14 gennaio 2015

Gli alieni esistono, sono tra noi, vengono uccisi dall'ISIS... e hanno aria nelle vene

Oh, ma dove cazzo è il sangue?! Al poliziotto a Parigi rifilano una mazzata di Ak-47. Come poi viene ben fatto notare dal sito LoSai.eu, ci sono due foto che messe insieme suonano almeno almeno ambigue. Questa, del 7 gennaio, dopo penso una mezz’oretta come minimo dal fattaccio.


Niente sangue.

Il giorno dopo, l’8 gennaio, un giornalista di Sky News inglese ci mostra, invece, questa scena.

Hanno squartato una mandria di vacche?

Ieri sera tutti i telegiornali parlavano con orrore del bambino di circa 10 anni, plagiato dai cattivoni del “sedicente Stato islamico”, ripreso mentre, con una freddezza spaventosa, giustizia due prigionieri con un colpo di pistola dietro la nuca. Non appena ho sentito l’omino delle notizie dire che non avrebbe mostrato l’intero filmato per via della sua crudezza, mi è scattato l’allarme interiore, memore del precedente rappresentato dal video di James Foley. Per libertà di informazione, ecco il filmato integrale del bambino. Guardatelo senza problemi, tanto non urta la sensibilità di nessuno: non si vede niente, quindi... (Sapevo che Youtube l'avrebbe cancellato e così è stato. Ma io me l'ero scaricato preventivamente. Tiè! )


video

Allora, i casi sono due: o le uccisioni sono finte e i filmati ce li mettono lì per convincere "l'opinione pubblica" (ahahahah) che 'sti arabi dimmerda sono degli inumani senza un briciolo di coscienza e vergogna e, dunque, meritevoli di morire (anche se noi non vorremmo fare una guerra, giusto?); oppure le vittime sono degli alieni che nelle vene hanno solo aria.

Da notare, poi, che così come nel caso Foley, i cattivoni stuzzicano la nostra fantasia e, oltre alla mancanza di sangue, giocano molto eroticamente con il "vedo-non vedo". Allora c'era il tizio che iniziava a "tagliare" la gola di Foley, niente sangue, 1 secondo così, dissolvenza in nero e foto della testa già tagliata; qui il bambino spara, niente sangue, cambio di inquadratura col "morto" che non si vede più, sparo al secondo "ostaggio" ripreso dal davanti, niente sangue, dissolvenza in nero, "morti" sostanzialmente fuori dall'immagine. Pudichi, neh?

No, dai su, siamo seri: non ci mentirebbero mai così spudoratamente. Quindi, va da sè: gli alieni esistono. Al ritmo col quale vengono uccisi esisteranno ancora per poco, però esistono.

L'ISIS, in realtà, è un progetto segreto della CIA per difendere l'umanità da questa invasione silenziosa di alieni umanoidi venuti qua da Alpha Centauri in cerca di lavoro. Siccome di lavoro già ce n'è poco, non potevamo permetterci che questi immigrati interplanetari ce lo rubassero da sotto il naso: dovevamo reagire e la soluzione migliore fu la creazione di una forza militare. Ovviamente, non potevamo annunciare al mondo intero l'esistenza degli alieni: sarebbe stato il caos. Dunque pensammo di fornire una copertura ideologica legata al fondamentalismo islamico, così da non insospettire nessuno sul reale compito della milizia. Al momento stiamo rintracciando altri immigrati interplanetari. Ci giungono segnalazioni sospette da varie liste di collocamento e siti Internet quali Infojobs e Jobrapido, ma la nostra intelligence lavora h24 per smascherare gli infingardi E.T. e presto li prenderemo e li ammazzeremo tutti. Questo messaggio si autodistruggerà quando gli elefanti voleranno, ovvero nel prossimo filmato dell'ISIS.

12 gennaio 2015

Volemose bene?????? Ma solo a me pare strano?!

Allora, non so voi ma io non ho il minimo dubbio su chi ci sia dietro l’ISIS.

1) Oltre ai già noti indizi sui finanziatori “ufficiali” (Qatar, Kuwait e Arabia Saudita e, quindi, Stati Uniti indirettamente), aggiungerei Stati Uniti direttamente e Turchia (quando era partita quella crociata scellerata contro Assad e la Siria).

2) Una giornalista americana di origini libanesi aveva beccato furgoni dell’Onu mentre trasportavano miliziani del “sedicente stato islamico” in Turchia. Inutile aggiungere che la poveretta è morta “in circostanze misteriose”.

3) Peshmerga e curdi chiedono da tempo aiuti all’Occidente e di tutta risposta continuano a prendersi un coro di gesti dell’ombrello.

4) Il senatore John McCain con i “ribelli” siriani?

5) Nella sede di Charlie Hebdo è morto anche il giornalista e consigliere generale della “Banque de France” Bernard Maris, recentemente molto critico nei confronti del sistema monetario e di tutta la storia sul debito. Casualmente la “libera informazione” non ne ha mai parlato…

6) L’ISIS, che tanto ce l’avrebbe con l’Occidente, con gli Stati Uniti e con mia nonna in carriola, non se la prende con Israele. Coulibaly, il cretino del negozio Kosher di Parigi, mi dà sempre più l’impressione di essere un cretino, appunto, associatosi all’ultimo momento e in cerca di una folle, e stupida, ribalta personale. Ma anche se fosse stato davvero un cattivone dell’ISIS, ostia ha ammazzato 4, e dico quattro, ebrei. E Israele cosa fa? Niente. Ma come “niente”?! Eh: niente. Quando, però, Hamas (?) aveva rapito e ucciso 3 studenti israeliani non mi pare sia finito tutto a tarallucci e vino… Tanto per fare un esempio…

7) L’11 settembre 2001, dopo un vero e proprio inferno di fuoco, detriti ed esplosioni, vennero ritrovati i passaporti INTATTI dei “terroristi”. A Parigi non solo i due pirla giravano con la carta d’identità (!!!!) ma l’hanno pure “dimenticata” in macchina (!!!!!!!!!!!).

8) Ancora una volta i servizi di polizia e difesa, questa volta francesi, dimostrano delle falle titaniche e una lentezza d’azione imbarazzante. Cioè, i due fratelli Clouseau hanno girato intorno alla sede di Charlie Hebdo per alcuni minuti, qualcuno dice anche 20 includendo l’uccisione dell’agente Hamed Merrabat (quello del video, insomma, che alcuni sostengono essere un falso, tra l’altro… Ma non è questo il punto e non mi interessa nemmeno granchè), si sono intrattenuti in un paio di scontri con la polizia (che ha pure avuto l’accortezza di parcheggiare la macchina a lato della strada, permettendo ai Clouseau di filarsela), hanno attraversato mezza Parigi all’ora di pranzo, si sono schiantati contro un’altra macchina e hanno dovuto mollare la Citroen C3 per rubare un altro mezzo e hanno pure avuto il tempo di dileguarsi nelle campagne. Nel 2015.

9) Uno dice di essere dell’ISIS, l’altro di Al-Qaeda. No, aspetta: sono tutti di Al-Qaeda. No, quello che dice di essere dell’ISIS in realtà è di Al-Qaeda: è quell’altro, quello dell’ISIS. No non hai capito: sono tutti dell’ISIS. Ma se Al-Qaeda ha detto che non è vero?! ‘scolta, fidati: due dell’ISIS, uno di Al-Qaeda e uno del Circolo delle bocce del Kurdistan.

Ma più di tutti, ragazzi, c’è una prova che dovrebbe essere palese che più palese non si può. Non ve ne siete accorti? La reazione dei leader Occidentali. Oltre al già citato Netanyahu e Israele, vorrei ricordare come l’Occidente non ebbe il minimo dubbio a intervenire in Egitto, in Libia e in Siria. Mubarak e Gheddafi improvvisamente divennero i nemici dell’umanità e, pur non rappresentando la benchè minima minaccia per alcun Paese del mondo, suscitarono una reazione armata “dell’Occidente libero” in men che non si dica. Idem, poco dopo, per Assad. Francia (libertè, egalitè, fraternitè in culo a te), Inghilterra, USA e anche Italia non si fecero scrupoli a esportare democrazia verso gente che NON CI DAVA IL MINIMO PROBLEMA.

Adesso i cattivoni colpiscono il “cuore dell’Europa”, casa nostra, si mostrano come una minaccia subdola e invisibile, un nemico da sconfiggere “in nome della libertà, della democrazia, dei valori del mondo libero Occidentale” e i guerrafondai permalosi come reagiscono? Beh dai, soldati, bombe, attacchi, invasioni, il solito insomma. No. Invocano una marcia per la pace, tutti lì belli in prima fila a stringersi le mani, invitando alla tolleranza per evitare l’odio verso i musulmani. We are the world, peace and love, “voglio la pace nel mondo”. Ma che cazzo è?! Solo a me risulta anomala, questa cosa?! Ragazzi, parliamo dell’Occidente, dell’ONU, della NATO!!! Degli Stati Uniti!!

Niente, il nulla. Improvvisamente si riscoprono pacifisti convinti, dopo aver ammazzato indiscriminatamente minimo minimo centinaia di migliaia di persone in ogni dove. Solamente negli ultimi 10-15 anni, perchè se torniamo indietro… Solo a me fa venire dei dubbi?

Cià, tiriamo fuori la palla di cristallo, che tanto qui tutti ne sparano a destra e a manca alla cazzo, proprio. Una in più o in meno cambia poco… Sembrerebbe che i leader europei non riescano a giungere a un compromesso sulle misure da applicare per “ridurre il rischio attentati” e “combattere il terrorismo” (ammicco ammicco) e il sentimento principale propagandato “all’opinione pubblica” (ahahahah) è il volemose bene. Perfetto, geniale. Se si continua così, tra un po’ (che può essere tra un giorno o un mese o chissà quando) casualmente verrà fuori un altro Charlie Hebdo, un altro attacco terroristico, magari un po’ pesante, dai, così i capoccioni del vecchio continente si “faranno passare” la ventata di pacifismo distensivo e, come già accaduto in altre parti del mondo, promulgheranno leggi a livello europeo che toglieranno a noi merde una buona fetta di privacy e alcune delle tanto sbandierate libertà di ‘stocazzo, in nome della protezione e della sicurezza.

Dove sarà questo attentato? Boh. Direi che le più probabili potrebbero essere Roma o Atene, ma lascio volentieri la scelta agli sceneggiatori mondialisti che sanno sempre proporci i migliori coup de theatre mai visti. Allora sì, cavolo, che i cattivoni saranno davvero cattivoni: reagiscono come dei vili alla manifestazione unanime di pace e fratellanza che il mondo libero Occidentale ha dimostrato di poter mettere in piazza. Noi non volevamo reagire, ma se ci istigano… E’ colpa loro. A quel punto dovrebbe essere ancor più evidente per tutti i piccoli San Tommaso in circolazione: noi siamo i buoni, loro, musulmani dimmerda, i cattivi. Andiamo in Siria o no?!

08 gennaio 2015

Attacco a Charlie Hebdo – Retorico contro-articolo di retorica retoricissima

Ne ho la nausea, mi fa schifo. Da quando 2 o 3 stronzi han fatto un casino alla sede di Charlie Hebdo a Parigi sento solo un oceano di retorica grande quanto Giove, lune incluse. “E’ un attacco alla libertà di informazione e di pensiero”, “E’ un attacco ai valori dell’Occidente”, “E’ un attacco alla vita e alla libertà”, e la libera informazione e la vita e il vivere civile e la satira. Sono dei barbari, delle bestie violente, dei boia, estremisti, fanatici, terroristi, uomini neri, retrogradi, mostri. Sempre. Le solite. Parole. Sempre.

Partono manifestazioni d’affetto e di “ribellione alla violenza” sui social network, con le solite puttanate della serie “siamo tutti [inserire nome]”; gente a frotte che si raduna in piazza per dimostrare che i cattivoni non ci fanno paura, che noi siamo migliori e gli stronzi sono solo ed esclusivamente loro.

Io ne ho la nausea. Quando il cosiddetto “Occidente” si macchia del sangue di migliaia e migliaia di innocenti, mettiamoci pure i bambini (“I bambini non si toccano! Qualcuno pensi ai bambini!”), giusto un paio di servizi al tiggì delle 20, qualche articolo di pacato sdegno sul Corriere della Repubblica in Stampa a firma del direttore (o di Gramellini, che di moralismo spiccio se ne intende) e finita lì. Questa è la “libertà di informazione”, signore e signori: persone di serie A e persone di serie D.

Poi guardi il TG2. E’ un’estasi di retorica, infarcito a nastro di mille frasi simili a quelle di cui sopra: libertà di qua, libertà di là, i valori di ‘stocazzo contro la violenza dei miei coglioni. Servizio sui nuovi “eroi della libertà di informazione e della satira”. Charlie Hebdo era già stato più volte accusato dai musulmani blablablabla. Ma, al minuto 4.20 circa, cito testualmente:

“C’è la satira che graffia e quella che lacera. Al settimanale Charlie Hebdo si praticava la seconda specie, quella più urticante e spregiudicata, a 360 gradi e quanto alle tematiche religiose, certo l’Islam non era l’unico bersaglio. Qui ecco papa Ratzinger al tempo di VatiLeaks. Vi risparmiamo vignette anti-cattoliche effettivamente oscene.”

Ma come?! E la libertà di informazione, la libertà di satira, la libertà di pensiero, la satira che lacera, il progresso, i valori Occidentali? Ma questa è becera censura! Ma oh! Ma come?! Tette e culi in piena fascia pomeridiana vanno bene. Donne scosciate e provocanti ci piacciono e anzi: le incoraggiamo! Bambine, siate troie! Bambini, siate puttanieri! Una donna col chador? (Neanche il burqa: il chador, una specie di abito da suora ma più elegante) Retrogradi! Siete ancora nel medioevo. Non avete rispetto delle donne e dei valori Occidentali di libertà d’espressione della propria “puttanaggine”, di umiliazione e mortificazione della bellezza femminile, di massificazione ed estrema banalizzazione del sesso.

Eh no, oh, bastardi di merda: il cattolicesimo non si tocca. E’ LA religione, mica come quella vaccata da esaltati del cazzo di Islam. Massacrate loro! Sono loro i cattivi. Noi possiamo ammazzarne a migliaia, tanto sono solo numeri: facciamo finta di indignarci e dopo due giorni non se lo ricorda nessuno. Ma loro ne hanno fatti fuori 12, 12! nostri. E non 12 qualunque, ma alcuni tra i migliori divulgatori della libertà di pensiero, di informazione, della satira più urticante e spregiudicata. Sono eroi, persone straordinarie, da ammirare come Gandhi, ma che dico: più di Gandhi! Devono diventare divinità, non c’è il minimo dubbio. Gli dei dell’informazione (libera).

Però c’è da dire una cosa. I due o tre o quanti cazzo erano… Ragazzi: son tosti, eh. Addestrati, cattivi nel midollo, organizzati, sapevano perfettamente cosa fare. Degli autentici professionisti del terrore. Roba forte, di alto livello, mica il cretino che si sveglia la mattina e va in centro a creare il panico con un coltello di gomma. Qua c’è tutta una preparazione di mesi, una convinzione radicata e una forte precisione tattica. Ah. Come scusa? Sanno chi sono? Addirittura? Come hanno fatto a saperlo? Ah. Hanno lasciato le loro carte d’identità in macchina.

[…] i due fratelli, Said e Chérif Kouachi, sarebbero stati riconosciuti grazie alla carta d’identità ritrovata dalla polizia nella Citroen C3 abbandonata durante la fuga vicino alla porte di Pantin, a Parigi.”

Ah. Non è che si chiamano Said e Chérif Clouseau? Beh, però la macchina era francese. E’ un chiaro segno di scherno verso i valori di libertà e democrazia tipicamente Occidentali che la Francia rappresenta sin dai tempi della Rivoluzione. Poi lo sanno tutti, dai su. Te lo dicono alla prima lezione della “Scuola di attentatori islamici”: portate sempre con voi la carta d’identità. Metti che ti fermano alla frontiera con la Svizzera: cosa fai? Dove vai? Quella è gente che non scherza, eh. Son capacissimi di tenerti lì qualche ora per tutte le verifiche legali del caso.

Ultima cosa. Me la canto un attimo e me la suono pure. Almeno non faccio come quella marea di idioti pseudo-buonisti e intellettualoidi del cazzo che fino a ieri manco sapevano dell’esistenza di Charlie Hebdo e oggi saturano le bacheche Facebook di mezzo mondo con “je suis Charlie”. Riporto qui il pezzo di un mio commento in risposta a una domanda fattami da un utente anonimo, che ringrazio, al post sul matrimonio gay e la Chiesa. Mi chiedeva come vedessi la situazione nel prossimo futuro. Era l’8 novembre scorso.

Non sono un veggente e non ho poteri paranormali ma, siccome me l'hai chiesto, ti do volentieri la mia opinione. A mio avviso, con la storia dell'ISIS e col fatto che "molti Occidentali si arruolano nelle loro fila", hanno già lanciato pubblicamente la nuova strategia "del terrore": non più un solo grande attentato stile 9/11 ma tanti piccoli in giro per l'Europa e gli Usa. Praticamente te l'hanno già anticipato su tutti i media... Chi ci sia poi dietro l'ISIS e i cosiddetti "terroristi" lo sappiamo un po' tutti...

“Vedi che sei il solito complottista di merda?!” Mah, sarà. Intanto entrambi i fronti, sia il liberissimo Occidente che il medievale Medio-Oriente, hanno soffiato (e continuano a soffiare) sul fuoco dell’ISIS e sono tutti pronti ad approfittarsene nel caso in cui saltino fuori degli imbecilli rincoglioniti e scollegati da logiche di potere “più alte” che compiono dei gesti inconsulti. Che gli eventi di Parigi e seguenti rientrino o meno in quest’ultima fattispecie, non lo so. Ma non è nemmeno importante. Oh, lo volete capire sì o no? Noi siamo i buoni, loro sono i cattivi. Il nostro modello è figo, il loro è out. La vedete tutti, la loro strategia della tensione e del terrore. Noi? Nah. Noi giochiamo coi numeri, muoviamo soldi, li togliamo e li mettiamo, portiamo persone sul lastrico, riduciamo i diritti. Poi se hai forti preoccupazioni per il tuo futuro o ti ammazzi sono cazzacci tuoi.

Abbiate paura quando andate a dormire: l’uomo nero vi sta cercando. Per togliervi la vostra libertà di espressione, di pensiero, di informazione, di vita…

Je suis moi.

P.S.: condoglianze alle famiglie dei deceduti.

03 gennaio 2015

Come volevasi dimostrare: scienziologi united

Se seguite il blog da, toh, un annetto circa, sapete benissimo che a me il paradigma scientifico attuale, propagandato arrogantemente come salvezza suprema del genere umano, non piace proprio. Il motivo è estremamente semplice: per la scienza, oggi, tutto si basa sul caso. Quindi, tutto è sostanzialmente inutile, aleatorio, composto nel modo che sperimentiamo solo per via di una lunghiiiissima serie di eventi casuali, senza il minimo senso o logica, tanto che a pensarci bene è inutile perfino provare a capirne i meccanismi di funzionamento.

Ne ho parlato parecchie volte, tipo qui, qui e qui. Per questo motivo. un risultato come quello qui sotto non mi sorprende più di tanto (mi fa solo un po’ pena).

Prendere il cancro è solo sfortuna?
Secondo una nuova discussa ricerca 2 tumori su 3 sono dovuti a mutazioni casuali delle cellule, senza cause riconducibili direttamente a stili di vita e condizioni ambientali

(link all’articolo su IlPost.it)

Dai va, diamo un senso a questo post: tanti auguri di un felicissimo anno a tutti!

10 dicembre 2014

Reincarnazione reiterata e multiversi: ci sta?

Parto dall’ultimo post su Nietzsche e la reincarnazione per esprimere un paio di considerazioni in merito. Oggi “giochiamo” un po’ con delle idee strane, dai. Vediamo cosa ne esce.

L’ipotesi di Nietzsche (ma non poteva chiamarsi come si legge: “Nice”?!) sull’eterno ritorno è estrema e affascinante come poche. In pratica, per chi non avesse letto l’articolo precedente o comunque non avesse idea di che si tratti, secondo il buon Federico ognuno di noi è destinato a ripetere all’infinito le stesse azioni, gli stessi pensieri, le stesse parole, gli istanti della vita attuale in ogni futura reincarnazione. Non solo: l’intera vita che sta vivendo qui, dalla nascita alla morte, è esattamente identica a tutte quelle che ha vissuto in precedenza. L’individuo si ritroverebbe, quindi, in un ciclo infinito di esperienze nascita-morte uguali spiccicate l’una con l’altra. Io, Pinco Pallino, nato il 30/02/1987, figlio di Tizio Pallino e Tizia Caio, residente a Cessetto Di Sopra eccetera eccetera. E così all’infinito, con tutte le gioie e le frustrazioni ripetute sempre alla medesima maniera, uguali, identiche, immutabili, pari pari.

Come veniva fatto notare nell’articolo, al di là delle reazioni di noia, paranoia o depressione che una prospettiva del genere può facilmente provocare in persone poco avvezze ad argomenti non prettamente consumistici, un grande significato conseguente a questa teoria è l’esistenza di un solo e unico momento: quello presente, il famigerato “qui e ora” sbandierato a destra e a manca fin troppo diffusamente per preservarne il vero senso. Il tempo così come lo intendiamo noi non avrebbe ragione di esistere: se ogni istante è già accaduto infinite altre volte e accadrà altrettante infinite volte, si può davvero parlare di “passato” e “futuro”? Concettualmente, per poter “funzionare” bene, il tempo ha bisogno dei cambiamenti, di modifiche, di movimento: prima mi sentivo in un certo modo, ora in un altro e domani chissà. Ma se questi tre momenti diversi li ho già vissuti perfettamente identici altre infinite volte e li vivrò altre infinite volte… dov’è il cambiamento? Dov’è il movimento? Dov’è il tempo? Ergo: esiste solo il presente.

Altri pensatori la vedevano in maniera leggermente diversa, per cui ogni reincarnazione non sarebbe stata la copia perfetta della precedente ma avrebbe, invece, presentato delle piccole differenze così da permettere una sorta di “cammino evolutivo” personale. Per quel che conta, io mi rispecchio di più in questa versione “alleggerita”: non ci si ritrova imprigionati in un ciclo infinito senza possibilità di scelta e, concettualmente, ripropone a livello metafisico ciò che è possibile osservare virtualmente in ogni dove nella natura: l’evoluzione, la crescita, il movimento della vita. In definitiva, la vita stessa. Si rinasce sempre Pinco Pallino ma in questo caso per un numero finito di volte: quando arriva quella buona, ovvero quando si sono “imparate tutte le lezioni necessarie” (equivalente del famoso “giudizio” cristiano), si cambia e si rinascerà chissà dove, quando e chi.

Così intesa, però, viene a mancare l’esistenza esclusiva del “qui e ora” e il tempo, subdolo e infingardo, riprende il suo ruolo centrale di metronomo. Ma forse no.

Facciamo un ragionamento, esplicitiamo un attimo meglio la questione, giochiamo un po’ dai. Io, Pinco, nasco qui il giorno tal dei tali, vivo la mia vita e inesorabilmente tiro le cuoia dopo tot anni. Facciamo che voi siete vivi, invece. Ma non abituatevici troppo… Abbiamo così due punti di vista dai quali vedere la faccenda: io che crepo e voi che ne testimoniate.

1) Io che crepo: dal mio punto di vista, l’universo e le sue dimensioni spazio-temporali si dissolvono insieme a me e io vengo catapultato o indietro fino al giorno della (ri)nascita come Pinco o, se sono riuscito a comprendere meglio un paio di cosine interessanti, in qualche altro luogo in chissà quale tempo, in una esperienza per me completamente nuova.

2) Voi che ne testimoniate: per come la vedreste voi, il mio corpo sarebbe lì steso immobile, svuotato della mia presenza, e la vostra esperienza continuerebbe tranquillamente.

E qui entra in gioco il tempo, le linee temporali e gli universi paralleli, robetta utile per provare a capire un po’ di più di cosa si sta parlando. Assumendo che io, morendo, tornassi in qualche modo indietro nel tempo fino al giorno della mia (ri)nascita, avrei una situazione di conflitto con il “me originale”, quello che effettivamente è nato qui e ha vissuto fino all’attimo della morte. Classico paradosso temporale. Quello che accade, invece, è il “trasferimento” verso un’altra linea temporale “parallela” a quella attuale. Dunque c’è un “salto” al giorno tal dei tali dell’universo parallelo più “vicino” al nostro in termini di esperienze e di avvenimenti. Rinasco come Pinco, nello stesso luogo, nello stesso istante, la stessa famiglia eccetera e rivivo un’esistenza molto simile alla precedente, con delle piccole variazioni dettate tendenzialmente dal mio modo di “prendere” e reagire agli avvenimenti. La mia vita attuale diventa in pratica il punto di partenza della prossima, la quale sarà la base della successiva e così via.

Si capisce che in questo modo il tempo per come lo intendiamo viene cancellato in toto? Infiniti universi, infinite linee temporali. Ogni momento esiste sempre, all’infinito. Io sto nascendo (e morendo) proprio… ora. E ora. E ora. E ora. E ora. Però c’è anche il movimento: a un certo punto sarò giudicato “positivamente” e dunque per me non sarà più necessario rinascere come Pinco. Quindi un tempo esiste, ma non è quello che intendiamo noi. Trascendente il tempo “normale”, potremmo chiamarlo “tempo animico”, relativo all’anima, che porta con sè la memoria delle esperienze vissute in “passato”, senza risentire di morti fisiche e “salti” tra universi. Mettendola in termini informatici, che fa tanto figo, la mente e il corpo che ci ritroviamo in ogni incarnazione sono l’equivalente naturale della memoria RAM: ogni volta che spegniamo il computer, la RAM viene svuotata, resettata e i dati presenti vengono cancellati. L’anima è il disco rigido: non importa quante volte si spegne il computer perchè i dati memorizzati lì saranno presenti anche al prossimo riavvio e a quello dopo, e a quello dopo ancora e via di questo passo.

E’ tutto figurato, eh, sono tutte immagini fittizie per convogliare qualcosa di più profondo. Se poi funzioni effettivamente così non ne ho idea e non è nemmeno l’aspetto più importante. Lo scopo, come sempre, è riuscire a smuovervi qualcosa dentro e provare a farvi giungere a un piccolo shock interiore, un blackout estatico che faccia emergere un sottile e profondo entusiasmo. E’ quella stessa sensazione che ho provato io dopo aver letto l’articolo su Nietzsche e che mi ha spinto a riportarlo qui sul blog e a scrivere queste considerazioni.

Non dovete aspettarvi dagli altri la verità. Come fate a dire che un’informazione è vera? Perchè viene da una fonte piuttosto che da un’altra? Come fate a essere certi, ad esempio, che oggi a Karachi è esplosa un’autobomba? Piccolo consiglio: non siate passivi. Io non lo so se l’intuizione di Nietzsche e/o la versione “light” siano vere, ma nel leggerle hanno generato un attrito, si è creata una visione alternativa che prima non c’era e il contatto (dualismo) tra questa e la mia visione, preesistente, ha fatto partire un processo di ragionamento avente come risultato una nuova sintesi. Dal dualismo (tesi-antitesi) emerge una terza forza (sintesi), frutto del “lavoro” attivo personale svolto per elaborare i due blocchi di informazioni, armonizzarli e unirli. Congiungere gli opposti.

Comunque sia, torniamo a noi. Scendendo un po’ dalle stelle del multiverso, la teoria della “reincarnazione reiterata”, diciamo così, è la spiegazione migliore che ho trovato finora per un fenomeno che trovo straordinariamente affascinante nel suo mistero: il deja-vu. Per essere precisi, il “deja-vecu” (un tipo di deja-vu) ovvero la netta sensazione di avere già vissuto il momento e la circostanza che si sta palesando ora nella nostra realtà più strettamente circostante. Penso sia capitato anche a voi almeno una volta nella vita. A me succede ogni 3 settimane in media, a occhio e croce. Sono lì tranquillo, vivo la mia vita normalmente e poi, all’improvviso, sorge la nettissima sensazione di avere già “vissuto” quella determinata circostanza: “rivedo” esattamente lo stesso scenario che mi circonda, “ri-sento” esattamente gli stessi suoni, “ri-provo” esattamente le stesse emozioni. E’ tutto incredibilmente identico e dura, boh, 5-6 secondi, dopodichè la “finestra” si chiude a la magia finisce.

Ho provato a cercare “deja-vecu” su Google e il primo risultato è l’autorevole Treccani.it, che riporta la definizione del fenomeno. Eccola:

déjà-vécu   Sensazione di aver già vissuto una particolare situazione (dal franc. «già vissuto»). Classificato come un disturbo qualitativo della memoria, la sensazione di aver già vissuto un evento costituisce più frequentemente un disturbo dell’affettività associata alla memoria e si realizza nello sperimentare come familiare una condizione mai vissuta in precedenza. Come stato dissociativo, può essere presente tanto in malattie neurologiche, quanto in patologie psichiatriche come psicosi acute o croniche, disturbi dissociativi o gravi disturbi d’ansia. “

Ora, è vero che la mia memoria non rappresenta esattamente l’anello di collegamento con il prossimo passo dell’evoluzione umana, ma un paio di cosette riesco a ricordarle anch’io e so riconoscere la differenza tra un ricordo “normale”, che risiede nella memoria, e uno che non è nemmeno un vero ricordo ma ha un’intensità pazzesca. Non è nemmeno un vero ricordo perchè non ho la minima consapevolezza di cosa stia per accadere fin quando non accade. Non ricordo quella determinata circostanza fino all’attimo esatto nella quale si verifica. E comunque sia, un ricordo, per quanto bello o intenso, non riesce neanche lontanamente a raggiungere una veemenza così energica come quella del deja-vecu. Chiamarlo “disturbo qualitativo della memoria” mi sembra abbastanza denigratorio ed erroneo o, detto con un termine tecnico: una cagata. In salsa medico-scientifica, ma una cagata.

E, già che ci siamo, vorrei sapere anche quale razza di bislacco disturbo mentale sia riuscito a convincermi, appena mi svegliai un giorno di qualche anno fa, oltre ogni possibile dubbio che quella stessa mattina in università avrei fatto amicizia con qualcuno, cosa che puntualmente accadde un paio d’ore dopo.

Chiaramente, l’ipotesi della “reincarnazione reiterata” spiegherebbe perfettamente la faccenda: avendo già vissuto un numero imprecisato di volte quei momenti, ed essendo essi “memorizzati permanentemente nell’anima”, è solo una questione di attimi di “apertura sensoriale”, diciamo, che ci permettono di dare una sbirciatina temporanea su quello che ha da venì. Non fa una grinza. Magari non è la spiegazione reale, ma non fa una grinza.

Un altro aspetto affascinante ma che diamo puntualmente per scontato perchè “tanto è già stato tutto spiegato dagli scienziatoni dell’università di Thisdick” è quello relativo alle propensioni naturali, quei talenti innati, quelle cose che ci vengono più facili praticamente da quando nasciamo. Io, per esempio, ho scoperto di essere naturalmente portato per la lingua inglese: già da quando iniziai a studiarla in terza elementare (credo fosse la terza… Comunque giù di lì…) non la trovai particolarmente complicata e mi accorsi, nel tempo, che non ebbi mai troppo bisogno di sbatterci violentemente la testa a nastro per capirne le regole grammaticali e di sintassi. Ovviamente ero sempre il migliore della classe tanto che spesso, quando c’erano le verifiche, i professori mi mettevano a farle alla cattedra per evitare che suggerissi le risposte a mezzo mondo.

Alle superiori c’erano un altro paio di miei compagni piuttosto bravi ma qui stava la differenza: io quasi non aprivo neanche il libro e, giuro su Dio, non ho mai preso un voto più basso di 8 (una volta in seconda superiore, non per tirarmela, ma è andata proprio così, presi 8 e mezzo su un massimo di 8 da tanto feci bene la verifica); loro studiavano, studiavano e studiavano ed effettivamente erano bravi, ma a fine anno si beccavano sempre una valutazione più bassa della mia. Mentre per loro era necessaria una “forzatura” per riuscire a imparare la lingua di Albione, a me veniva quasi spontanea, naturale. Ero, al contrario, una discreta chiavica in geometria. In matematica andavo piuttosto bene, ma dovevo studiare parecchio: alle medie avevo un compagno che invece era un genio e il libro lo usava come fermacarte.

Come mai? Da dove vengono queste propensioni? Perchè nasciamo già predisposti verso determinate attività? Anche qui: “reincarnazione reiterata” ma nella versione “alleggerita”, non quella di Nietzsche perchè non ammette un qualsivoglia cambiamento, per cui a rigore noi verremmo creati direttamente con determinate caratteristiche statiche e ce le porteremmo dietro immutate per l’eternità. Rimarrebbe sempre la domanda: da dove vengono e per qual motivo? Con la versione alleggerita, invece, a ogni incarnazione si vivono quasi le stesse esperienze e oh, vivile una volta, vivile due, tre, quattro, cinquanta, millemila volte: alla fine qualcosa ti rimane, no? Evidentemente, per tornare al mio esempio, il mio compagno delle medie sarà arrivato a un punto nel quale si è innamorato della matematica e da lì in avanti ha ogni volta approfondito la materia; analogamente, io ho già avuto tante altre occasioni per entrare in contatto in qualche modo con il mondo anglo-sassone e il suo idioma (tra l’altro l’occasione ce l’ho anche oggi e non perchè l’inglese è diffusissimo ovunque, ma per questioni personali).

Lo ripeto per l’ennesima volta: non lo so se le cose stiano davvero così, non mi importa e non dovrebbe importare nemmeno a voi. Chi se ne frega! Qui si sta cercando di fare un esercizio, un “lavoro” di ragionamento dettato dalla continua collisione tra il vostro punto di vista e un altro. Punto. Dualismo in azione, polarità opposte che generano una carica potenzialmente liberatoria. Poi i giudici siete voi e solo voi, non fidatevi delle presunte verità altrui e non subitele passivamente: elaboratele, usate la vostra intelligenza perchè guardate che la utilizziamo effettivamente molto, ma molto meno di quanto crediamo. E’ molto più facile barricarsi dietro la propria presunta superiorità intellettuale e fare gli snob pieni di compatimento e pena verso tutto ciò che esula dal piccolo castello di sabbia che si è così faticosamente costruiti nel corso di anni e anni di comoda assimilazione della stessa minestra tiepida.

La meraviglia è che abbiamo la possibilità di prendere anche la più grande vaccata nella storia dei multiversi e “farla nostra”, ovvero: prenderla, elaborarla con tutto noi stessi (e non solo con la mente o con il cuore o con il culo) ed estrapolare chirurgicamente quell’aspetto di verità che si palesa sotto innumerevoli forme in ogni dove. In quel momento abbiamo creato un’informazione fino ad allora completamente assente, la quale diverrà una nostra verità. Tesi-antitesi-sintesi.

Si capisce che l’idea di “vero” e “falso” cambia? Non è più inerente al mero contenuto dell’informazione, ma al modo con il quale “lavoriamo” l’informazione grezza stessa. Il famoso motto del vecchio Fox Mulder in X-Files, “la verità è là fuori”, mmm… Non solo, direi.