14 febbraio 2014

E’ tutto al contrario. Non ci sono “demoni”, men che meno “nemici”

Nell’ultimo post ho parlato degli illusi e dei disillusi, con la classica aggiunta di un altro “mozzico” sulla realtà delle cose, questa volta inerente al destino e al libero arbitrio. Oggi seguo questo tema e la porto di più sul personale.

Per quanto mi riguarda, ho attraversato entrambe le fasi: prima disilluso e pure incazzato (fine 2008-inizi 2009) poi, grazie a Dio, illuso (2009-metà 2012). Da due anni a questa parte, onestamente, non saprei come definire la mia attuale situazione: non è più un qualcosa da semplice illuso perchè si è aggiunto un livello molto sostanziale (sapete già a cosa mi riferisco) che fornisce una solida base di partenza per i vari “salti”. A fine 2008, se mi aveste parlato di Dio o di qualunque concetto anche solo vagamente immateriale, vi avrei mandati a cagare per direttissima: non ne volevo minimamente sapere, capitolo chiuso. Poi nel 2009, qualche mese dopo, non ricordo nemmeno bene come ma piano piano, piano piano, è capitato che mi ri-interessassi della questione e… Ed eccomi qua, 5 anni dopo (vacca bestia…). Chi l’avrebbe mai detto? Di sicuro non io nel 2008/2009.

Destino? Boh. Di sicuro, nonostante alcune scelte mooolto lontane da interessi chiamiamoli “spirituali”, alla fine della fiera le circostanze mi hanno portato qui in questo modo. E notare che la realtà mi ha messo di fronte a determinate informazioni nel momento in cui meno le cercavo e, allo stesso tempo, ha fatto anche sì che mi piacessero. L’origine del mio viaggio di “risveglio”, ovvero Zeitgeist, tanto per fare un esempio, o Bill Hicks tanto per farne un altro: non solo le circostanze li hanno portati nella mia vita, ma me li hanno anche fatti piacere. Poteva andare in un altro modo: il mio amico mi parla di Zeitgeist, io lo guardo su Youtube e mi fa schifo. Fine della storia. Oppure: bene Zeitgeist, poi mi parla di Hicks, guardo un suo spettacolo e mi fa vomitare. Fine. E così per Bruce Lipton, Osho, Rocco Bruno, Hidden Hand o i concetti di “Uno”, di “consapevolezza” e un’altra miriade di personaggi, di concetti, di informazioni con i quali in un modo o nell’altro sono entrato in contatto negli ultimi 6 anni, e sono veramente tanti. Potevano non piacermi. Ma così non è andata.

Ho aperto il blog nel dicembre 2006 con l’intento di dire la mia e provare a portare un po’ di informazione libera (e vera) in merito a questioni politiche, sociali ed economiche. Era il periodo nel quale Grillo era, per me, il massimo della controinformazione. Nel 2007 avrò pubblicato 3-4 articoli in tutto, così come nel 2008 fino a ottobre/novembre. Poi è arrivato Zeitgeist e il blog ha preso quota. Sono arrivato nell’estate 2009 a scrivere anche un articolo al giorno, sempre inerenti alla geo-politica, alle cospirazioni, scie chimiche, Illuminati, Bilderberg eccetera. Ogni tanto buttavo lì qualche articolo di spiritualità, ma la connotazione nettamente principale era molto “terrena”. A fine 2011/inizio 2012 ho mollato il mondo della controinformazione per un paio di mesi perchè mi ero reso conto (ah, la consapevolezza…) di quanta negatività fosse presente in esso. Ne ero letteralmente nauseato, esausto e mi sono preso una pausa per “disintossicarmene”. Lì mi sono accorto che l’informazione alternativa non è davvero migliore di quella mainstream: è solo un altro contenitore dentro il quale si corre il rischio di rimanere incastrati. Cambiano le informazioni, i punti di vista, e le notizie saranno anche più veritiere, ma alla fine l’attenzione è sempre focalizzata sulla geopolitica e affini, con l’aggiunta dell’opprimente figura della mega-èlite in controllo di tutto. Da qui in poi gli articoli su argomenti “terreni” sono diventati meno frequenti e la cosiddetta spiritualità ha preso un risalto maggiore.

Da un annetto e mezzo, la situazione, rispetto agli albori, si è invertita: geopolitica nell’angolo e spiritualità a palla. Il motivo è presto detto: puntare sempre i riflettori “là fuori” sui fatti del mondo non mi soddisfa, è un altro metodo di intrattenimento, una serie di stimolazioni a livello culturale che, dopo averne fruito, mi lasciano col senso di insoddisfazione di prima, per di più con l’aggiunta di pessimismo e rassegnazione. Non ce l’ho con chi fa controinformazione, anzi: siete dei grandi e vi voglio tanto bene, nonostante ultimamente li stia pizzicando criticamente. Ma a me manca sempre qualcosa, non c’è niente da fare. Questo qualcosa non è “là fuori”. Sembra una frase fatta, ma è la pura e semplice realtà. Finchè ci si fissa sul mondo esterno, ci si intrattiene per qualche tempo e nel mentre si sta anche bene: ma basta un momento di calma e quel senso di malessere interiore riaffiora più forte di prima. E meno male, aggiungerei, perchè il suo compito è solo quello di rendermi consapevole di una “mancanza” di comprensione della realtà. In un mondo pieno di balle, questo senso di insoddisfazione è una manna dal cielo: mi fido di lui, conosco il motivo per cui è presente e sono consapevole del suo essere al mio servizio e, per proprietà transitiva, al servizio della consapevolezza. Ce l’abbiamo tutti, siamo tutti intimamente infelici. Possiamo fare la qualunque e diventare la chiunque, ma lui è sempre lì, quatto quatto sotto il tappeto. Una volta esaurito l’effetto euforico della “dose di mondo esterno”, eccolo ritornare. Sempre.

A questo punto ci sono due possibilità: ritenerlo negativo, da reprimere, sconfiggere ed evitare prendendo un’altra “dose di mondo esterno”; oppure capire quale sia la sua funzione, abbracciarlo e farsi aiutare dalla sua guida.

Io, dopo aver preso una discreta quantità di “dosi” e aver constatato di non aver risolto minimamente il problema, mi sono anche un po’ rotto le balle e la considerazione che è sorta è stata del tipo “se esiste, e persiste, ci sarà un motivo”. E questo motivo non è negativo, assolutamente nossignore. La realtà è incredibile, sapete? “Dio” fa di tutto e di più per farci capire che qualcosa “non va”, nel nostro modo di sentire l’esistenza. Pensate a quanti sentimenti cosiddetti “negativi” esistono. Tanto per citarne qualcuno: tristezza, paura, depressione, inadeguatezza, odio, rabbia, rancore, insoddisfazione, sentirsi fuori posto, infelicità, eccetera eccetera. Ma noi siamo talmente rincoglioniti che, invece di prenderli per quello che sono: SINTOMI, li prendiamo come malattie. Per cui, uno è malato di depressione, ad esempio. O, quando non sono malattie, sono comunque nemici da combattere e sconfiggere tipo alieni invasori e cattivoni. Questa è pura follia.

Volete continuare a combatterli? Fatelo, non ne ricaverete un ragno dal buco. Non sono vostri nemici. Sono l’equivalente emotivo della febbre: il loro compito è soltanto quello di segnalare che qualcosa non sta funzionando nel modo migliore. E sapete una cosa? Più voi li considerate come malattie e/o nemesi da distruggere, più questi diventano forti, e il motivo è estremamente semplice e perfettamente logico: continuando a considerarli ostili, e addirittura incrementando quest’attitudine, vi state allontanando sempre di più dallo stato d’essere “ideale”; così facendo, loro aumentano di intensità perchè il malessere si sta allargando e, quindi, anche la “febbre” sale per segnalare il fatto. Se siete depressi, ad esempio, significa che “manca qualcosa” nella vostra comprensione della realtà, della vita, di voi stessi (sono tutti sinonimi): più cercate di combattere la depressione, perchè la considerate come un male, come il vostro peggior nemico, più state “fraintendendo” il messaggio e, di conseguenza, la depressione aumenta. Ma non per farvi un dispetto: è una risposta all’allargamento della “frattura” tra voi e la comprensione. Più questa forbice diventa ampia, più sarà necessario uno shock intenso per cercare di farvi capire come sciogliere il nodo.

Ci sono delle cose di cui dobbiamo diventare consapevoli. Ne avevo già parlato in riferimento ai cicli. Ci sono “lezioni” da imparare: finchè non si impara una “lezione”, la realtà ci mette di fronte a eventi sempre diversi ma tutti facenti parte dello stesso ciclo. La realtà non è lineare. La manifestazione fisica cambia sempre e questa sì che è lineare: ma la linearità è inscritta in un cerchio. Il cosa è immutabile (il cerchio o la ciclicità è il modo più efficace per indicare questa condizione): il come si manifesta, invece cambia sempre. 5000 o anche solo 100 anni fa, una persona non poteva vivere gli eventi che viviamo noi oggi ogni giorno e men che meno nel modo col quale li viviamo noi ogni giorno. Eppure anche 5000 o 100 anni fa, le persone provavano sensazioni e sentimenti identici ai nostri, avevano sogni, cercavano di capire la realtà e loro stesse, in una parola: vivevano. Quindi, come la mettiamo? Il tempo è ciclico: ciò che accade di momento in momento, ovvero il come della manifestazione, è invece lineare.

L’infelicità non è qui per tenervi la testa sott’acqua e farvi annegare. E’ l’esatto contrario: voi avete già la testa sott’acqua e lei è una delle mani aperte che avete davanti agli occhi e vi sta invitando ad afferrarla per mettervi in salvo prima di finire l’ossigeno. Capite quanto la nostra concezione di queste cose sia totalmente sottosopra? Ragioniamo per assurdo e immaginiamo che le varie emozioni negative non esistano. Come faremmo a sapere di essere “fuori strada”? Se non ci fosse la febbre, come faremmo a sapere di stare male? E, di conseguenza, come faremmo a sapere di doverci curare?

La depressione è una brutta bestia, quando ci sei dentro. Ti fa stare male mentre tu vorresti stare bene, per cui aumentano pure la frustrazione e il rancore verso te stesso, il mondo e chissà cos’altro. Provi a combatterli in tutti i modi, te li inventi perfino e provi a credere che funzioneranno. E, puntualmente, non funzionano mai. E giù ancora di depressione, frustrazione, rancore, impotenza. Un cane che si morde la coda. Ti svegli la mattina e il primo pensiero è “ma che cazzo mi alzo a fare? Il mondo non ha bisogno di me. Odio ciò che faccio, non sopporto la compagnia altrui e a loro non importa niente di me. E’ inutile, vaffanculo tutto e tutti”. Ti trascini controvoglia fino a sera, lasciandoti scivolare addosso le giornate nell’indifferenza totale. Ti rimetti a letto, perchè finalmente è il momento di dormire, e ripensi alla miseria delle ore appena passate. Ripensi alla tua, di miseria, e ti viene un sussulto di disperazione: torni a combattere il demone, ma non c’è niente da fare e l’unico risultato tangibile è un po’ d’acqua che dagli occhi scende sulle guance. “Mm, però… Se togliessi definitivamente il disturbo non sarebbe poi una tragedia. Tanto, a chi gliene importa? E io smetterei di stare male”. Ma non ce la fai, e sai di non riuscirci.

Ecco, tra la fine del 2007 e l’inizio del 2009, all’incirca quasi tutti i giorni, ero in questo stato. Ho avuto una lunga conversazione col mio “lato oscuro”. Come ne sono venuto fuori? Io non ho fatto niente. Non riesco a dire “Sono uscito dalla depressione”, proprio non ce la faccio: mi prenderei meriti che non mi competono. E’ successo una sera a letto, poco prima di addormentarmi. Un attimo ero nella tormenta e l’attimo dopo era sparita. Volatilizzata. E’ emerso un pensiero del tipo “ma basta! Adesso basta! Ma mi sto massacrando, mi sto rovinando la vita per cosa? Non mi riconosco nemmeno più: sono sempre stato ottimista, positivo, e adesso sono l’esatto contrario”. Ma questo pensiero è emerso un attimo dopo: la depressione era già andata. Non è stato il pensiero a mandarla via, ecco. Cosa sia successo esattamente, non lo so. So solo che non c’è stata nessuna battaglia, nessuna guerra. Evidentemente è stato proprio un momento di blackout, nel quale ho smesso di oppormi. Non lo so, ipotizzo.

Ma da quel momento in poi, e oggi più che mai, ringrazio Dio, il Creatore o quel che è per avermi dato la possibilità di vivere la depressione. E’ stata una vera benedizione. Dovesse tornare, saprò cosa vorrà dire: che sto pesantemente fraintendendo qualcosa, che non lo sto comprendendo davvero. Da quel momento di 5 anni fa, sono tornato a sentire la solita infelicità latente e la solita insoddisfazione che sento tuttora. La differenza è che ora capisco il motivo per cui ci sono: mi rendono consapevole del fatto di essere… inconsapevole. Socrate docet. Gli unici due momenti nei quali non c’era nulla di tutto questo sono state le due esperienze di “apertura delle porte del paradiso”, come le chiamo io: lì c’era solo e soltanto un sentimento identificabile come amore, o innamoramento, incondizionato verso tutto e tutti. Stop. Fuori da quei due momenti di grande consapevolezza, dei quali, anche qui, non riesco a prendermi i meriti, non appena la smetto di “distrarmi” troppo col mondo esterno, ecco riemergere quel senso di insoddisfazione latente. Non è nemmeno insoddisfazione vera e propria: è più un tarlo, come quando si parte per le vacanze e si ha la sensazione di avere lasciato a casa qualcosa. Non ci si sente a posto, vero? “Eppure, boh, mi sembra che manchi qualcosa…”.

E’ questa roba qui che mi fa andare avanti. Ho teso il braccio verso di essa e sto cercando, col suo aiuto, di uscire dall’acqua. So che è qui per questo motivo e sono contento che ci sia, così come sarò immensamente felice quando se ne andrà. Sarà il segno della “guarigione” dall’unica e sola “malattia” esistente: l’inconsapevolezza. Ovvero la mancanza di comprensione dell’assoluta perfezione di ciò che già è qui. E difatti un altro indicatore importante dell’inconsapevolezza è il desiderio, inteso come una proiezione il cui contenuto è l’ottenere qualcosa che al momento non abbiamo, o il diventare qualcuno che al momento non siamo, e che riteniamo essere la pietra angolare per trovare la felicità. Il desiderio sorge nel momento in cui proiettiamo la felicità verso l’esterno, nel mondo: da quell’attimo in poi, diventiamo schiavi del mondo perchè ci mettiamo in una posizione di dipendenza. Ma non solo: l’intero processo è totalmente arbitrario, fondato sul nulla, per cui noi scegliamo arbitrariamente che una determinata cosa, in senso lato, ci renderà felici distruggendo quel dannatissimo senso di pochezza e insoddisfazione che sentiamo sempre. Quindi, siamo sempre proiettati verso queste idee completamente campate per aria e a loro subordiniamo la nostra felicità. Perchè noi ci sentiamo infelici. E non vogliamo esserlo, anzi: è sbagliato esserlo.

E’ tutto alla rovescia. Fermatevi un attimo e osservate ciò che già avete, ciò che già provate, le emozioni già presenti, i sentimenti già presenti: loro sono tutto quello di cui avete bisogno per diventare consapevoli. Se non comprendete nemmeno ciò che avete sotto il naso ogni singolo istante, ciò che vi accompagna costantemente nella vostra vita quotidiana (magari pure da anni e anni), come potete pensare di comprendere quello che non avete mai provato? “Amore incondizionato”. Bel concetto, belle parole. Ma riuscite a comprenderle? Davvero? Davvero davvero? Sentite dentro di voi una qualche sensazione che la mente poi interpreta come “amore incondizionato”? No? E allora smettete di far dipendere la vostra felicità dal raggiungimento dell’amore incondizionato, o dell’illuminazione o di chissà cos’altro. Per un semplice motivo: non sapete cosa essi siano realmente. Vi state illudendo da soli. Ed è perfetto così: continuerete a vivere l’esperienza dell’”auto-illusione” fino al momento preciso in cui questa esperienza sarà utile per voi. Da quell’attimo in poi, sparirà da sè. Anche se può non sembrare, l’unico motivo della sua esistenza è servirvi. E lei, a differenza vostra (nostra), sa esattamente cosa fare: è pura consapevolezza. E infatti, nonostante tutte le brutte parole, i brutti pensieri e le sberle che le date, lei continua a tornare e trova sempre un modo nuovo per richiamare la vostra attenzione e aiutarvi ad aggiungere un tassello alla vostra comprensione. Se non è amore incondizionato questo… Tiene le vostre mani tra le sue e vi parla, ma voi continuate a non volerla ascoltare e la insultate. Arriverà il momento nel quale prenderà la vostra testa tra le sue mani con una dolce violenza e vi forzerà a tacere per ascoltare il suo messaggio.

Comprendete ciò che già c’è e ciò che è nascosto uscirà allo scoperto da solo.

3 commenti:

Matthew ha detto...

Ciao, io non ti conosco personalmente, ma quello che hai scritto mi spinge a comunicarti qualche cosa.
Nella vita di ognuno capitano alti e bassi. Questi alti e bassi siamo noi che li mandiamo a noi stessi per crescere e migliorare la nostra consapevolezza. Le crisi,i momenti di ansia e depressione sono delle "Opportunità" che noi diamo a noi stessi. Questo è meraviglioso. Ma stai attento perchè il nostro scopo non è quello di essere sempre depressi e tristi ma il contrario: Vivere in armonia col mondo e con noi stessi. Se la tua depressione "Ritorna" come dici tu vuol dire che non hai risolto alcune cose nella tua vita attuale. Cerca di capire cosa questa depressione ti stia comunicando veramente, cosa tu stai cercando di dire a te stesso. Solo cosi ti lascierà per sempre e vivrai momenti di gioia e di consapevolezza pura.
Poi ricorda che nel mondo non c'è nulla di brutto, nulla. E che in ogni momento non sei solo perchè l'unico Dio non ti lascia mai, neppure per un secondo. Se tu lo desideri Lui ti aiuterà, a tanti mezzi per farlo. Non disperare, ma ama e abbi il coraggio di chiedere e di decidere cosa debba essere la tua via da domani in poi, dichiaralo fortemente difronte all'universo. E la tua vita sarò come la penserai.
Un Abbraccio Matthew

Mattia ha detto...

Ciao Matthew! Grazie per il commento.
Sono assolutamente d'accordo con te praticamente su tutta la linea.

Ci sono tante cose che non ho (ancora) "risolto", nella mia vita e con le quali devo e dovrò fare i conti, prima o poi. Ce le abbiamo tutti, altrimenti non saremmo qui... Capire questo è già un bel passo avanti rispetto al livello "base" della nostra comprensione.

In tutto il tuo condivisibilissimo commento c'è una frase che esprime, se non la più grande, una delle più grandi verità dell'intero universo: "nel mondo non c'è nulla di brutto, nulla". Sentire dentro di sè questa verità significa essere usciti dal ciclo di "alti e bassi" e trovarsi al cospetto diretto dell'infinito/Creatore/Dio eccetera e capire l'intrinseca e assoluta perfezione dell'intera esistenza.

Ti ringrazio per il sentito incoraggiamento verso la fine del tuo commento e ricambio molto volentieri il tuo abbraccio ;)

Lorenzo Bellavista ha detto...

Per caso, cercando tutt'altro sono passato di qui.
Vedo che tu non sai chi sei e chiedi chi sono gli altri, metti almeno una foto, no?
Cmq se vuoi uscire dai tuoi drammi, dai tuoi dubbi e da ogni illusione, non fai altro che venirmi a trovare qui: http://paranormale.forumattivo.it

Che non ci siano Dei, angeli o demoni e che questo mondo sia bello o brutto, o che cosa ci sia dietro te lo lascio scoprire da solo dopo che ne avremmo dibattuto nel forum.
Io trasmetto e aiuto chiunque sia Ricercatore, lo posso fare solo perchè ho raggiunto ciò che serve, e nessuno invece può insegnare a me, oggi.
Nel forum puoi registrarti e dibattere di ciò che ti pare, siamo pochi amici, niente sette o cose strambe, io non sono poi di nessuna Religione, anche se sono stato visitato da tutti i Maestri.
Termino qui e scusa se mi sono dilungato.
Il resto spetta a te, alla tua buona volontà, ma oltre il concetto catto-cattolico, psicologico, di fede, ecc.. c'è altro, molto altro che tu, per il momento, non hai ancora scoperto e messo in PRATICA.

Se invece pensi di farcela da solo ti faccio in ogni caso i miei auguri, ma è doveroso dirti "che sarà molto difficile" .. per dirti che è impossibile.

Ciao e stai bene... che la voglia di conoscere non si arresti e no nti fermi mai dentro di te.