15 aprile 2015

Allegoria cristiano-satanista

Ci sono un cristiano convinto e un satanista altrettanto determinato. Entrambi si ritrovano a stringere tra le mani un coltello dalla lama molto affilata. Di fronte a loro, posto a mò di trofeo su un gigantesco vassoio d’argento, vi è un enorme pezzo di carne, grandissimo oltre ogni misura, al punto che probabilmente un tirannosauro troverebbe poca fortuna nel tentativo di mangiarlo tutto prima di morire di vecchiaia. Il suo aspetto è semplicemente meraviglioso, irresistibile, quasi irradia gioia solo a guardarlo.

Al satanista, però, non interessa minimamente cibarsene. Distoglie subito lo sguardo, prende il coltello e inizia ad auto-infliggersi delle ferite. Dopodichè se ne va in giro e, ad ogni persona che incontra, cerca di piantare ferocemente quel coltello nel corpo, riuscendoci piuttosto spesso e provandone molta soddisfazione.

Il cristiano, invece, è fortemente attratto dal monumentale tocco di succulenta carne, lo brama oltre ogni altra cosa al mondo e non gli stacca mai lo sguardo di dosso. Tuttavia ripudia il coltello, ritenuto peccaminoso e radice di quasi ogni male dell’uomo. Per cui, non appena si rende conto dell’esistenza di quell’oggetto affilato nella sua mano, lo getta via sdegnato e anche un po’ impaurito, rimanendo senza la possibilità di cibarsi anche di un solo boccone di quella meraviglia fissa davanti ai suoi occhi.

Entrambi moriranno di fame.

10 aprile 2015

Come ti inculano con i simboli

Quando iniziai a interessarmi di controinformazione, e quindi di tutti quegli argomenti dei quali non si parlava nel cosiddetto “mainstream” (oggi, invece, le cose sono abbastanza cambiate e alcuni tabù sono svaniti di fronte a trasmissioni televisive di dubbia divulgazione e documentari che lasciano più confusi di prima), non avevo sostanzialmente idea dell’esistenza di un intero “filone di indagine” relativo alle inclinazioni sataniste dell’èlite degli Opachi, come li chiamo io, e di tutto il corollario sul simbolismo satanista del quale sono impregnati film, video musicali, pubblicità in ogni forma e colore, cartoni animati e chi più ne ha più ne metta.

Mh, interessante, pensai. Questi qua mettono i loro simboli ovunque e io voglio scovarli tutti: pentacoli, bafometti, corna, triangoli rovesciati, occhio che tutto vede, piramidi e scappellamentiasinistracomefosseantani. Da stolto bifolco del basso volgo ignorante diventai pian piano un piccolo ricercatore di informazioni, così da rendermi più consapevole di un affare che, comunque sia, stava e sta sotto gli occhi di tutti. In questo modo, pensai, gliela mettiamo nel culo a ‘sti stronzi che prima ti tengono inconsapevole e poi godono nel giocare a fotterti in piena vista.

Controinformatori united, l’avanguardia dello svelamento dei piani e dei metodi elitari, i pionieri della libertà. ‘Staminchia. Adesso vi dico come quei vecchi marpioni degli Opachi traggono vantaggio dalla diffusione della conoscenza del significato di determinati simboli.

Intanto: cos’è un simbolo? Treccani.it:

Qualsiasi elemento (segno, gesto, oggetto, animale, persona) atto a suscitare nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo immediato aspetto sensibile, ma capace di evocarla attraverso qualcuno degli aspetti che caratterizzano l’elemento stesso, il quale viene pertanto assunto a evocare in partic. entità astratte, di difficile espressione.

E, sempre la Treccani, ci ricorda l’usanza originale:

Nell’uso degli antichi Greci, mezzo di riconoscimento, di controllo e sim., costituito da ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto (per es., un pezzo di legno), che i discendenti di famiglie diverse conservavano come segno di reciproca amicizia.

Il simbolo è un rimando, un qualcosa che richiama determinate immagini, concetti, sensazioni; è la metà di un messaggio, non la sua interezza. Il messaggio diventa completo quando avviene il richiamo. Se io vedo un cuore, quello, per me, è il simbolo dell’amore ma di per sè non ha un significato intrinseco. Magari, in qualche parte del mondo, ci sono dei tizi che disegnano cuori per mandarsi a cagare l’un l’altro. Il messaggio diventa intero quando io dò, o riconosco, un determinato significato relativo a quel simbolo: il cuore (simbolo oggettivo) significa “amore” (significato soggettivo). Ora il messaggio è completo.

“Richiamare” un’immagine, un concetto, uno stato d’animo o vattelapesca significa indirizzare un po’ di energia da qualche parte. La si prende e la si “plasma”, facendola diventare “qualcos’altro”, da “indeterminata” o “indiscriminata” a “determinata”, “fissa”. Prima ancora di preoccuparci di stare in qualche modo dando energia a quel particolare simbolo, il richiamo “sposta” dell’energia dentro di noi, alterando, ad esempio, il nostro stato d’animo. Esempio clamoroso: la bandiera nera dell’Isis. Se un attimo prima siete lì beati a godervi un simpaticissimo episodio dei Teletubbies, cambiate canale, seguite cinque minuti di Mentana e poi, nel servizio sull’Isis, vi viene mostrata la classica bandiera nera, lo sentite che qualcosa, dentro di voi, cambia? O no?

I colori dei Teletubbies vi richiamavano gioia, tranquillità, spensieratezza (poi, per come parlano e quello che fanno, verrebbe voglia di lanciarli verso il Sole lentamente, piano piano così arrostiscono per bene, ma lasciamo perdere…); i cinque minuti di Mentana vi hanno riportati nel mondo reale (più o meno dai, non stiamo lì a sottilizzare…) e adesso vi hanno sbattuto in faccia il bandierone nero con le parole scritte da un medico di base affetto da Parkinson. Li avete sentiti i movimenti di energia? Forse no, ma sicuramente potete notarne gli effetti: i vostri pensieri sono cambiati, la vostra attenzione si è spostata e, magari, siete pure diventati più nervosi o, perchè no, impauriti.

(Provate a pensare un attimo a quante volte si verifica questo processo in una vostra normalissima giornata… Ma va beh: andiamo avanti)

Ora, se voi non sapeste cosa significa questo simbolo

pentacolo1

ma ve lo inserissero, a un certo punto, nel film che state guardando, cosa accadrebbe? Avremmo un simbolo ma mancherebbe il rimando: voi non avreste l’informazione necessaria poichè non è avvenuto un precedente imprinting che sia andato a fissare, nella vostra mente, un particolare significato. Anzi probabilmente voi, il simbolo, neanche lo notereste.

Questo?

150px-Christian_cross.svg

E questo?

svastica indu

E questo?

caduceo

Tutti vi muovono o, per meglio dire, vi fanno muovere dell’energia e voi potete osservarne alcuni effetti.

Dunque, una volta impressa l’associazione tra “pentacolo rovesciato” e “satanismo”, il gioco è fatto. “Occhio che tutto vede” e “Illuminati”, “Piramide con l’occhio” e “Illuminati”, “Minchia con palle pelose” e “Illuminati”. Aggiungiamoci, poi, che i pensieri lavorano per associazione e la lunghezza della catena di queste associazioni copre centosettanta miliardi di volte la distanza tra la Terra e il centro dell’universo, e capiamo la frittata. Da questo momento è: “pentacolo rovesciato” –> “satanismo” –> “Illuminati”, con tutto il carico ideale associato a questa parola, per cui: “controllo”, “potere”, “dominio”, “schiavitù” eccetera eccetera.

L’ennesimo tranello è bello che servito, siore e siori. Tentando di smascherare alcune pratiche dei cattivoni, si rischia di rimanere impigliati nei loro fili senza nemmeno accorgersene.

Quindi? Beata ignoranza? No, perchè la parte più importante del processo (ovvero, l’attribuzione di significato) la fate voi, non loro. Siete voi a prendere un oggetto di per sè morto e a “renderlo vivo”. E allora prendete dei simboli e date loro il VOSTRO significato, sentito da voi e non imposto dagli altri come verità oggettiva, come se quel determinato simbolo avesse in sè e per sè per forza il significato che qualcun altro gli ha dato. Ad esempio, per me la croce non ha più il significato che mi era stato insegnato e, quando ne vedo una, il rimando va a un altro concetto che sento come più “corretto”, più ispiratore.

E’ come con il matrimonio, il celibato e tutte le altre pratiche e gli altri rituali: sono simbolici. Ma, per dire, anche la chiesa stessa intesa come edificio è simbolico, perfino Dio è simbolico. Sta a voi dar loro dei significati “giusti”, in modo che l’energia si muova dandovi una mano nella vostra evoluzione personale invece di remarvi contro.

Anche perchè oh: a furia di essere inculati, prima o poi la vaselina finisce.

05 aprile 2015

Il Vangelo di Pistis Sophia - Venuta e uscita dal mondo di un’anima

Oggi vi riporto un pezzo del Vangelo di Pistis Sophia. Per chi non sapesse di cosa stia parlando, Pistis Sophia è un vangelo gnostico piuttosto antico sfuggito al controllo delle autorità ecclesiastiche, nel quale Gesù, rimasto tra gli apostoli per 11 anni dopo la resurrezione, spiega apertamente i misteri dell’essere, senza l’uso di parabole. E’ composto di sei libri, sfortunatamente non tutti completi, ed è un testo clamorosamente affascinante anche se non di facilissima comprensione. Potrebbero volerci più e più passaggi per capire bene cosa si intenda con “arconti”, “ricevitori erinnici”, i vari “spazi dei misteri” e tante altre espressioni che, a noi minchioni rincoglioniti, suonano quantomeno strane e incomprensibili. Nondimeno, è una lettura assolutamente consigliata a chiunque voglia provare a capirne un po’ di più su chi siamo (perchè, ricordo ancora una volta, la storia di Gesù non è quella di un tizio 2000 anni fa o, come minimo, non solo: è la storia di ognuno di noi in questo preciso momento e del lavoro necessario per poterci “realizzare”, diventando così un Cristo, un essere umano nella sua massima espressione possibile. Lo si può capire anche dal fatto che, quasi sempre, quando Gesù chiede “Comprendete il modo in cui vi parlo?”, i discepoli a turno rispondono con frasi del tipo “La tua forza ha già profetato per mezzo di Tizio” oppure “In me c’è il tuo spirito”). Tra l’altro, in alcuni punti, chiarisce per bene cosa intendesse dire con alcune sue frasi riportate nei vangeli canonici…

Siccome oggi è Pasqua e la Pasqua simboleggia il raggiungimento della completezza di un essere umano che, dopo aver “ucciso” l’ego/diavolo/spirito di opposizione e i suoi meccanismi, risorge (o nasce) a livello spirituale (se cliccate sull’etichetta “Elenco completo post” in alto nel blog e guardate gli articoli degli ultimi 2-3 anni, circa il 90% parla proprio di questo), il brano che ho preso da Pistis Sophia riguarda la nascita a livello fisico, l’anima che entra nel corpo, e la morte, l’anima che esce dal corpo. E’ un po’ lungo ma, per me, merita davvero: è una figata.

Buona lettura e buona Pasqua!

(tratto dal Vangelo di Pistis Sophia)

[piccolo quadro generale sullo spirito d’opposizione, ndM]
Cap. 131
[…] Maria prosegui ancora domandando al salvatore: - Mio Signore, ti interrogo ancora, non nascondermi (nulla). Or dunque, mio Signore, chi è che costringe l’uomo a peccare?
Il salvatore rispose e disse a Maria: - Sono gli arconti del destino che costringono l’uomo a peccare.
Maria rispose domandando al salvatore: - Mio Signore, gli arconti vengono, forse, giù nel mondo per costringere l’uomo a peccare?
Il salvatore rispose e disse a Maria: - Non è in questo modo che essi discendono nel mondo. Quando, per mezzo degli arconti del destino, un’anima antica è in procinto di discendere, gli arconti di quel grande destino
[…] danno all’anima antica un calice dell’oblio, proveniente dal seme della cattiveria, ripieno di ogni genere di passioni e di ogni oblio. Non appena l’anima beve dal calice, dimentica tutti i luoghi nei quali era andata, e tutti i castighi tra i quali era passata. Quel calice dell’acqua dell’oblio diventa un corpo all’esterno dell’anima, rassomigliante all’anima in tutte le forme, e simile a lei: esso è il cosiddetto spirito di opposizione. Se, invece, è un’anima nuova tratta dal sudore degli arconti e dalle lacrime dei loro occhi, o piuttosto dall’alito della loro bocca, in breve, se è una delle anime nuove, o una di quel genere di anime che sono tratte dal sudore, i cinque grandi arconti del grande destino prendono il sudore di tutti gli arconti dei loro eoni, l’impastano assieme, lo dividono e lo trasformano in anima. […]
I cinque grandi arconti del grande destino degli eoni, gli arconti del disco solare e gli arconti del disco lunare soffiano in quell’anima, e da loro esce una parte della mia forza, come vi dissi sopra, e la parte di questa forza rimane all’interno dell’anima affinché l’anima possa sussistere. All’esterno dell’anima mettono lo spirito di opposizione, che la sorveglia e le è stato assegnato; gli arconti lo avvincono all’anima con i loro sigilli, con i loro vincoli, e lo sigillano a lei affinché in ogni tempo la costringa a compiere costantemente le loro passioni e i loro misfatti; affinché lei li serva in ogni tempo; affinché resti in ogni tempo, nelle trasformazioni del corpo, sotto la loro sottomissione; lo sigillano a lei, affinché lei venga a trovarsi in tutti i peccati e in tutte le passioni del mondo. È per questo motivo che io ho portato i misteri nel mondo: essi sciolgono tutti i vincoli e tutti i sigilli dello spirito di opposizione che avvincono l’anima; essi rendono libera l’anima, la svincolano dai suoi genitori, gli arconti, la trasformano in luce genuina; essi la conducono su nel regno di suo padre, della prima uscita, del primo mistero, per sempre. È per questo che, una volta, vi dissi: «Colui che non abbandona il padre e la madre, e poi viene e mi segue, non è degno di me».

Cap. 132
[…] Poi il salvatore riprese a parlare dicendo a Maria tra i discepoli: - Ora ascolta, Maria, chi è che costringe l’uomo a peccare. Dunque, gli arconti sigillano nell’anima lo spirito di opposizione in modo tale che egli non la agiti nell’ora in cui le fa compiere ogni genere di peccati e ogni genere di misfatti. [spesso, in Pistis Sophia, quando Gesù chiede agli apostoli se abbiano compreso le sue parole, uno o una di loro risponde con una frase tipo “Il mio uomo luminoso ha ribollito”, in contrasto con il non agitarsi imposto dallo spirito di opposizione, ndM] Essi, inoltre, ordinano così allo spirito di opposizione: «Quando l’anima esce dal corpo, dato che tu sei assegnato a lei, non agitarla, e in ogni luogo dei giudizi, convincila a proposito di tutti i peccati che tu le hai fatto commettere, affinché in ogni luogo dei giudizi lei sia punita e non sia in condizione di andare in alto verso la luce e di ritornare nelle trasformazioni del corpo». In una parola, essi comandarono allo spirito di opposizione: «Non agitarla mai, in qualsiasi momento, affinché essa non pronunci i misteri e non si sciolgano tutti i sigilli e tutti i vincoli con i quali ti abbiamo vincolato a lei. Allorché essa pronuncia i misteri, si sciolgono tutti i sigilli e tutti i vincoli, ed enuncia la difesa, allora lasciala andare: essa appartiene a quelli della luce dell’alto, è estranea a noi e a te; e, da quell’ora, non la potrai più afferrare. Se, invece, non pronuncia i misteri dello scioglimento dei tuoi vincoli, dei tuoi sigilli e delle difese del luogo, afferrala, non la lasciare: tra i castighi e in tutti i luoghi dei giudizi, la devi convincere a proposito di tutti i peccati che le hai fatto commettere; dopo, conduci l’anima dalla vergine luce che la manderà ancora una volta nel ciclo». Gli arconti del grande destino degli eoni la consegnano allo spirito di opposizione, gli arconti chiamano i ministri dei loro eoni, che sono 365, danno loro l’anima e lo spirito di opposizione vincolati insieme: lo spirito di opposizione all’esterno dell’anima e la miscela della forza all’interno dell’anima; quella si trova all’interno di tutte e due affinché siano in condizione di coesistere, dato che è la forza che le regge ambedue. […]

[qui inizia effettivamente a parlare della nascita fisica di un essere umano, ndM]
Gli arconti di mezzo valutano lo spirito di opposizione e l’ora fatale, il cui nome è moira (Moira), che opera nell’uomo fino a ucciderlo con la morte che gli è stata assegnata: ora fatale che gli arconti del grande destino hanno vincolato all’anima. I ministri della sfera legano insieme l’anima, la forza, lo spirito di opposizione e l’ora fatale, le dividono tutte facendone due parti; cercano nel mondo l’uomo e la donna - ai quali diedero i segni - per metterle dentro di loro: ne danno una parte all’uomo e una parte alla donna tramite un cibo del mondo o tramite un alito di aria o tramite l’acqua o qualsiasi altra cosa che bevono. […]
Quando, dunque, i ministri degli arconti ne gettano una parte nella donna e l’altra parte nell’uomo, nel modo che vi ho detto, anche se sono lontani l’una dall’altro i ministri li costringono, di nascosto, ad accordarsi l’un l’altra in un accordo del mondo. Lo spirito di opposizione dell’uomo va a quella parte che è destinata al mondo della materia del suo corpo, la porta e la immette nell’utero della donna, nella parte destinata al seme della cattiveria. In quel momento entrano nel suo corpo i 365 ministri degli arconti e vi prendono dimora. I ministri guidano l’una all’altra le due parti; inoltre i ministri trattengono poi il sangue di tutti i cibi della donna sia di quelli che mangerà sia di quelli che berrà: li trattengono nel corpo della donna per quaranta giorni; dopo i quaranta giorni essi impastano il sangue della forza derivante dai cibi, lo impastano bene nell’utero della donna. Dopo i quaranta giorni, essi ne trascorrono ancora altri trenta a costruire le membra a immagine del corpo umano: ognuno costruisce un membro. Vi parlerò dei decani che costruiscono il corpo, ve ne parlerò trattando della distribuzione del tutto. Dunque, quando, dopo settanta giorni, i ministri avranno completato il corpo intero e tutte le sue membra, nel corpo che hanno costruito i ministri chiamano anzitutto lo spirito di opposizione; poi chiamano l’anima dentro di esse; in fine chiamano nell’anima la miscela della forza; all’esterno di tutto questo, essi mettono l’ora fatale: questa, infatti, non è mescolata con essi, ma li accompagna e li segue.
Dopo di ciò, i ministri, insieme, li sigillano con i sigilli dati loro dagli arconti: sigillano il giorno nel quale essi presero dimora nel corpo della donna: lo sigillano nella mano sinistra della creatura; sigillano - nella mano destra - il giorno nel quale hanno completato il corpo; sigillano - in mezzo al cranio del corpo della creatura - il giorno nel quale gli arconti gliela hanno affidata; sigillano il giorno nel quale l’anima è uscita dagli arconti: lo sigillano sul lato (sinistro) del cranio della creatura; sigillano il giorno nel quale hanno impastate le membra facendone un’anima distinta: mettono il sigillo sul lato destro del cranio della creatura; il giorno nel quale hanno vincolato all’anima lo spirito di opposizione, lo sigillano sulla nuca della creatura; il giorno nel quale gli arconti hanno soffiato la forza nel corpo, lo sigillano sul cervello, che è in mezzo alla testa della creatura, e sul cuore della creatura; il numero degli anni che l’anima trascorrerà nel corpo, lo sigillano sulla fronte della creatura. Sigillano così tutti questi sigilli sulla creatura. Il nome di tutti questi sigilli ve lo dirò, trattando della distribuzione del tutto e, dopo la distribuzione del tutto, vi dirò per qual motivo è avvenuto tutto ciò. Se voi potete comprendere: quel mistero sono io.
Or dunque, completato tutto l’uomo - da tutti questi sigilli con i quali hanno sigillato il corpo -, i ministri prendono quanto è caratteristico di ognuno e lo portano a tutti gli arconti erinnici, quelli che sono preposti a tutti i castighi dei giudizi; e questi li consegnano ai ricevitori affinché conducano le loro anime fuori dai corpi. Costoro consegnano ai ricevitori quanto è caratteristico dei sigilli, affinché possano conoscere il tempo in cui devono condurre le loro anime fuori dai corpi, affinché possano conoscere il tempo in cui devono generare il corpo, e mandino i loro ministri i quali devono presentarsi, accompagnare l’anima, essere testimoni di tutti i peccati che commetterà: essi (i ministri) e lo spirito di opposizione (saranno poi testimoni) del genere e del modo in cui l’anima, nel giudizio, sarà punita. Allorché i ministri avranno dato agli arconti quanto è caratteristico dei sigilli, si ritirano a disposizione dei compiti loro assegnati dagli arconti del grande destino. Quando ha compimento il numero dei mesi per la nascita del bambino, il bambino viene partorito: piccola è in lui la miscela della forza, piccola in lui è l’anima, piccolo è in lui lo spirito di opposizione. Grande è invece l’ora fatale poiché non è mescolata al corpo per dirigerne le parti costitutive; essa accompagna l’anima, il corpo e lo spirito di opposizione fino alla uscita dell’anima dal corpo, a motivo del genere di morte col quale lo ucciderà in conformità della morte assegnatagli dagli arconti del grande destino. Se deve morire a causa di una bestia, l’ora fatale dirige la bestia contro di lui affinché l’uccida; se deve morire a causa di un serpente, o deve cadere, per sfortuna, in una fossa, o deve impiccarsi, o deve morire in acqua, di un genere di morte o di un altro, di una morte più cattiva o di una migliore; in breve, è l’ora fatale che lo costringe alla sua morte. Questo è il compito dell’ora fatale. Non ha altro compito all’infuori di questo. L’ora fatale accompagna ogni uomo fino al giorno della sua morte.

Cap. 133
Maria domandò: - Dunque, a tutti gli uomini che sono nel mondo accadrà quanto per essi è stato determinato dal destino, sia che si tratti di bene oppure di male, di peccato, di morte, di vita? In una parola: deve loro accadere tutto ciò che è stato determinato dagli arconti del destino?
Il salvatore rispose e disse a Maria: - In verità vi dico: tutto ciò che è stato determinato dal destino, sia che si tratti di tutto bene o di tutto peccato, in breve, tutto quanto per ognuno è stato determinato, gli accadrà. È per questo che ora ho portato la chiave dei misteri del regno dei cieli, altrimenti - nel mondo - non si salverebbe alcuna carne, sia che si tratti di un giusto o di un peccatore.

[qui, invece, si parla del dopo-vita, ndM]
Cap. 111
[…] Detto questo, il salvatore proseguì il discorso dicendo a Maria: - Or dunque, ascolta, Maria, a proposito della parola che mi hai rivolto: «Chi costringe gli uomini a peccare?». Or dunque, ascolta. Quando nasce un bambino, debole è la sua forza, debole la sua anima, debole il suo spirito di opposizione: in una parola, i tre sono deboli e nessuno di essi percepisce cosa alcuna, buona o cattiva che sia, a motivo del grave peso dell’incapacità di conoscere. Anche il corpo è debole, e il bambino si nutre con i cibi del mondo degli arconti: la forza assimila parte della forza che si trova nei cibi, l’anima assimila parte dell’anima che si trova nei cibi, lo spirito di opposizione assimila parte della cattiveria e della concupiscenza che si trova nei cibi. Il corpo assimila, invece, la materia che si trova nei cibi e che non percepisce; ma la fatalità non prende nulla dai cibi perché non è mescolata con essi, bensì se ne va nello stesso modo in cui viene nel mondo. La forza, l’anima, e lo spirito di opposizione da piccoli diventano grandi, e ognuno di essi percepisce in conformità della sua natura: la forza percepisce in funzione della ricerca della luce dell’alto; l’anima percepisce in funzione della ricerca del luogo della giustizia, luogo misto, essendo il luogo della miscela; lo spirito di opposizione ricerca tutte le cattiverie e concupiscenze, e tutti i peccati; il corpo non percepisce nulla a meno che assorba forza dalla materia. I tre percepiscono subito ognuno secondo la sua natura.
I ricevitori erinnici incaricano i ministri di seguirli e di essere testimoni di tutti i peccati che commettono, a motivo del genere e del modo in cui intendono punirli (poi) nei giudizi. In seguito, lo spirito di opposizione osserva e percepisce tutti i peccati e il male comandatigli, per l’anima, dagli arconti del grande destino: e li fa all’anima. La forza interiore muove l’anima alla ricerca del luogo della luce e di tutta la divinità, mentre lo spirito di opposizione devia l’anima e la costringe a fare continuamente tutte le di lui iniquità, passioni e peccati: assegnato continuamente all’anima, egli le è nemico e le fa compiere ogni male e ogni peccato, e stimola i ministri erinnici affinché le siano testimoni in ogni peccato che egli le fa compiere; inoltre se di notte o di giorno lei vuole riposare, egli la scuote con i sogni e le passioni del mondo la spinge a bramare ogni cosa del mondo; in una parola l’incita verso tutte quelle cose che gli arconti gli hanno ordinato: è ostile all’anima e le fa compiere quanto a lei non piace. In realtà, è questo, Maria, il nemico dell’anima, è questo che la costringe fino a tanto che compia ogni peccato.
Quando, dunque, giunge a compimento il tempo di quell’uomo, esce per prima l’ora fatale e, per mezzo degli arconti e dei loro lacci con i quali sono uniti dal destino, conduce l’uomo alla morte. Vengono poi i ricevitori erinnici: traggono quell’anima fuori dal corpo; i ricevitori erinnici trascorrono con quell’anima tre giorni trasportandola in tutti i luoghi e inviandola da tutti gli eoni del mondo; la seguono lo spirito di opposizione e l’ora fatale, mentre la forza ritorna alla vergine luce. Dopo i tre giorni, i ricevitori erinnici conducono quell’anima giù nell’Amenti del caos; e portatala giù nel caos, la consegnano ai tormentatori. In conformità della disposizione delle opere degli arconti a proposito dell’uscita delle anime, i ricevitori se ne ritornano ai loro luoghi, e lo spirito di opposizione diventa il ricevitore di quell’anima, essendogli stata consegnata; la trasferisce in proporzione al castigo per i peccati commessi, dimostrando una grave ostilità contro quell’anima. Allorché l’anima avrà terminato di subire, nel caos, i castighi meritati in proporzione dei peccati commessi, lo spirito di opposizione - al quale era stata affidata - dopo averla trasferita in ogni luogo a motivo dei peccati commessi, l’estrarrà dal caos e la condurrà sulla via degli arconti di mezzo; qui giunta, gli arconti l’interrogheranno sui misteri dell’ora fatale: se essa non li ha trovati, l’interrogheranno sulla loro ora fatale; gli arconti puniranno quell’anima in proporzione dei peccati di cui è colpevole: del genere dei suoi castighi vi parlerò trattando della distribuzione del tutto. Compiuto per quell’anima il tempo dei castighi, secondo i giudizi degli arconti di mezzo, lo spirito di opposizione estrarrà l’anima dai luoghi degli arconti di mezzo e la porterà davanti alla luce del sole conforme al comando del primo uomo, Jeu: la porterà davanti al giudice, davanti alla vergine luce. Questa la esaminerà, la troverà un’anima peccatrice, getterà dentro di lei la propria forza luminosa per rinfrancarla, per il corpo, per la comunione della percezione: del loro genere vi parlerò trattando della distribuzione del tutto. La vergine luce sigilla quell’anima, e la consegna a uno dei suoi ricevitori e la fa gettare in un corpo degno dei peccati da lei commessi. In verità vi dico: lei non rilascerà quell’anima libera dalle trasformazioni del corpo fino a quando non avrà terminato il suo ultimo ciclo in base ai suoi meriti.
[…]

Cap. 112
Gesù proseguì ancora il discorso, dicendo: - Se, invece, un’anima non ha seguito lo spirito di opposizione in tutte le sue azioni, ma è diventata buona, ha accolto i misteri della luce che sono nel secondo spazio oppure nel terzo spazio, allorché giunge il tempo dell’uscita di quell’anima dal corpo, lo spirito di opposizione e l’ora fatale seguono quell’anima sulla via che la conduce in alto. Ma prima che si allontani verso l’alto, essa (l’anima) pronuncia il mistero che scioglie i sigilli e tutti i vincoli dello spirito di opposizione con i quali gli arconti lo avvinsero all’anima: dopo che l’ha pronunciato, i vincoli dello spirito di opposizione si sciolgono, egli si astiene dall’andare in quell’anima, abbandona quell’anima eseguendo il comando degli arconti del grande destino, i quali gli avevano detto: «Non allontanarti da quest’anima fino a quando essa non ti avrà detto il mistero dello scioglimento di tutti i sigilli con i quali ti abbiamo avvinto all’anima». […] nell’istante in cui lei pronuncia un mistero, abbandona l’ora fatale al suo luogo presso gli arconti che sono sulla via di mezzo; lei pronuncia il mistero e abbandona lo spirito di opposizione agli arconti del destino, al luogo nel quale lei era stata avvinta a lui. In quell’istante lei, tutta splendente, diventa un grande flusso luminoso, e i ricevitori erinnici che l’avevano condotta fuori dal corpo, avranno paura della luce di quell’anima e cadranno al suo cospetto. In quell’istante quell’anima diventerà un grande flusso luminoso, diventerà completamente un’ala luminosa, attraverserà tutti i luoghi degli arconti e tutti gli ordini della luce fino a raggiungere il luogo del suo regno, fino a quello del quale ella ha ricevuto i misteri. […]
I ricevitori di quell’anima la condurranno poi dalla vergine luce: quell’anima presenterà alla vergine luce i sigilli e la gloria degli inni. La vergine luce e le altre sette vergini-luce esamineranno insieme quell’anima, insieme troveranno in lei i loro segni, i loro sigilli, i loro battesimi, i loro carismi. La vergine luce segna quell’anima con il sigillo, i ricevitori della luce battezzano quell’anima, le danno il crisma spirituale, e ognuna delle vergini-luce la sigilla con i suoi segni. In fine i ricevitori della luce la affidano al grande Sabaoth, il buono, che si trova alla porta della vita, nel luogo di quelli della destra, il quale è detto «padre». Quell’anima gli dà la gloria dei suoi inni, i suoi sigilli, le sue difese; e Sabaoth, il grande e buono, la sigilla con i suoi sigilli. A tutto il luogo di quelli della destra, l’anima presenta la propria conoscenza, la gloria degli inni e i sigilli; tutti la segnano con i loro sigilli, mentre Melchisedek - il grande ricevitore della luce - il quale si trova nel luogo di quelli della destra, sigilla quell’anima; i ricevitori di Melchisedek sigillano quell’anima e la guidano al tesoro della luce. A tutti i luoghi della luce essa presenta la gloria, l’onore, la lode degli inni e tutti i sigilli. Tutti quelli del luogo del tesoro della luce la segnano con i loro sigilli, ed essa entra nel luogo dell’eredità -.

05 marzo 2015

Castaneda c’aveva visto giusto

Qualche pensiero sull’articolo precedente relativo a Carlos Castaneda, lo sciamano Don Juan e i Voladores.

E’ curioso notare come virtualmente ogni singola tradizione in ambito spirituale parli, e abbia perennemente parlato, sempre della medesima circostanza umana: la separazione. L’essere umano si ritrova separato. Il Cristo, l’Atman, il Nirvana, i Cieli, la Bodhi, tutte narrano di una condizione normale ai limiti del penoso, la quale tiene l’essere umano lontano da sè stesso, dalla vera essenza e, allo stesso tempo, tutte raccontano di come sia possibile (e, per certi versi, inevitabile) giungere eventualmente alla liberazione, al ricongiungimento.

In sostanza, la separazione è creata da un ostacolo, da un qualcosa o un qualcuno che si frappone tra noi e… noi. E’ un concetto troppo complesso per essere espresso mentalmente. Provate a prendere lo schermo che avete di fronte agli occhi. Ok, ora pensate che esiste qualcosa che si interpone tra lo schermo e lo schermo. Assurdo, no? E infatti non è così. Qui si sta parlando di un livello di vita oltre la normale “percezione”, per così dire, ed è un livello che la mente può esprimere solo attraverso una nemmeno troppo accurata approssimazione. L’unica è provarla sulla propria pelle, non ci son cazzi che tengano.

Comunque sia, torniamo a noi: l’ostacolo. Diavolo, Satana, l’Animale (come lo chiamo io), il velo di Maya, il Volador, l’emanazione dell’Arrogante, l’ego, lo spirito di opposizione. Mille nomi diversi per identificare o un essere, o un’entità, o una condizione limitata dell’essere. Nomi diversi per sostanzialmente il medesimo concetto di fondo: separazione e conflitto.

Io l’ho chiamato Animale per contrapporlo al Divino, tipo sacro e profano. Il Volador non è molto diverso, tranne forse per un paio di caratteristiche riguardo il suo “funzionamento”. L’Animale, per me, può essere rappresentato dal binomio “corpo + mente” che ci ritroviamo ad abitare fin da quando siamo nella pancia della mamma e che ha un suo livello di intelligenza, per quanto molto limitato, il quale gli consente quantomeno di sopravvivere. Noi, entrando nel binomio, portiamo la nostra, di intelligenza, per cui sorge il conflitto tra le due.

Il Volador è leggermente diverso. “Corpo + mente” non hanno una loro intrinseca intelligenza: ce la portiamo interamente noi nel momento in cui vi entriamo e, dunque, essi in quanto tali sono dei semplici strumenti totalmente “asserviti” ai nostri scopi. Il Volador sarebbe quindi una sorta di “entità parassita” che porta la sua mente, la sua intelligenza, e la avvinghia attorno alla nostra, prendendone la forma, soffocandola piano piano nel corso del tempo e riducendola al livello minimo necessario al suo sostentamento. Nella nostra vita quotidiana esisterebbero proprio due menti diverse, invece di essercene soltanto una che ha solo bisogno di capire ed essere capita, ed è proprio questa “seconda mente” a guidare la nostra vita al nostro posto convincendoci di essere noi stessi.

E’ un po’ quello che Gesù descrive nel vangelo di Pistis Sophia, quando parla dello spirito di opposizione “avvinto all’anima” e che la convince che i peccati commessi siano effettivamente suoi e non dello spirito di opposizione stesso. E’ una sorta di “carico” a cui ognuno di noi singolarmente viene sottoposto e del quale, alla fin fine, prima o poi si libererà.

E’ un’idea di ostacolo un po’ più elaborata e intelligente rispetto a quella di Animale che ho usato io, e volendo vedere anche un po’ più logica. Pensandoci, infatti, noi saremmo scintille divine venute nel mondo a fare esperienza, no? Si dice mica sempre così? Perfetto, dunque veniamo dall’Essere e all’Essere torniamo. La materia, di per sè, è inerme, morta: siamo noi a renderla viva, a muoverla. E’ l’unica differenza tra un corpo vivo e uno morto: noi, il soffio vitale. Se siamo noi a dare vita al corpo e alla mente… come fanno poi a essere loro a controllarci? Cioè, c’è solo un’intelligenza “residente” e “comandante” la mente e il corpo, i quali sarebbero letteralmente morti (privi di intelligenza) senza di noi. Come è possibile, quindi, che l’intelligenza diventi schiava dell’assenza di intelligenza? A meno che non ci sia un’altra intelligenza, un’altra vita, un’altra scintilla di forma magari diversa a contenderci gli inermi corpo + mente…

Nel mio piccolo, un paio di anni fa sperimentai un’intensissima sensazione simile. Riporto quanto scrissi allora:

Ogni azione che compievo mi sembrava di compierla per la prima volta nella mia vita: anche il semplice lavarsi i denti non era più un gesto meccanico, ma vivo come non era mai stato. Ho toccato il legno dei mobili, ho annusato l'aroma del caffè, ho guardato i miei amici e mi sembrava la prima volta. Mi sono reso conto di quanto noi siamo convinti di vivere ma in realtà stiamo non-vivendo, lasciando che sia qualcos'altro a gestire la nostra vita.

Tanto che il titolo del post era “Espansione di consapevolezza II – Chi vive al posto nostro?”, perchè questa è stata proprio la nettissima impressione che provai allora, chiara, fulgida, cristallina: qualcuno/qualcosa aveva vissuto per me, mi aveva “portato” per (allora) 26 anni scarsi non facendomi davvero vivere in pieno il mio essere e di colpo spontaneamente (e a tutt’oggi inspiegabilmente) quella “cosa” era come sparita, lasciando emergere una realtà spaventosamente meravigliosa che potrei definire solamente con Me. Il vero Me, la sostanza intrinseca e vibrante dell’universo. Nel post originale, linkato poco sopra per chi interessasse, descrivo meglio le incredibili sensazioni che ho provato…

Il Volador è, per me, il concetto che meglio spiega ciò che ho provato, più raffinato dell’idea di Animale della quale ho parlato tante volte. La sostanza è la stessa medesima, ma la forma è leggermente diversa e la trovo di più facile comprensione. E’ più “relativizzata”, nel senso che propone più chiaramente lo scontro tra due “soggetti”, esprime meglio la frizione sottintendente l’intero universo ad ogni singolo livello, riassumibile con la parola “dualismo”, e per questo è più facilmente comprensibile per la mente.

Mi piacerebbe sentire, chessò, il Papa accennare a queste faccende, magari la domenica mattina quando c’è tanta gente ad ascoltarlo, invece di imbonire tutti con una marea di cagate trite e ritrite, per poi vedere i servizi al telegiornale terminare sempre con una panoramica sui fragorosi applausi di Piazza San Pietro (perchè, se ci fate caso, finiscono sempre così). Ve lo immaginate? Sputtanare le vite di milioni di persone dicendo loro: “Guardate che non siete realmente voi, ciò che credete di essere. E’ un trucco, un inganno. I vostri comportamenti, le vostre reazioni, i vostri pensieri, le vostre pulsioni: nulla di tutto ciò è vostro, ma di qualcosa che subdolamente vi ha convinti di essere voi ma che in realtà vi tiene costantemente sotto il suo giogo e la sua influenza, muovendovi come pupazzi inconsapevoli. Le vostre stesse vite, costruite mattone mattone di giorno in giorno, con tanta fatica e tanto sudore, non sono vostre. Siete stati fregati come polli”. Figata. Credo morirebbe in circostanze misteriose il giorno dopo o la notte stessa.

Che poi, oh, se ci pensate: tutte le tradizioni spiritual-religiose parlano di ‘sta roba, alla fin fine. Di questo e della possibilità di “redimersi”, di liberarsi, di giungere a una più profonda comprensione. Quindi, o erano tutti d’accordo (?) o, cazzo, ci sarà un fondo di verità da qualche parte. Oh, lo sapevano tutti, quei morti di fame superstiziosi, ignoranti e retrogradi, trogloditi mongoloidi e cerebrolesi ignoranti. Bene: noi non lo sappiamo. Ci beiamo della nostra evoluzione, della nostra opulenza e dei nostri traguardi intellettuali, tecnologici e scientifici; ci facciamo grandi sulla nostra logica, sulle nostre regole, sulla nostra conoscenza. E poi andiamo in giro con un bel palo nel culo senza neanche accorgercene, probabilmente perchè è lì da talmente tanto tempo da diventare normale.

Mi dispiace tornare a battere sul tasto “scienza”, ma devo farlo, non posso esimermi. Prima ho dato una stoccata alla religione “canonica” col Papa, e mò diamola pure alla scienza. Tiè! Non ce l’ho con la scienza intesa come concezione: anche la religione, se capìta in un certo modo, è una forma di scienza. Ce l’ho con questa scienza, quella di oggi, dei teorici in dolcevita o in giacca e camicia sbottonata col paraocchi in faccia, basata sul caso, sull’accidente, svuotando completamente di qualsivoglia logica o ragione l’intero universo. Svuotandolo della vita stessa. La coscienza non è contemplata, non si sa neanche cosa sia. E’ la scienza della morte. Quella che permette a un cretino di nome Stephen Hawking di dire che la somma delle due polarità dell’universo (50 positivo e 50 negativo) è 0. La forza generatrice, l’intelligenza non è riconosciuta, nonostante la si possa osservare ovunque. E’ la vita, ‘orca miseria!

Chiedete a uno scienziologo (perchè lo “scienziato” è un’altra cosa): “Quanto fa 1 + 1?”, “Fa 2, ovvio”, “Eh no, caro mio. Fa sì 2, ma a volte anche 3”, “Come 3? Ma sei scemo?”, “No, sei tu a essere cieco. Quando unisci le due polarità, si genera una terza forza. Stando alle tue convinzioni, l’unione delle due polarità non genererebbe nulla, farebbe 0. Le tue convinzioni negano, ad esempio, la nascita di un essere vivente, che pure è un fenomeno ultra studiato dalla tua scienza. Prendi un uomo e una donna. Fanno sesso. 9 mesi dopo nasce un bel bambino. 1 + 1 = 3. E’ ovvio, se tieni conto della forza generatrice, dell’intelligenza, della coscienza. Della vita”, “No… Non ha senso. Stai mettendo insieme fenomeni slegati tra loro, non congrui bla bla bla bla bla bla bla”, “Non c’è due senza tre, caro mio. Rassegnati”.

Credo che il buon Carletto Castaneda ci abbia visto giusto, per quanto possa sembrare assurdo. Perchè sembra assurdo, o sbaglio? Voglio dire, voi siete voi, diamine: non c’è nessun altro. E poi, dove potrebbe/dovrebbe stare ‘sto “tizio”? Però però però, c’è sempre il dialogo interiore. Dia (“fra”, indica una divisione) –logos (discorso): è un discorso tra due o più persone. Già così sembra meno assurdo, dato che lo sperimentiamo effettivamente sulla nostra pelle tutti i giorni. Non può esserci un dialogo avente come protagonista una sola persona: quello è un monologo, ma sfido chiunque di voi a dirmi che quello che sente svolgersi ogni giorno nella propria testolina è un monologo. Semplicemente, non lo è.

Dunque, prendiamo per buona la tesi del Carletto e di Don Juan: il Volador esiste, schiaccia la mia essenza sotto le scarpe e addirittura se ne nutre ed è riuscito in qualche modo a sostituirsi a me, mi ha convinto in toto o quasi di essere me. Come lo riconosco? Come posso distinguerlo dal vero Me? La risposta è molto semplice (a parole): ogni pensiero, azione, comportamento, reazione, movimento, attività, emozione che non origina da un profondo sentimento di amore incondizionato, di riconoscimento dell’assoluta perfezione e dell’assoluta unicità di chiunque (voi in primis) e di qualsiasi cosa (anche un palo della luce) con cui entriate in contatto, e che non abbia come obiettivo tale profondo sentimento, è figlio del Volador. Ogni sentimento, pensiero, azione, comportamento ecc. di delusione, di tristezza, depressione, rassegnazione, rabbia e derivati, frustrazione, dolore, nervosismo, perversione, desiderio sfrenato, pulsione, paura, controllo: questi e altri sono i segni dell’attività del Volador.

E’ il dualismo, è uno scontro. E’ una guerra, ma non è per guerrafondai. Non è una guerra d’offesa, nè di difesa. E’ una guerra d’osservazione e di comprensione, nella quale non c’è giusto e sbagliato ma saggio e non saggio, utile e non utile in relazione a uno scopo. L’unica scelta risiede tra combatterla o perseverare nell’ignorarla.


P.S.: attenzione, parlando del Volador io non intendo vederlo come un qualche tipo di alieno. Personalmente preferirei lasciare fuori gli alieni dal discorso, perchè l’idea di “alieno” non mi piace per il fatto che, a livello mentale, è caricata di immagini stupide e da fantascienza spicciola. Che poi, se ci pensate, pure noi siamo alieni: noi diamo vita al corpo, vi entriamo, lo facciamo muovere e a un certo punto ne usciamo, lasciandolo lì inerme in una cassa di legno. Il Volador, lo ripeto, è più un modo fra tanti per provare a descrivere quell’ostacolo che ci impedisce di percepire ed esprimere appieno la nostra realtà, la nostra essenza. E’ un’idea astratta, una via per rappresentare sul piano mentale un fatto oggettivo che al piano mentale non appartiene. Punto.

02 marzo 2015

I Voladores

Riporto qui un articolo molto intrigante. Probabilmente, anzi: molto probabilmente, se avete un interesse spiccato verso argomenti un filo più eterei del “mangia-dormi-scopa” classico, vi sarà capitato di imbattervi nel pensiero e nei concetti dello scrittore Carlos Castaneda e del suo maestro spirituale Don Juan Matus, in particolare relativamente al cosiddetto “Volador”.

Questo articolo riguarda proprio ognuno di noi e il rapporto che intratteniamo, senza rendercene conto, col Volador. Se seguite questo blog da un po’ più di due giorni, noterete delle somiglianze con quanto vado scrivendo già da tempo, magari solo con un vocabolario diverso. Personalmente mi sono imbattuto in Castaneda quattro o cinque anni fa, più o meno, ma non gli ho mai dato troppo peso e non ho mai approfondito più di tanto, tendenzialmente perchè non è mai riuscito a interessarmi granchè. Poi, come molto spesso è già accaduto, dal vuoto cosmico e con un tempismo spaccato al pico-secondo arriva un semplicissimo articolo, come ce ne sono altri miliardi, che però inspiegabilmente ti pianta un fulmine nella vasca da bagno senza ucciderti ma, anzi, elettrizzandoti di gioia.

Eccolo qua. Nel prossimo post metto qualche mia riflessione in merito. Buona lettura!

(tratto da LaCrepaNelMuro)

Perchè l’essere umano è uno schiavo

...secondo Carlos Castaneda


"I bambini si portano dentro una magia naturale, che a poco a poco, crescendo, sono costretti a distruggere ed allora cominciano a pregare: la santissima Trinità, i santi, la Madonna, una grande Madonna azzurra con gli ori e gli incensi. Dobbiamo imparare a respirare e riscoprire gli alberi, le pietre, gli animali e tutta la macchina della Terra: hanno un respiro interno, come noi. Hanno ossa, vene, carne, come noi." - (Giordano Bruno).


Perché desideriamo che qualcuno ci guidi quando possiamo fare da soli?
«Gli sciamani dell’antico Messico scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita, un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita.» (Don Juan Matus)


Rispetto a quanto riferito fino ad ora della concezione tolteca, le considerazioni che seguono possono apparire ancora più sconcertanti e possono generare una varietà di reazioni nel lettore: di difesa come il rifiuto o di consapevolezza profonda come angoscia, senso di schifo, paranoia.
Rivolgo per questo al lettore lo stesso invito che il Nagual Carlos fece alla conferenza di Santa Monica, in California, nel 1993 – la sua prima apparizione pubblica dopo decenni di totale anonimato:

«Il mio nome è Carlos Castaneda. Vorrei pregarvi di una cosa. Vi prego di sospendere per oggi il giudizio. Vi prego di aprirvi – anche solo per un’ora – alla possibilità che sto per presentarvi. Per trent’anni sono stato irreperibile. Non sono solito rivolgermi alla gente e parlare. Ma ora, per un momento, sono qui. È nostro dovere ripagare un debito a coloro che hanno fatto la fatica di mostrarci certe cose. Questo sapere noi lo abbiamo ereditato. Don Juan ci disse che non dobbiamo difenderlo. Vorremmo farvi capire che ci sono opzioni, possibilità insolite che non sono fuori dalla vostra portata.»
Gli antichi stregoni si accorsero per primi che qualcosa non andava per il verso giusto. Essi videro che nei bambini, le Emanazioni Luminose – tenute insieme da una forza agglutinante nella forma di un uovo – erano anche ricoperte da una patina di straordinario splendore. Videro che alla crescita del bambino questa patina, anziché svilupparsi anch’essa di conseguenza, diminuiva drammaticamente. Videro che questo involucro di luce era direttamente correlato alla consapevolezza dell’individuo e lo chiamarono lo Splendore della Consapevolezza.

(Foto di Elena Shumilova - “Wild Boy”)


La consapevolezza non si sviluppava come sarebbe stato naturale

Inquietati da questa incongruenza estesero le loro indagini e scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili. Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa. 

Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los Voladores, ovvero quelli che volano. 

Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!»

Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.»

Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie…I Voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e, come vedremo, noi produciamo molta di quella energia. Questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente. Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici dotati di possibilità infinite condannati a brandelli di consapevolezza: i Voladores consumano regolarmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. 

Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci. Questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di comprendere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo. Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà. 

Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia. L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è inconsapevolmente intrappolato. Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego! E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i Voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto. 

I Voladores non amano invece la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza. 

La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza. 

Secondo don Juan sono stati proprio i Voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego. Sono stati proprio i voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, abitudini, consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

Carlos: «Ma come ci riescono, don Juan? Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?» 

Don Juan: «Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente!

Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. 

Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene… 

Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. 

Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. 

L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.» 

Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?» 

Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori. Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc. I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione… «La mente di quello che vola non ha rivali. Quando si propone qualcosa non può che concordare con se stessa e indurti a credere di aver fatto qualcosa di meritevole. La mente di quello che vola ti dirà che qualsiasi cosa dica Juan Matus è solo un mucchio di sciocchezze e quindi essa stessa concorderà con la sua affermazione, “ma certo, sono sciocchezze” dirai tu. È così che ci sconfiggono.» 

(Don Juan Matus) 

Il film The Matrix dà forma in maniera efficace a queste tematiche castanediane: il Tonal dei toltechi – ovvero il mondo quotidiano frutto della socializzazione e mantenuto dall’attività della mente – è Matrix, una terrificante trappola che consente a delle entità (in questo caso macchine) di depredare l’energia degli esseri umani. I pensieri che attraversano la nostra mente sono certamente “nostri”, ma la mente, attraverso la socializzazione, ne dirige il percorso in modo tale che essi sono “liberi” non più di quanto lo sia un treno su delle rotaie. I dati sensoriali sono i nostri, ma il software che guida il pensiero è estraneo. Il pensiero ricrea costantemente il mondo così come lo vediamo (o meglio, così come ci è stato insegnato a vederlo. Fermare il pensiero per gli sciamani toltechi significa “fermare il mondo” e vedere le cose come sono veramente: pura energia. 

Don Juan spiega che gli sciamani possono sconfiggere l’installazione estranea attraverso una vita di impeccabilità (uso strategico dell’energia) perché la disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. La disciplina e la sobrietà sono qualità della consapevolezza che rendono la patina di splendore dell’uovo luminoso sgradevole al gusto dei Voladores. 

Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore e si entra nel silenzio interiore si affatica la mente del predatore in modo così insostenibile che l’Installazione Estranea fugge. Successivamente essa ritorna, ma indebolita. Attraverso ripetuti stati di silenzio interiore l’Installazione Estranea prima o poi viene sconfitta e non torna. 

Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole. 

Don Juan sostiene che il giorno in cui la Mente Estranea ci abbandona è il giorno più triste e difficile, poiché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e non c’è più nessuno a dirci cosa dobbiamo fare. 

Dopo un’esistenza di schiavitù, la nostra vera mente è molto debole e insicura e deve ritrovare la sua identità. Per modificare la realtà (presente/passato/futuro) è necessario che un certo numero di co-creatori (individui che esprimono un intento comune) si focalizzino su un obiettivo e condividano sentimenti-pensieri comuni... 

Non è sufficiente che una persona esprima l'intento di qualcosa affinché quel qualcosa si realizzi... E' l'inter-azione tra più soggetti il tassello principale per il mutamento della realtà.