21 ottobre 2013

Cornuti!

Ammazza oh! E’ già più di un mese che non mi faccio sentire, per la gioia di alcuni ;)

Mi scuso per l’assenza. Tranquillizzo tutti: sto bene, non sono morto e sono sano (o malato) come prima. Impegni principalmente universitari hanno portato via una buona parte di tempo ed energie e continueranno a farlo per almeno un altro mesetto abbondante, ma spero di riuscire a scrivere qui qualcosa nel frattempo.

Vi avevo lasciati con un articolo incazzoso che prendeva la Siria (tra l’altro, si è passati dall’orlo della Terza Guerra Mondiale al silenzio completo nel giro di pochissimi giorni, ci avete fatto caso?) come esempio per mettere in chiaro la staticità dello scontro informazione-controinformazione, fermo su un’analisi di argomenti geo-politici che di solito finisce con:

- l’informazione ufficiale che spara una marea informe di puttanate spacciandole per verità assolute;
- la controinformazione che conta i peli del culo all’informazione ufficiale e rimanda tutto in qualche modo agli Illuminati.

Punto.

Avevo detto che sarei tornato a parlare di cose un pelo oltre queste banalità già dal prossimo post. Il prossimo post è questo post. Quindi, parliamone.

Interrompo il mio silenzio per via di una piccola grande intuizione arrivata, come spesso capita, dal nulla e totalmente inaspettata, il che mi rincuora sulla sua autenticità. Stavo guardando il video della canzone “El Diablo” dei Litfiba quelli veri, non i Litfiba farlocconi post-reunion. Improvvisamente, bam! flash clamoroso: ho capito perchè le corna fatte con l’indice e il mignolo della mano sono considerate un simbolo satanico.

corna

Cosa vedete? No, non “corna”. E nemmeno “dita”. Andate oltre: cosa c’è, lì? Un 2. Quello è 2. E’ un simbolo particolare per esprimere il dualismo. “Ma che c’entra con Satana?” C’entra, c’entra. Il diavolo è “colui che divide”. Divide cosa? L’uno, l’unità tutta dell’intera esistenza. Satana è un’entità fittizia pseudo-antropomorfa creata per rappresentare in maniera più semplice lo stato esistenziale nel quale tutti noi viviamo il 99% del tempo, ovvero divisi, separati. Da chi o da cosa? Da Dio, dall’infinito eccetera. Non riusciamo a percepire chiaramente l’unità di tutte le cose, per cui sentiamo separazione in ogni dove, tanto che parliamo di un “io” contrapposto a “gli altri”, per esempio, o della morte opposta alla vita. E via dicendo. Dio è l’alfa e l’omega, il principio e la fine. Avete capito? E’ tutto chiaro? Benissimo, secondo voi “alfa” e “omega” sono diversi? Il “principio” è una cosa a parte, diversa dalla “fine”? Se la risposta è sì (e so che lo è), perfetto: siete divisi e vedete divisioni ovunque. In questo momento, quell’immagine lì sopra descrive perfettamente la vostra condizione esistenziale, la vostra vibrazione attuale.

Un po’ di tempo fa avevo scritto che noi viviamo in ritardo sull’esistenza, ovvero che non percepiamo l’attimo esatto in cui la realtà si crea e si ricrea ma l’attimo immediatamente successivo, quando il momento creativo è già passato da una micro-frazione di secondo. In pratica, non percepiamo il “creatore” ma il “creato”; non sentiamo la vita stessa, ma qualcuno che vive la vita. L’attimo creativo non è avvenuto miliardi di anni fa e poi stop: il tempo stesso è una creazione, e quindi il momento creativo si compie in ogni singolo istante di vita. La creazione, o il big bang o quel che l’è, sta avvenendo proprio ora. E ora. E ora. E’ sempre stato così e sempre sarà così, perchè è fuori dal tempo (e dallo spazio). La creazione è istantanea, non ha tempo: lo genera. Eppure noi siamo in ritardo sull’esistenza. Come mai?

Perchè c’è un intermediario, qualcosa che “si frappone” tra la vita e l’esperienza della vita stessa. La creazione è istantanea, ma quello che viene creato al tempo 0 non è la percezione diretta della vita, bensì la percezione di “qualcuno” che vive la vita. Quel “qualcuno”, però, sottostà ai vincoli temporali, per cui la sua percezione della vita richiede un lasso di tempo per poter divenire reale. Ma ormai è tardi: la vita è andata l'attimo creativo è perduto. Solo il semplice fatto di percepire sé stessi richiede tempo, al quale va aggiunto quello per percepire il resto. Eccolo il diavolo, "colui che  divide": non è più la vita a vivere sé stessa ma è "qualcuno" che vive la vita. Vedete il 2? Nel primo caso c'è solo uno (la vita), nel secondo c'è due (la vita e uno che la vive). Ma allora significa che quel "qualcuno" che vive la vita non è la vita stessa, ma qualcos'altro diverso dalla vita. Quindi è morto, è la morte stessa. È Lazzaro. Cristo, ovvero l'archetipo dell'essere realizzato, della massima consapevolezza, fa "risorgere" il morto, lo riporta in vita. O meglio, lo riporta alla vita, o nella vita. L'intermediario sparisce e rimane solo la vita che vive sé stessa.

Ma chi è questo stramaledetto intermediario? Chi è a dividere l'esperienza in due? Siete voi, in ogni momento nel quale la consapevolezza vi porta a vedere (a percepire) divisione, separazione, in primis tra voi e la vita.

L'altra sera ho visto un episodio di "Cosa ti dice il cervello?", un programma che fa vedere tramite giochini ed esempi simpatici come sia facile ingannare la vista tramite illusioni ottiche di tutti i tipi. In un attimo mi è venuto un collegamento. Erano cose che già sapevo ma che non avevo mai connesso tra loro. L'immagine tridimensionale che abbiamo è la somma di due immagini bidimensionali diverse: se coprite un occhio, noterete che è molto più complicato avere la percezione della profondità e la vostra vista sarà praticamente bidimensionale. Le due immagini (una leggermente spostata sulla sinistra e una leggermente sulla destra) sovrapposte formano una terza, e unica, immagine e generano la percezione di una nuova dimensione prima completamente assente. Sono cose ovvie, conosciute praticamente da tutti, ma non avevo mai notato la straordinaria analogia con quello di cui parlavo prima. Al momento noi viviamo con la consapevolezza ferma al dualismo. In pratica è come se stessimo guardando le due immagini separatamente: destra e sinistra. Vediamo solo 2 dimensioni e non abbiamo la minima idea che ne possa esistere una terza. Nel momento in cui la consapevolezza cresce, non vediamo più le due immagini separate, diverse: ne vediamo una sola, una terza immagine unica che non è soltanto la somma delle altre due, ma introduce spontaneamente un qualcosa che prima non c'era: una nuova dimensione, la profondità. Questa nuova dimensione è quell’amore incondizionato verso letteralmente tutto e tutti di cui avevo parlato un paio di volte in seguito a non una ma due “prove sul campo” che me lo hanno fatto percepire direttamente.

Noi tutti in questo momento siamo Lazzaro, amici e amiche, in attesa della consapevolezza che ci riporti alla vita. Ma siamo anche sordi, ciechi e muti. E dividiamo, quindi siamo il diavolo. E’ un’immagine, eh, non attaccatevi alle parole. Provate a capirle, invece.

04 settembre 2013

In Siria per "difendere i diritti umani"? Ma basta con 'ste cazzate!

Perchè quel pirla di Obama e la sua gang di miliardari armati non se la prendono minimamente con quegli stronzi che costantemente violano i diritti umani in Africa? "Infibulazione"? "Guerre civili"? "Stupri e razzie"? "Esecuzioni"? Morti su morti nell'indifferenza generale? Hanno rotto il cazzo con 'sta storia della "difesa dei diritti umani" come scusa per buttare giù bombe ad minchiam spacciandosi come paladini della libertà. E' una scusa che non sta minimamente in piedi. Solo perchè si dice che un cretino avrebbe sparato gas sui suoi cittadini, SENZA PROVE tra l'altro, allora tutti giù a parlare di "violazione inaccettabile dei diritti civili", risolvibile con una bella ondata di morte. Ma vaffanculo! Andatelo a raccontare a qualcun altro, branco di merde che non siete altro! Se davvero ci teneste ai diritti umani non avreste fatto quello che avete fatto, e quello che volete ancora fare, solo per prendere controllo sui soldi. QUESTO è il vero motivo, non i cazzo di diritti umani coi quali quotidianamente vi pulite il culo.

Ormai è da parecchio che sul blog non parlo quasi più di geopolitica et similia, concentrandomi invece di più sul lato "etereo" della vita (che poi è la vita stessa che viviamo ogni giorno), principalmente per due motivi:
1) è un argomento che mi ispira assai e mi intriga come nessun altro;
2) l'informazione funziona così: avviene qualcosa, nel mondo, e subito dietro si muovono i due fronti dell'informazione e della cosiddetta "controinformazione" e... basta. Uno difende una certa visione, l'altro la critica. E stop. Non succede mai un cazzo. Ci sono in campo due squadre con relativi ultras in curva che si insultano e scornano sterilmente per una partita e basta. Entrambe le correnti (informazione e controinformazione) sono nello stesso stadio e non sembrano interessate a uscirne, volendo piuttosto continuare a giocare la stessa partita ancora e ancora e ancora fino all'infinito.

Quello che metto qui sul blog, invece, dovrebbe servire per dare due sberle a qualcuno degli ultras, schiodarlo dal suo posto in curva e farlo uscire dallo stadio, che onestamente ha anche rotto i coglioni, per tornare finalmente a casa. Se magari nell'uscire si cerca di scrostare anche qualcun altro, ben venga.

Scusate lo sfogo, ma quando ce vò, ce vò. Basta: della Siria non scriverò più niente, tanto s'è capito che è la solita buffonata yankee con contorno di morti a random. Qua si parla di prendere consapevolezza, di uscire dallo stadio. Se poi qualche notizia "altra" mi sconfinfererà, ne parlerò senza problemi, ma la linea principale del blog è un'altra. E si ricomincia già dal prossimo post.
Pace.

02 settembre 2013

Guerra alla Siria - I veri motivi. Il resto è propaganda.

(tratto da StampaLibera.com)

Guerra alla Siria: veloce ripasso



1. Tutte le guerre sono guerre di banchieri
Allora, se è vero quello che è stato scritto, cioè che “All wars are bankers’ wars” (“Tutte le guerre sono guerre di banchieri“, che ho tradotto in tre parti, che potete trovare qui: 1, 2 e 3), anche questa dovrebbe essere una guerra che soddisfa le ambizioni dei banchieri: eliminare cioè dalla carta geografica tutti quegli stati che si permettono di avere una banca centrale pubblica, non privata e controllata dall’elìte finanziaria di poche famiglie mondiali, a tutti i costi, anche se gli stati interessati sono piccoli, perchè comunque con il loro esempio potrebbero stuzzicare la fantasia degli altri popoli, che poi potrebbero dire: perchè loro sì o e noi no? E in effetti, una rapida conferma di questo si trova facilmente: ad esempio in questo articolo di Nicoletta Forcheri su Stampalibera, o in questo video di Albamediterranea, sulla proprietà e indipendenza della banca centrale siriana.

2. La guerra alla Siria era da tempo pianificata
Bene. Ma… se fosse un caso? Se fosse cioè che l’attacco, e l’indipendenza della banca centrale siano una coincidenza? Togliamoci allora anche questo dubbio. In questo video il generale in pensione Wesley Clark racconta di come, già pochi giorni l’attentato dell’11 Settembre, fosse chiara, all’interno dell’amministrazione USA, l’intenzione dell’attacco all’Iraq; al quale sarebbero seguiti gli attacchi ad altri paesi, fra i quali Libia e Siria. Mission Accomplished.



Riprendiamo alcune parti dell’intervista dal sito Democracy Now (traduzione a cura di googletranslate):

About ten days after 9/11, I went through the Pentagon and I saw Secretary Rumsfeld and Deputy Secretary Wolfowitz. I went downstairs just to say hello to some of the people on the Joint Staff who used to work for me, and one of the generals called me in. He said, “Sir, you’ve got to come in and talk to me a second.” I said, “Well, you’re too busy.” He said, “No, no.” He says, “We’ve made the decision we’re going to war with Iraq.” This was on or about the 20th of September. I said, “We’re going to war with Iraq? Why?” He said, “I don’t know.” He said, “I guess they don’t know what else to do.” So I said, “Well, did they find some information connecting Saddam to al-Qaeda?” He said, “No, no.” He says, “There’s nothing new that way. They just made the decision to go to war with Iraq.” He said, “I guess it’s like we don’t know what to do about terrorists, but we’ve got a good military and we can take down governments.” And he said, “I guess if the only tool you have is a hammer, every problem has to look like a nail.”

So I came back to see him a few weeks later, and by that time we were bombing in Afghanistan. I said, “Are we still going to war with Iraq?” And he said, “Oh, it’s worse than that.” He reached over on his desk. He picked up a piece of paper. And he said, “I just got this down from upstairs” — meaning the Secretary of Defense’s office — “today.” And he said, “This is a memo that describes how we’re going to take out seven countries in five years, starting with Iraq, and then Syria, Lebanon, Libya, Somalia, Sudan and, finishing off, Iran.”

Circa dieci giorni dopo l’11/9, ho passato il Pentagono e ho visto il Segretario Rumsfeld e vice segretario Wolfowitz. Scesi le scale solo per dire ciao ad alcune delle persone in comune personale che lavorava per me, e uno dei generali mi ha chiamato dentro Egli disse: “Signore, hai avuto modo di venire a parlare con me un secondo. “dissi,” Beh, sei troppo occupato. “Ha detto,” No, no. “, dice,” Abbiamo preso la decisione che stiamo andando in guerra con l’Iraq. “Questo è stato il o intorno al il 20 di settembre. Ho detto, “Stiamo andando in guerra con l’Iraq? Perché? “Lui disse:” Io non lo so. “Ha detto,” Credo che non sanno che altro fare. “Allora ho detto:” Beh, hanno trovato alcune informazioni di collegamento Saddam ad al-Qaeda? “Ha detto,” No, no. “, dice,” Non c’è nulla di nuovo in questo modo. Hanno appena preso la decisione di andare in guerra con l’Iraq. “Lui ha detto,” Credo che sia come non sappiamo cosa fare con i terroristi, ma abbiamo un buon esercito e possiamo abbattere i governi. “E lui dissi, “credo che se l’unico strumento che hai è un martello, ogni problema ha a guardare come un chiodo.” Così sono tornato a vederlo un paio di settimane più tardi, e da quel momento ci bombardavano in Afghanistan. Ho detto, “Stiamo ancora andando in guerra con l’Iraq?” Ed egli disse: “Oh, è peggio di così.” Si allungò sulla sua scrivania. Prese un pezzo di carta. E lui ha detto: “Ho appena ricevuto questo giù dal piano di sopra” – che significa il Segretario di Difesa – “. Oggi” Ed egli disse: “Questo è un memo che descrive come stiamo andando a prendere sette paesi in cinque anni, partendo con l’Iraq, e poi la Siria, il Libano, la Libia, la Somalia, il Sudan e ha concluso a rete, l’Iran. “

In quest’altro video, che riprende sostanzialmente la stessa parte dell’intervista, alla fine si nota come, tramite cartina geografica, gli USA stiano attaccando gli stati della regione che non accettano “l’amicizia” di questo ingombrante alleato.


Quindi risulta evidente come l’aggressione alla Syria fosse stata messa in conto molto tempo fa, almeno una dozzina d’anni (ma probabilmente anche molto prima, se le informazioni uscirono, almeno all’interno degli ambienti militari, una dozzina d’anni fa).

3. La stessa sorte di Gheddafi
Come si può vedere bene e capire da questo video, la stessa sorte era toccata a Gheddaffi, ancora più colpevole, oltre che di stare sopra un mare di petrolio, di proporre una moneta africana slegata dal dollaro ma soprattutto basata sull’oro, il gold dinar.



4. Una scusa futile (per ascoltatori boccaloni)
Ovviamente, la “scusa” della lezione ad Assad non regge. Non solo Putin ha sputtanato Obama all’ONU, mostrando immagini dai satelliti che mostrano razzi partiti dalle zone controllate dai ribelli salafiti, ma il buon senso ci dice che solo un pazzo commetterebbe un crimine così efferato proprio nel momento in cui stanno arrivando gli ispettori ONU.Un po’ come se una famiglia affidataria riempisse di botte il piccolo proprio quando stanno per arrivare gli assistenti sociali a controllare se va tutto bene.

5. Giornalisti criminali perchè complici di criminali
Ma i nostri mezzi di informazione, i giornalisti pagati, i giornali che campano solo grazie ai sussidi pubblici, queste cose non le dicono. Si vergogneranno? Faranno fatica a guiardarsi allo specchio? Gli verrà da vomitare al solo pensiero della loro complicità coi carnefici? Speriamo. Almeno avrebbero una possibilità di cambiare strada, prima o poi.

24 agosto 2013

Tu “scendi” dalle “stelle”, in un certo senso

Nell’ultimo post avevo scritto la storiella dell’uomo ricco e dell’indigeno con l’invito a non prenderla razionalmente attaccandosi alle parole ma cercando di andare oltre e provare a comprenderla veramente. Oggi vi metto nero su bianco cosa intendessi dire dietro la metafora. Scoprirete presto, però, che anche scritto così non riuscirete a capirlo con la mente superficiale perchè pure questo sarà una semplice rappresentazione, un’immagine non effettivamente vera ma “verosimile” con il solo scopo di scuotervi qualcosa dentro.

Breve richiamo a due articoli precedenti. Nel primo parlavo della differenza tra un vivo e un morto: non può essere strettamente fisica perchè anatomicamente un cadavere è identico a una persona viva, eppure evidentemente al morto manca qualcosa, ovvero la vita, in sostanza noi. Il secondo è l’ormai canonico post sulla mia seconda esperienza di espansione di consapevolezza: per la prima volta mi sono reso conto di non aver (quasi) mai vissuto effettivamente un momento della mia vita e finalmente riuscivo a essere consapevole di me, della mia presenza e a vivere consapevolmente ogni istante, provando un immenso amore incondizionato verso tutto e tutti, sentendo una profondità d’essere incredibile e una vibrazione leggera, sottile, veloce. (Tra l’altro mi è sovvenuto alla mente solo adesso che queste due esperienze che ho avuto il privilegio di vivere sono praticamente identiche a quella di cui parla Bill Hicks, solo più lunga delle sue 4 ore e senza funghi allucinogeni. Sei veramente un grande, Bill. Riesci a darmi ancora spunti dopo più di quattro anni. Grazie)

L’evoluzione intuitiva di questi due articoli è la seguente (e, di nuovo, non attaccatevi troppo alle parole). Noi, il ricco signore della metafora, veniamo da una vibrazione altissima, estremamente “veloce”, con una frequenza infinitamente superiore a qualsiasi scala di Hz possiamo avere. Da lì siamo “scesi” (o forse abbiamo deciso di scendere) a questo livello di vibrazione, siamo arrivati in questa ristretta fascia di frequenze per poterla vivere in prima persona. Ma lo scopo sarebbe irrealizzabile senza uno strumento “del posto”, ovvero senza un corpo e una mente appartenenti a questo (basso) livello vibrazionale. In pratica senza l’indigeno. Se non ci fossero la mente e il corpo, infatti, nella nostra “discesa” non riusciremmo a “fermarci” e passeremmo dritti dritti attraverso questo piano, esattamente come un’onda radio passa attraverso i muri. Una volta entrati in un corpo abbiamo subito un “inconveniente”. Solo di nome, poi, perchè in realtà è tutto minuziosamente e perfettamente pensato e disegnato: non riusciamo a ricordarci nè chi/cosa siamo nè da dove veniamo. Perchè? Vediamo se riesco a farvi capire. Immaginate di avere un’onda radio a una frequenza altissima, estremamente veloce, e una invece molto bassa, lenta. In un tempo di, che ne so, 5 secondi, quale delle due avrà comunicato più informazioni? Ovviamente quella più veloce, mentre con l’altra avremo una perdita di informazione e servirà del tempo per colmarla.

Ecco, analogamente, nella nostra “discesa” vibrazionale ci siamo lasciati dietro delle informazioni sottoforma di consapevolezza. Per poterci adattare alla lentezza di questo livello, ed evitare di attraversarlo senza quindi poterci interagire, abbiamo dovuto rinunciare a parte della nostra consapevolezza riguardo noi stessi e, come conseguenza diretta, di tutto il resto.

Se già tutto ciò non risuonasse come divina poesia, ora arriva la parte più positiva. Dopo esserci “sacrificati” per venire al mondo (non “nati”, ma “venuti al mondo”) attraversiamo un periodo di “adattamento” al per noi bassissimo livello vibrazionale attuale, nel quale la nostra vibrazione e quella del mondo circostante entrano in armonia e si fondono. Ecco l’indigeno che svolge il suo compito: permetterci di integrarci e di interagire col resto del mondo, fino a che le vibrazioni non si armonizzano. Da questo punto in poi può avvenire la risalita della nostra vibrazione senza abbandonare il corpo nè la vibrazione di questo mondo: possiamo ritornare perfettamente consapevoli di noi stessi e di tutto il resto senza, però, attraversare questo mondo tipo fantasmi, ma rimanendone stabilmente dentro. Ci sono sempre il corpo e la mente, che sono strettamente figli di questa frequenza e solo di questa: ci accolgono e ci aiutano ad ambientarci, come l’indigeno col ricco. Ritornare perfettamente consapevoli di noi, ovvero ri-alzando la nostra vibrazione, è esattamente ciò che rappresenta, nei Vangeli, Gesù Cristo: Gesù è l’uomo, il figlio di questo mondo, l’indigeno, il contenitore; Cristo è la massima consapevolezza, figlia di Dio, trascendente questo livello vibrazionale (mondo) e tutti gli altri in quanto loro stessa generatrice. Quando l’uomo/indigeno/animale/ego/mente+corpo ha svolto il suo compito di accoglierci e farci ambientare vibrazionalmente, lo crocifiggiamo, lo “uccidiamo” ma con gratitudine in quanto perfettamente consapevoli del compito da “lui” svolto e della sua ormai sopraggiunta inutilità. Con la “morte” dell’ego, può emergere pienamente la nostra essenza, l’essenza divina, quella non figlia del mondo ma bensì trascendente.

O almeno dovrebbe andare così se, quando fossimo piccoli, qualcuno provasse anche solo ad accennarci certe cose invece di riempirci di interpretazioni superficiali di nozioni, al contrario, estremamente profonde. Non c’è determinismo, nel mondo, ma diciamo che almeno una prima infarinatura di comprensione di questi argomenti quando si è piccoli non guasterebbe affatto. Per come siamo messi effettivamente, però, le cose ci sono state rese più complicate perchè, se non si ha la fortuna di avere anche solo un piccolo tarlo nel cervello che ci suggerisce la falsità di quanto ci viene detto su di noi e sul mondo, restiamo freschi e ce ne andiamo da qui avendo compreso ben poco di quanto avevamo dentro e intorno. Fin da quando siamo piccoli, infatti, ci ritroviamo circondati da una marea di persone molto superficiali nelle loro conoscenze che ci imbottiscono della loro superficialità, convincendoci che sia invece tutto ciò che c’è da sapere. Familiari, parenti e amici ovviamente lo fanno in buona fede, non con cattiveria e bastardaggine come invece fanno quelli più in alto nella piramide.

Oggi ci ritroviamo, in questa società, con il grande scontro tra scienza e religione. Uno scontro apparente, poi, perchè entrambe parlano delle stesse cose usando parole diverse. La grande differenza è che la scienza è molto superficiale, in quanto non spiega l’effettivo funzionamento delle cose e il loro perchè ma si limita a descrivere come si manifestano (ne avevo già parlato); la religione, invece, è molto profonda e, logicamente, in un mondo popolato di superficialità può la religione essere davvero capita bene? Ovviamente no e infatti ci ritroviamo, ad esempio, con la Chiesa e il mare di sterco che lancia in ogni dove sottoforma di un’interpretazione del messaggio di Gesù e del concetto di Dio da far come minimo rabbrividire. La scienza, invece, ha successo proprio perchè rispecchia la nostra superficialità, la nostra scarsa consapevolezza, il nostro attaccamento alla mente superficiale (all’indigeno). Ci piace proprio per questo: è facile da capire, non richiede sbattimenti particolari. Lanci un oggetto per aria? Guarda che poi c’è una roba chiamata “forza di gravità” che lo riporta giù. Facile. Prova a spiegare concetti spirituali, più profondi, in modo da aiutare gli altri a comprenderli: mica facile, eh. Guardare e pensare è molto più semplice che sentire (dentro, non con le orecchie) e comprendere.

Quando, per esempio, ci dicono che “Gesù è morto in croce per togliere il peccato dal mondo” cosa significa? Non l’ho mai capito in anni e anni, perchè cercavo di capire un concetto non di questo mondo con uno strumento, invece, prettamente figlio di esso e dunque, in quanto tale, molto limitato e irrimediabilmente ignorante verso certe cose. Cercavo di capire con la mente, invece di comprendere. Il mondo siamo noi, Gesù (non il Cristo, solo Gesù) è l’uomo/animale/indigeno/ego/mente+corpo che “muore” per eliminare alla radice proprio colui che pecca e i suoi peccati insieme a lui. E’ la disidentificazione nostra dall’ego, la consapevolezza della nostra essenza e di come non appartenga a questo mondo. Ma la si deve sentire dentro, questa disidentificazione, altrimenti sono solo parole di auto-convincimento. Bisogna, guarda un po’, esserne consapevoli, ovvero comprenderla. Per favorire la comprensione sarebbe importante superare il giudizio e il continuo giudicare. Bisogna disidentificarsi col giudizio e, paradossalmente, il modo migliore per farlo è proprio comprendendolo, ovvero… non giudicandolo. Non giudicare il giudicare: spettacolo… Se c’è giudizio, non c’è comprensione; se c’è comprensione, non c’è giudizio. E’ proprio quando giudichiamo che ci fermiamo un gradino prima della vera comprensione: non capiamo bene una determinata cosa e allora la riponiamo nel mega-cassetto del “buono” o in quello del “cattivo”, del “bello” o del “brutto” e via dicendo. L’avevo già scritto: quando guardate un albero non state effettivamente guardando quello specifico albero ma solo un esemplare qualsiasi della categoria mentale “albero” e, in questo modo, vi state perdendo la sua irripetibile unicità. Idem quando vedete un fiore: lo guardate e tac! scatta subito il giudizio. “Cavolo, bello!”. No non è bello, e non è nemmeno brutto: è quello che è, punto. Nel momento stesso in cui parte il giudice nella mente avete già perso la comprensione e, per voi, quel fiore è diventato soltanto un “bel” fiore come ce ne sono milioni nel mondo. Anzi, alcuni sono anche più belli.

Quando sparisce il giudizio (ovvero nel momento in cui ne diventiamo consapevoli, ovvero nell’attimo in cui ce ne disidentifichiamo) il fiore non è più nè bello nè brutto: è unico, non ce n’è un altro uguale in tutto l’universo. E questa comprensione dell’unicità delle cose tutte porta automaticamente un senso di bellezza assoluta, non dualistica, non contrapposta a null’altro. Non è un “bello” opposto a un “brutto”: c’è solo e soltanto un “bello” assoluto. Qualcuno, usando un vocabolario diverso, lo chiama “amore incondizionato” o “amore di Dio”.

Ma qui stiamo già andando troppo avanti. La risalita si fa un gradino alla volta, mica tutta insieme (salvo botte di f… ehm… di culo). Che poi “risalita” non in senso proprio, non attaccatevi alle parole e alle idee che ne avete a riguardo. E’ un andare in profondità, nelle nostre viscere interiori, nel nucleo, nel centro del nostro mondo. Più siamo consapevoli della nostra profondità, più siamo vicini al momento creatore; più guardiamo all’esterno, più siamo lontani, “lenti”, “superficiali”. Ricordate: “a Sua immagine e somiglianza”, un frattale (religione e scienza parlano delle stesse cose!). Prendiamo il nostro pianeta, ma solo come uno tra millemila esempi. Dov’è il nucleo? E’ dentro o fuori? Ma anche il Big Bang è un’esplosione, dal nucleo originario centrale verso l’esterno, dalla profondità alla superficie. Le analogie sono tutte intorno a noi, se le si sanno osservare. Se ne siamo consapevoli. Se le comprendiamo…

17 agosto 2013

Il ricco e l’indigeno

Oggi vi parlo in metafora. Potrei scriverlo più direttamente, ma voglio provare con un’immagine fantasiosa, così magari si riesce meglio a scavalcare la mente razionale e andare un po’ dentro, in riflessione. Nel prossimo articolo lo scrivo più terra a terra, ma intanto uscite dalla testa e provate a comprendere.

C’è un uomo molto ricco che vive fra le altissime montagne dell’Himalaya, tra le cime più alte del mondo. Un giorno questo signore ha un’idea strana: andare a vivere lontano, scendere dal suo trono nevoso e trasferirsi in un luogo per lui inusuale e la destinazione scelta è l’Africa. Questo signore ha una passione per l’architettura e allora si mette lì a disegnare la sua futura dimora. Disegna, cancella, corregge, ri-disegna, smussa e sistema i dettagli fino a che il risultato non lo convince alla perfezione. Dopodichè dà l’incarico a dei costruttori. Nel giro di poco tempo le nuove quattro mura sono completate, il signore ricco fa i bagagli e va. Una volta arrivato è visibilmente spaesato: il panorama è completamente diverso, si è a livello del mare e al posto della neve vi è solo una landa dalla tonalità giallo-arancione e un sole bollente. Rimane incantato, però, dalla straordinaria bellezza del nuovo villone, addirittura più incredibilmente stupendo dal vivo che sulla fredda carta. Appena fuori dalla casa lo attende un abitante del posto, un indigeno con il compito di guidarlo nel nuovo ambiente, che gli insegni gli usi e i costumi del posto e che, in generale, lo introduca nel “nuovo mondo”. Oltre a mostrargli per filo e per segno la casa, ovviamente. Passa molto tempo e a un certo punto l’indigeno, svolto magistralmente il suo compito di guida e aiutante, va dal signore ricco per annunciargli la dipartita. Ma il ricco gli è ormai molto affezionato, quasi ossessivamente, e sente che senza di lui non sarebbe nulla, non potrebbe nemmeno vivere e lo implora continuamente di restare, rendendolo praticamente, ma non effettivamente, il padrone della meravigliosa dimora. Chissà, magari un giorno il signore ricco si deciderà saggiamente, con un sorriso sulla faccia e un senso di ringraziamento nel cuore, a lasciare finalmente andare il povero indigeno per la sua strada.