27 luglio 2015

“Uffa cheppalle! Maddai l’ho già visto!”

Qualche tempo fa ho letto un articolo (che, con sommo dispiacere e frenetico roteare dei centri produttivi di sperma, non riesco più a trovare) nel quale si parlava un po’ dei problemi perlopiù psicologici che affliggono le giovani generazioni odierne e, nell’insieme del discorso, mi è rimasta impressa una considerazione dell’autore: le nuove generazioni, nate e/o cresciute non solo con la televisione ma anche, e forse soprattutto, con Internet, sono le prime nella storia dell’umanità a non vedere nulla per la prima volta. Il mondo, questi giovani, lo hanno già praticamente visto in toto comodamente seduti sul divano di casa e mentre una volta per un tizio di Canicattì desideroso di osservare la tanto decantata Torre Eiffel, era necessario spostarsi effettivamente a Parigi (alla meglio poteva darle un’occhiata tramite la foto su un giornale), oggi la si può godere da ogni angolazione possibile e immaginabile con un innocuo clic del mouse.

L’esempio della Torre Eiffel è, appunto, soltanto un semplicissimo e banalissimo esempio, in questo caso di un oggetto/monumento, che oggi praticamente tutti hanno visto almeno un migliaio di volte in ogni salsa possibile. Ma il ragionamento vale per qualsiasi evento, atto, azione, oggetto, persona che incrocia il nostro campo visivo e non serve Tesla per capire l’enorme differenza in termini di quantità e varietà di esperienze assorbite tramite gli occhi fra un essere umano di oggi e uno anche solo di 20 anni fa.

La conseguenza, per le giovani menti e non solo, si manifesta nella sempre maggiore difficoltà di provare un sano senso di meraviglia, di sorpresa, di stupore o, perchè no, di orrore verso ciò che si ha davanti al naso, verso un fatto al quale si assiste o del quale si viene a conoscenza. Questa “freddezza” si accompagna a un gigantesco appiattimento del mondo circostante, in una sorta di apatia cronica che porta la vita a scivolare sulla percezione dell’individuo senza quasi scalfirla affatto. Ma all’individuo servono i sentimenti, le emozioni, perfino qualche trauma e, se l’insieme delle cose per lui banali si amplia sempre più, cercherà di colmare il vuoto con atti e informazioni man mano più “estreme”, come per esempio darsi fuoco o mettere un mattone sui binari della ferrovia pochi secondi prima che passi un treno.

Il ragionamento non fa una grinza: credo sia piuttosto semplice verificare empiricamente la crescente apatia umana. Io non sarò Matusalemme ma ai 30 anni mi ci sto tremendamente avvicinando (‘tacci…) e vedere degli adolescenti, sul treno, che invece di fare un po’ di casino fra di loro con battute, scherzi e via dicendo, se ne stanno seduti quasi in silenzio, auricolari nelle orecchie e lo schermo di un telefonino perennemente piazzato davanti agli occhi mi riempie di un’insana dose di tristezza.

Sono, dunque, totalmente d’accordo con l’autore dell’articolo, ma! C’è un “ma”. Siccome ogni fregatura, ogni illusione, ogni “falsità” nasconde sempre una doppia faccia, per cui non si è mai solamente cornuti ma pure mazziati, anche qui c’è un aspetto della vicenda estremamente sottile e ben mimetizzato dietro l’ovvio, al sicuro (o quasi) dall’occhio incendiario della consapevolezza, quell’occhio che è “venuto a portare il fuoco sulla Terra” fino a quando il suo “battesimo non sarà compiuto” (Luca 12, 49-50).

Il neo è primario, sta a monte del ragionamento e riguarda l’atto stesso del vedere un fatto, un oggetto, una persona, un evento tramite un certo mezzo, un certo strumento. Torno alla Torre Eiffel. Supponiamo di vederla tante volte: in fotografia, in video, in televisione, grazie alla descrizione di un nostro amico. L’abbiamo vista, giusto? Possiamo dire con assoluta certezza di averla vista: la possiamo descrivere, immaginarla a occhi chiusi, replicarla su un foglio di carta con la matita. L’abbiamo vista, giusto? Ehm… no, proprio no. Non l’abbiamo vista. Ma proprio per niente. E quando ce ne accorgiamo? Quando ci troviamo in prima persona al suo cospetto, al giardino Champ de Mars. In quel momento e solo in quel momento ci rendiamo improvvisamente e chiaramente conto di averla sempre osservata “per conto terzi”, attraverso qualcosa o qualcun’altro, ma la realtà è che non l’avevamo mai vista realmente: credevamo di averla vista.

Ora, provate sommariamente a fare la conta di tuuuuuuutto quello che avete visto solamente tramite un mezzo esterno e non per esperienza diretta. Osvaldo Bevilacqua vi ha fatto credere di avervi fatto visitare l’Italia; Youtube vi ha fatto credere di aver visto cosa succede a mettere una Mentos nella Coca-Cola; Pornhub vi ha fatto credere di aver visto mille e mille passere da ogni angolo del globo. Tutto, e dico tutto, FINTO: non è vero. Le vostre sono state visioni “di seconda mano”, mediate, non davvero reali, effettive. Ve ne accorgerete quando, camminando per le strade del Lazio (è sempre lì!), incontrerete dal vivo Osvaldo Bevilacqua; quando inonderete di Coca-Cola la vostra cucina; quando la vostra bocca sarà troppo piacevolmente impegnata a pulire una specifica parte del corpo della vostra amante per poter parlare.

E questa è la parte del “cornuti”.

Come se non bastasse, questa illusione genera la banalizzazione, la routinizzazione della realtà circostante e, quindi, l’apatia di cui sopra: tutto diventa ovvio, scontato. Ed eccoci qua: mazziati. Fregatura nella fregatura.

Non ce n’è: dall’ambito più alto e spirituale, al più frivolo e materiale, l’unica è l’esperienza diretta. Al resto è meglio non attaccarsi troppo.

30 giugno 2015

Grecia: la radice di ogni male

E’ paranoia Grecia. Qualcuno è così talmente preoccupato che i discendenti degli inventori della democrazia escano dall’Euro da far passare in secondo… ma che dico? in quarto piano perfino i recentissimi attentati a marchio ISIS. Ricordate? Il terrore del terzo millennio… Il “sedicente Stato islamico”… L’uomo nero… I sanguinari nemici dell’Occidente… Quelli che si auto-finanziano con le scorribande nelle zone conquistate… Dai, quelli là che tagliano le teste! Il nemico di tutto ciò che è buono e giusto nel mondo, il nostro nemico, il nemico di ognuno di noi!

Guardate qua il TG1 di ieri sera.

9, e dico NOVE, servizi sulla Grecia, con pure un collegamento in diretta con piazza Syntagma per la manifestazione a favore del governo Tsipras. “10-15mila persone”, che a vedere le immagini sembrano anche pochine. (Tra l’altro, a differenza delle grandi folle di piazza Tahrir, della Libia e della Siria, di queste a sostegno del governo greco se ne parla molto poco e in termini riduttivi. Un caso?) E i toni dei servizi? Apocalittici. Tensione ovunque, default, mancanza di soldi, interviste a gente che chiede si resti nell’Euro (per cui, ne consegue logicamente, che tutti i greci o quasi vogliano stare nell’Euro).

Ma al sesto servizio, il fenomeno, il genio. Ormai sono passati 10 minuti abbondanti, l’apocalisse è imminente e moriremo tutti, peccatori e santi di ogni fede religiosa, atei e transgender, ma! un momento! Eccolo! Arriva l’esperto: Donato Masciandaro, direttore del dipartimento di economia della prestigiosissima Università Bocconi di Milano, il quale esordisce categorico:

C’è un rischio contagio in Europa? La Grecia è la nuova Lehman? La risposta è no.”

e prosegue confermando che non c’è il minimo pericolo per qualsivoglia Stato e istituzione in ogni parte del globo terracqueo.

Ora… sorgerebbe una considerazione sotto forma di domanda: scusate, ma se non c’è il minimo pericolo per nessuno… perchè cazzo si sta facendo tutto ‘sto casino? Per caso siamo tutti diventati così altruisti ed empatici da essere straordinariamente e sinceramente preoccupati per la sorte di alcuni nostri concittadini sud-europei? Perchè la posizione del dott. Masciandaro è sostanzialmente quella “ufficiale” delle varie autorità e luminari dell’economia e della finanza e, se si va a vedere il suo curriculum, si capisce perchè la pensi allo stesso modo: viene dai loro stessi ambienti.

“Laureato in Discipline economiche e sociali presso l'Università Bocconi. Visiting scholar presso la London School of Economics and Political Science, Londra, IMF Institute (Fondo Monetario Internazionale), la Nederlandsche Bank, Amsterdam. Economic Advisor presso le Nazioni Unite, l'Interamerican Development Bank, la World Bank.”

“Se la Grecia esce dall’Euro, no problem: la cosa non ci tocca. Saranno problemi, però, per i nostri amici greci e noi siamo preoccupati per loro, poveri. Siete voi a pensare male, che noi vogliamo la Grecia nell’Euro così possiamo mantenere inalterato il nostro controllo su di essa”. E infatti il Masciandaro conclude tirando un’accettata:

L’unica differenza in negativo [rispetto al caso americano della Lehman-Brothers, ndM] è che oggi abbiamo un piromane: il primo ministro greco. Una pessima strategia per il suo Paese. La Grecia avrebbe bisogno di diventare più moderna, più efficiente. Una pessima tattica […]”

Manca poco e Tsipras diventa pure lui di punto in bianco un “sanguinario dittatore”, come già “casualmente” accaduto a un paio di omologhi tra il nord Africa e il Medio Oriente negli ultimi anni. Ah, e naturalmente l’accordo tra Grecia e Russia sul gasdotto Turkish Stream non ha niente a che fare con la faccenda “Tsipras uomo cattivo peggio dell’ISIS”…

Giusto: l’ISIS. All’alba del decimo servizio, dopo oltre 16 minuti di concentrazione ellenica, si parla del macello in Tunisia. Vabbè, problemi minori, dai…

Chiudo con una considerazione su Tsipras e la decisione di affidare alla consultazione popolare l’ultimo verdetto sulla questione Europa. Lodevole, eh, niente da dire. Avendo però un paio di nozioni su come funziona l’opinione pubblica, il rischio è che in una settimana, da quando è stato annunciato all’effettivo voto il 5 luglio, i media riescano a convincere la maggioranza dei cittadini a barrare la casella dell’accettazione dell’ennesimo stupro a firma Troika. Non contando che potrebbero accadere “brutte cose” perchè, si sa, i figuri di un certo rango conoscono amici di amici tipicamente protagonisti di azioni poco raccomandabili.

23 giugno 2015

Il senso di responsabilità

L’altra sera, su Rai 3, c’era una puntata di “Ulisse: il piacere della scoperta” sulle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del ‘45. E’ stata molto interessante, segno che Alberto Angela & papino sanno anche fare delle buone cose: basta che non si mettano ad atteggiarsi a scienziologi della domenica con quell’aria altezzosa e saccente degli uomini di mondo che la sanno lunga su qualunque argomento. Perchè poi si rendono ridicoli, specialmente il vecchio Piero che, ricordiamolo, è uno dei fondatori del CICAP, organizzazione quantomeno ambigua quando si tratta di dirimere determinate questioni delicate. Basta una ricerchina su Google per capire di cosa sto parlando (qui, per esempio).
Ma la puntata su Hiroshima e Nagasaki mi è piaciuta, devo dargliene atto.
C’è stato un punto che mi ha spinto a una riflessione sul senso di responsabilità e sulle qualità etiche e morali delle persone che ricoprono ruoli di più che discreto rilievo in ambito sociale. A un certo punto, nella puntata di “Ulisse”, c’è la testimonianza di un ex soldato americano, Morris Jeppson, che il 6 agosto 1945 si trovava sull’Enola Gay per armare la bomba che da lì a pochi minuti avrebbe causato su per giù 250.000 morti. Potete guardare il pezzo interessato qui, più o meno a 1 ora e 7 minuti del video. Riporto comunque le sue parole.
- Andammo tutti verso l’oblò per guardare giù. E ovviamente a quel punto il sollievo per il fatto che la bomba aveva funzionato si trasformò in angoscia, perchè quella era una scena davvero difficile. Si vedeva la nuvola di fumo in ebollizione e le fiamme che salivano dalla base. La nube salì rapidamente fino a quasi 10 chilometri d’altezza. Credo che tutti provassimo le stesse cose: che fosse deprecabile distruggere in quel modo una grande città. E’ ovvio che, se sei un militare e vieni addestrato a portare avanti delle missioni, fai quello che devi fare. Ma dal punto di vista storico, il fatto che si sia messo fine a quell’invasione, è sufficiente per poter affermare che ne è valsa la pena: doveva essere fatto.
- Pensa che lo rifarebbe?
- Sì, certamente.
Solo io ci vedo un’estrema freddezza, in questa dichiarazione? Non è stato deprecabile ammazzare 200 e rotti mila persone dal nulla: è stato deprecabile “distruggere in quel modo una grande città”. La scusa, poi, è la solita, quella che tante volte abbiamo sentito reggersi a difesa dei peggiori nazisti: si stavano solo eseguendo gli ordini. Troppo comodo, così. Gli ufficiali del Reich (i pochi che hanno trovato) sono stati, giustamente, processati e condannati per le atrocità commesse sotto lo scudo del “quelli erano gli ordini”. Il signor Jeppson e gli altri presenti sull’Enola Gay, esecutori di un ordine e direttamente responsabili della morte di oltre 200 mila persone, sono invece diventati degli eroi, tanto che Morris fu insignito della Silver Star Medal, la terza più alta decorazione al valor militare dell’esercito degli Stati Uniti. E oggi noi ci scandalizziamo quando un cretino a Kabul fa saltare una bomba ammazzando 7-10 persone… E lo chiamiamo “terrorista” trattandolo peggio, molto peggio di un animale feroce.
Tramite l’osservazione degli eventi abbiamo capito che lor signori, quelli nascosti dietro le quinte, dietro il ridicolo e decadente palcoscenico propinatoci dai media quotidiani, lavorano sempre in questo modo: vogliono compiere un’azione chiamiamola “discutibile”, magari violenta o comunque controversa; non potendola attuare così, su due piedi semplicemente, devono convincere la cosiddetta “opinione pubblica” (ahahahah) della necessità di siffatta azione. E’ il famoso schema problema-reazione-soluzione del quale avrete già molto probabilmente letto in giro.
Così, la responsabilità viene scaricata sulle persone comuni. “Lo avete voluto voi, noi abbiamo la coscienza a posto”.
1941. Pearl Harbor, Hawaii. Gli Stati Uniti tengono la flotta navale nella zona di confine con l’area sotto il controllo giapponese, fino a sconfinarvi più volte. I giappi, naturalmente, non si fanno pregare troppo e per tutta risposta il 7 dicembre lanciano il famoso attacco a suon di kamikaze e mitragliatrici fumanti.
L’azione di lor signori era il far entrare gli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, ma fino a quel momento si dimostrava inattuabile: circa l’80% della popolazione statunitense, infatti, era contrario all’intervento diretto nel conflitto. Arriva Pearl Harbor e, magicamente, tutti spingono per fargliela pagare, a quei dannati occhi a mandorla. “Oh, noi non volevamo entrare in guerra. Adesso, però, dopo questo attacco odioso, è il popolo americano a volerlo”.
Stessa storia con l’11 settembre.
Ma la responsabilità funziona pressapoco così anche con le elezioni: tu deleghi (leggi “dai il tuo consenso”) un tizio, o una tizia, per prendere delle scelte e, da quel momento, lui o lei agisce su tuo mandato. La responsabilità è tua: tu l’hai votato/a perchè ti sono piaciute le sue proposte, le hai avallate e ora questa persona agisce in tuo nome e per conto tuo. Diventa tuo rappresentante. Quando poi Hollande, ad esempio, si dimostra oggettivamente un filo stronzo sulla questione immigrati, quale pensiero scatta quasi inevitabilmente nei nostri cervelli bacati? “’Sti cazzo di francesi, va che bastardi che sono!” Ora, è vero che mediamente proprio simpaticissimi non sono, ma qui non si sta parlando di tutti i francesi: Hollande la pensa così, non necessariamente il salumiere dell’Esslongue (l’Esselunga d’oltralpe) o l’autista-corriere del Bartolèns (il Bartolini francofono). Però, Hollande l’hanno votato i francesi: ergo li rappresenta: ergo, se lui segue una determinata linea di pensiero o di azione, questa stessa linea è quella dei francesi tutti.
I capi giapponesi, negli anni ‘40, erano filo-nazisti. Non paghi di siffatta carta d’identità, ordinarono l’attacco a Pearl Harbor, inimicandosi ancor di più il popolo americano. Ma il salumiere dell’Esselunghishito e l’autista-corriere del Bartoloshi avevano davvero a cuore la guerra? Ci pensavano costantemente? La volevano a tutti i costi? Ne dubito fortemente, ma ormai il danno era fatto: i giapponesi tutti divennero i cattivi e si doveva ammazzarli peggio degli animali. E di persone comuni come il salumiere e l’autista-corriere ne sono morte, in un sol colpo, DUECENTOCINQUANTAMILA. Gente che stava iniziando tranquillamente una giornata come le altre, tra scuola, lavoro, passeggiate, chiacchiere e commissioni varie.
Non bastasse questo, ad attacco ultimato il presidente della terra delle libertà e delle opportunità, Harry Truman, rese partecipe dell’impresa il suo popolo. In che modo? Dicendo, alla radio, che era stata bombardata una base militare. Il rappresentante ultimo della gente, quello che gli americani votarono come erede di Franklin Delano Roosevelt, mentì spudoratamente e impunemente ai suoi stessi mandatari, dimostrando un livello di etica e coscienza (oltre che di responsabilità) pari a zero virgola zero. E comunque sia era stato il popolo americano a domandar vendetta per Pearl Harbor.
Grazie a questi fatti, e a molti altri, gli americani hanno la fama degli imperialisti colonizzatori senza scrupoli e conquistatori subdoli del globo terracqueo. Ma non penso che il salumiere della Long Esse o l’autista-corriere della Bart-o-Leen abbia come priorità assoluta di ogni sua giornata il pensiero di trovare un modo per rovesciare Assad e sfasciare il Medio Oriente tramite il fantoccio ISIS. Ma dopo l’11 settembre virtualmente tutti noi cosiddetti “Occidentali” avevamo il dente avvelenato nei confronti di Bin Laden, dei talebani e degli arabi in generale e chiedevamo NOI che si facesse qualcosa in merito. La responsabilità di quattro stronzi con manie con grandezza è stata scaricata, e viene costantemente scaricata, su tutti noi, poveri salumieri e autisti-corrieri di tutto il mondo che vogliamo semplicemente vivere le nostre vite tranquille.
Finchè nelle posizioni un minimo rilevanti ci saranno persone così, state tranquilli: il mondo non migliorerà.

Fonti:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-57ab9510-6679-47ca-bc5c-8a8951793498.html#p=0
https://it.wikipedia.org/wiki/Morris_R._Jeppson
http://www.altrainformazione.it/wp/il-caso-pearl-harbor/
http://www.lasecondaguerramondiale.it/pacifico01.php

16 giugno 2015

Lo scimmiottamento dei concetti

Oggi vi propongo un articolo molto interessante, che a mio modo di vedere ha il pregio di chiarire ben bene il concetto di “anti-cristo” applicato a livello socio-cultural-spirituale. Fa capire meglio la differenza tra il sacro e il profano, con quest’ultimo apparentemente identico al primo ma del quale in realtà ne è solo una parodia, uno scimmiottamento svuotato del significato originale positivo in modo da portare all’inconsapevolezza invece che alla consapevolezza. D’altronde, se il Cristo è l’essere perfettamente consapevole, l’Anticristo sarà il suo esatto opposto, apparentemente uguale in tutto e per tutto ma assolutamente ignorante verso la verità. Allo stesso modo, ad esempio, noi chiamiamo “conoscenza” la memorizzazione mentale di una valanga di concetti, mentre la conoscenza vera non ha nulla a che fare con ciò. Apparentemente, però, l’etichetta è la medesima.

La stessa idea di “Cristo” che ci viene propugnata da parecchio tempo è uno scimmiottamento.

Qui Renè Guenon, personaggino affascinante del quale, lo ammetto, non conoscevo l’esistenza (ma c’è sempre da imparare, no?), parla di questo meccanismo al livello socio-spirituale. Buona lettura!

(tratto da Realtà O Fantasia)

La grande parodia o la spiritualità alla rovescia (René Guénon)

La costituzione della “contro-tradizione” ed il suo apparente momentaneo trionfo, come può rendersi conto senza difficoltà chi ha seguito sin qui le nostre considerazioni, saranno propriamente il regno di quella che abbiamo chiamato “spiritualità alla rovescia”: si tratterà naturalmente solo di una parodia della spiritualità, o meglio di una sua imitazione in senso inverso, di modo che avrà tutta l’apparenza d’essere l’opposto di tale spiritualità. Se abbiamo parlato di apparenza e non di realtà, è perché, quali che siano le sue pretese, nessuna simmetria od equivalenza è possibile in un campo del genere. 

Su questo punto è doveroso insistere perché molti, lasciandosi ingannare dalle apparenze, credono nell’esistenza di due principi opposti che si contendono la supremazia del mondo: è una concezione erronea, analoga in fondo a quella comunemente attribuita a torto o a ragione ai Manichei, e che, in linguaggio teologico, mette Satana allo stesso livello di Dio; L vi è senza dubbio attualmente una quantità di gente la quale, in questo senso, è “manichea” senza sospettarlo, subisce cioè gli effetti di una “suggestione” delle più perniciose. 

Questa concezione, infatti, equivale all’affermazione di una dualità principiale radicalmente irriducibile, o, in altri termini, alla negazione dell’Unità suprema che è al di là di tutte le opposizioni e di tutti gli antagonismi; che una negazione del genere sia appannaggio degli aderenti alla “contro-iniziazione” non c’è da stupirsi ed essa può perfino essere sincera, per gente a cui il campo metafisico sia ermeticamente chiuso; ancor più evidente è la necessità che essi hanno di diffondere e di imporre questa concezione, poiché è soltanto così che possono riuscire a farsi passare per ciò che non sono e non possono essere realmente, e cioè per i rappresentanti di qualcosa che potrebbe esser messo in parallelo con la spiritualità ed anche finalmente avere la meglio su di essa.
Questa “spiritualità alla rovescia”, per la verità, è dunque solo una falsa spiritualità, falsa all’estremo limite del concepibile; ma si può anche parlare di falsa spiritualità tutte le volte che, per esempio, lo psichico viene scambiato per lo spirituale, anche senza andare necessariamente fino a questa sovversione totale; perciò l’espressione “spiritualità alla rovescia” è quella che meglio serve a definirla, a condizione naturalmente di spiegare con precisione in che modo va intesa. Ecco cos’è in realtà il “rinnovamento spirituale” di cui taluni, talvolta molto inconsapevolmente, annunciano con insistenza il prossimo avvento, o anche la “nuova èra” in cui si tenta con tutti i mezzi di introdurre l’umanità attuale (1), e che la condizione d’ “attesa” generale, creata mediante la diffusione delle predizioni di cui abbiamo parlato, può contribuire effettivamente ad affrettare.

L’attrazione per il “fenomeno”, già da noi segnalata come uno dei fattori determinanti la confusione tra psichico e spirituale, può ugualmente svolgere a questo proposito una funzione molto importante, poiché è per tramite suo che la maggior parte degli uomini verranno conquistati e ingannati al tempo della “contro-tradizione”, in quanto è detto che i “falsi profeti” che sorgeranno allora “faranno grandi prodigi e cose stupefacenti fino a sedurre, se fosse possibile, gli stessi eletti” (2). 

E’ soprattutto sotto questo rapporto che le manifestazioni della “metapsichica” e delle diverse forme di “neospiritualismo” possono apparire già come una specie di “prefigurazione” di quanto dovrà verificarsi in seguito, benché ne diano solo una pallida idea; in fondo saranno sempre in gioco le stesse forze sottili inferiori, ma che a quel momento verranno messe in azione con una potenza incomparabilmente maggiore; e quando si vede come la gente sia sempre disposta ad accordare ad occhi chiusi la più completa fiducia a tutte le divagazioni di un semplice “medium”, soltanto perché convalidate da “fenomeni”, come stupirsi se la seduzione dovrà essere pressoché generale? 

E’ per questa ragione che non si ripeterà mai abbastanza come i “fenomeni”, in sé stessi, non provino assolutamente niente quanto alla verità di una dottrina o d’un qualsiasi insegnamento, e come sia proprio questo il campo per eccellenza della “grande illusione”, ove tutto ciò che appare a certa gente come segno di “spiritualità” può essere sempre simulato e contraffatto dal gioco delle forze inferiori in questione; questo è anche forse il solo caso in cui l’imitazione possa essere veramente perfetta, perché sono esattamente gli stessi “fenomeni”, intesi nel loro significato specifico di apparenze esteriori, che si producono in entrambi i casi: la differenza risiede esclusivamente nella natura delle cause che rispettivamente intervengono in essi; e poiché la gran maggioranza degli uomini è necessariamente incapace di determinare queste cause, la miglior cosa da farsi è in definitiva di non attribuire la benché minima importanza a tutto ciò che è “fenomeno”, anzi di vedervi piuttosto a priori un segno sfavorevole; ma come farlo capire alla mentalità “sperimentale” dei nostri contemporanei, mentalità la quale, dopo esser stata manipolata dal punto di vista “scientistico” dell’ “antitradizione”, diventa finalmente uno dei fattori che possono contribuire nel modo più efficace al successo della “contro-tradizione”?
Il “neospiritualismo”, e la “pseudo-iniziazione” che ne deriva sono una parziale “prefigurazione” della “contro-tradizione” anche da un altro punto di vista: intendiamo riferirci alla già segnalata utilizzazione di elementi autenticamente tradizionali in origine, ma deviati dal loro vero significato e posti in certo qual modo al servizio dell’errore: questa deviazione è in definitiva l’incamminarsi verso il capovolgimento completo che dovrà caratterizzare la “contro-tradizione” (e di cui del resto abbiamo visto un esempio significativo nel rovesciamento intenzionale dei simboli), anche se nella contro-tradizione non sarà soltanto questione di elementi frammentari e dispersi; nell’intenzione dei suoi autori infatti, essa dovrà dare l’illusione di qualcosa di simile o addirittura di equivalente a ciò che costituisce l’integralità di una tradizione vera, con tutte le applicazioni che le sono proprie nei vari campi. 

E’ da notare, a questo proposito, come la “contro-iniziazione”, pur inventando e diffondendo per i suoi fini tutte le idee moderne caratteristiche dell’ “antitradizione” negativa, sia perfettamente cosciente della falsità di tali idee, e sappia evidentemente anche troppo bene a cosa attenersi; ma ciò sta appunto ad indicare come, nella sua intenzione, questa sia soltanto una fase transitoria e preliminare, in quanto una simile organizzazione di menzogna cosciente non può come tale essere il vero ed unico scopo che essa si propone; tutto ciò è destinato solo a preparare la successiva venuta di qualcos’altro, che a sua volta dovrà apparire come un risultato più “positivo”, e che sarà precisamente la “contro-tradizione”. 

E’ per questa ragione che, in particolare nelle diverse produzioni di cui è indubbia l’origine o l’ispirazione “contro-iniziatica”, si vede già delinearsi l’idea di un’organizzazione che sarebbe come la contropartita, e appunto perciò la contraffazione, d’una concezione tradizionale come quella del “Sacro Impero”, organizzazione che dovrà essere l’espressione della “contro-tradizione” nell’ordine sociale; ed è anche per questa ragione che l’Anticristo, secondo la terminologia della tradizione indù, potrà esser denominato Chakravartî alla rovescia (3).
Il regno della “contro-tradizione”, in effetti, è, molto esattamente, ciò che è designato come il “regno dell’Anticristo”: questi, qualunque idea si possa averne, è comunque colui che concentrerà e sintetizzerà in sé stesso, in vista di tale opera finale, tute le potenze della “contro-iniziazione”, sia che lo si percepisca come un individuo, sia come una collettività; in un certo senso potrebbe essere ad un tempo l’uno e l’altra, in quanto dovrà esistere una collettività che rappresenti l’”esteriorizzazione” della organizzazione “contro-iniziatica” vera e propria venuta finalmente alla luce del giorno, e dovrà esistere altresì un personaggio, posto a capo di quella collettività, che sia l’espressione più completa e come l’ “incarnazione” stessa di quel che essa rappresenterà, non foss’altro che a titolo di “supporto” di tutte quelle influenze malefiche le quali, dopo essersi concentrate in lui, dovranno da lui essere proiettate nel mondo (4). 

Evidentemente sarà un “impostore” ( significato del termine daggiâl con cui viene abitualmente denominato in arabo ), poiché il suo regno non sarà nient’altro che la “grande parodia” per eccellenza, l’imitazione caricaturale e “satanica” di tutto ciò che è veramente tradizionale e spirituale; e tuttavia la sua costituzione sarà tale, se così si può dire, da essergli veramente impossibile non svolgere tale funzione. 

Certamente non sarà più il “regno della quantità” che era soltanto il culmine della “antitradizione”; al contrario, col pretesto di una falsa “restaurazione spirituale”, sarà una specie di reintroduzione della qualità in tutte le cose, ma di una qualità presa a rovescio del suo valore legittimo e normale (5). Dopo l’ “egualitarismo” dei nostri giorni ci sarà di nuovo una gerarchia invertita, ossia una “contro-gerarchia”, il cui vertice sarà occupato dall’essere che, in realtà, sarà più vicino di chiunque altro a toccare il fondo degli “abissi infernali”.
Quest’essere, anche se apparirà sotto forma di un personaggio determinato, sarà in realtà più un simbolo che un individuo, sarà cioè come la sintesi stessa di tutto il simbolismo invertito in uso presso la “contro-iniziazione”, simbolismo che troverà in lui la sua massima espressione proprio perché in questa funzione non avrà né predecessori né successori; per poter esprimere il falso ad un livello così estremo, egli dovrà essere, per così dire, completamente “falsato” da tutti i punti di vista, cioè come l’incarnazione stessa della falsità (6). Proprio per ciò, nonché per la suddetta estrema opposizione al vero in tutti i suoi aspetti, l’Anticristo può assumere i simboli stessi del Messia, beninteso in senso radicalmente opposto (7); la predominanza attribuita in tali simboli all’aspetto “malefico”, o, più esattamente, la sostituzione di esso a quello “benefico”, per sovversione del doppio significato di tali simboli, costituisce appunto il suo marchio caratteristico. 

Parimenti potrà e dovrà esserci una strana rassomiglianza tra le designazioni del Messia ( Al-Masîh in arabo ) e quelle dell’Anticristo Messia ( Al-Masîkh) (8); ma queste ultime altro non sono se non una deformazione delle prime, così come difforme viene rappresentato lo stesso Anticristo in tutte le descrizioni più o meno simboliche che se ne danno, cosa anche questa assai significativa. Tali descrizioni, in effetti, insistono soprattutto sulle dissimetrie corporee, il che implica che esse siano il marchio visibile della natura stessa dell’essere cui vengono attribuite, ed effettivamente simili dissimmetrie sono sempre segni di qualche squilibrio interiore; è del resto per questa ragione che tali deformità rappresentano delle “qualificazioni” dal punto di vista iniziatici, così come è facilmente immaginabile che possano essere “qualificazioni” in senso contrario, cioè nei confronti della “contro-iniziazione”. 

In effetti, dal momento che quest’ultima ha una meta opposta a quella dell’iniziazione, è evidente che il suo cammino procede nel senso di un accrescimento dello squilibrio degli esseri, e il termine ultimo di tale squilibrio è la dissoluzione o la “disintegrazione” di cui abbiamo parlato, l’Anticristo deve evidentemente essere il più vicino possibile a questa “disintegrazione”, sicché la sua individualità, mentre da un lato sarà sviluppata in modo mostruoso, si può dire però già quasi annichilita, tanto da realizzare l’inverso della cancellazione dell’ “io” di fronte al “Sé”, o, in altri termini, da realizzare la confusione nel “caos” invece della fusione nell’Unità principiale; e questo stato, raffigurato dalle stesse difformità e sproporzioni della sua forma corporea, è veramente al limite inferiore delle possibilità del nostro stato individuale, per cui il vertice della “contro-gerarchia” è proprio il posto che gli conviene in quel “mondo rovesciato” che sarà il suo. 

Del resto, anche dal punto di vista prettamente simbolico, e in quanto rappresentante della “contro-iniziazione”, l’Anticristo non è meno necessariamente difforme: questa in effetti, come dicevamo poco fa, non può essere che una caricatura della tradizione, e chi dice caricatura è come dicesse difformità; se così non fosse non ci sarebbe proprio nessun mezzo esteriore per distinguere la “contro-tradizione” dalla tradizione vera, e bisogna pure, affinché almeno gli “eletti” non siano sedotti; che essa porti in sé stessa il “marchio del demonio”. 

Per di più, dato che il falso è necessariamente anche “artificiale”, la “controtradizione” non potrà mancare, nonostante tutto, di avere quel carattere “meccanico” che è presente in tutte le produzioni del mondo moderno: essa ne sarà anzi l’ultimo prodotto; ancor più esattamente, vi sarà in essa qualcosa di paragonabile all’automatismo di quei “cadaveri psichici” cui abbiamo accennato in precedenza, e del resto, come questi, essa sarà costituita soltanto di “residui” animati artificialmente e momentaneamente, il che spiega la sua assoluta precarietà; quest’ammasso di “residui”, per così dire galvanizzato da una volontà “infernale”, può certamente dare l’idea più esatta di qualcosa che sia arrivato ai confini stessi della dissoluzione.
Riteniamo che non sia il caso di insistere oltre su tutte queste cose; in fondo sarebbe di scarsa utilità la ricerca particolareggiata di come sarà costituita la “contro-tradizione”, e del resto le precedenti indicazioni di carattere generale sarebbero già quasi sufficienti a chi volesse, per conto proprio, applicarle a punti più specifici, cosa che non rientra nei nostri propositi. 

Comunque sia, siamo giunti con ciò al termine ultimo dell’azione antitradizionale che deve condurre questo mondo alla sua fine; dopo il regno passeggero della “contro-tradizione” non può più esserci, per arrivare all’ultimo momento del ciclo attuale, che il “raddrizzamento”, il quale, riportando istantaneamente tutte le cose al loro posto normale proprio quando la sovversione sembrava completa, preparerà immediatamente l’ “età dell’oro” del futuro ciclo.


Note al cap. 39:
1 - E’ incredibile fino a che punto l’espressione “nuova èra” sia stata in questi ultimi tempi diffusa e ripetuta in tutti gli ambienti, anche con significati apparentemente molto diversi tra loro, ma tutti tendenti, in definitiva, a stabilire la stessa persuasione nell’opinione pubblica.
2 - Matteo, XXIV, 24.
3 - Sul Chakravartî, o “monarca universale”, vedere L’Ésotérisme de Dante, cit., p. 76 e Le Roi du Monde, cit., pp. 17-18 (pp. 22-23 dell’ed. it.). il Chakravartî è letteralmente “colui che fa girare la ruota”, il che implica che sia posto al centro stesso di tutte le cose, mentre al contrario l’Anticristo sarà l’essere più lontano da tale centro; egli pretenderà tuttavia di “far girare la ruota” in senso inverso al movimento ciclico normale (cosa “prefigurata”, del resto inconsciamente, dall’idea moderna del “progresso”), quanro invece, in realtà, qualsiasi cambiamento nella rotazione è impossibile prima del “rovesciamento dei poli”, cioè prima di quel “raddrizzamento” che solo l’intervento del decimo Avatâra potrà operare; ma giust’appunto, se l’Anticristo viene designato così, è proprio perché, a modo suo, egli parodierà la funzione stessa di quell’ Avatâra finale, il quale nella tradizione cristiana viene rappresentato come il “secondo avvento del Cristo”.
4 - Lo si può dunque considerare come il capo degli awliyâ esh-Shaytân, e, poiché sarà l’ultimo a svolgere tale funzione, funzione che avrà in lui la sua più importante e manifesta espressione nel mondo, si può dire, secondo la terminologia dell’esoterismo islamico, che egli sarà come il loro “suggello” ( khâtem ); non è difficile immaginarsi fino a che punto potrà effettivamente spingersi la parodia della tradizione in tutti i suoi aspetti.
5 - La stessa moneta, o ciò che ne farà le veci, avrà di nuovo un carattere qualitativo di questo tipo, in quanto è detto che “nessuno potrà comprare o vendere se non avrà il carattere o il nome della Bestia, o il numero del suo nome” (Apocalisse, XIII, 17); è perciò implicito un uso effettivo dei simboli invertiti della “contro-tradizione”.
6 - Vedasi anche qui l’antitesi del cristo che afferma: “Io sono la Verità”, o di un walî come El-Hallâj che dice del pari: “Anâ el-Haqq”.
7 - “Forse non si è fatto abbastanza caso all’analogia tra la vera e la falsa dottrina; sant’Ippolito, nel suo opuscolo sull’Anticristo, ne dà un esempio memorabile, benché non stupefacente per chi abbia studiato il simbolismo: il Messia e l’Anticristo hanno entrambi il leone per emblema” (P. Vulliaud, La gabbale juive, 2 voll., Paris, 1923, vol. II, p. 373). Dal punto di vista cabalistico, la ragione profonda di ciò risiede nelle considerazioni inerenti alle due facce, luminosa e oscura, di Metatron; è per la stessa ragione che il numero apocalittico 666, il “numero della Bestia”, è anche un numero solare (cfr. Le Roi du Monde, cit., pp. 29-30, pp. 35-36 dell’edizione italiana).
8 - Vi è qui un doppio senso intraducibile: Masîkh può essere preso come una deformazione di Masîh per semplice aggiunta di un punto alla lettera finale; ma in pari tempo questo stesso termine vuol anche dire “difforme”, cosa che esprime appunto il carattere dell’Anticristo.

03 giugno 2015

Fai fai, che a me scappa da ridere…

Spesso si commette un gravissimo errore di valutazione quando c’è da individuare la causa di un determinato fenomeno. Specialmente nell’ultimo articolo ho calcato la mano abbastanza pesantemente sul cosiddetto “sistema”, ovvero tutto quell’agglomerato sociale, politico, ideologico, economico, scientifico, religioso, finanziario presumibilmente guidato da un piccolo gruppo di stronzi, ma l’ho fatto solo per evidenziare alcune tattiche psicologiche utilizzate per portare le persone in uno stato ipnotico, catatonico.

Ma attenzione: il sistema, gli Illuminati o mia nonna in carriola, non sono la causa dei problemi.

Quante volte avete sentito parlare di un caso di omicidio perchè un tizio doveva dei soldi a un altro tizio ma, alla fine, non lo pagava mai? O per una succosa eredità, magari. Qual è la causa, in questi omicidi? Di primo acchitto verrebbe da dire “i soldi”, però una semplice obiezione potrebbe essere: beh, ma ci sono migliaia di altri casi simili nei quali nessuno ha ammazzato nessuno. Non fa una grinza, no? Quindi via: scartiamo i soldi come causa. Magari c’erano altre questioni in sospeso. Però, anche qui, non tutti arrivano a uccidere.

Si potrebbe andare avanti parecchio nel tentativo di trovare il vero motivo senza cavarne un ragno dal buco. Quelli che si trovano più facilmente non sono i motivi, non è la causa del gesto: sono i sintomi, i segnali, così come l’omicidio stesso è un sintomo. L’attaccamento al denaro, la spiccata tendenza a essere violento, sono tutti sintomi, spie di un problema che non è nemmeno psicologico. Sarebbe troppo comodo, come quando dicono che l’omicida “non era capace di intendere e di volere”. Sarà anche vero, ma non è quella la causa: è anch’essa un sintomo, una conseguenza.

Lo stesso discorso vale per “il sistema”. Gli Illuminati, o come li volete chiamare, non sono il problema, non sono la causa: sono i rappresentanti di un problema, il segnale che qualcosa non funziona nel modo più corretto possibile. Il “sistema” stesso è un enorme spia rossa lampeggiante con tanto di allarme spaccatimpani.

Si dice sempre che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Aggiungerei: “tra l’essere e il fare c’è di mezzo la Via Lattea”. Non fa rima, ma chi se ne frega… Quella che noi continuiamo a perpetrare è la confusione tra il fare/dire/pensare e l’essere o, per meglio dire, il livello di percezione dell’essere. Ne avevo già accennato una volta, quando ho molto brevemente fatto riferimento a un’altra massima degna da ospedale psichiatrico immediato: “noi siamo quello che facciamo”. Cazzata iperspaziale. La realtà è l’inverso: “facciamo quello che siamo” o, più precisamente, “facciamo in base a ciò che percepiamo di essere”.

Semplifico con un esempio. Se io sono l’anti-Einstein, una clamorosa chiavica in matematica, uno che non riesce a capacitarsi del perchè non si usino sempre le più stilose parentesi graffe al posto delle stucchevoli tonde, riuscirò mai a risolvere un’equazione differenziale di ordine 4? Neanche in sogno.

E allora, come la mettiamo? “Siamo quello che facciamo” o “facciamo (in base a) quello che siamo”?

Orsù dunque, miei prodi lettori, favellate: donde risiede il sotterfugio? Dov’è la causa? Perchè quel pirla ha fatto fuori il suo compare? Perchè esiste l’èlite di potere? Il motivo è esattamente lo stesso per entrambi i fenomeni: scarsa percezione, poca consapevolezza, superficialità. Percependo solo a un “livello basso”, è facile fare casini: c’è tanto rumore, tanta frenesia, tanta confusione, tanto attaccamento. La realtà è molto coerente, ha delle leggi dalle quali non si scappa: più sei superficiale, nella percezione di te, più le tue parole saranno “vuote” e le tue azioni “stupide”. Semplice e imparziale: nessun giudizio, nessuna punizione.

Con gli Illuminati stessa roba. Evidentemente a un certo punto nella storia umana, un uomo (o una donna, per le pari opportunità) ha “pescato” da un basso livello d’essere e ha portato a manifestarsi un comportamento “basso”: magari ha pensato fosse meglio, per lui/lei, sfruttare il prossimo piuttosto che essere sul suo stesso piano. Per lui/lei doveva sembrare la cosa giusta da fare e, all’epoca, non c’erano Illuminati, èlite o altro di sorta: era il primo (o la prima) a comportarsi così, spontaneamente. Dove risiedeva, allora, la causa? Era esterna o veniva da qualche parte all’interno?

Da lì in poi, fino ai giorni nostri, i “discendenti” di quel cretino o quella cretina si sono adoperati in tutti i modi possibili e immaginabili per favorire e preservare la loro posizione di vantaggio, rincretinendo ancora di più i loro simili. Punto. C’è stata una causa: il livello di consapevolezza, o la percezione di sè, o lo stato d’essere, è sceso sotto una “soglia”, potremmo dire. E, con questa “caduta” (ammicco ammicco), c’è stata una conseguenza: l’emersione di pensieri e comportamenti non propriamente eleganti. Di nuovo: semplice e imparziale.

Da un mare pesantemente contaminato da milioni di tonnellate delle sostanze più schifosamente inquinanti, che tipo di pesci vi aspettate di pescare? Il tonno pinna gialla?

Quindi a questo punto dovrebbe apparire evidente che, se la causa è interiore, interiore sarà la soluzione. Il fattore sul quale “agire” è la percezione, la profondità della percezione. Ma occhio, perchè anche su queste idee i “discendenti” del cretino o della cretina hanno speso innumerevoli risorse per non farvele capire. So già a cosa state pensando: robe motivazionali, pensiero positivo, legge di attrazione, psicologia spiccia. Lasciate perdere per favore, non lo dico per me, non me ne viene in tasca niente: fatelo per voi stessi. Già siete pieni di vaccate che assorbono gran parte della vostra attenzione frantumata in mille pezzi: non attaccatevi ad altre vaccate. Non ho fatto tutto ‘sto discorso per poi farvi sdraiare su una poltrona e spillarvi soldi dicendovi di non preoccuparvi, che siete persone splendide, magari pure figli luminosi del Dio vivente. Un gran bel paio di palle.

La causa , se non fosse già chiaro abbastanza, non è psicologica: la psicologia arriva dopo, è uno degli effetti, delle conseguenze. La mente arriva dopo, è generata, non fa parte (ripeto: NON FA PARTE) dell’interiore: è già esteriore, è già esterna, è già parte del “fare”, non è parte dell’”essere”: è “figlia” dell’essere. Io vi dico “consapevolezza”: voi interpretate il concetto tramite la mente in base a ciò che siete in questo momento. Se siete Gesù, l’interpretazione sarà molto più profonda rispetto a se siete Renzi. Perchè? Perchè avete una percezione di voi stessi gigantescamente più pronunciata, più vera. Questa percezione sviluppata, questo stato d’essere, va a generare una mente in grado di interpretare molto meglio l’informazione contenuta nella parola “consapevolezza”.

Una macchina da Formula 1 non si guida da sola: ci vuole qualcuno al volante. Al momento ci siete voi per come siete (o percepite di essere) ora. Sapete guidare una Formula 1? E difatti la macchina sbanda, si schianta, va in testacoda, si ribalta. Se, però, ci mettessimo Vettel? Ecco: dobbiamo diventare come Vettel, se capite l’analogia.

“Ma come si fa, cazzo? Bravo, ho capito il senso, hai fatto il fenomeno ma mò taglia su: come cazzo si fa?!” Se per caso questa fosse la vostra domanda, allora vi conviene tornare indietro, rileggere il discorso e capire da voi per quale motivo si tratta di una domanda sbagliata.

Facciamo che un sasso viene buttato in uno specchio d’acqua. Cosa succede? Fa un piccolo “buco” nell’acqua, dal quale promanano diverse onde concentriche sempre meno intense. Ora, se voi siete ultra-iper-stra-megaconvinti (e lo siete, anzi: lo siamo) che la causa di tutto siano le onde, ditemi voi: ha senso fare qualcosa? Come potete cambiare le onde agendo sulle onde stesse? La causa vera è il sasso, ma voi il sasso non lo vedete, non lo sentite, non lo percepite: vi fermate ai suoi effetti e li scambiate per la causa. Per cui provate a risolvere i problemi della mente con la mente, e con quale risultato? Conflitto, ancora più confusione, un puttanaio peggio di Babilonia sotto il governo Berlusconi.

Le onde, le uniche “entità” a rientrare attualmente nel nostro campo di percezione, dovrebbero essere intese come strumenti, come mezzi al servizio di un fine. Tramite l’osservazione, lo studio delle onde, si può risalire al tipo di sasso lanciato. Capito il tipo di sasso, ne viene automaticamente tirato un altro, il quale genererà onde diverse, più morbide e armoniose. E via così fino a che non si siano compresi i meccanismi di ogni sasso.

Calma, tempo, spazio, silenzio. Facile, no?