28 febbraio 2012

Canto della redenzione

 

Canto Della Redenzione

Vecchi pirati, si, mi hanno derubato
Mi hanno venduto alle navi di mercanti
Qualche minuto dopo avermi tolto
Dall'inferno senza fondo
Ma la mia mano venne fortificata
Dalla mano dell'onnipotente
Progrediamo in questa generazione
In modo trionfante

Mi aiuterai a cantare
Questi canti di libertà?
Perché tutto quel che ho sempre avuto
Sono i canti di redenzione,
canti di redenzione

Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Solo noi stessi possiamo
Liberare la nostra mente
Non aver paura dell'energia atomica
Perché nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora dovranno
Uccidere i nostri profeti
Mentre stiamo da parte e guardiamo?
Alcuni dicono che è solo un ruolo
Dobbiamo adempiere il libro

Mi aiuterai a cantare
Questi canti di libertà?
Perché tutto quel che ho sempre avuto
Sono i canti di redenzione,
Canti di redenzione
Canti di redenzione

Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Solo noi stessi possiamo
Liberare la nostra mente
Non aver paura dell'energia atomica
Perché nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora dovranno
Uccidere i nostri profeti
Mentre stiamo da parte e guardiamo?
Alcuni dicono che è solo un ruolo
Dobbiamo adempiere il libro

Mi aiuterai a cantare
Questi canti di libertà?
Perché tutto quel che ho sempre avuto
Sono i canti di redenzione,
Tutto quel che ho sempre avuto
Sono i canti di redenzione
Questi canti di libertà,
Canti di libertà

22 febbraio 2012

Ho’oponopono: evolvi lasciando andare

Risorgo come la celeberrima Araba Fenice dopo quasi due mesi di silenzio. Se vi stavate chiedendo che fine avessi fatto (non avete di meglio da fare?), la risposta è che, da un mesetto e mezzo, sono in un periodo scazzo, diciamo, nel quale non ho una gran voglia di vedere/sentire troppa gente a parte la mia famiglia, e il mondo “esterno” dell’informazione non suscita in me chissà quale interesse. Niente di allarmante: ho notato che è una cosa ciclica, durante l’anno, e nelle ultime settimane sta andando costantemente scemando. Il fatto che sono qui a scrivere sul blog ne è una conferma.

Nota di servizio: se mi gira bene, è probabile che creerò un account Twitter, in modo da pubblicare i pensieri brevi che mi vengono al momento e che poi, normalmente, vanno persi. Non so se lo farò, ma probabilmente sì. In ogni caso vi avviserò a tempo debito…

Ma ora bando alle ciance, cari lettori e care lettrici! Qual è l’argomento odierno che andrò a sviscerare? Simbolismo? Monti e l’èlite? No, no, niente di tutto questo. E’ l’ennesimo tassello che si incastra perfettamente nel mio personale mosaico, lo amplia e lo rende estremamente più completo.

Nel corso degli anni, la mia visione sulla vita, l’universo e tutto quanto [cit.] è cambiata, e mi sono reso conto che
1) il caso non esiste;
2) corollario dell’assioma di cui sopra: tutto quello che ci succede, accade per la nostra evoluzione personale;
3) nulla di ciò che ci accade, succede contro la nostra volontà;
4) tutto è uno.

Qualche giorno fa, però, ho letto di un tipo di preghiera/tecnica/visione che ha completato il quadro. Si chiama “ho’oponopono”, letteralmente “mettere le cose al posto giusto”, “mettere in ordine” e ha origini antiche nelle Hawaii e nella tradizione huna.

Provo a riassumere i tratti principali. In pratica, è una preghiera e visione della vita che si basa sul fatto che l’Essere è composto di tre parti, da riequilibrare: la mente conscia (o ego), la mente sub-conscia (il bambino interiore), condivisa da tutti gli uomini, e il super-cosciente (la parte divina). Le nostre esperienze, in questa vita e nelle precedenti, sono memorizzate nel sub-conscio e queste vanno ad influenzare noi e, di conseguenza, il tipo di esperienze che viviamo ogni giorno. Altro punto fondamentale è che anche qui è sottolineata l’indivisibile unità di tutte le cose e di tutti gli esseri, ma l’idea è più approfondita e riassumibile in “non esiste nessun ‘là fuori’, ma solo il ‘qui dentro’. Il ‘là fuori’ è solo un riflesso del ‘qui dentro’”.

Cosa significa? Che ogni pensiero, parola, azione, avvenimento intorno a te succede perchè tu l’hai voluto. E’ una spinta ulteriore all’idea del punto 3, qui sopra, che mi ero già fatto io. Faccio un po’ fatica ad esprimere il tutto a parole, anche se nella mia testolina è molto chiaro. La tua ragazza ti ha mollato? Evidentemente c’è, nel sub-conscio, una cosiddetta “memoria erronea”, di cui quasi sicuramente non sei consapevole, che ha fatto sì che questa situazione si verificasse. Il che non significa necessariamente che la memoria erronea riguardasse specificamente te e la tua ragazza: è solo un “pizzico” di energia che si “sfoga”, in un certo senso, e che si manifesta, nella pratica, nel disastro amoroso.

Più semplice: una persona ti si rivolge in modo aggressivo? La tua energia ne attrae un tipo che porta alla manifestazione di questa situazione in questo modo. Con una tua energia diversa, diciamo più positiva, probabilmente quella persona non si sarebbe rivolta a te sbraitandoti addosso, ma sarebbe stata più gentile e garbata.

Metto degli estratti da un bel documento che ho trovato in Rete (io l’ho trovato qui, ma nel pdf si chiede di riportare la fonte originale, che è giopop.blogspot.com).

[…] Io sono al 100% responsabile nel creare il mio universo fisico come è. Io sono al 100% responsabile di correggere i pensieri negativi che creano una realtà indesiderata. Niente esiste al di fuori di me. Tutto esiste qui dentro me come pensiero nella mia mente. […]
[…] Attraverso  Ho’oponopono possiamo intervenire sulla causa che ha creato il problema, eliminandola. Tutto quello che ci succede nella nostra vita accade perchè noi lo permettiamo. Con Ho’oponopono possiamo evitare certe difficoltà o quelle che non siamo riusciti ad evitare possiamo fare in modo che siano meno gravi. La tecnica Ho’oponopono è una sorta di richiesta, la cui risposta è automatica. L’importante è solo sapere quello che stiamo facendo. Attraverso questa tecnica noi stiamo correggendo gli errori che noi stessi abbiamo commesso. Ma chi è che corregge gli errori? Siamo sempre noi che lo facciamo utilizzando la nostra energia divina a cui permettiamo di correggere la nostra realtà. Senza aspettative, senza suggerimenti solo con fiducia totale. L’io cosciente individua l’errore, l’Io Superiore corregge con l’aiuto dell’intelligenza Divina suprema, con la quale è in constante contatto: non sta alla razionalità agire, intervenire, suggerire! L’io cosciente dà l’input e poi resta ad osservare! Perché la tecnica funzioni dobbiamo restare puliti e centrati costantemente, finché per il nostro bambino interiore diventerà un atteggiamento automatico. Quando applichiamo Ho’oponopono per risolvere un problema, il subcosciente che ha creato il problema stesso si “resetta” per quanto riguarda le credenze che hanno generato “l’errore”. La cosa meravigliosa è che questa pulizia non riguarda solo le memorie a cui possiamo arrivare coscientemente, ma riguarda proprio tutto l’archivio del subconscio, cioè le credenze della nostra vita, delle vite passate e tutte le memorie ancestrali che caratterizzano la parte sommersa dell’iceberg e che spesso costituiscono le credenze limitanti più radicate e difficili da individuare.

[…] Ciò che io individuo come problema, lo posso risolvere, a condizione che io ne accetti al 100% la responsabilità. […] Nel nostro inconscio, nel nostro bambino interiore trovano spazio tutti, ma proprio tutti, i nostri ricordi. Le persone entrano nella nostra vita perché vengono attratte dalle memorie che abbiamo in comune ed è questo che principalmente ci unisce agli altri, anche se di questo non abbiamo consapevolezza. Certi legami sono labili e si sciolgono facilmente,  ma altri sono più radicati nel nostro sub-conscio e quindi sono più resistenti. Quando qualcuno o qualcosa mi ferisce o semplicemente mi disturba, posso lamentarmi, arrabbiarmi, affrontare la situazione, colpevolizzando gli altri o le circostanze, ma in realtà è molto più produttivo e soddisfacente capire che qualunque cosa accada non è altro che una proiezione di me stesso. Colpevolizzare gli altri è un po’ come se, guardando la televisione, ce la prendessimo con l’attore di un telefilm, e lo apostrofassimo dicendogli che è un cretino, o ci mettessimo a discutere con lui sul perché del suo comportamento! Piuttosto assurdo no?

E’ incredibile come tutto torni. Mi spiego. Ad esempio, ricordate Gregg Braden? Sì, sempre lui e la sua conferenza sulla fisica quantistica (se non sapete di cosa stia parlando, prego vedere qui). Il corpo emette campi magnetici, i quali vanno ad interagire con quelli del resto dell’esistenza intorno a noi. Questo scambio di energia, questo “dialogo”, è costante e i diversi campi si “mescolano”, si alterano a vicenda e generano onde sempre diverse. Ora, il campo magnetico più potente, nel nostro corpo, da quale organo è generato? Dal cervello? Nein! Dal cuore! E cos’è il cuore? E’ dove “risiedono” le emozioni. Quindi, cambiando le nostre emozioni, cambiano anche le onde magnetiche che generiamo tramite il cuore. Ma se cambiano le onde di energia che emaniamo, anche la loro interazione con il campo circostante sarà diversa. Ergo, la situazione che si viene a formare intorno a noi sarà diversa. Claro?

L’ho’oponopono non fa altro che cambiare le onde emesse dal cuore, andando a cancellare ciò che crea la brutta esperienza di turno. “Sì, tutto molto bello, maa… come si fa?” E’ semplice ma, per essere efficace, richiede fiducia totale nel processo (qualcuno potrebbe chiamarla “fede”). E’ una sorta di preghiera, ma non quella canonica di supplica, bensì del tipo di cui anche Gesù parlava nel Vangelo di Marco, ovvero: “tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato” (Marco 11:24).

Passando alla pratica, sono necessari soltanto un paio di passi. Come tutte le tecniche usate, in campo spirituale, per raggiungere lo scopo non deve necessariamente essere così: le parole usate, le immagini visualizzate nella mente eccetera servono soltanto per creare il giusto stato d’animo, la giusta “atmosfera” all’interno della persona. Quindi, queste sono linee guida, una specie di tecnica generale per creare lo stato d’animo di focalizzazione del problema, assunzione totale di responsabilità per quel problema, perdono, amore e ringraziamento. Il primo passo è “l’invocazione”, ovvero una cosa del tipo “Infinito (Creatore, Dio, Universo, Eterno, ecc. come più vi trovate meglio), aiutami a cancellare tutti i miei pensieri limitanti, i miei blocchi, le mie false credenze e le memorie erronee che impediscono che io abbia…” e aggiungete ciò che vi interessa, tipo “un bel rapporto con la mia famiglia”, o anche faccende inerenti al vostro corpo (alla fine del post, metto un bell’articolo, a riguardo) come ad esempio “un giusto funzionamento del rene”, quello che volete.

Ma, ripeto, le sole parole senza un sentimento sincero alle spalle, sono vuote. Quindi, farlo tanto per fare, anche se non è mai inutile, non serve a granchè: ci vuole convinzione.

Il secondo passo è rappresentato sostanzialmente da quattro parole: “Mi dispiace”, “Perdonami”, “Ti amo”, “Grazie”. E’ vero, sono 6 parole, non 4. Diciamo 4 gruppi di parole, ok?

Scritto così non se capisce ‘na mazza, no? Prendiamole una alla volta:
- “mi dispiace”: è l’assunzione di responsabilità. Il problema deriva da me e soltanto da me. C’è un qualcosa, nel mio sub-conscio, che genera problemi nella mia vita fisica e io me ne assumo la responsabilità.
- “perdonami”: in realtà, poi, è una richiesta di auto-perdono. Il problema lo creo io, chi mi dovrebbe perdonare? Io. Chiediamo aiuto al divino, all’Essenza, al nucleo dell’Essere, chiamatelo come volete, affinchè ci aiuti a perdonare i nostri errori. Ma in sostanza, ci aiutiamo ad auto-perdonarci. E poi, qui c’è solo Uno…
- “ti amo”: ora che abbiamo cancellato una memoria erronea, in qualche modo quello spazio lasciato va riempito. E riempirlo con l’amore mi sembra la cosa migliore, no?
- “grazie”: ecco la fede. Anche se non abbiamo ancora la possibilità di vedere il risultato sotto i nostri occhi, sappiamo che lo abbiamo raggiunto. E’ qui che bisogna avere meno dubbi possibile e confidare al massimo nel processo.

Potete fare anche un discorso, attorno questi concetti, in modo da aiutarvi ad entrare nei giusti stati d’animo, come per esempio “mi dispiace, so che qualcosa in me sta creando il problema e chiedo aiuto affinchè questo blocco energetico/memoria erronea/falsa credenza venga cancellato. Aiutami a perdonarmi per il male e il dolore che ho provocato a me e agli altri. Ti voglio bene, ti amo, riempi gli spazi lasciati vuoti con la tua luce. Ti ringrazio, perchè so che tutto andrà per il meglio”. Una cosa così. Fate vobis, non ci sono regole particolari. Ovviamente questo dopo “l’invocazione” di cui ho scritto sopra. Penso che poi, con la pratica, tutto diventi più veloce e si possano ridurre i giri di parole, andando quasi subito nello stato d’animo giusto… Ma tant’è.

Non so spiegarvi bene il perchè, ma appena ho approfondito un attimo questo tema, non so… Ha risuonato dannatamente giusto, ha preso praticamente tutto quello che ho imparato, a livello personal-spirituale, in questi quasi 3 anni, più qualcosa di precedente, l’ha unito, ci ha aggiunto dei pezzi qua e là e ha incastrato tutto perfettamente. Avevo già letto dell’ho’oponopono già l’estate scorsa, credo… Non mi ricordo bene… Comunque avevo letto solo le parole da usare e stop, senza entrare nel merito, e, infatti, l’avevo bellamente snobbato. Poi, “casualmente”, qualche giorno fa mi rientra in testa ho’oponopono e lo cerco su Google. Beh, il resto è storia…

Ora, come avevo anticipato in precedenza, ecco l’articolo che a quanto pare a dato visibilità all’ho’oponopono nel mondo. E’ scritto da tale Joe Vitale, che fa pure rima, e parla del suo incontro con un maestro hawaiano di ho’oponopono, il Dr. Ihaleakala Hew Len. L’ho’oponopono “moderna”, quella descritta qui sopra, è una revisione della tradizione operata da Morrnah Simeona, una guaritrice hawaiana, tra la seconda metà degli anni ‘70 e i primi anni ‘80. La differenza con la tradizione sta nel fatto che prima l’ho’oponopono era soltanto un rituale di perdono e, quindi, guarigione di gruppo, nel quale una famiglia, ad esempio, si riuniva e i vari membri si confessavano con gli altri in modo da ottenere la loro comprensione, il loro perdono e la guarigione dai mali fisici. Simeona ha rielaborato le idee e i concetti dietro questa modalità, rendendola più individuale, più intima, così che tutti la possano applicare nel proprio privato.

Tra parentesi, ho cercato informazioni su Joe Vitale e, onestamente, non mi ispira molta fiducia: mi sembra il solito tizio cialtronesco che scrive un libro di successo, fa i soldi e poi promette fama, successo e danaro se compri i suoi libri e i suoi dvd. E così son capaci tutti… Ciò, comunque, non toglie nulla all’articolo di cui sotto perchè l’esperienza descritta non è la sua ma quella del Dr. Len, il quale si rifà agli “insegnamenti” genuini dell’ho’oponopono di Morrnah Simeona e la tradizione huna. L’articolo è tratto dallo stesso documento in pdf di prima. Buona lettura!

 

HO-OPONOPONO - di Joe Vitale


Due anni fa, sentii parlare di un terapeuta che, alle Hawaii, curò un intero reparto di pazzi criminali, senza mai vederne nemmeno uno. Lo psicologo studiava la cartella di uno dei pazienti e guardava dentro  di sé per vedere come aveva creato la malattia di quella persona. Migliorando se stesso, il paziente migliorava.
Quando sentii questa storia per la prima volta, pensai fosse una leggenda urbana. Come potrebbe qualcuno guarire qualcun altro, guarendo sé stesso? Come potrebbe, anche il più grande maestro di auto-miglioramento curare un pazzo criminale? Non aveva alcun senso. Non era logico, quindi accantonai la storia. Ad ogni modo, la sentii nuovamente un anno dopo. Seppi che il terapeuta aveva usato un processo di guarigione Hawaiano chiamato Ho-oponopono. Non ne avevo mai sentito parlare, tuttavia non riuscivo a togliermelo dalla mente. Se la storia fosse stata vera, avrei dovuto saperne di più. Avevo sempre inteso la "responsabilità totale" nel senso che sono responsabile di ciò che penso e faccio. Quanto va oltre a ciò, è fuori dalla mia portata. Penso che la maggior parte della gente pensi alla responsabilità totale in questi termini. Siamo responsabili di ciò che facciamo, non di ciò che fa una qualunque altra persona. Il terapeuta Hawaiano che curava quelle persone malate di mente mi   avrebbe insegnato una nuova prospettiva avanzata riguardo alla responsabilità totale.

Il suo nome è Dr. Ihaleakala Hew Len. Abbiamo trascorso circa un'ora a parlare, durante la nostra prima telefonata. Gli chiesi di raccontarmi la storia completa del suo lavoro come terapeuta. Mi spiegò che aveva lavorato al Hawaii State Hospital per quattro anni. Quel reparto dove tenevano i pazzi criminali era pericoloso. Gli psicologi si dimettevano dopo un mese. I dipendenti si davano spesso per malati o si dimettevano direttamente. La gente attraversava il reparto con le spalle al muro, nel timore di essere attaccata dai pazienti. Non era un luogo piacevole in cui vivere, lavorare, o da visitare. Il Dr. Len mi disse di non aver mai visto i pazienti. Concordò di avere un ufficio e passare in rassegna le loro cartelle.

Mentre guardava le loro cartelle, lavorava su sé stesso. Mentre lavorava su se stesso, i pazienti iniziavano a guarire. Dopo alcuni mesi, ai pazienti che dovevano essere
legati, era concesso di camminare liberamente, mi disse. Altri, a cui venivano somministrate grandi quantità di farmaci, smettevano di prendere medicine. E quelli   che non avevano speranze di essere rilasciati, venivano liberati. Ero sgomento. Non solo, continuò, i dipendenti iniziarono a venire al lavoro volentieri. L'assenteismo ed il continuo ricambio di dipendenti ebbero termine. “Ci ritrovammo con più personale del necessario, perché i pazienti venivano dimessi, e tutti i dipendenti si presentavano al lavoro.” Oggi, quel reparto è chiuso.

A quel punto, feci la domanda da un milione di dollari: Cosa facevi dentro di te, che causava il cambiamento di quelle persone? - Curavo semplicemente la parte di   me che le aveva create, disse. Non capivo. Il Dr. Len spiegò che responsabilità totale per la propria vita significa che tutto nella tua vita, semplicemente perché è nella tua vita, è tua responsabilità. Letteralmente, il mondo intero è una tua creazione. E' dura da digerire! Essere responsabile di ciò che dico o faccio è una cosa. Essere   responsabile di ciò che dice o fa chiunque altro nella mia vita è un'altra! Tuttavia, la verità è questa: se ti assumi la completa responsabilità della tua vita, allora tutto ciò che vedi, senti, assaggi, tocchi, o sperimenti in qualche modo è tua responsabilità, perché è nella tua vita. Ciò significa che l'attività terrorista, il presidente, l'economia, qualunque cosa sperimenti e non ti piace è in attesa che tu la guarisca. Non esiste, in un certo senso, se non come proiezione da dentro di te. Il problema non è nella cosa stessa, ma in te, e per cambiarla, devi cambiare te stesso.

So che è duro da comprendere, accettare e vivere concretamente. Il biasimo è molto più facile della responsabilità totale, ma, mentre parlavo col Dr. Len, iniziai a rendermi conto che guarire, per lui e nell' Ho-oponopono significa amare te stesso. Se vuoi migliorare la tua vita, devi guarire la tua vita. Se vuoi curare qualcuno anche un criminale malato di mente lo fai guarendo te stesso. Chiesi al Dr. Len come facesse a curare sé stesso. Cosa faceva, esattamente, quando guardava le cartelle di   quei pazienti? “Continuavo semplicemente a dire Mi dispiace” e “Ti Amo, più e più volte”, spiegò.
Tutto qui?
Tutto qui.
Salta fuori che amare sé stessi è il miglior modo di migliorarsi, e mentre migliori te stesso, migliori il mondo.

Ecco un rapido esempio di come funziona: un giorno, qualcuno mi ha mandato un email che mi ha stravolto. In passato avrei affrontato la situazione lavorando sui miei tasti emotivi dolenti o cercando di ragionare con la persona che aveva mandato il brutto messaggio. Questa volta decisi di tentare il metodo del Dr. Len.
Continuai a dire in silenzio: Mi dispiace e Ti Amo. Non lo dicevo a qualcuno in particolare. Stavo semplicemente evocando lo spirito dell'amore affinché guarisse, dentro di me, ciò che stava creando la circostanza esterna. Dopo un'ora ricevetti un email dalla stessa persona. Si scusò per il suo precedente messaggio. Non   compii   alcuna   azione esterna per ricevere quelle scuse. Non gli avevo nemmeno risposto. Tuttavia, dicendo “Ti voglio bene” in qualche modo curai dentro di me ciò che
lo stava creando.

In seguito seguii un seminario condotto dal Dr. Len, che ora ha 70 anni, è considerato  uno sciamano benevolo e vive una vita appartata. Mi ha detto che mentre miglioro me stesso la vibrazione del mio libro s'innalza, ed ognuno lo sentirà leggendolo. In breve, mentre miglioro, migliorano i miei lettori. E per quanto riguarda i libri già venduti, là fuori, chiesi? “Non sono là fuori”, spiegò, dischiudendo nuovamente la mia mente con la sua saggezza mistica “Sono ancora dentro di te.” In breve, non c'è nessuno “là fuori”.

Ci vorrebbe un intero libro intero per spiegare questa tecnica avanzata con la profondità che merita. Basti dire che quando vuoi migliorare qualcosa nella tua vita, c'è un solo luogo in cui guardare: dentro di te. Quando guardi, fallo con amore.

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Oggi, “casualmente”, per vie traverse ho trovato questa canzone di un gruppo che non avevo mai sentito nominare, gli EarlyRise. Ho ascoltato qualche canzone e il loro genere è un hard rock gotico, tipo gli Evanescence. La canzone “Wasteland” linkata quasi a sproposito in un commento a un video dei Rage Against The Machine su Youtube è quella che più mi è piaciuta, specialmente a livello di testo (come musica, non me ne vogliano gli amanti del goth rock, è un genere che, dopo qualche canzone, mi stufa… Non dico che sia un brutto genere, per carità: è solo che non è proprio il mio preferito). A livello di testo, dicevo, c’è una parte in particolare, evidenziata in grassetto più sotto, che sembra lì apposta per richiamare all’ho’oponopono. Magari manco lo conoscono, ma è una bella “coincidenza”…

EarlyRise – Wasteland

For so many years you were locked away
Per tanti anni sei stato tagliato fuori

And you never really got the opportunity
E non hai mai avuto davvero l'opportunità

To blossom, and pass on your masterpiece creation
di fiorire, e divulgare la tua creazione capolavoro

They're so ignorant, they don't understand
Sono così ignoranti, non capiscono

You were always longing for a chance
Eri sempre bramoso per una possibilità

To abandon this wasteland and never have to pretend
Di abbandonare questa terra desolata e non dover fingere mai

Everything's okay
Che tutto sia a posto

And you're the same as everybody else
E che sei uguale a tutti gli altri

So stop apologizing
Quindi smettila di scusarti

There's nothing wrong with being different
Non c'è nulla di male nell'essere diverso

Despite their accusations
Nonostante le loro accuse

You've always proven that you're better
Hai sempre dimostrato di essere migliore

Take a look around, everything you see
Guardati attorno, tutto ciò che vedi

Is their twisted version of reality
E' la loro distorta visione della realtà

They live in, and you've been forced to believe them
In cui vivono, e tu sei stato forzato a credere loro

Erase your memories from so long ago
Cancella le tue memorie di molto tempo fa

Now you're capable of so much more
Ora sei capace di molto di più

Just let go, now you know exactly what you're here for
Lascia solo andare, ora sai esattamente per cosa sei qui

Everything's okay
E' tutto a posto

You're not the same as everybody else
Non sei uguale a tutti gli altri

So stop apologizing
Quindi smettila di scusarti

There's nothing wrong with being different
Non c'è nulla di male nell'essere diverso

Despite their accusations
Nonostante le loro accuse

You've always proven that you're better
Hai sempre dimostrato di essere migliore

24 dicembre 2011

Auguri!

Cari amici lettori e orizzontalmente amiche lettrici [cit.], auguro a tutti voi e ai vostri cari un bellissimo Natale! Che possiate essere tutti più in armonia con la vostra famiglia, con i vostri amici e con il prossimo. Buon Natale!

21 dicembre 2011

Di nuovo su scienza e spirito

Ho letto questo articolo di Massimo Mazzucco sul suo sito Luogocomune.net e lo trovo molto interessante.

Buona lettura!

 

(tratto da Luogocomune.net)

Il dilemma fra scienza e conoscenza

Nei giorni scorsi ho ricevuto una lettera da parte di una nostra utente, che mi raccontava di una esperienza, fatta con un “chiaroveggente”, simile per molti aspetti a quelle descritte nella biografia di Edgar Cayce. (Avevo iniziato a risponderle personalmente, poi è venuta fuori una tale pappardella che ho deciso di farne un articolo. Magari la cosa interessa anche altre persone). Ecco la lettera, seguita dalla mia risposta. (M.M.)


***
Ho conosciuto anni fa un "veggente", lui si definisce così. E' stato ospitato per qualche giorno in casa mia, all'epoca ero studentessa e abitavamo in 4 ragazze. Lui era un amico d'infanzia di una di loro, chiamiamola Sara. Sara mi aveva già parlato in passato di questo suo amico, ma di fronte al mio scetticismo aveva lasciato perdere, e non aveva mai ripreso il discorso.


Anche quando lui è arrivato da noi, inizialmente Sara non mi ha detto chi era. Nè lui nè lei hanno mai cercato di diffondere la cosa, anzi questa sua capacità è custodita e viene rivelata solo ad amici stretti. Poi però una sera sono tornata dalla mia lezione di fisica e Sara mi ha detto chi era, aggiungendo che se volevo mi avrebbe fatto l'analisi (loro chiamano così il "consulto").


Confesso che a quel punto fui presa da una curiosità morbosa, e cominciai a pensare a cosa potesse venire fuori da questo “veggente” che mi convincesse davvero delle sue capacità. Lui prese tra le mani un oggetto mio personale ed entrò in trance, cominciando a descrivere vari aspetti della mia vita... azzeccandoci in pieno sia sul passato che sul presente. Descrisse abbastanza con precisione il mio paesello d’origine, dove abito attualmente, come se lo stesse vedendo in quel momento. Lui dice che il flusso di immagini che vede nello stato di trance è completamente fuori dal controllo della sua volontà, le vede e basta. Poi, con i dovuti tempi, ha spaziato su tutta la mia vita, dagli studi agli affetti e anche a cenni sul futuro.


Inizialmente pensai che la mia amica gli avesse passato di nascosto le informazioni su di me, per farmi uno scherzo. Poi però mi sono resa conto che molte cose nemmeno lei poteva saperle. Insomma, mi sentivo come se lui mi avesse davvero “letto dentro”.


Nei giorni seguenti abbiamo fatto la prova con un’altra amica, e anche lì sono venute fuori cose che nessuna di noi sapeva. Ad esempio, mentre era in trance il ragazzo ha detto che lei era incinta, quando questa non ci aveva nemmeno detto che aveva avuto da poco una storia con un tipo. La settimana dopo è venuto fuori che era davvero incinta.


Un’altra volta hanno rubato la macchina a una di noi. Il giorno dopo ci siamo messe nella macchina dell'altra, e abbiamo cominciato a girare in cerca di quest’auto (una vecchia carriola), col veggente al telefono come tom tom che cercava di guidarci. La macchina non riuscimmo a trovarla, ma dopo qualche tempo i carabinieri la trovarono proprio in uno scenario che il veggente aveva descritto, un laghetto vicino a un bosco con la macchina buttata lì un po’ di traverso.


Ma la cosa più scioccante è che questo ragazzo è anche medium (comunica coi morti). Ci ha detto che assolutamente non fa queste cose di routine, ma che per amici o persone che sono rimaste davvero scottate da una perdita si prende la briga di farlo: dice che queste sedute lo devastano fisicamente e che evita il più possibile di farle. Io, già abbastanza scioccata dal tutto, me ne tiro fuori e dico che non voglio saperne nulla. Mentre le mie due amiche vogliono fare questa cosa, per alcune loro amicizie che ne avrebbero assoluto bisogno. Quindi vengono invitate in casa queste persone, fanno queste sedute, e a questo punto pare che ci sia stato un grande spavento e incredulità per quello che è venuto fuori (io non ho voluto esserci proprio perchè non ero pronta all'idea di un veggente, figuriamoci di un medium).
Una volta uscito dalla trance il ragazzo non ricordava nulla, però durante la trance ha detto anche che il purgatorio è la terra stessa, che le anime che non riescono a staccarsi dalla terra ci restano vicine, e che solo con quelle si può comunicare. Non tutti i morti sono contattabili, alcuni sono talmente in pace che non desiderano più avere contatti.


Devo dire che tutta questa esperienza mi ha sconvolto la vita. Quando sono tornata nelle mie aule di fisica ricordo che guardavo la prof e mi chiedevo, ma dove stiamo andando, che stiamo facendo?


Per molto tempo ho avuto addosso questa stana sensazione, non dico che prima di questa cosa fossi affiliata al Cicap, ma studiando una materia scientifica sono sempre stata abbastanza razionale, mentre adesso mi sembra quasi incredibile perdere tutte queste ore nei laboratori sapendo che esistono persone con queste doti.
Comunque, mi dispiace se sono stata noiosa e prolissa, ma è difficile raccontare un'esperienza simile senza scendere nei particolari. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di questa storia, perchè faccio molta fatica a vedere la vita come la vedevo prima.


Segue firma


RISPOSTA
Premesso ovviamente che quello che segue è solo la mia opinione personale, ti dico una cosa che forse ti sorprenderà: nulla, assolutamente nulla di quello che mi hai raccontato mi ha minimamente stupito. Eppure io sono un razionalista come te.
L’unica differenza – dovuta probabilmente all’età – è che io ho già potuto fare un percorso “aggiuntivo” di ricerca che tu forse non hai ancora affrontato. Quando cominci a studiare le varie tradizioni spirituali della storia (che non c’entrano niente con le “religioni”, sia chiaro) scopri due cose fondamentali: la prima è che dicono tutte più o meno le stesse cose, l’altra è che non c’è nessuna contraddizione effettiva fra l’osservazione “scientifica” della realtà e la dimensione spirituale di cui parlano (per “spirituale” intendo genericamente tutto ciò che è “metafisico”, cioè “non verificabile” direttamente con i nostri 5 sensi). Si tratta semplicemente di due aspetti della stessa realtà: il primo è quello visibile, il secondo quello invisibile.


Il materialista preferisce fermarsi al primo aspetto, perchè è l’unico che gli offre la “certezza” della verifica tangibile (altri la chiamano “dimostrazione scientifica”). Tocco/vedo/misuro questo tavolo, quindi so che esiste. Non posso vedere/toccare l’anima di mio nonno, quindi non dico per forza che non esista, ma la cosa non mi interessa, perchè non posso comunque verificarla.


In realtà, quando il materialista dice di “non poter escludere” l’esistenza dell’anima, lo fa solo perchè non vuole sentirsi chiedere “ma tu come fai ad essere sicuro che non esista?”. Di fatto però, nel momento stesso in cui decide che l’esistenza dell’anima “non gli interessa”, esclude quella possibile variabile dall’equazione generale, e limita drasticamente gli strumenti che ha a disposizione per risolverla.


In altre parole, l’approccio della scienza alla comprensione della realtà è fortemente contraddittorio, perchè da un lato pretende di “capire”, “determinare”, “misurare” e “ordinare” il tutto entro precise leggi immutabili, dall’altro si priva intenzionalmente di una parte di possibili “elementi” che potrebbero aiutarlo a trovare magari una soluzione più completa e soddisfacente.


Certo, in un’aula di tribunale andrebbero presentate solo prove tangibili e verificabili, lasciando fuori tutto ciò che è opinabile e soggettivo, e questo giustamente è il principio che ha ispirato tutta la tradizione giuridica dell’occidente. “Habeas corpus”, prima di tutto. Altrimenti non sognarti nemmeno di sporgere denuncia.
Se però ci riflettiamo meglio, le prove tangibili e verificabili sono solo il punto di partenza di un processo che sia degno di quel nome, ma raramente si arriva ad una conclusione valida senza introdurre anche elementi più sottili e “impalpabili” come il movente, il background culturale, le circostanze del momento, lo status sociale, i condizionamenti psicologici, e tutte quelle variabili che non si possono nè misurare nè “dimostrare scientificamente”, ma senza le quali molto spesso non si riesce nemmeno a ricucire tutti gli elementi fattuali che sono stati presentati.


Non bastano uno sceicco saudita e tre grattacieli crollati per fare un attentato. Ci vuole anche un valido movente. Senza di quello i “fatti’ nudi e crudi non dicono quasi nulla.


Pensa quindi al paradosso: proprio nel luogo dove viene data la massima importanza ai “fatti oggettivamente dimostrabili”, l’aula di giustizia, si deve comunque ricorrere ad una serie di elementi “astratti” – e quindi necessariamente soggettivi – per arrivare ad una conclusione valida.


La scienza invece pretende di emettere le sue sentenze escludendo a priori tutto ciò che non sia tangibile e oggettivamente dimostrabile. Salvo doversi arrestare di colpo, spesso in modo imbarazzante, di fronte ai limiti che essa stessa ha voluto imporsi.


- L’universo è nato esattamente 13,75 miliardi di anni fa – ti dice l’astrofisico - con un margine di errore di 0,13 miliardi di anni.
- Caspita! E tu come fai a saperlo?
- Abbiamo fatto i calcoli – ti risponde lui, mostrandoti con orgoglio la lavagna piena di equazioni.
- Quindi prima non c’era niente nello spazio, giusto?
- Sbagliato. Non c’è un “prima”, perchè prima il tempo non esisteva. E’ nato insieme all’universo.
- Ma scusa, da cosa sarebbe nato l’universo? Da qualche parte sarà uscito, no?
- Certamente. E’ nato da una cosa infinitamente piccola, grande come la capocchia di uno spillo.
- Ma come faceva tutto l’universo a stare dentro la capocchia di uno spillo?
- Ci stava, ci stava. Abbiamo i fatto i calcoli: se comprimi tutto in un modo pazzesco ci può stare.
- Va bene, ma chi l’ha messa lì questa capocchia?
- Ah, questo non me lo chiedere. Non lo so e non mi interessa saperlo, tanto non lo posso dimostrare.
- Ma scusa, come fai a spiegare un evento così enorme e complicato come la nascita dell’universo, senza nemmeno sapere che cosa l’ha causata?
- Te l’ho detto, i fatti sono fatti. Tutto il resto non mi interessa.


Ecco come nasce l’ “errore giudiziario” della scienza. Trova uno sceicco, trova tre grattacieli crollati, e decide che c’è stato un attentato. Se però non includi anche le motivazioni, nel tuo ragionamento, finisci per credere che gli islamici siano tutti terroristi.


In altre parole, i fatti sono sempre stati e sempre rimarranno di primaria importanza in qualunque percorso di indagine cognitiva. Ma lo sono solamente nella prima fase di questo percorso, quella analitica. Prendi i fatti disponibili, li valuti uno per uno, scarti quelli inaffidabili e tieni solo quelli accertati. Prima però di passare alla sintesi, dovrai includere nel ragionamento anche tutti quegli elementi “sottili” che sfuggono alla verifica fattuale, ma che sono il collante indispensabile per tenere insieme una qualunque soluzione accettabile.


Attenzione però, non confondiamo gli elementi “sottili” con quello che la scienza definisce sdegnosamente “superstizione”: non stiamo dicendo di analizzare prima i fatti concreti, e poi di fare una seduta voodoo ubriacandoti di candeggina per avere la risposta. Nè di certo stiamo dicendo di introdurre “dogmi” di alcun tipo per riempire i passaggi mancanti del nostro ragionamento. Anzi, è proprio lì che sta la differenza fra l’atteggiamento dogmatico/fideistico e quello razionale/analitico. Il primo accetta certe “verità” inamovibili ad occhi chiusi, e poi costruisce il suo ragionamento intorno a quello che gli rimane. Il secondo invece valuta apertamente tutti gli elementi disponibili, per quanto “esoterici” o “sfuggevoli” possano essere, cercando sempre di integrarli in qualche modo in un processo razionale.


Facciamo un esempio, per tornare alla tuo amico “veggente”. Quando dice che “la terra stessa è il purgatorio, e che non tutte le anime si distaccano immediatamente dalla sua sfera fisica”, può sembrare una cazzata qualunque, inventata lì per lì, che poteva essere qualunque altra cosa. Se però vai a guardare da vicino, scopri che diverse tradizioni spirituali sostengono una cosa simile, pur essendo appartenute a civiltà completamente diverse, che non hanno mai avuto modo di conoscersi fra di loro.


Pur senza affrontare direttamente la questione dell’anima, puoi quindi stabilire che questo concetto deve essere entrato a far parte delle varie tradizioni spirituali in un modo “diverso” dalla semplice comunicazione a livello fisico fra esseri umani.


Poi sta a te valutare quale possa essere questo “modo diverso”, per arrivare ad una eventuale conclusione. Resta il fatto che avrai comunque aggiunto uno strato di “conoscenza verificabile” - un elemento di fattualità - ad una questione metafisica che inizialmente sembrava sfuggire a qualunque tentativo di razionalizzazione.
Il succo della faccenda, secondo me, e che la studentessa di fisica può tranquillamente tornare sui banchi di scuola, e rimettersi a studiare con la stessa passione di prima. Non deve però sopprimere l’aspetto intuitivo della conoscenza, solo perchè quello che ti dice non è “scientificamente dimostrabile”. Visto il punto in cui è arrivata oggi la scienza, è evidente che non possiamo caricare esclusivamente sulle nostre capacità razionali il peso di un lavoro che da sole ormai non sono più in grado di svolgere. Oggi non dobbiamo più scoprire come è fatto l’atomo, dobbiamo capire come faccia a trovarsi contemporaneamente in due punti distinti dell’universo. E quello non lo scopri di certo usando il righello dell’ingegnere. Oggi dobbiamo integrare al meglio tutti gli aspetti disponibili della nostra conoscenza. Dobbiamo quindi mettere la ragione al servizio dell’intuizione, usando la prima per analizzare e organizzare nel modo più efficace non solo quello che ci arriva dal mondo esterno, ma anche tutto quello che ci arriva dal fronte interiore.


Non è un caso che il nostro cervello sia diviso in due parti ben distinte, ma collegate fra di loro. E nessuno oggi può illudersi di riuscire a vivere con mezzo cervello soltanto.


Massimo Mazzucco


Lo spirito di intuizione è un dono divino. Il cervello è il suo servitore.
Noi abbiamo creato una società che venera il servitore, e si è dimenticata del dono divino.

– Albert Einstein

16 dicembre 2011

RockaBill

Amici, è da molto che non scrivo più sul blog, ma è stato un periodo piuttosto intenso, tra una cosa e l’altra.

Una di queste è il video che trovate qui sotto. Oggi è il 16 dicembre 2011 e in questo stesso giorno, 50 anni fa, in Georgia nasceva un omino destinato a diventare, a mio avviso, una delle migliori menti dell’ultimo secolo come minimo. Nome: William Melvin, aka Bill. Cognome: Hicks. Per celebrare il mezzo secolo dalla sua nascita, ho messo insieme un video tributo, questa volta più rock rispetto a quello di due anni fa, e nel quale ho dato particolare enfasi ai concetti più rock, appunto, del pensiero di Bill: le riflessioni sulla vita e sulla morte, sull’esistenza, sulla realtà. Il suo messaggio più importante, tra le decine del suo repertorio, è questo, che permette di liberarsi dalle catene e di immaginare una società più moderna e meno opprimente.

Il tutto condito dal suo musicista preferito, Jimi Hendrix.

Spero vi piaccia! Buona visione!