30 agosto 2014

Libertà, questa sconosciuta - Parte II: sacro e profano

Continuo dal post precedente a parlare di come la parte animale, o biologica, della nostra esperienza sia predominante su di noi e come il sesso, se distortamente inflazionato, possa diventare sempre più una gabbia.

Mi sono accorto di un aspetto inerente il sesso e l’istinto sessuale che non avevo mai notato in precedenza. E’ un po’ il motivo per il quale ci piace così morbosamente abbandonarci alla pulsione animale in millemila modi diversi, adducendo le più becere scuse e giustificazioni col solo fine di provare un breve ma intenso momento di piacere.

Parto con una breve introduzione ai concetti importanti, sui quali mi sono già dilungato taaante volte.

Il discorso parte dal conflitto interiore tra la parte divina e quella animale (mente+corpo), ovvero tra un livello di intelligenza “superiore”, e non figlio di questo mondo, e un livello “inferiore” più prettamente inerente a questo piano vibrazionale. Il livello “inferiore” è quello della natura meccanica, il più visibile, che potremmo chiamare “di sopravvivenza”; quello “superiore” è più nascosto, più vasto, meno prevedibile e perfino apparentemente inesistente. E’ il reame della vita pura, della consapevolezza permeante l’intero universo, il mondo dell’Ineffabile dal quale tutto proviene e al quale tutto torna, il motore insondabile dell’universo che genera e muove l’intera creazione in maniera assolutamente e perfettamente coerente. Lo scontro (siamo sempre in un piano vibrazionale duale) tra queste nostre “due anime” è ciò che ci accompagna costantemente nell’arco delle nostre giornate.

In ogni istante, l’energia neutra dell’universo viene polarizzata nel momento in cui entra in relazione con noi: in base ai nostri stati d’animo, essa prenderà una spirale ascendente (direzione divina) oppure discendente (direzione animale). Quella ascendente porta, alla fine della fiera, allo stato di massima consapevolezza, quello cristico, ai Cieli, al Nirvana e fuori dal samsara e… insomma ci siamo capiti; quello discendente, d’altra parte, rafforza le catene dell’animale e tiene la consapevolezza bloccata a un livello basso, al livello dell’intelligenza di sopravvivenza, degli istinti e dei bisogni del binomio mente/corpo. I vari simboli cosiddetti satanici con la stella che punta verso il basso hanno questo significato: tenere la consapevolezza sopita nei bassi centri, lontana dal sentimento della verità.

Il conflitto tra queste due “nature” interiori genera in ogni istante la possibilità di mandare in cortocircuito l’animale/l’ego/il diavolo, permettendoci così di sentire intimamente una realtà molto più profonda, la vera realtà delle cose. Purtroppo, però, al nostro livello non è per niente semplice fare attecchire ben bene l’incredibile numero di scintille generate dal contatto tra le due polarità, per cui è molto più facile stare con l’animale piuttosto che trascenderlo. E’ la via di minor resistenza. L’animale è di questo mondo, è la natura primaria, è “roba sua” (vi ricordate il diavolo cosa dice a Gesù? “Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”). La consapevolezza lotta per comprendere la sua reale natura, in modo da mettergliela in quel posto all’ego e ai suoi amici.

Ed ecco il nodo dell’articolo. Il risultato di entrambe le vie è la pace interiore. L’unica piccola e insignificante differenza è che la via ascendente dona la pace senza spazio nè tempo, quella eterna e infinitamente profonda; la via discendente, invece, porta una pace molto breve e superficiale, oserei dire illusoria e ingannatrice, toh. Ed è proprio questo che ci incanta del sesso: ci dona la pace, appiana il conflitto interiore. L’animale prende definitivamente il sopravvento su di noi, siamo trasfigurati, gli lasciamo il controllo totale “rinnegando” l’altra nostra parte. Se ci pensate, man mano che l’eccitazione sessuale cresce, di pari passo aumenta la nostra stupidità, tanto che basta poco per rendere estremamente complicato perfino calcolare il risultato di 2+2.

Il sesso in senso lato, includendo quindi anche quello fatto da soli, è la via più semplice per interrompere il conflitto e respirare, seppur per un tempo breve, un minimo di tranquillità. Mentre si carica/stimola l’istinto sessuale, di pari passo noi e l’animale ci “sovrapponiamo” sempre di più al punto da farci guidare totalmente o quasi da esso. Che sia una stimolazione fisica volontaria o mentale involontaria, come ad esempio l’esposizione più o meno prolungata a immagini/figure/parole eccetera con riferimenti sessuali, il risultato è quello di allineare la nostra consapevolezza a quella (bassa) dell’animale e la pace che ne deriva crea dipendenza, è molto volatile, temporanea. Una volta “scaricato” l’istinto sessuale ecco tornare il conflitto, le mille possibilità di accendere la fiamma della consapevolezza: ma, normalmente, invece di essere abbastanza svegli da accorgercene (basti pensare che per molti quest’intero discorso non avrebbe nemmeno ragione di esistere), lasciamo che l’energia prenda il percorso di minor resistenza verso l’essere figlio di questo mondo, ovvero l’ego/animale/diavolo, e così facendo andiamo di nuovo alla ricerca della “pace animale”; la ri-otteniamo, il sistema si ri-scarica, l’energia ri-prende il percorso di minor resistenza, ri-ri-otteniamo la pace, il sistema si ri-ri-scarica e via così all’infinito.

Ditemi voi se non è la ruota del criceto.

La vita non è così: si gira nella ruota col solo fine di comprenderla e, quindi, uscirne. La società, invece, rinnega tutto e unisce il mezzo con il fine: il mezzo è la ruota e il fine è ancora la ruota.

Il sesso è meraviglioso, è centrale nell’intero universo in diverse forme e proprio per questo merita di essere compreso un po’ meglio, andando al di là della marea di vaccate e superficialità che si leggono, sentono e vedono in ogni dove. Tra quelli che ne fanno lo scopo della loro vita, quelli che dicono che serve per conoscere il proprio corpo, che è fondamentale in una relazione, che è solo un divertimento, che è lo strumento di Satana, che è la cosa più bella del mondo e chi più ne ha più ne metta, c’è da mettersi le mani nei capelli. Anzi no, è vero: il sesso è la cosa più bella del mondo, ma oltre il mondo c’è una bellezza infinitamente più profonda, roba che il sesso al confronto… ma dai scherziamo?! E’ come paragonare una lampadina da 50 watt con il Sole.

25 agosto 2014

Libertà, questa sconosciuta - Il sesso e la ruota del criceto

Non vi tedierò con una banale introduzione sui mille significati che si possono attribuire alla parola “libertà”, tipo i classici “libertà vuol dire fare il cazzo che si vuole”, oppure “la mia libertà si ferma dove inizia quella degli altri” o chissà quale altra interpretazione. Tutte fregnacce. Lasciate perdere le accezioni politiche, sociali e comportamentali: la libertà è un’altra cosa. Voglio provocarvi, giocare un po’ con voi.

Nessuno di noi è libero: io non sono libero e non lo siete nemmeno voi. Ma non perchè “il governo non mi permette di fare questo questo e quest’altro” o perchè “se agisco così poi la gente si prende male e mi becco valanghe di insulti e accuse”. Fregnacce. No no no: la libertà che ci manca è molto più sottile. Risiede in ciò che riteniamo più normale, naturale, ovvio. Il resto è una conseguenza, un effetto cascata.

Mettiamo una situazione banale da commediola romantica insulsa, uguale ad altri milletrecentonovantadue film, che però frutta sempre qualche milioncino di dollari di incassi. Siete in ufficio. E’ una normale mattinata di maggio, toh, o settembre o quando volete voi. Siete un occhialuto ometto simpatico in mezzo a un po’ di coetanei o giù di lì. E coetanee. Tra queste ultime, una improvvisamente attira la vostra attenzione. Vi eravate già presentati e sommariamente conosciuti, ma questa mattina la vostra bella collega ha un qualcosa in più. Saranno i capelli o la gonna, o forse il trucco un po’ meno accennato: fatto sta che vi attrae più della merda con le mosche (che immagine sublime e poetica!). Ecco che iniziate a fare gli scemi, con lei. Beh: diciamo che siete più scemi del solito. Già prima, comunque, avevate capito che con lei vi trovavate piuttosto bene caratterialmente: vi prendevate bonariamente in giro a vicenda, lei non disdegnava delle risate alle vostre vaccate eccetera. Però adesso, wow, ragazzi… Un rapporto amoroso, magari pure un futuro fidanzamento, non sono opzioni utopiche.

Fino a che arriva un momento, dopo una settimana, un mese, un anno o dieci anni, nel quale ci si rende conto che poi, alla fin fine… tutte queste farfalle nello stomaco… non è che ci siano mai state. Dopo l’inebriamento iniziale pieno di novità e passione, siete stati insieme più che altro perchè… Già: perchè? Siete proprio sicuri fosse amore? Cosa vi ha spinti a stare con lei, a mettervici insieme?
Lo avete deciso liberamente, giusto? Vi siete guardati negli occhi profondamente e amorevolmente e avete visto nello sguardo l’uno dell’altra la volontà di formare una coppia, basata sul reciproco amore incondizionato finchè la morte non vi avesse separati. Cioè dai ragazzi: non esiste nell’universo una scelta più libera di questa!

Sbagliato. La scelta è stata guidata. Non eravate lucidi, nè lei nè tantomeno voi. Vedete, esiste questa cosuccia pulsante chiamata generalmente “istinto animale”, ovvero la spinta naturale alla sopravvivenza/riproduzione che ha, diciamo, favorito la vostra unione. Mettiamoci dentro pure lo stato totalmente alterato del vostro impulso sessuale, bombardato fin dalla tenera età da immagini, parole, credenze, “consigli”, modi di pensare ecc. e cosa otteniamo? A stare larghi, un regime di semi-libertà. Ammettetelo a voi stessi: quella ragazza… sì dai, simpatica era simpatica… ma come lei ce ne sono mille altre, e qualcuna di queste la conoscete pure. Certo, si andava d’accordo, questo è fuor di ogni dubbio: non era solo sesso. Però… però… togliendo la pulsione di strapparle i vestiti con i denti, c’era davvero amore oppure sì… qualcosina, ma più che altro era solo una piacevole compagnia, come ce ne sono tante altre?

E’ inutile negarlo: l’animale è predominante. Non vuole essere una critica bacchettona, nè sottintende alcun giudizio: è la pura realtà delle cose. Qualche esempio? Ricordate “Nymphomaniac”, l’ultimo filmone di Lars Von Trier? Tutti che ne parlavano, un film della madonna del maestro Von Trier, pubblicità, milioni di visualizzazioni del trailer, puritani contro libertini manco fosse antani con scappellamento a sinistra. Un macello assurdo per un po’ di sesso, depressione e violenza. La farfallina di Belen? La tetta di Janet Jackson al Superbowl? L’accavallamento di gambe di Sharon Stone? Uuuuh, si vede o non si vede, tutti al cinema a guardarsi 2 ore di film (‘nammerda, tra l’altro) in trepidante attesa di quei due secondi di visione mistica, come se fosse la salvezza dell’umanità, il Paradiso in terra. 50 sfumature di grigio? Super best seller, compresi i seguiti, dei quali adesso dovremo pure sorbirci le trasposizioni cinematografiche. Miley Cyrus nuda su una palla demolitrice? Laura Pausini e “l’incidente” intimo durante un concerto? Milioni e milioni di visualizzazioni in pochissimo tempo, roba che ancora un po’ neanche Gangnam Style, e il suo commento “ironico” fa capire in pieno quanto cazzo siamo rincoglioniti: “Vabbè, ce l’ho come tutte le altre”. Non volendo, ha perfettamente colpito il centro del bersaglio: di organi sessuali femminili (e maschili) ne abbiamo visti a bizzeffe e, alla fine della fiera, sempre quelli sono. Eppure basta un cretino o una vacca antropomorfa in abiti più che succinti per scatenare il putiferio.

Ditemi voi se questa non è schiavitù. I giornali ne parlano, Internet ne parla, la tv ne parla, gli amici ne parlano e parte il bombardamento ma occhio a fare i moralistoni e dare tutta la colpa al sistema, all’èlite e menate varie perchè loro, sì, spingono su questo… ma a noi piace morbosamente, anche se facciamo i superiori e agli altri diciamo di no. E’ o non è schiavitù?

Sentiamo un bisogno irrefrenabile del mondo esterno per trovare soddisfazione, per colmare quel senso di vuoto che tutti noi abbiamo. Prendiamo una dose e per un po’ stiamo bene, ma passa poco tempo e siamo punto e a capo, in cerca di un’altra dose. E così via. L’animale, nel nostro esempio, ha determinati bisogni da soddisfare, il che non è assolutamente sbagliato. La questione, però, è che noi non sentiamo questi bisogni “lucidamente”, ovvero “con distacco”. Quando parte l’appetito sessuale e monta… monta… monta sempre di più, non abbiamo la capacità di sentirlo chiaramente e, senza reprimerlo nè combatterlo in alcun modo, controllarlo, decidere liberamente se e come sfogarlo. No: ne siamo totalmente sottoposti. Qualcuno, che sia la televisione, la pubblicità, un libro, una canzone, una persona o noi stessi nella nostra testa, schiaccia il bottone rosso con scritto “sesso” e la natura animale, non guidata saggiamente da noi, reagisce meccanicamente come sa.

La natura animale non è sbagliata. Satana, gli Illuminati o vattelapesca: non c’entrano un cazzo, mica l’hanno creata loro. Hanno solo capito come usarla a proprio vantaggio, ma lei di suo ha una sua intelligenza, così come ce l’ha tutto, nell’universo. Ma è un livello di intelligenza “basso”, diciamo, meccanico. Non è stupida: è così come deve essere. Al limite i pirla siamo noi che, invece di guidare, ci facciamo scarrozzare a destra e a manca continuando a girare in tondo. Lo scatto successivo è proprio questo: comprendere intimamente l’animale, diventarne pienamente consapevoli e, in questo modo, trascenderlo. Di fronte al padrone di casa, sarà l’animale stesso a chinare il capo riconoscendone l’autorità. Niente guerre interiori, niente repressione: comprensione, conoscenza.
Vi ricordate quando vi feci l’esempio del tizio che prende una tranvata potente in testa e, quando si risveglia, sembra un’altra persona? Non riconosce più la sua famiglia, ha modi di fare diversi, insomma: sembra veramente un’altra persona? Ecco, è la stessa cosa: la natura biologica ha il sopravvento su di lui. Questa è la vera libertà che ci manca, quella primaria e fondamentale.

Chiamatela “natura biologica” o “animale” o “personalità”. O “ego” o “diavolo”. Finchè non la si capisce intimamente, si è sottoposti alle sue regole e basterà una parola per farvi incazzare, per farvi piangere o scatenarvi la scimmia dell’accoppiamento. Capirla, divenirne pienamente consapevoli, significa uscire dal ciclo, dalla meccanicità e abbracciare l’imprevedibilità, la spontaneità. Significa essere ciò che si è.

Ma non vi siete bellamente rotti il cazzo di subire sempre passivamente lo stesso, identico condizionamento istintuale ancora e ancora e ancora e ancora… e ancora e ancora e ancora, e di ritrovarvi vostro malgrado a seguirlo ancora e ancora e ancora, assuefatti e vogliosi di un piacere temporaneo per poi ricominciare ancora e ancora e ancora tutto da capo? E di nuovo da capo, e di nuovo e di nuovo e di nuovo. Non avete un sano fuoco di libertà? E’ da quando siete nati che continuate a girare nella ruota del criceto. Quanti anni sono, 20? 30? 50? Ruota del criceto che tra l’altro ha come minimo qualche migliaia di anni. Non è ancora chiaro che il mondo non vi può dare la libertà, ma che ve la dovete trovare voi da un’altra parte?

O credete davvero di essere semplici animali biologici senza senso?

23 agosto 2014

Vogliamo vedere il sangue! Perchè nel video di Foley non c'è...

Giusto un paio di dubbi sulla decapitazione del reporter americano James Foley. Ooh che bello! Mi sembra di essere tornato indietro di 13 anni.

12 agosto 2014

Il Tao

Tradizioni diverse. Parole diverse. Descrizioni diverse: Nirvana, Paradiso, Cieli, Cristo, Consapevolezza, Illuminazione, Trascendenza, Stato meditativo, Unione degli opposti, Tao. Concetto identico.

(tratto da ilpoteredelquieora.blogspot.it)

Cosa è il Tao?Breve racconto taoista che spiega cosa si intende per “Tao”

Che cosa è il Tao?

Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate. “Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco”. Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate. “Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana” disse il saggio. “Poi ne parleremo.” Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente gravoso. Ma dopo un po’, divenne sempre più un gravoso fardello. Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato.

Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre. Non era solo faticoso portarlo, era diventato anche sgradevole. Finalmente, la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo. “Nessuna riflessione sulla cosa?” “Sì, maestro” rispose il discepolo. “Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi e, dopo un po’, peggiora.” “Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore. Allora, come possiamo alleviare questo fardello?” “Dobbiamo sforzarci di perdonare.” “Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei capace di perdonare?” “Ci ho pensato molto, Maestro” disse il discepolo. “Mi è costato molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti.” “Molto bene, possiamo togliere tutte le patate. Ci sono altre persone che ti hanno offeso o irritato nell’ultima settimana?” Il discepolo rifletté per un momento e ammise che ce n’erano.

Improvvisamente rimase sgomento, quando si rese conto che il sacco vuoto si sarebbe riempito di nuovo. “Maestro” chiese, “se continuiamo così, non ci saranno sempre patate nel sacco, settimana dopo settimana?” “Sì, finché ci saranno persone che diranno o faranno cose contro di te in qualche modo, tu avrai sempre patate.” “Ma Maestro, noi non potremo mai controllare quello che gli altri fanno. Cosa c’è di buono nel Tao allora?” “Questo non è ancora il Tao. Quello di cui abbiamo parlato finora è l’approccio convenzionale al perdono. E’ quello che tante filosofie e religioni predicano – dobbiamo costantemente sforzarci di perdonare, perché questa è una virtù importante. Questo non è il Tao, perché non c’è sforzo nel Tao.” “Allora che cosa è il Tao, Maestro?” “Prova ad immaginarlo. Se le patate sono le emozioni negative, allora cosa è il sacco?” “Il sacco è… quello che mi permette di trattenere la negatività. E’ qualcosa dentro di noi che ci fa persistere sui sentimenti offesi… Ah, è il mio tronfio senso di auto-stima.” “E cosa succede se te ne liberi?” “Allora… le cose che la gente fa o dice contro di me non sembrano più un gran problema.” “In tal caso, non avrai nessun nome da scrivere sulle patate. Questo significa niente più peso da portare e niente più puzza. Il Tao del perdono è la decisione cosciente non solo di togliere le patate… ma di abbandonare l’intero sacco.”
Racconto Taoista

31 luglio 2014

Rivoluzioni? Sì? Sicuri?

Mi ricollego all’articolo precedente sul presunto progresso dell’umanità nel corso della storia. Dicono sempre che la storia è importante, che va studiata “per non dimenticare” e per “capire il mondo di oggi”. E hanno ragione. Ogni generazione vive su questo pianeta, quanto? 70 anni? 80? 90, toh. E ogni generazione sembra debba cambiare il mondo, rivoltarlo come un calzino, accompagnarlo in un nuovo stadio evolutivo, rivoluzionarlo per portare prosperità e pace, cancellando i vecchi schemi e introducendone di nuovi ed entusiasmanti sotto la bandiera del “volemose bene”.

E indubbiamente di passi avanti ne sono stati fatti parecchi, nel corso dei secoli. Tanto per fare un esempio, oggi una camminata in paese non rischia più di diventare occasione per una doccia tiepida di urina. Urina altrui, per di più. Su questo non ci sono discussioni (almeno, non da noi. Poi oh, se sei uno sfigato e vivi in Burkina Faso, sono fattacci tuoi). Ma sorvolando sui cambiamenti, diciamo, estetici e andando più al nocciolo della società… possiamo davvero dire che le cose siano cambiate? Passano i decenni, i secoli e pure i millenni; mille e mille guerre ancora; milioni e milioni di morti; ogni volta viene esaltata la promessa di un mondo nuovo; ogni volta è La rivoluzione e da lì non si torna indietro. Eppure, passano i millenni, passano innumerevoli generazioni e miliardi di persone, passano migliaia di civiltà diverse e siamo sempre qui: pochi in alto a comandare e tanti, tantissimi, in basso a obbedire.

Beh dai, non tutti obbediscono: ci sono oppositori e portatori di novità e di cambiamento. Vero, verissimo. Ma il cambiamento, alla fin fine, è di sostanza? O è un contentino di facciata? La storia spinge di più per la seconda ipotesi.

Ogni generazione vive con l’idea che, sì, la società umana finora è stato un mezzo fallimento, ma adesso le cose cambieranno e l’umanità sarà libera dal giogo dei potenti e dall’orrore delle guerre. Adesso è la volta buona, raga, dai! Eppure ogni generazione deve sempre, costantemente, affrontare gli stessi identici problemi delle altre migliaia di migliaia che l’hanno preceduta. Sempre, sempre e ancora sempre.

Ciò mi suggerisce una considerazione: c’è una mancanza di informazione. Le persone, ovviamente, nascono all’interno di un sistema socio-culturale esistente già da prima. Vogliamo chiamarlo “sistema”? E chiamiamolo “sistema”. Il fatto che il sistema subisca costantemente delle modificazioni di facciata, siano esse l’evoluzione tecnologica, della medicina, dell’industria eccetera, pur rimanendo fondamentalmente a struttura piramidale con il potere nelle mani di pochi, mi lascia pensare che le informazioni circolanti fra le persone siano quantomeno insufficienti. Sempre, sempre e ancora sempre. Con “informazioni” intendo un po’ di tutto, in ogni ambito della società: dall’informazione quotidiana, politica, di cronaca, a quella scientifica, religiosa, sociale, di usi e costumi. Insomma, tutte quelle immagini concettuali che formano la percezione del mondo, della vita e della società umana nella mente dell’individuo. E non intendo solo quelle provenienti direttamente dal sistema, ma anche quelle dei “rivoluzionari”. In pratica è tutta l’informazione che, in un modo o nell’altro, proviene da fonti esterne.

Il sistema ha saputo sopravvivere alle migliaia e migliaia di generazioni fondamentalmente intonso. Le differenze tra noi oggi e la società sumera sono l’iPhone e i droni. Per il resto è sempre la solita solfa: potere, denaro, guerre. L’informazione che gira sempre, sempre e ancora sempre, fra le persone di qualsiasi epoca storica, o viene dal sistema o al sistema si oppone: in ogni caso, il sistema è il centro ed è proprio lui a fornire l’opposizione a sè stesso. Il risultato di questo finto scontro si può riassumere con la frase “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Che tu sia di Destra o di Sinistra, non cambia nulla; che tu sia ateo o credente, non cambia nulla; che tu sia Guelfo o Ghibellino, non cambia nulla; che tu sia neoliberista o sostenitore del welfare state, non cambia nulla: stai girando in tondo nell’informazione del sistema.

Finchè ti attacchi ai concetti del sistema (pro o contro, non cambia nulla), stai girando in tondo e alla fine non ti sarai mosso di un millimetro. Salti su un treno e ti fai portare per un po’; poi scendi e salti su un altro; passa del tempo, ti stufi, scendi e sali su un altro ancora; poi ti accorgi che è più brutto e torni su quello di prima; qualche settimana dopo, via, cambi ancora e avanti così fino a quando, un giorno, una cassa di legno messa 2 metri sottoterra ti farà capire che hai girato come un pirla per tornare esattamente al punto di partenza. La storia della società umana, per me, porta alla luce un deficit di informazione. Sacche più o meno grandi di umanità si sono concentrate, in ogni generazione, intorno a determinate idee interpretate in un determinato modo e il risultato è sempre stato il medesimo: non è cambiato nulla.

Figurarsi oggi con Internet. Oggi, che chiunque in (quasi) ogni parte del mondo può scrivere ogni minima cagata gli passi per la testa ed essere letto da chiunque in (quasi) ogni parte del mondo. Sicuramente ha portato enormi cambiamenti nella vita di tutti, così come in molti ambiti della società. E’ vero che in tanti usano questo bellissimo strumento per informarsi, per entrare in contatto con altri concetti e magari per portare a galla i lati più marci del sistema o incitare alla ribellione, invece di limitarsi a condividere video di “animali con i bambini” su Facebook. Ma poi, questi ribelli del nuovo millennio, quando il governo mette una nuova tassa, cosa fanno? L’opposizione al sistema: cosa fa? La paga. Punto. La paga.

Perchè? Perchè l’informazione viene sempre dal sistema, non è sentita dentro. L’umanità si basa su concetti e interpretazioni fornite dal sistema, anche quelle che sembrano più lontane da esso e più in opposizione. Le persone sono state sempre e costantemente abituate ad agganciarsi a concetti di altre persone, le quali a loro volta hanno fatto lo stesso e così via a ritroso. L’avevo già messo nel post precedente: la gente è rincoglionita ed è perfettamente capace di prendere il concetto più straordinario dell’universo e storpiarlo al punto da renderlo irriconoscibile. Il bello è che, fino a quando il concetto è puro, in pochissimi ne sono interessati: man mano che viene distorto, ecco che sempre più persone se ne avvicinano e lo esaltano o lo stigmatizzano. Ogni volta che accade, il sistema ha vinto e quelle persone ne attireranno altre e tutte insieme allegramente gireranno all’infinito nella loro distorsione. Nasce il deficit di informazione.

Come fare per uscirne? La verità è sotto gli occhi di tutti indistintamente ma, paradossalmente, vederla è roba per pochi cazzuti. C’è una sola parola d’ordine: lavoro, inteso come lavoro su di sè. E questo non avrei dovuto scriverlo perchè già mi immagino cosa l’espressione “lavoro su di sè” vi scateni nella vostra mente e sono piuttosto sicuro non sia uguale a quello che intendo io. Capite perchè è difficilissimo esprimere alcuni concetti evitando il più possibile di distorcerli? Comunque sia, essendo di per sè evidente che l’informazione fondamentale, là fuori, manca e l’esperienza plurimillenaria della società umana ne è la piena dimostrazione, appare chiaro che essa deve trovarsi da qualche altra parte. E se non è fuori, dove sarà mai? Ok, risposta giusta, ma esattamente… cosa significa “dentro”? Sapete davvero cosa significa oppure avete una delle risposte fornitevi dal sistema? Lo sentite, il significato, o lo avete appreso da altri?

Quello che il sistema è riuscito a fare da dio è avervi tolto la possibilità di essere in calma e lavorare su voi stessi. Ma non intendo che ha rubato il tempo della giornata obbligando le persone a lavorare per sopravvivere: quello è il meno. Parlo delle piccole, numerose e insistenti preoccupazioni quotidiane: piccoli nervosismi, tensioni, paure, frustrazioni, scadenze. Si è sempre di corsa, ci sono debiti da pagare, le bollette, bisogna far quadrare il bilancio, non dire una parola di troppo con una persona perchè se no se la prende e ci tiene il broncio e noi non vogliamo, più tutto il carico mastodontico del nervoso: nervoso col capo, nervoso in macchina, nervoso per i politici, per le guerre, per un colloquio e chissà cos’altro. Sono minuscoli insettini fastidiosi e persistenti ai quali cediamo costantemente la nostra attenzione, le nostre energie e le diamo a loro invece che al lavoro (su di sè). Già accorgersi di questo è un primo, importantissimo, passo (accorgersi = diventarne consapevoli). Forse è il primo compito del lavoro, quello che vi fornisce il primo indizio sulla nostra condizione attuale, ovvero quella di schiavi meccanici della natura animale deviata. Questo è il punto di partenza.

L’arrivo? Machissenefrega. Tanto, al momento attuale, sono solo congetture di sistema.