07 febbraio 2016

Regeni: i conti tornano poco

Come ben saprete, lo scorso 3 febbraio in Egitto è stato ritrovato il cadavere del giovane Giulio Regeni, brillante studente universitario 28enne giramondo con la passione per l'attivismo sociale. A quanto pare il ragazzo sarebbe stato catturato, torturato e seviziato da ignoti per poi essere abbandonato cadavere in un fosso alla periferia del Cairo.

L'ipotesi sulla quale si è sostanzialmente subito puntata la monetina è quella dell'omicidio su mandato governativo, in quanto Regeni sarebbe stata una figura molto critica nei confronti del presidente Al Sisi sia in Egitto che anche in Italia, dato che il collaboratore del quotidiano Il Manifesto, Giuseppe Acconcia, ha rivelato che Regeni scriveva per il giornale usando uno pseudonimo.

Ora, ci sono dei punti che mi fanno sollevare il sopracciglio. Intanto, piccola nota di contesto sull'Egitto. L'ISIS, vedendo la mal parata in terra siriana, si sta spostando fuori dal raggio d'azione dei MIG russi con una migrazione verso il nord-Africa e in tanti stanno andando in Libia. Ma non via terra, bensì via mare. Strano, no? Perchè, dalla Siria, basterebbe andare verso sud-est dagli amici dell'Arabia Saudita, deviare a ovest in Egitto (prendendosi il Paese) e arrivare in Libia. Il problema, però, è proprio l'Egitto che, a differenza di tanti altri, è davvero contro il Sedicente Stato Islamico™. Teniamo bene a mente questa nota.

Primo punto: lo pseudonimo. Si dice che Regeni scrivesse per Il Manifesto sotto falso nome per paura per la propria incolumità, ma non si sa quali articoli avrebbe scritto. L'unico apparentemente certo è quello pubblicato postumo, venerdì 5 febbraio, tra l'altro contro il parere della famiglia. E gli altri? Tanto ormai è morto, chi se ne frega dello pseudonimo.

Secondo punto: la tesi dell'opposizione al governo. L'abbiamo sentita già tante volte applicata ad altri Paesi con un governo etichettato come "regime" dai nostri media: il blogger di turno, fortemente critico nei confronti del dittatore/governo/regime, viene catturato e ucciso da agenti/militari/emissari del governo stesso "perchè scomodo per il potere" e noi istantaneamente ci identifichiamo col povero martire della libertà. Ma pensiamoci con un minimo di raziocinio. Per essere ritenuto "scomodo" è necessario scrivere o parlare di determinate tematiche, di contatti loschi, deviati, smascherare il vero fine di determinate scelte politiche, economiche, fornire visioni alternative e fondate su idee, decisioni e ideologie. Insomma, non basta essere il Travaglio di turno: bisogna picchiare duro sul serio.

Il problema è che, se picchi duro, in pochi ti seguono, principalmente per due motivi: visibilità e pecore. Cioè: se sei scomodo, il "sistema" non ti fa pubblicità e tu, di visibilità, non ne ottieni. Se proprio sei bravo bravo e per qualche motivo riesci a ottenere più di 5 visualizzazioni al tuo blog, per esempio, il massimo che puoi costruirti è una minuscola nicchia di qualche centinaio o forse migliaio di sconosciuti. E basta. Di sicuro un numero decisamente troppo, ma troppo, ma troppo basso per impensierire chissà chi. (Ma poi, 'sto ragazzo, cosa faceva di preciso? Scriveva, studiava, provava a mobilitare... Cosa faceva? Non s'è capito) L'altro motivo è che la massa delle persone è indottrinata e, quando va bene, alcuni smettono di leggere il Corriere per passare al Fatto Quotidiano. Stop. Questo è lo sforzo massimo di "opposizione al sistema". Siti e blog che cercano genuinamente di farli uscire dal seminato rimangono, per loro, esseri comodi e abituati alla pappa masticata da altri, totalmente sconosciuti. Infatti, se un sito di cosiddetta "controinformazione" improvvisamente registra un aumento di popolarità di un certo peso, significa che le informazioni lì riportate sono "annacquate", più vicine alle posizioni mainstream e, dunque, ritenute più veritiere dalla massa di pecoroni. Delle due l'una: o sei almeno discretamente famoso o dai fastidio. Non ci sono realisticamente altre possibilità.

Ora, su Facebook è stato organizzato un sit in davanti all'ambasciata italiana al Cairo e, sulla pagina dell'evento, hanno messo il "Partecipo" in circa 500. Già di suo non sarebbe un gran numero e lo è ancora di meno se pensiamo che arriva dopo il tam tam mediatico sulla morte di Regeni (immagino se ne sia parlato anche in Egitto). Quindi il ragazzo non era poi così famoso, nè seguìto e certamente, se vuoi essere un "fastidio per il regime", quel 500 lo dovresti moltiplicare minimo minimo per 100. Fatto sta che al sit in vero e proprio si saranno presentati in una cinquantina, come vedete nel filmato del TG1 (verso il minuto 5).

Terzo punto: la data del sequestro, ovvero il 25 gennaio, giorno del 5° anniversario della deposizione forzata di Mubarak. Molto simbolica, e sappiamo quanto determinati individui dei piani alti siano attenti ai numeri e al simbolismo.

Mettete tutto ciò nel quadro di un Paese anti-ISIS e i dubbi si fanno tangibili. E se questo omicidio, accollato al governo egiziano, servisse come testa di ponte mediatica per far passare l'Egitto come l'ennesimo "Stato canaglia", così da deporre pure Al Sisi come già fu deposto Mubarak (il 25 gennaio)? A me suona assurdo che un governo si sputtani così apertamente per un signor nessuno come era Regeni. E per di più, se ci pensate, Regeni incarnava praticamente tutte le caratteristiche possibili in grado di generare un forte empatia emotiva nel "pubblico": era giovane; studente universitario, pure molto brillante, molto intelligente; cittadino del mondo (Occidentale); idealista ma pragmatico; attivista anti-governativo; informatore indipendente; ultima ma non ultima, aveva una bella faccia, pulita, innocente, solare, di un ragazzo con tutta la vita davanti. Cioè, più di questo c'è solo un bambino orfano ritardato disabile malato di cancro. E io mando a puttane l'immagine del mio governo per un tizio sostanzialmente sconosciuto e con queste qualità da martire perfetto? Mmm...

I casi sono due: o Regeni non era proprio 'sto semplice studente brillante e aveva, invece, un background più "losco", da servizi segreti et similia che lo ha portato a diventare bersaglio di un governo, nel caso, impegnato a difendere il proprio Paese (perchè sappiamo bene come persone simili siano sempre implicate in veste di fomentatori del popolo per forzare un colpo di Stato); oppure gli assassini non hanno nulla a che fare col governo egiziano e hanno messo in atto l'episodio per demolire l'immagine e la credibilità di Al Sisi e soci.

Tra l'altro ho fatto una ricerca su Google mettendo come parole chiave "Giulio Regeni" e intervalli di tempo precedenti al 25 gennaio. Ho trovato un link all'università di Cambridge, che potete vedere anche qui sotto:


Poi c'è la pagina della discussione di un gruppo di scienze sociali nella quale Regeni, nell'ottobre 2011, chiedeva se fosse disponibile un libro in pdf.

Infine una pagina del sito ResearchGate, una sorta di motore di ricerca in ambito universitario, dove in sostanza si riportano le stesse informazioni presenti sul link del profilo di Regeni su Cambridge, ma qui si possono anche vedere le statistiche sulla visualizzazione del profilo perchè non si spiega benissimo come esso sia stato visto più di 2000 volte ma i follower risultino solo una decina. Ecco perchè.


Il grosso delle visualizzazioni si è verificato solo negli ultimi giorni. Quindi anche a Cambridge possiamo dire numeri alla mano che Regeni non era proprio una star.

E manca un'altra cosa che invece stiamo vedendo ovunque: la foto. O meglio, le foto. Fermandomi al 1 gennaio 2016 non c'è una sua singola immagine. Se ne trova una sola di lui con in braccio il gatto ma, se si apre il collegamento, si vede che è tratta da un articolo del sito NextQuotidiano datato 3 febbraio 2016, quindi subito dopo il ritrovamento del cadavere. Su Facebook, nada a parte gruppi "vogliamo la verità". Niente. Però, oh: magari era solamente molto riservato e le foto se le teneva per sè.

Insomma, secondo me qualche nuvola sulla questione c'è e la favoletta dell'attivista anti-regime l'ho già sentita fin troppe volte e, per quanto romantica e suggestiva, la trovo sempre poco plausibile. Quando tra un po' sentirete parlare di "ribelli", "rivoluzione" e "dittatore egiziano", non dite di non essere stati avvisati.


AGGIORNAMENTO: ho appena letto un bell'articolo di Fulvio Grimaldi nel quale si parla della questione gas-ENI-peso dell'Egitto nello scacchiere mediterraneo-sgambetto a Israele-messaggio all'Italia tramite la morte di Regeni. Non male.

02 febbraio 2016

E' la magia del progresso, altro che family day



Oggi essere gay è una moda. Fa tendenza, se non sei gay non sei nessuno. Gay è il nuovo etero. E' per questo che il family day è stato totalmente inutile.

Un passo alla volta. Sulla questione del matrimonio agli omosessuali mi ero già espresso più di un anno fa, evidenziando come fosse e sia, a mio parere, lecito conceder loro il matrimonio civile (essendo la società civile un'organizzazione di semplici regole e atti legislativi e giudiziari, senza alcun significato simbolico di fondo) ma non quello religioso in quanto, essendo la religione (intesa nel senso più alto del termine, non l'interpretazione stupida che ci viene spacciata per spiritualità) un insieme sensato di osservazioni sulla natura dell'uomo e dell'universo in generale, il significato simbolico del matrimonio (ovvero l'unione degli opposti), basato sul fatto che la realtà intera si regge sull'incontro/scontro/contatto/unione di due polarità contrapposte, verrebbe distrutto.

E la faccenda del matrimonio è bella che archiviata. Da qualche tempo, però, si parla anche della cosiddetta "stepchild adoption", che detta in inglese fa più figo, ma molto spesso sia i politici sia l'informazione si dimenticano di evidenziarne un aspetto quantomeno antipatico. L'adozione del figlio del partner, infatti, non è riferita solamente al pargoletto frutto di una precedente relazione etero, ma anche (e forse soprattutto) a un futuro bambino. Ovvero: io, maschio, sposo il mio partner, maschio pure lui. Vogliamo avere un bambino. Siccome la natura non ce lo permette (ma d'altronde, si sa: la natura è omofoba), allora facciamo così: prendiamo un ovulo, lo fecondiamo con il mio seme o con quello del mio partner (o con tutti e due, se no il mio partner s'offende...) e lo impiantiamo nell'utero di una donna, la quale porta avanti la gravidanza e dopo 9 mesi il bambino è nostro e lei, il famoso "utero in affitto", non ha alcun diritto su di lui. Il suo ruolo è semplicemente quello di incubatrice. Quando sentite parlare di "mercato dell'utero in affitto", dato che quasi nessuno nel mainstream sembra voler spiegare il concetto (e già qui dovrebbe suonarvi un campanello d'allarme), è a questo che ci si riferisce. Il che, in tempi nei quali ci si riempie la bocca con frasi del tipo "la donna viene sempre maltrattata", "l'immagine della donna viene sempre distrutta" eccetera, appare almeno controverso. Vero: ci sono coppie etero che già ricorrono a questa pratica in caso la donna non sia, per un motivo o per un altro, fertile. Ma è anche vero che, se nelle coppie etero, questa è soltanto una possibilità per avere un figlio loro e, tendenzialmente, nemmeno la prima in ordine di considerazione, per le coppie omosessuali sarebbe all'incirca l'unica.

Il problema, però, non è la stepchild adoption. Non sono i matrimoni gay. Non è la "famiglia tradizionale". E' un fatto di razionalità al servizio dell'irrazionalità. Ci sono dei momenti storici in cui l'idea di un relativamente piccolo gruppo di persone comincia ad attecchire, perchè basata su un'argomentazione razionale: le donne devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità degli uomini; le coppie omosessuali devono avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Queste idee di cambiamento di alcune regole prendono sempre più piede, generando ovviamente una reazione uguale e contraria. Fino a qui la lotta è ad armi pari: c'è un fronte che vuole cambiare delle cose e un altro che pensa sia meglio restare così come si è.

A un certo punto, ed è qui che si compie la magia irrazionale, quelle che sono delle proposte per un semplice cambiamento passano sotto l'etichetta di "progresso". Qual è la differenza, chiederete voi. "Cambiamento" è un termine abbastanza neutro: c'è una connotazione solo lievimente positiva, perchè, diamine!, il cambiamento ogni tanto ci vuole, fa bene altrimenti l'ambiente diventa stantio, ma tutto sommato la percezione di "cambiamento" è relativamente neutra. Non è necessariamente vero, infatti, che un cambiamento sia sempre positivo: se proponessi di sopprimere tutti i bambini che piangono al cinema... non credo otterrei chissà quante adesioni, perchè sarebbe un cambiamento percepito negativamente.

"Progresso", invece... Lo sentite immediatamente anche voi: il progresso. Aaah, che bello, sentite come cambia l'aria: il progresso. Il progresso è fortemente positivo: bisogna progredire, bisogna andare avanti, bisogna avanzare... "Una società avanzata". Come suona bene. Sentite quanto stimola il vostro ego? Non volete anche voi... progredire? Evolvere? E' una figata, è la natura delle cose, evolvere. Chi si sognerebbe mai di porsi contro il progresso? Chi vorrebbe rimanere nel Medioevo? Io voglio essere "avanzato", così posso dire agli altri che loro sono "indietro", che sono "retrogradi" bleah! che schifo!

Questa è la magia. Oggi, per esempio, una società progredita è una società che concede agli omosessuali gli stessi identici diritti degli eterosessuali. Si gioca sempre con la percezione. Non appena una qualche cosa, qualsiasi cosa, viene etichettata come "progresso", per cui nella gente di ogni singolo individuo si scatena l'associazione "progresso = buooooono!", quella cosa ha il 100% di possibilità di avere successo. Ciò che prima era uno scontro ad armi pari tra un semplice "cambiamento" e un altrettanto semplice "mantenimento", ora è uno scontro impari che più impari non si può tra il "progresso" e l'"immobilismo" o il "Medioevo".

Tornando al nostro caso, al family day potevano andarci anche miliardi di persone, ma non avrebbe fatto differenza: quelle miliardi di persone sono retrograde, vecchie, ancorate a schemi ormai decrepiti, non vogliono evolvere. Che appeal ha, gente così? Zero, anzi: più sono numerosi i "retrogradi", più significa che è necessario svolgere un lavoro importante affinchè questi intralci umani al progresso capiscano di essere nel torto.

Aggiungiamoci che le motivazioni a difesa del matrimonio eterosessuale e contro l'adozione ai gay fanno a dir poco cagare e il gioco è ancor più fatto. Intanto, la "famiglia tradizionale". Che cazzo vuol dire? Perchè "tradizionale"? E' la famiglia "naturale", al limite. Possono due uomini avere figli? No. E due donne? No. E perchè no? Per tradizione? Perchè dei tizi si sono svegliati un giorno e mentre erano al circolo a giocare a briscola hanno deciso così? O per natura, perchè così stanno naturalmente le cose? Ovviamente, manco a dirlo, la vaccata nasce dall'assurda interpretazione del concetto di Dio e di tutto quello che ne segue. Poi fate che, sempre per lo stesso motivo, non appena si connota minimamente un concetto con sfumature religiose, l'accusa di essere retrogrado è sottintesa... Già solo sostituendo "tradizionale" con "naturale" sarebbe diverso perchè si penserebbe di più al fatto che, se sono necessari per natura un uomo e una donna per generare un figlio e quindi, implicitamente, per crescerlo, un motivo ci sarà. O no?

E aggiungo che, nel marasma dello scontro a suon di parole, battute, immagini, fotomontaggi, reportage, sfottò e chi più ne ha più ne metta (avrete facilmente notato come, in ogni occasione si parli dell'argomento, si tende a denigrare i "tradizionalisti"), manca una considerazione: ma le coppie omosessuali si amano di più di quelle etero? Perchè, da come viene presentata la situazione, sembra che le coppie eterosessuali durino lo spazio di un respiro affannato, mentre due gay o due lesbiche, una volta che stanno insieme, arrivano insieme alla tomba. Forse si tende a dimenticare che, omo o etero, stiamo comunque parlando di persone cresciute in questa società, con tutti gli immensi danni che essa provoca all'equilibrio psichico di un essere umano (sembra, infatti, che le coppie etero e quelle omo durino uguale).

Tutto l'enorme discorso che ho fatto su questo blog per anni, sull'ego, il sè, Dio, la Verità, il diavolo, il silenzio eccetera eccetera eccetera eccetera che sicuramente vi avrà anche provocato moti di nausea incontrollabile, qui entra prepotentemente e la considerazione è molto, ma molto semplice: le persone (tutte: gay, lesbiche, trans, etero, metrosexual, emo, truzzi, tamarri, scapoli, ammogliati, single per scelta, uomini che diventano donne che diventano lesbiche che diventano trans che diventano uomini gay con la vagina, chiunque) sono malate di mente e tendono a distorcere anche le più grandi e belle verità. Dai un blocco d'oro a una persona o a un gruppo di persone qualsiasi, senza distinzione di alcun tipo, e nel giro di poco tempo ti ritrovi in mano polvere nera.

La "battaglia" che imperversa ovunque... non è nemmeno una vera battaglia, non c'è una battaglia: c'è un'idea trasmutata magicamente in "progresso" e un'altra idea, "retrograda" di conseguenza, già morta e sepolta. Il processo di trasmutazione è fantastico ma molto pericoloso perchè un domani, tra un anno, dieci, cento non lo so, potrebbe diventare "progresso" il fatto di "concedere ai bambini il diritto" ad avere rapporti sessuali con adulti. Azzardato, dite? Beh, già oggi in Europa si vuole introdurre l'educazione sessuale sia teorica che pratica (masturbazione, orgasmi e toccatine varie) nelle scuole elementari. Già oggi questa è un'idea "progressista". Non importa che sia assurda, dato che un bambino o una bambina di 6-7-10 anni non è per nulla sviluppato sessualmente, come tutti ben sappiamo. Sono diritti, sono libertà, sono "modi per educare i nostri figli affinchè sappiano rapportarsi meglio con la loro sessualità e siano quindi più preparati quando, con l'adolescenza, gli ormoni prenderanno il sopravvento. In questo modo si ridurranno, tra le altre cose, gli stupri". Progresso rafforzato dalla paura per il bene dei nostri figli. Bum! E' l'esplosione atomica dell'irrazionalità, un'ondata di connotazioni positive da intontire perfino Leopardi morto.

Abracadabra.


P.S.: sì, ok i diritti alle coppie omosessuali eccetera, tutto molto bello, maaaa... i diritti alle coppie di fatto eterosessuali? Cioè, se io sono insieme alla mia compagna da 30 anni ma non ci siamo mai sposati e io ho un incidente per il quale vengo ricoverato in ospedale, lei non potrebbe nemmeno dire ai dottori come mi chiamo perchè, per la legge, nei miei confronti è una perfetta estranea. Tanto per fare un esempio, eh... Ah già, scusate: questo non è "progresso".

14 gennaio 2016

USA e ISIS: ma guarda tu che coincidenza!

- Gennaio 2015: l’ISIS porta il panico in Francia, a Parigi, con l’attacco alla sede di Charlie Hebdo.
- Settembre 2015: dagli Stati Uniti arriva l’accusa alla tedesca Volkswagen di aver truccato i dati sulle emissioni delle sue vetture equipaggiate con motori diesel.
- Novembre 2015: l’ISIS riporta il panico in Francia, a Parigi, con attacchi sparsi in diversi luoghi affollati della città.
- Gennaio 2016: il primo giorno dell’anno a Colonia, in Germania, diverse decine di immigrati nord africani molestano e derubano numerose donne e i loro compagni.
- Gennaio 2016: l’ISIS porta il panico a Istanbul, con un kamikaze che si lancia su un gruppo di turisti tedeschi.
- Gennaio 2016: dagli Stati Uniti arriva l’accusa alla francese Renault di aver truccato i dati sulle emissioni delle sue vetture.

Oh, curioso che sia gli yankee che “i tagliagole del Sedicente Stato Islamico™” abbiano contemporaneamente preso di mira gli stessi medesimi Paesi su due fronti: uno economico-finanziario, l’altro più prettamente fisico, reale, scenico e violento. Aggiungiamo anche questa “curiosità” agli altri fatti, chiamiamoli, “discutibili” sulla presunta guerra al terrorismo islamista? E aggiungiamola! Tra parentesi, un po’ degli altri fatti “discutibili” li trovate belli belli elencati qui e qui. Però dai, tranquilli: se Obama dice che il vero e solo nemico del mondo intero è il terrorismo dell’ISIS, io gli credo…


P.S.: attenzione perchè ci sono anche delle “avvisaglie” verso l’italiana, o ex italiana, Fiat/FCA. A quanto sembra, un paio (letteralmente) di concessionari in terra statunitense (e qui scatta l’allarme) denunciano dei dati di vendita di auto del gruppo FCA gonfiati. Non è proprio ‘sta grande accusa, ma visto il trend…

23 novembre 2015

Isis, Parigi, attentati, Islam, terrorismo: un po' di rapida chiarezza

Stavo per pubblicare un mio articolo sulla follia e il non-sense che circolano da una decina di giorni a questa parte ma poi ho visto questo filmato su Luogocomune.net e ho deciso fosse degno di avere la precedenza. A parlare è un ex marine americano, Ken O'Keefe, e diciamo che in merito agli ultimi avvenimenti e, più in generale, in merito al terrorismo nelle sue varie incarnazioni ci va giù leggermente piatto. Rapido, preciso, terra-terra, brutale e senza giri di parole, proprio come piace a me.

A parte la sua idea dell'acronimo ISIS, che starebbe per "Israeli Secret Intelligence Service" (che potrebbe anche starci, vedendo i comportamenti reciproci fra il Sedicente Stato Islamico™ e lo stesso Israele), per il resto il signor O'Keefe ha detto esattamente come stanno le cose. Quello che mi fa più impazzire, e che fa parte della follia di cui parlavo prima e della quale ho scritto nell'articolo che pubblicherò nei prossimi giorni, è che la realtà è già ora sotto gli occhi di tutti: l'Occidente, con Turchia, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e Giordania ha fornito finanziamenti, aiuti logistici, militari, gli equipaggiamenti, gli addestramenti e chi più ne ha più ne metta, TUTTO a favore dell'ISIS eppure la colpa è solamente di quei quattro coglioni che si fanno saltare in aria; la colpa è dell'Islam; la colpa è dei musulmani. Qua siamo ben oltre il lavaggio del cervello: qua è proprio un rifiuto irrazionale della verità. Prima almeno la verità, nei media ufficiali, veniva nascosta e, per le persone assuefatte al "sistema", era difficile credere al primo pirla con un computer, totalmente privo della benchè minima autorevolezza. Adesso è il "sistema" stesso a dire a tutti che l'ISIS è "roba sua", mentre contemporaneamente sostiene soltanto a parole di volerlo combattere. E la gente di chi si fida? Di Obama, di Hollande, dell'Europa, dell'Intelligence.

E' follia pura. Siamo arrivati al punto che, come dice giustamente anche O'Keefe, non è nemmeno più importante capire se quello di Parigi sia stato un false flag o no, dato che non farebbe alcuna differenza nel quadro attuale. Sia che sia stato tutto organizzato e attuato dall'Occidente, sia che siano stati quattro teste di cazzo solitarie, quale sarebbe la differenza? In entrambi i casi questa situazione è stata pesantemente cercata e voluta da gente che con l'Islam non c'entra una mazza, che ha lo stesso nostro colore della pelle e indossa giacca e cravatta.

Ho già scritto troppo. Guardatevi il filmato e basta.

17 novembre 2015

Lezione base di sceneggiatura e il godimento del regista

Ho chiuso l’ultimo articolo sui fatti di Parigi usando dei termini assimilabili al mondo dello spettacolo, più precisamente a quello della sceneggiatura e in effetti, pensandoci un attimo, l’ISIS e l’approccio dei media nei suoi confronti sembra seguire proprio lo schema di una sceneggiatura cinematografica.

Torniamo un attimo indietro nel tempo. Sono andato a vedere quando avevo scritto per la prima volta dell’ISIS qui sul blog e ho trovato un post del 23 agosto 2014 in merito alla decapitazione di James Foley. Ve lo ricordate? Il reporter americano… Tra l’altro il video che avevo linkato nel post, ovviamente, è stato rimosso, ma fa niente. Allora ho fatto una ricerchina su Google, scrivendo semplicemente “ISIS” e mettendo come intervallo di date un casuale “1 novembre 2013 – 30 novembre 2013”. Pensavo di trovare già qualcosa di significativo. Insomma, Foley è arrivato alcuni mesi dopo, ma quella brutta gente sarà già stata in giro da molto prima, no? E invece ecco cosa m’è venuto fuori.

isis - Cerca con Google_cr

Ci sono solo 2 articoli: uno della CNN, che nel titolo parla addirittura ancora di Al-Qaeda, e l’altro del sito al-monitor.com. La situazione “migliora” prendendo come lasso di tempo il mese di dicembre del 2013 (addirittura appaiono le prime immagini di miliziani random), e tra l’altro a parlarne sono quasi tutti siti stranieri: evidentemente la stampa italiana era in altre faccende affaccendata, per quel che può contare. Però comunque… Non ci siamo, è troppo confusionario, sembra sempre la solita vecchia Al-Qaeda. Manca di mordente, ecco.

Bene, chiunque si avvicini anche solo per curiosità alla sceneggiatura e alla scrittura cinematografica, ma volendo più in generale alla scrittura di una storia, impara immediatamente che l’inizio è probabilmente la parte più importante di tutto il lavoro perchè, se non riesci a catturare lo spettatore o il lettore nel giro di pochi minuti, il resto del film o del libro è un completo spreco. Potrà anche essere l’opera più bella della storia e della preistoria, ma allo spettatore/lettore sembrerà solo noioso. Nei film in particolare, l’introduzione, che dura fino al cosiddetto “evento scatenante” o “catalizzatore” che mette in moto effettivamente la trama, dura all’incirca 5-10-massimo 15 minuti. In questo breve lasso di tempo bisogna far capire al pubblico chi è/chi sono i protagonisti e cosa vuole/vogliono, qual è lo scopo della storia. In un film d’azione è necessario introdurre la nemesi del protagonista e si rivela fondamentale farlo in maniera spettacolare, così da catturare l’oggetto più vitale di tutti: l’attenzione del pubblico. Per esempio, andate a guardarvi la sequenza iniziale dell’ultimo film di Batman, “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno”: 5 minuti incredibili e capiamo immediatamente che tipo sia Bane, il cattivo.

E con l’ISIS? Ricordate come è stato introdotto il Sedicente Stato Islamico™ (SSI™)? Con i video delle decapitazioni. Con gli spettacolari video delle decapitazioni, aggiungerei. Anche se poi, di decapitazioni, non se ne vedevano, ma tant’è: i media “sceglievano di non mostrare tutto il filmato per non urtare la sensibilità e perchè non ce n’è bisogno”. Ricordate? Ovunque, a ogni ora del giorno, filmati su filmati di prigionieri vestiti d’arancione e l’inglese “Jihadi John” col coltello in mano a minacciare l’Occidente, conditi di effetto rallenty e controcampi; filmati sull’addestramento dei temibili miliziani; proclami spaventosi di invasione del mondo libero, con la bandiera nera photoshoppata su San Pietro, per esempio; addirittura un prigioniero inglese, John Cantlie, costretto ripetutamente a fare da reporter per la propaganda jihadista con dei servizi su quanto bello, buono e potente fosse il SSI™; il bambino che spara a sangue freddo alla nuca di due prigionieri; bambini costretti a farsi saltare in aria; torture, siti archeologici e reperti storici distrutti. Insomma, un puttanaio altamente spettacolare e pesantemente indirizzato all’aspetto emotivo, culminato a gennaio con Charlie Hebdo. Ditemi se non ha catturato la vostra attenzione.

Poi il nulla. Quanti filmati di propaganda (quella jihadista, si intende) avete visto da gennaio in poi? Decapitazioni, ostaggi-reporter et similia? Nulla, a parte ogni tanto un servizio sulla distruzione di qualche reperto storico o un articolo su un attentato in Siria, giusto prima della pagina sportiva.

Siamo giunti, con gli attentati a Parigi, all’evento scatenante, quello che rompe l’introduzione e fa cominciare davvero il travaglio dell’eroe verso il suo scopo. Dopo il catalizzatore c’è la parte cosiddetta del “dibattito” nella quale il protagonista elabora il da farsi; poi si compie la prima azione; c’è lo svolgimento delle varie peripezie, che è la parte centrale del film, quella che di norma si vede nei trailer; si arriva al punto mediano, nel quale si ha un picco del film; c’è un’apparente vittoria o un’apparente sconfitta, seguita dal crollo della situazione con qualche colpo di scena; e c’è il finale, nel quale l’eroe può vincere o perdere. A grandi linee una storia, in questo caso cinematografica ma vale un po’ per qualsiasi mezzo si scelga di utilizzare per raccontarla, si articola così.

Il godimento del regista
E’ da un po’ di tempo che mi è balzata in testa questa scena. Ricordo che la prima volta fu guardando una manifestazione di lavoratori a Roma l’anno scorso… o forse quest’anno… Comunque, ci furono le solite interviste ad alcune di queste persone che rischiavano di perdere il lavoro e, dal tono della loro voce e dai loro sguardi, si poteva distintamente percepire l’orlo della disperazione, la paura e anche una piccola dose di rabbia per la situazione che si era creata nei loro confronti. Osservando quelle facce e ascoltando quelle parole, non ho potuto fare a meno di immaginarmi come potesse vedere la scena uno dei, chiamiamoli, registi a livello mondiale.

Me lo sono immaginato nella sua bella villa, isolato dal resto del mondo, con un maggiordomo e dei collaboratori al suo servizio che lo tengono informato sulle varie azioni programmate e chiedendo il benestare su come agire in determinate circostanze, essendo lui membro del Consiglio Supremo degli Stronzi Mondiali. E mi vedevo lui nella sua lussuosa camera in vestaglia, bello pacifico nel suo perenne ghigno impresso sul volto, intento a non fare nulla in particolare, fino a che non si sentiva bussare alla porta. Era il suo collaboratore-capo che gli consigliava di accendere la televisione. “Sono sicuro che le piacerà”, diceva. Il regista metteva sul telegiornale dove si stava mandando in onda il servizio sui lavoratori e, improvvisamente, quello spettacolo di povera gente disperata gli causava una reazione fisica, come un caldo e ammaliante prurito nella zona delle parti basse che piano piano si faceva strada intensificandosi, e su su fino alla pancia mentre i suoi occhi si chiudevano e aprivano lentamente e il battito del cuore andava fuori controllo. “Portami Cristina”, chiedeva al collaboratore-capo rimasto nel frattempo sull’uscio della porta. “Sì, signore” era la risposta. Al suo ritorno assieme alla prescelta, bionda, giovane e bellissima Cristina, il regista si era già completamente spogliato e il collaboratore, dopo un cenno di intesa, chiudeva delicatamente la porta. Con lo sguardo che si alternava fra la televisione e le natiche e i seni di Cristina, il regista era preso da un’estasi feroce, quasi violenta e la ragazza lanciava brevi versi più di dolore che di piacere. Lui, ora, controllava tutto. E godeva a diversi livelli.

Le manifestazioni di questi giorni a Parigi mi hanno richiamato alla mente la scena, solo amplificata. Gli spari e le esplosioni… I minuti di silenzio… Gli assembramenti nelle varie città di tutto il mondo, con persone che cantano la Marsigliese tenendo in mano candele accese… Il pianista che suona Imagine… Uomini e donne terrorizzati subito dopo gli attentati… Quelli che dicono di non aver paura… Le ricerche dei fuggitivi… Le testimonianze dei sopravvissuti… Il dolore per le vittime… E infine Obama che dice: “L’ISIS È IL VOLTO DEL MALE!”. AAAAAAAAAHHHH SÌÌÌÌÌ!! E’ l’orgasmo, il culmine della straordinaria e paradisiaca orgia non-stop con 72 vergini, molto più terrena di quella eterea promessa ai musulmani una volta abbandonato questo piano di vita.

Ogni volta che vedete certi spettacoli, qualcuno sta godendo. Ricordatevelo.