovisi; e perciò, a coloro che non condividono la sua opinione, appare nocivo alla società, quando si sforza, senza commettere infrazione morale, di costringere lo Stato ad arrestarlo. Considerata in tal modo, la resistenza civile è la più potente espressione dell'angoscia di un'anima e un'eloquente protesta contro il perdurare di uno Stato malvagio. Non è questa la storia di ogni riforma? I riformatori non hanno forse, con grande scandalo dei loro compagni, rifiutato i simboli innocenti legati a un ordine malvagio?
Quando un gruppo di individui sconfessano lo Stato nel quale sono vissuti fino ad ora, instaurano quasi un loro governo. Dico quasi, perché non arrivano al punto di usare la forza quando lo Stato si oppone loro. La loro « parte », come e di ogni individuo, è di essere imprigionati o fucilati dallo Stato, a meno che questo non riconosca la loro esistenza separata, in altre parole, non si inchini alla loro volontà. Così, nel 1914, tremila indiani del Sud Africa, dopo aver debitamente avvertito il governo del Transvaal, varcarono il confine del Transvaal a dispetto della legge sull'immigrazione e costrinsero il governo ad arrestarli. Ma non riuscendo a provocarli alla violenza o a costringerli alla sottomissione, il governo cedette alle loro richieste. Perciò, un gruppo di oppositori civili è come un esercito soggetto a tutta la disciplina di un soldato, ma più dura perché priva dell'entusiasmo della vita di un comune soldato. E poiché un esercito di resistenza civile è o dovrebbe essere libero dalla passione, perché libero dallo spirito di rappresaglia, esso richiede un numero limitatissimo di soldati. In verità, basta un perfetto resistente civile per vincere la battaglia del bene contro il male.”
“Ciascun movimento valido passa per cinque stadi, l'indifferenza, lo scherno, le ingiurie, la repressione e il rispetto. Per qualche mese abbiamo raccolto indifferenza. Poi il viceré graziosamente si burlò di noi. Le ingiurie, compreso il travisamento, sono state all'ordine del giorno. I governatori provinciali e la stampa contro la non collaborazione hanno accumulato sul movimento tutte le calunnie di cui sono stati capaci. Ora viene la repressione, per il momento in forma ancora discretamente mite. Ogni movimento che sopravvive alla repressione, dura o moderata, invariabilmente ispira il rispetto, che è un altro nome del successo. Se siamo fedeli, questa repressione può essere considerata un segno sicuro di prossima vittoria. Ma, se siamo fedeli, non ci lasceremo intimidire né ci vendicheremo con ira e violenza. La violenza è un suicidio.”
“Il fatto che vi siano ancora tanti uomini vivi nel mondo, mostra che esso si fonda non sulla forza delle armi ma sulla forza della verità e dell'amore. Perciò la prova maggiore e più inattaccabile dell'efficacia di questa forza si trova nel fatto che, nonostante le guerre del mondo, esso continua a vivere.
L'esistenza di migliaia, anzi di decine di migliaia di individui, dipende dall'azione molto intensa di questa forza. Piccoli litigi nella vita quotidiana di milioni di famiglie scompaiono davanti all'esercizio di essa. Centinaia di nazioni vivono in pace. La storia non prende atto, né lo può, di questo fatto. La storia, in realtà, è la testimonianza di ogni interruzione nella costante attività della forza dell'amore o dello spirito. Due fratelli litigano; uno si pente e ravviva l'amore che dormiva in lui; i due ricominciano a vivere in pace; nessuno ne prende atto. Ma se i due fratelli, per l'intervento degli avvocati o per qualche altra ragione, ricorressero alle armi o alla legge che è un'altra forma di manifestazione della forza bruta, le loro vicende sarebbero immediatamente riportate dalla stampa, diventerebbero la favola dei vicini e probabilmente passerebbero alla storia. E quello che vale per le famiglie e per le comunità, vale per le nazioni. Non vi è ragione di credere che vi sia una legge per le famiglie e un'altra per le nazioni. La storia, allora, è la testimonianza di un'interruzione nel corso della natura. La forza dello spirito, essendo naturale, non è registrata nella storia.”
“La mia opera sarà compiuta, se riuscirò a convincere l'umana famiglia che ogni uomo o donna, per quanto fisicamente debole, e il difensore della propria libertà e del rispetto di sé. Questa difesa è valida, anche se tutto il mondo si schierasse contro il singolo resistente.”
11 novembre 2011
Messora, ti voglio bene
Ieri sera, come saprete, è andata in onda su Internet, Sky e televisioni locali, la seconda puntata del nuovo spettacolo di Santoro, “Servizio Pubblico”. Nel solito marasma di vari indignati, ha fatto la sua apparizione il gestore del blog Byoblu, uno dei maggiori blog informativi italiani, Claudio Messora. E per dire che? Per esporre quella parte del curriculum di Mr. Mario Monti che viene puntualmente trascurata nelle varie presentazioni in pompa magna che aleggiano nei media mainstream, in questi giorni. In pratica, Claudione ha informato coloro nascosti dietro il muro del Tg2 e de La Repubblica sulle frequentazioni Rockfelleriane e Bilderberghiane del salvatore della patria, il Gesù Cristo (con gli occhiali) italiano del 2011.
Bravo Claudio! TVB!
(tratto da Byoblu.it)
Lo chiamano complottismo. Io lo chiamo leggere, fare delle riflessioni e porre delle questioni. Forse basterebbe rispondere, per fugare qualsiasi dubbio, perché sia chiaro: non esiste solo il conflitto di interessi di Berlusconi.
Il giorno in cui leggerò di Commissione Trilaterale e di Gruppo Bilderberg sulle pagine del Corriere, dove anche stamattina perfino Stella riesce ad evitare la questione parlando della storia di Mario Monti, allora vi garantisco che mi tranquillizzerò. Perché a me gli strani ometti verdi che ingoiano topolini vivi non interessano. Se invece vogliamo far risolvere i nostri problemi a uno che potenzialmente rappresenta chi li ha creati, allora divento irrequieto.
Fare domande non è sufficiente. Vorremmo anche che non si evitassero le risposte. Chiediamo troppo?

