03 settembre 2012

Come eliminare l’ego

Beh, in realtà non si elimina nulla: come si potrebbe eliminare qualcosa che non esiste? Più che di eliminazione, forse sarebbe più giusto dire “presa di coscienza”. Di cosa? Del fatto che l’ego non esiste.

Vi avevo già parlato, nel post relativo alla mia ultima esperienza di “illuminazione temporanea”, di Ramana Maharshi e della self-enquiry, ovvero una sorta di auto-indagine interiore volta alla conoscenza del nostro vero Sè. Ebbene è un metodo straordinariamente semplice ed altrettanto efficace per acquisire la consapevolezza necessaria per rispondere alla fatidica domanda esistenziale per eccellenza: chi sono io?

Riporto qui la spiegazione di Ramana relativa al metodo, tratta da Ramana-Maharshi.it:

1 . Chi sono Io ?
Io non sono il corpo materiale, che è composto dai sette umori (dhatus); Io non sono i cinque organi di senso, ossia il senso dell'ascolto, del gusto, dell'olfatto, del tatto e della vista, che comprendono i loro relativi oggetti, il suono, il sapore, l'odore, il tatto ed il vedere; Io non sono i cinque organi conoscitivi, ossia gli organi del parlare, del movimento, del tocco, di escrezione e di procreazione, che hanno come loro rispettive funzioni il parlare, il muoversi, il toccare, il secernere ed il godere; Io non sono i cinque soffi vitali, prana ecc., che comprendono le cinque rispettive funzioni dell'inspirare ecc.; Io non sono neanche la mente che pensa; così come non sono il ricordo, che riguarda solo le impressioni residue degli oggetti e nel quale non vi sono né oggetti né funzioni.

2 . Se io non sono nessuno di questi, chi sono?
Dopo aver negato tutte queste cose come "né questo", "né quello", rimane solo la Consapevolezza - quella io sono.

[…]

8 . Qual è la natura della mente?
Ciò che è chiamato "mente" è un meraviglioso potere che risiede nel Sé. Essa provoca l'apparire di tutti i pensieri. Eliminati i pensieri scompare anche la mente. Quindi il pensiero è la natura della mente. Eliminati i pensieri non c'è un'entità separata chiamata mondo. Nel sonno profondo non ci sono pensieri, e non c'è mondo. Nello stato di sogno ci sono pensieri e c'è anche un mondo. Proprio come un ragno emette il filo (della ragnatela) fuori di sé e poi lo ritira in sé, così la mente proietta il mondo fuori di sé e poi lo riporta in sé. Quando la mente esce dal Sé il mondo appare. Quindi, finché il mondo appare (essere reale), il Sé non appare, e quando il Sé appare (rifulge), il mondo scompare.
Quando una persona si interroga costantemente sulla natura della mente, la mente se ne va, lasciando il Sé. Ciò che viene chiamato "Sé" è l'Atman.
La mente esiste sempre solamente in quanto legata a qualcosa di materiale. Non può esistere da sola. Questa mente viene chiamata "corpo sottile", o anima (jiva).

9 . Qual è la strada da seguire per comprendere la natura della mente?
Ciò che appare quale "io" in questo corpo è la mente. Se qualcuno si chiedesse dove, nel corpo, risieda il senso dell' "io", scoprirebbe che esso risiede nel cuore. Questo è il posto nel quale ha origine la mente. Anche se uno pensa costantemente "io", "io", egli viene condotto in quel posto. Di tutti i pensieri che appaiono nella mente, quello dell'"io" è il primo. E' solo successivamente a questo pensiero che tutti gli altri si manifestano.

10 . Come si può placare la mente?
Chiedendosi: "Chi sono io?". Il chiedersi "Chi sono io" distrugge tutti gli altri pensieri, e come il bastoncino usato per accendere la pira, esso stesso alla fine scomparirà. In quel momento si avrà l'Autorealizzazione.

11 . Cosa significa concentrarsi costantemente sul pensiero "Chi sono io?"
Quando appaiono gli altri pensieri, non bisognerebbe dargli attenzione, ma chiedersi: "A chi appaiono?". La risposta che emergerà sarà: "a me". Conseguentemente se ci si chiede "Chi sono io?", la mente risale alla sua sorgente; ed il pensiero che era sorto diverrà quiescente. Con questo esercizio la mente svilupperà la capacità di rimanere in se stessa. Quando la mente, che è sottile, si proietta tramite il cervello e gli organi di senso, appaiono i nomi e le forme materiali; quando invece rimane nel cuore, nomi e forme scompaiono. Non proiettandola, ma ritenendola nel Cuore si ha ciò che viene chiamata "consapevolezza interiore" (antar-mukha). Proiettando la mente fuori dal Cuore si ha invece ciò che vien detta "consapevolezza esteriore" (bahir-mukha). In tal modo, quando la mente sta nel Cuore, l'"io", che è l'origine di tutti i pensieri, scompare ed il Sé, eterno, si manifesta. Qualunque azione si compia, bisognerebbe farla senza il senso dell'"io". Se si agisce in questo modo tutto apparirà come la natura di Shiva (Dio).

Capito? In pratica, non appena ci si accorge di stare pensando, ci si chiede chi è che sta pensando, da dove viene il pensiero. La risposta più ovvia è “da me” (va bene anche dire “a chi appaiono”, ma io mi trovo meglio analizzando “da chi arrivano”). La domanda successiva, naturalmente, è “da me chi? Chi è questo io?”. A questo punto si ascolta il cuore e si osserva fin dove si arriva, in modo da trovare man mano la risposta a “Chi/cosa sono io?”. Non sono il corpo, non sono gli organi nè le loro funzioni, non sono i pensieri, non sono i miei gusti (“miei” di chi?) eccetera, eliminando di volta in volta le varie identificazioni che la mente tenta di portare come “prova” dell’esistenza individuale.

Ovviamente è una pratica da ripetere più e più volte, ogni volta che volete. Non escludo che si possa abbattere questa illusione chiamata “ego” già al primo colpo ma, visto che è un costrutto che ci portiamo dietro da quando siamo piccoli e con il quale ci siamo identificati e ci identifichiamo ogni singolo secondo di ogni singolo giorno, è piuttosto improbabile (ma non impossibile). In ogni caso è meglio sottolineare che è sì utile tenere a mente la domanda “chi sono io?” ma non è necessario continuare a ripetersela dentro ogni due secondi: la mente si annoia dopo poco e proseguire diventa un bel problema. Più che ripeterla mentalmente è utile averne consapevolezza, avere la volontà incrollabile di darle una risposta e di “ascoltare” con il cuore.

La natura della mente è di trovare un qualcosa per poter rispondere: per lei è inconcepibile che esista qualche cosa di indefinito e di indistinto, e questo è un altro motivo per cui difficilmente tutto si risolverà al primo tentativo. Infatti cercherà in tutti i modi di individuare un qualche concetto tramite il quale definirsi e definirci e, una volta dimostrata l’impalpabilità del concetto stesso, ne troverà un altro più “profondo”, e poi un altro e un altro ancora, fino a che sarà “costretta” ad arrendersi all’evidenza: non c’è un “io” distinto da tutto il resto, letteralmente. Che è ciò che ho provato nella mia ultima esperienza “mistica”, il cui effetto si è protratto per una settimana, così come era accaduto per quella precedente in maggio (trovate tutto nella pagina “Quello che ho capito”). Dopodichè la mente ha ricominciato a ciarlare, ad analizzare ciò che provavo e tutto è (quasi) sparito.

Averle sapute prima ‘ste cose… Ma non c’è problema: inizialmente avevo paura di perdere quelle meravigliose sensazioni e di non ritrovarle più, ma poi è ri-accaduto e questo mi dà una bella consolazione e sicurezza. E stavolta ho qualche “arma” in più per rimanere in quello straordinario stato…

1 commento:

Mark ha detto...

non sei niente di tutto questo, ma lo scrivi con le dita.. sei assurdo amico, l'ego che tutta questa fuffa spirituale odia, è te stesso, la radice più profonda di te stesso.. vuoi eliminarlo? suicidati.