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28 novembre 2017

La scientifica e la scienza (ovvero: la confusione tra il perché e il per-come)

Prendiamo un caso ipotetico. In una sperduta località di campagna nel Molise (notoriamente la regione italiana di cui sempre si parla ma mai si è vista, perfetta come set di scene fittizie) una donna viene ritrovata senza vita in un fienile, con le braccia mozzate e appoggiate accanto al cadavere. Partono le indagini, mentre il tremendo fatto giunge nei titoli di testa di Studio Aperto (il più famoso telegiornale fittizio della tv italiana). Dopo l'iniziale shock emotivo causato da tale efferata tragedia, l'italiano medio vuole soddisfare la sua morbosa, ma anche legittima, curiosità, ponendo di fronte al mondo la propria fatidica domanda: perchè? Arrivano gli inesorabili esperti del RIS di Parma e, dopo giorni di rilievi ed esami di laboratorio, giungono a delle prime, sconvolgenti, conclusioni: il cadavere femminile ritrovato è proprio di una donna, ed è morta di morte mortifera. Nelle giornate successive, la perspicacia e la temerarietà dei RIS definiscono la dinamica dei fatti: la morte è sopraggiunta non per sanguinamento dovuto all'asportazione degli arti superiori, ma bensì per soffocamento provocato con del fil di ferro.

Ma il popolo italico, imboccato e stimolato dai programmi televisivi pomeridiani sulle emittenti di Stato e quelle private, non si accontenta di avere la risposta relativa alla modalità dell'omicidio. D'altronde, la domanda posta originariamente non era "come è morta" ma "perchè è morta". Gli inquirenti indagano il marito della donna, del quale sono state trovate le impronte digitali sulla mannaia usata nel delitto. Dopo settimane di una rocambolesca caccia all'uomo nelle campagne vicino Bologna, l'uomo, tale Giovannino Lessopesce (detto "Ivan l'ucraino" per via dei suoi passati 3 matrimoni con altrettante badanti dell'anziana madre) viene catturato. Per la confessione è solo questione di ore. Avrebbe tagliato le braccia alla moglie come contrappasso per la di lei irrefrenabile mania di spendere interi stipendi in smalto per unghie con strass diamantati. Letteralmente diamantati. Dopodichè l'avrebbe soffocata con il fil di ferro come contrappasso per la di lei altra irrefrenabile mania di esercitare ripetutamente fellatio verso l'istruttore della palestra che frequentava un giorno sì e l'altro pure.

Ora, e soltanto ora, il quesito originario dei figli dello Stivale trova soddisfazione. Ora, e soltanto ora, il movente, ovvero il "perchè" dell'omicidio, è stato svelato. Da qui in avanti sarà solo questione di saziare l'incommensurabile sete di rosso e vivido sangue tipica della folla popolare di d'ursiana tradizione. Ma questo è un altro discorso...

Ordunque per quale ragione vi è cotanta smania di conoscere la motivazione dietro un semplice omicidio, mentre quando l'argomento è la conoscenza del mondo e dei suoi nobili meccanismi si eleva la scienza a nuova dea e svavillante faro dell'umanità, quando essa offre risposte solamente alla domanda "come?" e non a "perchè?"? Quando una persona chiede la natura di una determinata forza, come per esempio la forza di gravità, e le si risponde con una formula matematica, e dandole magari pure la definizione di "forza", codesta spiegazione, per quanto accurata e brillante, pecca gravemente di realtà, perdiana.

Nell'anglofono idioma del Bardo, il buon Guglielmo Scuotilancia, c'è una bella espressione che indica esattamente il problema: "to fall short", che si può tradurre con "fallire", "venir meno", ma che letteralmente sarebbe "cadere corto", ovvero "fermarsi prima". La scienza scaglia la sua freccia, da novella Robin Hood, ma evidentemente o l'arco non flette abbastanza o Robin ha il gomito dell'arciere, perchè la freccia va, va, va, va e va ancora, poi inizia una preoccupante parabola discendente e lemme lemme si smorza a terra senza aver nemmeno percorso metà della sua strada verso il bersaglio.

Per carità d'Iddio, saper descrivere come un evento, una forza o vattelapesca, si manifesta e si compie è cosa buona e giusta ed un buon passo iniziale. Ma iniziale. Dopodiché bisognerebbe interrogarsi sulla natura vera e propria di quel fenomeno. L'abbiamo osservato, l'abbiamo misurato, l'abbiamo descritto: ora capiamolo. Cioè: ora spieghiamolo. Cioè: ora rispondiamo alla domanda "perchè?". Cioè: ora capiamo cosa realmente è.

Cos'è il Sole, cos'è una forza, cos'è l'energia, cosa sono gli occhi... Cosa, cosa, cosa. Perchè, perchè, perchè.

26 luglio 2017

E poi ci si chiede perchè la gente sta male...

Non so esattamente il perchè, ma mi è venuta in mente la parabola del seminatore. Così, ad minchiam. Allora sono andato a rileggermela e, per pura curiosità, ho pensato di cercare come essa venga spiegata da quella massa di scribi e farisei appartenenti all'istituzione impropriamente chiamata Chiesa. Non che una qualunque spiegazione sia necessaria, dato che, come potete leggere qui sotto, il messaggio è piuttosto chiaro, bello, tondo, pulito, semplice. Forse fin troppo semplice... E a certa gente le cose semplici non piacciono, devono complicarle, arzigogolarle con un oceano liquido di minchiate partorite dalle loro menti deviate nel corso dei decenni della loro vita.

Ecco il testo della parabola. È presente in tutti e 3 i vangeli sinottici, ma ho preso la versione di Marco perchè è quella un filo più completa.
Marco 4, 1-20
[1] Gesù si mise di nuovo a insegnare presso il mare. Una gran folla si radunò intorno a lui. Perciò egli, montato su una barca, vi sedette stando in mare, mentre tutta la folla era a terra sulla riva. [2] Egli insegnava loro molte cose in parabole, e diceva loro nel suo insegnamento: [3] «Ascoltate: il seminatore uscì a seminare. [4] Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono. [5] Un'altra cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; [6] ma quando il sole si levò, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. [7] Un'altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto. [8] Altre parti caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno». [9] Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda». [10] Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole. [11] Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: [12] "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati"».
[13] Poi disse loro: «Non capite questa parabola? Come comprenderete tutte le altre parabole? [14] Il seminatore semina la parola. [15] Quelli che sono lungo la strada, sono coloro nei quali è seminata la parola; e quando l'hanno udita, subito viene Satana e porta via la parola seminata in loro. [16] E così quelli che ricevono il seme in luoghi rocciosi sono coloro che, quando odono la parola, la ricevono subito con gioia; [17] ma non hanno in sé radice e sono di corta durata; poi, quando vengono tribolazione e persecuzione a causa della parola, sono subito sviati. [18] E altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine; cioè coloro che hanno udito la parola; [19] poi gli impegni mondani, l'inganno delle ricchezze, l'avidità delle altre cose, penetrati in loro, soffocano la parola, che così riesce infruttuosa. [20] Quelli poi che hanno ricevuto il seme in buona terra sono coloro che odono la parola e l'accolgono e fruttano il trenta, il sessanta e il cento per uno».
Concordate con me, sul fatto che ci sia ben poco da spiegare? Qualcosa c'è, eh... Qualcosa che forse sfugge, a una lettura veloce, qualcosa sul quale di primo acchito si tende un po' a sorvolare...

Ma vediamo come ne parla, e su cosa si focalizza, l'Avvenire. Cioè, voglio dire: stiamo parlando della Conferenza Episcopale Italiana. Mica cotica. Naturalmente io ho preso solo un esempio perchè mi preme evidenziare una criticità, che non si riferisce strettamente alle parole ma a un tipo di mentalità e di sentire.
Il testo integrale dell'intervento lo trovate a questa pagina: qui io riporto solo degli estratti, se no diventa 'na mattonata terrificante. Già il post è lungo (e vi chiedo perdono) perchè, se la parabola non richiede chissà quali spiegazioni, le vaccate interpretative sono tante e mastodontiche. Se mettessi pure il testo intero non finiamo più...
L'inizio della predica è già molto indicativo del disagio mentale insito in chi dovrebbe diffondere il messaggio e aiutare a capirlo:
"A un primo impatto, l’impressione che si ha leggendo la parabola del seminatore (Lc 8, 5-8.11 15), è che siamo di fronte a un contadino quanto meno sprovveduto e poco accorto, che non conosce il proprio mestiere. Getta il seme a caso, sprecando in abbondanza un bene prezioso e mettendo a rischio il buon esito del raccolto."
Cioè... È una cavolata, ovviamente. Non metto in discussione l'osservazione in sè e per sè, che ci può pure stare: quello su cui vorrei portare l'attenzione è lo stato mentale da cui, dopo aver letto e (teoricamente) provato a comprendere la parabola, può sorgere una riflessione su un simile aspetto. Pensate a quanto ingarbugliate devono essere le sinapsi dell'autore di questa predica, don Antonio Sciortino: di tutto il significato del messaggio, lui è riuscito a tirare fuori una considerazione su un aspetto totalmente trascurabile e sul quale, penso, nessuno si è mai soffermato (specialmente a una prima lettura, "a un primo impatto") e a cui nessuno può fregare di meno. Però, però, dai: è soltanto un'osservazione giusto per cominciare. Poi più avanti arriverà il punto di svolta e si capirà meglio il motivo di un inizio simile.

Certo che sì. E infatti, dopo qualche divagazione a sostegno dell'idea di incapacità di un contadino che spreca i semi gettandoli pure sul cemento, arriva uno dei punti nodali della predica:

"Quel che è stoltezza per gli uomini, è saggezza agli occhi di Dio. Non possiamo immaginare che Gesù sia uno 'sprovveduto seminatore', che spreca il seme gettandolo ovunque, a caso. Luca vuol farci capire subito che nel regno di Dio non c’è preclusione per nessuno. Nessuno è discriminato perché il suo terreno è sassoso o pieno di spine. Il cristianesimo non è un club esclusivo per eletti e santi, tanto meno una 'setta' per pochi adepti. La salvezza di Dio è universale. La 'buona novella' è per tutti, per i buoni e i cattivi."
Ottimo. Nulla da obiettare. Quando una persona, invece di rimanere intrappolata nella meccanicità di schemi mentali e modi sentire beceri, arbitrari, superficiali ("gli uccelli che mangiano i semi", o "Satana che li porta via", tutto ciò che va a comporre l'ego, lo spirito d'opposizione, il dia-volo ovvero "colui che divide"), inizia invece a intuire che c'è qualcosa che non quadra, che c'è qualcosa di diverso in merito a sè stesso, passa dall'essere "sulla strada" all'essere "in un suolo roccioso". Mano a mano che la persona riesce a far emergere questo stato dell'essere, fino a quel momento nascosto, il suo terreno cambia ed arriva piano piano, con un duro lavoro su di sè, a stabilizzarsi sempre di più sulla "buona terra", cioè quello stato in cui la "parola", ovvero l'essenza di sè, della vita, dell'Uno, dell'universo, di Dio eccetera eccetera, è manifesta, tangibile, meravigliosamente preponderante. I terreni di cui si parla sono stati dell'essere, che ognuno di noi sperimenta o può sperimentare e fra i quali oscilla, o può oscillare, in ogni minimo istante.

Perfetto. Visto? Alla fine della fiera quell'introduzione frutto di una mente petulante e "imparata" a perdersi su dettagli secondari ha prodotto comunque qualcosa di buono (anche se il don di sicuro non la intende proprio così, tutta la storia degli "stati dell'essere"...).

Due righe dopo, il disastro.
"Gesù intende seminare dappertutto, non si lascia guidare da criteri umani di opportunità ed efficienza. Semmai, contro ogni consuetudine, predilige i terreni più difficili e impervi, quelli all’apparenza improduttivi e ai margini, che nessuno prende in considerazione. Con grave scandalo dei benpensanti o di chi si ritiene d’essere, sempre e comunque, un «terreno buono». I poveri, gli ultimi, gli 'scarti di umanità' delle periferie esistenziali sono i prediletti, al centro della sua attenzione."
La solita, trita e ritrita, retorica per consolare i più materialmente sfortunati e lavarsi la coscienza. Troppo comodo. Tutto nasce dall'aver preso dei concetti stupendi e averli stuprati con interpretazioni assurde, fino a costruire un intero schema mentale definibile con un bel tecnicismo: "troiata". L'idea di base che Dio sia un essere vivente posto là fuori, da qualche parte, è la "troiata originale": le altre vengono di conseguenza.

Una di queste è la convinzione che Dio (o Gesù, scegliete voi... Tanto è sbagliata l'interpretazione di base, quindi...) "predilige i terreni più difficili e impervi". Ma non sta scritto da nessuna parte, Gesù non dice così nella parabola. Anzi, quello che risulta chiaro come il sole dalla parabola del seminatore è il fatto che il seminatore è assolutamente imparziale. I semi cadono "in parti" sui vari terreni: una sulla strada, una sul terreno roccioso, una fra i rovi e alcune sulla terra buona. A ben vedere, al limite è sulla terra buona che cadono non "una" ma "alcune parti": quindi al massimo, a voler tirare il concetto, Dio prediligerebbe le persone che "capiscono bene la Sua parola", non quelli che la ignorano. Ma noi sappiamo bene che Dio non predilige un cazzo di nessuno, essendo Dio la vita nella sua essenza e, va da sè, essendo insita in ognuno di noi... in quanto vivi.

Per non farsi mancare niente, il don collega poi i terreni difficili (cioè il livello più basso di consapevolezza, quindi appartenente alla sfera interiore, chiamiamola "spirituale" per comodità) con i poveri, gli ultimi, quelli delle "periferie esistenziali" eccetera (ovvero un concetto appartenente alla sfera sociale/socio-economica)... Devo veramente stare qui a scrivere il motivo per cui questo pezzo di retorica è una minchiata? Dai andiamo avanti, va, che il bello vero arriva adesso...

C'è infatti un'altra parte della parabola che è massacrante, una bomba atomica caricata all'ennesima potenza, un grave scandalo, questa sì, per i "benpensanti" o "chi si ritiene d'essere, sempre e comunque, un 'terreno buono'". La riporto:
[10] Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole. [11] Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: [12] "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati"».
BOOM! La sentite, l'esplosione? Se è vero che Dio è disposto a perdonare tutti... non tutti meritano di essere perdonati. Ovvero: se è vero che tutti hanno la possibilità di giungere a percepire (ed essere) l'essenza di sè/vita (passando, tra le altre fasi, dal perdono si sè), non tutti ci arrivano.

Capite la portata distruttiva di un'affermazione simile? Riporta clamorosamente la responsabilità in mano alla persona. Quello che fa la differenza è l'individuo, non la vita/Dio. La vita è lì, in costante manifestazione, perfetta, imparziale, ineffabile, disponibile per tutti: è il singolo che può arrivare a percepirla appieno. Tutti possono "essere perdonati": non tutti lo sono, o lo saranno, effettivamente. Quello che ha scritto il don, e che tanti "chiesaroli" pensano e di cui cercano di convincersi (sempre perchè è più rassicurante convincersi di essere chissà chi piuttosto che capire di essere, al momento, delle merde) è niente popò di meno che una bestemmia, un "nominare il nome di Dio invano". Altrochè affiancare il nome di Dio a un suino o al migliore amico dell'uomo...

È troppo comodo vivere nell'inconsapevolezza più totale "tanto qualsiasi cosa faccia poi Dio mi perdona". Sei tu che devi cominciare a ripulirti della marea di stronzate che ti hanno messo in testa. Sei tu che devi cominciare ad accorgerti che ti hanno inculato e continuano a incularti senza nemmeno la delicatezza di usare la vaselina. Se sei "sulla strada" e lì rimani... lì rimani, punto. Leggerai la parabola e non la capirai; vedrai e non saprai discernere; ascolterai e non comprenderai; non ti "convertirai" e i tuoi "peccati" non ti saranno "perdonati". È semplice, sensato, intelligente. Se non sai fare 2+2, o ti metti sotto e studi o tu, 2+2, non lo saprai mai fare. È così difficile da capire? Non mi sembra.

Eppure, a quanto pare, per tanti (troppi) è ai limiti dell'impossibile. Capite lo stato mentale malato da cui emergono questi e milioni di altri abomini?  Voglio dire, basta un'occhiata distratta alla società in cui viviamo: è lo specchio, il riflesso di qualcosa che è andato e sta andando leggermente male nella testa e, prima ancora, nel sentire delle persone.

Alcuni hanno interesse affinchè la responsabilità personale venga sempre e comunque delegata a qualcun'altro o a qualcos'altro; altri assorbono i concetti come vengono loro ripetuti, senza elaborarli, senza farli loro, senza comprenderli. In entrambi i casi il risultato non può che essere uno e uno solo: una vita inconsapevole, da zombie col bisogno di mangiare e scopare, senza porsi uno straccio di domanda o dandosi frettolosamente la risposta che il mondo circostante ha creato e trapanato nella testa. Alla faccia del pensiero critico...

Ma sentiamo ancora il don. Poi non rompo più, promesso. Ecco un bell'esempio per mettere in evidenza come le parole (per natura neutre) acquistano o perdono di sostanza in base a chi le pronuncia:
"Gesù, spargendo il seme dappertutto, non intende distinguere né giudicare i diversi terreni [detto da uno che, due righe prima, parlava della "predilezione di Dio verso i terreni più difficili e impervi". Capite la confusione?]. [...] Con Dio nessuno ha l’esclusiva del terreno buono, nessuno può rivendicarne il monopolio [?]. Anche se continui sono i tentativi di manipolare e strumentalizzare la religione per altri fini e scopi [sic!]. O a vantaggio di interessi particolari, inclusi quelli economici e politici [sic!]. Al suo cospetto non ci sono privilegiati o esclusi per sempre, perché in ogni essere umano coesistono sassi, spine e terra buona. La parabola del seminatore appare così chiara che non avrebbe bisogno di commenti. Ma se Gesù (o la Chiesa primitiva, non importa) [beh, un po' importerebbe...] ha voluto darne l’interpretazione, è perché c’è qualcosa di più profondo, che sfugge all’apparenza."
Cioè, cosa? Dai dai dai, fremo dalla curiosità (tra parentesi, a differenza del pezzo appena citato, nel quale le parole potevano anche starci se interpretate bene, da qui in poi è quasi tutto un delirio).
"Luca [io ho preso la versione di Marco, lui Luca, ma cambia niente] ne fa una 'chiave di lettura' non solo del Vangelo, ma della vita stessa della Chiesa. Con un duplice scopo: primo, indicare quale deve essere l’atteggiamento dei discepoli nell’ascolto della Parola; secondo, spiegare che, nonostante gli apparenti fallimenti di Gesù e gli insuccessi della prima comunità dei cristiani [?], il buon esito della parola di Dio è garantito. Luca ci dà un messaggio di speranza e ottimismo."
Di "prendersi la responsabilità della propria condizione e mettersi sotto a lavorare di brutto su di sè" no, eh...

02 marzo 2016

Adulti a fari spenti

Non voglio fare l'adulto-fenomeno navigato, quello che ha vissuto ogni tipo di esperienza possibile più e più volte, quello che ha girato il mondo in lungo e in largo al punto che gli conveniva comprarsi direttamente l'Alitalia e avrebbe risparmiato, quello che ha un aneddoto memorabile per ogni minima situazione e parola, quello che dispensa perle di verità e consigli di saggezza figli di una pluridecennale esperienza diretta di tutto ciò che può definirsi "vita", dal seminario alle droghe psicotrope. Non sono proprio titolato per essere questo tizio, però un piccolo pensiero fondato sull'esperienza diretta ce l'ho e vorrei condividerlo perchè sono abbastanza sicuro riguardi tantissime persone.

Riguarda la crescita, il diventare grandi. Perchè mi rendo conto che, nonostante io parli da una sempre più vicina soglia dei 30 anni (e direi che c'è di peggio...), a livello umano e personale sia migliorato sotto alcuni aspetti e peggiorato in altri. Di sicuro un lato decisamente cresciuto bene è quello della maturità generale: non mi ritengo super-maturo e c'è ancora parecchio da lavorare sotto questo punto di vista ma, rispetto a toh... anche solo 5 anni fa, di progressi ce ne sono stati. Altro aspetto positivo, del quale questo blog è la prova più evidente, è l'accresciuta comprensione della società in cui viviamo. Anche qui, niente di incredibilmente straordinario, però vi basti pensare che il pomeriggio dell'11 settembre 2001, quando mi mancavano pochissime settimane per compiere 14 anni d'età e il simpatico faccione di Giorgio W. Cespuglio apparve sullo schermo della televisione in cucina, io lo osservai e ascoltai le sue parole dalla porta-finestra con la mano destra solennemente sul cuore. Giuro su Iddio: è andata esattamente così. Potessi vederla ora, questa scena, andrei vicino al quasi 14enne me con un misto di pena e compassione fraterna, lo abbraccerei e gli direi: "Shh, shh, tranquillo, dai... Non è successo niente... Non è colpa tua, sono in tanti nelle tue condizioni".

Dopodichè, tornando al discorso principale, ho fatto e so fare più cose ora che 10 anni fa, quindi anche qui si va meglio. Idem per quanto riguarda il lato di cultura generale, quello analitico, il saper "leggere tra le righe" in svariati ambiti... Insomma, di passi avanti ce ne sono stati abbastanza, alcuni li sto vivendo proprio di questi tempi e di sicuro ne arriveranno molti in futuro.

E meno male, perchè ce ne sono stati altri nella direzione opposta. Ora mi rendo conto che, anche quando si dice "tornare indietro", "passi indietro" eccetera in realtà si sta sempre andando avanti, solo che non ci si accorge e si pensa che questo "male" (perchè tendenzialmente è così che percepiamo quando qualcosa non ci piace) sia effettivamente una regressione bella e buona, fatta e finita, il che aumenta la frustrazione, il rimpianto, il nervosismo e diminuisce l'autostima. E' un trappolone. Però devo esprimermi così, in questi termini di "involuzione", "peggioramento", se no non ci si raccapezza più, io non riuscirei a dire quello che vorrei dire e voi non lo riuscireste a capire.

Principalmente l'aspetto più peggiorato è quello della semplicità, ovvero quello più relativo al carattere. Qualche anno fa ero più simpatico, sorridente, spensierato non nel senso di "inconsapevole adolescenziale" ma proprio in termini di positività, di forza di andare contro le difficoltà, percepite in maniera più realistica e meno esagerata, e mazzularle fino a distruggerle, polverizzarle. Questa caratteristica si è un po' affievolita col tempo e le molte situazioni venutesi a creare nel mentre hanno generato arzigogoli mentali e complicazioni che hanno reso il tutto più nevrotico, meno spontaneo, più controllato (nell'accezione repressiva del termine). Allo stesso tempo sono andate crescendo la confusione e le preoccupazioni, spesso inutili ma nondimeno influenti.

Mi è, insomma, diventato un po' più chiaro perchè gli adulti siano fondamentalmente dei coglioni, nati come belle persone, cresciute felici della vita e successivamente "corrotte" a poco a poco da una mentalità stupida, figlia dell'inconsapevolezza più becera, imbottita di vaccate sempre più aderenti, appiccicate all'inverosimile attorno al loro nucleo essenziale ormai quasi totalmente nascosto, inglobato e attenuato nella sua forza. Dei malati mentali, in pratica.

E il tutto senza rendersene conto, o quasi. E' questo che intendo quando parlo di "inconsapevolezza": persone che da "semplici" diventano "complicate" come se niente fosse, di giorno in giorno, come se fosse il processo più normale del mondo, ma che dico! L'unico processo, quello naturale, ovvio. E allora, improvvisamente, ti ritrovi ad avere bisogno dello psicologo, dello psicoterapeuta, fino allo psichiatra. Capite la completa assurdità di una situazione simile? Capite la follia, l'inconsapevolezza? Una persona vive, giusto? Ogni giorno mette i piedi fuori dal letto e vive la sua vita, no? Eh no cazzo! Altrimenti, scusate, se io avessi controllo sulla mia vita (leggi "consapevolezza di me") non permetterei mai e poi mai di arrivare a un punto simile: sceglierei cosa fare e cosa no, come sentire le mille situazioni quotidiane in modo da trarne linfa per la mia comprensione e, in ultima analisi, per me stesso e la mia vita, la mia evoluzione. Se vivessi davvero "centrato in me", no scusate: SE VIVESSI DAVVERO, punto. Il fatto è che proprio non viviamo davvero: vaghiamo giorno per giorno rendendoci conto dello 0,1% (quando va bene) di ciò che facciamo, di ciò con cui interagiamo e di come ci influenza. E per noi è tutto normale, è così che è e stop, "questo sono io". Quando il tizio diceva "Perdonali, Padre, perchè non sanno quello che fanno" aveva totalmente, pienamente, assolutamente, indiscutibilmente ragione. Mai affermazione fu più veritiera nella storia dell'umanità.

Nel 2012-2013, solo per depressione sono andati in cura 2,4 milioni di italiani (solo per depressione!) mentre la fascia d'età maggiormente esposta a cure psichiatriche è quella tra i 45 e i 64 anni, seguita a ruota da quella dei 25-44 (ma la percentuale tra i 18 e i 24 è molto bassa, quindi presumibilmente sono maggiormente quelli sopra i 30 anni ad alzare la media). Non dimentichiamoci, poi, di tutti coloro i quali non si rivolgono all'aiuto medico: non è che stiano proprio così meglio degli altri, eh. Purtroppo non ho trovato dei dati nazionali ma solamente alcuni relativi alla Toscana, dai quali risulta che un toscano su due è ricorso almeno una volta nella vita allo psicologo.

E' una situazione piuttosto triste, che se non la si vive non si riesce a capirla (tra parentesi, non vado dallo psicologo). Tante volte guardando un adulto, diciamo, dai 40 anni in su, mi chiedo come fosse da ragazzo e come è stato possibile che sia diventato un cretino del genere. I peggiori sono i ragazzi della mia età. Quando ne vedo uno già bello che inquadrato, che glielo leggi negli occhi come abbia quasi perso quella fiamma di vita tipica dell'infanzia e dell'adolescenza, mi viene paura. Idem quando c'è il 50enne che si comporta ancora da 16enne, perchè non è che atteggiarsi sempre e comunque da adolescente a prescindere dall'età sia segno di una salute mentale migliore, di un sentire più genuino, anzi...

Si capisce un po' meglio quanto sia fondamentale tutto il discorso sulla consapevolezza? Non è una materia eterea, filosofica, da perditempo: è dannatamente materiale, fisica, tangibile e il fatto che non ce se ne renda conto è l'ennesima prova della malattia mentale da cui tutti siamo pesantemente affetti. Volete altre prove? Leggete un giornale, guardate la televisione, pensate al vostro punto di vista su una questione qualsiasi.

Perchè diciamocelo molto francamente: diventare adulti in questo modo fa schifo. Passare la vita con la consapevolezza che non stai davvero vivendo fa schifo. Avete presente... Perchè poi i fatti sono sempre lì davanti agli occhi... Avete presente l'espressione "botta di vita"? Perchè la si usa? Perchè diciamo "Ho bisogno di una botta di vita", se siamo già vivi? E allora giù col paracadutismo, il bungee jumping o altre attività "adrenaliniche"; giù con un'orgia, con la "trasgressione" tipica di Lucignolo su Italia 1; o se no diamo fuoco a un barbone, guidiamo ubriachi e fatti di crack, andiamo "a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire" ("Non è difficile!", come rispose sarcastico Paolo Rossi in un suo spettacolo). Perchè così allora sì che siamo vivi! Sono tutte attività che decidiamo di intraprendere per rispondere, inconsapevolmente, a questo senso di vuoto e non-vita che ci accompagna costantemente. Il problema è che ti prendi la tua "dose di vita", diventi euforico, esaltato, padrone incontrastato dell'universo ma dopo un'ora sei punto e a capo. E come potrebbe essere diversamente, se quella stupenda sensazione non è accompagnata da un reale cambiamento del tuo percepire te stesso, il mondo e la vita?

E lo psicologo/psichiatra/psicoterapeuta non è la risposta, perchè potrà sì aiutarti a togliere alcuni blocchi mentali, magari anche piuttosto pesanti, ma se poi continui a essere consapevole (perdipiù quasi sempre in maniera distorta) di una frazione di ciò che ti capita ogni giorno, siamo punto e a capo. Bisogna passare proprio oltre, uscire dalla personalità, dall'identità. Bisogna "rinnegare sè stessi", come diceva sempre lo stesso tizio di prima.

L'osservazione è la pratica migliore. Osservare la mente e il fatto che i pensieri scorrono senza pause anche quando non diamo loro retta, quando non li seguiamo nè rinneghiamo. Osservare come basti letteralmente un attimo, di una facilità disarmante, perchè un pensiero ci faccia rientrare nel flusso, nel mondo. Quanta energia, quanta volontà serve per "essere presenti" anche solo un singolo istante? E cosa significa "essere presenti"?

Dai va, basta per oggi. Spero solo che, tra un po' di anni, non sarà un impietosito quasi 14enne me a venire ad abbracciarmi.

07 febbraio 2016

Regeni: i conti tornano poco

Come ben saprete, lo scorso 3 febbraio in Egitto è stato ritrovato il cadavere del giovane Giulio Regeni, brillante studente universitario 28enne giramondo con la passione per l'attivismo sociale. A quanto pare il ragazzo sarebbe stato catturato, torturato e seviziato da ignoti per poi essere abbandonato cadavere in un fosso alla periferia del Cairo.

L'ipotesi sulla quale si è sostanzialmente subito puntata la monetina è quella dell'omicidio su mandato governativo, in quanto Regeni sarebbe stata una figura molto critica nei confronti del presidente Al Sisi sia in Egitto che anche in Italia, dato che il collaboratore del quotidiano Il Manifesto, Giuseppe Acconcia, ha rivelato che Regeni scriveva per il giornale usando uno pseudonimo.

Ora, ci sono dei punti che mi fanno sollevare il sopracciglio. Intanto, piccola nota di contesto sull'Egitto. L'ISIS, vedendo la mal parata in terra siriana, si sta spostando fuori dal raggio d'azione dei MIG russi con una migrazione verso il nord-Africa e in tanti stanno andando in Libia. Ma non via terra, bensì via mare. Strano, no? Perchè, dalla Siria, basterebbe andare verso sud-est dagli amici dell'Arabia Saudita, deviare a ovest in Egitto (prendendosi il Paese) e arrivare in Libia. Il problema, però, è proprio l'Egitto che, a differenza di tanti altri, è davvero contro il Sedicente Stato Islamico™. Teniamo bene a mente questa nota.

Primo punto: lo pseudonimo. Si dice che Regeni scrivesse per Il Manifesto sotto falso nome per paura per la propria incolumità, ma non si sa quali articoli avrebbe scritto. L'unico apparentemente certo è quello pubblicato postumo, venerdì 5 febbraio, tra l'altro contro il parere della famiglia. E gli altri? Tanto ormai è morto, chi se ne frega dello pseudonimo.

Secondo punto: la tesi dell'opposizione al governo. L'abbiamo sentita già tante volte applicata ad altri Paesi con un governo etichettato come "regime" dai nostri media: il blogger di turno, fortemente critico nei confronti del dittatore/governo/regime, viene catturato e ucciso da agenti/militari/emissari del governo stesso "perchè scomodo per il potere" e noi istantaneamente ci identifichiamo col povero martire della libertà. Ma pensiamoci con un minimo di raziocinio. Per essere ritenuto "scomodo" è necessario scrivere o parlare di determinate tematiche, di contatti loschi, deviati, smascherare il vero fine di determinate scelte politiche, economiche, fornire visioni alternative e fondate su idee, decisioni e ideologie. Insomma, non basta essere il Travaglio di turno: bisogna picchiare duro sul serio.

Il problema è che, se picchi duro, in pochi ti seguono, principalmente per due motivi: visibilità e pecore. Cioè: se sei scomodo, il "sistema" non ti fa pubblicità e tu, di visibilità, non ne ottieni. Se proprio sei bravo bravo e per qualche motivo riesci a ottenere più di 5 visualizzazioni al tuo blog, per esempio, il massimo che puoi costruirti è una minuscola nicchia di qualche centinaio o forse migliaio di sconosciuti. E basta. Di sicuro un numero decisamente troppo, ma troppo, ma troppo basso per impensierire chissà chi. (Ma poi, 'sto ragazzo, cosa faceva di preciso? Scriveva, studiava, provava a mobilitare... Cosa faceva? Non s'è capito) L'altro motivo è che la massa delle persone è indottrinata e, quando va bene, alcuni smettono di leggere il Corriere per passare al Fatto Quotidiano. Stop. Questo è lo sforzo massimo di "opposizione al sistema". Siti e blog che cercano genuinamente di farli uscire dal seminato rimangono, per loro, esseri comodi e abituati alla pappa masticata da altri, totalmente sconosciuti. Infatti, se un sito di cosiddetta "controinformazione" improvvisamente registra un aumento di popolarità di un certo peso, significa che le informazioni lì riportate sono "annacquate", più vicine alle posizioni mainstream e, dunque, ritenute più veritiere dalla massa di pecoroni. Delle due l'una: o sei almeno discretamente famoso o dai fastidio. Non ci sono realisticamente altre possibilità.

Ora, su Facebook è stato organizzato un sit in davanti all'ambasciata italiana al Cairo e, sulla pagina dell'evento, hanno messo il "Partecipo" in circa 500. Già di suo non sarebbe un gran numero e lo è ancora di meno se pensiamo che arriva dopo il tam tam mediatico sulla morte di Regeni (immagino se ne sia parlato anche in Egitto). Quindi il ragazzo non era poi così famoso, nè seguìto e certamente, se vuoi essere un "fastidio per il regime", quel 500 lo dovresti moltiplicare minimo minimo per 100. Fatto sta che al sit in vero e proprio si saranno presentati in una cinquantina, come vedete nel filmato del TG1 (verso il minuto 5).

Terzo punto: la data del sequestro, ovvero il 25 gennaio, giorno del 5° anniversario della deposizione forzata di Mubarak. Molto simbolica, e sappiamo quanto determinati individui dei piani alti siano attenti ai numeri e al simbolismo.

Mettete tutto ciò nel quadro di un Paese anti-ISIS e i dubbi si fanno tangibili. E se questo omicidio, accollato al governo egiziano, servisse come testa di ponte mediatica per far passare l'Egitto come l'ennesimo "Stato canaglia", così da deporre pure Al Sisi come già fu deposto Mubarak (il 25 gennaio)? A me suona assurdo che un governo si sputtani così apertamente per un signor nessuno come era Regeni. E per di più, se ci pensate, Regeni incarnava praticamente tutte le caratteristiche possibili in grado di generare un forte empatia emotiva nel "pubblico": era giovane; studente universitario, pure molto brillante, molto intelligente; cittadino del mondo (Occidentale); idealista ma pragmatico; attivista anti-governativo; informatore indipendente; ultima ma non ultima, aveva una bella faccia, pulita, innocente, solare, di un ragazzo con tutta la vita davanti. Cioè, più di questo c'è solo un bambino orfano ritardato disabile malato di cancro. E io mando a puttane l'immagine del mio governo per un tizio sostanzialmente sconosciuto e con queste qualità da martire perfetto? Mmm...

I casi sono due: o Regeni non era proprio 'sto semplice studente brillante e aveva, invece, un background più "losco", da servizi segreti et similia che lo ha portato a diventare bersaglio di un governo, nel caso, impegnato a difendere il proprio Paese (perchè sappiamo bene come persone simili siano sempre implicate in veste di fomentatori del popolo per forzare un colpo di Stato); oppure gli assassini non hanno nulla a che fare col governo egiziano e hanno messo in atto l'episodio per demolire l'immagine e la credibilità di Al Sisi e soci.

Tra l'altro ho fatto una ricerca su Google mettendo come parole chiave "Giulio Regeni" e intervalli di tempo precedenti al 25 gennaio. Ho trovato un link all'università di Cambridge, che potete vedere anche qui sotto:


Poi c'è la pagina della discussione di un gruppo di scienze sociali nella quale Regeni, nell'ottobre 2011, chiedeva se fosse disponibile un libro in pdf.

Infine una pagina del sito ResearchGate, una sorta di motore di ricerca in ambito universitario, dove in sostanza si riportano le stesse informazioni presenti sul link del profilo di Regeni su Cambridge, ma qui si possono anche vedere le statistiche sulla visualizzazione del profilo perchè non si spiega benissimo come esso sia stato visto più di 2000 volte ma i follower risultino solo una decina. Ecco perchè.


Il grosso delle visualizzazioni si è verificato solo negli ultimi giorni. Quindi anche a Cambridge possiamo dire numeri alla mano che Regeni non era proprio una star.

E manca un'altra cosa che invece stiamo vedendo ovunque: la foto. O meglio, le foto. Fermandomi al 1 gennaio 2016 non c'è una sua singola immagine. Se ne trova una sola di lui con in braccio il gatto ma, se si apre il collegamento, si vede che è tratta da un articolo del sito NextQuotidiano datato 3 febbraio 2016, quindi subito dopo il ritrovamento del cadavere. Su Facebook, nada a parte gruppi "vogliamo la verità". Niente. Però, oh: magari era solamente molto riservato e le foto se le teneva per sè.

Insomma, secondo me qualche nuvola sulla questione c'è e la favoletta dell'attivista anti-regime l'ho già sentita fin troppe volte e, per quanto romantica e suggestiva, la trovo sempre poco plausibile. Quando tra un po' sentirete parlare di "ribelli", "rivoluzione" e "dittatore egiziano", non dite di non essere stati avvisati.


AGGIORNAMENTO: ho appena letto un bell'articolo di Fulvio Grimaldi nel quale si parla della questione gas-ENI-peso dell'Egitto nello scacchiere mediterraneo-sgambetto a Israele-messaggio all'Italia tramite la morte di Regeni. Non male.

14 gennaio 2016

USA e ISIS: ma guarda tu che coincidenza!

- Gennaio 2015: l’ISIS porta il panico in Francia, a Parigi, con l’attacco alla sede di Charlie Hebdo.
- Settembre 2015: dagli Stati Uniti arriva l’accusa alla tedesca Volkswagen di aver truccato i dati sulle emissioni delle sue vetture equipaggiate con motori diesel.
- Novembre 2015: l’ISIS riporta il panico in Francia, a Parigi, con attacchi sparsi in diversi luoghi affollati della città.
- Gennaio 2016: il primo giorno dell’anno a Colonia, in Germania, diverse decine di immigrati nord africani molestano e derubano numerose donne e i loro compagni.
- Gennaio 2016: l’ISIS porta il panico a Istanbul, con un kamikaze che si lancia su un gruppo di turisti tedeschi.
- Gennaio 2016: dagli Stati Uniti arriva l’accusa alla francese Renault di aver truccato i dati sulle emissioni delle sue vetture.

Oh, curioso che sia gli yankee che “i tagliagole del Sedicente Stato Islamico™” abbiano contemporaneamente preso di mira gli stessi medesimi Paesi su due fronti: uno economico-finanziario, l’altro più prettamente fisico, reale, scenico e violento. Aggiungiamo anche questa “curiosità” agli altri fatti, chiamiamoli, “discutibili” sulla presunta guerra al terrorismo islamista? E aggiungiamola! Tra parentesi, un po’ degli altri fatti “discutibili” li trovate belli belli elencati qui e qui. Però dai, tranquilli: se Obama dice che il vero e solo nemico del mondo intero è il terrorismo dell’ISIS, io gli credo…


P.S.: attenzione perchè ci sono anche delle “avvisaglie” verso l’italiana, o ex italiana, Fiat/FCA. A quanto sembra, un paio (letteralmente) di concessionari in terra statunitense (e qui scatta l’allarme) denunciano dei dati di vendita di auto del gruppo FCA gonfiati. Non è proprio ‘sta grande accusa, ma visto il trend…

23 novembre 2015

Isis, Parigi, attentati, Islam, terrorismo: un po' di rapida chiarezza

Stavo per pubblicare un mio articolo sulla follia e il non-sense che circolano da una decina di giorni a questa parte ma poi ho visto questo filmato su Luogocomune.net e ho deciso fosse degno di avere la precedenza. A parlare è un ex marine americano, Ken O'Keefe, e diciamo che in merito agli ultimi avvenimenti e, più in generale, in merito al terrorismo nelle sue varie incarnazioni ci va giù leggermente piatto. Rapido, preciso, terra-terra, brutale e senza giri di parole, proprio come piace a me.

A parte la sua idea dell'acronimo ISIS, che starebbe per "Israeli Secret Intelligence Service" (che potrebbe anche starci, vedendo i comportamenti reciproci fra il Sedicente Stato Islamico™ e lo stesso Israele), per il resto il signor O'Keefe ha detto esattamente come stanno le cose. Quello che mi fa più impazzire, e che fa parte della follia di cui parlavo prima e della quale ho scritto nell'articolo che pubblicherò nei prossimi giorni, è che la realtà è già ora sotto gli occhi di tutti: l'Occidente, con Turchia, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e Giordania ha fornito finanziamenti, aiuti logistici, militari, gli equipaggiamenti, gli addestramenti e chi più ne ha più ne metta, TUTTO a favore dell'ISIS eppure la colpa è solamente di quei quattro coglioni che si fanno saltare in aria; la colpa è dell'Islam; la colpa è dei musulmani. Qua siamo ben oltre il lavaggio del cervello: qua è proprio un rifiuto irrazionale della verità. Prima almeno la verità, nei media ufficiali, veniva nascosta e, per le persone assuefatte al "sistema", era difficile credere al primo pirla con un computer, totalmente privo della benchè minima autorevolezza. Adesso è il "sistema" stesso a dire a tutti che l'ISIS è "roba sua", mentre contemporaneamente sostiene soltanto a parole di volerlo combattere. E la gente di chi si fida? Di Obama, di Hollande, dell'Europa, dell'Intelligence.

E' follia pura. Siamo arrivati al punto che, come dice giustamente anche O'Keefe, non è nemmeno più importante capire se quello di Parigi sia stato un false flag o no, dato che non farebbe alcuna differenza nel quadro attuale. Sia che sia stato tutto organizzato e attuato dall'Occidente, sia che siano stati quattro teste di cazzo solitarie, quale sarebbe la differenza? In entrambi i casi questa situazione è stata pesantemente cercata e voluta da gente che con l'Islam non c'entra una mazza, che ha lo stesso nostro colore della pelle e indossa giacca e cravatta.

Ho già scritto troppo. Guardatevi il filmato e basta.

17 novembre 2015

Lezione base di sceneggiatura e il godimento del regista

Ho chiuso l’ultimo articolo sui fatti di Parigi usando dei termini assimilabili al mondo dello spettacolo, più precisamente a quello della sceneggiatura e in effetti, pensandoci un attimo, l’ISIS e l’approccio dei media nei suoi confronti sembra seguire proprio lo schema di una sceneggiatura cinematografica.

Torniamo un attimo indietro nel tempo. Sono andato a vedere quando avevo scritto per la prima volta dell’ISIS qui sul blog e ho trovato un post del 23 agosto 2014 in merito alla decapitazione di James Foley. Ve lo ricordate? Il reporter americano… Tra l’altro il video che avevo linkato nel post, ovviamente, è stato rimosso, ma fa niente. Allora ho fatto una ricerchina su Google, scrivendo semplicemente “ISIS” e mettendo come intervallo di date un casuale “1 novembre 2013 – 30 novembre 2013”. Pensavo di trovare già qualcosa di significativo. Insomma, Foley è arrivato alcuni mesi dopo, ma quella brutta gente sarà già stata in giro da molto prima, no? E invece ecco cosa m’è venuto fuori.

isis - Cerca con Google_cr

Ci sono solo 2 articoli: uno della CNN, che nel titolo parla addirittura ancora di Al-Qaeda, e l’altro del sito al-monitor.com. La situazione “migliora” prendendo come lasso di tempo il mese di dicembre del 2013 (addirittura appaiono le prime immagini di miliziani random), e tra l’altro a parlarne sono quasi tutti siti stranieri: evidentemente la stampa italiana era in altre faccende affaccendata, per quel che può contare. Però comunque… Non ci siamo, è troppo confusionario, sembra sempre la solita vecchia Al-Qaeda. Manca di mordente, ecco.

Bene, chiunque si avvicini anche solo per curiosità alla sceneggiatura e alla scrittura cinematografica, ma volendo più in generale alla scrittura di una storia, impara immediatamente che l’inizio è probabilmente la parte più importante di tutto il lavoro perchè, se non riesci a catturare lo spettatore o il lettore nel giro di pochi minuti, il resto del film o del libro è un completo spreco. Potrà anche essere l’opera più bella della storia e della preistoria, ma allo spettatore/lettore sembrerà solo noioso. Nei film in particolare, l’introduzione, che dura fino al cosiddetto “evento scatenante” o “catalizzatore” che mette in moto effettivamente la trama, dura all’incirca 5-10-massimo 15 minuti. In questo breve lasso di tempo bisogna far capire al pubblico chi è/chi sono i protagonisti e cosa vuole/vogliono, qual è lo scopo della storia. In un film d’azione è necessario introdurre la nemesi del protagonista e si rivela fondamentale farlo in maniera spettacolare, così da catturare l’oggetto più vitale di tutti: l’attenzione del pubblico. Per esempio, andate a guardarvi la sequenza iniziale dell’ultimo film di Batman, “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno”: 5 minuti incredibili e capiamo immediatamente che tipo sia Bane, il cattivo.

E con l’ISIS? Ricordate come è stato introdotto il Sedicente Stato Islamico™ (SSI™)? Con i video delle decapitazioni. Con gli spettacolari video delle decapitazioni, aggiungerei. Anche se poi, di decapitazioni, non se ne vedevano, ma tant’è: i media “sceglievano di non mostrare tutto il filmato per non urtare la sensibilità e perchè non ce n’è bisogno”. Ricordate? Ovunque, a ogni ora del giorno, filmati su filmati di prigionieri vestiti d’arancione e l’inglese “Jihadi John” col coltello in mano a minacciare l’Occidente, conditi di effetto rallenty e controcampi; filmati sull’addestramento dei temibili miliziani; proclami spaventosi di invasione del mondo libero, con la bandiera nera photoshoppata su San Pietro, per esempio; addirittura un prigioniero inglese, John Cantlie, costretto ripetutamente a fare da reporter per la propaganda jihadista con dei servizi su quanto bello, buono e potente fosse il SSI™; il bambino che spara a sangue freddo alla nuca di due prigionieri; bambini costretti a farsi saltare in aria; torture, siti archeologici e reperti storici distrutti. Insomma, un puttanaio altamente spettacolare e pesantemente indirizzato all’aspetto emotivo, culminato a gennaio con Charlie Hebdo. Ditemi se non ha catturato la vostra attenzione.

Poi il nulla. Quanti filmati di propaganda (quella jihadista, si intende) avete visto da gennaio in poi? Decapitazioni, ostaggi-reporter et similia? Nulla, a parte ogni tanto un servizio sulla distruzione di qualche reperto storico o un articolo su un attentato in Siria, giusto prima della pagina sportiva.

Siamo giunti, con gli attentati a Parigi, all’evento scatenante, quello che rompe l’introduzione e fa cominciare davvero il travaglio dell’eroe verso il suo scopo. Dopo il catalizzatore c’è la parte cosiddetta del “dibattito” nella quale il protagonista elabora il da farsi; poi si compie la prima azione; c’è lo svolgimento delle varie peripezie, che è la parte centrale del film, quella che di norma si vede nei trailer; si arriva al punto mediano, nel quale si ha un picco del film; c’è un’apparente vittoria o un’apparente sconfitta, seguita dal crollo della situazione con qualche colpo di scena; e c’è il finale, nel quale l’eroe può vincere o perdere. A grandi linee una storia, in questo caso cinematografica ma vale un po’ per qualsiasi mezzo si scelga di utilizzare per raccontarla, si articola così.

Il godimento del regista
E’ da un po’ di tempo che mi è balzata in testa questa scena. Ricordo che la prima volta fu guardando una manifestazione di lavoratori a Roma l’anno scorso… o forse quest’anno… Comunque, ci furono le solite interviste ad alcune di queste persone che rischiavano di perdere il lavoro e, dal tono della loro voce e dai loro sguardi, si poteva distintamente percepire l’orlo della disperazione, la paura e anche una piccola dose di rabbia per la situazione che si era creata nei loro confronti. Osservando quelle facce e ascoltando quelle parole, non ho potuto fare a meno di immaginarmi come potesse vedere la scena uno dei, chiamiamoli, registi a livello mondiale.

Me lo sono immaginato nella sua bella villa, isolato dal resto del mondo, con un maggiordomo e dei collaboratori al suo servizio che lo tengono informato sulle varie azioni programmate e chiedendo il benestare su come agire in determinate circostanze, essendo lui membro del Consiglio Supremo degli Stronzi Mondiali. E mi vedevo lui nella sua lussuosa camera in vestaglia, bello pacifico nel suo perenne ghigno impresso sul volto, intento a non fare nulla in particolare, fino a che non si sentiva bussare alla porta. Era il suo collaboratore-capo che gli consigliava di accendere la televisione. “Sono sicuro che le piacerà”, diceva. Il regista metteva sul telegiornale dove si stava mandando in onda il servizio sui lavoratori e, improvvisamente, quello spettacolo di povera gente disperata gli causava una reazione fisica, come un caldo e ammaliante prurito nella zona delle parti basse che piano piano si faceva strada intensificandosi, e su su fino alla pancia mentre i suoi occhi si chiudevano e aprivano lentamente e il battito del cuore andava fuori controllo. “Portami Cristina”, chiedeva al collaboratore-capo rimasto nel frattempo sull’uscio della porta. “Sì, signore” era la risposta. Al suo ritorno assieme alla prescelta, bionda, giovane e bellissima Cristina, il regista si era già completamente spogliato e il collaboratore, dopo un cenno di intesa, chiudeva delicatamente la porta. Con lo sguardo che si alternava fra la televisione e le natiche e i seni di Cristina, il regista era preso da un’estasi feroce, quasi violenta e la ragazza lanciava brevi versi più di dolore che di piacere. Lui, ora, controllava tutto. E godeva a diversi livelli.

Le manifestazioni di questi giorni a Parigi mi hanno richiamato alla mente la scena, solo amplificata. Gli spari e le esplosioni… I minuti di silenzio… Gli assembramenti nelle varie città di tutto il mondo, con persone che cantano la Marsigliese tenendo in mano candele accese… Il pianista che suona Imagine… Uomini e donne terrorizzati subito dopo gli attentati… Quelli che dicono di non aver paura… Le ricerche dei fuggitivi… Le testimonianze dei sopravvissuti… Il dolore per le vittime… E infine Obama che dice: “L’ISIS È IL VOLTO DEL MALE!”. AAAAAAAAAHHHH SÌÌÌÌÌ!! E’ l’orgasmo, il culmine della straordinaria e paradisiaca orgia non-stop con 72 vergini, molto più terrena di quella eterea promessa ai musulmani una volta abbandonato questo piano di vita.

Ogni volta che vedete certi spettacoli, qualcuno sta godendo. Ricordatevelo.

15 novembre 2015

Attentati a Parigi: le solite vaccate ipocrite e ignoranti

Sembrerebbe che i leader europei non riescano a giungere a un compromesso sulle misure da applicare per “ridurre il rischio attentati” e “combattere il terrorismo” (ammicco ammicco) e il sentimento principale propagandato “all’opinione pubblica” (ahahahah) è il volemose bene. Perfetto, geniale. Se si continua così, tra un po’ (che può essere tra un giorno o un mese o chissà quando) casualmente verrà fuori un altro Charlie Hebdo, un altro attacco terroristico, magari un po’ pesante, dai, così i capoccioni del vecchio continente si “faranno passare” la ventata di pacifismo distensivo e, come già accaduto in altre parti del mondo, promulgheranno leggi a livello europeo che toglieranno a noi merde una buona fetta di privacy e alcune delle tanto sbandierate libertà di ‘stocazzo, in nome della protezione e della sicurezza.

Dove sarà questo attentato? Boh. Direi che le più probabili potrebbero essere Roma o Atene, ma lascio volentieri la scelta agli sceneggiatori mondialisti che sanno sempre proporci i migliori coup de theatre mai visti. Allora sì, cavolo, che i cattivoni saranno davvero cattivoni: reagiscono come dei vili alla manifestazione unanime di pace e fratellanza che il mondo libero Occidentale ha dimostrato di poter mettere in piazza. Noi non volevamo reagire, ma se ci istigano… E’ colpa loro. A quel punto dovrebbe essere ancor più evidente per tutti i piccoli San Tommaso in circolazione: noi siamo i buoni, loro, musulmani dimmerda, i cattivi. Andiamo in Siria o no?!

(Io me medesimo qui sul blog esso medesimo)

Era il 12 gennaio, neanche una settimana dopo l’invasata dei fratelli Clouseau alla sede del giornale Charlie Hebdo in quel di Parigi. A parte la località dell’ipotizzato prossimo attentato, sul resto direi di averci azzeccato abbastanza in pieno. Basta aspettare un attimo per le leggi, dai, però almeno il livello di allarme, con le dovute prime conseguenze in termini di “misure di sicurezza”, è già stato aumentato.

E, come al solito, è partito il mega-carrozzone di analisti ed esperti della domenica in diretta sulle più grandi emittenti nazionali, coadiuvati dagli editoriali di illustri omertosi o semplicemente ignoranti sulle prime pagine dei più diffusi quotidiani nazionali. 24 ore non-stop di minchiate, retorica, dettagli morbosi dell’accaduto, inutilità e tanta, tanta, tantissima ipocrisia la quale, come sapete, mi sta tanto, tanto, tantissimo sul cazzo. Da Obama che parla di “attacco all’umanità”, quando poco tempo fa, in occasione della pesante ristrutturazione coatta dell’ospedale di Medici Senza Frontiere in Afghanistan, si era limitato a un semplice “chiedo scusa”, alla massa umana internettiana che su Facebook mette la bandiera francese come immagine del profilo.

“Vabbè dai, è solidarietà”. Bene: a fine ottobre, la stessa ISIS aveva tirato giù un Airbus russo sul Sinai, causando 224 morti ma non mi pare di aver visto foto del profilo con la bandiera russa. Mmm, come mai? Sarà che non c’erano edizioni speciali dei tiggì? Sarà che non c’erano foto gigantesche a 96 colonne sui giornali? Vuoi vedere che non è “solidarietà” ma “lavaggio del cervello”? Tanto per dire, oggi è domenica 15 novembre. Sono passati due giorni dal momento dell’attentato e la prima pagina del Corriere della Sera online è così (cliccateci sopra per vederla bene):

Corriere della Sera

Cioè: escludendo la parte in basso della pagina, se non ho contato male ci sono 79 articoli. Di questi, 34 (trentaquattro) hanno a che fare con Parigi: dal resoconto cronologico, alla ragazza italiana morta, alla reazione di Madonna, le dichiarazioni di Renzi, i profili delle altre vittime, il Papa, la reazione di Hollande, video vari, “come reagire e come spiegare ai bambini”, fino all’ormai immancabile articolo denigratorio “tutte le bugie e le bufale che circolano in Rete sugli attacchi”. Ora vediamo la stessa pagina due giorni dopo l’abbattimento dell’aereo russo, il 1° novembre:

Corriere della Sera - Aereo russo

74 articoli con qualche doppione incluso. Sull’aereo russo? 2. No no, non 20 o 22: solo 2 (due).  Il 3 novembre, quando emergeva l’ipotesi terroristica, ancora solo 2 articoli (vedi qui); il 4 novembre, zero, niente, nada (vedi qui); il 5 novembre si parla di attentato sicuro e gli articoli in merito tornano ad essere ben 2 (qui); idem il 6 novembre (qui). Eppure gli autori dell’attacco sono gli stessi di Parigi e i morti sono perfino di più: 224 contro 129. Lasciamo stare quando si verificano attentati, boh, in Siria o in Libano o in Nigeria… E poi, in questi giorni, una marea di facce da culo, che Giuda al confronto è un onesto e affidabile buon uomo, vengono fuori a parlare di come “ogni singola vita umana è importante, indifferentemente dalla provenienza o di quale etnia o religione sia”.

Dopodichè, punto 2: appurato ormai oltre ogni ragionevole dubbio che dietro all’ISIS ci sono Stati Uniti, Arabia Saudita, Kuwait, Turchia e Israele, appare quantomeno strano che i cattivoni vestiti di nero si mettano a sputare nel piatto dal quale mangiano, per di più per ben 2 volte in meno di un anno. Capisco l’aereo russo, come messaggio Occidentale al piantagrane Putin, ma attaccare direttamente l’Occidente no. Ma evidentemente, siccome pare che nessuno degli “espertoni” si sforza di includere queste informazioni, l’illogicità non è degna di essere esplorata. Quando, poi, qualcuno invece ricorda almeno minimamente le ingerenze del “mondo libero” dietro il Sedicente Stato Islamico™, nessuno sembra riuscire a fare un brevissimo ragionamento: “ma se siamo noi Occidentali a tenerlo in vita, ‘sto Sedicente Stato Islamico™, per proprietà transitiva significa che ci stiamo auto-attaccando. Come mai? Per qual motivo?”. A meno che si voglia credere alla fregnaccia già buttata lì in maniera sparsa in merito ad Al-Qaeda, ovvero: “sì, è vero l’abbiamo creata noi per respingere i russi dall’Afghanistan più di 30 anni fa, ma poi ci è sfuggita di mano”.

Niente di tutto questo. Forse la realtà è troppo, per una mente atrofizzata su un arbitrario dualismo buoni-cattivi, e proprio il collegamento non scatta. La mente è letteralmente paralizzata dalla paura ed è meno doloroso ripiegarsi su una visione più rassicurante. E’ così, perchè altrimenti si dovrebbe ammettere 1) di essere stati presi per il culo per decenni; 2) di continuare ad essere presi per il culo a cadenza quotidiana; 3) che i cattivi forse indossano giacca e cravatta e non sono così lontani verso est; 4) che costoro non hanno la minima remora nell’ammazzare chiunque per perseguire i propri scopi.

No no. Meglio parlare di “chiudere le frontiere”, di “andare a bombardare l’ISIS” (ma non lo stavamo mica già facendo?), che “è l’ora di creare un fronte comune”, che “l’Europa deve mettersi d’accordo su una strategia condivisa”, che “non è più tempo dei cortei pacifisti”. Se, invece, si fa uno sforzo non indifferente e si accettano le cose come stanno, si capisce

1) che ogni singola misura in nome della sicurezza è totalmente inutile, dato che il nemico vero, essendo interno e in controllo di virtualmente qualsiasi servizio/mezzo/struttura/apparato, può agire completamente indisturbato in ogni luogo voglia e in ogni momento voglia;

2) che la religione non c’entra un cazzo (ma dai, ancora c’è qualcuno che crede veramente alle “guerre di religione”?!);

3) che l’imponente flusso migratorio è stato meticolosamente pianificato (perchè non è minimamente credibile che si vada ad ammazzare Gheddafi, si crei l’ISIS, lo si rifornisca e lo si appoggi e poi ci si meravigli quando la gente scappa verso l’Europa);

4) che l’immobilismo europeo è anch’esso voluto e programmato;

5) che l’ormai prossima Terza Guerra Mondiale è voluta e programmata da quelle stesse persone che blaterano senza ritegno di “libertà”, “democrazia” e di “lotta al terrorismo” e che, incidentalmente, sono le stesse che dovrebbero proteggerci;

6) che i cattivi sono più buoni e i buoni sono più cattivi di quanto si volesse far credere.

Ora vediamo. Perchè il Papa, evidentemente, a qualcuno non sta simpatico (vedi la notizia del cancro alla testa e Vatileaks 2. A casa mia si chiamano “intimidazioni”). Avevo anche letto un articolo, che cazzo non riesco più a trovare, dopo il suo tour americano nel quale si sottolineava come, in quell’occasione, avesse espresso più o meno come stiano effettivamente le cose con l’imperialismo yankee eccetera, solamente in maniera più elegante e criptata rispetto a quello che si legge su Internet. Ammetto che non me l’aspettavo, da Bergoglio, che ho sempre ritenuto un simpatico truffatore. Stiamo a vedere continuare per la sua strada o se asseconda gli avvertimenti e torna ad essere un cazzaro full-time.

Ovviamente, con queste premesse, il Giubileo non parte bene. D’altra parte, però, potrebbe essere un’occasione troppo scontata e quindi il colpaccio potrebbe non verificarsi a Roma ma da un’altra parte, non so se ancora a Parigi. Magari Berlino, o Milano… Dipende se qualcuno si azzarda a spostarsi anche solo di poco verso “l’altra parte”, ovvero il lato russo-siriano-iraniano, quello che vuole combattere l’ISIS nei fatti. Tenendo conto che l’attentato di venerdì, rispetto a quello di Charlie Hebdo, ha impressionato di più perchè più ampio ed elaborato, “l’asticella del terrore” potrebbe alzarsi di nuovo aumentando la frequenza dei colpi, piuttosto che la grandezza degli stessi. Per cui si potrebbe passare da 11 mesi a 1 o giù di lì. D’altronde aspettare altri 11 mesi per rivedere lo stesso copione sarebbe deludente… Oppure compiere diversi attentati contemporaneamente in diverse città invece che in una sola.

Bisogna sempre trovare qualche meccanismo per sorprendere il pubblico, se no alla lunga va a finire che sulla prima pagina del sito del Corriere si trovino solo 2 articoli in merito.

P.S.: una strana curiosità che ho letto su Vigilant Citizen. Avete visto la copertina dell’Economist del gennaio scorso? E’ questa.

economist_magazine_gennaio2015

Notate in basso a destra.

bottomright

Il quadro sulla destra è il Ritratto di Dama di Leonardo da Vinci, conservato al Louvre di Parigi. Le frecce riportano i numeri 11-5-11-3. Mischiateli e troverete 13-11-15, ovvero la data degli attentati proprio a Parigi.

18 ottobre 2015

Esercizio con la storia

Stavo per scrivere un post sul non-problema delle vaccinazioni obbligatorie per i neonati (tra parentesi, vedete come funziona la propaganda e il lavaggio del cervello quando il “sistema” si attiva?) ma poi ho letto un articolo interessante su un argomento che, con i vaccini, ha molto a che fare: i dinosauri.

Lo sottopongo alla vostra attenzione. In sostanza vengono elencate alcune “anomalie” sui ritrovamenti di molti fossili avvenuti nell’ultimo secolo e mezzo circa, sostenendo la tesi che i dinosauri non siano mai esistiti. “Seee ciao, ma come fai a crederci veramente? Ma ti sembra il caso di rifilarci un carico godzilliano di becero e bassissimo complottismo da bimbiminkia?”. Assolutamente no: dell’informazione in sè non me ne può fregare di meno. Vorrei fare un piccolo esperimento, un giochino: leggete l’articolo, quantomeno arrivate a metà, senza pregiudizi e disposti a far entrare liberamente in voi i dubbi sollevati dall’autore dell’articolo. Non credetegli ciecamente: la questione se i dinosauri siano una fregatura o no è solo uno strumento, un catalizzatore, un mezzo per uno scopo. Non è il punto centrale di quello che vorrei fare con voi, non mi interessa. Una volta letto soffermatevi su ciò che sentite, su ciò che provate e state lì qualche secondo. Alla fine dell’articolo trovate quello che ho provato io.

Buona lettura!


(tratto da Anticorpi.info)

I dinosauri sono una bufala?
di D. Wozney
Traduzione di Anticorpi.info

Introduzione

Quando i bambini si recano in un museo dei dinosauri, le figure esposte hanno a che fare con la scienza oppure con l'arte e la fantascienza? E' possibile che fin dall'età precoce siamo stati lavati di cervello affinché credessimo ad una favola? Domande del genere andrebbero poste a chi si arricchisce con il business dei dinosauri.

Questo articolo discute la possibilità secondo cui fin dalle prime, recenti 'scoperte' di 'fossili' di dinosauro abbia avuto luogo un continuo sforzo per costruire nell'immaginario collettivo un nuovo concetto artificiale di animale preistorico definito 'dinosauro.' Tutto ciò tramite l'uso di calchi in gesso combinata alla modificazione e riassemblaggio di ossa fossili di balene, elefanti, alligatori, rinoceronti, iguane, giraffe, bovini, canguri, struzzi, emù, ecc.

Quale sarebbe stato lo scopo di un tale sforzo ingannevole? La motivazione più evidente concerne la creazione di indizi a suffragio della Teoria dell'Evoluzione darwiniana, confutare o mettere in dubbio la Bibbia cristiana e l'esistenza del Dio cristiano, e ridicolizzare la Teoria della Terra Giovane. Eh, già; una simile mistificazione recherebbe in se importanti implicazioni politiche e religiose.

Il concetto dell'esistenza dei dinosauri implica che se Dio esiste, armeggiò con essi per un bel po', quindi scartò quella creazione e infine creò l'uomo. La storiografia circa i dinosauri, abbinata alla teologia, allude ad un Dio imperfetto che ripiegò sull'uomo per via di un ripensamento.

I gratificanti benefit economici elargiti a musei, enti educativi e di ricerca, dipartimenti di paleontologia, scopritori e proprietari di ossa di dinosauro, uniti al coro assordante dei media con migliaia di libri, prodotti televisivi e cinematografici, hanno creato un ambiente culturale fortemente avverso e dispregiativo nei confronti di chiunque si avventuri in una indagine di prima mano onesta e professionale sull'esistenza dei dinosauri.

La Scoperta dei Dinosauri.

Il trattato Prime Scoperte dei Dinosauri in Nord America ci fornisce informazioni interessanti sulla nascita di tale 'cultura.'

"La specie dei dinosauri fu citata per la prima volta da Sir Richard Owen nel 1842, durante un lungo discorso che catturò l'interesse dell'uditorio. I primi esemplari presi in esame furono il Megalosauro, l'Iguanodonte e lo Ileosauro, ma di essi si sapeva ben poco. Verso la metà del 19° secolo, per merito dei ritrovamenti avvenuti nel Nord America, finalmente la gente poté avere un quadro più chiaro in merito ai dinosauri."

"Si ritiene che la prima scoperta di fossili di dinosauro in Nord America fu effettuata nel 1854 da Ferdinand Vandiveer Hayden nel corso dell'esplorazione del fiume Missouri superiore."

"Alla confluenza tra i fiumi Judith e Missouri la squadra di ricerca di Hayden rinvenne alcuni denti isolati, descritti nel 1856 negli atti dell'Accademia di Scienze Naturali di Philadelphia dal paleontologo Joseph Leidy."

Dunque, ricapitolando: la prima descrizione dei dinosauri risale al 1842, cioè 12 anni prima che la loro esistenza fosse provata dalla scoperta di Ferdinand Vandiveer Hayden. Viene quasi da pensare che le scoperte siano state un atto di cortesia verso quelle descrizioni.

"Gli scheletri dei dinosauri furono rinvenuti per la prima volta, ed in gran numero, verso la fine del 1870, presso il Garden Park in Colorado e Como Bluff, Wyoming, Questi ritrovamenti diedero inizio alla prima grande 'corsa al dinosauro' in America del Nord, guidata in gran parte dagli sforzi dei paleontologi Edward Drinker Cope di Philadelphia e Othniel Marsh, dell'Università di Yale."

"Questi due uomini, che iniziarono collaborando amichevolmente, finirono per diventare acerrimi nemici in una faida di proporzioni leggendarie. Gli aneddoti narrano di guerre campestri armati di tutto punto, spionaggio e missioni di intercettazione per sottrarsi reciprocamente i fossili."

Wayne Grady ne scrive nel libro The Lost Dinosaurs:

"Da Cope, Sternberg aveva appreso la spietatezza necessaria per la caccia al dinosauro. Con il suo rivale Othniel Charles Marsh, professore di paleontologia dell'Università di Yale, Cope fu impegnato dal 1870 al 1880 in quelle che furono definite 'le guerre delle ossa.' Si trattò di una feroce rivalità scientifica, nella quale si consumarono alcuni degli imbrogli più subdoli della storia della scienza, ma che permise di accumulare in breve tempo molte stupende collezioni di fossili."

"La seconda grande 'corsa al dinosauro' ebbe luogo nei calanchi del Deer Red River, sud Alberta. Resti di dinosauri erano stati individuati sul posto già nel 1884, ma fino al 1910 la zona non divenne teatro di scavi. Fu allora che si sviluppò la seconda grande rivalità nella caccia alle ossa, tra Barnum Brown del Museo di Storia Naturale di New York e CH Sternberg del Geological Survey of Canada."

Ciò detto, come mai non risultano scoperte di fossili effettuate dai nativi americani che nei millenni precedenti avevano girovagato in lungo e in largo nel continente americano? Perché non esiste alcun mito e credenza riguardante i dinosauri nella cultura dei nativi americani?

E ampliando il discorso, come mai in qualsiasi altra parte del mondo non si udì mai parlare di simili scoperte nei secoli che precedettero il XIX secolo? Secondo la World Book Encyclopedia:

"Prima di fine '800 nessuno aveva idea dell'esistenza dei dinosauri."

"Dalla fine dell''800 all'inizio del '900 si rinvennero grandi depositi di fossili di dinosauri in America occidentale e del Nord, in Europa, Asia e Africa."

"Depositi di fossili di dinosauro furono rinvenuti anche in Belgio, Mongolia, Tanzania, Germania Ovest, ed in molte altre parti del mondo."

Il Belgio, la Mongolia, la Tanzania, la Germania Ovest (così come le Americhe) furono abitati e ben esplorati per migliaia di anni, ma fino al XIX Secolo nessuno ventilò nemmeno lontanamente l'ipotesi dell'esistenza dei dinosauri. Perché?

Nel testo Dinosauria: Fossil Record apprendiamo che:

"Il Diciannovesimo secolo è stato il ​​'periodo d'oro' della paleontologia dei dinosauri. Fu in tale epoca che molti animali a noi oggi molto familiari furono scoperti e catalogati. Oggi sembra che stiamo vivendo una nuova epoca d'oro, con molti nuovi dati che vanno accumulandosi rapidamente."

"La Prima Vera Prova dell'Esistenza dei Dinosauri."

"Otto anni dopo la pubblicazione del primo libro di riferimento fu mostrata la prima forma scheletrica completa appartenente ad un dinosauro. L'Hadrosaurus Foulkii, portato alla luce presso Haddonfield, New Jersey. Più alto di una casa, aveva la struttura pelvica di un uccello, la coda di un lucertola e, incredibilmente, camminava in posizione eretta su due zampe."

Hadrosaurus Foulkii

Dunque: struttura pelvica di uccello e coda di lucertola (alligatore). Parti anatomiche strettamente rassomiglianti a quelle di animali ben noti e reali.

Gli Scopritori e la Natura delle Scoperte.

Le scoperte mai furono compiute casualmente e da persone disinteressate quali agricoltori, allevatori, escursionisti, personale edile durante scavi di fondazioni, addetti alle operazioni di scavo di gasdotti, minatori, ecc. ma sempre a seguito di una precisa volontà di trovare, e da persone molto interessate al settore come paleontologi, scienziati, professori universitari e personale a libro paga dei musei; tutta gente che aveva studiato a fondo l'anatomia dei dinosauri. Nella maggior parte dei casi i reperti furono rinvenuti nel corso di specifiche spedizioni di caccia alle ossa, in remote regioni già abitate ed esplorate da millenni. Tutto ciò suona altamente inverosimile. In alcuni casi la scoperta del reperto da parte di persone disinteressate fu indotta da 'suggerimenti' di 'professionisti' del settore, in merito alle zone in cui cercare. E' anche interessante notare come ogni cacciatore di ossa dilettante / indipendente sia ancora oggi obbligato ad ottenere una licenza per ricevere l'autorizzazione a scavare in un limitato numero di 'zone speciali' destinate a tale attività.

Informatevi su come furono scoperti il Dilophosaurus e il dinosauro di Haddonfield per farvi un'idea più precisa al riguardo.

Inoltre un gran numero di ossa di dinosauri furono ritrovate stranamente nei medesimi luoghi, elemento che induce a sospettare una preventiva 'semina' delle ossa. I tre paragrafi seguenti sono tratti dal saggio di Bob Newland: The Seizure of Sue the T. rex.

"I Larsons stavano ancora lavorando su tale ritrovamento, che avevano denominato Ruth Mason Cava. Il ritrovamento conteneva i resti di almeno duemila bestie. Resta intatto il dubbio sul perché così tante ossa fossero raggruppate nello stesso luogo. La cosa può essere dovuta all'opera di trascinamento da parte di un corso d'acqua esistente nel Cretaceo. Oppure potrebbe essere accaduto che una grande tempesta li intrappolò su una lingua di terra, dove annegarono. Molti dei fossili appartenevano ad esemplari di Emontosaurus Annectens, dinosauri dotati di becco, che emigravano in branchi. Tuttavia mischiati a tali ossa furono trovati resti di dinosauri carnivori come i T. Rex, 'elemento che potrebbe significare che questi ultimi siano stati sorpresi mentre scavavano nei resti delle altre bestie. Ma si tratta solo di ipotesi', ha concluso Pete."

"Nel luglio del 1990 Maurice Williams, proprietario di un ranch nelle vicinanze, si recò presso la cava. Quei lavori lo avevano talmente affascinato da indurlo ad invitare i paleontologi ad iniziare nuove ricerche sui propri appezzamenti. Pete accettò l'offerta, e gli disse che alla prima buona occasione avrebbe approfittato dell'invito." (...)

Appena un mese più tardi "durante le ricerche nel ranch di Williams, il team avvistò un enorme femore che spuntava con altre ossa sul fondo di una rupe che affacciava sulla prateria. Pete diede comunicazione della scoperta a Williams, il quale affermò che in passato era transitato nei pressi della rupe in diverse occasioni, senza però mai accorgersi di quel grande osso che sporgeva dal terreno."

Come mai il ranchero Williams non notò mai "Sue" dopo tanti anni trascorsi a viaggiare in lungo e in largo nella sua proprietà? Non è piuttosto insolito? La merce 'rara' denominata: 'Osso di T-Rex' che attualmente si trova in vendita per la bellezza di 12.000.000 di dollari, sembra provare che mettere su una azienda specializzata in un simile commercio, sia potenzialmente molto redditizio!

Altra stranezza si riscontra nel fatto che le persone associate al reperimento del maggior numero di reperti siano troppo spesso in rapporti di lavoro con qualche museo. Una scoperta in una remota regione Argentina è stata descritta come segue:

"Nel novembre 1997 il dr. Luis Chiappe e il dr. Lowell Dingus si recarono in Patagonia con un team di spedizione che scoprì un sito di nidificazione contenente migliaia di uova di dinosauro, tra cui embrioni fossilizzati e pelle fossilizzata. (...) La concentrazione di uova era così massiccia che in un'area di circa 200 iarde furono contati circa 195 gruppi di uova."

La Comptons Encyclopedia cita alcuni paleontologi di primo piano e la loro incredibile vena prolifica in tema di nuove scoperte:

"Florentino Ameghino (1854-1911). Paleontologo argentino che descrisse ben 6.000 specie fossili ritrovate grazie agli scavi effettuati dal fratello Carlo, in Argentina. Ciò diffuse la convinzione che l'Argentina sia una zona particolarmente ricca di reperti fossili. Gran parte dei fossili di Ameghino sono esposti presso il museo di paleontologia di La Plata.
Earl Douglass (1862-1931). 'Cacciatore di dinosauri' statunitense che nel 1909 nello Utah rinvenne grandi giacimenti di fossili che oggi sono diventati il Dinosaur National Monument (sorta di riserva naturale - n.d.t.). Nel corso della sua carriera Douglass inviò 350 tonnellate di ossa di dinosauro al Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh."

Enormi quantità di reperti fossili concentrati in zone limitate e rinvenute da una o poche persone. Si tratta di una costante che contraddice la legge delle probabilità e suggerisce che possa aver avuto luogo una qualche sorta di piantagione concentrata.

I fossili di dinosauro rinvenuti dal museo Cleveland-Lloyd Dinosaur Quarry sono elencati nel dettaglio:

"Più di 30 scheletri completi, 12.000 singole ossa e uova di dinosauro sono stati rinvenuti tutti in questo prolifico letto di fossili (...) Nel corso degli anni le ossa sono state estratte dalla cava che conteneva parti anatomiche di almeno 70 diversi animali e 14 specie. Le ricostruzioni risultanti dall'assemblaggio di tali reperti sono oggi esposti in oltre 60 musei di tutto il mondo."
"Circa 147 milioni di anni fa questa zona era un lago d'acqua dolce superficiale con fondo fangoso. Tanto i dinosauri erbivori predati che i carnivori predatori occasionalmente restavano intrappolati nel fango. Col passare degli anni gli scheletri di questi animali si accumularono fino a quando il sito non diventò un complesso mix concentrato di reperti ossei. Il fondo del lago fu poi prosciugato e coperto da grandi quantità di cenere vulcanica. Fiumi e mari poco profondi depositarono su di esso spessi strati di sabbia e fango. Le ossa fossilizzate restarono in questo stato fino a quando l'opera di erosione dell'acqua e del vento non rese nuovamente sottile lo strato di deposito, avvicinandole alla superficie e rendendo possibile il loro rinvenimento per mezzo di scavi archeologici."

Una storia piuttosto difficile da accettare. Ad esempio non si spiega come mai la trappola del fango abbia imprigionato solo dinosauri e nessun altro antico animale.

Dallo Scavo al Museo.

Consideriamo ora in che modo le ossa di dinosauro sono preparate e trasportate dallo scavo archeologico all'esposizione.

"Le impacchettiamo con strisce di tela imbevute di gesso. Dopo aver applicato un separatore in tessuto che impedisca il contatto diretto tra il gesso e la superficie dell'osso, applichiamo sull'intera superficie queste strisce di gesso che diventano come un guscio protettivo. Il risultato finale è un osso del tutto racchiuso in una sorta di sudario rigido, pronto per essere trasportato in completa sicurezza."

Tutto questo intonaco in giro solleva qualche sospetto.

"Attraverso stampi e colate possiamo fabbricare dal nulla arti, costole, vertebre, ecc. per riprodurre i pezzi che completino lo scheletro da esporre. I materiali per i calchi di solito sono gesso, fibra di vetro e resine epossidiche. Nel lavoro di ricostruzione sulle ossa singole usiamo sanare le crepe con gesso miscelato a destrina, un amido che conferisce al materiale una qualità adesiva ed una maggiore durezza rispetto al comune intonaco da stampaggio. Anche gli stucchi epossidici sono indicati. I grandi frammenti mancanti possono essere riprodotti con gli stessi materiali."
"I fossili la cui estrazione dal campo si sia rivelata particolarmente problematica, sono ancora più difficili da preparare in laboratorio. La pulizia, consolidazione, riparazione di taluni campioni può richiedere mesi o anche anni di laboratorio. Quella del preparatore di reperti è una vera e propria arte."

Mesi o anni... a far cosa? Quindi al pubblico sarebbero mostrate versioni alterate dei reperti? Stiamo parlando di scienza o di fantascienza?

"La ricostruzione originale dell'Hadrosaurus foulkii conformò una creatura dall'assetto simile a quello di un canguro; un animale che utilizzava la coda come terza gamba. Il corpo dell'animale fossile era stato ritrovato quasi intatto, eccetto che per la testa, la quale mancava in quanto il teschio si era frantumato. Sulla base dei pochi frammenti del teschio si appurò che dovesse essere molto simile a quello di un'iguana, così il cranio di un'iguana moderna fu usato come modello per il teschio che fu costruito per completare lo scheletro da esporre nel 1868. Il teschio dell'iguana è tutt'ora in mostra presso l'Accademia di Scienze Naturali di Philadelphia in qualità di curiosità storica."

Dunque apprendiamo che per completare la ricostruzione dell'Hadrosaurus foulkii (somigliante a ... un canguro) fu usato il cranio di un'iguana. Tuttavia al pubblico questo dettaglio non fu comunicato. Viene da chiedersi cos'altro non venga comunicato.

Intaglio e scultura di Ossa.

Esiste la possibilità che fondamentali reperti ossei di dinosauro siano stati modificati artificialmente attraverso attività di scultura ed intaglio. La scultura ossea non è un'attività sconosciuta. Molte culture usano creare oggetti artificiali manipolando le ossa; oggetti che una volta completati risultano del tutto diversi dalle ossa da cui sono ricavati.  E' possibile che l'industria dei dinosauri tenda ad abusare di questo tipo di attività? E' possibile che interi scheletri di dinosauro siano segretamente assemblati usando ossa artificiali combinate ad ossa di animali moderni? Perché preoccuparsi di reperire veri fossili, quando simili presunte 'repliche' soddisfano pienamente le aspettative del pubblico?

Credibilità delle Illustrazioni ed Impressioni Artistiche.

Numerose illustrazioni in cui si ricostruisce l'aspetto dei dinosauri appaiono piuttosto assurde, con grandi animali a due zampe del tutto squilibrati, dato il peso di testa e addome visibilmente maggiore rispetto a quello della coda, che dovrebbe fungere da contrappeso. È possibile che l'industria dei dinosauri rappresenti uno di quei casi in cui la scienza cerca di compiacere le aspettative e i desideri del pubblico? Nel film Jurassic Park - ad esempio - i dinosauri raffigurati sono molto più grandi rispetto alle dimensioni denotate dagli scheletri nelle esposizioni museali (non esistono reperti ossei delle dimensioni degli animali di Jurassic Park). E' curioso notare come dopo l'uscita del film molti articoli si siano interrogati sulla plausibilità di quella ricostruzione. Anche la premessa del film secondo cui il dna dei dinosauri potesse estrarsi dall'ambra, si è rivelata del tutto infondata.

Il popolare reperto fossile 'transitorio' denominato Archaeopteryx, è una delle poche prove su cui viene appoggiata la teoria dell'evoluzione.

"Tuttavia Sir Fred Hoyle, eminente scienziato britannico, nel libro Archaeopteryx: l'Uccello Primordiale - Un Caso di Contraffazione di Reperti Fossili, sostiene che qualcuno modificò un piccolo fossile di specie nota, usando del cemento ed una piuma moderna. Il fabbricatore vendette poi la 'bufala' al British Museum per 36.000 marchi d'oro, cifra considerevole per il 1861."

Datazione Radiometrica.

La scienziata Margaret J. Helder, nel libro Completing The Picture, A Handbook On Museums And Interpretive Centres Dealing With Fossils, sostiene che:

"Gli scienziati hanno creduto per molto tempo che le datazioni radiometriche fossero totalmente affidabili, per lo meno riguardo alcuni tipi di roccia. Da qualche tempo non ne sono più così sicuri. Dopo aver avuto a che fare con numerose datazioni che si sono rivelate troppo antiche o troppo moderne rispetto alla collocazione che si aspettavano, ora hanno iniziato ad ammettere che simili tecniche sono molto più inaffidabili di quanto si ritenesse. Il pubblico non ha idea della fallibilità delle datazioni radiometriche. L'impressione diffusa nella maggior parte della gente è che numerose rocce presenti sulla Terra siano molto antiche e che oggi la scienza possiederebbe la tecnologia per misurare accuratamente l'età di ognuna di esse."

Fossilizzazione.

Margaret J. Helder spiega che la fossilizzazione è un processo di rarità davvero estrema:

"In quali circostanze interi organismi restano intatti abbastanza a lungo per trasformarsi in fossili? Nella maggior parte dei casi ciò ha luogo quando gli organismi vengono sepolti rapidamente da grandi carichi di sedimenti, che altrettanto in fretta devono trasformarsi in roccia. Non solo simili fattispecie richiedono il verificarsi di una situazione catastrofica, ma è anche necessario che il tipo di sedimento coinvolto possegga precise caratteristiche necessarie al processo. I geologi generalmente tendono a ritenere che basti un comune letto di limo, ma in realtà il semplice letto di limo provoca il decadimento del cadavere molto prima che possa avere luogo la litificazione.

La fossilizzazione è anche discussa nel dibattito tra evoluzionismo e creazionismo.

"... al giorno d'oggi non si riscontra in alcun luogo terrestre un qualsiasi processo di formazione di fossili su larga scala simile a quello che si sarebbe verificato nel passato remoto. Quando un pesce muore il suo organismo non va a depositarsi sul fondo marino per diventare un fossile, ma si limita a decadere e diventare cibo per altri pesci e animali. Allo stato attuale non esiste traccia fossile dei milioni di bufali che nel passato remoto popolarono fittamente le praterie (alcune mandrie erano talmente estese da ricoprire un intero stato)."

Il Paradosso delle Dimensioni.

Il saggio Dinosaurs and the Expanding Earth di Stephen Hurrell sottolinea il paradosso esistente tra le dimensioni dei dinosauri ed il loro presunto stile di vita.

"I calcoli effettuati in merito alle sollecitazioni dinamiche strutturali all'interno delle ossa dei più grandi dinosauri indicano che fossero troppo grandi per muoversi velocemente senza ferirsi. Eppure tutte le ricostruzioni effettuate sul loro stile di vita e di sopravvivenza li descrivono come creature molto attive ed agili. La dinamica strutturale dei dinosauri indica che le sollecitazioni a cui erano sottoposti i loro scheletri era di gran lunga più gravosa rispetto a quella degli animali odierni. In taluni casi i calcoli indicano che le ossa dei più grandi dinosauri avessero una forte probabilità di spezzarsi sotto il loro stesso peso. Tali calcoli confermano la teoria secondo cui i dinosauri per scongiurare shock ossei fossero costretti a muoversi molto più lentamente rispetto a ciò che si ritiene. Ma la lentezza nei movimenti risulta del tutto incompatibile con il ritratto confezionato al giorno d'oggi dello stile di vita dei dinosauri, secondo cui la loro sopravvivenza era strettamente connessa alla loro velocità, agilità, attività. Ecco: questo è il paradosso esistente tra la dimensione dei dinosauri e il loro supposto stile di vita."

L'unico modo per dirimere un simile paradosso è tenere fuori dal discorso la gravità terrestre!

Origine Abiotica del Petrolio.

Il petrolio è spesso indicato come 'energia fossile.' Tuttavia, l'astrofisico Thomas Gold sostiene che in effetti gli idrocarburi siano presenti in numerosi luoghi in cui è improbabile o impossibile l'esistenza di fossili, ad esempio su asteroidi, comete e pianeti quali Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone, e le loro lune, come Titano e Tritone. All'interno delle meteoriti sono stati rinvenuti carbone e idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Esiste una teoria secondo cui il petrolio non sarebbe un 'combustibile fossile' derivato da organismi provenienti dalla superficie. Sulla base di detta teoria si può ipotizzare che la presunta esistenza nel passato remoto di dinosauri (o di qualsiasi altro organismo vivente) non sia collegata con l'origine del petrolio.

Motivazioni.

Le ossa di dinosauro valgono un gran mucchio di quattrini. Si tratta di un business particolarmente redditizio. Esiste una diffusa, potente pressione sugli accademici affinché producano documentazione su tale argomento. I musei guadagnano cifre astronomiche dalla produzione di grandi scheletri assemblati da mostrare al pubblico, il quale non manca mai di restarne incantato. Anche il cinema e gli altri mass media hanno guadagnato molti soldi in molti modi grazie al business dei dinosauri e dei reperti archeologici ad essi collegati. E' indiscutibile che ci sia davvero molto da guadagnare mediante la conversione di un comune osso di specie note nell'impressionante scoperta di uno scheletro di dinosauro, sul quale ognuno potrà poi costruire le proprie interpretazioni ed i propri business, piuttosto che mostrare al pubblico un triste mucchietto informe di schegge ossee. Il mondo è stracolmo di gente che farebbe di tutto pur di avere il prestigio, la fama e l'attenzione del pubblico.
E poi ci sono individui ed organizzazioni che perseguono precise agende politiche e religiose.

Durante il XIX secolo ebbe luogo l'inaugurazione di una nuova visione del mondo (Evoluzionismo) grazie a personaggi influenti come Darwin e Marx. E fu proprio durante tale periodo che furono fatte le prime scoperte archeologiche di fossili di dinosauri. E' possibile che queste 'scoperte' furono fatte per compensare la penuria di elementi scientifici a supporto della teoria dell'evoluzione?

Ecco una lista dei personaggi più influenti che contribuirono ad instaurare nella cultura umana il pensiero evoluzionistico:

Jean-Baptiste Lamarck (1744-1829) 

Thomas Malthus (1766-1834) 

Georges Cuvier (1769-1832) 

William Smith (1769-1839) 

Étienne Geoffroy Saint-Hilaire (1772-1844) 

Adam Sedgwick (1785-1873) 

Patrick Matthew ( 1790-1874) 

Mary Anning (1799-1847) 

Sir Richard Owen (1804-1892) 

Louis Agassiz (1807-1873)

Selezione Naturale:

Alfred Russel Wallace (1823-1913) 

Thomas Henry Huxley (1824-1895) 

Ernst Haeckel (1834-1919) 

Edward Drinker Cope (1840-1897) 

Henry Fairfield Osborn (1857-1935)

Il finanziamento statale delle organizzazioni che all'epoca (e ancora oggi) promuovevano il concetto di dinosauro potrebbe essere considerato uno strumento strategico di guerra psicologica contro un impianto culturale che a quel tempo si basava su una base dottrinale cristiana e sul racconto biblico della creazione operata da Dio.

Le motivazioni per un'eventuale invenzione di sana pianta dell'esistenza delle creature che chiamiamo 'dinosauri' potrebbero includere elementi che corroborino la teoria dell'evoluzione e allo stesso tempo confutino o insinuino dubbi sul racconto biblico, sulla teoria della 'terra giovane' e sulla stessa esistenza di Dio.

Ricapitolando.

I seguenti elementi sollevano dubbi in merito all'integrità del settore di studio dei dinosauri, e sul fatto che i dinosauri siano mai esistiti:

1- I rinvenimenti di fossili di dinosauro si sono verificati solo negli ultimi due secoli ed in grandi quantità concentrate in zone circoscritte. Il che contraddice le leggi della natura e della probabilità.

2- I 'non scopritori' di fossili di dinosauro in generale sono anche coloro i quali non ricavano alcun vantaggio economico dalla loro 'scoperta.'

3- L'abituale pratica di 'preparare' i reperti esposti al pubblico accende una spia rossa in merito alla reale integrità e fonte di provenienza dei fossili, e lascia sospettare la possibilità di manomissione e sostituzione delle ossa, quindi la possibilità di attività fraudolente su base sistemica.

4- La conformazione anatomica dei dinosauri denota forti squilibri e posture irrealistiche che la fisica di base ha confutato mediante i suoi studi.

5- Sproporzione quantitativa esistente tra i rinvenimenti di fossili di dinosauro e quelli di fossili di qualsiasi altro animale preistorico.

6- La scoperta dei dinosauri ha avuto delle enormi implicazioni nella diffusione della teoria dell'evoluzione e successiva convinzione che l'uomo non sia stato creato a immagine di Dio, e può implicare l'esistenza di programmi politici o religiosi occulti al servizio di precise ideologie.

7- La totale assenza di fondi e finanziamenti verso organizzazioni e individui che mettano in discussione o che siano scettici nei confronti delle 'scoperte' esposte al pubblico.

Conclusione

Esiste la concreta possibilità che i dinosauri non siano esistiti. L'industria dei dinosauri dovrebbe essere studiata, e bisognerebbe iniziare a porre tutta una serie di domande in merito. Non sono a conoscenza di alcuna prova inconfutabile che possa indurre a confermare in modo assoluto l'antica esistenza dei dinosauri sulla Terra. E' possibile che l'intera disciplina sia stata un'invenzione di alcune persone vissute tra il XIX e XX secolo, le quali è risaputo che perseguissero un'agenda finalizzata a screditare il Cristianesimo.

L'esistenza dei dinosauri non è ancora stata dimostrata. Porre in discussione ciò che viene raccontato alle masse, invece, è la scelta più saggia. Si tratta di questioni che dovrebbero essere valutate molto attentamente per il bene della buona scienza.
"O Timoteo, sii fedele senza lasciarti irretire dalle profane vacuità di parole della falsa scienza."
1 Timoteo 6:20

La scelta è tra il credere alla parola degli evoluzionisti o alle parole riportate nella Bibbia. In entrambe i casi si tratta di una questione di fede.
Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito: Love for Life

Link diretto:
http://loveforlife.com.au/content/10/09/14/dinosaur-deception-dinosaurs-never-existed-dinosaur-fossils-are-hoax-dinosaurs-scie
Traduzione a cura di Anticorpi.info

Ndt - A proposito, ultimamente gli scienziati hanno dovuto ammettere che il triceratopo - notissimo esemplare di dinosauro crestato e cornuto esposto nei musei e raffigurato in centinaia di prodotti mediatici ... non è mai esistito. Ma avrete certamente sentito la notizia in TV... o no?

http://news.nationalpost.com/news/triceratops-never-actually-existed-scientists-say

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Letto? Vi siete presi qualche secondo di pausa? Almeno un pochino, il dubbio vi si è insinuato dentro tanto da smuovervi qualcosa? Provate a pensarci un attimo, mettetevi nella prospettiva, non leggete di sfuggita le seguenti parole ma soffermatevici un momento: i dinosauri non sono mai esistiti. E’ una balla, vi hanno mentito così spudoratamente e vi hanno fatto passare per ovvia una bugia colossale. Non è vero, non sono mai esistiti, molto probabilmente la Terra non è così vecchia come ci hanno sempre fatto credere gli espertoni nascondendosi dietro prove inventate ad arte, fantasiosi calcoli e improbabili datazioni. E’ tutto falso, pensato a tavolino ed eretto prima a verità scientifica e poi a verità e basta. La storia della Terra e, quindi, anche la storia dell’uomo, la storia mia e vostra, è frutto di un lavoro certosino e davvero ben orchestrato di nascondimento e rimozione della realtà fattuale tramite la sua sostituzione con nozioni, tesi e verità basate su evidenze create artificialmente da poche persone. Il passato vero, ciò che è davvero accaduto, è scomparso, è stato soppresso.

Non vi sentite la terra tremare sotto i piedi? D’altronde un conto è scoprire che ci hanno mentito, e continuano a farlo, dicendo che l’Occidente è contro l’ISIS, ma qui stiamo parlando di una menzogna infinitamente più grande e su un argomento molto più profondamente radicato nelle nostri convinzioni, nel nostro immaginario, nella nostra identità.

Però questo tremolio… non è meraviglioso? Non vi fa sentire più leggeri? Non vi riporta più vicini alla realtà dei fatti, ovvero che voi credete sostanzialmente a qualsiasi cosa… senza avere la certezza che sia effettivamente così? Tanto per stare nell’esempio dei dinosauri (ripeto: la loro esistenza o meno NON mi importa, non è il punto di questo post), le informazioni presenti nell’articolo, voi, le conoscevate? Ne eravate al corrente? E, realtà ultima, voi c’eravate all’epoca dei dinosauri?

A me personalmente riesce difficile credere davvero che sia tutta una montatura ma non mi interessa. La vera figata è stata la reazione avuta nel leggere di uno scenario simile. E’ successo qualcosa: è come se si fosse creato uno spazio, che prima non era presente, tra me e molte informazioni talmente tanto radicate da chiamarle “mie”, quelle che vanno a definire l’identità personale. C’è un fardello che si è alleggerito, come se quelle informazioni fossero passate improvvisamente da “vitali” e, dunque, da difendere e in un certo senso venerare, a “secondarie”, “apprese”, “assimilate” come effettivamente sono. Manca, ora, quello che potrei definire “attaccamento identitario morboso” nei confronti di informazioni e verità oggettivamente inverificabili con assolutissima certezza di persona.

Altro aspetto, stavolta meno “etereo” e personale: la memoria che va perduta tra le generazioni. Pensare che prima, in un luogo, tutto fila tranquillo e poi improvvisamente vengono ritrovate ossa di dinosauro fa un po’ spavento. Magari per anni su quel terreno sono vissute delle persone, le quali coltivavano per il proprio sostentamento: dopodichè queste traslocano, l’appezzamento va in malora e viene dimenticato da tutti, anche dai loro stessi discendenti diretti, al punto che nessuno ha nulla da ridire quando salta fuori un tirannosauro sottoposto a una dieta molto ferrea (o, in questo caso, ossea… Ahahaha, minchia che ridere…). E’ un’ipotesi, ma potrebbe essersi verificata davvero. Un caso più palpabile e che tutti conoscono: Babbo Natale. L’immagine classica dell’omone barbuto vestito di bianco e rosso con la slitta e le renne è nata nell’800, si è evoluta a cavallo del ‘900 e con la Coca-Cola è entrata definitivamente nell’immaginario collettivo. Con la Coca-Cola!! La memoria di ciò che c’era prima, nel frattempo, è sostanzialmente sparita.

Essere messi di fronte a una bugia di tale portata, di tale caratura, e confrontarcisi serenamente è un esercizio individuale formidabile, un cambio di punto di vista pauroso. Per questo ho voluto scrivere il post che, in sè e per sè, è semplicemente un catalizzatore: serve a farvi emergere delle sensazioni diverse, a portarle sotto la lente della vostra consapevolezza. Lo scopo era proprio farvi osservare voi stessi. Poi dei dinosauri… ma chissenefrega. Sarà pure una faccenda rilevante, per carità (cioè, se venisse fuori che si tratta davvero di una fregatura da milioni di anni, un paio di ripercussioni ci sarebbero…) ma, per oggi, rilevante non lo è. Il contenuto dell’esperienza è un mezzo: l’importante è ciò che genera in voi nell’interazione.