14 aprile 2013

Ce l’hai di fronte agli occhi e non lo vedi

Qualche tempo fa ho avuto una delle mie ispirazioni, di quelle che vengono dal nulla (ma proprio dal nulla) e devo mettere giù scritte in fretta, prima che svaniscano e nel nulla ritornino, lasciandomi cambiato e diverso. Purtroppo, per vari motivi, non sono riuscito a scrivere proprio tutto sotto l’effetto di quell’ispirazione e ho lasciato l’articolo semi-incompleto, senza una vera fine. Colpa mia. Comunque un discreto concatenarsi di parole in frasi di senso più o meno compiuto sono riuscito a buttarlo giù. Si parla di vita, universo e realtà. Era da un po’ che non tornavo su argomenti del genere… Cominciavo quasi a preoccuparmi ;) Spero vi piaccia!

Noi viviamo nel passato. Sempre, costantemente, in ogni singolo istante. Sì, anche ora che state leggendo queste parole. Ma non perché la mente naviga aggrappandosi strenuamente ai ricordi, no: questo è troppo ovvio e secondario. Viviamo nel passato perché quello che percepiamo è il passato. In questo momento voi state letteralmente guardando il passato: la luce è lenta e impiega del tempo per arrivare al vostro occhio, il quale a sua volta impiega del tempo per elaborarla e mandare un segnale elettrico al cervello, che a sua volta impiega del tempo per interpretarla. Parliamo di frazioni di secondo, è vero, ma è un lasso di tempo infinitamente lungo. Non solo vediamo, sentiamo, tocchiamo nel passato: ci viviamo. Siamo in ritardo di un nanosecondo rispetto alla realtà, e manco ce ne accorgiamo.

Morpheus, in Matrix, diceva: "Che vuol dire 'reale'? Dammi una definizione di 'reale'. Se ti riferisci a ciò che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare, vedere, quel 'reale' sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello". E se la realtà è un insieme di impulsi elettrici interpretati, da dove vengono questi impulsi? Come fanno a esistere? Anche loro sono in ritardo, anche loro sono nel passato, come noi, perché la luce è lenta, non è immediata, istantanea: ha una velocità e quindi ne consegue che ha anche un tempo. Ma come fanno a esistere? Nascono nel presente ma diventano esperibili un attimo dopo. Noi stessi nasciamo nel presente ma non ci percepiamo prima di una frazione di secondo.

Il fatto è che noi non vediamo la creazione ma il creato: non vediamo il produttore ma il prodotto: non vediamo il presente ma il passato: non vediamo l'atemporalità e l'aspazialità ma il tempo e lo spazio. Lo sapete che il Big Bang sta avvenendo in questo esatto momento? È perchè non abbiamo un telescopio abbastanza potente che non riusciamo a vederlo, ma se potessimo osservare a miliardi di anni luce di distanza potremmo tranquillamente contemplarlo con i nostri occhi qui, adesso.

Stessa cosa per tutto il resto, che altro non è se non il prodotto figlio di un infinito attimo, un eterno presente, l'unico e solo momento davvero reale. Tutto il resto è un'illusione, se paragonato a questo. Il fatto che ora io stia pensando di premere un tasto per porre un segno nero digitale su uno schermo è il prodotto di un attimo che non c'è già più. La mia percezione di me stesso è in ritardo, io sono in ritardo, non vivo nel presente perché altrimenti capirei di non esistere in quanto individuo e individualizzato ma come Uno solo infinito creatore. E capirei che tutto l'universo altro non è che una mia creazione, a partire dal tempo e dallo spazio, e che in ogni istante di questa cosa chiamata "tempo" l'universo nasce e muore in ogni punto di questa cosa chiamata "spazio".

Molti si chiedono cosa ci fosse prima del Big Bang e si scervellano come pazzi da manicomio per cercare la risposta, non capendo che l'inconveniente sta nella domanda stessa e, più precisamente, risiede in quel "prima". In questo modo, si sottintende che ci sia effettivamente stato un "prima", ma non è così: il tempo, e ovviamente lo spazio, sono nati insieme al Big Bang.

Gesù disse: "Chi è arrivato a conoscere il mondo ha scoperto un cadavere, e chi ha scoperto un cadavere è al di sopra del mondo." Ed è così. Il mondo è un cadavere, perchè nel momento stesso in cui ne facciamo esperienza è già stato distrutto e ri-creato, è già morto e nato nuovo sotto i nostri occhi distratti. E chi lo ha ri-creato? Noi. L'attimo infinitesimale di cui facciamo esperienza è stato realizzato un attimo infinitesimale prima da noi, intesi non nell'accezione di individui ma di infinito Essere, Uno, e tutto ciò di cui in ogni infinitesimo attimo facciamo esperienza (a partire da noi stessi come individualità) è una nostra idea, una nostra creazione che si manifesta, siamo noi stessi come Uno che ci manifestiamo in ogni essere, in ogni cosa.

Per questo Gesù disse, anticipando di secoli quella che noi conosciamo come Legge dell'Attrazione: " Per questo vi dico: tutto quello che domandate pregando, credete come se già lo aveste ottenuto, e così si compirà." Ogni attimo successivo è figlio del precedente ed entrambi nascono nel presente. L’intero concetto di “tempo” e “spazio” nascono in questo eterno ed infinito istante. Il concetto stesso del “sè”, l’esperienza dell’individualità, con tutto quello che ne consegue, sorge proprio lì. La realtà, ad esempio, è che le cose che fai… in realtà non le fai realmente tu come individuo: ti accadono. Sono già state fatte e tu le stai semplicemente vivendo. L’intera vita non si “fa”: si vive, punto. Ma chi ha fatto le cose che viviamo? Tu. Io. Loro. Non importa, nel Presente non c’è differenza.

In quel punto, in quel momento, non c’è separazione. Non c’è nulla, in effetti, e c’è tutto allo stesso tempo. La vita che noi conosciamo qui , sia nell’ambito macro degli anni che in quello micro dei momenti, è una delle letteralmente infinite possibilità già esistenti nel Presente. Ed è così in ogni attimo.

Ciò che mi crea diversi stati d’animo misti tra tristezza e compassione è l’infondata saccenza di questa società. Specialmente tramite la scienza, crediamo di avere capito come funzioni, in parte, l’universo intorno a noi, ne abbiamo individuato alcune cosiddette “leggi fondamentali” e abbiamo dato al tutto un certo grado di determinismo. La realtà è che non abbiamo la minima idea di come vada la baracca. Esempio: la legge di gravitazione universale. Tramite siffatta legge riusciamo a spiegare perchè, ad esempio, i nostri corpi non fluttuino nella stratosfera, ma siano invece belli che ancorati al suolo. Ma ovviamente vale per qualsiasi cosa. Bene, bellissimo, tutto perfetto, ma io avrei una domanda: da dove viene questa legge? Come può esistere? Cosa la rende reale? “Le masse dei corpi, la loro distanza reciproca, la costante di gravità”… No no no, ok questo lo so anch’io dai corsi di fisica generale. La mia domanda è un’altra: come fa ad esistere? Cosa la origina? Anche la “massa”… da dove viene? Qual è la fonte?

E’ questo il problema: osserviamo ciò di cui facciamo esperienza (il creato), lo spieghiamo e pensiamo di aver capito tutto (il creatore), ma non è così. Spieghiamo i colori e le forme dell’immagine proiettata di fronte a noi senza tenere in considerazione il proiettore alle nostre spalle. Capiamo l’estetica ma non l’essenza; osserviamo il fiume ma ignoriamo la sorgente. Abbiamo dimenticato che sotto ogni oggetto, ogni fenomeno, ogni essere, ogni esperienza, si nasconde l’eterno, il Presente che tutto rende possibile. Gli antichi spiegavano i fulmini come provenienti da Dio. Beh, spiegavano più o meno tutto come proveniente da Dio… Noi diamo loro degli ignoranti presumendo di saperne di più, ma non è così. In termini assoluti, loro erano nel giusto, se con Dio indichiamo il Presente; noi, invece, siamo nel giusto in termini relativi, nel senso che cerchiamo di capire la manifestazione di questo universo, sorvolando completamente su ciò che la rende possibile.

Dando il mondo per scontato, poi, ci azzuffiamo come dei cretini su temi di assoluta irrilevanza come l’economia e la politica, facendo degenerare le nostre vite intorno a discussioni su un sistema falso, ignorante nel profondo e morto che più morto non si può.

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P.S.: dopo aver finito la rilettura e correzione del testo che, ripeto, avevo scritto qualche settimana fa, “casualmente” (è sempre così…) mi sono ritrovato davanti agli occhi una storiella zen che in dieci righe riassume in maniera incredibilmente perfetta quanto ho esposto qui sopra. Non appena ho finito di leggerla, la sua perfezione mi ha quasi commosso e non potevo non riportarla qui. Ditemi se non è esattamente la versione bignami del mio post.

Un monaco curioso chiese: “Cos’è la Via?”.
“E’ proprio di fronte ai tuoi occhi!” Rispose il maestro.
“Perché non riesco a vederla da me?”.
“Perché stai pensando a te!”.
“E tu? La puoi vedere?” Chiese ancora il monaco.
“Finché tu vedi doppio, e dici – io non vedo e tu vedi – e così via,
i tuoi occhi restano annebbiati”
Rispose il maestro.
“Quando non c’è né io né tu, posso vederla?” Insistette l’allievo.
“Quando non c’è né io né tu, chi è che vuole vederla?”

1 commento:

Serenin Mabbini ha detto...

"Difficile capire ciò che è giusto e che l'eterno non ha avuto inizio perchè la nostra mente è temporale"

Fisiognomica Battiato