22 novembre 2011

Qualche verità non fa mai male

E’ il momento di lasciare parlare un maestro, anche se è un termine che riteneva inadatto, essendo lui di un’umiltà quasi commovente. Di chi sto parlando? Di Mohandas Gandhi (l’appellativo “mahatma”, “grande anima”, non era di suo gradimento), una delle persone più belle dell’ultimo secolo ed inesauribile fonte di ispirazione per tantissimi uomini e donne in tutto il mondo alla ricerca di un po’ di verità vera.

Le citazioni qui sotto sono tratte dal libro “Antiche come le montagne”, che è a sua volta una raccolta di estratti dai vari testi di Mohandas, organizzati in modo da formare un discorso piuttosto continuo e coerente (con ottimi risultati) su vari argomenti, come la religione, le donne, l’educazione e altri. Oggi propongo qualche stralcio dal capitolo “La democrazia e il popolo”. Più in là, così, casualmente, quando mi verrà l’ispirazione, ne metterò altri su argomenti diversi. Perchè, come diceva lui stesso, le sue verità non sono sue: sono antiche come le montagne.

Buona lettura!


gandhi

“Per me il potere politico non è un fine, ma uno dei mezzi per permettere al popolo di migliorare le sue condizioni in ogni settore della vita. Potere politico vuol dire capacità di governare la vita nazionale per mezzo di rappresentanti nazionali. Se la vita nazionale diventa cosi perfetta da governarsi da sé, non occorre più nessuna rappresentanza. Si ha allora uno stato di illuminata anarchia. In un tale stato ciascuno è governante di se stesso e si governa in modo da non molestare mai il vicino. Perciò, nello Stato ideale non vi è potere politico perché non vi è Stato. Ma nella vita, l'ideale non si attua mai pienamente. Donde la classica affermazione di Thoreau, che il miglior governo è quello che governa meno.”

“Il mio concetto di società è che, mentre siamo nati uguali, avendo cioè diritto a uguali occasioni, non abbiamo tutti le stesse capacità. E' impossibile, per la natura stessa delle cose. Per esempio, non tutti possono avere la medesima statura, o colore, o grado d'intelligenza ecc.; perciò, per la stessa natura delle cose, alcuni avranno la capacità di guadagnar di più e altri meno. Gente dotata di talenti otterrà di più, e utilizzerà i suoi talenti a questo scopo. Ma se li utilizza generosamente, agirà per conto dello Stato. Questi individui esistono in quanto fiduciari, e a nessun'altra condizione. Io permetterei a un uomo intelligente di guadagnare di più, non soffocherei il suo talento. Ma la maggior parte dei suoi più lauti guadagni dovrà essere usata per il bene dello Stato, esattamente come le entrate di tutti i figli che guadagnano vanno nel comune fondo familiare. Essi possono tenere per sé i loro guadagni soltanto in qualità di amministratori. Può darsi che io fallisca miseramente. Ma è a questo che io tendo.”

“Sento che fondamentalmente il male è lo stesso in Europa come in India, nonostante che là il popolo sia politicamente autonomo [...] E’ perciò probabile che si possa applicare lo stesso rimedio. Spogliato di ogni mimetizzazione, lo sfruttamento delle masse in Europa è sorretto dalla violenza.
La violenza da parte delle masse non eliminerà mai il male. In ogni modo, l'esperienza finora ha mostrato che il successo della violenza è stato di breve durata. Ha portato maggiore violenza. Finora si sono tentate soltanto variazioni della violenza e controlli artificiali dipendenti soprattutto dalla volontà dei violenti. Al momento cruciale questi controlli naturalmente non hanno funzionato. Mi sembra perciò che prima o poi le masse europee dovranno ricorrere alla non violenza, se vogliono ottenere la liberazione.”

“Perciò, dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola d'oro della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.”

“Le divergenze d'opinione non dovrebbero significare ostilità. Se cosi fosse, mia moglie e io dovremmo essere nemici giurati l'uno dell'altro. Non conosco due persone al mondo che non abbiano avuto divergenze d'opinione e, essendo seguace del Gitá [Bhagavad Gitá], ho sempre cercato di considerare coloro che dissentono da me con lo stesso affetto che ho per quelli che mi sono più cari e vicini.”

“Continuerò a confessare gli errori ogni volta che la gente li commetterà. L'unico tiranno che accetto in questo mondo è la « silenziosa piccola voce » dentro di me. E anche se devo affrontare la prospettiva di una minoranza di uno, credo umilmente di avere il coraggio di trovarmi in una minoranza così disperata.”

“Posso dire sinceramente che sono lento nel vedere i difetti dei miei simili, essendone io stesso pieno e avendo perciò bisogno della loro carità. Ho imparato a non giudicare nessuno severamente e a trovare attenuanti ai difetti che posso scoprire.”

“Un capo è inutile quando agisce in contrasto con i suggerimenti della sua coscienza, circondato com'è da gente che ha ogni genere di opinioni. Andrà alla deriva come una nave senz'ancora, se la voce interiore non lo tien saldo e lo guida.”

“Anche il governo più dispotico non può reggersi senza il consenso dei soggetti, e questo consenso è spesso ottenuto dal despota con la forza. Non appena il suddito cessa di temere la forza del despota, il potere di costui scompare.”

“Non vi è coraggio più grande del deciso rifiuto di piegare il ginocchio dinanzi a un potere terreno, per quanto grande esso sia, e questo senza amarezza di spirito e con piena fede che soltanto lo spirito vive, e nient'altro.”

“La libertà esteriore, che conquisteremo, sarà esattamente proporzionale alla libertà interiore alla quale potremo esserci elevati in un dato momento. E se questa visione della libertà è esatta, dobbiamo concentrare la massima energia nel riformarci dal di dentro.”

“La democrazia e la violenza vanno male assieme. Gli Stati, che oggi sono democratici di nome, o devono diventare apertamente totalitari o, se vogliono diventare davvero democratici, devono coraggiosamente diventare nonviolenti. E’ una bestemmia dire che la non violenza può essere praticata solo da individui e mai da nazioni, che sono composte da individui.”

“Dal momento in cui sono diventato un satyagrahi, ho cessato di essere un suddito, ma non ho mai cessato di essere un cittadino. Un cittadino ubbidisce alle leggi volontariamente, mai per forza o per paura della pena prescritta per l'infrazione. Viola la legge quando lo ritiene necessario e accetta con gioia la pena. In tal modo la priva del suo aculeo o dell'ignominia che si suppone essa comporti.”

“La perfetta disubbidienza civile è una ribellione priva di violenza. Un perfetto oppositore civile ignora semplicemente l'autorità dello Stato. Diventa un fuorilegge che afferma di disprezzare qualsiasi legge di uno Stato immorale. Così, per esempio, può rifiutare di pagare le tasse, può rifiutare di riconoscere l'autorità nella sua vita quotidiana. Può rifiutare di ubbidire alla legge sulla violazione di proprietà e pretendere di entrare nelle caserme militari per parlare ai soldati, può rifiutare di sottomettersi a limiti imposti all'uso dei picchetti e organizzare picchetti entro la zona proibita. Così facendo, non impiega mai la forza e non resiste mai alla forza quando è impiegata contro di lui. Infatti, egli si attira l'incarceramento e altre manifestazioni di forza contro di lui. Agisce così perché e quando ritiene che la libertà fisica, di cui gode apparentemente, è un peso intollerabile. Ragiona tra sé che uno Stato tollera la libertà individuale fin dove il cittadino si sottomette alle sue norme. La sottomissione alla legge dello Stato è il prezzo che il cittadino paga con la propria libertà personale. Perciò la sottomissione a una legge di Stato totalmente o in parte ingiusta è un baratto immorale con la libertà. Un cittadino che si rende conto della natura malvagia di uno Stato, non si accontenta di vivere rassegnandovisi; e perciò, a coloro che non condividono la sua opinione, appare nocivo alla società, quando si sforza, senza commettere infrazione morale, di costringere lo Stato ad arrestarlo. Considerata in tal modo, la resistenza civile è la più potente espressione dell'angoscia di un'anima e un'eloquente protesta contro il perdurare di uno Stato malvagio. Non è questa la storia di ogni riforma? I riformatori non hanno forse, con grande scandalo dei loro compagni, rifiutato i simboli innocenti legati a un ordine malvagio?
Quando un gruppo di individui sconfessano lo Stato nel quale sono vissuti fino ad ora, instaurano quasi un loro governo. Dico quasi, perché non arrivano al punto di usare la forza quando lo Stato si oppone loro. La loro « parte », come e di ogni individuo, è di essere imprigionati o fucilati dallo Stato, a meno che questo non riconosca la loro esistenza separata, in altre parole, non si inchini alla loro volontà. Così, nel 1914, tremila indiani del Sud Africa, dopo aver debitamente avvertito il governo del Transvaal, varcarono il confine del Transvaal a dispetto della legge sull'immigrazione e costrinsero il governo ad arrestarli. Ma non riuscendo a provocarli alla violenza o a costringerli alla sottomissione, il governo cedette alle loro richieste. Perciò, un gruppo di oppositori civili è come un esercito soggetto a tutta la disciplina di un soldato, ma più dura perché priva dell'entusiasmo della vita di un comune soldato. E poiché un esercito di resistenza civile è o dovrebbe essere libero dalla passione, perché libero dallo spirito di rappresaglia, esso richiede un numero limitatissimo di soldati. In verità, basta un perfetto resistente civile per vincere la battaglia del bene contro il male.”

“Ciascun movimento valido passa per cinque stadi, l'indifferenza, lo scherno, le ingiurie, la repressione e il rispetto. Per qualche mese abbiamo raccolto indifferenza. Poi il viceré graziosamente si burlò di noi. Le ingiurie, compreso il travisamento, sono state all'ordine del giorno. I governatori provinciali e la stampa contro la non collaborazione hanno accumulato sul movimento tutte le calunnie di cui sono stati capaci. Ora viene la repressione, per il momento in forma ancora discretamente mite. Ogni movimento che sopravvive alla repressione, dura o moderata, invariabilmente ispira il rispetto, che è un altro nome del successo. Se siamo fedeli, questa repressione può essere considerata un segno sicuro di prossima vittoria. Ma, se siamo fedeli, non ci lasceremo intimidire né ci vendicheremo con ira e violenza. La violenza è un suicidio.”

“Il fatto che vi siano ancora tanti uomini vivi nel mondo, mostra che esso si fonda non sulla forza delle armi ma sulla forza della verità e dell'amore. Perciò la prova maggiore e più inattaccabile dell'efficacia di questa forza si trova nel fatto che, nonostante le guerre del mondo, esso continua a vivere.
L'esistenza di migliaia, anzi di decine di migliaia di individui, dipende dall'azione molto intensa di questa forza. Piccoli litigi nella vita quotidiana di milioni di famiglie scompaiono davanti all'esercizio di essa. Centinaia di nazioni vivono in pace. La storia non prende atto, né lo può, di questo fatto. La storia, in realtà, è la testimonianza di ogni interruzione nella costante attività della forza dell'amore o dello spirito. Due fratelli litigano; uno si pente e ravviva l'amore che dormiva in lui; i due ricominciano a vivere in pace; nessuno ne prende atto. Ma se i due fratelli, per l'intervento degli avvocati o per qualche altra ragione, ricorressero alle armi o alla legge che è un'altra forma di manifestazione della forza bruta, le loro vicende sarebbero immediatamente riportate dalla stampa, diventerebbero la favola dei vicini e probabilmente passerebbero alla storia. E quello che vale per le famiglie e per le comunità, vale per le nazioni. Non vi è ragione di credere che vi sia una legge per le famiglie e un'altra per le nazioni. La storia, allora, è la testimonianza di un'interruzione nel corso della natura. La forza dello spirito, essendo naturale, non è registrata nella storia.”

“La mia opera sarà compiuta, se riuscirò a convincere l'umana famiglia che ogni uomo o donna, per quanto fisicamente debole, e il difensore della propria libertà e del rispetto di sé. Questa difesa è valida, anche se tutto il mondo si schierasse contro il singolo resistente.”

11 novembre 2011

Messora, ti voglio bene

Ieri sera, come saprete, è andata in onda su Internet, Sky e televisioni locali, la seconda puntata del nuovo spettacolo di Santoro, “Servizio Pubblico”. Nel solito marasma di vari indignati, ha fatto la sua apparizione il gestore del blog Byoblu, uno dei maggiori blog informativi italiani, Claudio Messora. E per dire che? Per esporre quella parte del curriculum di Mr. Mario Monti che viene puntualmente trascurata nelle varie presentazioni in pompa magna che aleggiano nei media mainstream, in questi giorni. In pratica, Claudione ha informato coloro nascosti dietro il muro del Tg2 e de La Repubblica sulle frequentazioni Rockfelleriane e Bilderberghiane del salvatore della patria, il Gesù Cristo (con gli occhiali) italiano del 2011.

Bravo Claudio! TVB!

 

(tratto da Byoblu.it)

Lo chiamano complottismo. Io lo chiamo leggere, fare delle riflessioni e porre delle questioni. Forse basterebbe rispondere, per fugare qualsiasi dubbio, perché sia chiaro: non esiste solo il conflitto di interessi di Berlusconi.

Il giorno in cui leggerò di Commissione Trilaterale e di Gruppo Bilderberg sulle pagine del Corriere, dove anche stamattina perfino Stella riesce ad evitare la questione parlando della storia di Mario Monti, allora vi garantisco che mi tranquillizzerò. Perché a me gli strani ometti verdi che ingoiano topolini vivi non interessano. Se invece vogliamo far risolvere i nostri problemi a uno che potenzialmente rappresenta chi li ha creati, allora divento irrequieto.

Fare domande non è sufficiente. Vorremmo anche che non si evitassero le risposte. Chiediamo troppo?

10 novembre 2011

Ci sorridono i Monti

Montagne

Ok, il piccoletto dai capelli dipinti è andato, anche se ancora non ufficialmente. E qui proporrei un minuto di silenzio in vista del mortorio che si prefigura senza l’esilarante intrattenimento offerto dal comico preferito dagli italiani, ma che dico! dal mondo intero.

Ma basta con i sentimentalismi. Il nome che è stato imposto dal mondo delle banche e della finanza (dai badroni, insomma) per la fase di transizione è quello di Mario Monti.

Prendo da Wikipedia giusto un paio di frasi, tanto per far capire chi è costui:

“In economia Monti sostiene il mercato, le liberalizzazioni e il rigore dei conti pubblici […] È stato il primo presidente del "Bruegel", un think-tank, nato a Bruxelles nel 2005, composto e finanziato da 16 Stati membri dell'UE e 28 multinazionali.

È inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller[4] e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg[5]. Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs. Nel 2010, su incarico del Presidente della Commissione Europea Barroso, ha redatto un libro bianco (Rapporto sul futuro del mercato unico) contenente misure per il completamento del mercato unico europeo

Ovviamente, visto il curriculum (addirittura presidente europeo della Commissione Trilaterale!), lui e solo lui ha la fiducia dei mercati, che è un modo elegante che i zignori badroni hanno per dire “lui è uno dei nostri, un nostro sottoposto, e se non volete finire nella merda più completa vi conviene fare come diciamo noi”. Zì, badroni. Perchè noi non vogliamo mandare tutto a carte quarantotto… O sì?

Per chiudere, vorrei spezzare un Kit Kat a favore di Antonio Di Pietro, più volte contestato da vari siti di controinformazione (anche a ragione). Questa volta, però, è uno dei pochi ad avere centrato il punto, clamorosamente insieme ai leghisti. Il che, a pensarci, è quasi preoccupante…

Ecco le sue dichiarazioni:

“Si paventa un governo che risponde al sistema bancario, al sistema finanziario e addirittura a quello della speculazione. Non è il sistema degli interessi dei cittadini italiani che non sono fatti dalle banche. Bisogna distinguere la realtà dalla disinformazione che è ormai in mano al sistema bancario e finanziario”

07 novembre 2011

Obiettivi, aspettative, soggettività

“Che stress la pioggia! Non puoi fare nulla che ti inzuppi subito. Che stress…”
“Perchè tu vuoi rimanere asciutto”

Onora il momento, qualunque esso sia.

28 ottobre 2011

Fottetevi tutti, stronzi

not_important

Scusate se torno di nuovo sulla scomparsa di Marco Simoncelli, ma il suo è un episodio che mi porta ad avere diverse osservazioni libere, senza freni, sbattendomene altamente del vostro punto di vista, se vi piace quello che leggete, se non siete d’accordo, se vorreste riempirmi di epiteti irripetibili… Vi rispetto profondamente, ma qui, questo post, è libero come mai lo è stato nessun altro in questo blog.

Il Sic aveva, ed ha tuttora, 24 anni. Come me. E’ per questo che scrivo il post. E allora cosa è realmente vita e cosa è illusione? Quante situazioni, oggetti, persone, esperienze ci passano sotto il naso quotidianamente nella nostra indifferenza più assoluta? Serve veramente poco per essere persone degne di questo nome: non è necessario cambiare il mondo, non è necessario essere chissà chi o avere chissà cosa. Basta una semplicità quasi intimidatoria, una schiettezza genuina e una simpatia contagiosa. I pensieri complicati buttali fuori dalla finestra: non servono a te, a me, a tua madre, a nessuno. L’onestà e la sincerità pagano sempre. Sempre.

Il mondo può anche tranquillamente andare del tutto a escort di bassa categoria, dette a torto “puttane”, che non me ne può fregare di meno: non è necessario. E’ solo un passaggio nel nostro infinito cammino esistenziale, interrotto saltuariamente da quella straordinaria pseudo-illusione chiamata “morte”, il cui solo pensiero ha l’effetto positivo di farci godere meglio i singoli, infiniti istanti della nostra presenza qui. “Interrotto” non è nemmeno il termine esatto: la morte altro non è che una sorta di teletrasporto esistenziale, grazie al quale la nostra anima riprende piena coscienza di sè e della sua indivisibile unione con il resto dell’Esistenza, se già questa consapevolezza non la si fosse acquisita durante l’esperienza corporea, e se ne va da un’altra parte per proseguire il cammino evolutivo portando con sè tutti i ricordi di tutte le esperienze precedenti, secondo per secondo.

L’odio, le frustrazioni, i litigi, quei fottuti giudizi negativi che siamo abituati ad affibiare alla gente… che vadano affanculo. Non importano, non valgono niente: alla fine si va tutti via da qui e ci si rivede chissà dove e con chissà quale superiore consapevolezza su di noi, sulla vita. Mi fanno quasi pena tutti questi figli di puttana che cercano di controllare un infinitamente piccolo granello di sabbia, in un infinitamente piccolo sistema solare, di una infinitamente piccola galassia, dentro un infinitamente grande universo che non è il primo e non sarà l’ultimo ma è soltanto UN universo che esiste da miliardi di anni ed esisterà ancora per altri miliardi di anni. Tutto questo non ha senso. E’ giusto starci dietro, lottare per i diritti e blablabla, ma guai a prendere tutto davvero sul serio. Governo, banche, Illuminati, Gesuiti: aspettano solo di essere inglobati nella semplicità della vita, quella che non si pone problemi complessi e deprimenti semplicemente perchè è già oltre, perchè ha già capito che non c’è bisogno di istituzioni che hanno il solo scopo di controllare e limitare la libertà mentale dei sottoposti, per vivere bene. Cristo santo, pensa a tutti i divieti che hai nella testa! Pensa a quante piccole azioni non puoi fare, a quante piccole parole non puoi dire, perchè… perchè non si può. O meglio, perchè qualcuno ti ha inculcato nella testolina che non si può, che è sconveniente, che magari il bambino di 2 anni alto un metro e settanta che hai di fronte si offende e poi litigate. E allora?! Chi cazzo se ne frega?! Diglielo in faccia, apertamente: “Tanto sia io che te siamo destinati a lasciare questo minuscolo sassolino per andare chissà dove. Cosa cazzo stiamo qui a litigare per cosa?”

Se sapessi di avere soltanto 1 secondo di vita, avresti la forza di rompere il cazzo a qualcuno? Avresti il coraggio di pensare alla crisi internazionale, all’èlite globale, di trapanarti la depressione nell’animo? Io non credo proprio. Benissimo, hai soltanto 1 secondo di vita: VIVILO.

Manca maturità, in questo mondo. Sono tutti così frustrati che nessuno perde occasione per rompere i coglioni al prossimo, invece di capire l’inutilità del gesto e pensare a VIVERE. Prego ogni giorno perchè sempre più persone lo capiscano. E sono sicuro che arriverà il momento in cui ognuno di noi, piccoli rametti di un’infinitamente grande albero, arriveremo a quel punto e ci faremo una risata lunga da qui ad Alfa Centauri e ritorno. E sono anche sicuro che, essendo tutto collegato, le emozioni e le sensazioni scatenate in me dalle mie preghiere servono a questo. Non è una fottuta mania pseudo-religiosa, ma è un fatto scientifico.

Vivi, santo Dio, VIVI. Accetta tutto quanto ti succede, tutto quello che pensi, tutto quello che credi di essere. Accetta e basta. Pensalo, dillo, urlalo nella disperazione, grande momento in cui il nucleo dell’Esistenza (quello che viene inteso con il concetto di Dio, Verità, ecc.) ha la possibilità di entrare e darti un’energia che non ritenevi nemmeno esistente. E sai perchè entra? Perchè sei onesto con te stesso e perchè in quel momento il concetto di “te stesso” diventa molto meno definito, molto più fumoso, lasciando spazio a tutto il resto. Non ti è mai capitato? A me sì. Pensavo di essere arrivato chissà dove, di essere forte e inattaccabile e di dover vivere in un certo modo che si accordasse ai miei pensieri, ma non avendo il coraggio di farlo. E ciò mi tormentava e mi ha tormentato per tanto tempo. Fino a che, una sera prima di addormentarmi, non sono crollato e ho ammesso, in una piccola crisi di nervi, di essere debole, fragile e addirittura inadeguato in certe situazioni del quotidiano. Solo che a differenza dell’autocommiserazione, la sensazione che ho provato è stata di liberazione, di leggerezza e di gran gioia. Sono più in pace con me stesso, qualunque cosa significhi: non ho pensato “sono debole e vorrei tanto non esserlo”: ho soltanto pensato e detto “sono debole”. Punto. E ho accettato il fatto, semplicemente. Beh, non avete idea: ero immerso nelle mie emozioni, come non le avevo mai provate, eppure non ero coinvolto in esse. Le avevo trascese. E’ stato straordinario e il solo fatto di ammettere e, soprattutto, di accettare la mia debolezza mi ha reso più forte, me l’ha fatta trascendere pur vivendola come mai prima. E accettare non significa arrendersi, occhio: significa prendere atto pienamente di qualcosa e poi farci quello che si crede, avendola trascesa. Non è fuggire e non è lottare: è VIVERE.

Purtroppo fatichiamo ad imparare questa lezione, e anch’io non mi illudo di essere arrivato chissà dove: già fatto, già capito l’errore. Comunque sia tutti la imparano quando sono pronti: non un momento prima e non uno dopo. L’Esistenza lavora così. L’Esistenza è a tua disposizione, sempre. L’unico motivo per cui siamo qui è per imparare ad evolvere, per ricordare, per essere più completi. Ogni singolo fatto che ti accade, ogni singolo pensiero, ogni singola parola, ogni singola azione ha solo e soltanto questo scopo: farti evolvere. Per un po’ di tempo hai bisogno della paura, in modo da poter scegliere di liberarti di essa (accettandola): per un po’ hai bisogno dell’odio, del disprezzo, della depressione per riuscire a liberartene. E’ il bello dei paradossi, di cui avevo già parlato. E’ il bello del Tutto.

Ma noi no… noi non lo capiamo: non riusciamo a vedere l’ovvio sotto il nostro naso ogni singolo eterno momento. Sapete qual è il più grande trucco usato da questa società per riuscire ad avere il vostro tacito consenso alle atrocità più bastarde e ai soprusi più iniqui? E’ un trucco infido e sottile, ma che funziona maledettamente bene: farvi credere che abbia chissà quale importanza. Dirottare la vostra vita, i vostri pensieri e le vostre emozioni dall’esistenza e dalla sua intrinseca meravigliosa bellezza alla crisi economica, agli immigrati, agli omicidi, al Papa e altre amenità simili. Ma ehi, è il tuo ultimo secondo qui! Chissenefrega!! Poveri pazzi frustrati, con un ego grande quanto il Pacifico e un inestricabile complesso di inferiorità, che ti devono sbattere in faccia una marea di stronzate per distoglierti dal Tutto. Ma il problema non sono neanche loro, no: SEI TU. Tu che dai loro importanza; tu che ti sbatti per la crisi; tu che sbraiti e ti fai cattivo sangue non appena il Sacconi di turno mette il suo simpaticissimo faccione nella tua televisione; tu che ti arrendi; tu che scappi; tu che guardi a una lucertola e la vedi come un enorme drago sputafuoco.

It’s just a ride, maledizione!

Sono super-mega-ultra convinto che se si tornasse a vivere davvero, a onorare il momento qualunque esso sia, il 99% dei problemi del mondo, che ora sembrano grandi cento volte Godzilla, di colpo ci apparirebbero per come sono in realtà: minchiate. Io, essere eterno intento a compiere un infinito cammino evolutivo, passo qui 50, 60, 80 anni: in un mondo che ne ha qualche miliardo: su un pianeta che è solamente un piccolo, minuscolo, infinitamente microscopico granello di sabbia: in un universo che ha ancora più miliardi di anni alle spalle e chissà quanti davanti: circondato da una bellezza da lasciare spalancata la mascella per mesi e mesi: con mille sentimenti e sensazioni straordinarie, da godere ogni singolo istante: vivendo migliaia di esperienze belle al limite della commozione. E io devo preoccuparmi seriamente dei Rothschild? Devo stare male pensando che “cazzo, c’è la crisi! Non ho un fottuto lavoro, non vedrò mai la pensione e, oh, stiamo andando ancora peggio”? E poi, uè, gli Illuminati, i Gesuiti, il vero potere, oh!!

Se pensassimo di più a vivere, andremmo in milioni in piazza a Milano, Roma, Washington, New York, Londra, Madrid, Tokyo, Bruxelles, Parigi, Berlino, Mumbasa, Johannesburg, Rio, Santiago: entreremmo nei palazzi del “potere”, prenderemmo questi poveri stolti e li abbracceremmo, dicendo loro “Dai, non è colpa vostra. NOI vi abbiamo dato importanza perchè eravamo convintissimi che i problemi fossero estremamente rilevanti. Ma ora ci siamo accorti che non è così e voi, con le vostre regole, i vostri condizionamenti e i vostri ordini non avete più potere su di noi. Scusateci ma… sapete com’è, ci siamo evoluti”.

Sarebbe un mondo meraviglioso, un Paradiso in Terra. E quello che mi preme dire è che si può fare, porca troia! Non è un’utopia e basta. Chiunque pensi che non sia possibile realizzare (quello che per ora è) un sogno del genere, si ricreda: abbiamo tutti da guadagnarne.

C’è molta frustrazione, in giro. E continuare a reagire a questi moloch farlocchi con rabbia, rassegnazione, tristezza e con il pensiero che non c’è via d’uscita, che andrà sempre peggio… Agire così non fa altro che aumentare la frustrazione presente nel Campo che ci collega tutti fra di noi e con l’Esistenza. Abbiamo (quasi) completamente perso di vista ciò che è davvero importante nella vita e ci siamo lasciati abbindolare da quattro stronzi spacciatori di falsi problemi, ai quali noi abbiamo creduto ciecamente e continuiamo a farlo inconsapevolmente.

Si è resa necessaria, per me, la morte di un mio coetaneo per farmi esprimere questi pensieri senza freni, magari un po’ confusi ma, cazzo, è così. Il suo esempio di comportamento mi ha colpito molto e devo ammettere che la sua dipartita da questa esperienza mi ha fatto molto più dispiacere di quella di Jobs o anche di Michael Jackson. Il Sic è stato uno straordinario esempio di semplicità e di voglia di vivere e il fatto di andarsene alla mia età mi ha indotto a riflettere sull’importanza che tutti diamo alle cose.

E il discorso del “carpe diem” non è inteso, come a mio avviso erroneamente si pensa, nel senso del “ogni momento potrebbe essere l’ultimo: vado a fare paracadutismo, vado a scoparmi due lesbiche vergini” e ragionamenti così. Non è l’andare a fare qualcosa di estremamente emozionante, che mai si è fatto prima ma che si è sempre desiderato vivere. Non mi riferisco a questo. Intendo dire di godersi ogni momento come se fosse l’ultimo (o il penultimo), qualunque cosa stiamo facendo, qualunque pensiero stiamo avendo, qualunque parola stiamo dicendo, qualunque emozione stiamo provando, qualunque sensazione stiamo sentendo. Onorare il momento. E’ l’unico modo per tornare a vivere davvero e per tornare a dare la giusta importanza alle giuste cose della vita. Per liberarci.

Ciao Marco: sei stato e sei ancora un grande. Grazie. Siamo solo noi.

Stavolta non è il testo della canzone che importa. Infatti, come sapete, di solito lo riporto sempre. Qui, ascoltate le emozioni che vi dà il suono. Stop.