"Non puoi parlare di cose inutili 24 ore su 24, perchè, poi, ci sarà caos nelle strade, cosa che sta già avvenendo, perchè le persone sono frustrate dal non sentire confermata la loro voce della ragione. Ognuno di noi ha una voce della ragione che ci dice "Questa è una merda! Quello che sto guardando è una merda!" e i media non confermano la nostra voce. Quindi, dopo un po' di tempo, le persone iniziano a pensare di essere pazze. Ecco perchè non mi piacciono i grandi media.” Bill Hicks, 1993.
26 novembre 2012
Lotta di scimmie cerebrolese (senza offesa per le vere scimmie cerebrolese)
Tutto per qualche sconto su apparecchi hi-tech…
17 novembre 2012
Il terrorismo del 3° millennio: in giacca e cravatta
Mario, Mario, Mario Monti…
(tratto da Byoblu.com)
Per quale squadra sta giocando, Monti, la nostra partita?
Quando, esattamente un anno fa, Monti si insediò a Palazzo Chigi, l'unica visione che si era autorizzati ad averne era quella dell'urgenza e della necessità. Lo spread era schizzato allo stelle, i giornali all'unisono titolavano "fate presto!", l'opinione pubblica era annichilita. Chiunque, mantenendo la calma, si permetteva di "continuare a ragionare" era visto come un pazzo, e sostenere che qualcosa non andava era il modo migliore per farsi isolare come un pericoloso criminale nemico del Paese. Tutt'al più, come il peggiore complottista del secolo (vedi articolo di Pierluigi Battista sul Corriere).
Eppure, bastava fare quattro ricerche online, incrociare un po' di dati, scaricare qualche documento per rendersi conto che qualcosa stava succedendo, e non era qualcosa di buono per la lunga e travagliata evoluzione delle forme di governo che dal cosiddetto "ancien régime" aveva portato alle grandi democrazie liberali. Qualcuno aveva giocato sporco. Grandi banche come la Deutsche Bank avevano venduto miliardi di titoli di stato italiani, alzando alle stelle i tassi di interesse. Negli ambienti finanziari circolava voce che dietro al bombardamento speculativo ci fosse Goldman Sachs. Un signore sconosciuto alle masse di elettori era stato nominato Senatore a vita e Presidente del Consiglio dalla sera alla mattina. Un altro Senatore, Massimo Garavaglia, rivelò in seguito che una delegazione della Troika, in avanscoperta, aveva precettato ogni singolo parlamentare, costringendolo a dare il suo sostegno a un nuovo Governo che non solo non si era ancora formato, ma che non avrebbe neppure potuto essere in discussione, dato che formalmente era ancora in carico quello di Silvio Berlusconi e le consultazioni con il Presidente della Repubblica non avrebbero dunque potuto essere mai state avviate. Era una nuova marcia su Roma, che avrebbe trasformato il Parlamento in quella nuova "Aula sorda e grigia" che per lungo tempo avrebbe votato qualsiasi cosa, schiacciata tra la paura di perdere tutto e un'opinione pubblica che le avrebbe attribuito la responsabilità di tutti i mali, anche di quelli che avevano origini lontane.
E chi era mai questo Monti, proclamato salvatore della patria da un Presidente della Repubblica che si stava comportando come Vittorio Emanuele III, quando su mandato della finanza e delle élite svuotò il Parlamento di ogni sua efficacia, manovrando segretamente per la firma del Patto di Londra e violentando la sua vocazione non interventista per condurre il Paese dritto nella Prima Guerra Mondiale? Era espressione dello stesso potere che aveva impedito il referendum in Grecia, rovesciando il Governo e ponendolo sotto la dittatura della Troika, e che aveva speronato e poi abbordato anche l'Italia, prendendone il comando per realizzare le sue politiche neoliberiste, che passavano per la costruzione degli Stati Uniti d'Europa e per il processo di deindustrializzazione italiano iniziato alla fine degli anni '80.
Burocrate europeo di lunga data, membro dell'unica Commissione Europea costretta alle dimissioni in blocco perchè nessuno dei commissari "poteva non sapere", e soprattutto triumviro della Commissione Trilaterale, la potente organizzazione privata americana nata per volontà di Rockefeller con lo scopo preciso di superare le lungaggini delle democrazie parlamentari, perché (documenti alla mano) "le uniche democrazia che funzionano sono quelle dove la maggioranza del popolo rimane in apnea, ai margini del dibattito politico", Mario Monti era il potentissimo rappresentante europeo delle lobby americane che aveva lo scopo preciso di costruire gli Stati Uniti d'Europa. Non era un obiettivo secondario, ma una vera e propria missione cui Monti è stato devotamente dedicato per anni ("committed", come campeggiava in inglese sul suo curriculum).
Il modello doveva "orecchiare" quello degli Stati Uniti d'America, tuttavia con una differenza sostanziale: mentre gli Stati Uniti d'America si erano costituiti dal basso, con una rivolta fiscale nei confronti della madre patria che aveva condotto prima di tutto alla rivoluzione, e poi a una serie interminabile di confronti tra i vari stati per decidere della forma di Governo più opportuna, della struttura bicamerale e della composizione stessa delle camere, attraverso una accesissima sequela di scontri che portarono, secondo un processo eminentemente democratico, al famoso "compromesso del Connecticut", il progetto degli Stati Uniti d'Europa è sempre stata un'aspirazione elitaria, portata avanti all'insaputa dei popoli europei e spesso contro il loro stesso volere, come dimostra la lunga sequenza di referendum mai indetti, o che hanno avuto esito negativo oppure che, addirittura, sono stati fatti rifare fino a quando il responso non è stato quello voluto.
Perché? Nelle parole dello stesso presidente del Consiglio si possono scorgere alcune chiavi di lettura. In un incontro tenutosi all'ambasciata italiana di Washington, nello scorso febbraio, Monti ha detto esplicitamente che "Le imprese americane, soprattutto le grandi, sono state sempre tra i fattori di spinta dell’integrazione europea, per il loro vantaggio materiale". Ed essendo la Commissione Trilaterale una potente rappresentanza proprio delle lobby americane, si comprende come la missione di Monti, alla Trilaterale, dovesse proprio essere quella di lavorare affinché si pervenisse celermente alla costituzione degli Stati Uniti d'Europa. Un obiettivo perseguito non in nome del popolo italiano, al quale la sua attuale carica di capo dell'esecutivo lo legherebbe, ma in nome di organizzazioni economico-finanziario-industriali di un altro continente.
Ma come è possibile forzare stati sovrani, che hanno alle spalle una tradizione secolare di autonomie e tratti identitari? La seconda, rilevante chiave di lettura arriva ancora dallo stesso Presidente del Consiglio, che in una conferenza tenuta all'Università Luiss Guido Carli, rivela:
« Nei momenti di crisi più acuta: progressi più sensibili. Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. […] Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce rimane un sedimento, perché si sono messi in opera istituzioni, leggi eccetera per cui non è pienamente reversibile. »
Nel video, che ho presentato durante la puntata di venerdì scorso dell'Ultima Parola, Monti afferma di avere una vera e propria "distorsione", in relazione al modo in cui si devono creare le condizioni per la costituzione degli Stati Uniti d'Europa. La sua distorsione arriva con tutta evidenza dal progetto che persegue da anni per conto dei potenti ambienti economico-finanziari e commerciali (ivi comprese le cariche in Goldman Sachs, Moody's, i think tank come Bruegel, gli Aspen Institute, i Forum Ambrosetti, i vari Council di cui è membro, ma soprattutto la Commissione Trilaterale): l'unificazione delle interlocuzioni politiche e commerciali per conto delle lobby americane, ovvero la costruzione dell'Europa politica unificata, da attuarsi mediante lo smantellamento delle sovranità nazionali indotto da una profonda, irrisolta e possibilmente irrisolvibile crisi economica.
Se il progetto è questo, si capisce perché si devono fare manovre finanziarie peggiorative o neutre, inseguendo un modello di austerity incomprensibile che, secondo molti economisti - soprattutto all'estero - rappresentano l'estrema unzione per le economie nazionali: "Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti". Monti, in nome e per conto di quell'1% elitario che gli ha affidato il mandato, ha bisogno di un permanente e profondo stato di crisi, come condizione necessaria perché quei popoli, che hanno sempre detto no agli Stati Uniti d'Europa, quei popoli che invece dovrebbero stare in apnea, ai margini del dibattito politico e non disturbare il manovratore con la loro pretesa di sovranità, assegnata loro da una Costituzione troppo "socialista" e da smantellare nel segno della nuova lotta di classe del terzo millennio, possano finalmente non solo acconsentire, ma chiedere a gran voce che si faccia qualcosa e che si faccia presto, non importa cosa e non importa come, perché rinuncino cioè alla loro storia e ai diritti conquistati nella seconda metà del secolo scorso per farsi capitale umano "cheap" e disponibile per la delocalizzazione della produzione intercontinentale. Da qui lo smantellamento dei diritti e l'unica forma di svalutazione possibile, essendo venuta a mancare quella monetaria: quella dei salari.
E' per questo che pianse, la Fornero, quando nei primi giorni dopo il suo incarico mise mano allo stato sociale faticosamente costruito e guadagnato dai nostri nonni? Io credo di sì, credo che fosse per questo. Ma un anno fa, quando andai a Matrix insieme a Paolo - che ancora non conoscevo bene -, non potevo sapere che sarebbe stato ancora peggio di quanto, faticosamente, la mia ricostruzione di quei giorni avesse pure in maniera inquietante prospettato. Avevo tra le mani una pagina di un libro di storia, scritta di mio pugno, che sarebbe stata pubblicata solo molto tempo dopo. Non potevo ancora sapere di essere un contemporaneo che, per una strana ed irripetibile configurazione della rete, aveva gettato lo sguardo oltre la siepe, o allungato il collo fuori dalla scatola nera, 'Out of the box', come si potrebbe dire usando una metafora cara alla filosofia del pensiero laterale.
13 novembre 2012
Scuotitelo di dosso
Dopo un mese e spiccioli di totale assenza dalla scena del blog e da quella di Twitter, torno a scrivere qui e vi propongo una bella canzone di una bella ragazza conosciuta meglio come Florence and The Machine. Ci sta. Per quanto mi riguarda personalmente, ci sta. Basta mettere il maschile al posto del femminile ove necessario, e per me personalmente ci sta. Buon ascolto!
Florence + The Machine – Shake It Out
Scuotilo
I rimpianti si radunano come vecchi amici
Qui per riportare in vita i tuoi momenti più bui
Non vedo alcun modo, non vedo alcun modo
E tutti i demoni vengono fuori a giocare
E ogni demone vuole la sua libbra di carne
Ma mi piace tenere alcune cose per me stessa
Mi piace tenere a bada i miei problemi
È sempre più buio prima dell’alba
E sono stata una sciocca e sono stata cieca
Non potrò mai lasciarmi il passato alle spalle
Non vedo alcun modo, non vedo alcun modo
Mi trascino sempre quel cavallo in giro
E il nostro amore è al pascolo, un suono così luttuoso
Stanotte, seppellirò quel cavallo nel terreno
Mi piace tenere a bada i miei problemi
È sempre più buio prima dell’alba
Scuotilo, scuotilo, scuotilo, scuotilo
Scuotilo, scuotilo, scuotilo, scuotilo
Ed è difficile ballare con un diavolo sulle spalle
Allora scuotitelo di dosso
Ho chiuso con il mio cuore sgradevole
Perciò stanotte lo taglierò fuori e poi ricomincerò
Perché mi piace tenere a bada i miei problemi
È sempre più buio prima dell’alba
Scuotilo, scuotilo, scuotilo, scuotilo
Scuotilo, scuotilo, scuotilo, scuotilo
Ed è difficile ballare con un diavolo sulle spalle
Allora scuotitelo di dosso
E data anche solo mezza possibilità, ne otterrei qualcosa in cambio?
È un casino definitivo ma mi ha lasciato così vuota
È sempre più buio prima dell’alba
Oh woah, oh woah…
E sono fregata se lo faccio, e sono fregata se non lo faccio
Perciò sono qui a bere al buio alla fine della mia strada
E sono pronta a soffrire e sono pronta a sperare
È un sparo nel buio e va dritto alla mia gola
Perché sono alla ricerca del paradiso, e ho trovato il diavolo in me
Sono alla ricerca del paradiso, ho trovato il diavolo in me
Beh, che diavolo!, lascerò che mi succeda
Scuotilo, scuotilo, scuotilo, scuotilo
Scuotilo, scuotilo, scuotilo, scuotilo
Ed è difficile ballare con un diavolo sulle spalle
Allora scuotitelo di dosso
Scuotilo, scuotilo, scuotilo, scuotilo
Scuotilo, scuotilo, scuotilo, scuotilo
Ed è difficile ballare con un diavolo sulle spalle
Allora scuotitelo di dosso
(traduzione presa da TestiTradotti.wikitesti.com e leggermente corretta)
28 settembre 2012
Realtà reale e sogno illusorio. Sicuri?
Ieri sera ho (ri)visto il film “Inception”. Non tutto, solo dei pezzettini ogni tanto. Per chi non l’avesse mai sentito, è un film dell’anglofono europeo Christopher Nolan (lo stesso di Memento e degli ultimi tre Batman, tra gli altri) con il “titanico” Leonardo Di Caprio che interpreta il capo di una banda che entra nei sogni di alcune determinate persone per estrarre delle informazioni segrete nascoste nelle loro menti. Mi fermo qua perchè il resto è abbastanza complicato e non c’entra una mazza con quello che voglio dire.
In ogni caso, mi ha dato da pensare una frase. Scena: Di Caprio e la giovane ragazza, nuovo architetto della squadra (in pratica quella che progetta l’ambientazione del sogno), sono seduti fuori un bistrot di Parigi e parlano di varie cose inerenti i sogni, quando il biondino le chiede se riesce a ricordarsi come ha fatto ad arrivare lì, fuori dal baretto. Lei rimane di stucco, senza parole, e allora capisce di trovarsi in un sogno proprio perchè nei sogni non sai come hai fatto ad arrivare: sai solo che ci sei, sei lì, in quella situazione, qualunque essa sia.
Bam! Rimango folgorato e inizio a rimestare delle considerazioni oniriche ingerenti. Ripenso ad alcuni sogni che ho fatto nella mia vita, alle emozioni e alle sensazioni provate, e più ci penso, più mi accorgo che non ho la prova definitiva per poter concludere che questa sia la realtà e quelli “solo” dei sogni. Provo a spiegarmi meglio.
Tra le braccia di Morfeo, non si tratta soltanto di un’illusione, di qualcosa di non-reale: le emozioni sperimentabili in sogno sono forti, intense e vere almeno tanto quanto lo sono quelle vivibili qui. Mentre sogniamo noi siamo lì, in toto nel sogno: ne percepiamo l’ambiente, denso quanto quello reale, gli odori, i sapori; lo vediamo, lo sentiamo, ne siamo completamente immersi per quanto strano esso possa sembrare. Non solo riusciamo a percepirlo sul piano “fisico” ma anche su quello emozionale: amore, paura, gioia, frustrazione sono tutte presenti e chiaramente esperibili come lo sono nella realtà, se non addirittura a livelli superiori di intensità. Io ricordo distintamente un sogno di qualche anno fa nel quale, non so come, ero estremamente innamorato di una ragazza e ci trovavamo, mano nella mano, seduti su una panchina della stazione dei treni, con un bel sole del tardo pomeriggio estivo di fronte. Bene, l’emozione di quell’amore è stata la più intensa che abbia mai provato nella mia vita: qui, nel mondo reale, non ne ho mai vissuta una di quel livello, e la mattina dopo il sogno ero praticamente al settimo cielo, gioioso per aver provato una meravigliosa forza simile. Era reale: il mio corpo e la mia mente continuavano a vivere con quell’incredibile emozione dentro e la cosa è andata avanti alcuni giorni. Anche ora che lo sto scrivendo mi sembra di essere ancora là, su quella panchina, a rivivere in quella bellezza.
Oltre ad influenzare il piano emozionale reale, i sogni toccano anche quello fisico reale. Mi rivolgo specialmente ai maschietti, ma penso sia capitato anche a qualche rappresentante del gentil sesso. Non avete mai provato ad avere un sogno a sfondo erotico piuttosto intenso e di risvegliarvi nel momento esatto in cui state avendo un orgasmo? Nel mondo reale, intendo. Io sì, un paio di volte, e non è stato bello come si potrebbe pensare.
In pratica la mente crea un intero universo tridimensionale dal nulla, inserisce il suo avatar (noi), il quale non si accorge di stare vivendo una sua inconscia creazione, e ne fa esperienza piena ad un livello tale da “intaccare” anche il corpo e le emozioni della realtà.
Non dovrebbero esserci dubbi, in teoria: di notte sono solo sogni, il resto è reale. Eppure non riesco a trovare il fattore esclusivo della realtà (o del sogno), che ha solo lei (o lui) e che mi permetta di distinguerla (o distinguerlo) chiaramente dal sogno (o dalla realtà), quello che mi permetta di dire che la realtà è reale e il sogno è illusorio. La densità dell’esperienza dell’ambiente tridimensionale è la stessa in entrambi i casi: l’intensità fisica ed emozionale pure, se non addirittura superiore nel sogno: lo spazio c’è in entrambi: il tempo pure, in quanto a cambiare è solo la durata (il sogno è breve, la vita “vera” è leggermentissimamente più lunga).
Però però però, manca qualcosa. Manca la caratteristica primaria del sogno, quella tipica per definizione, quella che anche, e forse soprattutto, un bambino rompicazzo delle elementari associa al concetto di “sogno”: si può fare quello che si vuole. Nel sogno il mondo intorno a noi cambia che è un piacere, riusciamo a giocarci in infiniti modi, consci o inconsci, limitati solo dalla nostra immaginazione e dalla capacità di realizzare di stare sognando (il cosiddetto “sogno consapevole”). Il momento prima posso essere in una grigia megalopoli all’alba e l’attimo dopo mi ritrovo a combattere contro Pikachu sotto il pino di casa (ebbene sì: ho sognato anche questo, tanti anni fa. Chi ha vinto? Non lo so: il sogno è finito prima. Quindi significa che ho un conto aperto con Pikachu?).
In teoria dovrebbe essere questa la prerogativa finale del sogno, quella che consente di porre la realtà ad un piano superiore di… realtà rispetto al sogno. Giusto? Mmm, so mica… Se è vero che nella realtà non si può di punto in bianco dire “Adesso volo” e poi effettivamente ritrovarsi accanto ad un Boeing, è altrettanto vero che la realtà è comunque alterabile grazie al pensiero. E’ soltanto più complicato rispetto al sogno, ma è comunque vero. Riporto la mia ultima esperienza in materia e le “coincidenze” che la caratterizzano.
Un mese fa circa sono andato al cinema a vedere l’ultimo Batman di Nolan, “Il cavaliere oscuro – il ritorno”, e già qua dovreste capire qualcosa. Tornate a leggere l’inizio del post: c’è un po’ di ridondanza, neh? Comunque, l’ultimo film su Batman, ok. Esco dal cinema soddisfatto dall’aver visto un bel film, spettacolare al punto giusto, senza abuso di effetti speciali, una bella trama eccetera. Bello, mi è piaciuto, insomma. Qualche giorno dopo parto per una breve vacanza (quest’anno è andata di culo) e, come è giusto che sia, tutto il resto al di fuori della vacanza viene spedito in uno scatolone polveroso in soffitta nella mente. Al ritorno, però, essa ovviamente riprende a pieno regime le sue solite attività e il ricordo torna anche a Batman. Trovo i bluray dei primi due film a pochi euri e li prendo. “Cià, rivediamo ‘Batman Begins’ che non me lo ricordo neanche molto”. Bello, un degno inizio di una degnissima trilogia. Un paio di giorni dopo, “Cià, visto che sono preso bene, e che l’ho comprato, mettiamo su ‘Il cavaliere oscuro’ che c’è il Joker che è un figo”. “Stupendo, un film meraviglioso con una gran bella trama, un po’ poliziesco, un po’ (ma non molto) super-eroico e un po’ filosofico/metafisico dato lo scontro tra Batman (l’ordine) e Joker (il caos). Certe sfumature non me le ricordavo. E’ il Begins al quadrato: hanno voluto espandere il primo e osare, ottenendo un risultato incredibile. E vogliamo parlare di Heath Ledger e del suo Joker? Nettamente la migliore rappresentazione del Matto che abbia mai visto: psico-sociopatico da maledetto, infido e bastardo come mai prima, non sai mai cosa aspettarti da lui. Proprio il Joker che mi piace un casino: poco pagliaccio e molto cazzuto. E’ sempre stato uno dei miei personaggi preferiti dei fumetti/cartoni animati (il preferito dei cattivi) e qui è nella sua forma migliore”. Come avrete intuito, la mia scimmia per la trilogia di Batman diretta da Nolan, e per Joker in particolare, è proseguita in un continuo crescendo. Sono andato addirittura a riguardarmi il primo Batman di Tim Burton, che non vedevo più da eoni, giusto per richiamare alla mente il Joker di Jack Nicholson e compararlo con quello di Ledger (molto diversi. Io preferisco il secondo).
“Ok ma tutto questo che ‘zzo c’entra con i sogni, la realtà e il resto di cui stavi parlando prima di delirare per un cretino con un costume da carnevale?” C’entra, c’entra: è qui che arriva il bello. Da quando mi sono impuntato positivamente su Batman, me lo “ritrovo” ovunque. Giusto un paio di esempi: vado in un negozio di elettronica e sono lì che mi faccio i fatti miei, bello beato, quando origlio le parole di una coppietta lì vicina. Indovinate di cosa parlavano? Del paragone tra il Joker di Nicholson e quello di Ledger! Vado a vedere Prometheus (carino, ma niente di straordinario) e tra primo e secondo tempo i due vicino a me di cosa parlano? Del “Cavaliere oscuro” e “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”, dicendo che il primo è più bello perchè c’è Joker. Ieri ho visto che in prima tv c’era Inception, dello stesso regista e con metà del cast dell’ultimo Batman. Stamattina apro il sito Memebase.com, nel quale gli utenti caricano foto con delle didascalie divertenti, i “meme”, sui fenomeni del momento, e mi imbatto in queste due immagini (non una, due!):
(link: http://cheezburger.com/6613327360. Caricato, al momento in cui scrivo, 17 ore fa, quindi intorno alle 23 del 27 settembre)
(link: http://cheezburger.com/6592551936. Caricato, al momento in cui scrivo, 19 ore fa, quindi intorno alle 21 del 27 settembre)
Notare, in aggiunta, che “Il cavaliere oscuro” è uscito nel 2008: quindi proprio nuovissimo non è, non per i tempi di Internet nei quali parlano tutti di te per qualche settimana o, se va proprio bene, per qualche mese prima di finire improvvisamente nel dimenticatoio. A tal proposito, ecco un meme:
(non è fondamentale, ma per completezza specifico anche qua. Link: http://cheezburger.com/6608555264. Caricato due giorni fa, quindi il 26 settembre)
Ci sono altri episodi che ora non mi vengono in mente, ma fatto sta che ‘sto cazzo di Batman e quello che ci gira intorno ormai me lo ritrovo ovunque.
E questo è solo l’ultimo esempio di un fenomeno che noto ormai da circa 3 anni, più o meno da quando è iniziata la mia “seconda vita” in ambito spirituale. Sicuramente accadeva anche prima, ma non ci facevo caso. Altri esempi che ricordo bene sono: periodo “infatuazione possente per Bill Hicks” (fine 2008-inizio 2009: proprio in quel periodo, dopo più di 15 anni dalla cancellazione della sua performance al Letterman Show, proprio David Letterman invita in studio la madre di Bill e viene mostrata per la prima volta in assoluto la clip incriminata, che poi ho tradotto); periodo “Jimi Hendrix” (ovunque giro vedo i suoi video musicali. Quando poi l’esplosione iniziale di “amore estremo”, metà-fine 2009, è passata, anche la frequenza di visione “casuale” dei suoi video è diminuita fino quasi a sparire); periodo “Matrix” (citazioni in ogniddòve); periodo “separazione genitori” (fine 2010: ci sono rimasto talmente male… Per qualche mese, improvvisamente, quasi non passava giorno senza che venisse fuori la notizia di una separazione in paese o nelle zone circostanti, tra amici, amici di amici, conoscenti e amici di conoscenti, tanto che anche in famiglia ci meravigliavamo della straordinaria ascesa dei casi. Inutile dire che ora, di separazioni, nè io nè la mia famiglia sentiamo più nulla).
So che può sembrare assurdo e anche ai limiti della presunzione egocentrica, in un certo senso, ma è accaduto veramente e sta accadendo ancora. Sono sicuro che, se ci fate caso, noterete anche voi dei periodi “particolari” nella vostra vita quotidiana. Non è strettamente il singolo avvenimento in sè ad essere interessante, quanto il fatto che tu lo vedi/lo senti/lo vivi proprio in un determinato momento, al momento “giusto”. L’avvenimento accade e va bene, ma il bello è che tu, “incidentalmente”, ne vieni a conoscenza proprio nel periodo “migliore”.
Tornando al discorso principale, tutto questo è per dire che anche la realtà, al pari del sogno, è modificabile, influenzabile. Sicuramente in maniera minore, ma tant’è: nemmeno la modifica del mondo circostante è un fatto esclusivo del sogno e dunque, essendo anch’esso in comune con la realtà, non è decisivo nel distinguere nettamente la realtà come “reale” e il sogno come “illusione”. Tutti i fattori sono presenti, con intensità diverse, sia nella realtà che nel sogno: spazio, tempo, corpo, emozioni, pensieri, mente, modifica del mondo circostante.
Ma ne manca ancora uno, e cioè quello della frase di Di Caprio: nel sogno, non ci si ricorda di come si è arrivati in nella situazione in cui ci si trova. Beh pensandoci un nanosecondo, voi vi ricordate come avete fatto ad essere qui? Vi ricordate come siete nati? O quando eravate nel caldo e sicuro pancione di vostra mamma? Anche nella realtà, quindi, ci ritroviamo in una grande situazione, chiamata “vita”, senza ricordarsi di come abbiamo fatto ad arrivarci. Dunque, realtà e sogno hanno anche questo in comune.
Quindi, al momento attuale, non ho prove provate per differenziare una volta per tutte realtà e sogno: la conclusione attuale è che siano entrambi reali o entrambi illusori, scegliete voi. Una è più lunga, l’altro più breve.
Spero di essermi espresso in maniera intelligibile e di aver provocato anche qualche risata. D’altronde, quando si parla di sogni, non è improbabile che escano fuori delle scene epiche… Il mio invito è: provateci anche voi. Non è difficile: andate fuori di testa in positivo per qualcosa, dalle figurine delle Winx (no, stavolta io non c’entro) alla pace nel mondo, e notate cosa accade intorno a voi, quali esperienze/”coincidenze” attirate nel vostro quotidiano e godetevi lo show. Siete ancora sicuri che la realtà sia una cosa e il sogno un’altra?
Detto questo, fate come cazzo vi pare ;-)
Pace.
26 settembre 2012
Occupazione
Buongiorno,
vorrei chiederVi un aiuto, perchè il nostro caso merita un'attenzione mediatica che non abbiamo purtroppo ancora avuto.
Siamo in occupazione da 86 notti dormendo in un cantiere, che non ha nè luce, acqua e gas, nè porte e finestre.
La nostra avventura comincia nel 2005 quando abbiamo avuto la "sfortuna" di partecipare ad un bando del Comune di Ravenna, per un progetto che prevedeva la realizzazione di case in autocostruzione, ed abbiamo soprattutto avuto la sfortuna di entrare nella graduatoria che ci includeva in tale progetto.
Dal 2006 al 2009 abbiamo tutti noi (14 famiglie) lavorato tutti i fine settimana e tutte le nostre ferie nel cantiere, perchè alla fine quelle case sarebbero diventate le nostre.
Preciso a scanso di equivoci che questo progetto non prevedeva sovvenzioni pubbliche, non abbiamo ricevuto aiuti o regali da nessuno, l'unico impegno dell'Amministrazione comunale, che ci ha venduto l'usufrutto del terreno su cui abbiamo realizzato il cantiere, era di "sovrintendere coordinare e vigilare in tutte le fasi la corretta attuazione del progetto" come si legge dal protocollo d'intesa stipulato con Alisei (ditta individuata dal Comune stesso per assistere noi autocostruttori dal punto di vista tecnico, che doveva gestire il cantiere e fornire le maestranze) e firmato dall'allora Sindaco, ed oggi senatore, Vidmer Mercatali.
Nel 2009, a luglio, la società Alisei non è più reperibile, improvvisamente stacca i telefoni e non risponde più alle nostre richieste e comunicazioni, pochi mesi più tardi dichiarerà fallimento.
Da allora abbiamo cominciato a incontrare Assessori e Sindaco, chiedendo loro di assumersi la responsabilità di portare a termine un progetto che aveva fortemente voluto e che vedeva il Comune come soggetto coinvolto.
Per 3 anni abbiamo aspettato e creduto alle loro parole, poi il 26 giugno scorso, dopo avere ricevuto dalla Banca (Etica) una lettera in cui ci veniva intimato di restituire il credito finanziario messoci a nostra disposizione (1.288.000 €) entro 8 giorni lavorativi, abbiamo smesso di temporeggiare, palesando la nostra situazione di disagio e di completa mancanza di diritti e di tutela legale.
Abbiamo mandato migliaia di lettere (mail), abbiamo scritto articoli, pubblicato foto, interviste, ma nessuno, se non qualche giornale locale, ha dato voce alla nostra protesta.
Vi chiedo di pubblicare i due link che vi allego:
http://matteo-equilibrio1.blogspot.it/2012/09/intervista-telefonica-di-liberaradio-8.html
http://matteo-equilibrio1.blogspot.it/2012/09/i-mille-volti-di-alisei-in-italia.html
il primo è una intervista telefonica di Federico Lacchè di Liberaradio, con foto montate da noi, il secondo spiega quali siano le attività e i "tentacoli" di Alisei in Italia, Alisei è una ONG che gode tutt'oggi di ottima reputazione a livello politico (molto alto!), nonostante una causa presentata dalla Comunità Europea a suo carico con pronuncia del Tribunale dell'Unione Europea che ha condannato, in via definitiva, Alisei alla restituzione di 4.750.000 € e alla sospensione per 2 anni da qualsiasi altro ulteriore finanziamento e nonostante che non più di 8 giorni fa l'Ecuador l'abbia sospesa (insieme ad altre 25 ONG) perchè, nonostante solleciti, non aveva fornito indicazioni utili alla definizione della propria attività e del luogo in cui operava all'interno del paese:
http://matteo-equilibrio1.blogspot.it/2012/09/ecuador-revoca-il-permesso-26-ong.html
Per approfondire la vicenda autocostruzione, leggere gli articoli pubblicati e i documenti ufficiali:
http://difesaconsumatori.eu/
Matteo Mattioli


